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lunedì 31 ottobre 2016

No taxation without representation, Perchè i diritti indviduali sono essenziali per l’industrializzazione? Perché la Rivoluzione industriale si sviluppò proprio in Europa, e non altrove?

Perchè i diritti indviduali sono essenziali per l’industrializzazione?
Perché la Rivoluzione industriale si sviluppò proprio in Europa, 
e non altrove? 

Libertà, giustizia, tassazione.

Vera Zamagni, in Dalla Rivoluzione industriale all’integrazione europea (Il Mulino, 2000), ha messo in evidenza i requisiti strutturali che hanno permesso al continente europeo di compiere per primo il salto dell’industrializzazione.

Per capire perché la rivoluzione industriale si ebbe in Europa, è importante mettere a confronto – in un arco di tempo che va dal VII al XVIII sec – le tre società agricole più avanzate: la Cina, i paesi arabi e l’Europa.

I termini di paragone più importanti individuati da Zamagni sono tre: libertà, giustizia, tassazione.
Libertà: il volano dell’industrializzazione

Uno dei vantaggi dell’Europa preindustriale rispetto alle altre civiltà, fu proprio la maggiore tutela delle libertà individuali, con una pluralità di istituzioni politiche e culturali che permettevano il formarsi di un sapere critico e una notevole libertà di pensiero.

Per questo i paesi europei furono i primi a sviluppare il fondamentale concetto di libertà di impresa che – non senza alcune diffidenze iniziali – permise la nascita e lo sviluppo di un dinamico ceto mercantile.
Mentre il regime politico assolutistico della Cina e la tirannide araba soffocavano la libertà di pensiero e di azione, con pesanti conseguenze sullo sviluppo scientifico e tecnologico.

Giustizia e tassazione
Anche in questi campi, la differenza tra l’Europa e le altre civiltà di epoca moderna è significativa.
Mentre in Cina la giustizia era demandata all’arbitrio dell’imperatore, nell’impero arabo erano i vari potentati a farla padrone.

Fu Europa che si affermò progressivamente una giustizia impersonale e oggettiva, basata su codici che salvaguardavano principi fondamentali come quello della PROTEZIONE DEI DIRITTI DI PROPRIETA'.

Similmente, la tassazione cinese era pesante e imprevedibile, 
quella araba più leggera ma ugualmente imprevedibile.

In Europa si andò invece affermando il principio 
No taxation without representation, 
che impediva alla monarchia di imporre nuove tasse 
senza il consenso dei rappresentanti popolari.

Si tratta di conquiste ottenute progressivamente, e non sempre diffusesi omogeneamente in tutti i paesi europei. Non a caso, fu proprio il paese europeo più avanzato in materia di diritti individuali ad avvantaggiarsi rispetto agli altri: la Gran Bretagna.

In un processo che affonda le sue radici nel Medioevo, con la Magna Charta che – tra le altre cose – sancì anche il principio dell’habeas corpus.

Il confronto sulla tutela dei diritti individuali tra i paesi europei e le altre civiltà, chiarisce perchè in queste ultime non ci fossero i requisiti necessari per il processo di industrializzazione.

Si tratta quindi di prerequisiti che sono fondamentali per il decollo industriale e che, significativamente, si riscontravano solo in Europa.

Questo spiega anche perché, prima ancora di arrivare alla rivoluzione industriale, l’Europa preindustriale potè godere di una grande superiorità tecnologica rispetto alle altre civiltà; cosa che non mancava di stupire gli Europei stessi all’indomani dei grandi viaggi oceanici.

Per questo Rodney Stark si è chiesto:
Perché per secoli gli europei rimasero gli unici a possedere occhiali da vista, camini, orologi affidabili, cavalleria pesante o un sistema di notazione musicale?

Non che le invenzioni fossero a esclusivo appannaggio degli Europei, ma l’invenzione deve essere seguita dall’innovazione; ovvero dall’applicazione di quella determinata invenzione a un processo produttivo o ad altro uso.

Basti pensare alla polvere da sparo, conosciuta già da secoli in Cina ma usata solo per fini ludici, mentre gli Europei seppero darle molteplici applicazioni.

Tecnologia e certezza del diritto.
Si può quindi concludere che l’Europa seppe sviluppare un ambiente particolarmente favorevole all’innovazione (tecnologica e istituzionale), in special modo dopo l’umanesimo e il rinascimento, perché c’era maggiore libertà e maggiore certezza del diritto, che dava basi più sicure al calcolo economico connesso all’investimento, e forniva più sostegno all’iniziativa individuale da parte dei pubblici poteri.
(Vera Zamagni, Dalla Rivoluzione industriale all’integrazione europea).

L’innovazione fu fondamentale in particolar modo nella Prima rivoluzione industriale che non necessitò di “basi scientifiche diverse da quelle già esistenti nell’impero romano”.

Il ruolo dell’Italia.
In Italia il processo di industrializzazione fu lento per il declino che aveva colpito la penisola in seguito alle numerose guerre di età moderna. Tuttavia, gli stati italiani diedero un contributo importante per la nascita di gran parte di quelle istituzioni e pratiche economiche (nate fra il XII e il XVIII sec) indispensabili per la rivoluzione industriale.
Zamagni ricorda la banca e le pratiche bancarie (come l’assegno, il conto, la cambiale), l’uso della partita doppia, l’assicurazione, la commenda, il servizio postale, la borsa, il brevetto e i codici di commercio.
Per questo Pirenne definiva, giustamente, i mercanti come i primi capitalisti.

Ettore Barra

http://www.lacooltura.com/2016/10/industrializzazione-diritti-individuali/

venerdì 27 novembre 2015

Gustave Thibon. Ritorno al reale: nuove diagnosi. la scuola, la caserma e la famiglia sono orribili prigioni per lo scolaro, il soldato o gli sposi senza vocazione. L'uomo non è libero nella misura in cui non dipende da nulla o da nessuno: è libero nell'esatta misura in cui dipende da ciò che ama, ed è prigioniero nell'esatta misura in cui dipende da ciò che non può amare. Così il problema della libertà non si pone in termini di indipendenza, ma in termini di amore



Gustave Thibon definito "il filosofo contadino".
A lui Simone Weil consegna il manoscritto del suo celebre libro La pesanteur et la grace (La pesantezza e la grazia, o L'ombra e la grazia) che lo scrittore pubblica nel 1947, facendo conoscere al mondo la giovane filosofa morta quattro anni prima di tubercolosi.


«Definire la libertà come indipendenza nasconde un pericoloso equivoco. 
Non esiste per l'uomo indipendenza assoluta (un essere finito che non dipenda da nulla, sarebbe un essere separato da tutto, eliminato cioè dall'esistenza). Ma esiste una dipendenza morta che lo opprime e una dipendenza viva che lo fa sbocciare. La prima di queste dipendenze è schiavitù, la seconda è libertà. Un forzato dipende dalle sue catene, un agricoltore dipende dalla terra e dalle stagioni: queste due espressioni designano realtà ben diverse. Torniamo ai paragoni biologici che sono sempre i più illuminanti. In che consiste il "respirare liberamente"? Forse nel fatto di polmoni assolutamente "indipendenti"? Nient'affatto: i polmoni respirano tanto più liberamente quanto più solidamente, più intimamente sono legati agli altri organi del corpo. Se questo legame si allenta, la respirazione diventa sempre meno libera e, al limite, si arresta. La libertà è funzione della solidarietà vitale. Ma nel mondo delle anime questa solidarietà vitale porta un altro nome: si chiama amore. A seconda del nostro atteggiamento affettivo nei loro confronti, i medesimi legami possono essere accettati come vincoli vitali, o respinti come catene, gli stessi muri possono avere la durezza oppressiva della prigione o l'intima dolcezza del rifugio. Il fanciullo studioso corre liberamente alla scuola, il vero soldato si adatta amorosamente alla disciplina, gli sposi che si amano fioriscono nei "legami" del matrimonio. Ma la scuola, la caserma e la famiglia sono orribili prigioni per lo scolaro, il soldato o gli sposi senza vocazione. L'uomo non è libero nella misura in cui non dipende da nulla o da nessuno: è libero nell'esatta misura in cui dipende da ciò che ama, ed è prigioniero nell'esatta misura in cui dipende da ciò che non può amare. Così il problema della libertà non si pone in termini di indipendenza, ma in termini di amore.»
Gustave Thibon, Ritorno al reale: nuove diagnosi, traduzione di I. De Giorgi, Volpe, 1972.

domenica 8 novembre 2015

Von Hayek. La libertà è un prodotto della civiltà. È un’illusione pensare l’individuo della società primitiva come libero. Non c’era alcuna libertà naturale per un animale sociale, mentre la libertà è un prodotto della civiltà. L’individuo, nel gruppo, non aveva alcuna sfera riconosciuta di azione indipendente; anche il capo della banda poteva aspettarsi obbedienza, sostegno e comprensione dei suoi segnali solo per attività convenzionali. Fino a quando ciascuno deve rispettare un comune ordinamento di ruoli per tutte le necessità, ed è questo il sogno dell’odierno socialismo, non può esserci alcuna libera sperimentazione da parte dell’individuo

·  · 
Friedrich August von Hayek.
- La libertà è un prodotto della civiltà -
“ È un’illusione pensare l’individuo della società primitiva come libero. 
Non c’era alcuna libertà naturale per un animale sociale, mentre la libertà è un prodotto della civiltà. L’individuo, nel gruppo, non aveva alcuna sfera riconosciuta di azione indipendente; anche il capo della banda poteva aspettarsi obbedienza, sostegno e comprensione dei suoi segnali solo per attività convenzionali. Fino a quando ciascuno deve rispettare un comune ordinamento di ruoli per tutte le necessità, ed è questo il sogno dell’odierno socialismo, non può esserci alcuna libera sperimentazione da parte dell’individuo.”
FRIEDRICH AUGUST von HAYEK (1899 – 1992), “L’atavismo sulla giustizia sociale” (1976, da Id., “Nuovi studi di filosofia, politica, economia e storia delle idee”, traduzione di G. Minotti, a cura di E. Coccia, Armando, Roma 1988), in Id., “Conoscenza, competizione e libertà”, a cura e introduzione di Dario Antiseri e Lorenzo Infantino, Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro) 1988, 4. ‘Mercato, giustizia sociale e solidarietà’, 2., p. 161.



“ It is a delusion to think of the individual in primitive society as free. There was no natural liberty for a social animal, while freedom is an artifact of civilisation. The individual had in the group no recognised domain of independent action; even the head of the band could expect obedience, support and understanding of his signals only for conventional activities. So long as each must serve that common order of rank for all needs, which present-day socialists dream of, there can be no free experimentation by the individual.”
FRIEDRICH AUGUST von HAYEK, “New Studies in Philosophy, Politics, Economics and the History of Ideas”, Routledge & Kegan Paul, London 1990 (III ed., First published 1978), Part One ‘Philosophy’, Chapter 5 ʽThe Atavism of Social Justiceʼ (The 9ᵀᴴ «R. C. Mills Memorial Lecture» delivered at the University of Sydney on
6 October 1976), 2, p. 59.




giovedì 7 agosto 2014

Gustave Courbet. L'onda. Ho cinquant'anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l'unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà


«Ho cinquant'anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l'unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà.»
(Gustave Courbet)
Jean Désiré Gustave Courbet (Ornans, 10 giugno 1819 – La Tour-de-Peilz, 31 dicembre 1877), pittore francese, il più rappresentativo del movimento realista francese del XIX secolo.

Gustave Courbet - L'onda ,1870
Frankfurt,Städelsch.Kunstinst





martedì 5 agosto 2014

Statua della Libertà. E il 5 agosto 1884, veniva posta la prima pietra della statua della Libertà su Bedloe's Island, a New York. La statua della Libertà è alta 93 metri, posta sopra un basamento, raffigura una donna che indossa una lunga toga e sorregge in una mano una fiaccola, simbolo del fuoco eterno della libertà, mentre nell'altra porta un libro con incisa la data del giorno dell'Indipendenza americana “4 luglio 1776”; ai piedi sono poggiate delle catene spezzate, simbolo della liberazione dal potere dispotico e in testa porta una corona a sette punte, che rappresentano i sette mari. Essa si trova all’ingresso del porto sul fiume Hudson, al centro della baia di Manhattan.


LA STATUA DELLA LIBERTÀ
Nel 1865, un intellettuale francese, Edouard Laboulaye, sostenitore dell’unificazione degli Stati americani espresse l’idea che se si fosse costruito un monumento in ricordo della loro indipendenza, questo doveva essere realizzato con gli sforzi comuni delle due nazioni, in segno di amicizia tra i due popoli. Questo pensiero ispirò lo scultore Frédéric Auguste Bartholdi, che insieme a progettisti ed architetti, tra cui lo stesso Gustave Eiffel, mise a punto il progetto.
E il 5 agosto 1884, veniva posta la prima pietra della statua della Libertà su Bedloe's Island, a New York. La statua della Libertà è alta 93 metri, posta sopra un basamento, raffigura una donna che indossa una lunga toga e sorregge in una mano una fiaccola, simbolo del fuoco eterno della libertà, mentre nell'altra porta un libro con incisa la data del giorno dell'Indipendenza americana “4 luglio 1776”; ai piedi sono poggiate delle catene spezzate, simbolo della liberazione dal potere dispotico e in testa porta una corona a sette punte, che rappresentano i sette mari. Essa si trova all’ingresso del porto sul fiume Hudson, al centro della baia di Manhattan.




sabato 2 agosto 2014

Florida Donner-Grau. "Essere nel sogno". La libertà ti costerà la maschera che indossi. La maschera che sembra così comoda e difficile da togliere, non perché si adatta bene, ma perché l'hai indossata a lungo.


TOGLIERE LA MASCHERA

"La libertà ti costerà la maschera che indossi. La maschera che sembra così comoda e difficile da togliere, non perché si adatta bene, ma perché l'hai indossata a lungo."
Florida Donner-Grau, "Essere nel sogno"


La bellezza di Zuleica non era una bellezza media, ma una bellezza sublime, temperata dal suo perfetto autocontrollo.
Era profondamente consapevole di quanto fosse ridicolo sembrare belli ed attraenti agli occhi degli altri.
Era, perciò, indifferente a tutto e a tutti.
Florida Donner-Grau, "Essere nel sogno"




mercoledì 23 luglio 2014

domenica 13 luglio 2014

David Icke, Io sono me stesso, io sono libero. Dobbiamo disintossicarci dalle nostre dipendenze emotive. Emozioni come la paura, la colpa, il risentimento, la rabbia, la preoccupazione, la depressione, e così via, generano dipendenza nella stessa misura in cui lo fanno la droga e gli alcoolici.


DIPENDENZE EMOTIVE
Dobbiamo disintossicarci dalle nostre dipendenze emotive.
Emozioni come la paura, la colpa, il risentimento, la rabbia, la preoccupazione, la depressione, e così via, generano dipendenza nella stessa misura in cui lo fanno la droga e gli alcoolici.
David Icke, Io sono me stesso, io sono libero



mercoledì 9 luglio 2014

mercoledì 25 giugno 2014

Indubbiamente l’uomo d’oggi vive in un tempo fittizio, determinato, più che dal corso delle stagioni o dai ritmi naturali, dai riti aberranti, da falsi cerimoniali (che sono l’ora solare, o l’inizio del riscaldamento quando non venga a mancare, gli orari dei treni, le scadenze delle tasse ecc.), che però lo imprigionano entro una rete di atti, di dati, di eventi dalla quale invano vorrebbe – se ancora lo vuole – liberarsi.


Indubbiamente l’uomo d’oggi vive in un tempo fittizio, determinato, più che dal corso delle stagioni o dai ritmi naturali, dai riti aberranti, da falsi cerimoniali (che sono l’ora solare, o l’inizio del riscaldamento quando non venga a mancare, gli orari dei treni, le scadenze delle tasse ecc.), che però lo imprigionano entro una rete di atti, di dati, di eventi dalla quale invano vorrebbe – se ancora lo vuole – liberarsi.
Gillo Dorfles




giovedì 29 maggio 2014

Burhanuddin Herrmann. Tutti voi indossate abiti e scarpe di marca come se foste i rappresentanti di queste compagnie. Questa è la vostra forma, la vostra religione. Avete uno stile di vita inconsapevole, creato dalla tv, dalla pubblicità. Pensate di essere liberi e in grado di decidere liberamente ma siete gli esseri più manipolati del mondo. La scelta del vostro vestito è la scelta di uno schiavo. Quello che compare sulle riviste è lo standard della moda dell'anno, lo seguite e siete così manipolati che arrivate perfino al punto di dire che vi vestite così perchè vi piace. Siete forzati dai vostri desideri, dalle vostre immagini. E la pubblicità funziona con desideri e immagini, è per questo che avete tutti lo stesso aspetto.

"Tutti voi indossate abiti e scarpe di marca come se foste i rappresentanti di queste compagnie. Questa è la vostra forma, la vostra religione. Avete uno stile di vita inconsapevole, creato dalla tv, dalla pubblicità. Pensate di essere liberi e in grado di decidere liberamente ma siete gli esseri più manipolati del mondo. La scelta del vostro vestito è la scelta di uno schiavo. Quello che compare sulle riviste è lo standard della moda dell'anno, lo seguite e siete così manipolati che arrivate perfino al punto di dire che vi vestite così perchè vi piace. Siete forzati dai vostri desideri, dalle vostre immagini. E la pubblicità funziona con desideri e immagini, è per questo che avete tutti lo stesso aspetto."
Burhanuddin Herrmann


"Le forze esterne ti ingannano, ti manipolano. Ciò in cui credi è un prodotto elaborato ad arte. In parte l'hai creato tu, in parte i tuoi genitori e la società in cui vivi. La sola cosa che ci serve è l'autenticità: dobbiamo vedere le cose per quello che sono. Perchè è così difficile dire la verità, vivere la verità? Per le conseguenze. Se inizi ad essere vero, a vivere nella verità, tutti i tuoi giochetti che hai fatto finora devono finire. La mente può adattarsi ai compromessi, il cuore no. Può darsi che tu viva rettamente, però non vivi nella verità. Se trovi il coraggio di seguire ciò che è vero per te, forse perdi il tuo lavoro, forse resti da solo o finisci sotto un ponte. Ma una cosa ti succede di sicuro: raggiungi la pace del cuore. La verità è oltre la concezione umana del bene e del male; è il nome più alto del divino: da lì ogni cosa si manifesta."
Burhanuddin Herrmann





venerdì 16 maggio 2014

Gustave Courbet. Ho cinquant'anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l'unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà.


Ho cinquant'anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l'unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà.
Gustave Courbet




mercoledì 23 aprile 2014

Easy Rider. Gorge: "Lo sai? Una volta questo era proprio un gran bel paese… e non riesco a capire quello che gli è successo." Billy: "Beh, è che tutti hanno paura, ecco cos’è successo. Noi non possiamo neanche andare in uno di quegli alberghetti da due soldi, voglio dire propri di quelli da due soldi, capisci? Credono che si vada a scannarli o qualcosa, hanno paura." George: "Si ma non hanno paura di voi, hanno paura di quello che voi rappresentate." Billy: "Ma quando, per loro noi siamo solo della gente che ha bisogno di tagliarsi i capelli." George: "Ah no, quello che voi rappresentate per loro è la libertà." Billy: "Che c’è di male nella libertà? La libertà è tutto." George: "Ah si, è vero, la libertà è tutto, d’accordo, ma… parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato… e bada, non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran daffare a uccidere, a massacrare per dimostrarti che lo è. Ah certo, ti parlano e ti parlano e ti riparlano di questa famosa libertà individuale, ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura." Billy: "La paura però non li fa scappare." George: "No, ma li rende pericolosi."


Gorge: "Lo sai? Una volta questo era proprio un gran bel paese… e non riesco a capire quello che gli è successo."
Billy: "Beh, è che tutti hanno paura, ecco cos’è successo. Noi non possiamo neanche andare in uno di quegli alberghetti da due soldi, voglio dire propri di quelli da due soldi, capisci? Credono che si vada a scannarli o qualcosa, hanno paura."
George: "Si ma non hanno paura di voi, hanno paura di quello che voi rappresentate."
Billy: "Ma quando, per loro noi siamo solo della gente che ha bisogno di tagliarsi i capelli."
George: "Ah no, quello che voi rappresentate per loro è la libertà."
Billy: "Che c’è di male nella libertà? La libertà è tutto."
George: "Ah si, è vero, la libertà è tutto, d’accordo, ma… parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato… e bada, non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran daffare a uccidere, a massacrare per dimostrarti che lo è. Ah certo, ti parlano e ti parlano e ti riparlano di questa famosa libertà individuale, ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura."
Billy: "La paura però non li fa scappare."
George: "No, ma li rende pericolosi."
Easy Rider



lunedì 17 marzo 2014

Stalin. È noto ad ogni leninista, purché sia un vero leninista, che il livellamento nel campo dei bisogni e delle condizioni di vita private è un'assurdità reazionaria da piccoli borghesi, degna di una qualche setta primitiva di asceti, ma non di una società socialistica organizzata marxisticamente, poiché non si può esigere che tutti gli uomini abbiano bisogni e gusti perfettamente uguali, che tutti gli uomini quanto al loro tenore di vita privata vivano secondo un unico modello

La guerra è la prosecuzione della politica
Von Clausewitz

La politica è la prosecuzione della guerra
Foucault


"[Tito a Stalin] Smettila di mandare persone ad uccidermi. Ne abbiamo già catturati cinque, di cui uno con una bomba e uno con un fucile. Se non la smetti di mandarmi sicari, ne manderò io uno a Mosca, e non avrò bisogno di mandarne un secondo."
(messaggio trovato fra gli effetti personali di Stalin; citato in Robert Service, "Stalin: A Biography")

Questa guerra non è come nel passato; chi occupa un territorio impone anche il proprio sistema sociale. Ognuno impone il proprio sistema nella misura in cui il suo esercito ha il potere di farlo. Non può essere altrimenti. Se ora non c'è un governo comunista a Parigi, questo è solamente dovuto al fatto che la Russia non ha un esercito in grado di raggiungere Parigi nel 1945.
Stalin, detto a Tito nell'aprile del 1945


LA DEMOCRAZIA È IMPOSSIBILE NEL CAPITALISMO (STALIN)
"Non c'è e non può esservi, in regime capitalistico, un'effettiva partecipazione delle masse sfruttate all'amministrazione del paese, perchè nei paesi più democratici i governi sono installati non dal popolo, ma dai Rotschild e dagli Stinnes, dai Rockefeller e dai Morgan. In regime capitalistico, la democrazia è una democrazia capitalistica; è la democrazia della minoranza sfruttatrice, basata sulla limitazione dei diritti della maggioranza sfruttata e diretta contro questa maggioranza." 
Stalin


SOCIALISMO NON È UGUAGLIANZA DEI SALARI (STALIN)
"È noto ad ogni leninista, purché sia un vero leninista, che il livellamento nel campo dei bisogni e delle condizioni di vita private è un'assurdità reazionaria da piccoli borghesi, degna di una qualche setta primitiva di asceti, ma non di una società socialistica organizzata marxisticamente, poiché non si può esigere che tutti gli uomini abbiano bisogni e gusti perfettamente uguali, che tutti gli uomini quanto al loro tenore di vita privata vivano secondo un unico modello."
Stalin, dal rapporto al XVII Congresso del Partito bolscevico, 26-1-1934


ANARCHISMO O MARXISMO?
"Marxismo e anarchismo sono fondati su princìpi completamente diversi, nonostante che entrambi si presentino sul terreno della lotta sotto la bandiera socialista. Pietra angolare dell'anarchismo è l'individuo, la cui liberazione sarebbe la condizione principale della liberazione della massa, della collettività. Secondo l'anarchismo, è impossibile la liberazione della massa finché non sarà liberato l'individuo; per cui la sua parola d'ordine è : «tutto per l'individuo». Pietra angolare del marxismo è invece la massa, la cui liberazione sarebbe la condizione principale della liberazione dell'individuo. Cioè, secondo il marxismo, la liberazione dell'individuo è impossibile finché non sarà liberata la massa; per cui la sua parola d'ordine è: «tutto per la massa».  
E' chiaro che noi abbiamo qui due principi i quali si negano a vicenda, e non soltanto dissensi tattici."
Josif Stalin, da "Anarchia o socialismo?"


L'anarchismo è la dottrina che teorizza la lotta per abolire ogni ordine e autorità politica e sostituirvi la libertà dell’individuo; in particolare si contrappone all’idea di Stato. Tra i più noti teorici dell’anarchismo, il francese Proudhon, il tedesco Stirner, il russo Bakunin. Per gli anarchici il rifiuto dell’autorità è completo e si riferisce a qualsiasi organizzazione statale; lo Stato è considerato una forma di tirannide, per cui viene giustificato il ricorso a una strategia di violenza che abbia per fine il suo abbattimento; chiunque detenga il potere è oppressore, e l’oppresso che si sostituisce all’oppressore diventa egli stesso tiranno.
Marx polemizzerà con Bakunin accusandolo di ignorare le cause delle trasformazioni sociali e della rivoluzione proletaria, cioè le condizioni economiche della rivoluzione. 
Scriveva Engels a Cuno nel 1872:
«Mentre la grande massa degli operai socialdemocratici sono, insieme con noi, dell’opinione che il potere statale non è altro che l’organizzazione che le classi dominanti – proprietari fondiari e capitalisti – si sono dati per difendere i loro privilegi sociali, Bakunin afferma che lo stato ha creato il capitale, che il capitalista ha il suo capitale solo per grazia dello stato. Poiché dunque lo stato è il male principale, si deve prima di tutto sopprimere lo stato, e allora il capitale se ne andrà al diavolo da solo. Noi invece diciamo il contrario: distruggete il capitale, l’appropriazione di tutti i mezzi di produzione da parte di pochi, e lo stato cadrà da sé» 
Marx & Engels, Contro l’anarchismo, pp. 60-61

Da questa concezione dello stato deriva la predicazione di Bakunin contro la partecipazione alle elezioni da parte della classe operaia, che avrà un esito nefasto soprattutto in Spagna durante l’insurrezione del 1873.

Attualmente esistono correnti anarchiche collegate sul piano internazionale, ma il loro peso politico è di scarso rilievo.



martedì 17 dicembre 2013

Winnicott. Gli infelici tenteranno di distruggere la felicità. Coloro che sono imprigionati nella rigidità delle proprie difese tenteranno di distruggere la libertà. Coloro che non possono godere del proprio corpo pienamente tenteranno di interferire con il godimento corporeo, anche nel caso dei figli che amano. Coloro che non possono amare tenteranno di distruggere la semplicità di un rapporto naturale attraverso il cinismo

Winnicot scriveva:
"bisognerebbe spiegare alle madri che amare è una faccenda complicata e non un semplice istinto... che qualsiasi ‘errore’ possa aver commesso non è altro che un pezzo, un frammento, una parte di un percorso in costruzione."


Maria Pia Casamassa:
È difficile essere madri in modo consapevole perché l'esperienza si acquisisce all'interno della relazione col figlio. Inoltre il modello di riferimento è la propria madre e la relazione con essa. Nostra madre sarà stata sufficientemente buona, diceva ancora, se a lei affideremmo in nostra assenza, la cura dei nostri figli.



"Si pone però un'altro problema: cos'è la normalità?
Beh, possiamo dire che un individuo sano è colui che è riuscito sì a organizzare le sue difese contro gli intollerabili conflitti della realtà psichica personale, ma, contrariamente alla persona malata di psiconevrosi, è relativamente libero da una rimozione massiccia e da una inibizione degli istinti. Inoltre l'individuo sano può impiegare ogni sorta di difese, può passare da un tipo all'altro e in effetti non mostra la rigidità di organizzazione difensiva che caratterizza il malato."
Donald Winnicott (1896-1971), Psiconevrosi nell'infanzia, 1961, in: Esplorazioni psicoanalitiche, ed.or.1989, ed. it.Cortina 1995, pag. 87.


Come concetto opposto a quello di abitudine, la creatività diviene condizione necessaria per poter parlare di una buona qualità di vita.
Donald Winnicott


“Gli artisti sono persone guidate dalla tensione tra il desiderio di comunicare e il desiderio di nascondere.”
Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, che morì nel 1971


"Ai miei pazienti che hanno pagato per insegnarmi."
Donald Winnicott (1896-1971) Gioco e realtà, 1971, dedica, ed.it. Armando 1974 pag.7.


“I miei pazienti e analizzandi mi hanno portato così vicino alla realtà della vita umana, che mi hanno costretto ad apprendere cose essenziali. Gli incontri con la gente più varia, e di tanto differenti livelli psicologici, sono stati per me incomparabilmente più importanti di episodiche conversazioni con celebrità. I colloqui più belli e più significativi della mia vita furono anonimi.”
Carl Gustav Jung,  Ricordi, Sogni, Riflessioni – Edizioni BUR, p.187


"Ciò che mi sorprendeva era la frequenza con cui i bambini mi sognavano la notte prima della visita. ((...)) I bambini che avevano avuto questi sogni erano in grado di dirmi che mi avevano sognato. In un linguaggio che adopero adesso, ma che allora non sapevo adoperare, mi trovavo nel ruolo di oggetto soggettivo. Ora so che in questo ruolo di oggetto soggettivo, che raramente si protrae più a lungo del primo o dei primi colloqui, il dottore ha la grande opportunità di stabilire un contatto con il bambino. (( ... )) Se ci si lascia sfuggire questo particolare momento, la speranza del bambino di venire capito viene distrutta. D'altra parte, se questo momento sacro vine sfruttato, la speranza del bambino di essere aiutato viene rafforzata."
Donald Winnicott (1896-1971), Colloqui terapeutici con i bambini - Interpretazion e di 300 "scarabocchi", 1971, ed.it.Armando 1974, pagg:13-14.


La madre non può imparare come fare quello che le si richiede né dai libri, né dalle infermiere, né dai dottori; può invece avere imparato molto dal fatto di essere stata bambina, dall'aver osservato i genitori con dei bambini piccoli e aver partecipato alla cura dei fratelli. Soprattutto, ha imparato molte cose di enorme importanza giocando a mamma e papà quando era piccola.
Donald Winnicott (1896-1971), 1948, in: Bambini, 1996, ed.it. Cortina 1997 pag.54.



“sarebbe d’aiuto chiarire alle madri che può capitare di non provare immediatamente amore per i propri figli o di non sentirsela di allattarli; oppure spiegare loro che amare è una faccenda complicata e non un semplice istinto”.
Donald Winnicott



All'inizio, grazie alla sua grande capacità di adattamento, la madre permette al figlio di fare esperienza di onni potenza, di trovare nella realtà ciò che crea e collegare quanto crea a ciò che è reale. il risultato finale è che ogni bambino inizia con una nuova creazione del mondo. E speriamo che al settimo giorno ne sia soddisfatto e si riposi.
Donald Winnicott



Risulta quindi fondamentale fornire alle madri strumenti efficaci per poter accettare ciò che sono e ciò che fanno in quanto frutto del loro esserci in quel momento. Ciò significa rassicurare e aiutare a formulare pensieri positivi e costruttivi su possibili scenari di miglioramento. Madri non si nasce, si diventa....



Gli infelici tenteranno di distruggere la felicità. Coloro che sono imprigionati nella rigidità delle proprie difese tenteranno di distruggere la libertà. Coloro che non possono godere del proprio corpo pienamente tenteranno di interferire con il godimento corporeo, anche nel caso dei figli che amano. Coloro che non possono amare tenteranno di distruggere la semplicità di un rapporto naturale attraverso il cinismo. 
Donald Winnicott



“....la fuga nella salute mentale non è cosa sana. La vera salute, infatti, tollera la malattia, traendo addirittura un certo vantaggio dall’entrare in contatto con essa in tutti i suoi aspetti”.
Donald Winnicot





Quella che ieri era una buona difesa ora può essere inadeguata nel senso che i vantaggi che arreca sono meno degli svantaggi in seguito ai cambiamenti della nostra vita, per questo è importante potersene liberare trovandone un'altra più efficace e meno svantaggiosa per la situazione attuale.


L'attività creativa dell'immaginazione, libera l'uomo dalla sua schiavitù del «senso del nulla » e lo eleva allo stato d'animo di colui che gioca, perché, come dice Schiller: «L'uomo è completamente umano solo quando gioca». Lo scopo a cui miro è di provocare uno stato psichico nel quale il mio paziente cominci ad esperimentare la propria natura e cerchi di ottenere uno stato di fluidità, di dinamismo e superamento, in cui non vi sia più nulla di eternamente fisso e di disperatamente fossilizzato»
Donald Winnicott



Il rituale, diceva Jung, è un contenitore psichico, che consente all’essere umano, minacciato dalla transizione di un modo d’essere ad un altro, di escogitare attraverso una sorta di liturgia laica, particolari modalità del vivere, atte a salvaguardare la stabilità della personalità, mentre è in corso appunto la transizione da una condizione psicologica ad un’altra. Il rituale chiaramente non può incidere in vero e proprio senso trasformativo, ma se non altro ricontiene la crisi di un passaggio doloroso tutelandoci da possibili scompensazioni.
Si pensi all’oggetto transizionale, espressione introdotta dallo psicanalista inglese D.W. Winnicot (1896/1971) per indicare un lembo di coperta, un pupazzo che il bambino tra i quattro e dodici mesi porta con sé per addormentarsi, consente al bambino di passare dalla prima relazione con la madre alla relazione oggettuale. Quindi, una fase di passaggio dolorosa di distacco che si ripresenta in fasi successive specialmente in momenti depressivi.
La caratteristica degli oggetti transizionali è quella di non far parte del corpo del bambino, e di non essere collocabili nel mondo esterno.
Essi però, appartengono a quel campo intermedio dell’esperienza che è il campo dell’illusione, del come se (una sorta di compensazione) ed hanno la funzione di difendere il bambino dalle ansie legate all’assenza della madre, in quanto mantengono una continuità simbolica, ma rassicurante con la sua presenza.



L'oggetto transizionale ((di cui parla Winnicott)) (il tradizionale orsacchiotto, ad esempio) è una creazione del bambino, si trova in un rapporto speciale con lui, è sotto il suo controllo, oppure è semplicemente un oggetto nel mondo degli oggetti terreni, che può essere perso, danneggiato, scartato, lavato? Il genitore sufficientemente buono dello stadio transizionale permette al bambino questa ambiguità, partecipa all'illusione del bambino (( ... ))
Stephen Mitchell, Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi, 1988 Londra, ed. it. Bollati Boringhieri 1993 pag.169.


Freud misurava la salute mentale secondo la capacità di amare e di lavorare; Winnicott pensa alla salute come alla capacità di giocare, la libertà di muoversi avanti e indietro tra la luce cruda della realtà oggettiva e le ambiguità consolanti di una sublime concentrazione in sé stessi e della grandiosità dell'onnipotenza soggettiva. infatti egli considera la reimmersione nell'onnipotenza soggettiva come il fondamento della creatività, in cui l'individuo trascura completamente la realtà esterna ed elabora le proprie illusioni al massimo grado."
Stephen Mitchell, Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi, 1988 Londra, ed. it. Bollati Boringhieri 1993 pag.169.


"Freud [...] ne Il disagio della civiltà (1929): «Di fatto l'uomo primordiale stava meglio, poiché ignorava qualsiasi restrizione pulsionale. In compenso la sua sicurezza di godere a lungo di tale felicità era molto esigua. L'uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po' di sicurezza». [...]
L'Io dunque «non è padrone in casa propria» perché è abitato da una dimensione inconscia che l'uomo ha sempre evitato di considerare, perché un inganno narcisistico gli ha fatto credere di essere al centro dell'universo, creatura di Dio, e padrone dell'orizzonte dispiegato dalla sua coscienza e dal suo procedere razionale. [...]
La psicoanalisi, che nel suo momento terapeutico necessita della presenza dell'Io del paziente, può operare solo con la nevrosi, aggiustando le incrinature dell'Io, mentre è impotente con la psicosi, dove inconscio pulsionale e inconscio sociale confliggono corpo a corpo, senza uno spazio di mediazione, e dove l'assenza dell'Io non consente alcuna elaborazione.
Scopo della psicoanalisi è che l'Io (la nostra parte cosciente) sia in grado di guadagnare sempre più spazio all'inconscio, come gli olandesi (l'esempio è di Freud) hanno guadagnato un'estensione della terra sottraendola al mare, perché, scrive Freud nell'Introduzione alla psicoanalisi. Nuova serie di lezioni (1932): «L'intenzione degli sforzi terapeutici della psicoanalisi è in definitiva di rafforzare l'Io, di renderlo più indipendente dal Super-io, di ampliare il suo campo percettivo e perfezionare la sua organizzazione, così che possa annettersi nuove zone dell'Es. Dove era l'Es, deve subentrare l'Io. E questa l'opera della civiltà, come per esempio il prosciugamento dello Zuiderzee».
Umberto Galimberti racconta
Freud, Jung e la psicoanalisi
La Biblioteca di Repubblica, 2011




Ivano tieni presente che da allora è passato quasi un secolo e molti altri modelli si sono affiancati a quelli proposti da Freud, e si sono fatti molti progressi in varie direzioni. Da molti decenni la psicoanalisi non è più considerata inefficace per le psicosi. Freud credeva che lo fosse perché non è risalito a prima dell'Edipo, tralasciando il periodo fino ai due-tre anni e non considerando il rapporto madre-bambino. ed è proprio qui che si trovano le radici delle psicosi, come ha scoperto Mélanie Klein e poi molti altri dopo di lei, e appunto Winnicott tra questi.


Ritengo sia utile dividere il mondo in due categorie di persone, ci sono quelle che nell'infanzia non sono mai state "abbandonate", e che in un certo senso sono candidate a godere della vita. Ma vi sono anche coloro che hanno vissute esperienze traumatiche, come l'abbandono da parte dell'ambiente, e che devono sopportare per tutta la vita il peso del ricordo della situazione in cui si trovano al momento del trauma. Costoro sono candidati a una vita burrascosa, a tensioni e probabilmente alla malattia.
Donald Winnicot, "Dal luogo delle origini", ed Cortina (1990) Milano




Il mio post non era di tipo assertivo, anzi......ritengo da sistemica, che quanto dice Winnicot, in realtà é molto discutibile, verosimilmente lui guardava attraverso le lenti colorate della suo spaccato psicoanalitico e forse della sua esperienza clinica che resta solo un minuscolo segmento rispetto alla "Conoscenza" più vasta delle vicende umane. Per il principio dell'Equifinalità a cause uguali possono corrispondere effetti diversi, come a cause diverse possono corrispondere effetti uguali. Anne Ancelin Schutzenrberger, prof .di psicologia all'Università di Nizza (ma considerata l'età avanzata verosimilmente non insegna più) esperta di psicoterapia di gruppo e di psicodramma si é occupata in particolare di “psicoterapia transgenerazionale, e di legami nascosti nell'albero genealogico” che rappresenta il sottotitolo del suo saggio "La sindrome degli antenati", dice tutt'altro, attraverso la sua esperienza clinica. Questo testo per me ha rappresentato una tappa della mia formazione.
L'approccio metodologico-conoscitivo utilizzato dalla Schutzenrberger, é il cosiddetto genosociogramma che lavora sulle connessioni anche tra ben nove generazioni della stessa famiglia, quindi uno strumento di conoscenza delle relazioni familiari intergenerazionali. Esso costituisce una significativa rappresentazione sociometrica-affettiva operata, utilizzando le sembianze di un albero genealogico familiare, in cui si declinano interi cicli vitali di famiglie, per più generazioni. Così si effettua la lettura dei diversi tipi di relazione del soggetto, in rapporto al suo ambiente e ai legami tra i vari personaggi: "chi rimpiazza chi nella famiglia, come si fanno le spartizioni , chi sono i favoriti, le ingiustizie, le ripetizioni ..ecc..quindi una reciprocità e una generatività che si declina lungo la storia generazionale fino, a volte, all'esplosione di un malessere, che non a caso é stato connotato nel titolo che da il nome al suddetto saggio come “La sindrome degli antenati “. In una parte del detto saggio si parla di una particolare tipologia denominata dagli americani "bambini indistruttibili" perché dotati di una resilienza tale che li rende capaci di resistere a tutto, persino ai campi di concentramento. La Schutzenberger dice che questi bambini, senza genitori, senza alcun riferimento familiare, sembrano sopravvivere a dispetto di tutto contrariamente a quanto affermato da alcuni psicoanalisti e dai Servizi Sociali che l'essenziale dell'equilibrio e dell'identità si crea tra i tre e i sette anni. Già Bowlby aveva evidenziato alcune eccezioni nel suo celebre studio sui bambini abbandonati e recentemente alcuni studi americani e francesi hanno riferito di successi eclatanti familiari e professionali raggiunti da bambini cresciuti in strada o addirittura nei campi di concentramento.
Verosimilmente questi bambini sopravvivono perché possiedono un quid imperscrutabile, tranne negli effetti successivi che caratterizzerà il loro destino, una risorsa particolare, uno slancio vitale, una energia di vita, attraverso cui riescono a trovare padri madri e fratelli maggiori sostitutivi. Francois Tosquelles, ha parlato significativamente della presenza nella civiltà di oggi, di poli-padri e poli-madri. In altri termini si tratta di una base sicura , direbbe Bowlby, che può essere fornita dai sostituti genitoriali affettuosi, al momento della nascita o dell'apprendimento dei primi passi. Certi incontri sostitutivi, possono permettere una sopravvivenza e una crescita quasi normale , che apre alla vita:nonni, vicini, una persona affettiva incontrata per caso, un compagno di sventure o “un compagno di strada “. 
La Schutzenberger dice che queste persone si possono trovare dappertutto, anche nei campi di concentramento di guerra o politici, quindi esistono per questi bambini, sostituti che li proteggo al punto di poter crescere in maniera adeguata e positiva e di avere successo anche nell'età adulta, a dispetto delle premesse abbandoniche, quindi dell'impronta psicologica, persi persino biologica, lasciata dai traue dalle ferite”: non a caso per identificare questi “bambini indistruttibili”, é stato forgiato il termine resilienza,
alludendo quindi alla loro capacità di uscire rinforzati e addirittura trasformati in senso positivo da un esperienza difficile e potenzialmente gravememente destrutturante. Ma, quello che appare ancor più inquietante é l'osservazione che fa la Schutzenberger allorquando dice che il problema si pone per i discendenti di questi bambini, o comunque per coloro che hanno subito gravi traumi, perché il trauma trasmesso é ben più forte del trauma ricevuto”. E' stato scoperto recentemente negli studi sul dosaggio del cortisolo, sui recettori dei corticostosteroidi e sulla secrezione del CRF (cortico-resieling-factor) -studi citati da Cyrulnik(1999)- che il tasso di cortisolo nel sangue dei discendenti é di quattro volte maggiore di quelli che hanno subito il trauma. Così i figli dei sopravvissuti dell'Olocausto soffrono più volte di più dei loro genitori (che hanno sofferto veramente e dal vivo) di sindrome post traumatica”. Sebbene vari tentativi chiarificatori , non si é in grado di poter spiegare la natura di questa memoria, di queste tracce mnestiche. Ci si chiede se si tratta di una memoria genetica e come funziona, ma di fatto, a parte Freud che già aveva parlato di “revenants“ familiari e quindi di una trasmissione psichica di generazione in generazione, non avendo però approfondito l'argomento né tanto meno discusso negli scritti pubblicati, si sa poco. La Schutzbenger, in proposito, cioè riferendosi alla categoria del transgenerazionale, ritiene che le trasmissioni sono dei segreti, dei non detti, delle cose taciute, nascoste, a volte interdette persino al pensiero (“impensate”) e che si trasmettono ai discendenti senza essere pensate e metabolizzate. Nella pratica clinica, infatti si osserva la comparsa di traumi, malattie, manifestazioni somatiche o psicosomatiche, che spesso spariscono allorché se ne parla, si piange o si grida, rielaborando ciò che dilania. Si nota anche il manifestarsi di incubi terrificanti nei nipoti dei deportati, dei partigiani, dei nazisti, dei naufraghi e dei morti rimasti privi di sepoltura , come anche nei discendenti di coloro che hanno subito un trauma legato a un passato, troppo doloroso (indicibile, taciuto) e che sono ancora vivi, per esempio, “il trauma  da vento di proiettili”. In proposito La Scutzenberger riferisce che i chirurghi di Napoleone, nel corso della ritirata di Russia (1812) avevano verificato la sussistenza di una shock traumatico nei soldati che avevano sfiorato la morte da vicino, sentendo passare il vento dei proiettili di cannone e assistendo alla morte dei compagni. Sembra che le conseguenze dello shock siano state trasmesse ad alcuni discendenti, che sono talvolta afflitti da malesseri, costrizioni alla gola, incubi, “durante i periodi di anniversario, per effetto di una sorta di”zoom, di collisione delle generazioni e del tempo, un “time collaps".




Cara Rosanna, il concetto di Winnicott è ampiamente datato. Alla sua epoca era inteso a dimostrare l'assoluta rilevanza del trauma e della necessità della cosiddetta "regressione terapeutica" (ancora oggi molta psicoanalisi si muove così, soprattutto nei paesi anglosassoni e di conseguenza in Italia, paese che non ha abbastanza orgoglio per avere un pensiero indipendente). Farei però degli appunti anche alla bella teoria della Schutzenberger. Non è necessario pensare a un "collasso temporale" per capire come avvengano queste trasmissioni transgenerazionali: è sufficiente pensare che noi (il nostro organismo e la nostra psiche) siamo essenzialmente memoria e che la memoria può essere conscia o inconscia e in verità gran parte della memoria è inconscia. Ciò vuol dire che esistono aree "incistate" della memoria che non incidono sulla solidità dell'Io, ma ne aumentano la complessità "frattalica" diciamo così, cioè la massa di embricamenti mnemonici. Un individuo può uscire da un campo di concentramento ed essere forte per una vita intera perché ha trovato delle "soluzioni" al trauma subito (genitori suppletivi, ma anche simbolici, immaginari, ideali cui riferirsi... si sa che chi aveva ideali politici o religiosi reggeva meglio alla prigionia...) ciò nonostante la memoria del trauma persiste e può essere comunicata in via inconscia a figli e nipoti (in modo diretto o indiretto). Un ebreo che vivesse a Torino o Parigi o a Los Angeles dopo la guerra aveva più probabilità di suicidio di un ebreo andato a vivere a Tel Aviv. E' il caso di Primo levi, Paul Celan, Bettelheim... morti suicidi dopo molto anni dalla salvezza. Chi invece ha trovato una patria e genitori suppletivi è sopravvissuto. Tieni conto che l'analisi verticale dell'identità può essere affiancata dall'analisi orizzontale (la società, la cultura, i valori). Per il resto (bambino resiliente) condivido in pieno. Complimenti per la passione con cui animi il gruppo. Ciao.


 




martedì 3 dicembre 2013

Gustave Le Bon. Per molti, libertà è la facoltà di scegliere le proprie schiavitù

Si dominano più facilmente i popoli eccitandone le passioni che occupandosi dei loro interessi.
Gustave Le Bon


Per molti, libertà è la facoltà di scegliere le proprie schiavitù
Gustave Le Bon

Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Chi può fornire loro illusioni diviene facilmente il loro comandante; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima.
Gustave Le Bon, antropologo, psicologo e sociologo, che nacque il 7 maggio 1841



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