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sabato 5 gennaio 2013

Nel movimento trovare la calma, nella calma trovare il movimento





Nel movimento trovare la calma, nella calma trovare il movimento.
Proverbio taoista



sono contenta di aver trovato la calma...che mi ha aiutato a muovermi in un certo modo e con i miei tempi (non quelli della società) 




sabato 24 novembre 2012

Margriet de Moor. Il pittore e la ragazza. Elsje Christiaens, assassina per un tallero



Margriet de Moor.  Il pittore e la ragazza

Il 6 marzo 1664 Elsje Christiaens, giovane e bella diciottenne, dolce di carattere e del tutto ignara del corso del mondo, avvolta in uno scialle, con un bauletto da viaggio ben legato al braccio, lascia le fredde terre danesi dello Jutland e si imbarca sulla Dorothe, un veliero diretto ad Amsterdam.
Il 3 maggio 1664 la ragazza viene giustiziata in piazza Dam mediante strangolamento, e il suo corpo messo in mostra sulla forca di Volewijck per essere divorato dal vento e dagli uccelli nel corso delle stagioni.
Come sovente accade, la sua triste sorte avviene per un mero capriccio del destino. Una volta ad Amsterdam, la ragazza trova rifugio in un’ambigua locanda dove alle ragazze ospiti è chiesto spesso di pagare in natura intrattenendosi con i clienti. Dopo il suo ostinato rifiuto a cedere alle avances di un cliente, la locandiera le intima un giorno di saldare il conto – un misero tallero, non di più – sull’unghia, senza proroghe, e la colpisce con una scopa. Elsje Christiaens sente divampare dentro di sé un’improvvisa, inarrestabile violenza e poi la perfetta calma con cui si annuncia sempre qualcosa di terribile. Sventura vuole che scorga un’accetta su una sedia e che con quella colpisca, ripetutamente, la locandiera.
Il caso di Elsje Christiaens, assassina per un tallero, sarebbe consegnato irrimediabilmente all’oblio del tempo, se un grande pittore, impegnato in quei giorni di maggio del 1664 a dipingere un’opera che chiameranno La sposa ebrea e che, dal XVIII fino al XX secolo, nessuno riuscirà a guardare senza «infinita tenerezza», come scrisse van Gogh, non avesse deciso di recarsi a Volewijck, e non avesse immortalato su una pergamena la sfortunata ragazza danese, ancora bella, ancora fresca e pallida, con gli stivaletti di renna ai piedi, la gonna rigonfia in corrispondenza della pancia, e le ginocchia strette dalle corde.
Basandosi su fatti realmente accaduti – Rembrandt nel 1664 ritrasse davvero in due disegni la serva danese Elsje Christiaens, giustiziata dopo essere stata accusata di omicidio –, Margriet de Moor descrive abilmente le passioni, le speranze e gli amori di una ragazza e di un grande artista, entrambi stranieri nell’Amsterdam del XVII secolo (Rembrandt proveniva da Leida), in una storia vibrante di pensieri ed emozioni.

«Margriet de Moor descrive magistralmente il modo in cui l’arte attraversa il confine tra vita e morte, presente e passato».
Vrij Nederland

«Con questa vicenda di una ragazza danese del XVII secolo, Margriet de Moor conferma il suo grande talento di autrice di romanzi storici».
Financieel Dagblad

«Margriet de Moor ha un’impeccabile prosa lirica, e il suo modo di descrivere la vita esprime serenità e bellezza».
Marcel Reich-Ranicki

«Una narratrice che riesce a esprimere l’ineffabile con tatto e malinconia».
Die Zeit

martedì 13 novembre 2012

Aristippo. Tre cose tengono l'animo quieto e tranquillo: lasciarci dietro quello che non ci serve, non intrappolarci dentro situazioni inutili, e non preoccuparci né delle cose che dovranno avvenire né di quelle già avvenute

Aristippo, il filosofo del piacere...


Tre cose tengono l'animo quieto e tranquillo: lasciarci dietro quel che non ci appartiene, non profanarsi nelle cose inutili, e non prendersi travaglio delle cose che dovranno avvenire né di quelle già passate.
Aristippo


Io, disse Aristippo, non mi colloco certo nella schiera di coloro che vogliono comandare; quanto a me, mi colloco tra coloro che vogliono trascorrere la vita nella maniera piú facile e piacevole possibile... La mia via non passa né per il comando né per la servitù, ma per la libertà, ed è quella che meglio porta alla felicità. Non mi rinchiudo in nessuna città, ma ovunque sono forestiero;
Senofonte, Memorabili II 1,8-13


Diceva anche che è ragionevole che l'uomo di valore non si sacrifichi per la patria poiché è sconsiderato gettare via la propria saggezza per l'utilità degli insensati. La patria è il mondo;
è lecito rubare, commettere adulterio e compiere sacrilegi, ma al momento opportuno: nessuna di queste cose infatti è turpe per natura, una volta che sia stata rimossa la valutazione che è stata legata a quelle cose per tenere insieme gli stolti. Apertamente il saggio farà uso delle cose che brama, senza alcuna esitazione.
Diogene Laerzio II 98-99

[Parlando con un padre circa la retta da pagare per dare lezioni al figlio]
«500 Dracme? Ma io con 500 dracme mi compro uno schiavo!»
«E tu compralo, così te ne ritroverai due : quello che hai comprato e tuo figlio»
citato in Diogene Laerzio, Vite dei filosofi


"Una Volta Simo, tesoriere di Dionisio, era originario della Frigia e briccone, gli indicava (ad Aristippo) una casa magnifica e pavimentata a mosaico; Aristippo espettorò profondamente e gli sputò in faccia. L'altro protestò, ma Aristippo di rimando: non avevo un posto più adatto (non potendo sputare sul magnifico mosaico...)"
Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi, 75


caratteristiche portanti della scuola socratica detta "cirenaica" perchè fondata da Aristippo di Cirene:


Le emozioni sono percepibili, e non ciò da cui esse derivano.
Tralasciavano l'indagine sulla natura per la sua evidente incomprensibilità,
mentre si applicavano alla logica per la sua utilità.
Nulla è giusto o bello o brutto per natura,
ma solo per convenzione e consuetudine.
Diogene Laerzio II, 92


I Cirenaici negano che vi sia qualcosa che possa essere percepito dall'esterno,
ma affermano di percepire solo quelle cose che sentono con il senso interno,
come il dolore e il piacere.
Cicerone, Accademica priora II 24,76


la felicità è del tutto impossibile: il corpo infatti è pieno di mille sofferenze, l'anima soffre col corpo ed è turbata, e la sorte rende vane molte cose da noi sperate: sicché la felicità è irrealizzabile. Perciò il sapiente non si affannerà nel procurarsi i beni ma nell'evitare i mali, il che si realizza con uno stato d'animo d'indifferenza per ciò che produce il piacere.
Diog. Laer II 93-95



venerdì 9 novembre 2012

Audrey Hepburn. La felicità non è mai nelle grandi cose, non ti arriva nella vita con grandi annunci e fanfare. Le cose più belle, quelle che ti daranno felicità vera, arrivano in punta di piedi, in silenzio e attendono, pazienti, che tu le noti

La felicità non è mai nelle grandi cose, non ti arriva nella vita con grandi annunci e fanfare.
Le cose più belle, quelle che ti daranno felicità vera, arrivano in punta di piedi, in silenzio e attendono, pazienti, che tu le noti.
Audrey Hepburn


La mia vittoria più grande è stata quella di essere capace di convivere con me stessa, di accettare i miei difetti.
Sono molto lontana dall'essere umano che vorrei essere.
Ma ho deciso che non sono tanto male, dopo tutto.
Audrey Hepburn


Quando gli abbiamo chiesto di rivelare i suoi segreti di bellezza, la bellissima attrice Audrey Hepburn ha scritto questo commovente poesia, che fu letto ai suoi funerali....

"per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili
Per avere gli occhi belli, guardate quello che le persone hanno di bello in loro.
Per rimanere sottile, condividi i tuoi pasti con coloro che hanno fame.
Per avere dei bei capelli, lascia che un bambino le accarezzi ogni giorno. Per avere un bel portamento cammina sapendo di non essere mai sola, perché coloro che ti amano e ti hanno amato ti accompagnano. Le persone, più ancora che gli oggetti, hanno bisogno di essere riparati,viziati, risvegliati, voluti e salvati: non rinunciate mai a nessuno.
Pensateci: se un giorno hai bisogno di una mano, ne troverai una alla fine di ciascuna delle tue braccia.
Crescendo vi renderete conto che hai due mani, una per aiutare te stesso, l'altra per aiutare coloro che ne hanno bisogno.
La bellezza di una donna non è nei vestiti che indossa, il suo viso o il suo modo di sistemare i capelli. La bellezza di una donna si vede nei suoi occhi, perché quella è la porta aperta sul suo cuore, la fonte del suo amore.
La bellezza di una donna non è nel suo trucco, ma la vera bellezza della sua anima. E ' la tenerezza che dà, l'amore, la passione che essa esprime. La bellezza di una donna cresce con gli anni."
Audrey Hepburn








mercoledì 29 agosto 2012

La mente come l'acqua prende ogni forma, per cui vigila dove si posa, dove entra, che pensiero alberga, i tuoi pensieri ti diranno dove il tuo cuore sta mettendo radici: se pensi solo al calcio il tuo spirito diventa sportivo, se pensi solo ai soldi il tuo spirito diventa affarista, se pensi solo al sesso avrai uno spirito morboso, se pensi solo alla religione avrai uno spirito moralista o isolato


 
LA MENTE INFORME ED INFORMA TUTTO.
"La mente simile all'acqua, cede a qualsiasi cosa vi venga immersa. Giacchè si ritira sempre, non può essere danneggiata a meno che tu la congeli prigioniera del freddo dell'oblio, però quando non rifletti, è acqua stagna, potreste colpirla all'infinito con un coltello senza lasciare neppure un taglio, e non vi opporrebbe mai resistenza".
La mente come l'acqua prende ogni forma, per cui vigila dove si posa, dove entra, che pensiero alberga, i tuoi pensieri ti diranno dove il tuo cuore sta mettendo radici: se pensi solo al calcio il tuo spirito diventa sportivo, se pensi solo ai soldi il tuo spirito diventa affarista, se pensi solo al sesso avrai uno spirito morboso, se pensi solo alla religione avrai uno spirito moralista o isolato, ecc... non lasciare mai che la tua mente si fermi in un solo pensiero stagno; nella preghiera essa deve tendere alla quiete altrimenti, come l'acqua mossa, non riflette la verità che vi si rispecchia... la preghiera ti rivelerà il fluire della mente in tutte le direzioni della natura.
 

sabato 21 luglio 2012

Koichi Tohei. Versate dell’acqua in una vasca e agitatela. Ora provate come potete a calmare l'acqua con le mani, riuscirete solo ad agitarla ulteriormente. Se ora la lasciate riposare, l’acqua si calmerà da sola. La mente umana funziona allo stesso modo





Versate dell’acqua in una vasca e agitatela. Ora provate come potete a calmare l'acqua con le mani, riuscirete solo ad agitarla ulteriormente. Se ora la lasciate riposare, l’acqua si calmerà da sola. La mente umana funziona allo stesso modo
Koichi Tohei



Paola Evelina Alagna:
 a volte non è proprio così, quella mano se è veramente gesto che ti trasmette tranquillità e pace interiore e in quel preciso istante riesce a placare quegli animi ribelli






Francesco Mina':
è VERO....BASTA ALLONTANARSI UN PO' PER CALMARE LE ACQUE...E NON LITIGARE CON LA PERSONA A CUI TIENI DA MORIRE..♥


Marcello Cifarelli:
magari...io nn la tocco ma è sempre agitata....xò sono seduto e spetto che si calmi....kissssss


Photo: Versate dell’acqua in una vasca e agitatela. Ora provate come potete a calmare l'acqua con le mani, riuscirete solo ad agitarla ulteriormente. Se ora la lasciate riposare, l’acqua si calmerà da sola. La mente umana  funziona  allo stesso modo

Koichi Tohei

lunedì 20 febbraio 2012

Zavalloni Gianfranco. La pedagogia della lumaca. La scuola odierna, riflettendo le tendenze di buona parte della società umana, è centrata sul mito della velocità, dell'accelerazione e della competizione, come criterio di selezione al quale i bambini vengono educati fin dai primi anni di vita. Dal contatto quotidiano e continuato con la realtà scolastica nasce la riflessione de La pedagogia della lumaca. Siamo nell'epoca del tempo senza attesa. Questo ha delle ripercussioni incredibili nel nostro "modo di vivere". Non abbiamo cioè più il tempo di "attendere", non sappiamo partecipare a un incontro senza essere disturbati dal cellulare, vogliamo "tutto e subito" in tempo reale.

Si vive con il mito incalzante del tempo reale e si sta perdendo la capacità di saper attendere. Chi ha più il tempo di aspettare l’arrivo di una lettera? Oggi è possibile alzare la cornetta e sentire la persona con cui si vuol comunicare in pochi secondi. Che vantaggio c’è nello scrivere delle lettere? Se tutto va per il giusto verso c’è da attendere una settimana. Molto meglio il telefono, la posta elettronica, la chat. Alcuni anni fa, quando ancora non esisteva Internet, Jeremy Rifkin ci ricordava che “… la razza umana si è basata, nel corso della storia, su quattro dispositivi fondamentali di assegnazione del tempo: i rituali vitali, i calendari astronomici, le campane e gli orari, e ora i programmi dei calcolatori. Con l’introduzione di ogni nuovo dispositivo, la razza umana si è staccata sempre più dai ritmi biologici e fisici del pianeta. Siamo passati da una stretta partecipazione ai ritmi della natura all’isolamento pressoché totale dai ritmi della terra…”. Siamo nell’epoca del tempo senza attesa. Questo ha delle ripercussioni incredibili nel nostro modo di vivere. Non abbiamo più il tempo di attendere, non sappiamo partecipare a un incontro senza essere disturbati dal cellulare, vogliamo “tutto e subito” in tempo reale. Le teorie psicologiche sono concordi nel pensare che una delle differenze fra i bambini e gli adulti risieda nel fatto che i bambini vivono secondo il principio di piacere (“tutto e subito”), mentre gli adulti vivono secondo il principio di realtà (saper fare sacrifici oggi per godere poi domani). Mi sembra che oggi gli adulti, grazie anche alla società del consumismo esasperato, vivano esattamente come i bambini secondo le modalità del “voglio tutto e subito”. Sapremo ritrovare tempi naturali? Sapremo attendere una lettera? Sapremo piantare una ghianda o una castagna sapendo che saranno i nostri pronipoti a vederne la maestosità secolare? Sapremo aspettare? Si tratta di intraprendere un nuovo itinerario educativo. Genitori, insegnanti e tutti coloro che ruotano attorno al mondo della scuola, sono stimolati dalle suggestioni offerte dalla pedagogia della lumaca e possono ricominciare a riflettere sul senso del tempo educativo e sulla necessità di adottare strategie didattiche di rallentamento, per una scuola lenta e nonviolenta.
La tartaruga, di Bruno Lauzi
La famosissima canzone di Bruno Lauzi
http://youtu.be/iw_4CQhZbmU


Elvira Servidio‎Il Caffè Pedagogico
Roberto Zavalloni parla della "Pedagogia della lumaca", vale a dire della lentezza. 
Perché in una società frenetica, il tempo perso non è che un guadagno. Accelerando tutto, tra cui i tempi di apprendimento, si riscontra un calo dell'attenzione. Di conseguenza, è facile "etichettare" i bambini. "È svogliato", "È iperattivo", etc. E se avesse, semplicemente, bisogno dei suoi tempi di assimilazione?



La pedagogia della lumaca

Per una scuola lenta e nonviolenta 




Autore:


Dirigente scolastico. Per 16 anni maestro di scuola materna, è animatore dell'associazione Ecoistituto di Cesena.



Target:

Tutti, specialmente insegnanti e pedagoghi

Contenuti:
La scuola odierna, riflettendo le tendenze di buona parte della società umana, è centrata sul mito della velocità, dell'accelerazione e della competizione, come criterio di selezione al quale i bambini vengono educati fin dai primi anni di vita. 
Dal contatto quotidiano e continuato con la realtà scolastica nasce la riflessione de La pedagogia della lumaca. 
Siamo nell'epoca del tempo senza attesa. Questo ha delle ripercussioni incredibili nel nostro "modo di vivere". Non abbiamo cioè più il tempo di "attendere", non sappiamo partecipare a un incontro senza essere disturbati dal cellulare, vogliamo "tutto e subito" in tempo reale. 
Le teorie psicologiche sono concordi nel pensare che una delle differenze fra i bambini e gli adulti stia nel fatto che i bambini vivono secondo il principio di piacere (tutto e subito), mentre gli adulti vivono secondo il principio di realtà (saper fare sacrifici oggi per godere poi domani).  Oggi gli adulti, grazie anche alla società del consumismo esasperato, vivono come i bambini secondo le modalità del "voglio tutto e subito".
È necessario intraprendere un nuovo itinerario educativo. Genitori, insegnanti e tutti coloro che ruotano attorno al mondo della scuola, sono stimolati dalle suggestioni offerte dalla pedagogia della lumaca e possono ricominciare a riflettere sul senso del tempo educativo e sulla necessità di adottare strategie didattiche di rallentamento, per una scuola lenta e nonviolenta.





La pedagogia della lumaca
di Gianfranco Zavalloni




Quando si parla di lentezza, bisogna parlare anche di leggerezza e di fragilità. Questi concetti sovversivi per la nostra società trionfante nel suo materialismo pesante e devastatore, sono la misura di un reale cambiamento antropologico di cui l'umanità ha urgente bisogno.

Rallentare, oggi come oggi, è diventato un imperativo di sopravvivenza. In effetti l'accelerazione esponenziale di questa versione della modernità, basata sulla tecnologia e sul consumo insostenibile di risorse finite, ci sta portando dritto a un punto catastrofico di non ritorno (almeno per gli esseri umani: per tante altre specie viventi, la campana ha già suonato diverso tempo fa). Ci vuole un certo coraggio, certo, a staccare la spina della propria partecipazione alla corsa folle della società capitalista. Ci vuole coraggio a smettere di essere homo economicus, cercando di recuperare o  di scoprire altre dimensioni di questa nostra povera vita umana.

Svariate metafore vengono in mente, quando ci si ferma solo un istante a osservare l'andazzo di un mondo completamente alla deriva (non mi parlate di "miracolo cinese o indiano"!). Una è quella del treno ad alta velocità che ha però due difetti: non ha conducente e non ha freni. Quella dell'orchestra che continua a suonare e la gente a ballare, mentre il Titanic affonda definitivamente. E una terza è la fiaba del "Re nudo". Comunque la si metta, urge un risveglio dal torpore in cui la civiltà occidentale ha indotto l'uomo fino al punto di raggiungere il traguardo euforico della globalizzazione, del mito della crescita economica illimitata.

Ma se nessuno si ribella, se nessuno urla il proprio dissenso, come possono i nostri figli e nipoti rendersi conto del regalo avvelenato che gli abbiamo donato, facendoli nascere in un mondo violento, arrogante, egoista e rapace? Perché mai una bambina o un bambino dovrebbe scegliere di sua spontanea volontà una vita più rispettosa, più giusta, più dolce, se tutto intorno non è che competizione, legge del più forte e del più volgare? Certo, c'è chi si affida ai miracoli, ma l'evidenza va in un'altra direzione. L'evidenza presenta un'umanità prigioniera di un unico scopo nella vita: guadagnare e consumare. Tutto il resto è stato sacrificato sull'altare del vitello d'oro.
Quindi, dare l'esempio. O almeno provare a indicare un'altra strada. Una strada lenta, tranquilla, misteriosa a tratti, confortante ad altri. Parlare di tempi necessariamente liberi dal mito del progresso lineare, della barzelletta che oggi si deve stare meglio di ieri e che il domani dovrà essere ancora più radioso. Sperimentare dal vivo il tornare indietro che è un naturale e salutare riflesso quando ci si accorge di avere imboccato una strada che più sbagliata non si può. Invertire rotta è sempre stata una pietra fondamentale della secolare saggezza marinara (ma chi si ricorda più dei capitani di lungo corso?). Dare le dimissioni da una visione violenta e riduttiva della vita. Dichiarare la propria obiezione di coscienza al massacro permanente che si chiama sviluppo economico.
Non ci sono ricette preconfezionate, per fortuna! Il cammino si farà camminando, come dice Antonio Machado. E come indicato sopra, i compagni di viaggio saranno la lentezza, la leggerezza e la fragilità. L'uomo è più patetico che mai quando pretende di programmare tutto, di controllare tutto, di dominare tutto. Per godere a pieno della vita, serve un grande bagno di umiltà. Noi esseri umani non siamo più importanti di una farfalla, di una spiga di grano, di un sasso levigato dal torrente o di un tramonto sontuoso al largo dell'Isola del Giglio.
Liberarci dall'arroganza di specie sarà una festa! Imparare a porre il piede con la massima attenzione per non sconvolgere più del dovuto la vita invisibile che ci ronza intorno. Curare ogni gesto con il massimo della dolcezza, per non recare inutili ferite a chi ci sta vicino. Portare la nostra vulnerabilità a fior di pelle, a fior di cuore, nel palmo della mano. Quella mano che si porge allo sconosciuto. Quelle mani che vogliono accarezzare e non più picchiare, che vogliono abbracciare e non più cacciare via.
Non è più tempo di teorie universali e schiavizzanti. È giunta l'ora del grande disarmo culturale e filosofico. Lasciamoci alte spalle la rincorsa affannosa e infelice a un benessere materiale, e abbracciamo il richiamo della vita che ci circonda e che ci offre gratuitamente la sua infinita ricchezza.  Impariamo ad ascoltarla, a rispettarla, ad accompagnarla, ad esserne travolti.
Ogni tentativo di indicare tale strada è nobile. Come è nobile la lumaca che ci insegna, grazie alle belle pagine di questo libro, che lento è bello!

sabato 11 febbraio 2012

Nella mente risvegliata non ci sono dualismi, non c’è buono, cattivo, bello, brutto, piacevole, spiacevole etc. La mente risvegliata non insegue nulla e non respinge nulla. È come il grande mare, che riceve le acque fangose di mille fiumi, ma non rifiuta nulla e rimane sostanzialmente calmo e incontaminato nelle sue immense profondità

La finestra sul cielo interiore
"Nella mente risvegliata non ci sono dualismi, non c’è buono, cattivo, bello, brutto, piacevole, spiacevole etc. La mente risvegliata non insegue nulla e non respinge nulla. È come il grande mare, che riceve le acque fangose di mille fiumi, ma non rifiuta nulla e rimane sostanzialmente calmo e incontaminato nelle sue immense profondità"
Saretta Sj Bussi: ma... permettetemi, se non ci sono dualismi, dove sta l'equilibrio?
La finestra sul cielo interiore L'equilibrio sta nel vivere nel mondo del dualismo sapendo cogliere l'unicità degli opposti

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