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sabato 2 aprile 2016

Niels Bohr. Non esiste materia, vi è solo un tessuto di relazioni.

"Non esiste materia, vi è solo un tessuto di relazioni"
(Niels Bohr - Fisico, uno dei i padri della fisica moderna)

Quando Albert Einstein, in uno dei più famosi aforismi della storia, sostenne che Dio non poteva giocare a dadi, di fatto si riferiva a Niels Bohr. Persino Einstein, tuttavia, non poteva non riconoscere l'assoluta grandezza del fisico danese. A Bohr si devono infatti alcune delle più importanti intuizioni della fisica di ogni tempo, a partire dalla struttura dell'atomo e terminando col "principio di complementarità", che ha modificato radicalmente il concetto stesso di legge fisica. Uomo notoriamente involuto nei suoi lavori tecnici, Bohr si avventurò in alcune occasioni al di fuori del proprio territorio con interventi di ampio respiro, divulgativi, persino visionari. 
Si tratta dei testi raccolti in questo prezioso volume: una finestra aperta su una delle menti più raffinate di ogni tempo.

Il libro è disponibile su Amazon qui:
http://www.amazon.it/gp/product/8833922944/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=24114&creativeASIN=8833922944&linkCode=as2&tag=junita0a-21

sabato 11 ottobre 2014

Alan Watts. Io e te siamo continui con l'universo fisico così come un'onda è continua con l'oceano.


Io e te siamo continui con l'universo fisico così come un'onda è continua con l'oceano.
Alan Watts


Non possiamo trovare un metodo per conoscere Dio più di quanto non possiamo trovarne uno per costruire Dio, poiché la conoscenza di Dio è Dio stesso che abita nella nostra anima. Il massimo che possiamo fare è prepararci al suo ingresso, sgombrargli la strada, rimuovere le barriere, poiché finché Dio stesso non agisce dentro di noi, non c’è nulla di positivo che possiamo fare in questa direzione… non vi è altro modo di possedere Dio che lasciarsene possedere. Il misticismo è un’azione al passivo. Per centinaia di anni l’uomo occidentale si è convinto che poteva risolvere definitivamente ognuno dei suoi problemi “facendo” qualcosa. È un benefico esercizio di umiltà per lui porsi davanti a un problema di fronte al quale non può fare assolutamente nulla. Eppure il problema deve essere risolto.
Alan Watts, Il Dio visibile



martedì 1 luglio 2014

Cristiane Singer. Del buon uso delle crisi. E', purtroppo, inutile che la scienza contemporanea, e soprattutto la fisica nucleare, dopo Heisemberg e Bohr, ci diano conferma della natura del reale attestata dagli antichi sistemi cosmologia e religiosi: noi persistiamo, nelle nostre società, ad inforcare gli occhiali riduttivi di un positivismo miope alla Auguste Compte

E', purtroppo, inutile che la scienza contemporanea, e soprattutto la fisica nucleare, dopo Heisemberg e Bohr, ci diano conferma della natura del reale attestata dagli antichi sistemi cosmologia e religiosi: noi persistiamo, nelle nostre società, ad inforcare gli occhiali riduttivi di un positivismo miope alla Auguste Compte.
Cristiane Singer, Del buon uso delle crisi



Nella nostra società, tutta l'ambizione, tutta la concentrazione é rivolta a distrarci, a sviare l'attenzione da tutto ciò che è importante. Un sistema di fili spinati, di proibizioni per non avere accesso alla nostra profondità. Si tratta di una immensa cospirazione di una civiltà contro l'anima, contro lo spirito.
Cristiane Singer, Del buon uso delle crisi




mercoledì 11 giugno 2014

Il fisico Hans Peter Dürr, in un suo intervento, ci ha ricordato che guardiamo all'universo come un analfabeta che si ritrova tra le mani una poesia stupenda. Costui, non sapendo né leggere né scrivere, esamina il tutto con grande attenzione e si accorge che alcuni segni si ripetono più volte. Comincia dunque a contare tali segni, a riordinarli e a catalogarli. Alla fine sa che sul foglio è riportato un certo numero di a, di b, di c, ecc.... È orgoglioso del risultato ottenuto dalla sua ricerca. Però della poesia non ha capito proprio nulla.

Il fisico Hans Peter Dürr, in un suo intervento, ci ha ricordato che guardiamo all'universo come un analfabeta che si ritrova tra le mani una poesia stupenda. Costui, non sapendo né leggere né scrivere, esamina il tutto con grande attenzione e si accorge che alcuni segni si ripetono più volte. Comincia dunque a contare tali segni, a riordinarli e a catalogarli. Alla fine sa che sul foglio è riportato un certo numero di a, di b, di c, ecc.... È orgoglioso del risultato ottenuto dalla sua ricerca. Però della poesia non ha capito proprio nulla.




giovedì 17 aprile 2014

Klaus Schulze. La teoria dell’organicismo. Mentre le teorie meccaniciste e vitaliste risalgono al diciassettesimo secolo, la filosofia dell’organicismo, o approccio olistico, si è sviluppata solo a partire dagli anni Venti del secolo scorso. Fra i suoi proponenti c’erano il filosofo Alfred North Whitehead (1861-1947) e Jan Smuts (1870-1950), politico e studioso sudafricano, il cui libro “Holism and Evolution” concentrava l’attenzione sulla tendenza della natura a formare interi che sono maggiori della somma delle parti. La filosofia olistica sostiene l’unità della natura: la vita degli organismi biologici è diversa in grado, ma non in tipo, rispetto ai sistemi fisici come le molecole e i cristalli. L’organicismo concorda invece con il vitalismo nel sottolineare che gli organismi hanno al loro interno i propri principi di organizzazione; gli organismi sono unità che non possono essere ridotti alla fisica e alla chimica di sistemi più semplici. La filosofia dell’organicismo, in effetti, tratta tutta la natura come viva; sotto questo aspetto è una versione aggiornata dell’animismo premeccanicistico. Anche gli atomi, le molecole e i cristalli sono organismi. Come afferma Smuts: “Sia la materia che la vita consistono, nell’atomo e nella cellula, di strutture unitarie il cui raggruppamento ordinato produce quegli interi naturali che chiamiamo corpi o organismi”. Gli atomi non sono particelle inerti, come nell’atomismo vecchio stile, bensì, come ci ha mostrato la fisica del ventesimo secolo, sono strutture di attività, configurazioni di vibrazioni energetiche all’interno di campi. Per dirla con Whitehead, la biologia studia gli organismi più grandi, la fisica gli organismi più piccoli”. Alla luce della cosmologia moderna, la fisica è anche lo studio degli organismi molto grandi, come i pianeti, i sistemi solari, le galassie e l’intero universo.


Klaus Schulze. La teoria dell’organicismo.
Mentre le teorie meccaniciste e vitaliste risalgono al diciassettesimo secolo, la filosofia dell’organicismo, o approccio olistico, si è sviluppata solo a partire dagli anni Venti del secolo scorso. Fra i suoi proponenti c’erano il filosofo Alfred North Whitehead (1861-1947) e Jan Smuts (1870-1950), politico e studioso sudafricano, il cui libro “Holism and Evolution” concentrava l’attenzione sulla tendenza della natura a formare interi che sono maggiori della somma delle parti. La filosofia olistica sostiene l’unità della natura: la vita degli organismi biologici è diversa in grado, ma non in tipo, rispetto ai sistemi fisici come le molecole e i cristalli. L’organicismo concorda invece con il vitalismo nel sottolineare che gli organismi hanno al loro interno i propri principi di organizzazione; gli organismi sono unità che non possono essere ridotti alla fisica e alla chimica di sistemi più semplici. La filosofia dell’organicismo, in effetti, tratta tutta la natura come viva; sotto questo aspetto è una versione aggiornata dell’animismo premeccanicistico. Anche gli atomi, le molecole e i cristalli sono organismi. Come afferma Smuts: “Sia la materia che la vita consistono, nell’atomo e nella cellula, di strutture unitarie il cui raggruppamento ordinato produce quegli interi naturali che chiamiamo corpi o organismi”. Gli atomi non sono particelle inerti, come nell’atomismo vecchio stile, bensì, come ci ha mostrato la fisica del ventesimo secolo, sono strutture di attività, configurazioni di vibrazioni energetiche all’interno di campi. Per dirla con Whitehead, la biologia studia gli organismi più grandi, la fisica gli organismi più piccoli”. Alla luce della cosmologia moderna, la fisica è anche lo studio degli organismi molto grandi, come i pianeti, i sistemi solari, le galassie e l’intero universo.


venerdì 7 febbraio 2014

Luis Chiozza. Perché ci ammaliamo? L'esistenza psichica, e con essa il campo dei significati, costituisce una realtà tanto primaria quanto la realtà materiale che costituisce il mondo nel quale governano le leggi della scienza fisica. Si tratta di una realtà "storica", la cui organizzazione concettuale, come quella della fisica, è governata da sue proprie leggi ed ha i suoi propri diritti


Freud dimostrò che i sintomi isterici potevano ESSERE LETTI come segni di un linguaggio criptico simile a quello dei sogni. Weizsacker e Groddeck comprsero che OGNI malattia del corpo poteva essere considerata nella stessa identica maniera, ovvero che poteva essere interpretata come un simbolo linguistico.
Luis Chiozza, Per un incontro tra medicina e psicoanalisi, Quaderni di psicoterapia infantile, 1995 Borla, pag.26.


L'esistenza psichica, e con essa il campo dei significati, costituisce una realtà tanto primaria quanto la realtà materiale che costituisce il mondo nel quale governano le leggi della scienza fisica. Si tratta di una realtà "storica", la cui organizzazione concettuale, come quella della fisica, è governata da sue proprie leggi ed ha i suoi propri diritti.

Luis Chiozza, Perché ci ammaliamo? 1986 Buenos Aires, ed.it. 1988 Borla, pag.30.



giovedì 30 gennaio 2014

Richard Feynman. L'universo intero in un bicchiere di vino - Richard Feynman Una volta un poeta disse: «L'universo intero è in un bicchiere di vino». Probabilmente non sapremo mai in che senso lo disse, perché i poeti non scrivono per essere compresi. Ma è vero che se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente vediamo l'intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi. Il vetro è un distillato di rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti dell'età dell'universo, e l'evoluzione delle stelle. Ci sono i fermenti, gli enzimi, i substrati e i prodotti. Nel vino si trova la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione. Non si può scoprire la chimica del vino senza scoprire, come fece Louis Pasteur, la causa di molte malattie. Com'è vivido il novello, che imprime la sua esistenza nella consapevolezza di chi lo osserva! Se le nostre fragili menti, per convenienza, dividono il bicchiere di vino, l'universo, in parti (fisica, biologia, geologia, astronomia, psicologia e così via) ricordiamo sempre che la natura non lo sa! Quindi rimettiamo tutto insieme, e non dimentichiamo qual è il suo scopo. Togliamoci un ultimo piacere: beviamo, e dimentichiamo!


Richard Feynman, L'universo intero in un bicchiere di vino
Una volta un poeta disse: «L'universo intero è in un bicchiere di vino». 
Probabilmente non sapremo mai in che senso lo disse, perché i poeti non scrivono per essere compresi.
Ma è vero che se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente vediamo l'intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi. Il vetro è un distillato di rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti dell'età dell'universo, e l'evoluzione delle stelle. Ci sono i fermenti, gli enzimi, i substrati e i prodotti. Nel vino si trova la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione. Non si può scoprire la chimica del vino senza scoprire, come fece Louis Pasteur, la causa di molte malattie.
Com'è vivido il novello, che imprime la sua esistenza nella consapevolezza di chi lo osserva! 
Se le nostre fragili menti, per convenienza, dividono il bicchiere di vino, l'universo, in parti (fisica, biologia, geologia, astronomia, psicologia e così via) ricordiamo sempre che la natura non lo sa! Quindi rimettiamo tutto insieme, e non dimentichiamo qual è il suo scopo. Togliamoci un ultimo piacere: beviamo, e dimentichiamo!
Richard Feynman, L'universo intero in un bicchiere di vino



«In generale, il procedimento per scoprire una nuova legge è questo: per prima cosa tiriamo a indovinare - non ridete è proprio così che facciamo - poi calcoliamo le conseguenze della nostra intuizione per vedere quali circostanze si verificherebbero se la legge che abbiamo immaginato fosse giusta. Infine confrontiamo i risultati dei nostri calcoli con la natura, con gli esperimenti, con l'esperienza, con i dati dell'osservazione, per vedere su funziona. Se non è in accordo con gli esperimenti è sbagliata. In questa piccola affermazione c'è la chiave della scienza. Non importa quanto bella sia la tua intuizione, non importa quanto intelligente sia la persona che l'ha formulata o quale sia il suo nome, se non è in accordo con gli esperimenti è sbagliata. E' tutto qui. Ora immaginate di aver avuto una buona intuizione, e di aver calcolato che tutte le conseguenze della vostra premessa sono in accordo con gli esperimenti, la teoria allora è giusta? No, semplicemente non si è potuto dimostrare che sia sbagliata perché in futuro, un numero maggiore di esperimenti potrebbe scoprire qualche discrepanza e la teoria si rivelerebbe sbagliata. E' per questo che le leggi di Newton per il moto dei pianeti sono rimaste valide per così tanto tempo. Newton ha ipotizzato la legge della gravitazione, con questa ha calcolato i moti dei pianeti e li ha confrontati con gli esperimenti. Ci sono volute diverse centinaia di anni prima che un minuscolo errore nel moto di Mercurio fosse osservato. Durante tutto quel periodo nessuno era stato in grado di dimostrare che la teoria fosse sbagliata e poteva essere considerata temporaneamente giusta. Ma una teoria non può mai essere dimostrata giusta, perché le osservazioni di domani possono svelare che quello che credevamo giusto era in realtà sbagliato. Per cui non abbiamo mai la certezza di essere nel giusto, possiamo essere sicuri solo di esserci sbagliati».

Richard Phillips Feynman (1918 – 1988), scienziato statunitense, premio Nobel per la fisica.




lunedì 22 luglio 2013

Heisenberg. PROCESSO STORICO CHE TENDE VERSO UN’UNIFICAZIONE ED UN AMPLIAMENTO DEL NOSTRO MONDO ATTUALE. Questo processo dovrebbe di per sé condurre ad una diminuzione di quelle tensioni culturali e politiche che costituiscono il grande pericolo del nostro tempo. MA ESSO È ACCOMPAGNATO DA UN ALTRO PROCESSO CHE AGISCE NELLA DIREZIONE OPPOSTA


Werner Heisenberg, nome che molti di voi avranno sentito nominare nella serie tv Breaking Bad, è considerato uno dei padri della meccanica quantistica, per il cui sviluppo ricevette il Nobel nel 1932.
Come caratteristica fondamentale, la meccanica quantistica descrive la radiazione e la materia sia come fenomeno ondulatorio che come entità particellare, al contrario della meccanica classica, dove per esempio la luce è descritta solo come un'onda o l'elettrone solo come una particella.
La relazione fra natura ondulatoria e corpuscolare delle particelle e della radiazione è riscontrabile nel famoso principio di indeterminazione di Heisenberg.
https://it.wikipedia.org/wiki/Meccanica_quantistica
IL CROLLO DELLA VISIONE "CLASSICA" DEL MONDO
"Ricordo discussioni con Bohr che si protraevano per molte ore fino a notte fonda e si concludevano quasi con un senso di disperazione. Quando, alla fine della discussione, me ne andavo da solo a passeggiare per il parco continuavo a ripetermi la domanda: "é possibile che la natura sia così assurda come ci appare in questi esperimenti con gli atomi?"
Werner Heisenberg
G. Carlo Ghirardi - "Un'occhiata alle carte di Dio"



L'universo non è fatto da cose, ma da reti di energia vibratoria che emergono da qualcosa di ancora più profondo e sottile
Werner Heisenberg


Il mondo appare così come un complicato tessuto di eventi, in cui diverse specie di connessioni, si alternano, si sovrappongono, e si combinano, determinando la struttura del tutto..
Werner Heisenberg


"La filosofia di Kant attrasse l'attenzione sul fatto che i concetti di spazio e di tempo appartengono alla nostra relazione con la natura, non alla natura stessa."
Werner Heisenberg, "Fisica e Filosofia"


Alcuni fisici preferirebbero tornare all'idea di un mondo reale ed oggettivo, le cui parti più piccole esistono oggettivamente così come esistono le pietre e gli alberi indipendentemente dal fatto se li osserviamo oppure no. Questo, tuttavia, è impossibile
Werner Heisenberg, premio Nobel per la fisica 1932 e uno dei padri della fisica quantistica, che morì il 1° febbraio 1976




Riccardo Manenti

Il principio di indeterminazione di Heisenberg stabilisce che non sia possibile rivelare con arbitraria precisione due osservabili complementari (come posizione e velocità) di un sistema fisico.
Questo principio ha ripercussioni interessanti;
ad esempio l'elio non solidifica mai, nemmeno a bassissime temperature (a meno che non si applichino altissime pressioni). Il principio di indeterminazione di Heisenberg non ha nulla a che fare con la natura corposculare-ondulatoria della luce o di altre particelle. Tale corrispondenza è invece più palese nella relazione di de Broglie.
[...] di solito si dice che l'effetto fotoelettrico mostri la natura corpuscolare della luce.
Diversi anni dopo pero' ho scoperto che Scully e Lamb (nobel in Fisica) riuscirono a spiegare l'effetto fotoelettrico senza dover tener conto della natura corpuscolare della luce (vedi: Lamb, Scully, The photoelectric effect without photons 1968).



[...]  in realtà il comportamento del fotone è univoco: il fatto che tu abbia indeterminazione sulla misura non implica necessariamente che il fotone sia in sé indeterminato. e in più credo abbia anche voluto dire che, considerare che il fotone (così come le altre particelle subatomiche) sia in sé indeterminato, e accettare, quindi, come dogma il principio di heisenberg, sia di grossissimo intralcio per le probabili future scoperte :)
[...] tu dici che il fotone sia "particella" e "onda" contemporaneamente ma sia "particella" che "onda" non esistono, sono modelli perfetti (matematici) di cose che in realtà hanno un'essenza che potrebbe discostare dal modello che per definizione è un'approssimazione... ora, visto che questa essenza mai potrà essere compresa perché la realtà è sempre inevitabilmente filtrata dalla tua percezione, ma visto anche che è poco significativo dire "il fotone può comportarsi o da particella o da onda" poiché è impossibile stabilire quando si comporterà in un modo e quando in un altro (e quindi, da questo punto di vista, l'assunto "il fotone può comportarsi o da particella o da onda ma è impossibile stabilire quando si comporterà in un modo e quando in un altro" limita solamente il mio modo di vedere le cose senza essere in nessun modo produttivo, o almeno non essendolo più, visto che adesso i nostri obiettivi mirano più in alto che alla semplice descrizione della realtà attraverso una "teoria quantistica" che, per carità, è una delle più valide e coerenti, ma ancora poco è applicabile ai problemi reali del quotidiano), perché non tentare di bypassare questo "dogma" e cercare altrove un modello univoco che la descriva?




In questa presentazione avrete modo di comprendere, abbastanza approfonditamente:
Il Principio di Indeterminazione di Heisenberg;
L'Effetto Compton;
Il Principio di Complementarità di Bohr;
Il Criterio di Realtà (o di Esistenza) di Einstein, Podolsky e Rosen;
La Non-Spazialità (o Non-Località) delle misteriose entità quantistiche, di natura microscopica

http://youtu.be/nN3BWe4LanQ



Werner Heisenberg. Intensificarsi del processo unificatorio. 
Si può affermare che la fisica moderna costituisce una parte - assai caratteristica - d’un generale PROCESSO STORICO CHE TENDE VERSO UN’UNIFICAZIONE ED UN AMPLIAMENTO DEL NOSTRO MONDO ATTUALE. Questo processo dovrebbe di per sé condurre ad una diminuzione di quelle tensioni culturali e politiche che costituiscono il grande pericolo del nostro tempo. MA ESSO È ACCOMPAGNATO DA UN ALTRO PROCESSO CHE AGISCE NELLA DIREZIONE OPPOSTA. Il fatto che grandi masse di gente acquistino coscienza di questo processo di unificazione si traduce in un incitamento a tutte le forze delle comunità culturali esistenti ad assicurarsi per i loro valori tradizionali la parte piú larga possibile nello stato finale dell’unificazione. Queste tensioni aumentano e i due processi in competizione sono cosí strettamente legati l’uno all’altro che OGNI INTENSIFICARSI DEL PROCESSO UNIFICATORIO – PER MEZZO, AD ESEMPIO, DEL NUOVO PROGRESSO TECNICO – INTENSIFICA ANCHE LA LOTTA PER LA CONQUISTA DELLA POSIZIONE FINALE E CONTRIBUISCE QUINDI ALL’INSTABILITÀ DELLO STATO TRANSITORIO. Può essere che la fisica moderna svolga solo un ruolo modesto in questo pericoloso processo di unificazione. Ma essa contribuisce, in due punti decisivi, a MANTENERE A QUESTO SVILUPPO IL CARATTERE DI UNA PACIFICA EVOLUZIONE. Primo, essa mostra quale disastro sarebbe in tale processo l’uso delle armi; secondo, attraverso la sua APERTURA VERSO OGNI GENERE DI IDEOLOGIA essa fa sorgere la SPERANZA CHE NEL FINALE STATO D’UNIFICAZIONE MOLTE, DIVERSE TRADIZIONI CULTURALI POSSONO CONVIVERE E POSSONO FONDERSI INSIEME COMPORTAMENTI UMANI DIVERSI IN UN NUOVO TIPO D’EQUILIBRIO FRA PENSIERO E PRASSI, FRA ATTIVITÀ E MEDITAZIONE.”
WERNER HEISENBERG (1901 - 1976), “Fisica e filosofia. La rivoluzione scientifica moderna” [I capitoli che compongo il libro sono stati letti alle ‘Gifford Lectures’ nel trimestre invernale, 1955 – 1956, St. Andrew University, St. Andrew, Scozia], introduzione di F.S.C. Northrop, trad. di Giulio Gnoli, Il Saggiatore, Milano 1966 (I ed. 1961), ‘Il ruolo della fisica moderna nell’attuale sviluppo del pensiero umano’, p. 238.

“ One may perhaps state that modern physics is just one, but a very characteristic, part of a general historical process that tends toward a unification and a widening of our present world. This process would in itself lead to a diminution of those cultural and political tensions that create the great danger of our time. But it is accompanied by another process which acts in the opposite direction. The fact that great masses of people become conscious of this process of unification leads to an instigation of all forces in the existing cultural communities that try to ensure for their traditional values the largest possible role in the final state of unification. Thereby the tensions increase and the two competing processes are so closely linked with each other that every intensification of the unifying process —for instance, by means of new technical progress — intensifies also the struggle for influence in the final state, and thereby adds to the instability of the transient state. Modern physics plays perhaps only a small role in this dangerous process of unification. But it helps at two very decisive points to guide the development into a calmer kind of evolution. First, it shows that the use of arms in the process would be disastrous and, second, through its openness for all kinds of concepts it raises the hope that in the final state of unification many different cultural traditions may live together and may combine different human endeavors into a new kind of balance between thought and deed, between activity and meditation.”

WERNER HEISENBERG, “Physics and Philosophy. The Revolution in Modern Science” (I ed., Harper and Row, New York 1958), Introduction by Paul Davies (1989), Penguin Books, New York 2000, ‘The Role of Modern Physics in the Present Development of Human Thinking’, pp. 143 – 144.



domenica 30 dicembre 2012

Gary Zukav. Siamo abituati a credere che qualcosa o è in un posto, o non lo è. La nostra esperienza ci dice che il mondo fisico è solido, reale, e indipendente da noi. La meccanica quantistica dice semplicemente che non è affatto così.




ll vero problema è che noi siamo abituati a guardare il mondo in maniera semplicistica. 
Siamo abituati a credere che qualcosa o è in un posto, o non lo è. La nostra esperienza ci dice che il mondo fisico è solido, reale, e indipendente da noi. La meccanica quantistica dice semplicemente che non è affatto cosìChi sta osservando l'universo? O in altre parole, in che modo l'universo diventa realtà?
Con la risposta torniamo al punto di partenza. Noi rendiamo l'universo reale. Dato che ne facciamo parte, ciò rende l'universo (e noi) auto-realizzante. Ciò che è "là fuori" apparentemente dipende, da un punto di vista rigorosamente matematico e filosofico, da quello che noi decidiamo "qui dentro".
Gary Zukav

lunedì 6 febbraio 2012

Anassagora - Empedocle - Lavoisier - «Ex nihilo nihil fit» - Dal nulla non proviene nulla - Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma
Anassagora di Clazomene, filosofo greco del V secolo a.C.


"Questo pensiero fu ripreso da Antoine Lavoisier, considerato il padre della chimica moderna, che nel 1775 formulò la legge della conservazione della massa, ovverosia: la quantità di materia totale di un sistema chiuso rimane costante. Il nostro "sistema chiuso" è il pianeta Terra. Bruciare rifiuti, quindi, equivale a trasformarli in elementi ancora più tossici e pericolosi, in grado di generare gravi malattie"
http://www.sporchidamorire.com/doc/index.php?option=com_content&view=article&id=52&Itemid=59&lang=it






115. CAUSALITÀ.
Derivata dal latino «cudere» che significa "battere, colpire, spingere"; essa indica la condizione necessaria tra i fatti dell'esperienza che vengono interpretati, nella loro successione temporale, come collegati da un rapporto di causa-effetto.

Celebre è la frase latina «Ex nihilo nihil fit» (Dal nulla non proviene nulla), enunciata da Tito Lucrezio Caro, formulata da Empedocle, adottata anche da Anassagora e Democrito, riformulata da molti filosofi, tra cui Renato Cartesio; l'espressione costituisce il fondamento del DETERMINISMO, che, a sua volta, poggia sul principio di causalità (vedi post n.137 di "Robert Del Sol Storia della Filosofia").

Con l'avvento della fisica quantistica, occupandosi soprattutto del mondo microscopico, lo schema del determinismo è stato sostituito con quello probabilistico (vedi post n.41 di "Robert Del Sol Storia della Filosofia").

Ma il filosofo che per primo ha minato seriamente alla base il principio di causalità è David Hume (vedi post n.49 di "Robert Del Sol Storia della Filosofia"). 
Egli dice:
"Non vi è nessuna necessità che ad una precisa causa debba necessariamente corrispondere un preciso effetto
In realtà accade che alla constatazione che a una causa solitamente corrisponde un effetto, ci si aspetta che a una causa simile corrisponda l'effetto simile previsto, ma ciò non è detto".

Il filosofo scozzese sostiene che i nessi di causalità non possono essere stabiliti a priori, e che la relazione causale è fondata solo su un'ABITUDINE associativa di carattere psicologico.
Qual è la natura della causalità? 
È una necessità o un'abitudine, oppure qualcos'altro?


La causalità ha senso per gli occhi di chi osserva!!! 
Le abitudini umane sono condizionate dal suo esplicarsi naturale. 
Caldo e freddo sono prodotti causali dati dalla rotazione terrestre, questo moto è necessario per permettere la vita. Cartesio, nel suo discorso sul metodo ne enfatizza la specificità. 



La natura della causalità è la necessità, ma non una necessità deterministica, rigida.
Provo a spiegarmi: è necessario che ci sia almeno una causa perché si dia un effetto, un risultato, un prodotto. Ma questa causa necessaria non mi dirà mai esattamente come sarà l'effetto conseguito, se non per ristretti ambiti controllati tecnico-sceintifici. E' necessario che ci siano due genitori perché si dia un figlio, ma poi come sia questo figlio non è rigidamente prevedibile a partire dalle due cause date. Il secondo figlio non è mai uguale al primo e così via.



I FISICI PLURALISTI: EMPEDOCLE E ANASSAGORA.                                                                 Nulla si crea e nulla si distrugge veramente, ma tutto si trasforma

"Da Eraclito e la scuola jonica, i fisici pluralisti accettano l’idea del divenire incessante delle cose. Da Parmenide accolgono invece il concetto dell’eternità e dell’immutabilità dell’Essere.

Ma come possono conciliare le opposte affermazioni del divenire delle cose e dell’eternità e immutabilità di fondo della natura???
Questi filosofi risolvono genialmente il problema distinguendo tra composti (mutevoli) ed elementi (immutabili). Essi ritengono che le cose del mondo siano costituite di elementi eterni che unendosi tra di loro danno origine a ciò che noi chiamiamo “nascita” e disunendosi provocano ciò che noi chiamiamo “morte. In tal modo essi finiscono per giungere al principio secondo cui, in natura, nulla si crea e nulla si distrugge veramente, ma tutto si trasforma soltanto

Tali filosofi sono detti pluralisti in quanto ritengono che i princìpi della natura siano molteplici.

Empedocle (492-432 a.C.) ritiene che l’essere non possa nascere ne perire; egli spiega l'apparenza della nascita e della morte ricorrendo al combinarsi e dividersi degli elementi che compongono la cosa. L’unione degli elementi è la nascita delle cose, la loro disunione la morte. Gli elementi sono quattro: fuoco, acqua, terra, aria e costituiscono le “quattro radici di tutte le cose. Queste quattro radici sono animate da due forze opposte: l’Amore che tende ad unirli; la Contesa o Odio che tende a disunirli. Si tratta di due forze cosmiche di natura divina, la cui azione si avvicenda nell’universo determinando le fasi del ciclo cosmico.
C’è una fase in cui l’Amore domina completamente ed è lo Sfero nel quale tutti gli elementi sono unificati e legati nella più completa armonia. Ma in questa fase non c’è ne il sole, ne la terra, ne il mare, perchè non c’è altro che un Tutto uniforme, una divinità che gode della sua solitudine.
L’azione della Contesa rompe questa unità e comincia a introdurre la separazione degli elementi. Ma in questa fase la separazione non è distruttiva: ad un certo punto, essa determina la formazione delle cose quali sono nel nostro mondo, il quale è il prodotto dell’azione combinata delle due forze e sta a metà strada tra il regno dell’Amore e quello dell’Odio. Continuando l’Odio ad agire, le cose stesse si dissolvono e si ha il regno del caos: il puro dominio dell’Odio. Allora sta di nuovo all’Amore a ricominciare di nuovo l’unificazione degli elementi cominciando un nuovo ciclo cosmico.

I quattro elementi e le due forze che li muovono sono anche le condizioni della conoscenza umana. Il principio fondamentale della conoscenza è che il simile conosce il simile: “ Noi conosciamo la terra con la terra, l’acqua con l’acqua, il fuoco distruttore col fuoco, l’odio funesto con l’odio”.


Anassagora (500 a.C) ammette il principio di Parmenide che nulla nasce e nulla perisce, ma l’interpreta nel senso che nascere significa “riunirsi” e perire “separarsi. Gli elementi che si separano e uniscono sono i semi, particelle piccolissime e invisibili di materia. Queste particelle sono di qualità diverse: ci sono semi d’oro, di pietra, di ossa, etc... Da Aristotele furono dette omeomerie, cioè parti simili, perchè hanno gli stessi caratteri del tutto che vanno a costituire. L’oro per esempio è costituito in prevalenza da semi d’oro; in esso ci sono però anche, in minor quantità, semi di tutte le altre sostanze. Il carattere fondamentale dei semi è che sono infinitamente divisibili. Non vi è una quantità minima: ogni quantità, per quanto piccola può essere ancora divisibile in parti minori. Ne vi è grandezza massima, giacchè ogni quantità, per quanto grande, può essere ancora aumentata.
Dai semi Anassagora distingue nettamente la forza che li fa muovere e li ordina. Questa forza è una intelligenza divina o Noùs. Secondo Anassagora, l’intelligenza ha prodotto, nel caos primordiale dei semi, un movimento turbinoso che per la sua rapidità ha fatto dividere le sostanze secondo l’opposizione del caldo e del freddo, della luce e dell’oscurità. Lo stesso movimento turbinoso ha fatto staccare, dalla terra, masse che si sono infiammate e, divenute così luminose, hanno formato gli astri e lo stesso sole. Gli animali e l’uomo si sono formati dai semi provenienti dall’aria, la quale, come tutte le altre cose, comprende tutti i semi possibili.
A differenza di Empedocle quindi, Anassagora, ritiene che la sensazione sia prodotta non già dalle cose simili, ma piuttosto dalle dissimili: “Noi sentiamo il freddo con il caldo, il dolce con l’amaro e ogni qualità con la qualità opposta”. Quindi per Anassagora il simile conosce il dissimile".

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ANASSAGORA DI CLAZOMENE E LE OMEOMERIE
Anassagora di Clazomene nasce tra il 500 e il 496 a.C  e muore nel 428 a.C circa. 
Ad Anassagora va il merito di aver introdotto la filosofia ad Atene, allora sotto il governo di Pericle.
Anassagora scrive Sulla natura, opera di cui rimangono pochi frammenti.
Condivide la teoria di Parmenide secondo cui nulla nasce dal nulla e nulla perisce nel nulla, interpretando, però, il verbo nascere come riunirsi e il verbo perire come separarsi.
Ad unirsi e a separarsi sono i semi, particelle piccolissime e invisibili di materia di qualità differenti (semi di oro, di pietra, di carne, ecc).
Aristotele definì questi semi omeomerie, cioè parti simili, in quanto hanno i caratteri della sostanza che costituiscono. L’oro, ad esempio, è costituito da semi d’oro per la maggior parte oltre che da semi di tutte le altre sostanze in minor quantità.
I semi sono infinitamente indivisibili: ogni quantità, per quanto piccola, sarà ulteriormente divisibile in parti minori così come ogni quantità, per quanto grande, potrà essere ancora aumentata. Pertanto non esiste una quantità minima né una quantità massima. Il grande e il piccolo sono, poi, relativi, in quanto variano in base al punto di riferimento.
Un concetto alla base della matematica moderna e in particolare del calcolo infinitesimale. 
Non essendo, però, un matematico, furono osservazioni di carattere biologico a spingere Anassagora verso la sua teoria: seppure ingeriamo un nutrimento di un sol tipo, da questo si formano le varie parti del corpo, perciò è necessario che il nostro nutrimento sia formato dalle stesse particelle che costituiscono il nostro corpo. Quelle particelle che Anassagora chiama semi.
A muovere e ordinare i semi è una forza, il noùs. Un’intelligenza divina che ordina il mondo così come lo conosciamo. Un ordine mai perfetto, perché i semi rimangono sempre mescolati gli uni agli altri. Il noùs ha prodotto un vortice nel caos primordiale dei semi, separandoli sulla base delle opposizioni caldo-freddo, luce-oscurità: così dalla terra si sono staccati una serie di masse, che, infiammatesi e illuminatesi, hanno costituito le stelle e il sole, mentre l’uomo e gli animali sono stati costituiti dai semi provenienti dall’aria.

Anassagora è il primo ad introdurre il concetto di una mente che ordina e di un’intelligenza alla base del cosmo, sebbene bisogni notare, come affermano gli stessi Aristotele e Platone, che Anassagora ricorre al noùs solo quando la spiegazione naturalistica difetta.

A differenza di Empedocle, per quanto concerne la teoria della conoscenza, Anassagora ritiene che il simile si conosce con il dissimile: il freddo con il caldo, il dolce con l’amaro, ecc.

Per ultimo, si ricorda una frase di Anassagora:

L’uomo è il più intelligente degli animali per il possesso delle mani.

Un’esaltazione della tecnica, interpretata da Anassagora come strumento di sviluppo dell’umanità.






"...sono uno strano popolo [gli agrigentini]:
costruiscono monumenti come se dovessero vivere in eterno
e vivono come se ogni giorno fosse l'ultimo della loro esistenza..."
Empedocle di Akragas (Agrigento)
Agrigento nel V secolo a.C era considerata la città più bella del mondo o come disse Pindaro
<<La più bella città dei mortali>>


'Per l'anima che viene dal cielo, la nascita è una morte' aveva detto Empedocle cinquecento anni prima di Cristo. Per sublime che sia uno spirito, una volta ingoiato dalla carne esso perde, temporaneamente, il ricordo del suo passato; una volta preso negli ingranaggi della vita corporea, l'evoluzione della sua coscienza terrena deve obbedire alle leggi del mondo in cui si incarna. Cade in balia della forza degli elementi. Più eccelsa fu la sua origine, maggiore sarà lo sforzo per riacquistare la sua forza sopita, la sua unità divina, per prendere coscienza della sua missione.
Edouard Schuré, "I grandi iniziati"


“Assecondate la Natura prima che s'impadronisca di voi!”
Holderlin - Empedocle



“Vado per il mio cammino, Crizia,
e so dove conduce. E mi prende vergogna
per avere esitato così a lungo.
Perché attendere tanto, sino a perdere
felicità e giovinezza e spirito, e che
più nulla mi rimanesse se non follia e miseria.
Quante volte, quante volte una voce mi ammonì!
Sarebbe stato bello allora. Ma ora è necessario.
O dèi misericordiosi! Dei del silenzio!
La parola insofferente precorre l’uomo
e non lascia che maturi in pace l’ora
della riuscita. Molte cose sono consumate
e ora tutto è più facile.”
Holderlin, Empedocle




Scheda introduttiva su Empedocle
Scritto da Martino Sacchi   

Empedocle nacque ad Agrigento intorno al 484-481 a.C. e svolse la sua attività filosofica in Sicilia.
Nonostante l'influenza del pitagorismo e dell'eleatismo, si colloca nell'ambito dei pluralisti.
Le radici
 Empedocle ipotizza l'esistenza di quattro radici (rhizòmata): acqua, aria, terra e fuoco, ovvero i quattro elementi fondamentali. Essi, con le loro combinazioni e separazioni, determinano la generazione e la corruzione
di tutte le cose.
La "radici" sono all'origine della corruzione e della generazione: le cose sono il frutto dell'aggregazione (nascita) e della disgregazione (morte) delle radici, le quali sono però eterne, immutabili e immobili.
Per spiegare come le quattro radici possano aggregarsi e separarsi, Empedocle introduce due cause, da lui chiamate Amore e Odio. Il primo ha una forza di attrazione e tiene insieme gli elementi o radici, il secondo ha una forza di repulsione che le divide: la generazione delle cose avviene la forza dell'Amore fa unire le quattro radici, mentre
la disgregazione è prodotta dal prevalere dell'odio.
Il processo messo in moto da Amore e Odio è causale, ma tale da creare un'armonia. Gli elementi di Empedocle sono intesi come i mezzi attraverso i quali si è formata tutta la realtà che ci circonda. Anche l'uomo è formato dalle stesse so radici di cui è formata la realtà che lo circonda.

Il divenire ciclico
 Amore e Odio tendono a sopraffarsi a vicenda, ed è il loro conflitto che determina lo sviluppo ciclico delle cose. Empedocle immagina che il cosmo sia soggetto a uno sviluppo ciclico che si ripete eternamente e che è diviso in quattro fasi:
• Lo sfero: è il momento della perfetta unità delle radici. Gli elementi sono tutti mescolati insieme in una completa unione.
• L'età dell'odio: l'odio penetra nello sfero e separa progressivamente ciò che era unito. In questo processo si costituirebbe il cosmo. Frutto di un equilibrio precario stabilitosi tra odio che avanza e amore che si ritira. In esso uno e molteplice coesistono.
• Il caos: l'odio ha ormai completamente disgregato lo sfero. È la fase dell'assoluta molteplicità. È assente ogni principio unitario, che dia forma, struttura e limite alle cose e che le determini.
• L'età dell'amore: l'amore costruisce progressivamente l'unità degli elementi. In questo processo nasce per la seconda volta il cosmo.

Quindi abbiamo un passaggio da unità originaria a molteplicità a ritorno all'unità. L'universo, secondo il filosofo, si sarebbe creato dal prevalere dell'amore che ha formato i pianeti che noi conosciamo; noi stiamo vivendo in una
fase intermedia in cui sono presenti sia Amore che Odio, e quando prevarrà totalmente l'odio allora l'universo avrà fine. Le quattro radici sono eterne e immutabili; si mescolano per dare origini a soggetti diversi, ma sono uniche, sono sempre le stesse particelle combinate diversamente.





Anassagora di Clazomene. Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma
Anassagora di Clazomene, filosofo greco del V secolo a.C.


"Questo pensiero fu ripreso da Antoine Lavoisier, considerato il padre della chimica moderna, che nel 1775 formulò la legge della conservazione della massa, ovverosia: la quantità di materia totale di un sistema chiuso rimane costante. Il nostro "sistema chiuso" è il pianeta Terra. Bruciare rifiuti, quindi, equivale a trasformarli in elementi ancora più tossici e pericolosi, in grado di generare gravi malattie"
http://www.sporchidamorire.com/doc/index.php?option=com_content&view=article&id=52&Itemid=59&lang=it



BioPills:

Antoine-Laurent de Lavoisier fu sicuramente una delle menti più brillanti di tutta la storia della scienza. Il suo contributo fu enorme: i suoi esperimenti, condotti insieme all'adorata moglie Marie-Anne, hanno completamente rivoluzionato la chimica. Fu proprio lui, tra le altre cose, a battezzare un gran numero di elementi chimici, a scoprire il ruolo dell'ossigeno in molte reazioni e ad enunciare la legge di conservazione della massa. Di origine aristocratica, ha lavorato anche per il governo monarchico come esattore delle tasse ma, purtroppo per lui, quello era il periodo peggiore per essere entrambe le cose. Allo scoppio della Rivoluzione francese, ad appena 51 anni, Lavoisier fu arrestato, accusato di tradimento e condannato alla ghigliottina. Pare anche che tra gli accusatori ci fosse un chimico dilettante, divenuto in seguito un fervente rivoluzionario, a cui qualche tempo prima, Lavoisier aveva respinto la domanda di ammissione presso l'Accademia delle Scienze di Parigi: si chiamava Jean-Paul Marat. Addolorato per la sua decapitazione, il matematico e astronomo Joseph-Louis Lagrange disse: 
"Alla folla è bastato un solo istante per tagliare la sua testa, 
ma alla Francia potrebbe non bastare un secolo per produrne una simile." 
(Dario)


I FISICI PLURALISTI: EMPEDOCLE E ANASSAGORA. Nulla si crea e nulla si distrugge veramente, ma tutto si trasforma

"Da Eraclito e la scuola jonica, i fisici pluralisti accettano l’idea del divenire incessante delle cose. Da Parmenide accolgono invece il concetto dell’eternità e dell’immutabilità dell’Essere.

Ma come possono conciliare le opposte affermazioni del divenire delle cose e dell’eternità e immutabilità di fondo della natura???
Questi filosofi risolvono genialmente il problema distinguendo tra composti (mutevoli) ed elementi (immutabili). Essi ritengono che le cose del mondo siano costituite di elementi eterni che unendosi tra di loro danno origine a ciò che noi chiamiamo “nascita” e disunendosi provocano ciò che noi chiamiamo “morte. In tal modo essi finiscono per giungere al principio secondo cui, in natura, nulla si crea e nulla si distrugge veramente, ma tutto si trasforma soltanto

Tali filosofi sono detti pluralisti in quanto ritengono che i princìpi della natura siano molteplici.

Empedocle (492-432 a.C.) ritiene che l’essere non possa nascere ne perire; egli spiega l'apparenza della nascita e della morte ricorrendo al combinarsi e dividersi degli elementi che compongono la cosa. L’unione degli elementi è la nascita delle cose, la loro disunione la morte. Gli elementi sono quattro: fuoco, acqua, terra, aria e costituiscono le “quattro radici di tutte le cose. Queste quattro radici sono animate da due forze opposte: l’Amore che tende ad unirli; la Contesa o Odio che tende a disunirli. Si tratta di due forze cosmiche di natura divina, la cui azione si avvicenda nell’universo determinando le fasi del ciclo cosmico.
C’è una fase in cui l’Amore domina completamente ed è lo Sfero nel quale tutti gli elementi sono unificati e legati nella più completa armonia. Ma in questa fase non c’è ne il sole, ne la terra, ne il mare, perchè non c’è altro che un Tutto uniforme, una divinità che gode della sua solitudine.
L’azione della Contesa rompe questa unità e comincia a introdurre la separazione degli elementi. Ma in questa fase la separazione non è distruttiva: ad un certo punto, essa determina la formazione delle cose quali sono nel nostro mondo, il quale è il prodotto dell’azione combinata delle due forze e sta a metà strada tra il regno dell’Amore e quello dell’Odio. Continuando l’Odio ad agire, le cose stesse si dissolvono e si ha il regno del caos: il puro dominio dell’Odio. Allora sta di nuovo all’Amore a ricominciare di nuovo l’unificazione degli elementi cominciando un nuovo ciclo cosmico.

I quattro elementi e le due forze che li muovono sono anche le condizioni della conoscenza umana. Il principio fondamentale della conoscenza è che il simile conosce il simile: “ Noi conosciamo la terra con la terra, l’acqua con l’acqua, il fuoco distruttore col fuoco, l’odio funesto con l’odio”.


Anassagora (500 a.C) ammette il principio di Parmenide che nulla nasce e nulla perisce, ma l’interpreta nel senso che nascere significa “riunirsi” e perire “separarsi. Gli elementi che si separano e uniscono sono i semi, particelle piccolissime e invisibili di materia. Queste particelle sono di qualità diverse: ci sono semi d’oro, di pietra, di ossa, etc... Da Aristotele furono dette omeomerie, cioè parti simili, perchè hanno gli stessi caratteri del tutto che vanno a costituire. L’oro per esempio è costituito in prevalenza da semi d’oro; in esso ci sono però anche, in minor quantità, semi di tutte le altre sostanze. Il carattere fondamentale dei semi è che sono infinitamente divisibili. Non vi è una quantità minima: ogni quantità, per quanto piccola può essere ancora divisibile in parti minori. Ne vi è grandezza massima, giacchè ogni quantità, per quanto grande, può essere ancora aumentata.
Dai semi Anassagora distingue nettamente la forza che li fa muovere e li ordina. Questa forza è una intelligenza divina o Noùs. Secondo Anassagora, l’intelligenza ha prodotto, nel caos primordiale dei semi, un movimento turbinoso che per la sua rapidità ha fatto dividere le sostanze secondo l’opposizione del caldo e del freddo, della luce e dell’oscurità. Lo stesso movimento turbinoso ha fatto staccare, dalla terra, masse che si sono infiammate e, divenute così luminose, hanno formato gli astri e lo stesso sole. Gli animali e l’uomo si sono formati dai semi provenienti dall’aria, la quale, come tutte le altre cose, comprende tutti i semi possibili.
A differenza di Empedocle quindi, Anassagora, ritiene che la sensazione sia prodotta non già dalle cose simili, ma piuttosto dalle dissimili: “Noi sentiamo il freddo con il caldo, il dolce con l’amaro e ogni qualità con la qualità opposta”. Quindi per Anassagora il simile conosce il dissimile".

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Anassagora di Clazomene nasce tra il 500 e il 496 a.C  e muore nel 428 a.C circa. 
Ad Anassagora va il merito di aver introdotto la filosofia ad Atene, allora sotto il governo di Pericle.
Anassagora scrive Sulla natura, opera di cui rimangono pochi frammenti.
Condivide la teoria di Parmenide secondo cui nulla nasce dal nulla e nulla perisce nel nulla, interpretando, però, il verbo nascere come riunirsi e il verbo perire come separarsi.
Ad unirsi e a separarsi sono i semi, particelle piccolissime e invisibili di materia di qualità differenti (semi di oro, di pietra, di carne, ecc).
Aristotele definì questi semi omeomerie, cioè parti simili, in quanto hanno i caratteri della sostanza che costituiscono. L’oro, ad esempio, è costituito da semi d’oro per la maggior parte oltre che da semi di tutte le altre sostanze in minor quantità.
I semi sono infinitamente indivisibili: ogni quantità, per quanto piccola, sarà ulteriormente divisibile in parti minori così come ogni quantità, per quanto grande, potrà essere ancora aumentata. Pertanto non esiste una quantità minima né una quantità massima. Il grande e il piccolo sono, poi, relativi, in quanto variano in base al punto di riferimento.
Un concetto alla base della matematica moderna e in particolare del calcolo infinitesimale. 
Non essendo, però, un matematico, furono osservazioni di carattere biologico a spingere Anassagora verso la sua teoria: seppure ingeriamo un nutrimento di un sol tipo, da questo si formano le varie parti del corpo, perciò è necessario che il nostro nutrimento sia formato dalle stesse particelle che costituiscono il nostro corpo. Quelle particelle che Anassagora chiama semi.
A muovere e ordinare i semi è una forza, il noùs. Un’intelligenza divina che ordina il mondo così come lo conosciamo. Un ordine mai perfetto, perché i semi rimangono sempre mescolati gli uni agli altri. Il noùs ha prodotto un vortice nel caos primordiale dei semi, separandoli sulla base delle opposizioni caldo-freddo, luce-oscurità: così dalla terra si sono staccati una serie di masse, che, infiammatesi e illuminatesi, hanno costituito le stelle e il sole, mentre l’uomo e gli animali sono stati costituiti dai semi provenienti dall’aria.

Anassagora è il primo ad introdurre il concetto di una mente che ordina e di un’intelligenza alla base del cosmo, sebbene bisogni notare, come affermano gli stessi Aristotele e Platone, che Anassagora ricorre al noùs solo quando la spiegazione naturalistica difetta.

A differenza di Empedocle, per quanto concerne la teoria della conoscenza, Anassagora ritiene che il simile si conosce con il dissimile: il freddo con il caldo, il dolce con l’amaro, ecc.

Per ultimo, si ricorda una frase di Anassagora:

L’uomo è il più intelligente degli animali per il possesso delle mani.

Un’esaltazione della tecnica, interpretata da Anassagora come strumento di sviluppo dell’umanità.


http://www.studiarapido.it/anassagora-di-clazomene-e-le-omeomerie/






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