Visualizzazione post con etichetta Verità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Verità. Mostra tutti i post

mercoledì 11 febbraio 2015

Moscovici. Il fisico inglese Maxwell disse una volta che ciò che sembrava astratto ad una generazione diventa concreto per quella successiva. Ciò che è inconsueto e non è percepito da una generazione, diviene consueto e ovvio per la generazione successiva.


La definizione di oggettivazione secondo Moscovici.
Il fisico inglese Maxwell disse una volta che ciò che sembrava astratto ad una generazione diventa concreto per quella successiva. Ciò che è inconsueto e non è percepito da una generazione, diviene consueto e ovvio per la generazione successiva. Ciò non è dovuto semplicemente al passare del tempo o all’abitudine, sebbene siamo probabilmente necessari entrambi. Questo addomesticamento è il risultato dell’oggettivazione che è un processo di gran lunga più attivo dell”ancoraggio. L’oggettivazione satura di realtà l’idea della non familiarità, la trasforma nella vera e propria essenza della realtà. Percepita in un primo momento in un universo remoto, puramente intellettuale, essa appare davanti ai nostri occhi fisica e accessibile. Lewin afferma che ogni rappresentazione realizza un differente livello di real. Questi livelli sono creati e mantenuti da una collettività e svaniscono con essa, non avendo alcuna realtà propria. Oggettivare qualcosa significa scoprire la qualità iconica di un’idea o di un essere imprecisi, riprodurre un concetto di un’immagine. Tuttavia non tutte le parole possono essere collegate ad immagini, quelle che possono essere rappresentate si fondono, sono integrate in un modello di nucleo figurativo, un complesso di immagini che riproduce visibilmente un complesso di idee.
Moscovici

http://www.igorvitale.org/2015/02/10/la-definizione-di-oggettivazione-secondo-moscovici/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-definizione-di-oggettivazione-secondo-moscovici

moscovici


lunedì 22 settembre 2014

Tom Lehrer. La satira politica è diventata obsoleta da quando Henry Kissinger si è aggiudicato il Nobel per la Pace

"Gli intellettuali sono i primi a fuggire,
subito dopo i topi,
e molto prima delle puttane."
Vladimir Majakovskij

"La satira politica è diventata obsoleta da quando Henry Kissinger si è aggiudicato il Nobel per la Pace."
Tom Lehrer

“In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste.
Lo sapete voi e lo so pure io.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate.

Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti.
Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro.
Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.

Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano.
Lo sapete voi e lo so pure io.
E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?

Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo.
I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri.
Noi siamo delle prostitute intellettuali.“
John Swinton, redattore-capo del NYT - 1880




Straordinariamente attuale!Come non rammentare Federico De Roberto quando ne "I Vicerè" fa dire a Consalvo Uzeda «La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e sa- ranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d’oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore."



lunedì 25 agosto 2014

Gisele Freund. Dieci fotografi di fronte allo stesso soggetto producono dieci immagini diverse, perché, se è vero che la fotografia traduce il reale, esso si rivela secondo l’occhio di chi guarda


"Dieci fotografi di fronte allo stesso soggetto producono dieci immagini diverse, perché, se è vero che la fotografia traduce il reale, esso si rivela secondo l’occhio di chi guarda".
Gisele Freund 
Foto: Carl Mydans - Senza titolo, senza data.


Nel post precedente ho percepito che l'immaginazione e lo sguardo personale, permette di evocare altre immagini compatibili con il soggetto fotografico esaminato, per esempio: i lettori comodamente seduti vengono immaginati affollati in edicola prima di salire sul treno. Voglio sostenere: sia l'autore dello scatto sia il fruitore possono aggiungere o sottrarre dall'immagine reale. Questo processo invece è noto agli scrittori che auspicano che i loro lettori riscrivano il loro romanzo....senza pubblicarlo, però! 


I punti di vista sono sempre soggettivi! 
È la nostra posizione che li cambia in oggettivi!


è come la descrizione di un luogo o di un fatto accaduto,,,pur fedeli alla realtà si danno descrizioni diverse a seconda del nostro modo di osservazione e di vissuto..

una metafotografia, gradevole e ben calibrata, un lampo di realtà nelle realtà degli occhi di chi scattava, non priva di di un interessante risvolto enigmatico: e se non ci fosse stato alcun soggetto da riprendere? Se i fotografi avessero avuto davanti un nulla esteriore, l'assenza di un piano euclideo di riferimento?........


giovedì 14 agosto 2014

Deng pose in risalto l'idea che socialismo non significa povertà condivisa. La giustificazione teorica che fornì per consentire l'apertura al mercato capitalistico fu questa: "Pianificazione e forze di mercato non rappresentano l'essenziale differenza che sussiste tra socialismo e capitalismo. Economia pianificata non è la definizione di socialismo, perché c'è una pianificazione anche nel capitalismo; l'economia di mercato si attua anche nel socialismo. Pianificazione e forze di mercato sono entrambe strumenti di controllo dell'attività economica."



LA VIA CINESE AL SOCIALISMO LANCIATA DA DENG XIAOPING

"Ma come si può esigere di essere poveri sotto il socialismo ed il comunismo? 
Così, per costruire il socialismo è necessario sviluppare le forze produttive
Povertà non è socialismo. Per sostenere il socialismo, un socialismo che sia superiore al capitalismo, rappresenta un imperativo in primo luogo soprattutto eliminare la povertà."
(Deng Xiaoping)

Contadino rivoluzionario, veterano della Rivoluzione fin dai tempi della Lunga Marcia, comandante di mille battaglie contro l'imperialismo giapponese e il nemico di classe del Kuomintang, Deng Xiaoping (22 agosto 1904 – 19 febbraio 1997) ha ricoperto ruoli direttivi nel Partito Comunista Cinese (PCC) a più riprese nel corso dell'era di Mao Tse-tung e ha diretto de facto la Cina dal 1978 al 1992. È stato il pioniere della riforma economica cinese e l'artefice del "socialismo con caratteristiche cinesi", teoria che mirava a giustificare la transizione dall'economia pianificata, a un'economia aperta al mercato, ma comunque supervisionata dallo stato nelle prospettive macroeconomiche. Nel decennio tra gli anni ottanta e novanta, da lui guidati, la Repubblica Popolare Cinese restaurò relazioni strategiche e geopolitiche con l'Urss, abbandonando la Teoria dei Tre Mondi, antisovietica e di ascendenza maoista. Deng fu il cuore della seconda generazione dei leader del partito comunista cinese. Sotto il suo controllo la Cina divenne una delle economie dalla crescita più rapida, senza che il partito perdesse il controllo del paese.

La finalità delle riforme di Deng era riassunta nel programma delle Quattro Modernizzazioni: agricoltura, industria, scienza e tecnologia, apparato militare. Il programma era riassunto così:
"Intendiamo acquisire tecnologia avanzata, scienza e una gestione efficiente. Tutte queste cose non hanno un carattere di classe."

La strategia da usare per conseguire l'obiettivo di una nazione moderna, industriale era l'economia socialista di mercato. Deng argomentò che la Cina si trovava nello stadio base del socialismo e che il dovere del partito era di perfezionarlo facendolo diventare un “socialismo con caratteristiche cinesi”. Questa interpretazione cinese del Marxismo ridusse il ruolo e il peso dell'ideologia nelle decisioni economiche e l'efficacia delle linee di condotta da seguire. Deng pose in risalto l'idea che socialismo non significa povertà condivisa. La giustificazione teorica che fornì per consentire l'apertura al mercato capitalistico fu questa:
"Pianificazione e forze di mercato non rappresentano l'essenziale differenza che sussiste tra socialismo e capitalismo. Economia pianificata non è la definizione di socialismo, perché c'è una pianificazione anche nel capitalismo; l'economia di mercato si attua anche nel socialismo. Pianificazione e forze di mercato sono entrambe strumenti di controllo dell'attività economica."

Deng credeva che nessuna linea di condotta dovesse essere respinta semplicemente per il fatto di non essere aderente a quella tenuta da Mao, e diversamente dai leader più conservatori come Chen Yun, Deng non presentava obiezioni a determinate politiche economiche per la sola ragione che esse erano simili a quelle attuate nelle nazioni capitaliste. A riguardo uno dei suoi motti più famosi era che "la pratica è l'unico criterio di verità".

Le riforme di Deng, infine, includevano l'introduzione di una gestione pianificata e centralizzata della macroeconomia in mano a funzionari tecnicamente competenti, abbandonando il modello di economia collettivista di Mao. Tuttavia, a differenza del modello sovietico, la gestione risultava essere indiretta tramite i meccanismi del mercato.

Deng sostenne l'eredità di Mao, per quanto riguarda il ruolo di primaria importanza della produzione agricola, e incoraggiò una significativa decentralizzazione della gestione delle decisioni nei gruppi: dall'economia rurale e nei singoli nuclei familiari di contadini. A livello locale, per motivare la forza lavoro, dovevano essere impiegati incentivi concreti, piuttosto che appelli politici, incluso il permesso ai contadini di guadagnare entrate extra grazie alla vendita dei prodotti dei propri terreni sul mercato.

Nella generale spinta volta ad ottenere una posizione di mercato, alle municipalità locali e alle province fu consentito di investire nelle industrie che esse stesse consideravano più redditizie, questo spinse gli investimenti verso l'industria leggera. Così, le riforme di Deng fecero sì che la strategia di sviluppo della Cina si spostasse dall'industria pesante all'industria leggera e con una crescita guidata delle esportazioni.

La produzione industriale leggera fu vitale per lo sviluppo di un paese che veniva da un basso capitale di base. Con un breve periodo di gestazione, bassi requisiti di capitale e alti guadagni derivanti dalle esportazioni verso l'estero, i profitti generati dall'industria leggera, poterono essere reinvestiti in una produzione tecnologicamente più avanzata e in ulteriori importanti spese e investimenti.

Tuttavia, in netto contrasto con le riforme simili ma non di così notevole successo attuate in Jugoslavia e in Ungheria, tali investimenti non furono finanziati dal governo. Il capitale investito nell'industria pesante proveniva in gran parte dal sistema bancario e la maggior parte dai depositi dei consumatori. Uno dei primi punti delle riforme di Deng prevedeva di far sì che non si verificasse una ripartizione dei profitti, se non tramite la tassazione o il sistema bancario. Pertanto, la ripartizione nelle industrie di proprietà dello stato avveniva in modo indiretto, rendendole così più o meno indipendenti dall'interferenza del governo. In breve, le riforme di Deng furono la scintilla che mise in moto una rivoluzione industriale in Cina.

Queste riforme rappresentarono una svolta notevole rispetto alle linee di condotta maoiste di un'economia autosufficiente. La Cina decise di accelerare il processo di modernizzazione aumentando il volume di scambi commerciali con l'estero, specialmente tramite l'acquisto di macchinari dal Giappone e dall'Occidente. Con una tale crescita guidata delle esportazioni, la Cina riuscì a portare avanti le Quattro Modernizzazioni, grazie a consistenti fondi stranieri, al mercato, a tecnologie innovative e a esperienze manageriali, che accelerarono il suo sviluppo economico.

Ci sono molti parallelismi tra il socialismo di mercato di Deng, soprattutto nei primi stadi, e la Nuova Politica Economica di Lenin così come con la politica economica di Bukharin, in entrambe le quali era previsto un ruolo per l'impresa privata e mercati basati sul commercio e sulla determinazione dei prezzi di vendita piuttosto che su una pianificazione centrale.



[fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Deng_Xiaoping]

Per ulteriori informazioni e approfondimenti si può iniziare con: http://domenicolosurdo.blogspot.it/2010/07/un-istruttivo-viaggio-in-cina.html
E soprattutto con "La lotta di classe" di Domenico Losurdo.

giovedì 24 luglio 2014

Rice. La regina dei dannati. Si tratta di una verità spaventosa : il dolore può renderci più profondi, può conferire un maggiore splendore ai nostri colori e una risonanza più ricca alle nostre parole. Questo avviene se non ci distrugge, se non annienta l'ottimismo e lo spirito, la capacità di avere visioni e il rispetto per le cose semplici e indispensabili.


Si tratta di una verità spaventosa : il dolore può renderci più profondi, può conferire un maggiore splendore ai nostri colori e una risonanza più ricca alle nostre parole. Questo avviene se non ci distrugge, se non annienta l'ottimismo e lo spirito, la capacità di avere visioni e il rispetto per le cose semplici e indispensabili.
A. Rice. La regina dei dannati

venerdì 11 luglio 2014

Luciano. L’ignoranza acceca gli uomini. Per gli uomini, l’ignoranza, è un flagello, responsabile di molti dei loro mali. Essa versa una nebbia su tutte le cose, rende oscura la verità e getta un’ombra sulla vita di ciascuno. Ci rende simili a persone che brancolano nel buio, o peggio ancora, ai ciechi, che certe volte sbattono a caso, altre volte scavalcano ostacoli che in realtà non ci sono; non vediamo ciò che ci è vicino e davanti ai piedi, e quello che invece è lontano, a grande distanza, temiamo che ci possa intralciare. Insomma, in tutto ciò che facciamo siamo sempre in procinto di fare un passo falso. Ecco: questo ha dato ai poeti tragici moltissimi argomenti per i loro drammi: i Labdacidi, i Pelopidi, e gli altri, simili. Perché si può vedere che tutte le vicende dolorose, o quasi, messe in scena, sono state orchestrate dall’ignoranza, quasi come un tragico demone. Dico questo anche guardando ad altre cose, e specialmente alle denunce false contro i parenti e gli amici. A causa di queste ci furono famiglie rovinate, città che furono distrutte, padri impazziti contro i figli, fratelli contro fratelli, figli contro genitori, e amanti contro le persone amate. Molte amicizie si sono rotte e molti giuramenti sono crollati perché si è creduto a calunnie del genere.



“Per gli uomini, l’ignoranza, è un flagello, responsabile di molti dei loro mali. Essa versa una nebbia su tutte le cose, rende oscura la verità e getta un’ombra sulla vita di ciascuno. Ci rende simili a persone che brancolano nel buio, o peggio ancora, ai ciechi, che certe volte sbattono a caso, altre volte scavalcano ostacoli che in realtà non ci sono; non vediamo ciò che ci è vicino e davanti ai piedi, e quello che invece è lontano, a grande distanza, temiamo che ci possa intralciare. Insomma, in tutto ciò che facciamo siamo sempre in procinto di fare un passo falso.
Ecco: questo ha dato ai poeti tragici moltissimi argomenti per i loro drammi: i Labdacidi, i Pelopidi, e gli altri, simili. Perché si può vedere che tutte le vicende dolorose, o quasi, messe in scena, sono state orchestrate dall’ignoranza, quasi come un tragico demone. Dico questo anche guardando ad altre cose, e specialmente alle denunce false contro i parenti e gli amici. A causa di queste ci furono famiglie rovinate, città che furono distrutte, padri impazziti contro i figli, fratelli contro fratelli, figli contro genitori, e amanti contro le persone amate. Molte amicizie si sono rotte e molti giuramenti sono crollati perché si è creduto a calunnie del genere.”
"L’ignoranza acceca gli uomini" (da: “Περὶ τοῦ μὴ ῥᾳδίως πιστεύειν Διαβολῇ”, Del non credere facilmente alla calunnia) di Luciano - Prova di greco della maturità 2014 


mercoledì 9 luglio 2014

Steinberg. L’arte è una sfinge: il bello della sfinge è che devi interpretarla. Quando hai trovato un’interpretazione, sei già salvo. L’errore della gente è credere che la sfinge possa dare solo una risposta esatta. In realtà ne dà cento, mille, forse nessuna. Può darsi che l’interpretazione non ci porti alla verità, ma è un esercizio che ci salva



L’arte è una sfinge: il bello della sfinge è che devi interpretarla. Quando hai trovato un’interpretazione, sei già salvo. L’errore della gente è credere che la sfinge possa dare solo una risposta esatta. In realtà ne dà cento, mille, forse nessuna. Può darsi che l’interpretazione non ci porti alla verità, ma è un esercizio che ci salva.
Steinberg






lunedì 30 giugno 2014

Krishna, Mahabharata. Questo è l'errore di molti: sono soddisfatti della buccia del frutto, ma alla fine Arjuna e i suoi fratelli assaggeranno la polpa. Questo è il modo con cui si muove il fato: i giusti hanno sempre la vittoria finale, mentre i malvagi sembrano sempre prevalere, ma è solo per un breve periodo.

"Questo è l'errore di molti: sono soddisfatti della buccia del frutto, ma alla fine Arjuna e i suoi fratelli assaggeranno la polpa. Questo è il modo con cui si muove il fato: i giusti hanno sempre la vittoria finale, mentre i malvagi sembrano sempre prevalere, ma è solo per un breve periodo."
Krishna, Mahabharata - Libro V°- Udyoga Parva

mercoledì 11 giugno 2014

Gentile. La verità è all’interno dell’uomo. “ È stato detto che la verità dimora nell’interno dell’uomo¹. Ciò che è vero non solo nel senso in cui è stato detto, ossia che l’uomo soltanto in se stesso può trovare la verità a cui aspira il suo animo, ma anche in un altro senso, che è poi conseguenza del primo: che cioè, la verità dell’uomo è nel suo interno, e che solo guardando a questo interno si può conoscere la vera natura umana. E a chi non volesse accettare il concetto filosofico implicito in quel detto, poiché tanti sono invece convinti che la verità sia fuori dell’uomo, e che questi, quando ne va in cerca, debba rivolgersi piuttosto allo studio della natura che vede attorno a sé e sente diversa da sé, è agevole dimostrare un’altra proposizione, che ha poi una intrinseca parentela con quella accennata a principio: che cioè nell’interno dell’uomo è non pur la verità dell’uomo, ma la verità di ogni cosa.



Giovanni Gentile, La verità è all’interno dell’uomo.
“ È stato detto che la verità dimora nell’interno dell’uomo¹. Ciò che è vero non solo nel senso in cui è stato detto, ossia che l’uomo soltanto in se stesso può trovare la verità a cui aspira il suo animo, ma anche in un altro senso, che è poi conseguenza del primo: che cioè, la verità dell’uomo è nel suo interno, e che solo guardando a questo interno si può conoscere la vera natura umana. E a chi non volesse accettare il concetto filosofico implicito in quel detto, poiché tanti sono invece convinti che la verità sia fuori dell’uomo, e che questi, quando ne va in cerca, debba rivolgersi piuttosto allo studio della natura che vede attorno a sé e sente diversa da sé, è agevole dimostrare un’altra proposizione, che ha poi una intrinseca parentela con quella accennata a principio: che cioè nell’interno dell’uomo è non pur la verità dell’uomo, ma la verità di ogni cosa. 

¹ «Noli foras ire, in te ipsum redi; in interiore homine habitat veritas»: AUGUST., “De vera relig.”, XXIX, 72; cfr. “De magistro”, § 38.”
GIOVANNI GENTILE (1875 – 1944), “Sommario di pedagogia come scienza filosofica”, a cura della Fondazione Giovanni Gentile per gli Studi Filosofici, Sansoni, Firenze 1954, 2 voll. (quinta ed. riveduta, I ed., Laterza, Bari 1913 vol. I, 1914 vol. II), vol. I ‘Pedagogia generale’, Parte prima ‘L’uomo’, Capitolo I ‘La verità e la conoscenza’, I. ‘Dove va cercata la verità’, p. 3.



sabato 18 gennaio 2014

Eric-Emmanuel Schmitt. I dieci figli che la signora Ming non ha avuto. "Non faccio altro che dire la verità mamma! Perché dovrei esprimere qualcosa di diverso?" . "Figlio mio caro, credo che la domanda sia: perché gli uomini non sopportano la verità? Prima di tutto perché la verità li delude. In secondo luogo perché la verità è spesso poco interessante. Terzo, perché la verità non ha affatto l'eleganza del vero: quasi sempre la menzogna è imbastita meglio. E, quarto, perché la verità fa male. Non voglio che tu scateni guerre credendo di diffondere la pace." "Cosa devo fare, allora? Mentire?" . "No, tacere. Il silenzio è un amico che non tradisce mai"


"Non faccio altro che dire la verità mamma! Perché dovrei esprimere qualcosa di diverso?" .
"Figlio mio caro, credo che la domanda sia: perché gli uomini non sopportano la verità?
Prima di tutto perché la verità li delude.
In secondo luogo perché la verità è spesso poco interessante.
Terzo, perché la verità non ha affatto l'eleganza del vero:
quasi sempre la menzogna è imbastita meglio.
E, quarto, perché la verità fa male.
Non voglio che tu scateni guerre credendo di diffondere la pace."
"Cosa devo fare, allora? Mentire?" .
"No, tacere. Il silenzio è un amico che non tradisce mai"
Eric-Emmanuel Schmitt. I dieci figli che la signora Ming non ha avuto





mercoledì 11 settembre 2013

Papa Francesco. mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, IO NON PARLEREI, NEMMENO PER CHI CREDE, DI VERITÀ 'ASSOLUTA', NEL SENSO CHE ASSOLUTO [AB-SOLUTUS] È CIÒ CHE È SLEGATO, CIÒ CHE È PRIVO DI OGNI RELAZIONE. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l'amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, LA VERITÀ È UNA RELAZIONE!


Papa Francesco scrive a Repubblica: "Dialogo aperto con i non credenti"
Il Pontefice risponde alle domande che gli aveva posto Scalfari su fede e laicità.
"E' venuto il tempo di fare un tratto di strada insieme".
"Dio perdona chi segue la propria coscienza"
Papa Francesco

 “mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, IO NON PARLEREI, NEMMENO PER CHI CREDE, DI VERITÀ 'ASSOLUTA', NEL SENSO CHE ASSOLUTO [AB-SOLUTUS] È CIÒ CHE È SLEGATO, CIÒ CHE È PRIVO DI OGNI RELAZIONE. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l'amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, LA VERITÀ È UNA RELAZIONE!“
Papa Francesco






"La verita' e' una relazione"...


La Verità è relazione... Lo sguardo di Panikkar su questa prospettiva, continua a essere per me illuminante: "[...] E’ necessario rilevare che gli scontri di civiltà, storicamente, hanno a che fare con il PROBLEMA DELLA VERITÀ E DEL SUO POSSESSO ESCLUSIVO. Non si può negare, infatti, che IN NOME DELLA VERITÀ SI SIANO FATTI CRIMINI SPAVENTOSI E TROVATE GIUSTIFICAZIONI ORRIBILI. NOI NON SIAMO I PADRONI DELLA VERITÀ. Citando San Tommaso: «chi ha trovato la Verità è posseduto dalla verità, non ne è il padrone». La verità ci possiede. La verità è relazione, è sempre un essere con l’altro, altrimenti non è verità. LA VERITÀ ASSOLUTA È UNA CONTRADDIZIONE, PROPRIO PERCHÉ LA VERITÀ È RELAZIONE.
IL GRANDE PERICOLO, E QUI NON VORREI SCANDALIZZARE NESSUNO, È IL MONOTEISMO. IL MONOTEISMO PENSA CHE DIO È LA VERITÀ, PERCHÉ IL MONOTEISMO PENSA UN DIO ISOLATO, UN DIO SOLO. Non è così in tutti i monoteismi, la questione è molto complessa, ma vi è questo costante pericolo: benché io non possieda la Verità, c’è un Dio che la possiede e questo Dio ce l’ha rivelata. Non mi convince il monoteismo. Penso che il monoteismo non sia cristiano, perché il cristianesimo crede nella Trinità.
Ma anche per la mistica dell’Islam ci sono tre realtà: l’amore, l’amante e l’amato.
Per la Cabala sono tre le cose create da Dio: la Torà, la Legge e il popolo.
La Trinità è molto più estesa, anche nelle religioni cosiddette mono­teiste, di quanto non si creda. Pur riconoscendo che in nome della verità assoluta si sono fatti tantissimi crimini, dico questo: quella non è la verità. Una verità che io immagino come assoluta, togliendole quindi ogni relazione - che è l’essenza della verità - per definizione non è verità, nemmeno quella che viene presentata come divina. Quindi smascherare questa piaga dell’umanità è un progresso, che è necessario operare in questo momento storico. Dove il contrario non è l’indifferenza, non è affermare che la verità non esiste. LA VERITÀ ESISTE, MA È RELATIVA: A NOI, AD UNA MENTE, A QUALSIASI COSA..
A questo proposito devo dire subito ai puritani, non per consolarli ma per chiarificare, che LA RELATIVITÀ CHE IO DIFENDO E DI CUI SONO CONVINTO, NON È IL RELATIVISMO, dove tutto è uguale. LA RELATIVITÀ NON È RELATIVISMO: la verità è relativa. Ma per superare il relativismo non si deve cadere nell’assolutismo. Il rimedio sarebbe peggio della malattia. Il relativismo non va bene, ma la relatività implica di non perdere la misura umana. Non si progetta su un punto omega infinito.
E’ la nostra vita quella che conta e LA MIA VERITÀ (per essere sincero direi la mia convinzione, e sono convinto pienamente di tutto quello che dico) NON LA ASSOLUTIZZO PERCHÉ PUÒ ESSERCI UN PUNTO DI VISTA DIVERSO E UN’ANGOLATURA DIFFERENTE. Quindi, pur riconoscendo che, in nome della verità, si sono commessi grandi crimini, io ancora DIFENDO L’IDEA DELLA VERITÀ COME RELAZIONALITÀ E NON COME ASSOLUTISMO. L’UOMO ISOLATO, SOLO - E LA SOLITUDINE DELL’UOMO CONTEMPORANEO È UNA MALATTIA DELL’ANIMA - non regge, non può respirare, non esiste. Ha bisogno dell’altro, l’altro come portatore di un messaggio. Come dice la tradizione musulmana: «lo sconosciuto può essere un angelo».
Dobbiamo aiutarci reciprocamente e essere consapevoli, proprio nel confronto tra culture e spiritualità diverse, che LA VERITÀ NON È POSSESSO PERSONALE, io non sono l’unico essere buono di questo mondo, l’unico che capisce cos’è la verità. Abbiamo necessità di comprendere che la verità, forse, «quando cade dal cielo, sulla terra si rompe in cento pezzi, un pezzetto a disposizione di ciascuno". […]


Relazione: cardine e architrave dell'individuazione.


È TIPICO DI QUALUNQUE RELIGIONE 'ERGERSI' A DEPOSITARIA DI VERITÀ ASSOLUTE. In fondo, non è da sempre che si combatte in virtù del:' il mio dio-padre è l'unico'?


Il concetto espresso da Bergoglio si presta a più interpretazioni. TUTTE LE RELIGIONI SONO (A LORO DIRE) DEPOSITARIE DELLA VERITÀ. Ci si deve domandare come e quanto è compresa e comprendente la Verità nel concetto d'Amore, dove per Amore si intende Totalità scevra da proiezioni e necessità. SAPPIAMO CHE KANT BEN DEFINISCE DIO COME NECESSITÀ NECESSITANTE

DA EDUCATORE COLGO LA POTENZA DELL'AFFERMAZIONE CHE VERITÀ È RELAZIONE, e tutto ciò che implica e ne deriva. SE NON C'È RELAZIONE NON PUÒ ESSERCI VERITÀ perché nella non relazione c'è distanza e quindi impossibilità di ricerca di verità.


mi concentrerei maggiormente sul significato simbolico, e quindi psicologico di quanto affermato da Bergoglio. AGAPÈ È TOTALITÀ, QUINDI UNISCE, METTE INSIEME, UNISCE TUTTI I CREDO RELIGIOSI.







"Sacro" e "Assoluto" hanno un bacino semantico comune. Sacro sta per "separato" e Assoluto per "sciolto da". La verità o le verità di cui possiamo parlare perchè ne facciamo esperienza, hanno proprio la funzione di "mettere in relazione" ciò che è separato con e nel cuore dell'uomo. Questa verità nei suoi significati più profondi e in tutte le sue declinazioni, si chiama Amore.


Le religioni, tutte, hanno la pretesa e l'arroganza di essere le depositarie della verità. La prova di questa mia affermazione sta nel fatto che in nome di un dio presunto sono state massacrate, torturate milioni di persone. Da quando la religione cristiana è diventata la religione ufficiale dell'impero romano nel 313 ha iniziato convertire manu militari i non cristiani ed ha continuato per 2000 anni. L'inquisizione era il braccio armato del terrore. La chiesa ha instaurato un regno del terrore, prima in Europa, poi nel resto del mondo. Basti pensare che l'inquisizione e' stata abolita intorno al 1830.


ecco ora è possibile fare un ragionamento utile: la mia personalissima opinione riguardo agli aspetti positivi della religione è che i presupposti, un tempo, erano lodevoli:
1 il tener a freno le masse e la loro 'parte oscura' (i noti precetti nei testi sacri a tal proposito, sul comportamento sessuale, morale ecc. Nella Bibbia c'è davvero tutto).
2 il tenere a freno la scienza quando corre il rischio di eludere l'etica. Rimane che i testi sacri siano stati mal tradotti, gli stessi precetti di cui parlavo (così che l'omosessualità risulti abominio, la donna è vista come essere inferiore ecc.) Ciò, nel corso dei millenni, a livello COLLETTIVO, ha costituito terreno fertile per complessi... […]



CRISTIANO È CHI AGISCE SECONDO COSCIENZA...ho adorato quanto ha detto Papa Francesco, perché agire secondo coscienza, significa essere se stessi, non avere maschere, rispondere in prima persona delle proprie scelte (libero arbitrio dell'uomo inteso come responsabilità verso se e verso il prossimo), ESATTAMENTE IL CONTRARIO DELLA MAGGIORANZA DEI CATTOLICI CHE INVECE SONO FALSI E IPOCRITI E PENSANO ANDANDO IN CHIESA DI LAVARSI LA COSCIENZA...PER ESSERE CRISTIANI NON OCCORRE ESSERE CREDENTI, OCCORRE ESSERE VERI.

Elenco blog personale