Visualizzazione post con etichetta Infanzia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Infanzia. Mostra tutti i post

martedì 18 agosto 2015

Pensiero Convergente - Pensiero Divergente.

Grazia Honegger Fresco - insegnante e grande esperta di scuola per l'infanzia.
Sono cresciuta con il rifiuto sistematico del pensiero convergente secondo cui bisognava pensare tutti allo stesso modo, vi ricordo che eravamo in epoca fascista ed era pericoloso pensarla in maniera diversa, però all'interno della famiglia si poteva fare no?!? Nelle mie amiche invece osservavo un appiattimento di idee: questo non si può dire, questo non si può fare… E' da allora che io ho scoperto che la diversità è un pregio, qualcosa di estremamente importante, un valore grande, e quando ho incontrato Maria Montessori, questo l'ho ritrovato nella prassi quotidiana del suo lavoro. (...) noi facciamo da sempre mettiamo insieme i bambini grandi con quelli piccoli, bambini che sono geniali e bambini che vanno molto adagio e che hanno bisogno di grande sostegno; secondo noi se stanno insieme la diversità li aiuta perché i bambini si aiutano tanto fra di loro se non c'è un adulto che grida e ordina. La nostra scuola e il nostro modello di scuola è quello in cui i bambini scelgono, sanno scegliere e possono fare tante cose differenti e in questo essere differenti cresce una comunità straordinaria senza una socializzazione forzata.
Il nostro paese è ancora soffocato da un'insopportabile retorica, non ha saputo minimamente costruire dei valori condivisi, siamo ancora alla logica del mio giocattolo è più bello del tuo, le mie idee sono più belle delle tue, e stiamo lì a litigare e al gioco delle ripicche. 
Grazia Honegger Fresco - insegnante e grande esperta di scuola per l'infanzia


Sta a noi creare nelle nostre classi, far sperimentare ai nostri bambini, ai nostri ragazzi cosa vuol dire "fare comunità", essere solidali: un lavoro lungo e che non ha mai fine, ma da cui non dobbiamo mai retrocedere.



Vilma Paulini Mio figlio ha frequentato un asilo e 2 anni di elementari in una scuola che non era Montessori ma coltivava molti dei principi montessoriani. Bambini indipendenti, non obbligati ad essere al passo con la prima, seconda ecc.. di prassi, bambini che quando esplodevano, al ritmo dei loro tempi, erano "genietti". E c'era il bellissimo rapporto con la natura, curavano, piccoli com'erano, le piante, le interravano ecc.. Era una scuola privata, si chiamava scuola viva ed era viva davvero!


venerdì 10 luglio 2015

Sindrome dell’abbandono. I problemi che abbiamo vissuto durante l’infanzia predicono come sarà la qualità della nostra vita da adulti. Questi, inoltre, possono influire sul modo di agire che un domani i nostri figli adotteranno e su come noi affronteremo le avversità. Vediamo di seguito quali sono le cinque ferite emotive secondo Lisa Bourbeau…



Sindrome dell’abbandono.

Fobia di cadere, di essere rapiti e della morte:              
http://www.tecnologia-ambiente.it/sindrome-dell-abbandono



Durante la crescita il bambino subisce un processo intrusivo transizionale:
passaggio dalla dipendenza biologica a quella affettiva.
In questo senso il bambino assume la totale dipendenza dal genitore da cui dipende la sua sopravvivenza; si innesca dunque un meccanismo emotivo che se non superato o canalizzato nel modo corretto, in età adulta risulterà invalidante per la crescita dell’autostima o della personalità.

La paura di separazione, che si sviluppa nel secondo semestre di vita, configura la paura della morte, di essere rapito (anche da entità misteriose) o di cadere. Inoltre dà luogo ad ansie abbandoniche (nevrosi) rendendo difficoltoso per il bambino qualsiasi allontanamento dalla persona o dai luoghi conosciuti. Da qui la difficoltà più o meno grave al momento dell’inserimento nella scuola materna, fino a configurare una vera fobia della scuola.

Grazie agli studi di Frechet, sappiamo che il cervello memorizza le sue emozioni ma soprattutto gli shock emozionali ciclici bloccanti. “Ciclico” perché il cervello registra lo shock in modo ritmico (non come concetto di tempo in termini di calendario o di orologio ma come l’alternanza delle stagioni, del giorno e della notte). “Bloccanti” perché il cervello sente il bisogno di risolverlo in futuro. In sintesi è come se il cervello riattivasse l’emozione che è avvenuta nell’intervallo precedente (come progressioni matematiche).

Cause:

Come avviene uno shock di “abbandono”?
Per fattore shock-induttivo endogeno ed esogeno.

Per motivo endogeno. Qualche esempio:


- per la separazione dei genitori
- per la morte improvvisa del genitore o parentale
- per improvviso trasferimento d’abitazione
- per improvviso distacco della suzione del ciuccio
- per malattia improvvisa
- per la scomparsa improvvisa del giocattolo preferito

Il caso: il bambino ha subito un shock di separazione dei genitori a 3 anni; è molto probabile che a 6 anni a nove anni a 12 ecc, si ripresenterà lo shock, con cadenza triennale. Ora il bambino ha 6 anni, Il cervello biologico scatta da solo ed elabora; poiché a 3 anni ha subito un abbandono, ora è arrivato il momento di rivivere lo stesso shock.
Per motivo endogeno: il bambino già nasce con il problema dell’abbandono, magari ereditato dai suoi genitori che hanno alle spalle storie di abbandono, per cui cerca di riproporre la stessa paura in modo di superarla in maniera più efficace.
Effetti: quando si ripresenta il problema, il bambino, per giustificare il proprio stato d’animo, andrà in cerca di motivi che possono avvalere le sue sensazioni. In questo modo troverà pretesti per litigi ed altri comportamenti che possono suscitare l’irritazione del genitore in modo da sentirsi giustamente cattivi e quindi “abbandonabili”. In questa prospettiva lo shock programmante configura diverse patologie quali maniaco depressive, l’autolesionismo e disturbo della dipendenza.


Inoltre può assumere trasposizioni compulsive ossessive, ogni volta che ritroveremo lo stesso ritmo; se il ritmo è 5, tutti i 5 sono conflittuali quindi 5 giorni, 5 settimane, 5 mesi, 5 anni… Queste ripetizioni incessanti sono ovviamente inconsce tuttavia alterano in modo tangibile la propria psiche rivoluzionando il rapporto familiare e sociale. In alternativa il bambino può ricorrere a ricatti morali cercando, inconsciamente, di manipolare il genitore ed esorcizzare così la sua paura di abbandono.
Particolari fisici: Ci sono alcune caratteristiche molto visibili anche nella loro postura: la schiena curva, il corpo ipotonico con una spalla più bassa della norma.

Come possiamo interrompere questi ritmi emozionali?
Individuare il nesso tra lo schock emozionale ed il ciclo bloccante. Un modo può essere un lavoro introspettivo finalizzato all’individuazione dell’incesto (il fiv). Prendete l’evento, calcolate l’età esatta. Spezzate l’evento in tanti multipli e ricordate cosa è accaduto nella vostra vita durante quei periodi. Se dovesse risultare difficile è opportuno seguire un ciclo di psicoterapia/psicoanalisi. Ricordiamoci che un conflitto emotivo non risolto è l’anticamera della nevrosi.


Cosa si può fare?

-Mostrare al bambino album fotografici di nipoti e parenti. Il vissuto del bambino è molto limitato e il database mnemonico deve essere ampliato con nuovi concetti di vita. Il piccolo dovrà acquisire il senso dell’evoluzione e della continuità.

-Responsabilizzare il bambino. In tal modo, il piccolo non si sentirà parte passiva del contesto familiare ma parte attiva, pertanto meno dipendente. Con le “piccole responsabilità”, inconsciamente il bambino capirà che è “importante”, utile nella famiglia, quindi l’idea della morte andrà scemando. Per un genitore, le responsabilità destinate al bambino possono sembrare banali, per un bambino, invece, acquisteranno tutta un’altra dimensione. Le responsabilità prevedono piccolissime cose, alcuni esempi: chiedere al piccolo di stilare insieme a voi la lista della spesa, decidere insieme cosa cucinare e consultarlo nelle scelte domestiche.


A cura della Dott.ssa Anna Maria Sepe,
specialista in Psicoanalisi Induttiva e Ipnosi traslativa.







I problemi che abbiamo vissuto durante l’infanzia predicono come sarà la qualità della nostra vita da adulti. Questi, inoltre, possono influire sul modo di agire che un domani i nostri figli adotteranno e su come noi affronteremo le avversità. Vediamo di seguito quali sono le cinque ferite emotive secondo Lisa Bourbeau…

1- La paura dell’abbandono
La solitudine è il peggior nemico di chi ha vissuto l’abbandono durante l’infanzia. Ci sarà una costante attenzione alla carenza, che porterà chi ne ha sofferto ad abbandonare il suo partner o i suoi progetti quando ancora è presto, per paura di essere loro stessi quelli che verranno abbandonati. È una sorta di “ti lascio prima che sia tu a lasciare me”, “nessuno mi appoggia, non posso sopportare tutto questo”, “se vai via, non tornare”…

Le persone che hanno vissuto esperienze di abbandono durante l’infanzia, dovranno lavorare sulla loro paura della solitudine, sul timore di essere rifiutati e sulle barriere invisibili del contatto fisico.

Le ferite causate dall’abbandono non sono facili da curare. Sarete voi stessi a prendere coscienza di quando le ferite inizieranno a rimarginarsi e quando il timore dei momenti di solitudine sparirà e sarà sostituito da un dialogo interiore positivo e speranzoso.



2- La paura del rifiuto
Essendo una ferita molto profonda, implica il rifiuto interiore. Con interiore ci riferiamo a ciò che abbiamo vissuto, ai nostri pensieri e ai nostri sentimenti.

Quando appare, può influire su molteplici fattori, come il rifiuto dei genitori, della famiglia o di se stessi. Genera sentimenti di rifiuto, pensieri negativi, come quello di non essere desiderati e porta alla svalutazione di se stessi.

La persona che soffre questa dolorosa esperienza sente di non meritare l’affetto né la comprensione di nessuno e si isola nel suo vuoto interiore per paura di essere rifiutato. È probabile che, se avete sofferto di questi problemi durante l’infanzia, sarete persone “sfuggenti”. Per questo motivo, è indispensabile lavorare sul proprio timore, sulle proprie paure interiori e sulle situazioni che generano panico.

Se si tratta del vostro caso, pensate a voi stessi, rischiate e prendete decisioni per voi stessi. Vi disturberà sempre meno il fatto che la gente si allontani e non la prenderete sul personale se, a volte, si dimenticheranno di voi.



3- L’umiliazione
Questa ferita si genera quando in diversi momenti sentiamo che gli altri disapprovano ciò che facciamo e ci criticano. Potreste anche generare questo problema nei vostri figli dicendo loro che sono maleducati, pesanti e cattivi, così come se esponete i loro problemi davanti agli altri: questo distrugge l’autostima infantile.

In questo modo, il tipo di personalità che si genera con frequenza è una personalità dipendente. Potreste aver assunto un atteggiamento da “tiranni” ed egoisti come meccanismo di difesa, e potreste arrivare ad umiliare gli altri come scudo per proteggere voi stessi.

Se avete vissuto queste esperienze, dovrete lavorare sulla vostra indipendenza, sulla vostra libertà, sulla comprensione delle vostre necessità e dei vostri timori timori, così come sulle vostre priorità.



4- Il tradimento e la paura di fidarsi
Questi sentimenti sorgono quando un bambino si è sentito tradito, specialmente da uno dei suoi genitori, che non ha rispettato le promesse fatte. Questo fa sì che la sfiducia che deriva da questo problema, possa trasformarsi in invidia e in altri sentimenti negativi, come la sensazione di non meritare le cose promesse o ciò che gli altri hanno.

Aver sofferto di questi problemi durante l’infanzia crea persone sospettose e che vogliono sempre tenersi tutto stretto. Se durante la vostra infanzia avete sofferto una situazione simile, è probabile che avvertiate la necessità di esercitare un certo controllo sugli altri, che si giustifica solitamente con un carattere forte.

Queste persone confermano i loro errori per il modo in cui agiscono. Hanno bisogno di lavorare sulla pazienza, sulla tolleranza e sul saper vivere, come sull’imparare a stare soli e ad affidare le responsabilità.


5- L’ingiustizia
Ha origine nei contesti in cui le persone che si occupano dei bambini sono fredde ed autoritarie. Durante l’infanzia, le esigenze esagerate e che passano i limiti generano sentimenti di inefficienza e di inutilità, tanto quando si è bambini come quando si è adulti.

La conseguenza diretta sulla condotta di chi ne ha sofferto sarà la rigidità, poiché queste persone cercheranno di essere molto importanti e di acquisire molto potere. È probabile, inoltre, che si sia creato un fanatismo per l’ordine e per il perfezionismo, così come l’incapacità di essere sicuri sulle decisioni che si prenderanno.

Bisogna lavorare sulla sfiducia e sulla rigidità mentale, cercando di essere il più flessibili possibile e cercando di credere negli altri..


Fonte dell’idea: Bourbeau, L. (2003) Le 5 ferite che impediscono di essere se stessi, OB Stare.








Anna Mazzoni 
Quanti genitori non sono genitori. Restano bambini. Restano figli. E sbagliare in buona fede e' come sbagliare in cattiva fede..si perdona. Ma non si dimentica.




I miei genitori amano più loro stessi che i figli.
Mio padre è l'essere più egoista che abbia mai conosciuto.
Pensa solo a se stesso,gli altri non esistono.
Io nn riesco a perdonare la brutta infanzia e adolescenza che mi ha fatto vivere..
non avrei tutti quessti problemi adesso..
Mi chiedo sempre ma perché mi hanno messa al mondo.
Certuni non dovrebbero fare figli





Non colpevolizzerei troppo i poveri genitori che a loro volta sono stati figli, piuttosto farei una capillare divulgazione delle conoscenze che abbiamo e soprattutto insegnato ad accettare la felice imperfezione dell'essere umano nella sua unicità', tanto il genitore perfetto non ci sarà' mai perché si impara di più dagli errori che dalla perfezione





come al solito gli psicologi hanno la presunzione di sapere tutto.... è giusto considerarle ma sono ipotesi....non è sempre così naturalmente, ci sono bambini che non hanno avuto ferite e da grandi hanno comportamenti problematici e viceversa




A piccole dosi,tutti abbiamo sperimentato quanto sopra descritto.
La famiglia è un microcosmo che vive in un contesto storico determinato.
Le cose,cmq,stanno cambiando in meglio:c'è una maggiore attenzione per il vissuto dei bambini e dei figli in generale.
Ognuno,poi,affronta i problemi con gli strumenti che ha a disposizione.
Quello che non deve passare,secondo me,è la sensazione che non si possa riparare agli errori.
Si può e si deve




La religione per secoli e secoli ha lavorato sulla debolezza dell'uomo, per farlo sentire in colpa, e dalla colpa alla condanna, la condanna castra le nostre possibili azioni, e la mortificazione brucia il nostro vivere. Ci si sente in colpa perchè viviamo. Questi veleni sono dentro di noi, le sentenze sono all'ordine del giorno,




Siamo quello che siamo anche attraverso le nostre ferite. Individuarle è il primo passo...essere consapevoli...forse non si guarirà ma non ne saremo in completa balìa...parlarne... Essere autentici....anche con i figli...l'amore reciproco è la cura migliore....





Curar al meglio il proprio figlio lenisce anche le "ferite" del bambino che siamo stati e quindi migliora il genitore che non si attarda a "guardarsi l'ombelico"!



quelle non elaborate vengono inflitte agli altri




Si puó lavorare su se stessi per migliorare il rapporto tra noi e gli altri, ma ho l'impressione che ció equivale nella maggior parte dei casi a imparare a mettersi una maschera correttiva. Purtroppo quando ci sono momenti che inducono reazioni meno controllate la maschera cade e le persone si rivelano von i loro traumi non risolti con le loro paure e aggressivitá.

mercoledì 14 maggio 2014

Antonello Corrreale. Le terapie analiticamente orientate delle psicosi: la nozione di campo e la funzione dell'empatia. Se ad esempio un paziente, nel corso di una seduta, riferisce come un particolare irrilevante il ricordo che da bambino era molto infastidito dal fumo dei genitori, che invadeva eccessivamente la sua stanza, è possibile ipotizzare che egli ci offra non solo un ricordo importante, ma una forma estremamente precisa e puntuale di descrizione della specifica modalità invasiva del rapporto dei genitori con lui.


"Se ad esempio un paziente, nel corso di una seduta, riferisce come un particolare irrilevante il ricordo che da bambino era molto infastidito dal fumo dei genitori, che invadeva eccessivamente la sua stanza, è possibile ipotizzare che egli ci offra non solo un ricordo importante, ma una forma estremamente precisa e puntuale di descrizione della specifica modalità invasiva del rapporto dei genitori con lui."
Antonello Corrreale, Le terapie analiticamente orientate delle psicosi: la nozione di campo e la funzione dell'empatia, in: Quale psicoanalisi per le psicosi? A cura di A. Correale e L. Rinaldi, 1997 Cortina, pag.38.



mercoledì 23 aprile 2014

Peter Cameron. Un giorno questo dolore ti sarà utile. Ignoralo e vedrai che ti lascerà stare, diceva mia madre a Gillian quando eravamo piccoli e io la stuzzicavo. Ignoralo e basta. Vuole solo attenzione. A ripensarci sembra quasi crudele riconoscere e insieme respingere il desiderio d'attenzione di qualcuno, specialmente di un bambino. Vuole solo attenzione, come se fosse una brutta cosa, neanche uno volesse soldi, potere e celebrità. Forse è per questo che adesso preferisco essere ignorato: mi è stato causato un danno irreversibile. Anzi, so bene che me ne sono stati causati tantissimi.


Ignoralo e vedrai che ti lascerà stare, diceva mia madre a Gillian quando eravamo piccoli e io la stuzzicavo. Ignoralo e basta. Vuole solo attenzione. A ripensarci sembra quasi crudele riconoscere e insieme respingere il desiderio d'attenzione di qualcuno, specialmente di un bambino. Vuole solo attenzione, come se fosse una brutta cosa, neanche uno volesse soldi, potere e celebrità. Forse è per questo che adesso preferisco essere ignorato: mi è stato causato un danno irreversibile. Anzi, so bene che me ne sono stati causati tantissimi.
Peter Cameron. Un giorno questo dolore ti sarà utile.




venerdì 7 febbraio 2014

giovedì 24 ottobre 2013

Hodgkinson. L'ozio come stile di vita. È triste che fin dalla prima infanzia subiamo la tirannide del mito morale secondo cui è giusto, buono e bello balzar fuori dal letto non appena svegli per approntarci il più velocemente e gioiosamente possibile a compiere qualche attività utile. Nel mio caso, ricordo in modo molto chiaro che era mia madre a urlarmi di uscire dal letto ogni mattina. Mentre giacevo lì in uno stato di beato benessere, gli occhi chiusi, cercando di rimanere aggrappato a un sogno in dissolvimento, facendo ogni sforzo per ignorare le sue urla, mi mettevo a calcolare il tempo minimo che mi ci sarebbe voluto per alzarmi, far colazione, andare a scuola e riuscire ad arrivare qualche secondo prima dell’appello. Tutta questa creatività e fatica mentali le spendevo per godere di pochi istanti di sonno in più. È così che l’ozioso inizia ad apprendere la sua arte.



È triste che fin dalla prima infanzia subiamo la tirannide del mito morale secondo cui è giusto, buono e bello balzar fuori dal letto non appena svegli per approntarci il più velocemente e gioiosamente possibile a compiere qualche attività utile. Nel mio caso, ricordo in modo molto chiaro che era mia madre a urlarmi di uscire dal letto ogni mattina. Mentre giacevo lì in uno stato di beato benessere, gli occhi chiusi, cercando di rimanere aggrappato a un sogno in dissolvimento, facendo ogni sforzo per ignorare le sue urla, mi mettevo a calcolare il tempo minimo che mi ci sarebbe voluto per alzarmi, far colazione, andare a scuola e riuscire ad arrivare qualche secondo prima dell’appello. Tutta questa creatività e fatica mentali le spendevo per godere di pochi istanti di sonno in più. È così che l’ozioso inizia ad apprendere la sua arte.
Tom Hodgkinson. L'ozio come stile di vita

martedì 24 settembre 2013

Louise Bourgeois. Utilizzo un linguaggio simbolico per esprimermi. Bisogna impregnare la materia di sentimenti. Il mio bisogno di utilizzare materiali soffici e stoffe, di far ricorso al cucito e alla bendatura dice la paura della separazione e dell'abbandono. Le emozioni sono proiettate all'esterno, in una forma e in uno spazio. L'inconscio è portato alla coscienza attraverso l'arte.[...] La mia arte è un modo esorcizzare i demoni che la inseguono fin dall'infanzia... una volta terminata la scultura sento che ha eliminato l'ansia che provavo




Il mio lavoro è l'opera di ricostruzione di me stessa e trova origine nella mia infanzia... la memoria e i cinque sensi sono strumenti di cui mi servo. Il mio lavoro riguarda la fragilità del vivere e la difficoltà di amare ed essere amati. Utilizzo un linguaggio simbolico per esprimermi. Bisogna impregnare la materia di sentimenti. Il mio bisogno di utilizzare materiali soffici e stoffe, di far ricorso al cucito e alla bendatura dice la paura della separazione e dell'abbandono. Le emozioni sono proiettate all'esterno, in una forma e in uno spazio. L'inconscio è portato alla coscienza attraverso l'arte.[...] La mia arte è un modo esorcizzare i demoni che la inseguono fin dall'infanzia... una volta terminata la scultura sento che ha eliminato l'ansia che provavo. Gli artisti progrediscono così: non è che migliorino, è solo che ogni volta sono capaci di resistere meglio ai loro propri assalti. L' unica vera arte che ho praticato tutta la vita è stata l'arte di combattere la depressione, la dipendenza emotiva... quello che mi interessa è la conquista della paura. Nascondersi, confrontarsi, esorcizzare, vergognarsi, tremare e alla fine avere paura della paura stessa. Questo è il mio tema. Questo credo è il tema.
Louise Bourgeois. Distruzione del padre, Ricostruzione del padre. 
Scritti e interviste Quodlibet


Il fallo è per me oggetto di tenerezza. Ha a che fare con la vulnerabilità e la protettività.
Dopo tutto ho vissuto con quattro uomini, mio marito e i miei tre figli. Io ero la protettrice.
Anche se mi sento protettiva nei confronti del fallo, non significa che non ne abbia paura.
“Non svegliare il can che dorme.” Si nega la paura con tecniche da domatore di leoni.
Pericolo e assenza di paura convivono. Con le donne non c’è pericolo, ma neanche eccitazione."
Louise Bourgeois - : Distruzione del padre. Ricostruzione del padre. Scritti e interviste 1923-2000


lunedì 5 agosto 2013

Maria Rita Parsi. Crescere con una ferita nel cuore è impossibile. Si rimane incatenate all'infanzia, con il miraggio di sciogliere l'incantesimo. E ferita sono il rifiuto, la solitudine, il silenzio, le carezze inaccettabili degli adulti, le loro vite aperte a ricatti, l'essere ostaggi e non figlie; ferita è crescere fuori senza crescere dentro; essere grandi da sempre, insieme, piccole mai nate come Peter Pan. Da adulte, per l'isola che non c'è delle nostre fantasie, continuiamo a sacrificare la libertà, l'autonomia, il bisogno di giustizia.


Nasce il 5 agosto del 1947 Maria Rita Parsi, scrittrice e psicologa italiana.
Crescere con una ferita nel cuore è impossibile. Si rimane incatenate all'infanzia, con il miraggio di sciogliere l'incantesimo. E ferita sono il rifiuto, la solitudine, il silenzio, le carezze inaccettabili degli adulti, le loro vite aperte a ricatti, l'essere ostaggi e non figlie; ferita è crescere fuori senza crescere dentro; essere grandi da sempre, insieme, piccole mai nate come Peter Pan. Da adulte, per l'isola che non c'è delle nostre fantasie, continuiamo a sacrificare la libertà, l'autonomia, il bisogno di giustizia.
Continuiamo a cercare l'armonia, il rispetto, l'amore che ci può far crescere e diventare madri, per non essere più eterne figlie del nostro dolore e della nostra passività. Amare e riconoscersi e riconoscere; è ferita che si rimargina e diventa cicatrice; è il ricordo che si fa storia da raccontare, patrimonio dell'anima, saggezza, progetto. Ma perchè questo avvenga è necessario un viaggio, una guida, una formula, una preghiera, un rituale.
E' necessario poter contare - quale DNA dell'anima - su un patrimonio di fiabe e tracce ci aiutino a uscire dal labirinto dell'inespresso, dal represso che fa ombra e uccide. Per crescere è necessario raccontare, collegare, analizzare, tracciare e, soprattutto creare. Animare, dare spazio all'anima attraverso i ricordi, le immagini, i sogni, le fantasie, i diari, le lettere, le parole, i disegni, le fotografie, le poesie, le storie. Significa darsi calore e forza con la parte più vera, intima, profonda di noi stesse.
Maria Rita Parsi da “I quaderni delle donne”

martedì 13 novembre 2012

venerdì 9 novembre 2012

Mark Twain. Che cos'è l'uomo? Il fatto che l'uomo sappia distinguere tra il bene e il male dimostra la sua superiorità intellettuale rispetto alle altre creature; ma il fatto che possa compiere azioni malvagie dimostra la sua inferiorità morale rispetto a tutte le altre creature che non sono in grado di compierle

Conquistare le passioni mi pare di gran lunga più difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me. Finché l'uomo non si metterà di sua volontà all'ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sarà per lui alcuna salvezza.
Mohandas Karamchand Mahatma Gandhi. 1925


Trascurare la compassione è un errore perché è la fonte del nostro benessere.
Dalai Lama


L'Amore è la sola forza che può tramutare un nemico in un amico.
Robert Nesta Marley

Dio lo sa che ho amato più voi che Lui...[...] Ragazzi mi date molto di più di quello che ho dato a voi. Quanto è bella l’amicizia, specialmente in situazioni simili. [...] Chi non si abbandona alla morte vuol dire che prima non si è abbandonato alla vita, alle passioni e all’amore. [...] Mi sono fatto cristiano e prete solo per spogliarmi di ogni privilegio; ora mi sento l’ultimo anch’io.
don Lorenzo Milani (Prima di morire ai ragazzi di Barbiana)


Noi ci difendiamo da quell'amore e non ne troveremo mai un altro uguale!
Maria Montessori.

Il Segreto dell'Infanzia


Il bambino produce l’umanità stessa
Maria Montessori


Le tribù sono come le stelle nel cielo, sembrano tutti uguali ma ognuna è un unico, piccolo filamento nell'intricato e stupendo arazzo che rappresenta l'umanità
Jean Pierre Dutilleux


Che cos'è l'uomo? Il fatto che l'uomo sappia distinguere tra il bene e il male dimostra la sua superiorità intellettuale rispetto alle altre creature; ma il fatto che possa compiere azioni malvagie dimostra la sua inferiorità morale rispetto a tutte le altre creature che non sono in grado di compierle
Mark Twain


Non sono un pessimista. Accorgersi del male dove esiste, a mio parere, è una f
orma di ottimismo
Roberto Rossellini


Il peggior peccato verso i nostri simili non è l’odio ma l’indifferenza: questa è l’essenza della disumanità.
George Bernard Shaw

La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque conservi la capacità di cogliere la bellezza non diventerà mai vecchio.
Franz Kafka

L'amore è un'erba spontanea, non una pianta da giardino.
 Ippolito Nievo

La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le osserva.
Hume

È triste pensare che la natura parli e che il genere umano non la ascolti
Victor Hugo

C’è bellezza ovunque, ma non tutti riescono a vederla.
Confucio

Tiro avanti perché ho una mia filosofia. Il nulla è impossibile che ci sia. Qualcuno di più grande deve esistere. Nei prati, quei fiorellini piccoli e ben disegnati da chi sono andati a scuola?
Dario Sala inventore del DAS






Siamo così fragili difronte a l'universo, che abbiamo maturato una sindrome del chiwawa, in un delirio di onnipotenza. Ma basta un alito di vento per spazzarci via.
















Elenco blog personale