venerdì 31 agosto 2012

Socrate. L’insegnante mediocre racconta. Il bravo insegnante spiega. L’insegnante eccellente dimostra. Il maestro ispira

Accade invece che, quando ci si trovi in disaccordo su qualche punto, e quando l'uno non riconosca che l'altro parli bene e con chiarezza, ci si infuria, e ciascuno pensa che l'altro parli per invidia nei propri confronti, facendo a gara per avere la meglio e rinunciando alla ricerca sull'argomento proposto nella discussione.
Socrate


« Queste ridicole e terribili "ultime parole" significano per chi ha orecchie:
«O Critone, la vita è una malattia!»
Socrate


Ero veramente un uomo troppo onesto per vivere ed essere un politico
Socrate

È opportuno che il malvagio venga punito,
quanto lo è che il medico curi l'ammalato:
ogni castigo, infatti, è una sorta di medicina.
Socrate

Alfonso Laganà:
Omne bonum ex virtute oritur




A questo punto, Ateniesi, non parlo tanto per me, come si potrebbe pensare, quanto per voi, che votando contro di me non commettiate un errore rispetto al dono del dio. Perché nel caso che mi uccidiate e non troverete facilmente un altro come me, davvero appiccicato dal dio alla città come a un imponente cavallo di razza, che è però per la sua mole un po pigro e bisognoso di essere stuzzicato da un qualche tafano: così, mi pare, il dio mi ha attaccato alla città con la funzione di svegliarvi, persuadervi, e rimproverarvi uno per uno, intrufolandomi dovunque incessantemente per tutto il giorno.
Socrate



Non dalla ricchezza nasce la virtù,
ma che dalla virtù deriva, piuttosto,
ogni ricchezza e ogni bene,
per l'individuo come per gli stati.
Socrate


L’insegnante mediocre racconta.
Il bravo insegnante spiega.
L’insegnante eccellente dimostra.
Il maestro ispira.
Socrate ‎


Socrate - “Io ho questo unico, straordinario bene che mi salva:
non mi vergogno, infatti, di imparare, ma faccio domande e sono molto grato a chi mi dà risposta.”
― Platone, “Ippia minore”
Diotti Giuseppe, 'Morte di Socrate', 1806


Maieutica, dal greco maia ("madre, levatrice") e téchne ("tecnica"); "arte della levatrice".
In Socrate, la tecnica per cui, attraverso il dialogo, le verità sedimentate nella coscienza vengono portate alla luce


Rosaria Claps:
Attraverso la maieutica di Socrate, ossia l'arte di partorire, di mettere alla luce ciò che l'uomo ha dentro, si raggiungerà l'equilibrio tra spirito e corpo.




Voi siete forse infastiditi con me come chi stia per assopirsi se uno lo sveglia e tirate colpi.
E così mi condannerete a morte tranquillamente, e poi, tutto il resto della vostra vita,
seguirete a dormire, se il dio non si curi di voi mandandovi qualchedun altro in vece mia.”
“Apologia di Socrate”, 32 D

É giunto ormai il tempo di andare, o giudici, io per morire, voi per continuare a vivere.
Chi di noi vada verso un destino migliore è oscuro a tutti, tranne che al dio

Socrate
«C'è dentro di me non so che spirito divino e demoniaco; quello appunto di cui anche Meleto, scherzandoci sopra, scrisse nell'atto di accusa. Ed è come una voce che  io ho dentro sin da fanciullo; la quale, ogni volta che mi si fa sentire, sempre mi dissuade da qualcosa che sto per compiere, e non mi fa mai proposte.»
Apologia di Socrate, 31 d


Datemi bellezza nell'anima interna; fate che l'uomo sia uguale dentro e fuori.
Socrate

Solo gli imbecilli non hanno dubbi."
"Ne sei sicuro?" "Non ho alcun dubbio!"
Socrate

Socrate, So di non sapere (Platone, Apologia)
Siamo di fronte ad una delle tesi piú famose di tutta la storia della filosofia: quella della “docta ignorantia”, che Socrate espone in un momento drammatico della sua vita, durante il processo che si concluderà con la sua condanna a morte. L’equilibrio fra una grande fiducia nella ragione e la profonda consapevolezza della propria ignoranza è uno dei doni piú preziosi che il filosofo Socrate ha lasciato in eredità ai posteri, fino ai nostri giorni.
Platone, Apologia, 20 e-23 c

C'è un solo bene: il sapere. E un solo male: l'ignoranza.
Socrate

È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s'illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.
Socrate

Beh, io sono sicuramente più saggio di quest'uomo. E’ probabile che nessuno di noi due sappia qualcosa, ma lui pensa di sapere qualcosa che non sa, mentre io sono ben consapevole della mia ignoranza. Lui si illude di sapere, io so di non sapere.
Socrate


Costui crede di sapere mentre non sa; io almeno non so, ma non credo di sapere. Ed è proprio per questa piccola differenza che io sembro di essere più sapiente, perché non credo di sapere quello che non so.
Socrate

"Perché non è che io abbia delle certezze e faccia dubitare gli altri, ma io, che sono dubbioso più di chiunque altro, fo sì che anche gli altri, dubbiosi, lo diventino. E così, tornando alla virtù, io non so cosa essa sia. Tu, Menone, forse lo sapevi prima di toccare me: ora, invece, sei divenuto simile ad uno che non sa. Comunque voglio indagare con te ciò che essa sia."
Platone - "Menone", 79e-80d


Uomo conosci te stesso.. e conoscerai l'universo e gli dei
Socrate

Avendo il minimo dei desideri si è più vicino agli dei

Chi vuol muovere il mondo muova prima se stesso
Socrate

Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.
Socrate

Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato?
Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell'individuo dal quale volevi fuggire.
Socrate

Non aggiungere anni alla vita, ma la vita agli anni
Socrate

Dai pensieri più profondi spesso si origina l'odio più mortale.
Socrate

Sposati : se trovi una buona moglie, sarai felice;
se ne trovi una cattiva, diventerai filosofo
Socrate

Non mi preoccupo affatto per le cose di cui si preoccupa la maggior parte della gente: 
affari, denaro, amministrazione dei beni, cariche di stratega, successi oratori in pubblico, magistrature, coalizioni, fazioni politiche. Non ho intrapreso questa via...ma quella grazie alla quale, a ciascuno di voi in particolare, potrò arrecare il maggiore dei benefici tentando di persuaderlo a preoccuparsi meno per quello che possiede e più di ciò che è lui stesso, al fine di diventare il più possibile eccellente e ragionevole.
Socrate


Che strana cosa, amici, par che sia quello che che la gente chiama piacere, e che meraviglioso rapporto per natura con quello che sembra il suo contrario, il dolore! E pensare che entrambi insieme non vogliono mai trovarsi nell'uomo; ma quando qualcuno insegua uno, e lo prenda, costui si trova in certo modo costretto a prendere sempre anche l'altro, quasi che sebbene siano due, pure si trovino legati allo stesso capo. Se Esopo, il grande scrittore di favole, ne avesse avuto sentore, certamente avrebbe composto una nuova
Socrate, Fedone





SUL PROBLEMA DELLE FONTI
Estremamente suggestive sono le pagine del "Fedro" ove Platone interpreta la ragione per cui Socrate non avrebbe scritto nulla , perché lo scrivere é sempre, alla fine, un discorso che costruisce un certo sistema, che diviene "il passato", che non tiene più conto degli altri, che non si fa e si diversifica, di volta in volta, dialetticamente, situazione per situazione, formando uomini che siano davvero, volta a volta, se stessi, viventi nel presente che delinea il futuro; esso, lo scrivere, invece si riferisce a "pappagalli delle muse altrui", del passato e perciò stesso, nel sistema e nell'ordine dato, non criticamente discusso; si riferisce a uomini morti, quale che sia la posizione assunta, sia pur essa nuovissima. 
Francesco Adorno - "Introduzione a Socrate"


Gli oligarchi, i grossi signori, che agivano esclusivamente per interesse personale, ed una parte degli stessi sofisti ateniesi, accusavano Socrate di essere un "democratico": un uomo che formava uomini in rapporti di comune ragionevolezza, mediante la discussione.
Francesco Adorno - "Introduzione a Socrate"




io credo che, per me, ci sia solo un gran galantuomo: 
il Tempo! Che se da una parte toglie, poi rende anche.. 
Ma è solo un mio personalissimo modo di vedere. 
Non esistono ricette universali ma tutto si gioca sulla persona e sul suo peculiare modo di essere e di reagire al dolore di qualsiasi natura esso sia!


 Un giorno un uomo andò a trovare Socrate e gli disse:
"Ascolta, devo raccontarti quel che ha fatto un tuo amico"
"Ti interrompo subito" rispose Socrate: "Hai filtrato quello che mi devi dire attraverso tre setacci?"
Visto che l'uomo lo guardava perplesso aggiunse:
"Prima di parlare bisogna sempre passare quello che si vuole dire attraverso tre setacci.
Il primo è quello della verità: hai verificato se è vero?"
"No, l'ho sentito dire e…
"Bene, suppongo che tu l'abbia fatto passare almeno attraverso il secondo setaccio, quello della bontà: ciò che vuoi raccontare è buono?"
L'uomo esitò poi rispose: "No, purtroppo non è una cosa bella, anzi…"
"Mmmm…" Disse Socrate "Vediamo comunque il terzo setaccio: è utile che tu mi racconti questa cosa?"
"Utile? Non esattamente…"
"Allora non parliamone più. Se quello che hai da dirmi non è né vero, né buono, né utile, preferisco non saperlo e ti consiglio di dimenticarlo anche tu…"
I tre setacci di Socrate
GLI AMICI (Socrate)
Nell'antica Grecia, Socrate era stimato per la sua saggezza.
Un giorno, un conoscente lo avvicinò e gli disse:
sai cosa ho sentito a proposito di quel tuo amico?
Aspetta un attimo, lo interruppe Socrate.
...
Prima di dirmelo, vorrei ti sottoponessi ad un piccolo test che ho chiamato il test del triplo filtro.
Triplo filtro?
Proprio cosi continuò Socrate.
Prima che tu mi parli del mio amico, potrebbe essere una buona idea di filtrare quello che andrai a dire. Perciò lo chiamo il test del triplo filtro.
Il primo filtro è la verità. Sei assolutamente sicuro che quello che stai per dirmi e' vero? 
No disse l'uomo. Veramente ne ho solo sentito parlare e.......
- Bene disse Socrate, perciò non sai se è proprio la verità o no.
Ora passiamo al secondo filtro, il filtro della virtù.
E' qualcosa di buono che stai per dirmi a riguardo del mio amico?
No al contrario.......
Bene continuò Socrate, vuoi dirmi qualcosa di negativo su di lui, ma non sai se è proprio vero.
- Devi comunque sottoporti all'ultimo test, quello dell'utilità. Quello che stai per dirmi a proposito del mio amico potrebbe essermi utile?
Beh, non realmente.......
Ora, concluse Socrate, se vuoi dirmi qualcosa che non è vero, ne buono e neppure utile perche farlo?

Dan Millman, "La storia del guerriero di pace". Ed è in effetti una storia che ha come protagonista Socrate. 


Socrate dava troppa importanza alla ragione a discapito delle emozioni. Sicuramente la cosa da dire sarebbe stata utile all'interlocutore per entrare nelle grazie di Socrate a discapito dell'amico per esempio, ma oggi come allora l'ipocrisia spadroneggia, o forse il filosofo sapeva e se ne fregava... Chissà...



Socrate, So di non sapere (Platone, Apologia)
Siamo di fronte ad una delle tesi piú famose di tutta la storia della filosofia: quella della “docta ignorantia”, che Socrate espone in un momento drammatico della sua vita, durante il processo che si concluderà con la sua condanna a morte. L’equilibrio fra una grande fiducia nella ragione e la profonda consapevolezza della propria ignoranza è uno dei doni piú preziosi che il filosofo Socrate ha lasciato in eredità ai posteri, fino ai nostri giorni.
Platone, Apologia, 20 e-23 c

1 [20 e] [...] Della mia sapienza, se davvero è sapienza e di che natura, io chiamerò a testimone davanti a voi il dio di Delfi. Avete conosciuto certo Cherefonte. Egli fu mio [21 a] compagno fino dalla giovinezza, e amico al vostro partito popolare; e con voi fu esule nell’ultimo esilio, e ritornò con voi. E anche sapete che uomo era Cherefonte, e come risoluto a qualunque cosa egli si accingesse. Or ecco che un giorno costui andò a Delfi; e osò fare all’oracolo questa domanda: – ancora una volta vi prego, o cittadini, non rumoreggiate – domandò se c’era nessuno piú sapiente di me. E la Pizia rispose che piú sapiente di me non c’era nessuno. Di tutto questo vi farà testimonianza il fratello suo che è qui; perché Cherefonte è morto.
2 [b] Vedete ora per che ragione vi racconto questo: voglio farvi conoscere donde è nata la calunnia contro di me. Udita la risposta dell’oracolo, riflettei in questo modo: “Che cosa mai vuole dire il dio? che cosa nasconde sotto l’enigma? Perché io, per me, non ho proprio coscienza di esser sapiente, né poco né molto. Che cosa dunque vuol dire il dio quando dice ch’io sono il piú sapiente degli uomini? Certo non mente egli; ché non può mentire”. – E per lungo tempo rimasi in questa incertezza, che cosa mai il dio voleva dire. Finalmente, sebbene assai contro voglia, mi misi a farne ricerca, in questo modo. Andai da uno di [c] quelli che hanno fama di essere sapienti; pensando che solamente cosí avrei potuto smentire l’oracolo e rispondere al vaticinio: “Ecco, questo qui è piú sapiente di me, e tu dicevi che ero io”. – Mentre dunque io stavo esaminando costui, – il nome non c’è bisogno ve lo dica, o Ateniesi; vi basti che era uno dei nostri uomini politici questo tale con cui, esaminandolo e ragionandoci insieme, feci l’esperimento che sono per dirvi; – ebbene, questo brav’uomo mi parve, sí, che avesse l’aria, agli occhi di molti altri e particolarmente di se medesimo, di essere sapiente, ma in realtà non fosse; e allora mi provai a farglielo capire, che [d] credeva essere sapiente, ma non era. E cosí, da quel momento, non solo venni in odio a colui, ma a molti anche di coloro che erano quivi presenti. E, andandomene via, dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest’uomo ero piú sapiente io: in questo senso, che l’uno e l’altro di noi due poteva pur darsi non sapesse niente né di buono né di bello; ma costui credeva sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo sapere; e mi parve insomma che almeno per una piccola cosa io fossi piú sapiente di lui, per questa che io, quel che non so, neanche credo saperlo. E quindi me ne andai da un altro, fra coloro che avevano fama di essere piú sapienti di quello; [e] e mi accadde precisamente lo stesso; e anche qui mi tirai addosso l’odio di costui e di molti altri.
3 Ciò nonostante io seguitai, ordinatamente, nella mia ricerca; pur accorgendomi, con dolore e anche con spavento, che venivo in odio a tutti: e, d’altra parte, non mi pareva possibile ch’io non facessi il piú grande conto della parola del dio. – “Se vuoi conoscere che cosa vuole dire l’oracolo, dicevo tra me, bisogna tu vada da tutti coloro che hanno fama di essere sapienti”. – Ebbene, o cittadini [22 a] ateniesi, – a voi devo pur dire la verità, – questo fu, ve lo giuro, il risultato del mio esame: coloro che avevano fama di maggior sapienza, proprio questi, seguitando io la mia ricerca secondo la parola del dio, mi apparvero, quasi tutti, in maggior difetto; e altri, che avevano nome di gente da poco, migliori di quelli e piú saggi. Ma voglio finire di raccontarvi le mie peregrinazioni e le fatiche che sostenni per persuadermi che era davvero inconfutabile la parola dell’oracolo.
4 Dopo gli uomini politici andai dai poeti, sí da quelli che scrivono tragedie e ditirambi come dagli [b] altri; persuaso che davanti a costoro avrei potuto cogliere sul fatto la ignoranza mia e la loro superiorità. Prendevo in mano le loro poesie, quelle che mi parevano le meglio fatte, e ai poeti stessi domandavo che cosa volevano dire; perché cosí avrei imparato anch’io da loro qualche cosa. O cittadini, io ho vergogna a dirvi la verità. E bisogna pure che ve la dica. Insomma, tutte quante, si può dire, le altre persone che erano presenti, ragionavano meglio esse che non i poeti su quegli argomenti che i poeti stessi avevano poetato. E cosí anche dei poeti in breve conobbi questo, [c] che non già per alcuna sapienza poetavano, ma per non so che naturale disposizione e ispirazione, come gl’indovini e i  vaticinatori; i quali infatti dicono molte cose e belle, ma non sanno niente di ciò che dicono: presso a poco lo stesso, lo vidi chiarissimamente, è quello che accade anche dei poeti. E insieme capii anche questo, che i poeti, per ciò solo che facevano poesia, credevano essere i piú sapienti degli uomini anche nelle altre cose in cui non erano affatto. Allora io mi allontanai anche da loro, convinto che ero da piú di loro per la stessa ragione per cui ero da piú degli uomini politici.
5 Alla fine mi rivolsi agli artisti: tanto piú che dell’arte loro sapevo benissimo di non intendermi affatto, [d] e quelli sapevo che li avrei trovati esperti di molte e belle cose. E non m’ingannai: ché essi sapevano cose che io non sapevo, e in questo erano piú sapienti di me. Se non che, o cittadini di Atene, anche i bravi artefici notai che avevano lo stesso difetto dei poeti: per ciò solo che sapevano esercitar bene la loro arte, ognuno di essi presumeva di essere sapientissimo anche in altre cose assai piú importanti e difficili; e questo difetto di misura oscurava la loro stessa sapienza. Sicché io, in nome dell’oracolo, [e] domandai a me stesso se avrei accettato di restare cosí come ero, né sapiente della loro sapienza né ignorante della loro ignoranza, o di essere l’una cosa e l’altra, com’essi erano: e risposi a me e all’oracolo che mi tornava meglio restar cosí come io ero.
6 Or appunto da questa ricerca, o cittadini ateniesi, [23 a] molte inimicizie sorsero contro di me, fierissime e gravissime; e da queste inimicizie molte calunnie, e fra le calunnie il nome di sapiente: perché, ogni volta che disputavo, credevano le persone presenti che io fossi sapiente di quelle cose in cui mi avveniva di scoprire l’ignoranza altrui. Ma la verità è diversa, o cittadini: unicamente sapiente è il dio; e questo egli volle significare nel suo oracolo, che poco vale o nulla la sapienza dell’uomo; e, dicendo Socrate sapiente, non volle, io credo, riferirsi propriamente a me Socrate, ma solo usare del mio nome come di un [b] esempio; quasi avesse voluto dire cosí: “O uomini, quegli tra voi è sapientissimo il quale, come Socrate, abbia riconosciuto che in verità la sua sapienza non ha nessun valore”. – Ecco perché ancor oggi io vo dattorno ricercando e investigando secondo la parola del dio se ci sia alcuno fra i cittadini e fra gli stranieri che io possa ritenere sapiente; e poiché sembrami non ci sia nessuno, io vengo cosí in aiuto al dio dimostrando che sapiente non esiste nessuno. E tutto preso come sono da questa ansia di ricerca, non m’è rimasto piú tempo di far cosa veruna considerabile né per la città né per la mia casa; e vivo in estrema [c] miseria per questo mio servigio del dio. [...]

Platone, Opere, vol. I, Laterza, Bari, 1967, pagg. 38-41

http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaS/SOCRATE_%20SO%20DI%20NON%20SAPERE%20(PLATO.htm



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