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sabato 5 novembre 2016

Leszek Kolakowski, Presenza del mito. L’arte organizza le percezioni del male e del caos, le raccoglie in un’intepretazione della vita, in modo tale che la presenza del male e del caos diventi la possibilità della mia iniziativa nei confronti del mondo, che a sua volta implica un suo bene e un suo male.

L’arte è un modo di perdonare al mondo il suo male e il suo caos. 
Perdonare non significa affatto conciliarsi con il male, né rinunciare a combatterlo. 
Non significa nemmeno giustificarlo […] L’arte organizza le percezioni del male e del caos, 
le raccoglie in un’intepretazione della vita, in modo tale che la presenza del male e del caos diventi la possibilità della mia iniziativa nei confronti del mondo, che a sua volta implica un suo bene e un suo male.
Leszek Kolakowski, Presenza del mito, Bologna, Il Mulino 1992, p. 66

martedì 1 novembre 2016

Miti d'oggi. Due facce dell'America. Siete più Batman o Superman?


"L'anima è una fonte di forza che si autorienta proponendosi con la sua immaginazione uno scopo da realizzare. Le idee che concepiamo diventano centri di forza che possono agire ed esercitare un'influenza"
Paracelso

"Fin dall'infanzia gli uomini hanno iscritto nella loro natura sia una tendenza a rappresentare, sia una tendenza a gioire delle rappresentazioni"
Aristotele


15 Cfr. Lazzar A.. Karlan D.. Saller J.. I 101 personaggi più influenti che non sono mai vissuti. Arper Collins. New York. 2006
[...] Un recente studio statunitense individua i personaggi che hanno modificato i costumi e gli stili di vita degli individui di tutto il mondo. Dalla strana classifica emerge Marlboro man al numero uno della graduatoria, il cowboy ritratto nel suo ranch in Colorado che contribuì alla diffusione del fumo in tutto il mondo. Nella classifica al secondo posto il Grande Fratello raccontato da George Orwell nel romanzo 1984 simbolo del potere assoluto mai visto da nessuno ma capace di tenere sotto controllo la vita di tutti. Poi re Artù che compare nella letteratura gaelica nel VI secolo e che la leggenda rinvia come un essere realmente esistito che impersonifica le qualità ideali del leader politico e del monarca. Babbo Natale o meglio Santa Claus è in quarta posizione e sebbene compaia negli Stati uniti solo nel XIX secolo riprende il mito di San Nicola venerato dai cristiani orientali nel 1 secolo. A seguire Amleto. Frankenstein, Sigfrido, Sherlock Holmes, Romeo e Giulietta fino al Principe Azzurro (ventesimo posto), Barbie (quarantatrecsima posizione), James Bond (cinquantuncsimo posto), Icaro (ottantesima posizione). I ricercatori americani, un professore di medicina della Columbia University, un programmatore di computer del Mit di Boston e un ingegnere, nel compilare la lista si sono rifatti a una matrice di eroi greci, ma è evidente che la preponderanza dei personaggi della cultura americana e inglese indica le fonti alle quali si sono rifatti per stilare la classifica. Una grande considerazione per i personaggi delle religioni universali è invece sullo sfondo di questo lavoro, poiché, sia che siano miti per gli uni che realtà per gli altri, hanno comunque dato l'imprinting alle civiltà che oggi conosciamo e viviamo e sono più o meno presenti nelle menti di tutti.
Marina D'Amato, Telefantasie, 
Nuovi paradigmi dell'immaginario

https://books.google.it/books?id=999NHkWF-igC&pg=PA87&lpg=PA87&dq=%22mito%22+superman+barbie&source=bl&ots=QaMNoCQdzb&sig=vb3W1nyWHlYouKDZpV9bGCB7n0w&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiMzcifuIfQAhWMK8AKHSJ2AFY4ChDoAQgyMAc#v=onepage&q=%22mito%22%20superman%20barbie&f=false


Due facce dell'America.
Siete più Batman o Superman?

DA QUALCHE TEMPO I DUE VOLTI DELL’AMERICA SI AFFRONTANO SUL GRANDE SCHERMO IN BATMAN VS SUPERMAN. UNO È OSCURO, L’ALTRO FIAMMEGGIANTE. UNO LEGATO ALLE CAVERNE, L’ALTRO AL CIELO. UNO UMANO, L’ALTRO DIVINO. BEATLES O ROLLING STONES, CORTO MALTESE O TINTIN, SENAPE O MAIONESE, BATMAN O SUPERMAN. ECCO QUALCHE PUNTO DI RIFERIMENTO PER DECIDERE DA CHE LATO SCHIERARSI.

DI ADRIEN GOMBEAUD

Alle origini del mito

Superman:
Creato da Jerry Siegel e Joe Shuster nel 1933, le sue avventure vengono pubblicate solo a partire dal 1938. Superman viene dal pianeta Krypton, un mondo sublime di ghiaccio e riflessi. Inviato dal padre sulla terra poco prima della distruzione del pianeta, è adottato da una famiglia del Kansas e prende il nome di Clark Kent. Il mito di Superman è legato alle pianure del Midwest, ai ranch, al football americano… Superman si sposta con grazia e sinuosità. Appartiene alla fantascienza, al western e – addirittura – al musical. Nel suo saggio Miti e ideologia del cinema americano, Laurent Aknin ricorda che l’uomo dal mantello rosso risponde anche agli archetipi dell’antichità: «In primo luogo Mosè, con il quale condivide le origini (un neonato salvato dalla distruzione del suo popolo, messo in una culla alla deriva sulle onde – dove qui lo spazio sostituisce l’acqua), ma anche Romolo e Remo, altri eroi fondatori». Inoltre, Superman è un rifugiato che scappa da un pianeta in pericolo per trovare asilo sulla Terra.


Batman:
Creato da Bob Kane e Bill Finger nel 1937, Batman arriva in edicola solo nel 1939. Cresciuto in una lussuosa dimora nella periferia di Gotham City, vive ossessionato dalla morte dei suoi genitori, vilmente assassinati in un vicolo oscuro. Da allora ha giurato di sradicare il crimine. La testa infossata nelle spalle, gli occhi bassi e la voce cavernosa, Batman è il prodotto dell’America delle grandi città, dell’ombra spessa degli edifici sul marciapiedi, del fumo che traspira dal macadam. 
Un bambino di un film noir.

Cittadini (quasi) ordinari

Superman:
Giornalista al Daily Planet, Clark Kent si dimostra talvolta goffo, ma resta un buon reporter e un uomo di sani principi. Non esita a dimettersi quando la linea editoriale non riflette più le sue convinzioni. La sua vita sentimentale è alquanto noiosa: Clark Kent aspira a una vita tranquilla con la sua collega Loïs Lane che, dal canto suo, non ha occhi che per Superman. La sua città, Metropolis, ricorda New York, una megalopoli verticale, luminosa e che si apre all’orizzonte.

Batman:
Ricco erede di Gotham City con il nome di Bruce Wayne, dirige un consorzio in cui si uniscono industrie pesanti e proprietà immobiliari. Bruce Wayne è soprattutto l’archetipo dell’uomo d’affari playboy che raccoglie conquiste femminili e resta scapolo. Gotham City è un avatar di Chicago, città plasmata da inverni rigidi, ritmata dal fracasso della metropolitana ed erosa dalla malavita. Batman è comunque molto legato a questa città. È quella che difende in maniera prioritaria sotto la maschera di pipistrello. Bruce Wayne non sembra aver conti aperti ai Caraibi!

Compagne di gioco

Superman:
Nel 1984, Jeannot Szwarc gira le avventure della cugina di Superman, Supergirl. Un flop storico. Supergirl tornerà quest’anno sugli schermi. La vera controparte femminile di Superman è Wonder Woman. Ideata dallo psicologo William Moulton Marston per DC Comics nel 1941, doveva, secondo il comunicato stampa dell’epoca, promuovere «un modello di femminilità forte, libera e coraggiosa per lottare contro l’idea che le donne siano inferiori agli uomini». Malgrado la popolarità della serie televisiva degli anni ’70, Wonder Woman non ha mai avuto fortuna al cinema. Avrà un ruolo secondario in Batman vs Superman aspettando il film a lei dedicato nel 2017. Spezzando la maledizione delle supereroine del cinema, l’amazzone realizzerà il suo maggiore successo.

Batman:
La serie di avventure cinematografiche di Batman avviate da Tim Burton sul finire degli anni ’80 termina nel 1997 con il catastrofico Batman e Robin di Joel Schumacher. Questo film vede l’entrata in scena di una Batgirl, recitata da Alicia Silverstone, per la prima… e unica volta. Recente eroina di DC Comics creata nello spirito della diversità, Batwoman è una giustiziera lesbica ed ebrea. Finora, non ha interessato gli studios. L’unica supereroina all’altezza di Batman resta la ladra di latex vestita, Catwoman. Nel 2004 ha potuto beneficiare del suo film, che non ha convinto, malgrado l’interpretazione di Halle Berry. Nel 2012 Anne Hathaway non scontenta ne Il cavaliere oscuro – il ritorno di Christopher Nolan. Eppure non eclissa Michelle Pfeiffer in Batman – Il ritorno, girato dieci anni prima. Tim Burton vi orchestra la sequenza più erotica della serie. Catwoman frusta, graffia, colpisce. Batman risponde a malapena. «La vita è una figlia di puttana. E lo sono anch’io» dichiara Catwoman prima di lasciar scivolare la mano sull’armatura di Batman e di mormorare «Chi è l’uomo che si nasconde sotto il pipistrello? Hmmm, ci siamo» e di incidere l’armatura con un graffio.

Avatar comici

Superman:
Nel 1972, Gotlib introduce in Pilote una versione di Superman come francese medio sciovinista: Superdupont. Figlio del milite ignoto e patriota ultranazionalista, indossa una tuta, un berretto, delle pantofole e fuma delle Gauloises.

Batman:
Nel 1991, Matt Groening immagina Bartman, alter-ego mascherato di quella peste di Bart Simpson. Si è visto poco nella serie, ma ha fatto frequenti comparse nei fumetti e nei videogiochi.

Nemici malefici

Superman:
Lex Luthor compensa il suo deficit in superpoteri con un’intelligenza demoniaca. 
Scienziato degli anni ’60 in piena paura nucleare, diventa uomo d’affari multimiliardario e megalomane nel corso degli anni ’80. Poi si lancia in politica e accede alla Casa Bianca. Scienza, monopoli, Washington… Lex Luthor incarna tutte le paure d’America.

Batman:
Il Goblin, Bane, Pinguino… Batman combatte una legione di psicopatici favolosi
Ma nessuno è affascinante come il Joker. Clown patetico, ispirato a L’uomo che ride di Victor Hugo, questo assassino sadico è prima di tutto descritto come un pazzo. Il Joker è  irresistibile soprattutto perché rinvia Batman alla propria demenza. Non bisogna forse essere disturbati per trascorrere le notti travestiti da pipistrello? Il Joker più inquietante, quello recitato da Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro nel 2008, precisa: «Completi…me. Non parlare come uno di loro, non lo sei. Anche se ti piacerebbe. Per loro, sei solo un mostro. Come me».

Poteri più o meno soprannaturali

Superman:
Superman non ha di umano che l’aspetto fisico: il suo soffio congela sul posto qualsiasi avversario, i suoi occhi lanciano raggi laser… seduce soprattutto gli spettatori per la sua capacità di volare. Superman sembra sempre trasportato verso l’alto. Nella sua posa iconica, tende un braccio verso il cielo e si lascia trascinare dalle nuvole. Superman è un Icaro americano, un Icaro di successo.

Batman:
Nessun potere particolare, questo è il suo più grande fascino
Incapace di volare, non smette di cadere
In Batman Begins è una caduta che determina la sua vocazione di uomo-pipistrello. 
Giocando a nascondino, il piccolo Bruce scivola nel pozzo del giardino dei Wayne. 
Quando apre gli occhi è assalito da uno sciame di pipistrelli. 
E ne resterà traumatizzato a vita. Nel corso della serie, le sequenze di azioni si basano sulle cadute vertiginose interrotte per un pelo o sulle salite brutali in cui Batman si lascia tirare da cavi. Condannato a subire la legge di gravità come tutti gli uomini, Batman impara a padroneggiarla come nessun altro. A servirsene per balzare sulla preda o per sfuggire ai nemici. Batman è un essere ordinario che, grazie a lavoro e fortuna, acquisisce capacità fisiche fuori dalla norma.

Dress code: aderente

Superman:
Mantello e tuta aderente. In Kill Bill, di Quentin Tarantino, il personaggio di David Carradine fornisce una dotta spiegazione. Secondo lui, Batman si traveste per far regnare la giustizia mentre Superman fa esattamente il contrario: «Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede […] ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana». Da notare che il supereroe ha la curiosa abitudine di portare le mutande sopra i pantaloni. Questo look, destinato a metterne in rilievo la muscolatura, fa scuola oggi: i materiali e i tagli degli abiti sportivi evocano la combinazione di Superman. Il suo corpo sta all’uomo come quello di Barbie sta alla donna. Uno standard irraggiungibile per l’uomo comune.

Batman:
Il costume di Batman è in primo luogo un travestimento. 
Mascherando la sua faccia, l’eroe ostenta le sue nevrosi. 
Si potrebbe qui riutilizzare il discorso di David Carradine: il pipistrello esprime la sua natura profonda, Bruce Wayne è la sua copertura. Armatura piena di armi, mantello che fa da scudo e paracadute… Batman è un supergeek stracarico di gadget. La sua macchina e la sua moto hanno optional che non possiamo ancora sognarci, ma verso cui tendono tutti i costruttori. Batman incarna l’idea che la tecnologia è un mezzo per l’uomo di superare i limiti del suo corpo. Da un mondo inquietante, invia forse un messaggio più ottimista di Superman sul superamento di sé.

Batman vs Superman: Dawn of Justice, Zack Snyder, al cinema.

https://ninetyninenews.wordpress.com/2016/04/04/due-facce-dellamerica/




Patrizia Rossi:
Tra il mito di Superman e quello di Batman... Da ragazzina preferivo Tarzan...
Pure lui figlio di un immaginario hollywoodiano edulcorato e modellato secondo i canoni dell'eroe tutto muscoli e prestanza fisica e pure figlio di un self - made man tanto caro agli americani...
Ma almeno respirava libero e mezzo nudo nel centro della foresta senza troppi aggeggi tecnologici e viaggiava con le liane. In fondo se Ivano Paolo Todde analizzi le considerazioni di Umberto Eco sui Superman in relazione spazio/temporale... Ebbene Eco afferma che questi supereroi non vivono il presente perché sospesi in un arco temporale di vicende tra passato e futuro e il presente lo "toccano" solamente per un istante in cui vengono immortalati dai fumetti... Tarzan invece vive in un eterno presente... a pensarci ora credo che in fondo questa sia una delle sue caratteristiche più accattivanti..


sabato 2 aprile 2016

Eracle. Per ricompensa dei servigi resi, il re di Tebe Creonte concesse a Eracle la mano della figlia Mègara. Dal matrimonio nacquero diversi figli (tre o più secondo le fonti) Era, accecata dai successi di Eracle, lo fece impazzire. Dapprima egli assalì il suo carissimo nipote Iolao, il figlio maggiore di Ificle, che riuscì a sfuggire ai suoi attacchi; poi, scambiando sei dei propri figli per dei nemici, li passò a fil di spada e ne gettò i corpi su un rogo, con i cadaveri di altri due figli di Ificle.



Eracle
Per ricompensa dei servigi resi, il re di Tebe Creonte concesse a Eracle la mano della figlia Mègara. Dal matrimonio nacquero diversi figli (tre o più secondo le fonti)
Era, accecata dai successi di Eracle, lo fece impazzire.
Dapprima egli assalì il suo carissimo nipote Iolao, il figlio maggiore di Ificle, che riuscì a sfuggire ai suoi attacchi; poi, scambiando sei dei propri figli per dei nemici, li passò a fil di spada e ne gettò i corpi su un rogo, con i cadaveri di altri due figli di Ificle.
Stava accingendosi a uccidere anche Anfitrione, allorché Atena lo colpì al petto con un sasso e gli fece perdere i sensi. Quando recuperò la ragione, si chiuse in una camera buia per alcuni giorni; poi si recò a Delfi per chiedere che cosa dovesse fare.
La Pizia gli consigliò di servire il re di Micene Euristeo per dodici anni e di compiere tutte le fatiche che Euristeo stesso ritenesse opportuno imporgli. Come compenso gli sarebbe stata concessa l'immortalità.

sabato 23 gennaio 2016

Cultura tradizionale cinese. Il Re Scimmia è conosciuto per la sua abilità nel combattimento, ciò lo ha reso il guardiano più importante del monaco Tang (nel loro viaggio per recuperare le scritture buddiste). Ma come ha fatto il sovrano delle scimmie a ottenere i suoi poteri?





Il Re Scimmia è conosciuto per la sua abilità nel combattimento, ciò lo ha reso il guardiano più importante del monaco Tang (nel loro viaggio per recuperare le scritture buddiste). Ma come ha fatto il sovrano delle scimmie a ottenere i suoi poteri?

La scimmia nasce da una roccia magica sulla vetta del monte Fiore-Frutto, in una terra conosciuta come il Corpo Superiore. Un nome perfetto, visto come è schizzata fuori dalla sua pietra natale e ha subito affermato il suo dominio sul resto della specie.

Desiderosa dell'immortalità, la scimmia ha cercato di diventare discepolo di un maestro taoista, che lo ha chiamato Sun Wukong, che significa "Risvegliato alla vuotezza". Attraverso una coltivazione intensa, ha appreso i poteri magici, tra cui le 72 Trasformazioni.

Apparentemente senza precedenti in quanto a forza, la scimmia maliziosa ha fatto irruzione perfino nel Palazzo del Dragone nelle profondità del mare e ha ristretto uno dei pilastri per usarlo come arma che da li in poi diventerà la sua arma peculiare – la dorata bacchetta magica. Con essa, Scimmia portò il caos nei cieli e perfino l'esercito di 100.000 guerrieri celesti non riuscì a fermarlo.

Lo scapestrato è stato finalmente domato da Buddha che lo ha imprigionato in una montagna per 500 anni.

Sapete chi, alla fine, lo ha liberato?

mercoledì 7 ottobre 2015

Quando Apollo venne condannato dagli dèi per aver ucciso i Ciclopi, imponendogli di essere servitore di un umano per nove anni, essi scelsero la casa di Admeto, ed Apollo divenne il suo pastore, curandone anche i cavalli. Apollo rimase così stupito del trattamento benevolo di Admeto che il dio gli fece dono di far partorire a tutte le sue mucche dei gemelli. Apollo aiutò Admeto ad ottenere la mano della principessa Alcesti, figlia di Pelia re di Iolco.




Quando Apollo venne condannato dagli dèi per aver ucciso i Ciclopi, imponendogli di essere servitore di un umano per nove anni, essi scelsero la casa di Admeto, ed Apollo divenne il suo pastore, curandone anche i cavalli. Apollo rimase così stupito del trattamento benevolo di Admeto che il dio gli fece dono di far partorire a tutte le sue mucche dei gemelli.
Apollo aiutò Admeto ad ottenere la mano della principessa Alcesti, figlia di Pelia re di Iolco. Alcesti aveva così tanti pretendenti che Pelia stabilì per loro un compito apparentemente impossibile: per ottenere la mano di Alcesti avrebbero dovuto legare al giogo di una biga un cinghiale ed un leone. Apollo imbrigliò gli animali, e Admeto guidò la biga fino a Pelia, riuscendo così a sposare Alcesti. Admeto, comunque, si dimenticò di fare sacrificio ad Artemide. La dea, offesa, riempì la camera nuziale di serpenti, e nuovamente Apollo giunse in aiuto di Admeto: gli consigliò di effettuare un sacrificio ad Artemide e, una volta fatto, la dea tolse i serpenti.
L'aiuto più grande che Apollo diede ad Admeto fu di persuadere le Moire a rimandare il giorno della sua morte. Apollo fece ubriacare le Moire, e queste accettarono il rinvio se Admeto fosse stato in grado di trovare qualcuno che morisse al suo posto. Admeto credette inizialmente che uno dei suoi anziani genitori sarebbe stato lieto di prendere il posto del figlio, ma così non fu. Quando questi non si mostrarono disponibili, fu sua moglie Alcesti a scegliere di morire al suo posto. La scena della morte viene descritta nell'Alcesti di Euripide, dove Tanato, il dio della morte, conduce Alcesti negli Inferi. Mentre Alcesti vi discende, Admeto scopre di non voler più vivere. La situazione venne salvata da Eracle, che si riposava a Fere mentre era in cammino alla ricerca delle cavalle di Diomede, mangiatrici di uomini. Venuto a conoscenza della situazione di Admeto, Eracle discese negli Inferi per salvare Alcesti. Lottò quindi con Thanatos fin quando il dio accettò di liberare la donna, che fu ricondotta nel mondo dei mortali.
Una spiritosa ripresa moderna del mito è contenuta in "Per chi filano le tre vecchiette?", contenuta nelle "Novelle fatte a macchina" di Gianni Rodari.




venerdì 8 agosto 2014

Francesco Petrarca: Una candida cerva sopra l’erba Una candida cerva sopra l’erba verde m’apparve, con duo corna d’oro, fra due riviere, all’ombra d’un alloro, levando ’l sole a la stagione acerba. Era sua vista sí dolce superba, ch’i’ lasciai per seguirla ogni lavoro: come l’avaro che ’n cercar tesoro con diletto l’affanno disacerba. "Nessun mi tocchi - al bel collo d’intorno scritto avea di diamanti et di topazi - : libera farmi al mio Cesare parve ". Et era ’l sol già vòlto al mezzo giorno, gli occhi miei stanchi di mirar, non sazi, quand’io caddi ne l’acqua, et ella sparve. Il poeta evoca la prima apparizione di Laura con la metafora della cerva. La cerva all’ombra di un alloro simboleggia l’amore unito al desiderio di gloria. Infatti l’amore per Laura e per la gloria hanno segnato la sua esistenza. Queste due passioni anche se hanno un carattere caduco sono tra le più nobili che un uomo possa trovare sulla terra.


Festival della Filosofia - Settembre 2014
Modena - Carpi - Sassuolo


Venerdì 12 Settembre 2014
10.00 - 20.00
Io sono la cerva dalle corna d’oro
Il mito di Atalanta, eroina fanciulla
Video-installazione
A cura di: Articolture e Castello dei ragazzi
Carpi
Piazza Martiri - Torre dell'Uccelliera

Gianni Rodari si ispira al mito di Atalanta, eroina femminile, indomita, coraggiosa e audace, per scrivere il lungo racconto dal titolo Atalanta. Una fanciulla nella Grecia degli dei e degli eroi. Il testo è accompagnato dalle straordinarie illustrazioni di Emanuele Luzzati che, con la ricchezza e la fantasia del suo personalissimo stile, conferiscono, immediatezza ed espressività ai personaggi della mitologia e alle ambientazioni.
Il primo incontro con Atalanta avviene nella Torre dell’Uccelliera, dove l’eroina  inizia a raccontare la propria storia attraverso una videoinstallazione che riproduce il bosco in cui è cresciuta, allevata da un’orsa e da Diana, la Dea che l’ha accolta, rendendola cacciatrice e signora dei boschi. Un bosco reale e insieme magico, popolato dai personaggi di Emanuele Luzzati che si animano grazie alle nuove tecnologie mantenendo però la poetica delle immagini e della narrazione di Gianni Rodari. Ma Atalanta non si accontenta della vita a contatto con la natura, vuole conoscere il mondo che è al di fuori e mettersi alla prova Diana la lascia libera di decidere

Articolture è una società di produzioni culturali nata a Bologna, che dal 2008 opera in modo stabile e permeabile tra eventi e cinema, musica e arte contemporanea, progettazione e azione. L’interesse verso la narrazione di contenuti è uno dei punti di forza della società, che si distingue per il metodo di lavoro artigianale, mai serializzato: in ogni progetto il team di lavoro approfondisce il tema per tradurlo attraverso il codice più adatto a costruire una relazione positiva con il pubblico. Tra i principali progetti realizzati si ricordano: “Bologna La Selva Turrita”, progetto di eventi multimediali realizzati tra il 2008/9 per la valorizzazione del restauro delle Due Torri, promosso dal Comune di Bologna; il content development dello stand di Bologna presso la Urban Best Practices Area dell’Expo di Shanghai 2010; l’ideazione e realizzazione installazione “Un Impero in Posa – La Cina sotto lo sguardo dell’Occidente”, allestimento interattivo presso la Tonji Univeristy di Shanghai.

http://www.festivalfilosofia.it/2014/?mod=eventi&completo=1


Cerva di Cerinea
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.




Atalanta (mitologia)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Atalanta (dal greco Αταλάντη Atalànte, "in equilibrio") è una figura della mitologia greca, figlia di Iasio o Iaso, re dell'Arcadia, e di Climene.
Il padre desiderava un maschio e, com'era costume in questi casi, la abbandonò sul monte Pelio. Artemide inviò un'orsa, che se ne prese cura allattandola e allevandola. Qualche tempo dopo fu trovata da un gruppo di cacciatori che la crebbero.
La propensione per la caccia si manifestò presto quando affrontò e uccise con l'arco i centauri Ileo e Reco che avevano tentato di possederla. In seguito chiese di far parte degli Argonauti ma Giasone, che temeva la presenza di una donna sulla nave Argo, rifiutò. Altra prova di destrezza nella caccia la diede partecipando alla battuta per la cattura del cinghiale calidonio che riuscì a ferire per prima. Meleagro, in segno di onore, le fece dono della pelle della preda. L'eco dell'impresa la rese famosa tanto che il padre infine la riconobbe. Le insistenze del padre affinché si sposasse incontrarono la sua contrarietà: infatti un oracolo le aveva predetto che una volta sposata avrebbe perduto le sue abilità.
Atalanta, per accontentare il padre, sicura dei propri mezzi, promise di sposarsi solo con chi l'avesse battuta in una gara di corsa. La posta era altissima: ciascun pretendente che non ne fosse uscito vincitore, sarebbe stato ucciso.
Nessuno riuscì a batterla finché non arrivò Melanione (o Ippomene) che, profondamente innamorato, volle cimentarsi nella rischiosissima impresa chiedendo aiuto ad Afrodite. La dea diede allora a Melanione tre mele d'oro tratte dal Giardino delle Esperidi ed egli, seguendone il consiglio, lasciò che cadessero una a una durante la corsa. Atalanta ne risultò irresistibilmente attratta e si fermò ogni volta a raccoglierle perdendo così terreno prezioso e, infine, la gara stessa.
Tempo dopo i due sposi incorsero nelle ire di Afrodite, offesa per averli scoperti ad amarsi in un tempio dedicato a Cibele. Per punirli decise di trasformarli in leoni perché i greci ritenevano che i leoni non si accoppiassero tra loro. [...]



Eracle e la cerva di Cerinea
Euristeo, stupito per l'eccezionale valore di Eracle, decise di affidargli una terza impresa. Nei pressi della regione di Cerinea viveva una splendida cerva, dalle corna d'oro e dagli zoccoli d'argento e di bronzo, che fuggiva senza mai fermarsi incantando chi la inseguiva, trascinandolo così in un paese dal quale non avrebbe più fatto ritorno.
Eracle non poteva assolutamente ucciderla, poiché essa era una cerva sacra, e quindi l'eroe si limitò a inseguirla. La frenetica corsa durò circa un anno, sconfitto in ogni tentativo di raggiungerla, non gli rimase altra scelta che ferire leggermente l'agile cerva con una freccia, e caricarsela sulle spalle per riportarla in patria.
Lungo la strada del ritorno incappò in Artemide, infuriata con lui per aver ferito una bestia a lei sacra: ma l'eroe riuscì a placare le sue ire, ed ottenne da lei il permesso di portare la cerva ad Euristeo. Dopodiché al leggiadro animale venne permesso di tornare a correre libero nelle foreste.
http://it.wikipedia.org/wiki/Cerva_di_Cerinea



L'amor platonico e cortese
Francesco Petrarca: Una candida cerva sopra l’erba
Una candida cerva sopra l’erba
verde m’apparve, con duo corna d’oro,
fra due riviere, all’ombra d’un alloro,
levando ’l sole a la stagione acerba.

Era sua vista sí dolce superba,
ch’i’ lasciai per seguirla ogni lavoro:
come l’avaro che ’n cercar tesoro
con diletto l’affanno disacerba.

"Nessun mi tocchi - al bel collo d’intorno
scritto avea di diamanti et di topazi - :
libera farmi al mio Cesare parve ".

Et era ’l sol già vòlto al mezzo giorno,
gli occhi miei stanchi di mirar, non sazi,
quand’io caddi ne l’acqua, et ella sparve.


Il poeta evoca la prima apparizione di Laura con la metafora della cerva.
La cerva  all’ombra di un alloro simboleggia l’amore unito al desiderio di gloria
Infatti l’amore per Laura e per la gloria hanno segnato la sua esistenza. 
Queste due passioni anche se hanno un carattere caduco sono tra le più nobili che un uomo possa trovare sulla terra.

v. 1-4: Una cerva bianca come la neve dalle corna d’oro appare a Petrarca sopra l’erba verde e rigogliosa vicino a due ruscelli. Si ripara dal caldo sotto l’ombra disegnata dall’alloro (la pianta dei poeti). La stagione è acerba perché l’estate sta finendo e l’autunno sta venendo. 

v. 5-8: La sua immagine era dolce a causa di quel biancore (e di quei grandi occhi scuri) ma allo stesso tempo superba (perché eretta sopra quelle esili gambe). Tanto fui stregato da tale visione che abbandonai ogni mia occupazione: io, ero come un avaro che brama l’oro e che cerca un tesoro che possa soddisfare quella sete sua. Come un avaro, mi diressi verso quella cerva, come un avaro che nella sua difficile impresa, ha il suo desiderio (diletto) che lo soccorre alleviando (disacerba) il suo affanno. 

v. 9-11: così legge il poeta su una targhetta ornata di diamanti e di topazi che abbellisce il collo di quella cerva che lui vuole possedere:
- Nessuno osi toccarmi perché io, non sono di nessuno, nemmeno di Cesare, libera, voglio farmi da lui-

v. 12-14: ed era mezzogiorno e i miei occhi, a guardare quella meraviglia, non erano sazi come non sono mai sazi gli avari (si riprende il v. 7), all’improvviso, mi svegliai (caddi nell’acqua) ed ella, scomparve perché era solo un mio sogno.

http://balbruno.altervista.org/index-997.html


Eracle e la cerva di Cerinea. Fontana in bronzo del sec. I a.C., oggi a Palermo.
La cerva di Cerinea era un animale sacro ad Artemide, la casta dea della caccia e della luna.




mercoledì 30 luglio 2014

Era, temendo il tradimento di Zeus, pose Io sotto la sorveglianza del gigante Argo che, grazie ai suoi infiniti occhi, riusciva a non dormire mai, chiudendone, per riposare, solo due per volta. Zeus allora incaricò Ermes di liberarla. Quest'ultimo, camuffatosi da pastore, si avvicinò ad Argo suonando una melodia. Il gigante, affascinato dal suono, invitò Ermes a sedersi con sé. Il dio, accompagnandosi col suono, iniziò a narrare la storia di Pan e Siringa, fino a che non riuscì a far chiudere tutti i cento occhi. Ermes uccise il gigante addormentato tagliandogli la testa con la spada, liberando Io. Era prese gli occhi dalla testa di Argo e li pose sulle piume del pavone, l'animale a lei sacro. Ermes, Io ed Argo





Zeus e Io, mitologia greca
Zeus conduceva un’attività erotica extraconiugale tale da far infuriare Hera, sua moglie, provocando scompiglio e vendette sull’Olimpo.
Zeus non faceva alcuna differenza tra divine e mortali e se qualcuna suscitava i suoi interessi, pur di conquistarla, non esitava a servirsi dei più abili stratagemmi e delle più strane metamorfosi. 
Per sedurre la sacerdotessa Io, ad esempio, si mutò in una nuvola soffice ed eterea.
Io era la sacerdotessa d’un tempio vicino a Micene, sacro a Hera
La sacerdotessa Io era giovane e assai bella e quando Zeus la vide la prima volta subito se ne innamorò.
Hera, che ben conosceva il marito, ben presto si insospettì delle sue improvvise e ingiustificate assenze; volle vederci chiaro e scese sulla Terra. Zeus, vedendo arrivare Hera scura in viso, mutò la sacerdotessa Io in una giovenca, ma Hera non si lasciò ingannare e, fingendo ammirazione per l’animale, glielo chiese in dono. Zeus non rifiutò, ma solo per non farla insospettire ulteriormente.
Hera inviò subito la giovenca in un pascolo molto lontano. Il pascolo era custodito da Argo, soprannominato Tutt’occhi, perché aveva ben cento occhi sparsi in giro per tutto il corpo e anche quando dormiva cinquanta dei suoi cento occhi vegliavano a turno.
Zeus, volendo liberare la sacerdotessa Io dalla sua prigionia, ordinò ad Hermes di liberare la giovenca. Hermes assunse l’aspetto di un pastorello e, sedutosi vicino ad Argo, cominciò a suonare con il flauto una noiosissima nenia che, a poco a poco, riuscì ad addormentare tutti i cento occhi del custode. Dopo che Argo fu ben addormentato, Hermes con un colpo di spada gli troncò la testa. Io era liberata. Hera, però, dall’Olimpo aveva visto tutto e mandò alla sfortunata giovenca un tafano, perché la pungesse senza darle un attimo di tregua. La giovenca fuggì disperatamente, ma il tafano le volava dietro senza darle un solo attimo di pace. La sacerdotessa Io, ancora sotto le sembianze di giovenca, oltrepassò il Bosforo, che in greco significa appunto «Passaggio della Giovenca» e giunse in Fenicia, eppoi in Egitto. Qui finalmente Zeus riuscì a fermare Io e, liberatala dal tafano, le restituì l’aspetto di donna. Tuttavia due corte corna le rimasero sul capo, simili alle corna della Luna quando è al primo e all’ultimo quarto. Da Io nacque Epàfo, che fu poi re d’Egitto e costruì la capitale Menfi.



mi chiedevo da adolescente perché mai Zeus dovesse preferire alla potente e perfetta dea Hera la mortale e dunque imperfetta (quantunque bella) Io. La perfezione non è dunque ciò' che ti rende desiderabile al di sopra di tutto ? Elaborai più tardi una risposta: l' imperfezione - che è umana - era ciò che mancava ad Hera e che rendeva la mortale IO desiderabile agli occhi del Dio. L'imperfezione umana , questa incolmabile diversità , fa innamorare gli Dei , perché ci rende speciali. E di tale specialità dovrebbero andare fieri tutti i "diversi" del mondo.


sabato 3 maggio 2014

Joseph Campbell. Per me, la mitologia è una funzione della biologia...un prodotto dell'immaginazione del soma. Che dire dei nostri corpi? Che cosa ci stanno dicendo i nostri corpi? L'immaginazione umana e' radicata nelle energie del corpo. E gli organi del corpo sono i determinanti di queste energie e i conflitti tra i sistemi di impulso degli organi e la loro armonizzazione. Tutto questo e' la materia del mito



Per Jung e Hillman non è l'anima ad essere nel corpo, quanto il corpo ad essere nell'anima e nell'Anima mundi...e noi possiamo aggiungere citando Joseph Campbell: “Per me, la mitologia è una funzione della biologia...un prodotto dell'immaginazione del soma. Che dire dei nostri corpi? Che cosa ci stanno dicendo i nostri corpi? L'immaginazione umana è radicata nelle energie del corpo. E gli organi del corpo sono i determinanti di queste energie e i conflitti tra i sistemi di impulso degli organi e la loro armonizzazione. Tutto questo e' la materia del mito"....IL CORPO E' IL MITO VIVENTE....


venerdì 14 marzo 2014

Mircea Eliade. Chi presta ascolto ai miti, non importa quale sia il suo livello culturale, dimentica la sua particolare situazione ed è proiettato in un altro mondo, in un altro universo che non è più il suo piccolo povero universo di ogni giorno... I miti sono veri perché sono sacri, perché riguardano esseri ed eventi sacri. Ne deriva che, recitando o ascoltando un mito, si ristabilisce il contatto con il sacro e con la realtà, e facendo ciò si trascende la condizione profana, la situazione 'storica'. In altre parole si va oltre la condizione temporale e la trita autosufficienza che è il destino di ogni essere umano semplicemente perché ogni essere umano è 'ignorante', nel senso che identifica se stesso, e la Realtà, con la sua situazione particolare. E l'ignoranza è, prima di tutto, questa falsa identificazione della Realtà con ciò che ognuno di noi sembra essere o possedere.

Ai livelli più arcaici di cultura, vivere da essere umano è in sé e per sé un atto religioso, poiché l'alimentazione, la vita sessuale e il lavoro hanno valore sacrale.
In altre parole, essere – o piuttosto divenire – un uomo significa essere “religioso”.
Mircea Eliade, "Nostalgia delle origini. Storia e significato nella religione"



Chi presta ascolto ai miti, non importa quale sia il suo livello culturale, dimentica la sua particolare situazione ed è proiettato in un altro mondo, in un altro universo che non è più il suo piccolo povero universo di ogni giorno... I miti sono veri perché sono sacri, perché riguardano esseri ed eventi sacri. Ne deriva che, recitando o ascoltando un mito, si ristabilisce il contatto con il sacro e con la realtà, e facendo ciò si trascende la condizione profana, la situazione 'storica'. In altre parole si va oltre la condizione temporale e la trita autosufficienza che è il destino di ogni essere umano semplicemente perché ogni essere umano è 'ignorante', nel senso che identifica se stesso, e la Realtà, con la sua situazione particolare. E l'ignoranza è, prima di tutto, questa falsa identificazione della Realtà con ciò che ognuno di noi sembra essere o possedere.
Mircea Eliade, nato il 13 marzo 1907, Sole in Pesci, Luna in Capricorno, Ascendente in Acquario




Il mito siamo abituati a circoscriverlo nell'antichità mentre la sua essenza di sacralità è riconducibile ad un punto di partenza della metafisica che fa un tutt'uno con la primitiva idea del sacro. 
Che cos' è il sacro? 

"Il sacro è un elemento della struttura della coscienza e non un momento della storia della coscienza" Mircea Eliade.... 
Che continua: "l'esperienza del sacro è indissolubilmente legata allo sforzo dell' uomo per costruire un mondo che ci abbia un significato"

Per tradurre l'atto di questa manifestazione del sacro Mircea Eliade propone l termine ierofania, che è comodo, tanto più in quanto non implica alcuna precisazione supplementare : non esprime niente di più di quanto è intrinseco al suo contenuto etimologico, vale a dire che qualcosa di sacro ci si mostra " E. Boncinelli 


"I miti e i dogmi ne analizzano a modo loro il contenuto, ne utilizzano le proprietà, la moralità religiosa deriva da essa, i sacerdoti la incorporano, santuari, luoghi sacri, monumenti religiosi la fissano al suolo e la radicano. La religione è l'amministrazione del sacro " 
H. Hubert



mercoledì 19 febbraio 2014

Noè. L'Arca di Noè era rotonda. Irving Finkel, esperto di grafia cuneiforme e lingua accadica al British Museum di Londra, e una tavoletta di argilla antica di 4.000 anni. La tavoletta fu incisa in Mesopotamia e descrive la storia dell'Arca e del Diluvio Universale.


L'Arca di Noè era rotonda.
Irving Finkel, esperto di grafia cuneiforme e lingua accadica al British Museum di Londra, e una tavoletta di argilla antica di 4.000 anni. La tavoletta fu incisa in Mesopotamia e descrive la storia dell'Arca e del Diluvio Universale. 



La storia di Noè deriva dal mito di Atra Hasis, personaggio del tutto simile, comprendente di arca, diluvio voluto da un diocorvo e colomba... fu composto unitariamente in Babilonia intorno al XII° secolo a.c. all'epoca di Samsu Iluna (figlio di Hammurabi). Poi assimilato dalla cultura ebraica nel periodo dell'esilio babilonese. La datazione attorno al 2000 a.c. non trova riscontri. Sarebbe interessante conoscere qualche particolare in più.

Foto di Sang Tan


domenica 2 febbraio 2014

Harem Soiré. La cosa più importante non è come vivere la vostra vita. La cosa che conta è come la raccontate a voi stessi, e soprattutto agli altri. Soltanto in questo modo, infatti, è possibile dare un senso agli sbagli, ai dolori, alla morte.


La cosa più importante non è come vivere la vostra vita.
La cosa che conta è come la raccontate a voi stessi, e soprattutto agli altri.
Soltanto in questo modo, infatti, è possibile dare un senso agli sbagli, ai dolori, alla morte.
Harem Soiré

dialogo e foto tratto dal film "Harem Soiré" di Ferzan Ozpetek.



Spettacolo messo in scena dalla compagnia Luna Menguante danze mediorientali con le coreografie di Barbara Ravazzi

http://youtu.be/q3yjCfJWm0o

giovedì 9 gennaio 2014

Tolkien. Sulle fiabe. La fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla ragione, né smussa l'appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà

«Guardiamo gli alberi, e li chiamiamo "alberi", dopo di che probabilmente non pensiamo più alla parola. Chiamiamo una stella "stella", e non ci pensiamo più. Ma bisogna ricordare che queste parole, "albero", "stella", erano (nella loro forma originaria) nomi dati a questi oggetti da gente con un modo di vedere diverso dal nostro. Per noi un albero è, semplicemente, un organismo vegetale, e una stella semplicemente una palla di materia inanimata che si muove lungo una rotta matematica. Ma i primi uomini che parlarono di "alberi" e di "stelle" vedevano le cose in maniera del tutto differente. Per loro, il mondo era animato da esseri mitologici. Vedevano le stelle come sfere di argento vivo, che esplodevano in una fiammata in risposta alla musica eterna. Vedevano il cielo come una tenda ingioiellata, e la terra come il ventre dal quale tutti gli esseri viventi sono venuti al mondo. Per loro, tutta la creazione era intessuta di miti e popolata di elfi.» 
John Ronald Reuel Tolkien, citato in Paolo Gulisano, Tolkien. Il mito e la grazia, Ancora, 2007.


La fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla ragione, né smussa l'appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà. 
John Ronald Reuel J.R.R. Tolkien. Sulle fiabe


John Ronald Reuel Tolkien (1892 – 1973) è stato uno scrittore, filologo, glottoteta e linguista britannico, spesso abbreviato in J. R. R. Tolkien. Importante studioso della lingua anglosassone, è l'autore de Il Signore degli Anelli e di altre celebri opere riconosciute come pietre miliari del genere fantasy, quali Lo Hobbit e Il Silmarillion.

**The Harbor at Herring Cut (sd) di Newell Convers Wyeth (22 ottobre 1882 - 19 ottobre 1945), noto come NC Wyeth, fu allievo del pittore Howard Pyle e divenne uno dei più grandi illustratori americani.
NC Wyeth era il padre di Andrew Newell Wyeth (1917-2009) pittore realista, uno dei più noti artisti della metà del 20 ° secolo negli Stati Uniti.
(*Stella)




domenica 18 agosto 2013

Mito di Erisittone. ERA UN UOMO EMPIO E VIOLENTO; DISPREZZAVA GLI DEI, E NON BRUCIAVA PROFUMI SUI LORO ALTARI. Di lui si racconta che avesse perfino PROFANATO CON LA SCURE UN BOSCO SACRO A CERERE (Cerere era la dea romana della Terra e della Fertilità, corrispondente alla Demetra della mitologia greca), contaminando con il fuoco i vetusti alberi. Tra questi SI ERGEVA UNA QUERCIA SMISURATA, DAL FUSTO SECOLARE, UN BOSCO INTERO DA SOLA: la cingevano festoni, tavolette commemorative e corone, testimonianza di voti esauditi. Sotto la suo chioma spesso le Driadi (nell'antica Grecia, LE DRIADI ERANO LE NINFE DELLE QUERCE, CHE VIVEVANO NEI BOSCHI, E NE RAPPRESENTAVANO LA "MAGIA VERDE") intrecciavano danze festose, spesso, tenendosi per mano, avevano fatto girotondo intorno a quell'albero gigante, la cui misura arrivava ad essere quindici braccia; tutto il resto della selva rimaneva inferiore ad esso per altezza, tanto quanto lo era l'erba sotto il bosco. Tutto ciò non bastò comunque a Erisittone per tenere il ferro lontano dalla sacra Quercia: ordinò infatti ai suoi servi di tagliarla. Quando però si avvide che coloro cui era stato dato l'ordine indugiavano timorosi, strappò di mano ad uno di loro la scure, pronunziando queste scellerate parole: "Anche se non fosse solo un albero caro alla dea, ma la dea stessa, toccherà subito il suolo con la sua cima frondosa!". Così disse e, mentre assestava con la scure tremendi colpi, LA QUERCIA DI CERERE TREMÒ ED EMISE UN GEMITO: fronde e ghiande tutte insieme cominciarono a perdere colore ed i lunghi rami si tinsero del medesimo pallore. Appena la mano sacrilega provocò la prima ferita al tronco, DALLA CORTECCIA LACERATA USCÌ FUORI IL SANGUE, non diversamente da come sgorga dalla cervice troncata di un grosso toro, allorchè cade vittima davanti all'altare. Tutti i presenti rimasero stupiti, ed uno di loro osò impedire il sacrilegio e fermare la crudele ascia. Erisittone lo guarda e gli dice: " Sarai premiato per la tua pia intenzione!". RIVOLSE QUINDI LA SUA ASCIA CONTRO DI LUI, E GLI MOZZÒ IL CAPO, PER POI TORNARE A COLPIRE LA QUERCIA. Ma dall'interno dell'albero, provenne una voce: "Sotto questo legno vivo io, una ninfa carissima a Cerere, ed in punto di morte, ti predico che è imminente il castigo dei tuoi delitti, cosa che mi consola alquanto". Il re continuò nella sua opera scellerata, e finalmente la Quercia, scossa dagli innumerevoli colpi e tirata dalle funi, crollò ed abbattè con il suo peso molta parte della selva.


ERISITTONE, figlio di Triope e re della Tessaglia, ERA UN UOMO EMPIO E VIOLENTO; DISPREZZAVA GLI DEI, E NON BRUCIAVA PROFUMI SUI LORO ALTARI. Di lui si racconta che avesse perfino PROFANATO CON LA SCURE UN BOSCO SACRO A CERERE (Cerere era la dea romana della Terra e della Fertilità, corrispondente alla Demetra della mitologia greca), contaminando con il fuoco i vetusti alberi. Tra questi SI ERGEVA UNA QUERCIA SMISURATA, DAL FUSTO SECOLARE, UN BOSCO INTERO DA SOLA: la cingevano festoni, tavolette commemorative e corone, testimonianza di voti esauditi. Sotto la suo chioma spesso le Driadi (nell'antica Grecia, LE DRIADI ERANO LE NINFE DELLE QUERCE, CHE VIVEVANO NEI BOSCHI, E NE RAPPRESENTAVANO LA "MAGIA VERDE") intrecciavano danze festose, spesso, tenendosi per mano, avevano fatto girotondo intorno a quell'albero gigante, la cui misura arrivava ad essere quindici braccia; tutto il resto della selva rimaneva inferiore ad esso per altezza, tanto quanto lo era l'erba sotto il bosco. Tutto ciò non bastò comunque a Erisittone per tenere il ferro lontano dalla sacra Quercia: ordinò infatti ai suoi servi di tagliarla. Quando però si avvide che coloro cui era stato dato l'ordine indugiavano timorosi, strappò di mano ad uno di loro la scure, pronunziando queste scellerate parole: "Anche se non fosse solo un albero caro alla dea, ma la dea stessa, toccherà subito il suolo con la sua cima frondosa!". Così disse e, mentre assestava con la scure tremendi colpi, LA QUERCIA DI CERERE TREMÒ ED EMISE UN GEMITO: fronde e ghiande tutte insieme cominciarono a perdere colore ed i lunghi rami si tinsero del medesimo pallore. Appena la mano sacrilega provocò la prima ferita al tronco, DALLA CORTECCIA LACERATA USCÌ FUORI IL SANGUE, non diversamente da come sgorga dalla cervice troncata di un grosso toro, allorchè cade vittima davanti all'altare. Tutti i presenti rimasero stupiti, ed uno di loro osò impedire il sacrilegio e fermare la crudele ascia. Erisittone lo guarda e gli dice: "Sarai premiato per la tua pia intenzione!". RIVOLSE QUINDI LA SUA ASCIA CONTRO DI LUI, E GLI MOZZÒ IL CAPO, PER POI TORNARE A COLPIRE LA QUERCIA. Ma dall'interno dell'albero, provenne una voce: "Sotto questo legno vivo io, una ninfa carissima a Cerere, ed in punto di morte, ti predico che è imminente il castigo dei tuoi delitti, cosa che mi consola alquanto". Il re continuò nella sua opera scellerata, e finalmente la Quercia, scossa dagli innumerevoli colpi e tirata dalle funi, crollò ed abbattè con il suo peso molta parte della selva.

Quercia delle Streghe. 
Le sorelle Driadi, sbigottite per il danno subito dal bosco e da loro stesse, corsero tutte insieme da Cerere, in pianto e vestite di nero, ed invocarono una punizione per Erisittone. La bellissima dea ascoltò le loro preghiere, e pensò ad una pena che avrebbe destato pietà per chiunque, ma non per lui: DECISE DI FARLO STRAZIARE DALLA TERRIBILE FAME. E poichè questa non può essere avvicinata dalla dea in persona (chè I FATI NON PERMETTONO CHE CERERE E LA FAME SI INCONTRINO), quest'ultima inviò una ninfa a cercarla nella gelida Scizia. LA TROVÒ IN UN CAMPO PIETROSO, INTENTA A STRAPPARE CON LE UNGHIE E CON I DENTI LE POCHE ERBE. Ispidi erano i capelli, gli occhi infossati, un pallore su tutto il viso, le labbra illividite come per la muffa, la bocca irruvidita dal tartaro, la pelle indurita attraverso la quale si potevano vedere le viscere; da sotto gli incurvati lombi spuntavano le ossa scarnificate. AL POSTO DEL VENTRE C'ERA LO SPAZIO PER ESSO; avresti creduto che il torace fosse sospeso e che fosse trattenuto soltanto dalla colonna vertebrale. La magrezza faceva sembrare ampliate le articolazioni, erano gonfie le rotule dei ginocchi ed i talloni sporgevano con una protuberanza sproporzionata. LA NINFA RIFERÌ IL VOLERE DELLA DEA, RIMANENDO A PRUDENTE DISTANZA; NONOSTANTE CIÒ EBBE L'IMPRESSIONE DI SENTIRE FAME, ED INTRAPRESE RAPIDAMENTE LA VIA DEL RITORNO.
Quercia Rossa (Quercus rubra)
LA FAME, SEBBENE SEMPRE CONTRARIA ALL'OPERATO DI CERERE, ESEGUÌ L'ORDINE: SI FA TRASPORTARE DAL VENTO ALLA CASA DI ERISITTONE, PENETRA NEL SUO LETTO, LO STRINGE TRA LE BRACCIA E GLI TRASFONDE IL DIGIUNO NELLE SUE VENE SVUOTATE. QUANDO ERISITTONE SI SVEGLIÒ, FU SUBITO ASSALITO DAL DESIDERIO DI MANGIARE, E CHIESE TUTTO QUANTO PRODUCE IL MARE, LA TERRA ED IL CIELO. NONOSTANTE LE MENSE IMBANDITE, E LE ENORMI QUANTITÀ DI CIBO INGURGITATO, SI LAMENTA DI SENTIRSI DIGIUNO, E CHIEDE ANCORA CIBO; MANGIA QUANTO POTREBBE SFAMARE UNA INTERA CITTÀ, MA QUEL VUOTO NELLO STOMACO DIVIENE SEMPRE PIÙ GRANDE.
NELL'INUTILE INTENTO DI SODDISFARE LA SUA FAME INFINITA, ERISITTONE DEPOSITÒ TUTTI IL SUO PATRIMONIO NELLE VISCERE E DIEDE FONDO A TUTTI I SUOI AVERI. RIDOTTO IN POVERTÀ, CERCÒ DI VENDERE ANCHE LA FIGLIA. Nettuno aveva però concesso al suo corpo la capacità di trasformarsi, ed ella riuscì così a sfuggire al suo primo padrone, ed a tutti gli altri cui il padre tentò di venderla, tramutandosi ora in pescatore, ora in uccello, oppure in cavalla od in cervo. DISPERATO E SENZA PIÙ MODO PER PROCURARSI NUTRIMENTO, ERISITTONE COMINCIÒ A LACERARE A MORSI LE SUE PROPRIE MEMBRA, E NUTRIVA IL SUO CORPO DISTRUGGENDOLO.

Farnia (Quercus robur):
IL MITO DI ERISITTONE, DI ORIGINE ELLENICA, È NARRATO DA PUBLIO OVIDIO NASONE NELLE METAMORFOSI, NEL LIBRO VIII, AI RIGHI DA 737 FINO A 878. (Un altro mito tratto dalle Metamorfosi, è quello contenuto nel post Storie di Alberi: il mito di Cyparissus). HO RIPORTATO INTEGRALMENTE LA PARTE DELLA NARRAZIONE CHE RIGUARDA LA DISTRUZIONE DELLA QUERCIA SACRA A CERERE, MENTRE HO RIDOTTO E RIASSUNTO LA PARTE RELATIVA ALLA PUNIZIONE DI ERISITTONE.

COLPISCE IN QUESTO ANTICO MITO LA SEMPLICE EQUAZIONE CHE SOTTINTENDE: DISTRUZIONE DEGLI ALBERI UGUALE A FAME PER L'UOMO. L'ETIMOLOGIA DEL NOME ERISITTONE,  CHE TAGLIA LA TERRA, ALLARGA IL DISCORSO AL DISBOSCAMENTO EFFETTUATO PER DESTINARE TERRA ALL'AGRICOLTURA, ancora visto all'epoca come un' offesa agli dei ed un misfatto che porta l'uomo alla rovina.  



a proposito di alberi: AVETE UN SUGGERIMENTO PER IL MIO EUCALIPTO CHE PER FARMI CONTENTA STA CRESCENDO A DISMISURA.....PURTROPPO NEL SUO OTTIMISMO NON SI RENDE CONTO CHE MI CREA TANTI PROBLEMI.....IL MIO GIARDINO È PICCOLISSIMO.......ED IO ABITO IN UN CENTRO URBANO NON IN UNA FORESTA TROPICALE...... 



Non potrei mai avere suggerimenti per frenare tanta ''viriditas'' 




lo so.....infatti è talmente bello che i miei vicini di casa sopportano la sua invadenza ma......i suoi rami hanno provocato danni ......e quando cambia la "pelle" (io non sapevo che L'EUCALIPTO CAMBIA TUTTA LA CORTECCIA....TIPO SERPENTE) servono tre persone per portare via la corteccia che cade.... è una meraviglia......ed anche una rarità. mi ha detto un esperto che sembra un albero centenario, in realtà è giovane......svetta su tutta la città dove abito........




Speriamo che non sia un Eucalyptus regnans  2° posto: 101 METRI Eucalyptus regnans (Mountain Ash o Swamp Gum, Eucalipto). Latifoglia della famiglia delle Myrtaceae, vive nelle zone montuose dell’Australia sud orientale, ed è una delle oltre 450 specie di Eucalipto native del continente australiano. L’albero DEL RECORD, A CUI È STATO DATO IL NOME DI CENTURION, È STATO RINVENUTO CASUALMENTE SOLO NEL 2008, VICINO ALLA CITTÀ DI HOBART IN TASMANIA, nel corso di una indagine forestale di routine. Ha una ETÀ COMPRESA TRA I 300 ED I 400 ANNI. La “rapidità” con cui E. regnans raggiunge queste altezze è impressionante! E’ possibile che in passato questa specie abbia annoverato gli individui più alti del pianeta, addirittura più alti delle sequoie, anche se le antiche misurazioni sono spesso sovrastimate. IL FAMOSO FERGUSON TREE, OGGI NON PIÙ VIVO, FU MISURATO UFFICIALMENTE AL SUOLO NEL FEBBRAIO DEL 1872, ED ACCUSAVA L’IMPRESSIONANTE ALTEZZA DI 133 METRI, E CIÒ NONOSTANTE AVESSE LA CIMA SPEZZATA! 
PIÙ AFFIDABILE LA MISURA EFFETTUATA NEL 1880 SU DI UN ALBERO A TERRA, IL THORPDALE TREE NEL SUD GIPPSLAND, CHE RISULTÒ ESSERE DI 114,4 METRI.




un "medico naturopata" esperto mi ha detto che LE MIE PIANTE VIVONO IN SIMBIOSI CON ME.....PRATICAMENTE SI NUTRONO DELLE MIE EMOZIONI....E MI HA FATTO UN RITRATTO TERRIFICANTE.....SOSTIENE CHE PER TROPPO AMORE I MIEI ALBERI FINIRANNO PER TOGLIERMI TUTTO L'OSSIGENO......tipo (se ho ben capito) come quell'orso che amava talmente il suo padrone da ucciderlo per proteggerlo da una zanzara.....


http://alberiedintorni.blogspot.it/2013/02/storie-di-alberi-il-mito-di-erisittone.html

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