lunedì 7 novembre 2016

Albert Camus. La peste. La Peste in realtà è una metafora del "male" in senso morale, condizione di vita di fronte al quale ogni individuo reagisce in maniera diversa manifestando i propri sentimenti, la natura più profonda e più vera di ciascuno di noi. [...] Orano è colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda. Isolata con un cordone sanitario dal resto del mondo, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da esperimento per le passioni di un’umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni, ma neppure è capace di “essere felice da solo”, il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l’egoismo gretto gli alleati del morbo. Scritto da Camus secondo una dimensione corale e con una scrittura che sfiora e supera la confessione, La peste è un romanzo attuale e vivo, una metafora in cui il presente continua a riconoscersi.




Orano è colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda. 
Isolata con un cordone sanitario dal resto del mondo, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da esperimento per le passioni di un’umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni, ma neppure è capace di “essere felice da solo”, il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l’egoismo gretto gli alleati del morbo. Scritto da Camus secondo una dimensione corale e con una scrittura che sfiora e supera la confessione, 
La peste è un romanzo attuale e vivo, una metafora in cui il presente continua a riconoscersi.



La Peste in realtà è una metafora del "male" in senso morale, condizione di vita di fronte al quale ogni individuo reagisce in maniera diversa manifestando i propri sentimenti, la natura più profonda e più vera di ciascuno di noi.



alcune parole del finale: 
"[...] Ma egli sapeva che questa cronaca non poteva essere la cronaca della vittoria definitiva; 
non poteva essere che la testimonianza di quello che si era dovuto compiere, e che, certamente, avrebbero dovuto ancora compiere, contro il terrore e la sua instancabile arma, nonostante i loro strazi personali, tutti gli uomini che non potendo essere santi e rifiutando di ammettere i flagelli, si sforzano di essere dei medici. [...]sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai [...] e che forse verrebbe un giorno in cui, sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi sorci per mandarli a morire in una città felice"


Camus, La peste




Ho sentito tanti ragionamenti da farmi girar la testa, 
e che hanno fatto giare abbastanza altre teste da farle consentire all’assassinio, 
che ho capito come tutte le disgrazie degli uomini 
derivino dal non tenere un linguaggio chiaro.
Albert Camus, La peste


"Negavano tranquillamente, contro ogni evidenza, 
che noi avessimo mai conosciuto un mondo insensato, 
in cui l'uccisione di un uomo era quotidiana al pari di quella delle mosche
negavano quella barbarie ben definita, quel calcolato delirio, quell’imprigionamento che portava con sé una terribile libertà nei riguardi di tutto quanto non fosse il presente, quell’odore di morte che instupidiva tutti quelli che non uccideva, negavano insomma che noi eravamo stati un popolo stordito, di cui tutti i giorni una parte, stipata nella bocca di un forno, evaporava in fumi grassi, mentre l'altra, carica delle catene dell’impotenza e della paura, aspettava il suo turno."
Albert Camus, La peste


“C’erano, a esempio, 
il male apparentemente necessario 
e il male apparentemente inutile
C’erano Don Giovanni sprofondato agli Inferi e la morte d’un bambino. 
Se infatti è giusto che il libertino sia fulminato, 
non si capisce la sofferenza dell’innocente
E in verità non c’era nulla sulla terra di più importante della sofferenza d’un bambino 
e dell’orrore che tale sofferenza si porta con sé e delle ragioni che bisogna trovarle” [...]
Mi rifiuterò sino alla morte di amare questa creazione dove i bambini sono torturati
Albert Camus, La peste




«Ecco: lei è capace di morire per un’idea, è visibile a occhio nudo. 
Ebbene, io ne ho abbastanza delle persone che muoiono per un’idea. 
Non credo all’eroismo, so che è facile e ho imparato ch’era omicida.
 Quello che m’interessa è che si viva e che si muoia di quello che si ama».


Albert Camus, La peste


Lei non ha mai veduto fucilare un uomo? 
No, certo: sono cose che si fanno generalmente su invito, e il pubblico è scelto prima. 
Il risultato è che lei è rimasto alle stampe e ai libri: 
una benda, un palo e a distanza alcuni soldati. 
Ebbene no! Lei sa che il plotone di esecuzione si mette invece a un metro e mezzo dal condannato? 
Sa che se il condannato facesse due passi avanti urterebbe col petto nei fucili? 
Sa che a questa distanza gli sparatori concentrano il tiro sulla regione del cuore e che tutti, coi grossi proiettili, fanno un buco dove si potrebbe mettere un pugno? 
No, lei non lo sa: sono particolari di cui non si parla. 
Il sonno degli uomini è più sacro che la vita per gli appestati
non si deve impedire alla brava gente di dormire
Ci vorrebbe del cattivo gusto, e il buon gusto consiste nel non insistere, 
è cosa che tutti sanno. Il cattivo gusto mi è rimasto in bocca e io non ho cessato di insistere, 
ossia di pensarvi.
Albert Camus, La peste





"Insomma", disse Tarrou con semplicità, 
"quello che m'interessa è sapere come si diventa un santo".
"Ma lei non crede in Dio".
"Appunto: se si può essere un santo senza Dio, 
è il solo problema concreto che io oggi conosca"
è il solo problema concreto che io conosca oggi.
Bruscamente, [...] giunse ai due uomini un clamore oscuro.
[Poi] grida d'uomini. [...] Tarrou si era alzato e ascoltava. Non si udiva più nulla.
-- Si sono ancora picchiati alle porte.
-- Ora è finita, disse Rieux.
Tarrou mormorò che non era mai finita e che ci sarebbero state ancora vittime, 
perché questo era nell'ordine.
-- Forse, rispose il dottore, ma sapete, 
io mi sento più solidale con i vinti che con i santi.
Non credo di avere il gusto dell'eroismo e della santità. 
Quello che m'interessa è essere un uomo.
-- Noi cerchiamo la stessa cosa, 
ma io sono meno ambizioso.
Albert Camus, La peste


«Rieux: [...] se l'ordine del mondo è regolato dalla morte, 
forse val meglio per Dio che non si creda in lui 
e che si lotti con tutte le nostre forze contro la morte, 
senza gli occhi verso il cielo dove lui tace
Tarrou: [...] Ma le vostre vittorie, ecco, saranno sempre provvisorie. 
Rieux: Sempre, lo so. Non è una ragione per smettere la lotta»
Albert Camus, La peste





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