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sabato 26 novembre 2016

Norbert Wiener. Abbiamo modificato così radicalmente il nostro ambiente che adesso dobbiamo modificare noi stessi per sopravvivere nell'ambiente nuovo.

Abbiamo modificato così radicalmente il nostro ambiente
che adesso dobbiamo modificare noi stessi
per sopravvivere nell'ambiente nuovo.
Il 26 novembre 1894 nasceva Norbert Wiener



venerdì 17 luglio 2015

Nel nostro corpo c'è circa un trilione di cellule umane, ma ci sono anche dieci trilioni di cellule batteriche che ci vivono o dentro, o addosso. In maggioranza questi batteri ci aiutano assorbendo sostanze nutrienti, digerendo il cibo, producendo vitamine e sostenendo il sistema immunitario; ma quando sono i "batteri cattivi" a prendere il sopravvento possiamo ammalarci. Quando si addiziona tutto il DNA che vive in una persona, viene fuori che conteniamo circa trentamila geni umani e - tre milioni(!) - di germi batterici. Si può quindi affermare che siamo umani per l'1% e batteri per il 99%! Saperlo, se già non ci è sufficiente osservare quanto è minuscola l'umanità vista dall'alto di un aereo, di un grattacielo, dalla cima di una montagna, non dovrebbe ulteriormente mettere in discussione l'umana, presuntuosa e ridicola visione antropocentrica della vita e dell'universo e l' altrettanto ridicola idea di un "Dio Padre Nostro"? Semmai un Dio esistesse, non sarebbe più logico pensare che i batteri siano la sua creatura prediletta a cui tutta la sua creazione è destinata?




Nel nostro corpo c'è circa un trilione di cellule umane, ma ci sono anche dieci trilioni di cellule batteriche che ci vivono o dentro, o addosso. In maggioranza questi batteri ci aiutano assorbendo sostanze nutrienti, digerendo il cibo, producendo vitamine e sostenendo il sistema immunitario; ma quando sono i "batteri cattivi" a prendere il sopravvento possiamo ammalarci. Quando si addiziona tutto il DNA che vive in una persona, viene fuori che conteniamo circa trentamila geni umani e - tre milioni(!) - di germi batterici. Si può quindi affermare che siamo umani per l'1% e batteri per il 99%!
Saperlo, se già non ci è sufficiente osservare quanto è minuscola l'umanità vista dall'alto di un aereo, di un grattacielo, dalla cima di una montagna, non dovrebbe ulteriormente mettere in discussione l'umana, presuntuosa e ridicola visione antropocentrica della vita e dell'universo e l' altrettanto ridicola idea di un "Dio Padre Nostro"? Semmai un Dio esistesse, non sarebbe più logico pensare che i batteri siano la sua creatura prediletta a cui tutta la sua creazione è destinata?

lunedì 23 marzo 2015

Tyrannosaurus rex. Gli esperti, grazie all'identificazione di una proteina, hanno scoperto che uno dei più mastodontici animali della preistoria (vissuto tra 70 e 65 milioni di anni fa in America settentrionale), a livello molecolare non è l'antenato delle lucertole, come si è sempre ritenuto, ma dei polli e degli struzzi. La struttura molecolare di quella sua proteina, infatti, è analoga in tutto e per tutto a quella di un'identica proteina che è presente nei due pennuti, mentre è totalmente assente dalle contemporanee lucertole. "Ora siamo in grado di stabilire una fortissima relazione dal punto di vista evolutivo tra il dinosauro T.Rex e gli uccelli"

"E' nato prima l'uovo o la gallina? E' nato prima il Tyrannosaurus rex
Al vecchio paradosso oggi si dovrebbe rispondere così, almeno stando ad una ricerca condotta presso le università americane di Harvard e della North Carolina e pubblicata oggi su Science. 
Una notizia che mette sotto una luce nuova un pezzo dell'evoluzione (e l'innocuo pollo), ma che alcuni scienziati hanno accolto con scetticismo.

Gli esperti, grazie all'identificazione di una proteina, hanno scoperto che uno dei più mastodontici animali della preistoria (vissuto tra 70 e 65 milioni di anni fa in America settentrionale), a livello molecolare non è l'antenato delle lucertole, come si è sempre ritenuto, ma dei polli e degli struzzi. La struttura molecolare di quella sua proteina, infatti, è analoga in tutto e per tutto a quella di un'identica proteina che è presente nei due pennuti, mentre è totalmente assente dalle contemporanee lucertole.

"Ora siamo in grado di stabilire una fortissima relazione dal punto di vista evolutivo tra il dinosauro T.Rex e gli uccelli", ha spiegato John Asara, della Harvard medical School, precisando che per fare la ricerca è stato scelto un nuovo rispetto a quelli tradizionali. Gli scienziati non sono partiti tanto dalla struttura degli scheletri dei fossili a disposizione, ma dalla struttura molecolare delle proteine contenute in quelle ossa.

Che una proteina così vecchia possa essere trovata intatta nelle ossa di un fossile è elemento controverso, alcuni scienziati americani hanno definito "uno scherzo" questo nuovo approccio scientifico, ma la paleontologa molecolare Mary H. Schweitzer, della North Carolina State University, garantisce che la teoria è corretta. Ha spiegato di aver estratto intatta quella proteina dalle ossa del dinosauro. "Non c'è alcuna traccia di contaminazione possibile - ha detto - e siamo certi che la nostra teoria evolutiva è corretta"."

Schweitzer Mary Higby, Suo Zhiyong, Avci Recep, Asara John M., Allen Mark A., Arce Fernando Teran, Horner John R. 2007. Analyses of Soft Tissue from Tyrannosaurus rex Suggest the Presence of Protein. In "Science", Vol. 316. no. 5822, pp. 277 – 280, 13 aprile 2007, DOI: 10.1126/science.1138709
Tratto da: http://www.repubblica.it/…/pol…/pollo-t-rex/pollo-t-rex.html






mercoledì 25 febbraio 2015

Edward Wilson. “Il significato dell’esistenza umana”. C’è stato un tempo, un tempo anche piuttosto lungo, in cui abbiamo creduto di essere i protagonisti assoluti della storia naturale. Le cose, però, non stavano così, e alla fine siamo stati noi stessi a mandare in pezzi il piedistallo che ci eravamo tanto accuratamente costruiti. Non è stato indolore, ma con gli anni abbiamo scoperto che la Terra non è il centro del cosmo, che la nostra specie è solo una tra milioni, in continuo mutamento, e che la nostra presenza sul pianeta è il frutto di una combinazione accidentale di caso e necessità.

IL SENSO DELLA VITA SECONDO WILSON

C’è stato un tempo, un tempo anche piuttosto lungo, in cui abbiamo creduto di essere i protagonisti assoluti della storia naturale. Le cose, però, non stavano così, e alla fine siamo stati noi stessi a mandare in pezzi il piedistallo che ci eravamo tanto accuratamente costruiti. Non è stato indolore, ma con gli anni abbiamo scoperto che la Terra non è il centro del cosmo, che la nostra specie è solo una tra milioni, in continuo mutamento, e che la nostra presenza sul pianeta è il frutto di una combinazione accidentale di caso e necessità.

Abbiamo finito per accettare il fatto di non essere poi così importanti, non in questo mondo qui, figuriamoci nell’intero universo. Ma cosa ne possiamo fare, oggi, di questa nostra consapevolezza?

L’ultimo libro di Edward O. Wilson (Codice Edizioni, 2014) affronta temi generali e profondissimi, e ha un titolo solenne: “Il significato dell’esistenza umana”. Eppure è un volume snello, meno di 200 pagine, scritto con mano leggera. Secondo molti sarà il suo ultimo libro. Per questioni biografiche: l’entomologo, professore di Harvard in pensione, padre nobile di socioboiologia e biodiversità compirà 86 anni a giugno. [...]
Concentrato in poche pagine c’è tutto il Wilson che uno si aspetta di trovare: le parti in cui sottolinea l’urgenza di un ambientalismo moderno (che poggi su basi scientifiche e non puramente emotive), i capitoli che vanno alla ricerca delle radici biologiche delle azioni umane, qualche paragrafo di punzecchiatura razionalista contro le organizzazioni religiose e i creazionisti. E naturalmente ampio spazio all’organizzazione sociale delle formiche, del cui comportamento Wilson è forse il più grande esperto di sempre e di cui in 60 anni di ricerca ha identificato 450 nuove specie. [...] 
Le formiche, per esempio. Ok le formiche, guidate solo dal loro istinto eppure organizzate in strutture sociali complesse e funzionali. Sono così interesanti, è vero, ma la cosa che davvero tutti si chiedono, e che chiedono continuamente anche a Wilson a quanto pare, è: cosa fare quando ce le troviamo in cucina? La risposta: “non bisogna pensare alle formiche come ad animali nocivi o a una seccatura, ma come a un superorganismo ospite a casa vostra” - provate a tenerlo a mente prima della prossima disinfestazione, se ci riuscite.
Alla ricerca di una visione olistica della vita nel cosmo Wilson prova anche, a metà libro, a stilare l’identikit di un ipotetico essere alieno. Dati alla mano, una creatura proveniente da un altro pianeta ma che sia scientificamente accurata e aggiornata con le ultime ricerche, secondo lo scienziato dovrebbe essere più o meno così: un animale di taglia relativamente grande, con una grande testa ben delimitata e in posizione centrale, che vive su terre emerse, che presenta appendici locomotorie libere, una notevolissima intelligenza sociale e che biologicamente si affida a vista e udito. Sì, sembra quasi di conoscerlo.

Incastonati nel libro ci sono poi diversi incisi personali della vita professionale di Wilson. Nelle pagine che dedica alla ricerca dello spirito competitivo della natura umana, per esempio, racconta candidamente di un suo antico peccato di invidia: quando l’astronomo e grande divulgatore Carl Sagan vinse il premio Pulitzter, Wilson liquidò la faccenda come un avvenimento di scarsa importanza nella carriera di uno scienziato. Era il 1978. Appena un anno dopo fu lo stesso Wilson a vincere il Pulitzer (per Le Formiche, edito in Italia per Adelphi). Quel riconoscimento divenne di colpo, allora, ai suoi occhi e nelle sue parole, un premio letterario imprescindibile, fondamentale.

Non rimarrà deluso neanche chi sfoglierà il libro alla ricerca delle ormai usuali frecciatine a Richard Dawkins, etologo britannico, diventato negli anni arcinemico di Wilson. Le divergenze scientifiche tra i due si sono ingrandite a tal misura da assumere i toni del melodramma:  Dawkins qualche anno fa ha recensito il libro di Wilson “La conquista sociale della Terra” in un articolo dal titolo “Il tramonto di Edward Wilson”, dove invitava i lettori a gettare via con gran forza il volume (citando a sua volta una famosa frase attribuita a Dorothy Parker). In tutta risposta, in “Il significato dell’esistenza umana”, Wilson introduce Dawkins con la stessa particolare e perfida qualifica che gli ha affidato ormai da qualche tempo: un incisivo giornalista scientifico che divulga e spiega le idee di altri al grande pubblico. [...] 
La premessa da cui parte è chiara: la scienza e l’evoluzione sono le fondamenta per comprendere il senso dell'esistenza umana, per capire come noi, in quanto Homo sapiens, ci inseriamo nell’intelaiatura composta da tutti gli altri esseri viventi, sulla Terra e nel resto dell’universo

Il significato dell'esistenza umana è allora, in poche parole, tutto qua: se siamo davvero un incidente evolutivo come la scienza sembra mostrarci, e se rimaniamo comunque indissolubilmente legati al resto del regno animale, è anche vero che la storia ci ha portato ad essere oggi "la mente del pianeta”. Il pianeta è nostro, e abbiamo tra le mani la possibilità di salvarlo o di distruggerlo. Siamo soli nell’universo, ci dice Wilson, ma non dobbiamo avere paura: vuol dire che siamo liberi. Completamente liberi di plasmare il futuro. Come? Wilson ha una sua ricetta. 
Bisogna riunire i due grandi rami del sapere, la scienza e la cultura umanistica, in quello che egli stesso chiama un “nuovo Illuminismo”. Le due culture sono radicalmente diverse nei modi in cui descrivono la nostra specie. Eppure, secondo Wilson, sono una cultura sola. Perché una e comune è la fonte del pensiero creativo, e comuni devono essere allora anche i tentativi di comprensione della natura. 
Quella di Wilson è una chiamata alle armi perché scienza e discipline umanistiche uniscano le forze. Il biologo sembra però avere ben chiare le gerarchie e i ruoli da rispettare (e qui forse qualcuno inizierà a storcere il naso). L’autorità generale secondo Wilson è della scienza, è la scienza che costituisce l’impalcatura più solida dell’edificio del sapere umano. Gli ultimi secoli di scienza hanno visto enormi rivoluzioni. Ma il tasso di crescita delle conoscenze scientifiche rallenterà inevitabilmente nei prossimi anni, e toccherà allora alle scienze umanistiche mantenere alta la fiaccola del progresso. [...]

Matteo De Giuli, 24 febbraio 2015





http://www.treccani.it/magazine/piazza_enciclopedia_magazine/scienze/Il_senso_della_vita_secondo_Wilson.html


mercoledì 28 gennaio 2015

sabato 10 gennaio 2015

Convergenza evolutiva, ovvero, quel procedimento evolutivo che porta specie, famiglie, ordini e addirittura classi, a mostrare una conformazione di zone del corpo analoghe tra loro.

Arthropedia
Tutti conosciamo la cosidetta convergenza evolutiva, ovvero, quel procedimento evolutivo che porta specie, famiglie, ordini e addirittura classi, a mostrare una conformazione di zone del corpo analoghe tra loro.

Oggi parliamo di un ortottero davvero singolare e distribuito in quasi tutto il globo rappresentato da pochissimi generi ( circa una decina ).

In particolar modo parliamo del Gryllotalpa sp.
Questo genere di ortottero, come gli altri generi appartenenti alla famiglia Gryllotalpidae, si è evoluto per scavare gallerie profonde al massimo un metro. Seppur possa sembrare una profondità esigua, occorre ricordare che queste gallerie vengono create da un esapode lungo 5 cm ( Gryllotalpa gryllotalpa ), e se consideriamo quanto il terreno possa divenire duro col passare dei centimetri di profondità, possiamo immaginare quanta forza debba usare il Gryllotalpa per giungere sino a quella profondità.

Ovviamente il corpo si è adattato a questa vita sotterranea, e di fatto il Gryllotalpa presenta un corpo affusolato, con il primo paio di arti anteriori dotato di grosse estroflessioni esoscheletriche della tibia a forma di artigli, che vanno ad assomigliare in modo straordinario agli artigli delle talpe.
Tra genere e genere questi artigli variano in forma, dimensione e numero.

Interessante è inoltre la suddivisione del corpo in due zone principali. 
Osservandolo attentamente , infatti, troviamo una zona anteriore costituita da capo e protorace, e una seconda zona costituita da mesotorace , metatorace e addome.

Questa pseudodivisione è dovuta certamente alla meccanica del corpo durante lo scavo: la parte anteriore, mobile rispetto alla zona posteriore, è libera di procedere in avanti con lo scavo, mentre la zona posteriore provvede alla deambulazione e funziona un po come un "trattore", capace quindi di muovere l'animale avanti e indietro durante lo scavo.

Il protorace è molto sviluppato e il capo vi trova una protezione parziale.

Le ali del Gryllotalpa sono ben sviluppate seppur vengano utilizzate molto di rado.

Il Gryllotalpa inoltre è capace di emettere uno dei suoni più potenti del regno animale, e durante il suo "canto" esso utilizza una delle sue gallerie come megafono, emettendo un suono capace di essere udito a grandi distanze.

-Liberati Simone-

Link alla foto: http://upload.wikimedia.org/…/1024px-Gryllotalpa_2009_G6.jpg




giovedì 4 dicembre 2014

Kurt Vonnegut, "Divina idiozia. Come guardare al mondo contemporaneo". Tanto tempo fa, quando ancora studiavo chimica, ero un tecnocrate anch'io. Ero convinto che per il 1951 gli scienziati sarebbero riusciti a scovare Dio e a fargli una foto in technicolor. Prendevo in giro i miei fratelli alla Cornell che stavano sprecando le loro energie su argomenti privi di consistenza come la sociologia, il governo, la storia. E la letteratura. Dicevo loro che in futuro tutto il potere si sarebbe concentrato, giustamente, nelle mani degli scienziati, dei fisici e degli ingegneri. I miei confratelli ne sapevano più di me sul futuro e sugli usi del potere. Adesso loro sono ricchi e potenti. Sono diventati tutti avvocati.

In principio Dio creò la Terra e la guardò, nella Sua cosmica solitudine.
E Dio disse: “Facciamo creature viventi con il fango, in modo che il fango possa vedere ciò che Noi abbiamo fatto”. E Dio creò tutte le creature viventi che ora si muovono, e una di esse era l’uomo. Il fango poteva parlare soltanto nella sua forma di uomo. Dio si curvò, mentre il fango in forma d’uomo si levava a sedere, si guardava intorno e parlava. L’uomo batté le palpebre. “Qual è lo scopo di tutto questo?” chiese educatamente.
“Tutto deve avere uno scopo?” chiese Dio.
“Certamente” disse l’uomo.
“E allora lascio a te il compito di pensare uno scopo per tutto questo” disse Dio. E se ne andò.
Kurt Vonnegut - "Ghiaccio-nove", pag. 200

Tanto tempo fa, quando ancora studiavo chimica, ero un tecnocrate anch'io. Ero convinto che per il 1951 gli scienziati sarebbero riusciti a scovare Dio e a fargli una foto in technicolor. Prendevo in giro i miei fratelli alla Cornell che stavano sprecando le loro energie su argomenti privi di consistenza come la sociologia, il governo, la storia. E la letteratura. Dicevo loro che in futuro tutto il potere si sarebbe concentrato, giustamente, nelle mani degli scienziati, dei fisici e degli ingegneri. I miei confratelli ne sapevano più di me sul futuro e sugli usi del potere. Adesso loro sono ricchi e potenti. Sono diventati tutti avvocati.
Kurt Vonnegut, "Divina idiozia. Come guardare al mondo contemporaneo"


"Penso che siamo animali terribili.
E penso che il sistema immunitario del nostro pianeta
sta cercando di sbarazzarsi di noi
e dovrebbe farlo."
Kurt Vonnegut


«Scrivi per piacere a una sola persona. Se apri la finestra e fai l’amore con il mondo, per così dire, la tua storia si prenderà una polmonite».
Kurt Vonnegut, “Otto consigli per scrivere una grande storia”


La cosa più importante che ho imparato su Tralfamadore è che quando una persona muore, muore solo in apparenza. Nel passato è ancora viva, per cui è veramente sciocco che la gente pianga al suo funerale. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno. I tralfamadoriani possono guardare i diversi momenti proprio come noi guardiamo un tratto delle Montagne Rocciose. Possono vedere come tutti i momenti siano permanenti, e guardare ogni momento che gli interessa. È solo una nostra illusione di terrestri credere che a un momento ne segue un altro, come nodi su una corda, e che quando un istante è passato sia passato per sempre.
Quando un tralfamadoriano vede un cadavere, l'unica cosa che pensa è che il morto, in quel momento, è in cattive condizioni, ma che la stessa persona sta benissimo in un gran numero di altri momenti. Oggi anch'io, quando sento dire che è morto qualcuno, alzo le spalle e dico ciò che i tralfamadoriani dicono dei morti, cioè: "Così va la vita".
Kurt Vonnegut, Mattatoio n°5




lunedì 25 agosto 2014

Evoluzione. Speciazione simpatrica. Due tipi di formiche brasiliane molto simili tra loro sono in realtà due specie distinte, separatesi circa 37.000 anni fa, pur vivendo sullo stesso albero e nella stessa colonia. La scoperta dimostra l'esistenza del meccanismo di speciazione simpatrica, che si verifica anche quando le due popolazioni non sono separate geograficamente. Due tipi di formiche brasiliane molto simili tra loro sono in realtà due specie distinte, separatesi circa 37.000 anni fa, pur vivendo sullo stesso albero e nella stessa colonia. La scoperta dimostra l'esistenza del meccanismo di speciazione simpatrica, che si verifica anche quando le due popolazioni non sono separate geograficamente.


Due tipi di formiche brasiliane molto simili tra loro sono in realtà due specie distinte, separatesi circa 37.000 anni fa, pur vivendo sullo stesso albero e nella stessa colonia. La scoperta dimostra l'esistenza del meccanismo di speciazione simpatrica, che si verifica anche quando le due popolazioni non sono separate geograficamente. Due tipi di formiche brasiliane molto simili tra loro sono in realtà due specie distinte, separatesi circa 37.000 anni fa, pur vivendo sullo stesso albero e nella stessa colonia. La scoperta dimostra l'esistenza del meccanismo di speciazione simpatrica, che si verifica anche quando le due popolazioni non sono separate geograficamente. 

[...]

La speciazione è il processo evolutivo attraverso cui si formano nuove specie a partire da quelle esistenti, e può verificarsi secondo meccanismi diversi. Quello meglio documentato è la speciazione allopatrica, che si verifica quando un ostacolo fisico, per esempio l'innalzamento del livello del mare o il cambiamento di percorso di un fiume, separa geograficamente due popolazioni di una specie. Le diverse condizioni ambientali possono poi selezionare tratti genetici differenti, e dare cosi inizio a una nuova specie.

Un tipo ancora controverso di speciazione, documentato in pochi casi - per esempio nei ciclidi, una famiglia di pesci d'acqua dolce - è quella definita simpatrica, che si verifica quando la nuova specie emerge a partire da due popolazioni che non sono geograficamente separate.

Rabeling e colleghi hanno studiato le formiche del genere Mycocepurus che vivono in una colonia in un albero di eucalipto nel campus dell'università di San Paolo, in Brasile. Nella colonia vivono due gruppi di formiche, denominati, rispettivamente, Mycocepurus goeldii, e Mycocepurus castrator, che è un parassita della prima.

Le analisi genetiche hanno mostrato che pur essendo molti simili, i due gruppi sono effettivamente due specie distinte, incompatibili dal punto di vista della riproduzione, che si sono separate filogeneticamente circa 37.000 anni fa. In particolare, il confronto tra il DNA nucleare e il DNA mitocondriale ha rivelato che fu M. castrator a diffenziarsi geneticamente da M. goeldii evolvendo nuovi caratteri genetici e acquisendo anche come nuovo comportamento il parassitismo

“E dai tempi della pubblicazione dell'Origine delle Specie di Charles Darwin che i biologi evoluzionisti discutono sulla possibilità che due specie evolvano da un comune antenato senza essere geograficamente separate”, ha commentato Ted Schultz, coautore dell'articolo. “Grazie a questo studio, siamo in grado di documentare un caso di evoluzione simpatrica che offrirà nuovi spunti nel dibattito sulla speciazione in queste formiche, negli insetti sociali e in generale nella biologia evoluzionistica”.



Scoperto nelle formiche un tipo alternativo di speciazione
Formica regina della specie M. goeldii 
(Cortesia Christian Rabeling/University of Rochester)

Scoperto nelle formiche un tipo alternativo di speciazione
Formica regina della specie M. castrator 
(Cortesia Christian Rabeling/University of Rochester)





Ma non c'era anche il caso del curculium
Il punteruolo della quercia e quello del nocciolo che vivono nello stesso giardino e mi pare anche un tipo di mosca, la pomonella? Una sul melo e una ? Sul biancospino mi sembra. 
A scuola noi li citiamo già come simpatrica.




[...] Si sa da tempo che la speciazione simpatrica è mediata da selezione sessuale.



http://www.lescienze.it/news/2014/08/25/news/formica_speciazione_sintropica-2259986/

mercoledì 28 maggio 2014

Goedel. Viviamo in un mondo in cui il 99 per cento delle cose belle vengono distrutte quando sono in boccio.... Sono all'opera forze dirette a soffocare il bene

"Non è realistico pensare che il mondo consista di una serie di attimi indefinibili che, in rapida successione, appaiono e svaniscono dall'esistenza. E' più realistico pensare che il passato ed il futuro esistono permanentemente".
Kurt Goedel, A Remark about the relationship between Relativity Theory and Idealistic Philosophy



"Viviamo in un mondo in cui il 99 per cento delle cose belle vengono distrutte quando sono in boccio.... Sono all'opera forze dirette a soffocare il bene.".
Lettera di Kurt Goedel alla madre Marianne in "I demoni di Goedel" di Pierre Cassou-Noguès


La mente umana è determinata da un programma che essa eseguirebbe senza conoscerlo?
...pensare secondo regole predefinite significa pensare come una macchina. Siamo allora macchine? 
....o possiamo, in qualche modo, far deviare la mente fino a sganciarla da questi programmi? 
Possiamo immaginare un processo di pensiero che nessuna macchina di Turing sarebbe in grado di riprodurre? Ossia formulare altre regole, un modo di ragionare che sarebbe inaudito (come nessuno ne ha ancora immaginato uno), oppure provare che la mente umana è in grado di pensare senza eseguire alcuna regola meccanica e, in questo senso, liberamente? 
Pierre Cassou, "I demoni di Goedel"



venerdì 2 maggio 2014

Hans. Jonas. Il Principio di responsabilità. L’uomo è diventato per la natura più pericoloso di quanto un tempo la natura lo fosse per lui [...] Tra il “principio speranza” di Ernst Bloch e il “principio disperazione” di Günther Anders, il “principio responsabilità” dà voce a una via di mezzo, nel tentativo di coniugare in un modello unitario etica universalistica e realismo politico.


Il dibattito intorno alla nostra responsabilità verso le generazioni future si è fatto in questi anni sempre più fitto e interessante, man mano che svanivano le certezze sul modello di sviluppo fondato sull’asservimento tecnologico della natura e l’”euforia del sogno faustiano” della modernità lasciava il posto a una visione della storia disincantata e perplessa – quando non disperante e apocalittica. L’uomo è diventato per la natura più pericoloso di quanto un tempo la natura lo fosse per lui, mentre alle tante fratture sociali che ostacolano il cammino verso un’umanità unificata si è venuta ad aggiungere la contraddizione antagonistica tra il mondo di oggi e il mondo di domani. Muovendo da questa diagnosi, Hans Jonas cerca in questo lavoro di andare alle radici filosofiche del problema della responsabilità, che non concerne soltanto la sopravvivenza, ma l’unità della specie e la dignità della sua esistenza. Tra il “principio speranza” di Ernst Bloch e il “principio disperazione” di Günther Anders, il “principio responsabilità” dà voce a una via di mezzo, nel tentativo di coniugare in un modello unitario etica universalistica e realismo politico.




giovedì 17 aprile 2014

Klaus Schulze. La teoria dell’organicismo. Mentre le teorie meccaniciste e vitaliste risalgono al diciassettesimo secolo, la filosofia dell’organicismo, o approccio olistico, si è sviluppata solo a partire dagli anni Venti del secolo scorso. Fra i suoi proponenti c’erano il filosofo Alfred North Whitehead (1861-1947) e Jan Smuts (1870-1950), politico e studioso sudafricano, il cui libro “Holism and Evolution” concentrava l’attenzione sulla tendenza della natura a formare interi che sono maggiori della somma delle parti. La filosofia olistica sostiene l’unità della natura: la vita degli organismi biologici è diversa in grado, ma non in tipo, rispetto ai sistemi fisici come le molecole e i cristalli. L’organicismo concorda invece con il vitalismo nel sottolineare che gli organismi hanno al loro interno i propri principi di organizzazione; gli organismi sono unità che non possono essere ridotti alla fisica e alla chimica di sistemi più semplici. La filosofia dell’organicismo, in effetti, tratta tutta la natura come viva; sotto questo aspetto è una versione aggiornata dell’animismo premeccanicistico. Anche gli atomi, le molecole e i cristalli sono organismi. Come afferma Smuts: “Sia la materia che la vita consistono, nell’atomo e nella cellula, di strutture unitarie il cui raggruppamento ordinato produce quegli interi naturali che chiamiamo corpi o organismi”. Gli atomi non sono particelle inerti, come nell’atomismo vecchio stile, bensì, come ci ha mostrato la fisica del ventesimo secolo, sono strutture di attività, configurazioni di vibrazioni energetiche all’interno di campi. Per dirla con Whitehead, la biologia studia gli organismi più grandi, la fisica gli organismi più piccoli”. Alla luce della cosmologia moderna, la fisica è anche lo studio degli organismi molto grandi, come i pianeti, i sistemi solari, le galassie e l’intero universo.


Klaus Schulze. La teoria dell’organicismo.
Mentre le teorie meccaniciste e vitaliste risalgono al diciassettesimo secolo, la filosofia dell’organicismo, o approccio olistico, si è sviluppata solo a partire dagli anni Venti del secolo scorso. Fra i suoi proponenti c’erano il filosofo Alfred North Whitehead (1861-1947) e Jan Smuts (1870-1950), politico e studioso sudafricano, il cui libro “Holism and Evolution” concentrava l’attenzione sulla tendenza della natura a formare interi che sono maggiori della somma delle parti. La filosofia olistica sostiene l’unità della natura: la vita degli organismi biologici è diversa in grado, ma non in tipo, rispetto ai sistemi fisici come le molecole e i cristalli. L’organicismo concorda invece con il vitalismo nel sottolineare che gli organismi hanno al loro interno i propri principi di organizzazione; gli organismi sono unità che non possono essere ridotti alla fisica e alla chimica di sistemi più semplici. La filosofia dell’organicismo, in effetti, tratta tutta la natura come viva; sotto questo aspetto è una versione aggiornata dell’animismo premeccanicistico. Anche gli atomi, le molecole e i cristalli sono organismi. Come afferma Smuts: “Sia la materia che la vita consistono, nell’atomo e nella cellula, di strutture unitarie il cui raggruppamento ordinato produce quegli interi naturali che chiamiamo corpi o organismi”. Gli atomi non sono particelle inerti, come nell’atomismo vecchio stile, bensì, come ci ha mostrato la fisica del ventesimo secolo, sono strutture di attività, configurazioni di vibrazioni energetiche all’interno di campi. Per dirla con Whitehead, la biologia studia gli organismi più grandi, la fisica gli organismi più piccoli”. Alla luce della cosmologia moderna, la fisica è anche lo studio degli organismi molto grandi, come i pianeti, i sistemi solari, le galassie e l’intero universo.


lunedì 7 aprile 2014

Georges Bataille. La vita è un lusso di cui la morte è il culmine. Non sapremmo immaginare, a dire il vero, un procedimento più dispendioso. La vita è possibile a costi ben più bassi: paragonato a quello di un infusore, l’organismo individuale di un mammifero, soprattutto di un carnivoro, è un abisso in cui vengono inghiottite e ‹distrutte› immense quantità d’energia. La crescita delle piante presuppone l’ammasso di sostanze corrotte. Gli erbivori inghiottono tonnellate di sostanza vivente (vegetale), prima che una piccola quantità di carne permetta al carnivoro i suoi grandi scatti, i suoi grandi dispendi nervosi. Sembra anche che più i procedimenti che generano la vita sono dispendiosi, più la produzione degli organismi ha richiesto lo scialo, più l’operazione si rivela soddisfacente.

Un uomo, una donna, attratti l’uno verso l’altra, si uniscono nella lussuria. La comunicazione che li confonde insieme dipende dalla nudità delle loro ferite. Il loro amore rivela che essi non vedono, l’uno nell’altro, il loro essere, ma la loro ferita, e il bisogno di perdersi. Non v’è desiderio più grande di quello del ferito per un’altra ferita.
Georges Bataille
Billom, 10 settembre 1897 – Parigi, 9 luglio 1962


Georges Bataille. La vita è un lusso di cui la morte è il culmine.
“Non sapremmo immaginare, a dire il vero, un procedimento più dispendioso. La vita è possibile a costi ben più bassi: paragonato a quello di un infusore, l’organismo individuale di un mammifero, soprattutto di un carnivoro, è un abisso in cui vengono inghiottite e ‹distrutte› immense quantità d’energia. La crescita delle piante presuppone l’ammasso di sostanze corrotte. Gli erbivori inghiottono tonnellate di sostanza vivente (vegetale), prima che una piccola quantità di carne permetta al carnivoro i suoi grandi scatti, i suoi grandi dispendi nervosi. Sembra anche che più i procedimenti che generano la vita sono dispendiosi, più la produzione degli organismi ha richiesto lo scialo, più l’operazione si rivela soddisfacente. Il principio di produrre a minor costo è un’idea non tanto umana, quanto strettamente capitalistica (essa non ha che un significato limitato: dal punto di vista della società per azioni). Non arriva fino all’angoscia alla quale aspira il movimento della vita umana, poiché essa è segno di dispendi perfino eccessivi, che oltrepassano il limite di ciò che abbiamo in potere di tollerare. Tutto esige in noi che la morte ci distrugga: anticipiamo queste prove moltiplicate, questi ricominciamenti sterili dal punto di vista della ragione, quest’ecatombe della forza efficace che si compie nel vano passaggio dalla vita di un individuo ad altre più giovani. Comunque vogliamo profondamente la condizione che ne risulta, che è pressoché intollerabile, questa condizione d’individui promessi al dolore e all’annientamento inevitabile. O piuttosto, se questa condizione non fosse intollerabile, talmente dura che la nostra volontà rifluisce senza posa, non saremmo soddisfatti. Significativo che oggi un libro s’intitoli risibilmente ‹Affinché nulla muoia!›… I nostri giudizi si formano oggi in circostanze fallaci: coloro tra noi che si fanno sentire ignorano (e vogliono ‹a ogni costo› ignorare) che la vita è un lusso di cui la morte è il culmine, che tra i lussi della vita la vita umana è la più follemente dispendiosa infine, che, infine, al momento in cui la sicurezza della vita ‹scema›, un’apprensione accresciuta della morte è posta al culmine di un raffinamento rovinoso… Tuttavia, ignorandolo, non fanno che rendere maggiore l’angoscia senza la quale una vita consacrata tutt’intera al lusso sarebbe meno arditamente lussuosa. Poiché se è umano essere lussuosi, che dire di un lusso di cui l’angoscia è il prodotto e che l’angoscia non modera?”

GEORGES BATAILLE (1897 – 1962), “Storia dell’erotismo” (1950 – 1951. “L’histoire de l’érotisme” in Id., “Œuvres complètes”, Gallimard, Paris, tome VIII, 1976, pp. 7 – 165.), a cura di Franco Rella, trad. di Susanna Mati, con un saggio di Susanna Mati, Fazi, Roma 2006 (I ed.), Parte terza ‘Gli oggetti naturali nei divieti’, III. ‘La morte’, 5. ‘La morte è in definitiva la forma più lussuosa di vita’, pp. 67 – 68.



lunedì 24 febbraio 2014

Cervello. L'amigdala è la centrale di controllo delle emozioni, e in particolare della paura, ma può svolgere adeguatamente questo compito solo con il contributo dell'ippocampo. Sono alcuni neuroni dell'ippocampo, infatti, che permettono o impediscono all'amigdala di identificare i contesti e le condizioni da considerare pericolosi.

L'amigdala è la centrale di controllo delle emozioni, e in particolare della paura, ma può svolgere adeguatamente questo compito solo con il contributo dell'ippocampo. Sono alcuni neuroni dell'ippocampo, infatti, che permettono o impediscono all'amigdala di identificare i contesti e le condizioni da considerare pericolosi.

Non tutta la paura passa dall'amigdala

Reazioni alla paura: non decide solo l'amigdala

I circuiti neuronali della paura.
C'è uno specifico gruppo di neuroni dell'ippocampo che ha un ruolo essenziale nell'apprendimento della paura, la capacità – essenziale per la sopravvivenza - di collegare una certa situazione a un pericolo

A scoprirlo sono stati alcuni neuroscienziati della Columbia University che firmano un articolo su “Science”. 

E' noto che il centro cerebrale che sovrintende alla gestione delle emozioni, e in particolare della paura, è l'amigdala. Tuttavia studi recenti hanno indicato che nel processo di selezione degli stimoli multisensoriali che definiscono il ricordo pauroso - o più precisamente, la situazione da associare alla paura, e quindi attivare la reazione adeguata – entra in gioco anche l'ippocampo, una struttura cerebrale chiave per la memoria a lungo termine

Per chiarire l'interazione tra amigdala e ippocampo, Matthew Lovett-Barron e colleghi hanno sfruttato i metodi dell'optogenetica, creando un ceppo di topi i cui neuroni esprimono una proteina, l'alorodopsina, che reagisce alla luce e può servire da interruttore per attivare o disattivare a comando specifici neuroni.


Il ruolo dell'ippocampo nell'apprendimento della paura
Sia l'amigdala sia l'ippocampo appartengono al sistema libico, la parte più profonda ed evolutivamente antica del cervello. (© Visuals Unlimited/Corbis)


I ricercatori hanno quindi sottoposto gli animali a classici test di condizionamento, in cui un particolare stimolo, per esempio un lampo luminoso o il suono di un campanello, viene presentato subito prima di uno stimolo negativo, come una leggera scossa alle zampe. 

Normalmente, dopo un pò il topo impara che il primo stimolo (il lampo) fa prevedere l'arrivo della scossa, e manifesta una chiara reazione di paura - interrompendo la propria attività e immobilizzandosi, come “congelato” - ogni volta che vede il lampo, anche se poi la scossa non c'è. 

Lovett-Barron e colleghi hanno attivato e disattivato diversi gruppi di neuroni nell'ippocampo dei roditori, scoprendo che l'attivazione di alcuni specifici neuroni colinergici (cioè neuroni che usano come principale neuromediatore l'acetilcolina) di una regione dell'ippocampo nota come CA1 sopprime i comportamenti di  "congelamento" dopo la presentazione del lampo. 

La soppressione si verifica perché questi neuroni colinergici inibiscono l'attività di altri neuroni destinati a creare un quadro unitario fra i diversi tipi di stimolo che arrivano in un certo arco di tempo: l'esperienza della vista del lampo restava così un'esperienza a sé stante, non collegata a quella immediatamente successiva della scossa. La soppressione si verifica perché questi neuroni colinergici inibiscono l'attività di altri neuroni destinati a creare un quadro unitario fra i diversi tipi di stimolo che arrivano in un certo arco di tempo: l'esperienza della vista del lampo restava così un'esperienza a sé stante, non collegata a quella immediatamente successiva della scossa.

http://www.lescienze.it/news/2014/02/24/news/apprendimento_paura_ippocampo-2022175/



venerdì 14 febbraio 2014

Origene. Il seme del pero si ingrandisce per diventare un pero, il seme del noce per diventare noce, il seme di Dio per diventare Dio. Poiché Dio stesso ha seminato, sotterrato, generato questo seme, esso può essere coperto o nascosto, ma non è mai distrutto o estinto: è ardente, luminoso, chiaro, e brucia e tende incessantemente verso Dio.

Il seme del pero si ingrandisce per diventare un pero, il seme del noce per diventare noce, il seme di Dio per diventare Dio. Poiché Dio stesso ha seminato, sotterrato, generato questo seme, esso può essere coperto o nascosto, ma non è mai distrutto o estinto: è ardente, luminoso, chiaro, e brucia e tende incessantemente verso Dio.
Origene


Renditi conto di essere in piccolo un secondo mondo, e che in te sono il Sole, la Luna e anche le stelle
Origene


Ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa: La poesia della fisica.
«La cosa sorprendente è che ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa. E gli atomi nella tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella corrispondente alla tua mano destra.
È la cosa più poetica che conosco della fisica: Tu sei polvere di stelle.
Voi non potreste essere qui se le stelle non fossero esplose, perché gli elementi che concernono l’evoluzione – il carbonio, l’azoto, l’ossigeno, il ferro – non furono creati all’inizio del tempo. Sono stati creati nella fornace nucleare delle stelle, e il solo modo perché si trovassero nel tuo corpo, non è se non che le stelle fossero così gentili da esplodere. Dunque, dimentica Gesù. Le stelle sono morte perché tu potessi essere qui adesso
Lawrence Krauss


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domenica 2 febbraio 2014

Albert Einstein. Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, passerà l'intera vita a credersi stupido.

Ognuno è un genio.
Ma se si giudica un pesce
dalla sua abilità
di arrampicarsi sugli alberi,
passerà l'intera vita
a credersi stupido.
Albert Einstein

Si dice che il mondo non cambi:
pesci nel mare, uccelli nell'aria.
Ma nelle paludi a mangrovie del Niger
i pesci si arrampicano sugli alberi
e guardano con tenerezza
goffi naturalisti
che cercano invano di afferrarli
sguazzando nell'acqua.
Esistono ancora esseri
che vengono verso riva.
trad. da: Eiseley. 1957


L'uomo si differenzia
dal resto della natura
soprattutto
per una viscida gelatina
di menzogne
che lo avvolge
e lo protegge.
Hermann Hesse


Il fiore di loto è un simbolo profondo in Oriente,
perché l'Oriente afferma che dovresti vivere nel mondo,
ma senza farti contaminare da esso...
Esso cresce dal fango, nell'acqua,
tuttavia resta incontaminato dall'acqua.
Ed è simbolo di trasformazione:
il fango si trasforma
nel fiore più bello e fragrante
che questo pianeta conosca.
Osho

Albero:
l'esplosione lentissima di un seme


Bellezza delle piante − i soli esseri viventi in questo universo che non producano rumore né rifiuti.
Mario Andrea Rigoni


Gli alberi sono le colonne del cielo....
Quando l'ultimo albero sarà abbattuto... Il cielo cadrà su di noi ...
detto indio

I grandi rinnovamenti non vengono mai dall’alto,
ma dal basso,
come gli alberi non crescono dal cielo,
ma dalla terra,
per quanto i loro semi
cadano in origine dall’alto.
C. G. Jung

Se questo è il migliore dei mondi possibili,
gli altri, come sono?
[Voltaire: François-Marie Arouet,
Candido o l'ottimismo, 1759]

Un pessimista vede le difficoltà in ogni opportunità,
un ottimista vede le opportunità in ogni difficoltà.
Winston Churchill






giovedì 30 gennaio 2014

Richard Feynman. L'universo intero in un bicchiere di vino - Richard Feynman Una volta un poeta disse: «L'universo intero è in un bicchiere di vino». Probabilmente non sapremo mai in che senso lo disse, perché i poeti non scrivono per essere compresi. Ma è vero che se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente vediamo l'intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi. Il vetro è un distillato di rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti dell'età dell'universo, e l'evoluzione delle stelle. Ci sono i fermenti, gli enzimi, i substrati e i prodotti. Nel vino si trova la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione. Non si può scoprire la chimica del vino senza scoprire, come fece Louis Pasteur, la causa di molte malattie. Com'è vivido il novello, che imprime la sua esistenza nella consapevolezza di chi lo osserva! Se le nostre fragili menti, per convenienza, dividono il bicchiere di vino, l'universo, in parti (fisica, biologia, geologia, astronomia, psicologia e così via) ricordiamo sempre che la natura non lo sa! Quindi rimettiamo tutto insieme, e non dimentichiamo qual è il suo scopo. Togliamoci un ultimo piacere: beviamo, e dimentichiamo!


Richard Feynman, L'universo intero in un bicchiere di vino
Una volta un poeta disse: «L'universo intero è in un bicchiere di vino». 
Probabilmente non sapremo mai in che senso lo disse, perché i poeti non scrivono per essere compresi.
Ma è vero che se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente vediamo l'intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi. Il vetro è un distillato di rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti dell'età dell'universo, e l'evoluzione delle stelle. Ci sono i fermenti, gli enzimi, i substrati e i prodotti. Nel vino si trova la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione. Non si può scoprire la chimica del vino senza scoprire, come fece Louis Pasteur, la causa di molte malattie.
Com'è vivido il novello, che imprime la sua esistenza nella consapevolezza di chi lo osserva! 
Se le nostre fragili menti, per convenienza, dividono il bicchiere di vino, l'universo, in parti (fisica, biologia, geologia, astronomia, psicologia e così via) ricordiamo sempre che la natura non lo sa! Quindi rimettiamo tutto insieme, e non dimentichiamo qual è il suo scopo. Togliamoci un ultimo piacere: beviamo, e dimentichiamo!
Richard Feynman, L'universo intero in un bicchiere di vino



«In generale, il procedimento per scoprire una nuova legge è questo: per prima cosa tiriamo a indovinare - non ridete è proprio così che facciamo - poi calcoliamo le conseguenze della nostra intuizione per vedere quali circostanze si verificherebbero se la legge che abbiamo immaginato fosse giusta. Infine confrontiamo i risultati dei nostri calcoli con la natura, con gli esperimenti, con l'esperienza, con i dati dell'osservazione, per vedere su funziona. Se non è in accordo con gli esperimenti è sbagliata. In questa piccola affermazione c'è la chiave della scienza. Non importa quanto bella sia la tua intuizione, non importa quanto intelligente sia la persona che l'ha formulata o quale sia il suo nome, se non è in accordo con gli esperimenti è sbagliata. E' tutto qui. Ora immaginate di aver avuto una buona intuizione, e di aver calcolato che tutte le conseguenze della vostra premessa sono in accordo con gli esperimenti, la teoria allora è giusta? No, semplicemente non si è potuto dimostrare che sia sbagliata perché in futuro, un numero maggiore di esperimenti potrebbe scoprire qualche discrepanza e la teoria si rivelerebbe sbagliata. E' per questo che le leggi di Newton per il moto dei pianeti sono rimaste valide per così tanto tempo. Newton ha ipotizzato la legge della gravitazione, con questa ha calcolato i moti dei pianeti e li ha confrontati con gli esperimenti. Ci sono volute diverse centinaia di anni prima che un minuscolo errore nel moto di Mercurio fosse osservato. Durante tutto quel periodo nessuno era stato in grado di dimostrare che la teoria fosse sbagliata e poteva essere considerata temporaneamente giusta. Ma una teoria non può mai essere dimostrata giusta, perché le osservazioni di domani possono svelare che quello che credevamo giusto era in realtà sbagliato. Per cui non abbiamo mai la certezza di essere nel giusto, possiamo essere sicuri solo di esserci sbagliati».

Richard Phillips Feynman (1918 – 1988), scienziato statunitense, premio Nobel per la fisica.




martedì 7 gennaio 2014

Edgar Lee Masters. Dio! Non chiedermi di elencare le tue meraviglie. Ti riconosco le stelle e i soli e i mondi innumerevoli. Ma ho misurato le loro distanze e li ho pesati e ho scoperto la loro materia. Ho inventato ali per l'aria, e chiglie per l'acqua, e cavalli di ferro per la terra. Ho accresciuto milioni di volte la vista che tu mi desti, e l'udito che mi desti, milioni di volte; ho valicato lo spazio con la parola, e preso dall'aria il fuoco per farne luce. Ho costruito grandi città e perforato colline, e gettato ponti su acque maestose. Ho scritto l'Iliade e l'Amleto; ho esplorato i tuoi misteri, e ti ho cercato senza posa, e ti ho ritrovato dopo averti perduto in ore di stanchezza, e ti chiedo: ti piacerebbe creare un sole e l'indomani avere i vermi che ti brulicano in mezzo alle dita?

Nell’Antologia di Spoon River Edgar Lee Master
immaginava che sulla lapide di Trainor
(che poi sarebbe diventato “Il Chimico” di De Andrè)
ci fosse scritto:

“E chi può dire
come uomini e donne reagiranno
fra loro, o quali figli ne risulteranno? […]

C’erano Benjamin Pantier e sua moglie,
buoni in sé stessi, ma cattivi l’uno con l’altro:
lui ossigeno, lei idrogeno,

il loro figlio, un fuoco devastatore.”



Dio! Non chiedermi
di elencare le tue meraviglie.
Ti riconosco le stelle e i soli
e i mondi innumerevoli.
Ma ho misurato le loro distanze
e li ho pesati e ho scoperto la loro materia.
Ho inventato ali per l'aria,
e chiglie per l'acqua,
e cavalli di ferro per la terra.
Ho accresciuto milioni di volte
la vista che tu mi desti,
e l'udito che mi desti,
milioni di volte;
ho valicato lo spazio con la parola,
e preso dall'aria il fuoco per farne luce.
Ho costruito grandi città e perforato colline,
e gettato ponti su acque maestose.
Ho scritto l'Iliade e l'Amleto;
ho esplorato i tuoi misteri,
e ti ho cercato senza posa,
e ti ho ritrovato dopo averti perduto
in ore di stanchezza,
ti chiedo:
ti piacerebbe creare un sole
e l'indomani avere i vermi
che ti brulicano in mezzo alle dita?
Edgar Lee Masters



Broken mirrors
La mia mente era uno specchio:
vedeva ciò che vedeva, sapeva ciò che sapeva.
In gioventù la mia mente era solo uno specchio
in un vagone che correva veloce,
afferrando e perdendo frammenti di paesaggio.
Poi con il tempo
grandi graffi solcarono lo specchio,
lasciando che il mondo esterno penetrasse,
e il mio io più segreto vi affiorasse,
poiché questa è la nascita dell’anima nel dolore,
una nascita con vincite e perdite.
La mente vede il mondo come cosa a sé,
e l’anima unisce il mondo al proprio io.
Uno specchio graffiato non riflette immagine,
e questo è il silenzio della saggezza.


Forse pensi, viandante, che il Destino
sia un trabocchetto esterno
che puoi schivare usando
previdenza e saggezza.
Così puoi credere osservando la vita degli altri
come chi, alla maniera di Dio, si piega su un formicaio
e saprebbe evitarne gli ostacoli.
Ma entra nella vita:
e vedrai che il Destino a suo tempo
ti si avvicina in forma della tua immagine allo specchio:
o mentre siedi al focolare, solo,
d'improvviso la sedia accanto a te conterrà un Ospite,
e tu conoscerai quest'ospite,
potrai leggergli il messaggio negli occhi.
Lyman King
Edgar Lee Masters


«Ero una ragazza quando ho letto per la prima volta Spoon River: me l'aveva portata Cesare Pavese, una mattina che gli avevo chiesto che differenza c'è tra la letteratura americana e quella inglese».
«l’aprii proprio alla metà, e trovai una poesia che finiva così “mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso mi fuggì”. Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato: è così difficile spiegare le reazioni degli adolescenti».
Fernanda Pivano



Avevo appena ventun anni, e Henry Pipps sovrintendente della Scuola fece un discorso al Teatro Bindle. "L'onore - ci disse - della bandiera va difeso, sia che venga assalita dal barbari Tagalog o dalla potenza più forte d'Europa". E noialtri applaudimmo, applaudimmo il discorso e la bandiera che lui sventolava parlando. Così andai alla guerra nonostante mio padre, e seguii la bandiera finché la vidi levarsi nel nostro campo tra risaie vicino a Manila.
Tutti noi acclamammo, acclamammo, ma là c'erano mosche e bestie velenose; c'era l'acqua mortifera, e il caldo crudele e il cibo nauseante e putrido e il fetore della latrina proprio dietro le tende, dove ci si andava a vuotare; le puttane impestate che ci venivano dietro; e atti bestiali tra noialtri e da noi soli, e tra noi prepotenza, odio, abbrutimento, e giornate di disgusto e notti di terrore fino all'assalto traverso la palude fumante, seguendo la bandiera, quando caddi gridando con gli intestini trapassati. 
Ora c'è una bandiera su di me a Spoon River.
Una bandiera! Una bandiera!
Edgar Lee Masters da Antologia di Spoon River



Il fiore della mia vita sarebbe sbocciato d'ogni lato se un vento crudele non avesse appassito i miei petali dal lato che vedevate voi del villaggio. Dalla polvere levo la mia protesta: il mio lato in fiore voi non lo vedeste! Voi, i vivi, siete davvero degli sciocchi e non sapete le vie del vento e le forze invisibili che governano i processi della vita.
Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River


Griffy il bottaio
Il bottaio deve intendersi di tinozze.
Ma io conoscevo anche la vita,
e voi che vi aggirate fra queste tombe
credete di conoscere la vita.
Credete che i vostri occhi spazino su un largo orizzonte, forse,
in realtà state solo guardando le pareti della tinozza.
Non potete sollevarvi ai suoi orli
E vedere il mondo esterno delle cose,
e così vedere voi stessi.
Siete sommersi nella vostra tinozza -
Tabù e regole e apparenze,
sono le doghe della vostra tinozza.
Spazzatele e rompete l'incantesimo
Di credere che la vostra tinozza è la vita,
e che voi conoscete la vita!
Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River


Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita. E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino, dovunque spingano la barca. Dare un senso alla vita può condurre a follia, ma una vita senza senso è tortura dell’inquietudine e del vano desiderio; è una barca che anela al mare eppure lo teme.
Edgar Lee Masters, antologia dello Spoon river



Giacciono insieme in questa tomba Benjamin Pantier, procuratore, e il cane Nig, suo fedele compagno, conforto e amico. Lungo la strada grigia, amici, bimbi, uomini e donne, uscendo a uno a uno dal mondo, mi lasciarono finché fui solo con Nig amico indivisibile, coniuge e compagno nel bere. Nel mattino della vita io conobbi aspirazioni e intravidi la gloria. Poi colei che mi sopravvive, accalappiò la mia anima con una rete che mi dissanguò, finch’io, un tempo indomabile, giacqui spezzato, indifferente, vivendo con Nig nel retro di un sudicio ufficio. Sotto la mia mascella è appoggiato il naso di Nig- la nostra storia storia finisce nel nulla. Va’, folle mondo! 
Antologia di Spoon River, Benjamin Pantier


Io so ch’egli diceva che avevo accalappiato la sua anima con una rete che lo dissanguò. 
E tutti gli uomini lo amavano e molte donne lo compiangevano. Ma immaginate di essere una vera signora, e di avere gusti delicati, e che l’odore del whiskey e delle cipolle vi nausei, e il ritmo dell’Ode di Wordsworth vi rimormori all’orecchio, mentre da mane a sera lui gironzola ripetendo frammenti di quella comune sentenza: “Oh perché inorgoglirsi quando siamo mortali?” E poi immaginate: siete una donna ben dotata, e il solo uomo con cui la legge e la morale vi permettono di aver rapporti coniugali è proprio l’uomo che vi riempie di disgusto ogni volta che ci pensate- e voi ci pensate ogni volta che lo vedete! Per questo lo cacciai di casa a vivere col cane in una sudicia stanza nel retro del suo ufficio. 
Antologia di Spoon River, La signora Pantier



Jonathan Swift Somers
Quando vi sarete arricchiti l'anima 
il più possibile, 
con i libri, la riflessione, il dolore, la conoscenza degli uomini,
la capacità d'interpretare sguardi, silenzi, 
le pause nei grandi mutamenti,
il genio della divinazione e della profezia;
sicché vi parrà a volte di tenere il mondo
nel cavo della mano;
allora, se per l'affollarsi di tanti poteri
entro il cerchio della vostra anima,
l'anima prende fuoco,
e nell'incendio dell'anima
il male del mondo è illuminato e reso intelligibile-
siate grati se in quell'ora di visione suprema
la vita non v'inganna.
Edgar Lee Masters


La corolla della mia vita avrebbe potuto sbocciare da ogni lato
se un vento crudele non avesse tarpato i miei petali
sul lato che voi nel villaggio potevate vedere.
Dalla polvere innalzo una voce di protesta:
il mio lato in fiore non lo vedeste mai!
Voi che vivete, siete davvero degli sciocchi,
voi che non conoscete le vie del vento
e le forze invisibili
che governano il processo della vita.
Edgar Lee Masters



Quante volte Ernest Hyde ed io
abbiamo discusso del libero arbitrio!
La mia metafora preferita era la vacca di Prickett
che pascolava legata, e circolava
quanto glielo concedeva la fune.
Un giorno che così discutevamo, guardando la mucca
che tirava la fune per allargare lo spazio
che era ormai nudo d’erba,
il piolo saltò e, a testa bassa,
quella ci corse addosso.
“E questo? non è libero arbitrio?” disse Ernest fuggendo di corsa.
Io caddi sotto una cornata.
Edgar Lee Masters


Fabio Pucci

...il soggetto è...la Vacca...o...il Piolo ?


Pseudo-intervista di Fernanda Pivano a Edgar Lee Masters:
La prima volta che riuscii ad andare in America, nel 1956, Edgard Lee, Masters era morto da sei anni. Con l'aiuto di un senatore radicale amico di James Farrelli riuscii ad arrivare nelle zone dello Illinois che ispirarono l'Antologia di Spoon River: su automobili di giornalisti pre-rivoluzionari o su monoplani dal volo a dir poco imprevedibile mi ritrovai a Petersburg, il villaggio di 3.000 abitanti vicino al fiume Sangamon dove Masters trascorse l'infanzia; e di lì, nel villaggio ancora più piccolo di Lewistown, a pochi chilometri dal fiume Spoon, dove Masters andò a vivere a 11 anni e dove rimase finché andò a tentare la fortuna a Chicago. Invece di parlare con Masters dovetti accontentarmi di parlare coi suoi ormai vecchi amici e nemici, la bibliotecaria che gli prestava i libri greci, il figlio dei direttore del giornale (il direttore che gli rubò la fidanzata) e così via.
A quei tempi non usavano ancora le interviste, né le registrazioni su nastro. Ma nel 1915 quando il volume uscì in America e di anno in anno diventò sempre più popolare fino il restare ininterrottamente un best-seller, e tanto più adesso con le edizioni tascabili (anche in Italia Einaudi dal 1943 ne ha fatto 36 edizioni), Masters scrisse varie autobiografie e molti articoli: da queste autobiografie e da questi articoli ho ricostruito una pseudo-intervista.

Pivano Come ti è venuto in mente di scrivere l'antologia di Spoon River?
Masters Mentre facevo l'avvocato a Chicago e mi aggiravo nei tribunali e frequentavo la cosiddetta società... giunsi alla conclusione che il banchiere, l'avvocato, il predicatore, le antitesi del bene e del male non erano diverse nella città e nel villaggio... Cominciai a sognare di scrivere un libro su una città di campagna che avesse tanti fili e tanti tessuti connettivi da diventare la storia del mondo intero.

P. Qual è il villaggio che hai ritratto, Lewistown o Petersburg?
M. Ho trascorso più o meno lo stesso numero di anni nei due villaggi. Ma a Lewistown ho visto la gente con occhi maturi e in circostanze che avevano acuito la mia osservazione. Petersburg era soltanto una fiera di campagna con molta gente; Lewistown era un microcosmo organizzato... E stato il fiume Sangamon, non lo Spoon a fornirmi lo spunto per l'Antologia. Però 53 poesie sono ispirate a nomi delle regioni di Petersburg, 66 a nomi della regione del fiume Spoon... Le tombe che ho descritto sono di Petersburg, ma la collina è di Lewistown.

P. Quanti personaggi hai descritto nel libro?
M. 244. Ci sono 19 storie sviluppate in ritratti intrecciati. Ho trattato tutte le occupazioni umane consuete, tranne quelle del barbiere, del mugnaio, dello stradino, dei sarto e del garagista (che sarebbe stato un anacronismo).

P. Quando hai cominciato a scriverlo, questo Spoon River?
M. Il 10 maggio 1914 mia madre venne a trovarmi a Chicago... Chiacchierando riandammo al passato di Lewistown e di Petersburg, rievocando personaggi e avvenimenti che mi erano sfuggiti di mente... Una domenica, dopo averla accompagnata al treno, mentre suonava la campana della chiesa e la primavera era nell'aria, scrissi La Collina e i ritratti di Fletcher MeGee e Hod Putt... Mi venne quasi subito l'idea: perché non fare così il libro che avevo immaginato nel 1906, in cui volevo rappresentare il macrocosmo descrivendo il microcosmo?

P. Quando e dove uscirono queste prime poesie?
M. Sulla rivista di William Marion Reedy, il "Mirror" di St. Louis. 
Uscirono il 29 maggio 1914, sotto lo pseudonimo di Webster Ford

P. E le poesie successive?
M. Dal 20 maggio 1914 al 5 gennaio 1915 inondai dì epitafi il "Mirror"... nell'estate erano già citati e parodiati in tutta l'America ed erano già arrivati in Inghilterra... Scrivevo quando potevo, il sabato pomeriggio e la domenica. Gli argomenti, i personaggì, i drammi mi venivano in mente più in fretta di quanto li potessi scrivere. Così presi l'abitudine di annotarmi le idee, o magari scrivere le poesie, sui rovesci delle buste, sui margini dei giornali. quando ero in tram o in tribunale o al ristorante.

P. Fino a quando hai conservato l'incognito?
M. Reedy pubblicò il mio vero nome nel numero del "Mirror" del 20 novembre.

P. E quando è uscito il volume?
M. Nell'aprile 1915.

P. Come l'hanno preso quelli che hanno ispirato le poesie?
M. Come un rozzo attacco di un figlio sleale della comunità e cominciarono subito a identificare nei vari epitaffi persone viventi o che avevano vissuti lì attorno... A mia madre non piacque, a mio padre piacque moltissimo... John Cowper Powys fece una conferenza a Chicago e ciò che disse mi atterrì e mi attribuì una responsabilità che non potevo sopportare.

P. In realtà qual'era la sua intenzione?
M. Di ridestare quella visione americana, quell'amore della libertà che gli uomini migliori della Repubblica si sono sforzati di conquistare per noi e di tramandare nel tempo.

Fernanda Pivano, ottobre 1971

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