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sabato 23 agosto 2014

Su quali organi agiscono le cinque camminate? La Forma della Scimmia agisce sul Fegato e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti. La Forma della Gru agisce sul Cuore e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti. La Forma dell’Orso agisce sulla Milza e le parti del corpo ad essa connesse secondo i Cinque Movimenti. La Forma della Tigre agisce sul Polmone e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti. La Forma del Serpente agisce sul Rene e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti.

PRATICARE QIGONG


Come praticare i Wŭqínxì 

(il Gioco dei Cinque Animali)

Statue rappresentanti l’esecuzione del Gioco dei Cinque animali, metodo risalente a Hua Tuo


La forma preparatoria e di base è la tecnica del Fenshuishi (separare l’acqua). 
Per eseguirla bisogna immaginare di camminare lentamente dentro l’acqua che arriva a livello della vita; mentre si avanza si deve visualizzare la sensazione dell’acqua che si separa, come se ci fosse una leggera  resistenza. Immaginiamo di essere immersi in acqua dalla temperatura gradevole. La mente e il cuore sono tranquilli, l’atteggiamento è gioioso. La distanza tra i piedi sara uguale alla larghezza delle spalle. 
Il ginocchio non supererà la verticale  che passa per le dita dei piedi.

Il movimento delle mani seguirà il ritmo respiratorio, si immaginerà di spostare l’acqua che sta davanti al corpo, inspirando quando si allargano le braccia ed espirando quando si avvicinano. Il movimento delle braccia andrà fatto all’altezza dell’ombelico. Durante la camminata non si dovranno mai alzare i talloni, la velocità del movimento dovrà essere costante seguendo il ritmo della respirazione. Utile in caso di stanchezza o nervosismo.

Hèxíng (Forma della Gru)
La camminata si esegue come quella di Fenshuishi  con la variante che si può sollevare un pò di più il piede da terra, sollevandosi leggermente e flettendo il ginocchio quando si conclude il passo.
Le braccia imiteranno il movimento delle ali di una gru che vola.
La visualizzazione sarà quella di prendere il volo, ci si sentirà un uccello in volo.


Hóuxíng (Forma della scimmia)
Partendo dalla posizione iniziale di base si porta in avanti il piede sinistro appoggiando solo la punta e le dita e, flettendo la gamba destra, si carica tutto il peso su quest’ultima.
La mano destra, con le dita unite, si porta all’altezza della tempia destra, la mano sinistra, nella stessa posizione delle dita, sarà all’altezza del fianco sinistro. Si appoggia il piede sinistro portandolo avanti di qualche centimetro e si avanza di un passo con il destro, si inverte la posizione delle mani e si ruota il tronco verso destra. La lenta rotazione comincerà dai fianchi e proseguirà con il tronco e poi con la testa. Lo sguardo sarà verso l’orizzonte.


Xióngxíng (Forma dell’Orso)
Dalla posizione di partenza si procede con corti passi in linea retta, ruotando rapidamente il tronco verso il lato della gamba avanzata.
Le braccia, con i pugno chiusi e i gomiti semiflessi all’altezza del torace, si muoveranno anch’esse rapidamente, seguendo il tronco e aumentandone la torsione.
Lo sguardo segue il movimento della testa.

Shéxíng (Forma del Serpente)
Si fanno dei passi con i talloni in linea, il piede che avanza è rivolto verso avanti, il piede che rimane indietro è aperto a 45°. Si avanza sempre con lo stesso piede, cominciando con l’avvicinare il piede posteriore all’anteriore senza mai superarlo. Durante il passo la mano omolaterale al piede avanzato si porta verso avanti con il pugno leggermente socchiuso come se volesse dare un pugno, il dorso della mano resta laterale verso l’esterno; il pugno corrispondente al piede arretrato si muove dall’indietro verso avanti come se volesse dare un colpo di gomito, il dorso della mano verso l’alto.
Sguardo rivolto verso avanti.


Hŭxíng (Forma della Tigre)
Si avanza facendo dei passi durante i quali si ruote il busto e con le braccia si compiono dei movimenti dall’alto verso il basso mantenendo le dita della mano aperte come se si volesse graffiare qualcosa. Le mani si muovono all’interno di uno spazio compreso tra le spalle e i fianchi.
Lo sguardo segue il movimento del tronco e guarda all’altezza delle mani.


Su quali organi agiscono le cinque camminate?
La Forma della Scimmia agisce sul Fegato e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti.
La Forma della Gru agisce sul Cuore e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti.
La Forma dell’Orso agisce sulla Milza e le parti del corpo ad essa connesse secondo i
Cinque Movimenti.
La Forma della Tigre agisce sul Polmone e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti.
La Forma del Serpente agisce sul Rene e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti.


(articolo. del dr. Vito Marino pubblicato sul sito http://www.studioadelasia.it  sez. lavori e articoli )


http://praticareqigong.wordpress.com/2014/07/09/come-praticare-i-wuqinxi-il-gioco-dei-cinque-animali/

lunedì 28 aprile 2014

Robert Walser. “Ma perché era stato rinchiuso? Era pazzo, Robert Walser? Giro la domanda a Fleur Jaeggy, anche lei svizzera e scrittrice, che ne I beati anni del castigo ha dato conto della rigida educazione impartitale in un collegio di Teufen, sempre nell' Appenzell, non lontano da Herisau. Su Walser con le seguenti parole «Ma no, non ho mai pensato che fosse un folle», dice Jaeggy. «Era un poeta, e semplicemente non sapeva dove andare. «Nell'accettazione di quel ricovero, per così tanti anni, c'è tutta la sua pazienza. E non dimentichiamo il problema economico: oggi gli scrittori sono abbastanza aiutati, ma lui non ebbe aiuti. Da questo punto di vista, per quanto dura, la vita a Herisau fu una buona soluzione. Se invece consideriamo la cosa sotto il profilo medico, la diagnosi che precede il suo internamento ha dell' incredibile, parla di "tipica, stuporosa catatonia"


Anche quella era forse una sua cattiva abitudine, di essere contento e persino felice quando poteva eseguire lavori manuali. Ma tendeva davvero mal volentieri la mente che è la parte migliore dell'uomo? Era forse nato per fare lo spaccalegna o il vetturino? Doveva vivere nelle foreste vergini o fare il marinaio sulle navi? Peccato che nei pressi di Barenswil non ci fossero case di tronchi da costruire!
No, non era privo d'intelligenza, è difficile che un uomo sano lo sia. Ma aveva una certa predilezione per il fisico. A scuola (se ne ricordava spesso) era stato un buon ginnasta. Gli piaceva fare lunghe marce, scalare montagne, lavare stoviglie. Le aveva lavate spesso da ragazzo mentre raccontava storie a sua madre. Il movimento delle braccia e delle gambe gli procurava sensazioni deliziose. Preferiva fare il bagno nell'acqua fredda anziché star a riflettere su cose sublimi. Sudava volentieri, la qual cosa poteva avere un significato profondo. Era forse nato per trasportare mattoni? Bisognava attaccarlo a qualche carro? Un Ercole non era di certo.
Purché volesse, lo spirito non gli mancava, ma fin troppo volentieri smetteva di pensare.
Robert Walser, L’assistente




Robert Walser, poeta e e scrittore svizzero, (1878/1956,) personaggio malinconico e inquietante, in cui traspare l'anima di un poeta visionario, verosimilmente nemmeno schizofrenico, come era stato diagnosticato e conseguentemente ricoverato per oltre vent'anni ad Herisau in casa di cura, in Svizzera, ma in realtà solo dotato, come tutti gli artisti di una sensibilità particolare come tale recettiva a cogliere la soffernza del mondo.Tra l'altro Walser era stato anche segnato da dolorose esperienze familiari, quali la morte della madre affeta da disturvbi mentali e di quella di un fratello suicida. In un bell'articolo di Repubblica , pubblicato il 21 novembra 2006 il giornalista si chiede “Ma perché era stato rinchiuso? Era pazzo, Robert Walser? Giro la domanda a Fleur Jaeggy, anche lei svizzera e scrittrice, che ne I beati anni del castigo ha dato conto della rigida educazione impartitale in un collegio di Teufen, sempre nell' Appenzell, non lontano da Herisau. Su Walser con le seguenti parole «Ma no, non ho mai pensato che fosse un folle», dice Jaeggy. «Era un poeta, e semplicemente non sapeva dove andare. «Nell'accettazione di quel ricovero, per così tanti anni, c'è tutta la sua pazienza. E non dimentichiamo il problema economico: oggi gli scrittori sono abbastanza aiutati, ma lui non ebbe aiuti. Da questo punto di vista, per quanto dura, la vita a Herisau fu una buona soluzione. Se invece consideriamo la cosa sotto il profilo medico, la diagnosi che precede il suo internamento ha dell' incredibile, parla di "tipica, stuporosa catatonia". E' vero che aveva tentato il suicidio, ma erano stati tentativi inermi. «Nulla di realmente pericoloso, insomma. Walser aveva la gaiezza dei disperati, che li porta a occultare la profondità e a tenere tutto in superficie. Per questo voleva sparire. Se penso che io ero lì vicino, in collegio, proprio nel 1956, e nessuno dei miei professori lo conosceva... In seguito, quando lavoravo al mio libro, ho voluto tornare nell' Appenzell, sui luoghi delle sue camminate. E sono andata anche al manicomio di Herisau, per domandare sue notizie. Ma un' infermiera mi ha allontanato, bruscamente».
Emerge in questa vicenda un vecchio interrogativo sui confini fra sanità e follia. Mi chiedo cosa si intende veramente allorquando si evocano queste due locuzioni in forma manichea, usate e dirette, verosimilmente per proteggersi dalla Sragione, quella parte oscura che cerca di non emergere se non attraverso le difese trans-personali dell’immaginario collettivo cui dà voce poi la Psichiatria e La legislazione?
Ma ritorniamo a Walser, egli adorava fare lunghe passeggiate attraverso le quali forse esorcizzava l'angoscia che lo attanagliava, ma anche quella “volontà di vivere” causa dell'eterno soffrire di schopenhauriana memoria, facendo anche 80 chilometri in dieci ore, una consuetudine che era fondamentale del suo modo di essere. Significativamente, così, nacque “La passeggiata, racconto breve la cui vicenda si svolge nella sua città natale Bienne ,in Svizzera, di cui riporto alcuni bellissimi brani di sapore veramente poetico «La terra si faceva sogno, io stesso ero divenuto interiorità e procedevo come dentro di essa. Quale meta migliore di ciò che ci accade senza essere cercato. Quale altra possibilità di giungere fino all'interiorità essendo "colui che veramente esiste solo l'uomo interiore" ….e poi “E così la florida vita, tutti i bei colori allegri, ogni gioia di vivere e umano significato, l'amicizia, la famiglia e la donna amata, l'aria dolce e piena di lieti, felici pensieri, le case paterne e materne, le care strade note, la luna e il sole alto e gli occhi e i cuori degli uomini, tutto un giorno dovrà scomparire e morire".....Ho raccolto i fiori solo per deporli sulla mia infelicità?" mi domandai, e il mazzolino mi cadde di mano. M'ero alzato per ritornare a casa: era già tardi, e tutto si era fatto buio.”




martedì 28 gennaio 2014

Christian Bobin. Amo appoggiare la mia mano sul tronco di un albero davanti il quale passo, non per assicurarmi dell’esistenza dell’albero – di cui io non dubito – ma della mia.


Amo appoggiare la mia mano sul tronco di un albero davanti il quale passo, non per assicurarmi dell’esistenza dell’albero – di cui io non dubito – ma della mia.
Christian Bobin



Tutti gli alberi nella sera trepida. Mi ammaestrano con il loro modo di accogliere ogni istante come una buona ventura. [...] Non hanno preoccupazione di nulla, e soprattutto di un senso. Attendono, di un’attesa radiosa e tremula. Infinita. [...] Un albero che risplende di verde. Un viso inondato dalla luce. Questo basta per ogni giorno. Anzi, è molto. Vedere ciò che è. Essere ciò che si vede. Smarrirsi nei libri, o nei boschi. La natura sommerge i libri. L’erba ricopre il pensiero. Il verde assorbe l’inchiostro. [...] L’arte di camminare è un’arte contemplativa. All’inizio si guarda quello cui si passa accanto, poi lo si diventa. Non si è più una traversata luminosa del paesaggio. Si è soltanto, se stessi [...]. Non si lotta più con l’aria, con il vuoto dell’aria, con gli angeli nel vuoto. [...] Si è nelle migliori mani che ci siano, quelle del vento, del nulla innocente di ogni giorno. Portati via, abbandonati, ripresi. Che altro?
Christian Bobin





 

lunedì 9 dicembre 2013

sabato 17 agosto 2013

Piccolo trattato di ciclosofia. Nessuna delle nostre piccole sofferenze quotidiane resiste a un buon colpo di pedale. Tristezza, attacchi di malinconia… inforchiamo la bicicletta e fin dalle prime pedalate abbiamo l'impressione che un velo si squarci.


Nessuna delle nostre piccole sofferenze quotidiane resiste a un buon colpo di pedale. Tristezza, attacchi di malinconia… inforchiamo la bicicletta e fin dalle prime pedalate abbiamo l'impressione che un velo si squarci.

Didier Tronchet, "Piccolo trattato di ciclosofia" del 2000


Dipinto di Aron Wiesenfeld "Girl with Bike" del 2003

venerdì 4 gennaio 2013

ciascuno porta nel suo cuore ciò che è. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell'altra città, troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perchè, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore. Nella vita si trova sempre ciò che si aspetta di trovare...




C'era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi di un'oasi all'entrata di una città del Medio Oriente. 
Un giovane si avvicinò e gli domandò: 
"Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città? "L'uomo rispose a sua volta con una domanda: "Come erano gli abitanti della città da cui venivi?" "Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là". "Così sono gli abitanti di questa città!", gli rispose il vecchio saggio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all'uomo e gli pose la stessa domanda: 
"Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?" L'uomo rispose di nuovo con la stessa domanda:"Com'erano gli abitanti della città da cui vieni?" "Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!" "Anche gli abitanti di questa città sono

così!", rispose il vecchio saggio. 
Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all'abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: 
"Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?
"Figlio mio", rispose il saggio, "ciascuno porta nel suo cuore ciò che è. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell'altra città, troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perchè, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore. Nella vita si trova sempre ciò che si aspetta di trovare...
(dal web)




venerdì 14 settembre 2012

Ryszard Kapuscinski. Ci sono persone non interessate al resto del mondo: quello in cui vivono è per loro il mondo intero. Una posizione rispettabile come qualunque altra. Confucio diceva che il modo migliore per conoscere il mondo è quello di non uscire mai dalla propria casa





Ci sono persone non interessate al resto del mondo: quello in cui vivono è per loro il mondo intero. Una posizione rispettabile come qualunque altra. Confucio diceva che il modo migliore per conoscere il mondo è quello di non uscire mai dalla propria casa, e anche questo è vero: invece di spostarsi materialmente, si può viaggiare all’interno della propria anima. Il concetto di viaggio è quanto mai elastico e differenziato. Ci sono tuttavia alcune persone che, per loro natura, devono conoscere il mondo in tutta la sua varietà. Non sono numerose.
Ryszard Kapuscinski


meno male che non tutti vogliono la stessa cosa ....sai che via vai ci sarebbe .....c'è chi nasce per una cosa e chi per un'altra


mercoledì 5 settembre 2012

Proverbio Finlandese. Il bambino tenuto sempre per man non impara mai a camminare




Il bambino tenuto sempre per man non impara mai a camminare
Proverbio Finlandese


PS: nella foto Bimbo finlandese con la sua renna



 se lo tieni SEMPRE per mano tu ne diventi un bastone e lui a te DIPENDENTE, quando tu mancherai lui cadrà per terra, appunto non imparerà a essere se stesso, a viversi la sua vita da solo.

martedì 5 giugno 2012

I Benefici del Camminare. Leonardo da Vinci. ..che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue città, a lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?..






"camminare per stupirsi, camminare per meravigliarsi, camminare per conoscere, camminare per difendere l'ambiente. Lo diceva anche il grande Leonardo "...che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue città, a lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?...". Io lo consiglio spesso: "Ma cammina, và !..." :-)







Mura Lorenza:
camminare all'aria aperta ...respirare la natura!!!!!parlare con la propria anima.....abbracciare l'orizzonte con un solo sguardo....questo è quello che faccio quando vado a camminare.....almeno quando posso!!!....in campagna...in un parco....o per le strade desolate del mio paese:::






venerdì 24 febbraio 2012

La passeggiata che ricarica il cellulare l'invenzione in un liceo di Montecatini


PROTOTIPI

La passeggiata che ricarica il cellulare 
l'invenzione in un liceo di Montecatini

Trasformare il movimento in energia elettrica si può: l'idea di quattro ragazze trasformata in realtà dal Cnr e da una serie di aziende che hanno collaborato al progetto. Un nuovo fronte nel vivace mondo dell'energy harvesting, ovvero della raccolta dell'energia dalle azioni quotidiane di STEFANIA MARTANI


È TUTTO made in Italy ed è uno dei dispositivi più interessanti nel campo dell'energy harvesting, il processo per cui l'energia, proveniente da sorgenti alternative, viene catturata e salvata. Si tratta delle prime scarpe a recupero energetico, realizzate grazie a un'idea di quattro ragazze del liceo scientifico 'C. Salutati' di Montecatini terme, sotto la supervisione del Consiglio nazionale delle ricerche. 


Scarpe che non a caso sono state battezzate Hermes, come l'instancabile messaggero degli dei. Tutto nasce nel 2010, quando l'Istituto di ricerca sulle popolazioni e le politiche sociali (Irpps) del Cnr organizza InvFactor, un concorso diretto alle scuole superiori italiane volto a valorizzare nuovi talenti in ambito scientifico-tecnologico e a premiare i progetti più interessanti dei 'giovani archimedi'. Tanto per dimostrare che, a ben vedere, in Italia i cervelli ci sono: basta incoraggiarli. 

Nel liceo Salutati c'è una ragazza, Irene Chirico, che ama fare jogging. Correndo correndo, improvvisamente la lampadina del genio si accende: perché non tentare di recuperare tutta quell'energia prodotta dal movimento e accumularla in una batteria per poi riutilizzarla? Espone la sua intenzione a tre amiche - Giulia Tuci, Alessia Nannini e Cecilia Pellegrini - e alla professoressa, Maria Carmela Foti.

"Abbiamo pensato a una calzatura che unisse comodità, resistenza e recupero dell'energia", spiega Irene Chirico. "Oggi è fondamentale cercare di sfruttare fonti energetiche rinnovabili, unendo magari questo aspetto a un'attività salutare". Sì, ma come realizzarle? Le ragazze allora si rivolgono all'Istituto di chimica dei composti organometallici (Iccom) del Cnr di Pisa, nella persona del professor Vincenzo Palleschi, responsabile del laboratorio di Spettroscopia applicata. "Buon giorno professore, noi avremmo un'idea...". 

L'idea è quella di inserire all'interno della scarpa un dispositivo che sfruttando i principi dell'elettromagnetismo converta l'energia meccanica prodotta dalla camminata in energia elettrica. Un grande calzaturificio della zona dà la propria disponibilità a partecipare al progetto, disegnando addirittura una scarpa speciale per alloggiare il convertitore meccano/elettrico.

"Già dalla prima occhiata al progetto - spiega il professor Palleschi - ci siamo resi conto di avere a disposizione solamente pochi centimetri cubici per sistemare, all'interno del tacco, il generatore di energia elettrica. E i vincoli, definiti chiaramente dal titolare del calzaturificio di Monsummano, Claudio Bartoli, erano molto stringenti: niente parti esterne in movimento, nessuna possibilità di aumentare le dimensioni di tacco e suola, necessità di mantenere il rumore al minimo".

A questo punto l'equipe ha chiesto la collaborazione al dottor Lorenzo Grassi, fisico della Marwan Technology, che collabora da anni con l'istituto. La ditta realizza direttamente sia il trasduttore inserito nelle scarpe che il dispositivo elettronico per accumulare l'energia prodotta durante la camminata. "La scarpa - spiega Palleschi - funziona in questo modo. All'interno del tacco è inserito un piccolo avvolgimento elettrico di un paio di centimetri, un solenoide, con dentro un magnete mobile: il movimento del piede provoca lo spostamento del magnete, quindi la variazione di campo magnetico che serve per produrre l'elettricità. L'energia prodotta viene accumulata in una batteria che, collegata con un filo al solenoide, può essere portata in tasca". 

"Il filo - continua Palleschi - che esce dalla scarpa sale lungo le gambe (se si corre in tuta, può essere agganciato facilmente ai pantaloni oppure fatto passare al di sotto di essi). L'energia accumulata può essere così utilizzata per caricare la batteria di oggetti di elettronica quali telefoni cellulari, lettori musicali, navigatori satellitare. Con un magnetino più potente si potrebbe fare meglio e lo faremo non appena la collaborazione con un'impresa di calzature si concretizzerà". 

Dulcis in fundo, le ragazze vincono il premio creatività femminile del concorso e Irene è insignita del titolo di Alfiere della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano. "Inoltre - aggiunge il professore - quando Irene ha compiuto diciotto anni abbiamo brevettato l'invenzione". E ora due aziende di Montecatini e Monsummano sono interessate alle scarpe e vorrebbero acquisire il brevetto per poterle realizzare e lanciarle sul mercato. 

Le scarpe Hermes sono solo uno dei numerosi dispositivi di energy harvesting che stanno attirando l'interesse delle aziende. Un altro esempio è quello della canadese Bionic Power che ha sviluppato il Bionic Energy Harvester, un dispositivo che si indossa come una ginocchiera e sfrutta la naturale fase di lavoro negativo dei muscoli delle gambe durante la camminata, e che può produrre fino a cinque watt di energia, senza che chi la indossa compia alcuno sforzo supplementare. 

C'è poi il caso della palestra innovativa aperta negli Stati Uniti, la Green Microgym di Portland, nell'Oregon. In collaborazione con la texana Henry Works ha installato la Human Dynamo, che collega più cyclette a una batteria che accumula l'energia generata dalle pedalate: se si calcolano 100 watt a cyclette in una palestra che ne ha 40, questo significa che si possono produrre quattro kilowattora. 

E a Rotterdam nel 2008 è stata inaugurata la prima discoteca sostenibile al mondo, il Watt Sustainable Dance Club. La pista da ballo converte l'energia cinetica prodotta da chi danza in elettricità. Il pavimento infatti è composto da mattonelle che si muovono leggermente in verticale (non più di un centimetro) quando vi si balla sopra. 

L'istituto di ricerca Technion, assieme alla società Innovatech, hanno dato vita ad un innovativo accumulatore di energia, l'Energy Harvesting System, in grado di raccogliere la potenza generata dal passaggio delle vetture sul manto stradale. Il sistema, che si basa sul posizionamento di dispositivi piezoelettrici che convertono l'energia meccanica in elettricità, è stato ideato e realizzato in Israele.

23 febbraio 2012

http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/23/news/scarpe_ricarica-30323048/?ref=HRERO-2

martedì 17 gennaio 2012

Aristofane. Non puoi insegnare al granchio a camminare diritto.


Sostenete quelli che cercano di farvi sentire qualcosa di diverso e conservate i loro pensieri: riponeteli in cassapanca come le mele cotogne, così i vostri panni odoreranno di intelligenza tutto l’anno”
Aristofane, Le Vespe


Non puoi insegnare al granchio a camminare diritto.
Aristofane


Dopo aver inutilmente tentato di convincere gli uomini a cedere loro il potere perché è ormai l'unica cosa che non abbiano ancora provato, un gruppo di donne -attraverso raggiri, inganni e colpi di mano- riesce ad assumere il governo dello Stato. Una volta al potere, promulgano leggi rivoluzionarie in cui il godimento di tutte le proprietà diventa comune sotto la saggia amministrazione femminile. E questo vale anche per i rapporti sessuali: le donne potranno amoreggiare e far figli con chiunque esse desiderino. In quanto agli uomini, per poter accedere a una donna bella, dovranno prima accoppiarsi con una brutta, e nel caso vogliano introdursi nel letto di una giovane, dovranno prima dar prova di saper soddisfare pienamente una donna matura. La depressione maschile incombe... Un bel sogno? Un incubo? Uno scherzo? No, è la trama di "Le donne al parlamento" (Ecclesiazusai), graffiante e utopica commedia del geniale Aristofane, andata in scena per la prima volta ad Atene nel 341 a.C.




Lisistrata, colei che scioglie gli eserciti.
Atene, 411 a.C.
A quale genio, se non ad Aristofane (445 a.C. – 380 d.C.), poteva mai venire in mente una commedia dove si ricorre ad uno sciopero dell’Amore nel tentativo di fermare una guerra.
Sono passati due anni dal fallimento e dalla sconfitta subita dalla democrazia ateniese in Sicilia nel 413. Il partito oligarchico ha sospeso la costituzione democratica e messo lo Stato sotto la tutela di una giunta di trenta probuli, ossia commissari. La guerra del Peloponneso scoppiata nella primavera del 431 a.C. a causa della rivalità crescente tra Atene e Sparta, fu tra le guerre più lunghe e sanguinose, a cui parteciparono quasi tutte le popolazioni greche, portando morte e distruzione, non solo gli uomini ne pagarono tale prezzo, ma anche le donne come madri, mogli, figlie e sorelle dei combattenti. Questo conflitto segnò la fine dell’egemonia ateniese.
In questo clima, mentre il conflitto contro Sparta sembra non trovare tregua, la pungente satira del teatro greco è un’arma potente, idonea a stimolare il pensiero critico degli abitanti della polis. Particolare curioso, ad Atene in quegli anni, la sacerdotessa del tempio di Atena Poliade si chiamava Lisimaca, cioè “Colei che scioglie le guerre”, pressoché identico, nel suo significato, a Lisistrata. Forse proprio questa figura ispirò Aristofane portandolo a scrivere un dramma, che ancora oggi appare illuminante, dove il pacifismo dell’opera è assai evidente, oltre alla forza motrice del sesso, ritenuto dai Greci tanto potente da poter condurre alla soluzione di una guerra.

La vita sociale delle donne libere nell’Atene del V secolo, era fortemente limitata: esse non avevano accesso alle cariche pubbliche, né ad un’istruzione adeguata. I loro compiti principali erano in effetti quello di procreare (funzione estremamente importante in un tempo in cui le guerre con le città nemiche erano molto frequenti) e badare alle questioni domestiche, con o senza l’ausilio di schiavi. Passavano quindi la quasi totalità del loro tempo in casa e non erano mai presenti nei luoghi pubblici ateniesi, come l’agorà e il ginnasio. Non è chiaro, invece, se potessero assistere alle rappresentazioni teatrali. Diversamente per le donne di famiglie meno abbienti che avevano spesso la necessità di trovarsi un lavoro esterno come lavandaie, tessitrici, nutrici, se costituiva senz’altro un aggravio di fatica, poteva però essere un’occasione di maggiori relazioni sociali.
Dunque Lisistrata è pronta a sacrificare il proprio piacere e quello delle sue concittadine pur di convincere gli uomini alla pace duratura.
Riunisce in una assemblea tutte le donne di Atene, e di altre città, tra cui la spartana Lampitò, dicendo di essere finalmente riuscita a trovare un mezzo per porre fine a ciò che provoca loro tanto dolore e tanta solitudine: uno sciopero dell’amore, rifiutarsi dunque ai mariti, finché questi non concludano la pace.

“Siamo noi a portare il peso della guerra, più del doppio. Partoriamo i nostri figli e li mandiamo a fare gli opliti. Quando avremmo potuto essere felici e goderci la nostra giovinezza, per colpa della guerra siamo costrette a dormire sole. E lasciamo anche perdere il nostro caso, ma io soffro al pensiero delle ragazze che invecchiano nelle loro camere”.

Lisistrata è una donna intelligente, passionaria e determinata a ottenere ciò che desidera, ma più che altro è una figura energica in grado di convincere le sue alleate a combattere una grande e faticosa battaglia.
Dopo le prime rimostranze, Lisistrata riesce a convincere le donne dell’impresa e insieme occupano l’Acropoli per bloccare l’accesso al tesoro (che serve a finanziare la guerra). Grazie alle donne più anziane che riescono a respingere un gruppo furioso e ostinato di vecchi, ma l’astuzia e la fermezza di Lisistrata hanno la meglio. 
Anche gli uomini desiderosissimi di amplessi, sfiniti e “con un grosso peso da portare”, convocano gli ambasciatori e alla fine concordano la pace con Lisistrata. 
La commedia si conclude con una grande festa di riconciliazione.

Tra i temi rappresentati da Aristofane ci sono chiaramente la guerra e la pace, temi questi che si ritrovano in molte delle sue commedie più famose.
Guerra presa questa volta dal punto di vista delle donne, non quindi rappresentata nella sua figura “distruttrice” ma come “privazione” di figli, mariti, della famiglia, della quotidianità, del corso naturale della vita, anche la pace non ha nulla di etico o morale ma solo di ristabilizzare il “modus vivendi”.
Ma la grandezza della commedia si rivela soprattutto nella figura rivoluzionaria della donna e del sesso.
Visto il posto che aveva la figura femminile nel mondo greco, le protagoniste di Lisistrata sono delle mirabili eccezioni letterarie: donne che prendono il comando, che rivendicano il loro ruolo nella società, nella politica, nella famiglia, nell’amministrazione del denaro:

Commissario: E che farete?
Lisistrata: E me lo chiedi? Lo amministreremo noi.
Commissario: Voi amministrerete il denaro?
Lisistrata: Che c’è di strano? Non siamo noi ad amministrare tutto il bilancio di famiglia?

Lisistrata è dunque un’opera di una modernità impressionante. 
Aristofane qui pone le donne sullo stesso piano degli uomini inneggiando all’eguaglianza. È un riscatto di genere, o meglio una vera e propria guerra tra i generi, animata dall’intenzione più nobile: ristabilire la quiete e la tranquillità. Il sesso è il vero punto focale di tutta l’opera, descritto dall’autore con tutta la sua forza e naturalezza, riconosciuto dagli uomini e ancora meglio dalle donne, viste per secoli come figure asessuate.

Le seguaci di Lisistrata, invece, hanno una completa vita sessuale, rivendicando anche lì il proprio ruolo e il proprio piacere. 
“L’uomo non può godere se non gode anche la donna”.

La concretezza di questa commedia è la sua vicinanza alla realtà, antica come contemporanea, insita nell’arma che Lisistrata utilizza per vincere la sua battaglia: la libido, il desiderio sessuale. 

Lisistrata: […] Vi tirano i mariti: ma tu credi che non gli tiriamo? So che passano notti tremende. Belle mie, resistete pazientate ancora un po’ di tempo: che c’è una profezia propizia, se non ci scanniamo. E questa così dice. […] “Se le passere volano via in un solo lotto fuggendo i richiami, lungi dagli augelli finiranno i malanni e il dio degli ombrelli farà un quarantotto…”

Gli uomini dunque sembrano addirittura sminuiti nella parte finale, quando la protagonista pronuncia il suo discorso di riconciliazione, da grande oratrice e i personaggi maschili non fanno altro che ammirare estasiati il corpo della bella Lisistrata.

Addirittura si parla, senza inutili vergogne, dell’uso dell’olisbo, fallo artificiale.

Lisistrata: E non c’è rimasto neanche uno straccio d’amante. E da quando i Milesi ci hanno tradito non si vede più nemmeno l’olisbo lungo otto dita, il nostro sollievo di cuoio […]

Non mancano certamente scene divertenti come quella dove Mirrina finge di assecondare i desideri del marito ma per un motivo o per un altro non arriva mai all’atto, o dove sia gli spartani che gli ateniesi sono costretti ad indossare lunghi mantelli per nascondere la loro natura a dir poco troppo sacrificata, tutto condito con un linguaggio molto colorito ma che rende veramente l’opera di sublime genialità. L’aspetto sorprendete, oltre che il risvolto maggiormente esilarante, è quello di vedere come anche il desiderio femminile sia considerato potente e naturale. Le donne dimostrano così di essere utili allo Stato che, come e al pari degli uomini, hanno il diritto e il dovere di proteggere. 

Le congiuranti dunque hanno raggiunto il loro scopo. L’abilità che le donne quotidianamente sperimentano, ha fatto sì che l’aggrovigliato gomitolo della guerra è stato sciolto, tessendo la trama di una pace duratura, e dunque anche il sacrificio adesso può terminare.

Fonti:
Il teatro greco. Commedie – Guido Paduano Bur Rizzoli
Passi tratti da: Lisistrata Aristofane, Bur Rizzoli

 https://www.inchiostronero.it/filosofia-lisistrata-colei-che-sciolse-gli-eserciti/comment-page-1/




  I sentieri della filosofia

sabato 3 dicembre 2011

Carcasi. Amore e Ricordi.


Pensi che più vai avanti e più vedrai piccolo e distante quello che ti sei lasciata alle spalle. Ma le regole della prospettiva,non sono valide in amore.
Puoi andare lontano mille miglia, mesi anni, ma basterà girarti un attimo, abbassare per un solo secondo le difese e lasciarti vincere dal ricordo. Ti basterà quell'attimo per farti capire che non sei andata poi così lontano, che non hai fatto tanta strada.

• G. Carcasi

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