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giovedì 2 gennaio 2014

Virginia Satir. La vita non è quella che dovrebbe essere. E’ quella che è. E’ il modo con cui la affronti che fa la differenza

La vita non è quella che dovrebbe essere.
E’ quella che è. E’ il modo con cui la affronti che fa la differenza
Virginia Satir

martedì 31 luglio 2012

Daisaku Ikeda. La mappa della felicità. È fácile dire "questo non mi riguarda !", ma è un pensiero che porta la nostra vita a ripiegarsi nel piccolo io. Ogni volta che ripetiamo " questo non mi riguarda !" perdiamo un pò della nostra umanità. Al contrario, una donna che lotta per creare una società pacifica è un'ambasciatrice di pace.

La vita è piena di sofferenze impreviste (...) ma se superi una situazione difficile , puoi superare tutto. Si acquisisce forza, coraggio e sicurezza con ogni esperienza in cui smetti veramente di aver paura. Allora potrai dire "Ho superato quella situazione orribile. Posso sopportare la prossima che capiterà'". E' vero : la lotta contro grandi difficoltà ci fa crescere in modo straordinario. Possiamo richiamare e manifestare quelle capacità che sono sopite in noi. La difficoltà può essere fonte di crescita dinamica e di progresso.
Daisaku Ikeda,  Giorno per giorno




  I love me


È fácile dire "questo non mi riguarda!", ma è un pensiero che porta la nostra vita a ripiegarsi nel piccolo io. Ogni volta che ripetiamo "questo non mi riguarda!" perdiamo un po della nostra umanità. Al contrario, una donna che lotta per creare una società pacifica è un'ambasciatrice di pace.
Daisaku Ikeda. La mappa della felicità

Migliorare e dare spazio alle nostre capacità innate può innescare una trasformazione e un empowerment di efficacia globale. Questo è ciò che noi nella SGI chiamiamo rivoluzione umana, il cui epicentro è l'empowerment che fa scaturire le possibilità illimitate di ogni individuo. Il costante accumulo di tali cambiamenti, sia a livello individuale che di comunità, prepara al genere umano la strada per superare i problemi generali che ha davanti.
Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale


I nostri rapporti umani sono come uno specchio. Quindi, se state pensando dentro di voi stessi, "Se solo fossero un po' più gentili con me, avrei potuto parlare con loro di qualsiasi cosa", allora quella persona sta probabilmente pensando: "Se solo si aprissero con me, sarei stato più gentile con loro. "
Pertanto, si dovrebbe fare la prima mossa per aprire i canali della comunicazione.
Daisaku Ikeda


Our human relationships are like a mirror. So if you’re thinking to yourself, “If only so and so were a little nicer to me, I could talk to them about anything,” then that person is probably thinking, “If only such and such would open up to me, I would be nicer to them.” Therefore, you should make the first move to open the channels of communication.


Quando la determinazione cambia, tutto inizia a muoversi nella direzione che desiderate. Nell’istante in cui decidete di vincere, ogni nervo e fibra del vostro essere si orienteranno verso quella realizzazione. D’altra parte se pensate: "Non funzionerà mai", proprio in quel momento ogni cellula del vostro essere si indebolirà, smettendo di lottare, e tutto volgerà al fallimento.
Daisaku Ikeda



Salute psicofisica:
Si racconta la storia di due cani, che, in momenti diversi, entrarono nella stessa stanza. 
Uno ne uscì scodinzolando, l’altro ne uscì ringhiando. 
Una donna li vide e, incuriosita, entrò nella stanza per scoprire cosa rendesse uno felice e l’altro così infuriato. Con grande sorpresa scoprì che la stanza era piena di specchi. Il cane felice aveva trovato cento cani felici che lo guardavano, mentre il cane arrabbiato aveva visto solo cani arrabbiati che gli abbaiavano contro. Quello che vediamo nel mondo intorno a noi è un riflesso di ciò che siamo.


PROPOSTA DI PACE 2014 DI DAISAKU IKEDA (SINTESI)
La creazione di valore per un cambiamento globale: costruire società solide e sostenibili
13/02/2014: Per celebrare il 26 gennaio, anniversario della fondazione della Soka Gakkai Internazionale (SGI), vorrei offrire alcune riflessioni su come reindirizzare le correnti di pensiero del XXI secolo verso una speranza, una solidarietà e una pace di più ampio respiro, per costruire una società globale sostenibile dove la dignità di ogni individuo brilli del proprio splendore intrinseco.
Alla luce della maggior frequenza di disastri naturali ed eventi climatici estremi occorsa negli ultimi anni, come anche di gravi crisi umanitarie causate da conflitti nazionali e internazionali, sempre più spesso viene sottolineata l’importanza di potenziare la resilienza delle società umane. In senso generale, la resilienza può essere intesa come capacità di realizzare un futuro pieno di speranza, in base al desiderio naturale delle persone di lavorare insieme verso obiettivi comuni.
Migliorare e dare spazio alle nostre capacità innate può innescare una trasformazione e un empowerment di efficacia globale. Questo è ciò che noi nella SGI chiamiamo rivoluzione umana, il cui epicentro è l’empowerment che fa scaturire le possibilità illimitate di ogni individuo. Il costante accumulo di tali cambiamenti, sia a livello individuale che di comunità, prepara al genere umano la strada per superare i problemi generali che ha davanti
La sfida della creazione di valore è quella di collegare il micro e il macro in modo da rafforzare la trasformazione positiva a entrambi i livelli.
La filosofia buddista adottata dai membri della SGI stimola le persone a vivere con un senso di determinazione che si può formulare come l’impegno a realizzare una promessa, o un voto, profondamente sentiti. Essa incoraggia le persone, anche quando si trovano assediate da grandi difficoltà, a considerare l’ambiente circostante come l’arena in cui realizzare la propria missione nella vita e ad aspirare a creare storie personali che diventino fonte di speranza duratura.

  • Educazione alla cittadinanza globale

Vorrei offrire qui alcune proposte specifiche incentrate su tre aree chiave che appaiono critiche nell’impresa di creare una società globale sostenibile. 

La prima è legata all’educazione, con particolare attenzione ai giovani. 
Un summit programmato per settembre 2015 adotterà una nuova serie di obiettivi di sviluppo globale, definiti Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Sollecito affinché tra questi vengano inclusi obiettivi legati all’istruzione: in particolare, garantire l’accesso universale all’istruzione primaria e secondaria, eliminare la discriminazione di genere a tutti i livelli e promuovere l’educazione alla cittadinanza globale.
Un programma educativo alla cittadinanza globale dovrebbe approfondire la comprensione delle sfide che attendono l’umanità: dovrebbe identificare i primi segni dei problemi globali incombenti nei fenomeni locali, dando alle persone il potere di intervenire; e dovrebbe alimentare lo spirito di empatia e coesistenza insieme alla consapevolezza che le azioni che portano profitto a un paese potrebbero avere un impatto negativo o essere percepite come minaccia da altri paesi.

L’empowerment dei giovani è un’altra area che, insieme all’istruzione, dovrebbe costituire un obiettivo centrale degli SDGs. In particolare, propongo che nella determinazione degli SDGs si includano le seguenti linee guida:

- che tutti gli Stati si impegnino ad assicurare un lavoro decoroso per tutti;
- che i giovani siano in grado di partecipare attivamente alla risoluzione dei problemi che la società e il mondo si trovano ad affrontare;
- che si sviluppino gli scambi tra i giovani, per alimentare legami di amicizia e solidarietà che oltrepassino i confini nazionali.

Gli scambi tra i giovani, in particolare, contribuiscono ad alimentare l’amicizia e i legami che fungono da baluardo contro l’odio e il pregiudizio che possono diffondersi nella psiche collettiva. Come tali, la loro inclusione nei SDGs avrebbe un grande significato.


  • Rafforzare la resilienza.

In secondo luogo, vorrei proporre la creazione di processi cooperativi regionali per ridurre il danno causato da fenomeni climatici e disastri di portata estrema, rafforzando la resilienza di regioni come l’Asia e l’Africa. 
La preparazione ai disastri e le procedure di soccorso e di ripresa successiva al disastro dovrebbero essere considerate fasi di un processo integrato. A questo fine vorrei proporre la creazione di un sistema di cooperazione da parte dei paesi confinanti per favorire la reazione dei paesi colpiti: grazie a simili sforzi prolungati di cooperazione per aumentare la resilienza e la ripresa, lo spirito di aiuto e sostegno reciproco può diventare una cultura condivisa della regione.
Insisto inoltre affinché l’iniziativa pionieristica di una cooperazione regionale di questo tipo sia intrapresa in Asia, una regione profondamente segnata dai disastri. Avere in quell’area un modello di successo sarà di ispirazione per creare collaborazioni in altre regioni. Una base per questo esiste già nel Forum regionale dell’ASEAN (ARF), che possiede una piattaforma di discussione per il miglioramento della cooperazione. Invito le nazioni della regione a realizzare in Asia un accordo focalizzato sulla resilienza e sulla ripresa, una bozza di struttura basata sull’esperienza dell’ARF.
Inoltre, l’impegno per rafforzare la resilienza grazie agli scambi e alla cooperazione tra città gemellate fornisce una base importante per la creazione di spazi di coesistenza pacifica in tutta la regione. Esorto con forza che si tenga appena possibile un summit Giappone-Cina-Corea del Sud per dare inizio a un dialogo che conduca a questo tipo di cooperazione, inclusa la cooperazione sui problemi ambientali.

  • Abolizione delle armi nucleari

La terza area di discussione di cui vorrei parlare riguarda le proposte per il divieto e l’abolizione delle armi nucleari.
Il documento finale della Conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT) del 2010 e la Conferenza sull’Impatto Umanitario delle Armi Nucleari tenutasi l’anno scorso a Oslo, in Norvegia, hanno contribuito a incoraggiare un crescente numero di governi a impegnarsi nel porre l’impatto umanitario delle armi nucleari al centro di tutte le discussioni sul disarmo e la non-proliferazione nucleare.
Dal maggio del 2012 questi governi hanno più volte emesso dichiarazioni congiunte su questo argomento, e la quarta in ordine di tempo, rilasciata nell’ottobre del 2013, è stata firmata dai governi di centoventicinque Stati, tra cui il Giappone e numerosi altri Stati protetti dallo scudo nucleare di Stati dotati di armi nucleari.
Il riconoscimento condiviso che le armi nucleari sono sostanzialmente diverse dalle altre armi, che si trovano ben oltre una linea che non deve essere attraversata, e che è inaccettabile infliggere le loro catastrofiche conseguenze umanitarie su qualsiasi essere umano – questo riconoscimento ha in sé la chiave per superare la pura e semplice idea che le armi nucleari possano essere usate per realizzare obiettivi di sicurezza nazionale.
Ho più volte sollecitato la convocazione di un summit per l’abolizione delle armi nucleari da tenersi a Hiroshima e Nagasaki l’anno prossimo, il 2015, nel settantesimo anniversario del bombardamento atomico di quelle città. In particolare spero che i rappresentanti delle nazioni che hanno firmato la Dichiarazione congiunta sulle conseguenze umanitarie delle armi nucleari, come anche i rappresentanti della società civile globale e, soprattutto, i giovani cittadini di tutto il mondo, si riuniranno in un summit globale di giovani per l’abolizione nucleare al fine di adottare una dichiarazione dove si affermi il loro impegno a porre fine all’era delle armi nucleari
Contemporaneamente a questo, vorrei fare due proposte concrete. La prima riguarda un accordo per il non uso delle armi nucleari. Sarebbe una conseguenza naturale del fatto di aver posto al centro delle deliberazioni per la Conferenza di revisione dell’NPT del 2015 gli effetti catastrofici a livello umanitario dell’uso delle armi nucleari, e sarebbe un mezzo per fare un passo avanti nell’implementazione dell’articolo VI dell’NPT, in base al quale gli Stati dotati di armi nucleari si sono impegnati in buona fede a perseguire il disarmo nucleare.
La creazione di un accordo sul non-uso – in cui gli Stati nucleari si impegnano, come obbligo radicato nello spirito di base dell’NPT, a non usare armi nucleari contro gli Stati partecipanti al trattato – apporterebbe un maggior senso di sicurezza fisica e psicologica agli Stati che si sono affidati allo scudo nucleare dei loro alleati, aprendo la strada ad accordi sulla sicurezza che non siano dipendenti dalle armi nucleari.
Secondo i programmi, il Summit G8 del 2016 avrà luogo in Giappone: in parallelo potrebbe svolgersi un summit allargato dedicato alla realizzazione di un mondo senza armi nucleari, che fornirebbe la sede opportuna per impegnarsi pubblicamente per una sottoscrizione di tale accordo in tempi brevi.
La mia seconda proposta concreta è di utilizzare il processo che si sta sviluppando intorno alle Dichiarazioni congiunte sull’impatto umanitario dell’uso di armi nucleari per coinvolgere ampiamente l’opinione pubblica internazionale e attivare negoziazioni per un completo divieto delle armi nucleari.
È importante ricordare che un accordo sul non uso non è altro che una testa di ponte verso il nostro ultimo obiettivo: la proibizione e l’abolizione delle armi nucleari, obiettivo che potrà essere raggiunto solo grazie a un’accelerazione dell’impegno in tal senso, spinta dalle voci unite della società civile globale.
I membri della SGI sono determinati a proseguire gli sforzi per eliminare le armi nucleari e tutte le altre cause di infelicità dalla Terra, e a portare avanti il proprio impegno per la creazione di valore, lavorando con i giovani del mondo e con tutti coloro che si dedicano a una visione del futuro piena di speranza.
(Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale)




http://www.ikedaquotes.org/human-relationships/humanrelationships227?quotes_start=35

giovedì 24 novembre 2011

Malaguti. Resilienza. In PSICOLOGIA e SOCIOLOGIA il termine resilienza indica la capacità di reagire a eventi traumatici o stressanti e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita

La resilienza è la capacità di mantenere elevata la motivazione verso gli obiettivi, nonostante la presenza di ostacoli, difficoltà e disagio.

La resilienza familiare
“Affrontare le difficoltà può voler dire fare tre passi avanti e due indietro e poi fare un respiro e cercare di andare ancora avanti. Quando una famiglia vive una situazione di stallo dobbiamo spingerli a rimettersi in moto e a perseverare nei loro sforzi di cercare una nuova strada” 
Froma Walsh, 2008

Resilienza è un termine derivato dalla FISICA e indica la proprietà di alcuni materiali di conservare la propria struttura o di riacquistare la propria forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione

In PSICOLOGIA e SOCIOLOGIA il termine resilienza indica la capacità di reagire a eventi traumatici o stressanti e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita 
Malaguti, 2005. 

 La psicologia ha fatto proprio questo termine per indicare la capacità di ciascuna persona di resistere ai traumi e le sofferenze che la vita porta, ma soprattutto di progettare positivamente il proprio futuro. La resilienza è la capacità di riprendersi e di uscire più forti e pieni di risorse dalle avversità 
Walsh, 2008. 

È una forza presente in tutte le persone, quindi non è da considerarsi un evento eccezionale e raro. 

Resilienza è, inoltre, un processo attivo di resistenza, di autoriparazione e di crescita in risposta alle crisi e alle difficoltà della vita. Questo concetto mette in discussione l’idea, molto diffusa anche in psicologia, secondo cui un trauma precoce o grave non possa risolversi e che le esperienze negative prima o poi determinano sempre il verificarsi di danni nelle persone coinvolte e che i figli provenienti da famiglie problematiche siano “condannati”

 Boris Cyrulnik (2000) definisce la resilienza come una trama dove il filo dello sviluppo si intreccia con il filo sociale e affettivo, come un reticolo fatto di interazioni dell’individuo con l’ambiente
Le persone resilienti sono coloro che hanno trovato in loro stesse, nelle relazioni umane, nei contesti di vita gli elementi e la forza per superare le avversità. La resilienza implica molto di più di una “semplice” capacità di sopravvivere, anzi la persona resiliente deve intraprendere una dura battaglia, deve percepire contemporaneamente DOLORE e CORAGGIO, affrontando in modo competente le difficoltà, sia a livello personale che interpersonale. La persona resiliente deve, inoltre, integrare l’esperienza intensa di crisi nella propria IDENTITÀ. 

Walsh (2008) sostiene che nella nostra cultura sono dominanti DUE MITI, che “annebbiano” la capacità di leggere il presente e influenzano il comportamento delle persone: 
  • L’ERRONEA CONVINZIONE CHE ESISTANO INDIVIDUI E FAMIGLIE SANE, ESENTI DA PROBLEMI; ciò può sfociare in una erronea patologizzazione delle persone e delle famiglie sane che lottano quotidianamente con le difficoltà o contro esperienze traumatiche; 
  • L’IDEA CHE ESISTA UN MODELLO UNICO E UNIVERSALE DI PERSONA E FAMIGLIA SANA; tale assunto porta a IDEALIZZARE persone vissute nel passato o famiglie strutturate secondo modelli ormai superati, ciò porta a considerare valori, configurazioni familiari e ruoli di genere diversi dalla norma come intrinsecamente disfunzionali e potenzialmente problematici per lo sviluppo dell’individuo a partire dall’infanzia. 
La resilienza si forgia attraverso le difficoltà e non, come si pensava un tempo, grazie ad una vita facile, priva di complessità e problemi. Al contrario le crisi esistenziali e le avversità possono far emergere risorse e abilità impensabili.

L’ideogramma cinese della parola CRISI è un simbolo composto da due segni: i simboli che indicano PERICOLO e OPPORTUNITÀ. Il paradosso della resilienza è proprio questo: i nostri e altrui momenti peggiori possono rivelarsi molto vantaggiosi 
Wolin, Wolin, 1993. 

Quindi si può affermare che, attualmente, per resilienza si intende la capacità di riprendersi e di uscire più forti e pieni di nuove risorse dalle avversità, assumere il controllo della propria esistenza e tornare ad amare pienamente 
Walsh, 2008. 

In sintesi possiamo dire che: nessuna famiglia è immune da difficoltà; i problemi di vita riguardano tutti noi, in modi e in tempi diversi, all’interno del ciclo vitale di ogni famiglia; un approccio basato sulla resilienza familiare comprende e sostiene le difficoltà connesse al ruolo genitoriale, promuove la riconciliazione e va alla ricerca di risorse, probabilmente ignorate, presenti nella rete delle relazioni familiari. 

Riferimenti bibliografici Cyrulnik Boris, Il dolore meraviglioso, Frassinelli, 2000. 

Malaguti, E., Educarsi alla resilienza, Erickson, Trento, 2005. 

Walsh, F., La resilienza familiare, Raffaello Cortina, Milano, 2008. 

Wolin & Wolin, Il sé resiliente, 1993.


http://studiopsynerghia.com/la-resilienza-familiare/


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