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lunedì 2 marzo 2015

Max Horkheimer. "Eclisse della ragione". Il principio di maggioranza [...] è diventato la forza sovrana davanti alla quale il pensiero deve inchinarsi. È il nuovo dio, ma non nel senso in cui gli araldi delle grandi rivoluzioni lo concepivano – cioè come una forza di opposizione all'ingiustizia esistente – bensì come una forza di opposizione a tutto ciò che non si uniforma.


Il principio di maggioranza [...] è diventato la forza sovrana davanti alla quale il pensiero deve inchinarsi. È il nuovo dio, ma non nel senso in cui gli araldi delle grandi rivoluzioni lo concepivano – cioè come una forza di opposizione all'ingiustizia esistente – bensì come una forza di opposizione a tutto ciò che non si uniforma.
Max Horkheimer, "Eclisse della ragione"


«Vista in sezione, la struttura sociale del presente dovrebbe configurarsi all'incirca così.
Su in alto i grandi magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici che però sono in lotta tra loro; sotto di essi i magnati minori, i grandi proprietari terrieri e tutto lo staff dei collaboratori importanti; sotto di essi – suddivise in singoli strati – le masse dei liberi professionisti e degli impiegati di grado inferiore, della manovalanza politica, dei militari e dei professori, degli ingegneri e dei capufficio fino alle dattilografe; ancora più giù i residui delle piccole esistenze autonome, gli artigiani, i bottegai, i contadini e tutti gli altri, poi il proletariato, dagli strati operai qualificati meglio retribuiti, passando attraverso i manovali fino ad arrivare ai disoccupati cronici, ai poveri, ai vecchi e ai malati. Solo sotto tutto questo comincia quello che è il vero e proprio fondamento della miseria, sul quale si innalza questa costruzione, giacché finora abbiamo parlato solo dei paesi capitalistici sviluppati, e tutta la loro vita è sorretta dall'orribile apparato di sfruttamento che funziona nei territori semi-coloniali e coloniali, ossia in quella che è di gran lunga la parte più grande del mondo. Larghi territori dei Balcani sono una camera di tortura, in India, in Cina, in Africa la miseria di massa supera ogni immaginazione. Sotto gli ambiti in cui crepano a milioni i coolie della terra, andrebbe poi rappresentata l'indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l'inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali... Questo edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato.»
Max Horkheimer, citato in Lorenzo Guadagnucci, Restiamo animali, Terre di mezzo, 2012.



martedì 5 novembre 2013

Dino Risi. Un tale, accortosi che i cretini erano la maggioranza, pensò di fondare il Partito dei Cretini. Ma nessuno lo seguì. Allora cambiò nome al partito e lo chiamò Partito degli Intelligenti. E tutti i cretini lo seguirono.


Un tale, accortosi che i cretini erano la maggioranza, pensò di fondare il Partito dei Cretini. 
Ma nessuno lo seguì. Allora cambiò nome al partito e lo chiamò Partito degli Intelligenti. 
E tutti i cretini lo seguirono.
Dino Risi


Avevo otto anni. Nel giardino c'era una grande vasca con dei pesci rossi. Ero seduto sul bordo. Non so a cosa pensavo. A niente probabilmente. Impossibile ricordarlo. In un tema in classe avevo scritto una frase che era piaciuta alla maestra: «Quando c'è vento le foglie degli alberi applaudono». A scuola, a turno, venivamo premiati con una medaglietta d'oro (o similoro). Quella settimana il decorato ero io. Era una scuola fantastica. Tre volte alla settimana andavamo nell'aula magna dove proiettavano delle comiche di Charlot. Forse pensavo a Charlot mentre ero seduto sul bordo della vasca. Senza accorgermi scivolai dentro. Non feci niente per tirarmi fuori. Forse bevevo acqua. Guardavo i pesciolini rossi che guizzavano intorno a me. Fu mia sorella che mi salvò. Era a una finestra. Gridò con quanto fiato aveva in gola. Accorse uno zio che leggeva il giornale seduto in una chaise-longue sotto un albero. Mi tirò fuori. Da allora mia mamma molte volte mi avrebbe detto: «Dino, non lasciarti andare….
Dino Risi, I miei mostri



 

martedì 10 luglio 2012

Molière. Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù

E' la nostra inquietudine, la nostra impazienza che rovina tutto:
quasi tutti gli uomini muoiono dei loro rimedi, non delle loro malattie.
Molière



Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù
Molière



Trovo che fare il medico è il miglior mestiere del mondo; perché, sia che si faccia bene sia che si faccia male, si è sempre pagati in modo uguale. L'affare cattivo non ricade mai sulle nostre spalle, e tagliamo, a piacer nostro,nella stoffa che lavoriamo.
Molière, Il malato immaginario



Non posso sopportare questo sistema vile, ostentato da quasi tutta la gente alla moda; e non c’è niente che odii tanto quanto le contorsioni di questi grandi funamboli delle dichiarazioni d’amicizia, questi affabili dispensatori di frivoli abbracci, questi accattivanti dicitori di parole inutili, che con tutti fanno a gara a chi fa più cerimonie, e che trattano allo stesso modo il galantuomo e il cafone. A che cosa serve che il primo venuto vi abbracci e vi giuri eterna amicizia, fedeltà, premura, stima, affetto, e tessa di voi il più luminoso panegirico, quando si sa che farà lo stesso con l’ultimo pezzente? No, no, un’anima ben nata non deve aver nulla a che fare con un’amicizia così prostituita, e si gloria di doni ben più cari che non quello di vedersi confusa con tutto l’universo. La vera stima deve fondarsi su una qualche ragione, e stimare tutti vuol dire non avere stima per nessuno.… Non vedo che adulazione vile, ingiustizia, interesse, tradimento, intrigo. non resisto, divento pazzo, e il mio impulso è quello di prendere a schiaffi l’intero genere umano…
Molière da “Il Misantropo”






 

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