Visualizzazione post con etichetta Virginia Woolf. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Virginia Woolf. Mostra tutti i post

venerdì 11 novembre 2016

Virginia Woolf, Le onde. Sì, ma io non amo l’ordine consueto. Non lascerò che mi venga imposto di accettare la sequenza delle cose. Camminerò; non cambierò il ritmo della mia mente fermandomi, guardando. Camminerò. Andrò su per le scale e mi sottometterò all’influenza di altre menti simili alla mia, fuori dalla sequenza.

Sì, ma io non amo l’ordine consueto. Non lascerò che mi venga imposto di accettare la sequenza delle cose. Camminerò; non cambierò il ritmo della mia mente fermandomi, guardando. Camminerò. Andrò su per le scale e mi sottometterò all’influenza di altre menti simili alla mia, fuori dalla sequenza.
Virginia Woolf  (25 gennaio 1882 - 28 marzo 1941),  “Le onde”



«Ma io sto ancora con la bocca spalancata, – disse Susan, – come un uccello appena nato, insoddisfatta, in attesa di qualcosa che mi è sfuggito».
Virginia Woolf, “Le onde"


«Mi piace quel che si tocca, si assaggia. Mi piace la pioggia quando diventa neve e si fa palpabile. Ed essendo impulsiva e più coraggiosa di voi, non tempero, perché non mi scotti, la bellezza con la grettezza. La ingoio tutta intera».
Virginia Woolf, “Le onde”


"Guarda, il cerchio del numero comincia a riempirsi di tempo. Contiene in sé il mondo.
Comincio a scrivere il numero e il mondo è dentro il cerchio; io invece sono fuori; 
e ora chiudo il cerchio, ecco, ora è concluso. Il mondo è concluso, e io sono rimasta fuori e grido: Salvatemi; non voglio esser soffiata via per sempre dal cerchio del tempo”.
Virginia Woolf, Le Onde


«Ma quando ci sediamo accanto, vicini, — disse Bernard, — ci dissolviamo l'uno nelle frasi dell'altro. Una nebbia ci avvolge. Si crea un mondo immateriale».
Virginia Woolf, “Le onde”


Ho l’illusione per un momento che qualcosa aderisca, acquisti peso, profondità, pienezza, sia completa. Cosi, per un momento, sembra la mia vita. Se fosse possibile, te la offrirei tutta intera. La staccherei dal ramo,come si stacca un grappolo d’uva. Direi: ”Prendila. E’ la mia vita”. Ma sfortunatamente, ciò che io vedo (questo globo, pieno di immagini), tu non lo vedi.
Virginia Woolf,  Le onde


Io invece mi attacco soltanto ai nomi e alle facce, e li accumulo come amuleti contro la sventura. Scelgo nella stanza una faccia sconosciuta e non riesco neppure a bere il tè, se una ragazza di cui non conosco il nome mi si siede di fronte. Soffoco.
Virginia Woolf, Le onde


No, io non potrei traversare l'India con un casco coloniale e rientrare in un bungalow.
Non potrei come te fare le capriole sul ponte della nave, insieme a ragazzini seminudi che si divertono a schizzarsi con la pompa. Io voglio questo camino, questa poltrona. Voglio qualcuno accanto al quale stare seduto, dopo le fatiche del giorno, le ansie, le attese, gli ascolti, i sospetti. Dopo i litigi e le riconciliazioni voglio l'intimità - essere solo con te, rimettere in ordine questa baraonda. Sono preciso come un gatto nei miei rituali.
Virginia Woolf, Le onde


Così quando mi siedo a questo tavolo con l'idea di plasmare con le mani la storia della mia vita e metterla davanti a te come una cosa finita, devo richiamare cose lontanissime, sprofondate, inabissate in questa o quella esistenza, divenute parte di essa; sogni, anche, e le cose che mi circondano e quegli abitanti, quei fantasmi solo per metà esprimibili, che stanno nei loro covi giorno e notte; e nel sonno si rivoltano, proferiscono grida confuse, e tirano fuori le loro dita di fantasmi e mi afferrano mentre cerco di scappare - ombre di gente che saremmo potuti essere, esistenze mai nate.
Virginia Woolf, Le onde

Il mio destino è che ricordo e intesso e intreccio in un'unica corda i molti fili, quello sottile e quello spesso, quello rotto e quello intero, della nostra lunga storia, della nostra giornata tumultuosa e varia. C'è sempre un'altra cosa ancora da comprendere, un'altra dissonanza da ascoltare, una falsità da correggere.
Virginia Woolf, Le onde


Non c'era una spada, niente con cui abbattere queste pareti, questa protezione, questo generare figli e diventare ogni giorno piú implicati e impegnati, con libri e con quadri? Meglio bruciar la propria vita come Louis, anelando alla perfezione; e abbandonarci come Rhoda, fuggendo via da noi nel deserto; o sceglierne uno su un milione e uno solo, come Neville; meglio esser come Susan e amare e odiare il calore del sole o l'erba gelata; o essere onesti come Jinny, essere un animale. Tutti avevano il loro rapimento; il loro senso di comunità con la morte; qualcosa che riusciva loro utile. Cosí visitai ciascuno dei miei amici a turno, cercando con dita brancolanti di forzare i loro scrigni chiusi. Andai dall'uno all'altro porgendo il mio dolore – no, non il mio dolore, ma la natura incomprensibile di questa nostra vita – alla loro attenzione. C'è chi si rivolge ai preti, chi alla poesia; io ai miei amici, al mio cuore, a cercare tra le frasi e i frammenti qualcosa di intatto – io per cui non c'è bellezza sufficiente nella luna o in un albero; io per cui il contatto di una persona con l'altra è tutto, eppure non posso afferrare neppur questo, io che sono cosí imperfetta, debole, indicibilmente sola. Sedevo là.
Le Onde - Bernard: cap. IX

Adeline Virginia Woolf, nata Stephen


Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941

Virginia Woolf, La signora Dalloway. Si sentiva molto giovane; e al tempo stesso indicibilmente vecchia. Affondava come una lama nelle cose; e al tempo stesso ne rimaneva fuori, osservava. Aveva l’impressione costante di essere lontana, lontanissima, in mare aperto, e sola. Sempre aveva l’impressione che vivere, anche solo un giorno, fosse molto, molto pericoloso. Non che si sentisse particolarmente intelligente, o straordinaria. […] L’unico talento che aveva era di riconoscere la gente come d’istinto

Per le strade di Londra passeggia anche Septimus Warren Smith, il deuteragonista del romanzo. 
Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. Clarissa ha cinquant'anni, è ricca. Septimus ne ha appena trenta, è povero e traumatizzato dall'esperienza feroce e violenta della guerra, in cui ha perduto non solo l'amico Evans, ma ogni pace. Eppure i due, senza mai incontrarsi, semplicemente sfiorando gli stessi luoghi, comunicano. Con sapienza straordinaria Virginia Woolf, giunta con questo al suo quarto romanzo, tesse il filo sottile di corrispondenze, echi, emozioni che creano un'opera di grande intensità. Dove un uomo e una donna sconosciuti l'uno all'altra sono accomunati dallo stesso amore e terrore della vita, che li porterà, nell'accettazione (femminile) o nel rifiuto (maschile), ad affermarne comunque l'inestimabile valore.
http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/la-signora-dalloway-1/


Come una nuvola attraversa il cielo, così il silenzio cade su Londra, e nell'anima. 
Ogni sforzo cessa. Il tempo batte stanco dall'albero maestro. Dove ci troviamo, ci fermiamo. 
Rigido, lo scheletro delle abitudini tiene su da solo la struttura umana. 
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925


C'era da credere che la giornata, la giornata londinese, stesse appena per cominciare. 
Come una donna che si toglie il vestito di tela a fiori e il grembiule bianco, per adornarsi di celeste e di perle; così il giorno mutava, si levava di dosso ogni ciarpame, si vestiva di garza, si cambiava per la sera; e con lo stesso sospiro d'allegria di una donna che lasci cadere la gonna sul pavimento, anch'esso si liberò della polvere, del caldo, del colore; il traffico diminuì, le automobili sfreccianti, squillanti, si sostituirono all'ingombro dei furgoni; e qui e là tra lo spesso fogliame delle piazze alberate brillava intensa la luce. Mi dimetto, la sera sembrava dicesse, man mano che impallidiva e svaniva al di là dei merli e delle sporgenze, tonde o a punta, degli alberghi, delle case, dei negozi, scanisco, diceva, scompaio, ma Londra non voleva saperne, e puntava le sue baionette al cielo, la inchiodava, la costringeva a partecipare ai suoi bagordi.
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925


C'è in me qualcosa, pensò, in piedi accanto alla buca delle lettere, che anche adesso potrebbe sciogliersi in lacrime. Perché, lo sa il cielo. Una qualche specie di bellezza, forse; o il peso della giornata, che cominciata con la visita a Clarissa, l'aveva spossato per il caldo, l'intensità, e il gocciolio lento di un'impressione dopo l'altra giù in fondo a quella caverna dove profonde, oscure le impressioni si addensavano, e nessuno ne avrebbe mai saputo nulla. Proprio per quella ragione, per il suo assoluto e inviolabile segreto, la vita gli era sempre apparsa come un giardino sconosciuto, pieno di svolte, e di angoli, sorprendente. Sì, momenti che toglievano davvero il respiro; e proprio lì, accanto alla buca delle lettere, davanti al British Museum, gli stava capitando uno di quei momenti, quando tutto si raccoglie insieme, l'ambulanza, la vita e la morte. Era come se quella folla di emozioni lo risucchiassero verso un tetto altissimo, mentre il resto di lui rimaneva spoglio, come una specie di spiaggia bianca disseminata di gusci vuoti.
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925



Così, per conoscere lei, come del resto per conoscere chiunque, bisognava scovare le persone, perfino i luoghi, che ci completano. Provava una strana affinità con della gente con cui non aveva mai parlato, una donna per la strada, un uomo dietro a un banco - persino con gli alberi, coi granai. E tutto sfociava in una teoria trascendentale che, visto l'orrore che aveva della morte, la induceva a credere o a dire che credeva (malgrado il suo scetticismo), che poiché le nostre apparizioni, o la parte che di noi appare, sono così effimere paragonate all'altra parte, la parte invisibile di noi, che si espande immensa, l'invisibile può benissimo sopravvivere, si può recuperare attaccato addosso a una persona qualsiasi, o magari a certi luoghi, dopo la morte... forse - forse. 
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925
Pag. 138


 Nel matrimonio, un po' di libertà, un po' d'indipendenza ci dev'essere, tra gente che vive tutti i santi giorni dell'anno sotto il medesimo tetto; e Richard gliela concedeva, e lei a lui. (Dov'era egli stamane, per esempio? Una riunione qualunque, ella non domandava mai.) Con Peter, invece, tutto aveva da esser condiviso, in tutte le cose si doveva andare a fondo.
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925



«Si sentiva molto giovane; e al tempo stesso indicibilmente vecchia. 
Affondava come una lama nelle cose; e al tempo stesso ne rimaneva fuori, osservava
Aveva l’impressione costante di essere lontana, lontanissima, in mare aperto, e sola. 
Sempre aveva l’impressione che vivere, anche solo un giorno, fosse molto, molto pericoloso. 
Non che si sentisse particolarmente intelligente, o straordinaria. […] 
L’unico talento che aveva era di riconoscere la gente come d’istinto».
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925
Pag. 6
 (traduzione di Nadia Fusini)


Avevano sempre avuto quella strana facoltà di comunicare senza parole.
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925


L'anima tutta arrugginita
per quel torto che le stava conficcato nel cuore
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925, pag. 11



Viveva come un corallo incastonato nei fondali di un vasto oceano che vorrebbe seguire la direzione che segnala la sua radice ma che è costretto a deviare per farsi strada attraverso giganteschi scogli che gli ostruiscono il passaggio".
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925


".. Perché questa è la verità dell'anima, pensò, del nostro io, che alla maniera di un pesce abita in mari profondi, e naviga all'oscuro, facendosi strada tra mucchi di alghe gigantesche, attraversando intervalli di sole intermittente, per andare sempre più giù nel buio, nel freddo, nel profondo, nell'imperscrutabile; poi d'improvviso si lancia in superficie e gioca con le onde increspate dal vento; ha, cioè, un inequivocabile bisogno di darsi una spazzolata, una rassettata, di ravvivarsi, di chiacchierare.."
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925


Così si raccolgono, si sollevano, e ricadono, si raccolgono e ricadono ancora le onde in un giorno d'estate; e il mondo intero sempre più gravemente sembra che dica «è tutto», finché anche il cuore, che sta nel corpo disteso sulla spiaggia al sole, dice, è tutto. Non temere, dice il cuore. Non temere, dice il cuore, affidando il proprio fardello al mare, che sospira per tutte le pene, e riprende, e ricomincia, e si raccoglie, e ricade.
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925


Non c’era nessuno. Le parole svanirono. Allo stesso modo nell’aria svanisce un razzo, e le scintille, attraversata la notte, si arrendono, e il buio cala, e si posa sulle case e sulle torri, e i fianchi desolati delle colline si ammorbidiscono e scompaiono. Ma anche se sono scomparse, la notte è piena di loro; perso il colore, senza più finestre, le case esistono più massicciamente, emanano ciò che il pieno giorno non riesce a trasmettere - l'affanno e la sospensione di ciò che è ammassato nel buio; raggomitolato nel buio, privo del sollievo che porta l'alba, quando inonda di bianco e di grigio le pareti, e illumina ogni finestra, solleva la nebbia dai campi, mostra le mucche rossicce che vi pascolano in pace, e tutto riporta all'occhio, e tutto esiste di nuovo. Sono sola; sono sola! gridò, accanto alla fontana di Regent’ Park (fissando l'indiano e la sua croce), come a mezzanotte, forse, quando si sciolgono tutti i legami, e il paese ritorna alla sua forma antica, com'era quando i Romani vi sbarcarono, coperto di nuvole, quando ancora le colline non avevano nome e i fiumi serpeggiavano, non si sapeva verso dove - tanto era il buio…
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925


Avrebbero potuto stare lontani anche cent'anni, lei e Peter, lei non gli aveva scritto neppure una lettera, le lettere di lui non erano un granché; ma poi d'improvviso pensava: se fosse qui con me adesso, che direbbe? Certi paesaggi, certe giornate glielo riportavano alla mente, ma con calma ora, senza l'antica amarezza - il che forse era la ricompensa del suo volere bene alla gente;
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925


«Che importava se doveva ineluttabilmente cessare di esistere, e tutto sarebbe continuato senza di lei; le dispiaceva, forse? O non la consolava piuttosto credere che con la morte finisce tutto, completamente, ma in qualche modo, per le strade di Londra, nel flusso e riflusso di tutte le cose, qui, là, lei sarebbe sopravvissuta, e Peter anche; lei in quanto parte, ne era certa, degli alberi di casa sua, o anche di quella casa laggiù, brutta e cadente com’era, parte della gente che non aveva mai incontrato, sospesa come una nebbia tra le gente che conosceva bene, che la reggeva come aveva visto fare agli alberi con la nebbia».
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925
 (traduzione di Nadia Fusini)

E importava poi qualcosa, si domandò, mentre camminava verso Bond Street, importava poi qualcosa che lei dovesse ineluttabilmente e completamente cessare di esistere? Tutto doveva continuare senza di lei; se ne risentiva, o non era invece confortante credere che la morte avrebbe messo fine a tutto? ma che in qualche modo, per le strade di Londra, nel flusso e nel riflusso delle cose, qui, là, lei sopravviveva, Peter sopravviveva, vivevano l'uno nell'altro, e lei era parte, non aveva dubbi, degli alberi di casa sua; di quella casa laggiù, così brutta, fatta com'era di mille pezzi sconnessi; parte di gente che non aveva mai incontrato; calava come nebbia tra le persone che conosceva meglio e che la sollevavano con i loro rami così come aveva visto gli alberi sollevare la nebbia; ma si estendeva quanto mai lontano, la sua vita, lei stessa.
Pag. 16



 Era una confessione terribile (si rimise il cappello), ma all'età di cinquantatré anni, non si aeva quasi più bisogno di nessuno. La vita, in ogni suo momento, in ogni sua goccia, qui, quest'istante, ora, al sole, a Regent's Park, era abbastanza. Troppo, addirittura.
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925
Pag. 73

Temeva il tempo [...]; quando il poco margine che le restava non fosse più suscettibile di allungarsi, di assorbire i colori, i sapori, le tonalità dell'esistenza, come negli anni giovanili, quando entrando in una stanza lei la riempiva, e sentiva per un attimo, mentre esitava sulla soglia del salotto, una sospensione squisita, quella forse che potrebbe fermare un tuffatore prima di tuffarsi nel mare che sotto di lui si fa più cupo e luminoso, con le onde che minacciano di rompersi, ma appena leggermente alla superficie si divaricano, e trascinano e nascondono e mescolano alghe e perle mentre si rivoltano.
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925
Pag. 26


non credeva che ci fosse un Dio, non era colpa di nessuno, e così s’inventò una specie di religiosità atea che consisteva nel fare il bene per amore del bene.
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925
Pag. 69


 "Basta inciampare una volta e la natura umana ti si butta addosso"
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925
Pag. 82

Quando si è felici, aveva detto a Elizabeth, si hanno delle riserve a cui attingere, mentre lei era come una ruota senza gomma (le piacevano quelle metafore), sobbalzava a ogni scossa [...].
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925
Pag. 117


Il freddo scorrere delle impressioni visive gli venne meno, come se l'occhio fosse una tazza colma che lasciasse traboccare il superfluo lungo le pareti di porcellana.
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925


Come una suora che si ritira dal mondo, o un bambino che esplora una torre, andò di sopra, sostò alla finestra, entrò in bagno. C'era il linoleum verde e il rubinetto che gocciolava. C'era un vuoto nel cuore della vita, una soffitta.
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925
Pag. 31


E possedeva quel dono straordinario, quel dono tutto femminile, di crearsi un mondo suo particolare ovunque si trovasse. 
Virginia Woolf, La signora Dalloway, 1925



venerdì 4 novembre 2016

Virginia Woolf, Le tre ghinee. LA NOSTRA SCUOLA E' STATA IL MATRIMONIO, l'arte di scegliere la persona giusta con cui dividere la vita, l'unica grande professione aperta alla nostra classe dall'inizio dei tempi fino al 1919.

LA NOSTRA SCUOLA E' STATA IL MATRIMONIO, l'arte di scegliere la persona giusta con cui dividere la vita, l'unica grande professione aperta alla nostra classe dall'inizio dei tempi fino al 1919.
Virginia Woolf, Le tre ghinee



Pensare, pensare, dobbiamo.
In ufficio, sull'autobus;
mentre tra la folla osserviamo l'incoronazione e l'investitura del sindaco di Londra,
mentre passiamo accanto al Monumento dei Caduti (...)
nei tribunali; ai battesimi, ai matrimoni, ai funerali.
Non dobbiamo mai smettere di pensare;
che 'civiltà' è questa, in cui troviamo a vivere?
Cosa significano queste cerimonie,
e perché dovremmo prendervi parte?
Cosa sono queste professioni,
e perché dovremmo diventare ricche praticandole?
Dove, in breve, ci conduce il corteo dei figli degli uomini colti?"
Virginia Woolf, "Le tre ghinee" La Tartaruga edizioni, 1975


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Le tre ghinee (Three Guineas), il cui titolo originario era "On being despised" ("Sull'essere disprezzati") è un lungo saggio scritto da Virginia Woolf, pubblicato nel giugno 1938, quando in Europa si annunciava una nuova, grande guerra. 

Quest'opera viene di norma fatta risalire al cosiddetto "Femminismo della differenza", un tipo di femminismo volto a dare enorme valore alla differenza esistente tra i due sessi, più che al raggiungimento di parità tra di essi

La Woolf scrisse questo saggio immaginando che un avvocato appartenente ad un'associazione anti-fascista maschile le avesse chiesto un contributo per finanziare iniziative che scongiurassero le minacce di guerra, ed un parere su come prevenire l'imminente conflitto. 

Possedendo tre ghinee, la Woolf decide di ripartirle in tre opere di beneficenza che potrebbero ottenere il risultato di prevenire la guerra.


Una ghinea andrà a un college femminile povero di mezzi
a condizione che vi si insegnino «la medicina, la matematica, la musica, la pittura, la letteratura. 
È l'arte dei rapporti umani; l'arte di comprendere la vita e la mente degli altri, 
insieme alle arti minori che le completano: l'arte di conversare, di vestire, di cucinare».
[1] ^ V. Woolf, Le tre ghinee, 1980, p. 58.
Sono le arti che favoriscono la pace perché mettono insieme gli esseri umani, 
che s'insegnano con poca spesa e che anche i poveri possono esercitare. 

Nel college non dovranno essere insegnate quelle altre arti che dividono, che opprimono e che producono le guerre, quali «l'arte di governare, di uccidere, di accumulare terre e capitale».
[2] ^ V. Woolf, Le tre ghinee, p. 57.


Prenda questa ghinea e la usi per radere al suolo l’intera costruzione
Dia fuoco alle vecchie ipocrisie che il bagliore dell’edificio in fiamme faccia fuggire gli usignoli atterriti e invermigli salici. E le figlie degli uomini colti danzino attorno al grande falò, gettando di continuo bracciate di foglie morte sulle fiamme, mentre le loro madri, sporgendosi dalle finestre più alte, gridano, «che bruci! Che bruci. Non sappiamo che farcene di questa ‘istruzione!».
V. Woolf, Le tre ghinee, p.  60



"Come per tanti secoli, gentile signora", potremmo dire, "fu ritenuto peccato per la donna vendere il proprio corpo senza amore, e giusto donarlo al marito che amava, così è male, lo ammetterà, vendere la Sua mente senza amore, mentre è giusto donarla all'arte che ama".
"Ma cosa s'intende", chiederà forse la signora "con la frase 'vendere la Sua mente senza amore'?". "Scrivere", risponderemo, "per ordine di un altro e per denaro cose che Lei non vorrebbe scrivere. Ma vendere il cervello è peggio che vendere il corpo, perché quando la venditrice del corpo ha venduto il suo momentaneo piacere fa in modo che la cosa finisca lì. Ma quando la venditrice del cervello, la sua anemica, maligna, appestata progenie invade il mondo a contagiare, a corrompere, a seminare il morbo negli altri. Perciò la preghiamo, gentile Signora, di impegnarsi a non commettere mai l’adulterio del cervello, perché si tratta di un crimine molto più grave di quell’altro adulterio». «Adulterio del cervello significa dunque scrivere per denaro cose che non si vorrebbero scrivere. Allora lei mi chiede di dire no a tutti gli editori [… ] che vorrebbero farmi scrivere o dire col ricatto del denaro cose che non vorrei scrivere o dire?». Proprio così Signora; e in più Le chiediamo, di indignarsi e di denunciarle, così come si indignerebbe e denuncerebbe le proposte di vendere il suo corpo, e questo per il bene suo e degli altri.
[…]«Le chiediamo di non usare nessuna delle forme di prostituzione del cervello. Le chiediamo di rifiutarli nel modo più assoluto, perché son tutti segni che la cultura è stata prostituita e la libertà di pensiero ridotta a schiava»”.
Virginia Woolf, Le tre ghinee, pp. 129,130


La seconda ghinea andrà a un'associazione che favorisca l'ingresso delle donne alle libere professioni, purché non siano professioni gestite o influenzate direttamente da uomini. Se tutte le professioni potessero essere esercitate dalle donne, esse ne sarebbero trasformate grazie al loro particolare, diverso modo di essere, e di qui potrebbe venire un aiuto importante a scongiurare la guerra.
[3] ^ V. Woolf, Le tre ghinee, p. 141.


La terza ghinea andrà all'associazione pacifista maschile
Sarebbe però opportuno, afferma la Woolf, che esistesse anche un'associazione femminile pacifista: 
la si potrebbe chiamare la «Società delle Estranee». 
Sarà formata da «figlie di uomini colti» e dovrà essere molto diversa dalle analoghe associazioni: 
«non avrà alcuna sede, alcun comitato, alcuna segreteria; non convocherà riunioni, non organizzerà convegni». Non vi si terranno cerimonie e non si presteranno giuramenti, e il primo dovere delle aderenti sarà quello di non combattere mai con le armi e di rifiutarsi, in caso di guerra, di fabbricare armi e di prestarsi a fare le infermiere, come accadde nella guerra precedente.

Non si tratta «di incitare i fratelli a combattere, e neppure di cercare di dissuaderli, bensì di mantenere un atteggiamento di totale indifferenza». L'indifferenza nasce dai fatti, ed è «un fatto che la donna non è in grado di capire l'istinto che spinge il fratello a combattere, la gloria, l'interesse, la virile soddisfazione che il combattimento gli offre». L'istinto del combattimento è una caratteristica sessuale che lei non può condividere e che non può nemmeno giudicare. Questa è la ragione dell'atteggiamento di indifferenza che occorre tenere di fronte a «un istinto completamente estraneo a lei, tanto estraneo quanto sono riusciti a renderlo secoli di tradizione e di educazione
Questa è una distinzione fondamentale e istintiva su cui può poggiare l'indifferenza».
[4] ^ V. Woolf, Le tre ghinee, pp. 144-145.


Alla Woolf non interessa rilevare la necessità dell'eguaglianza tra i sessi, ma sottolineare una differenza che le appare positiva, perché comporta il rifiuto di una cultura inaccettabile e invasiva, la cultura maschile dominante: la differenza uomo-donna deve generare nella donna l'indifferenza per i valori politici e morali della cultura maschile. L'autrice ritiene che sia proprio la differenza esistente tra i due sessi, a dare maggiore valore all'opinione ed al punto di vista femminili.

https://it.wikipedia.org/wiki/Le_tre_ghinee




Descrizione
Le risposte a tre lettere immaginarie che contengono una richiesta di denaro per tre cause: 

  • la prevenzione della guerra
  • un'università femminile 
  • e un fondo per le donne che vogliono lavorare


Nelle immaginarie risposte si dimostra come alla radice di tutto ci sia il potere garantito dalla violenza.

Quarta di copertina
In Le tre ghinee, scritto nell'inverno 1937/38 mentre la guerra stava per diventare una dolorosa realtà, Virginia Woolf immagina di ricevere tre lettere che contengono una richiesta in denaro per tre cause, la prevenzione della guerra, una università femminile e un'assistenza alle donne che vogliono esercitare una professione. Nelle immaginarie risposte l'autrice dimostra come le tre cause siano identiche e inseparabili; come alla radice di tutto ci sia il potere garantito dalla violenza, uno stesso meccanismo che produce il patriarcato e il fascismo, che fa l'uomo protagonista di un contesto sociale e isola la donna nella sfera privata, alienando entrambi. Nell'aprile 1938, alla fine di questo lavoro, Virginia Woolf scrisse nel suo diario: "Hitler dunque sta accarezzando i suoi spinosi baffetti. L'intero mondo trema: e il mio libro sarà forse come una farfalla sopra un falò consumato in meno di un secondo."
http://www.lafeltrinelli.it/libri/virginia-woolf/tre-ghinee/9788807820441




Elenco blog personale