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lunedì 14 luglio 2014

Heinlein. Non diventare mai pessimista: un pessimista l’azzecca più spesso di un ottimista, ma un ottimista si diverte di più. E nessuno dei due può cambiare la marcia degli eventi.


NON DIVENTARE MAI PESSIMISTA
Non diventare mai pessimista: un pessimista l’azzecca più spesso di un ottimista, ma un ottimista si diverte di più. E nessuno dei due può cambiare la marcia degli eventi.
R.Anson Heinlein


E' meglio essere ottimisti ed aver torto che essere pessimisti ed aver ragione
Albert Einstein



sabato 25 gennaio 2014

Emanuele Severino. Società della Tecnica e tramonto del capitalismo. Si può dire con certezza che la tecnologia se, da un lato, migliora la vita dell'uomo nel suo complesso, dall'altro, peggiora il suo spirito fino a degradarlo ad una condizione di non-uomo. Infatti la tecnica lo allontana dallo scopo essenziale della vita che è la sofferenza, ed il portare la propria croce. Inoltre allarga sempre più il divario tra lui e la natura che lo circonda con la quale deve relazionarsi in modo diretto con tutto ciò che comporta. L'uomo vive in un mondo artificiale nel quale non comunica più con il mondo reale che gli sta attorno!

Umberto Galimberti. Il segreto della domanda.
"Le domande non chiedono risposte -quasi sempre inessenziali- ma chiedono di essere radicalizzate. 
Solo procedendo in questo modo si può arrivare all'intima essenza della domanda. [...]
Ma soprattutto la risposta alle domande deve essere innanzitutto una formulazione corretta di queste domande, perché a risposte mal formulate seguono risposte inadeguate".
Umberto Galimberti








Elisabetta Di Benedetto

Non sempre una domanda chiede una risposata. 
Spesso chiede di essere dispiegata, affinché ceda quello che ha di più essenziale e dischiuda i riferimenti che si aprono quando ci si appropria di ciò che segretamente custodisce. 
La risposta è solo l'ultimissimo passo del domandare






VINCENZO ALVINO

Come darti torto, d'altronde l'abisso sull'orlo del quale poggia l'essere dell'uomo è proprio nel paradosso di avere una ragione che serve però a porgli domande alle quali non può trovare risposte, questioni che non può risolvere. In questo senso ha ragione Lacan quando evidenzia la natura traumatica del linguaggio, quella struttura significante nel quale è il fondamento del nichilismo trascendentale secondo il pensiero debole.




La tecnica non ha scopi, la tecnica ha in vista solo il suo auto potenziamento
Umberto  Galimberti







Ombra mare

Concordo con Galimberli quando dice che la democrazia non è mai esistita:
dalle polis alle forme politiche di oggi: Demagogia.








Andrea Grieco

A proposito di progresso e di storia, cadono a proposito due citazioni di Cioran: 
"Il progresso non è nient'altro che uno slancio verso il peggio"; 
"La storia? Occasione offerta ai popoli per screditarsi a turno".

Sicuramente rispondenti a verità i discorsi intorno ai temi trattati; e interessante inoltre l'impostazione degli argomenti. Tuttavia a me sembra che il Prof. abbia mischiato considerazioni di natura trascendente con quelle più specificamente immanenti, o, se vogliamo, abbia confuso argomenti di carattere metafisico con quelli storico-sociali. Inoltre, dà una lettura del cristianesimo che elude totalmente il suo messaggio etico più profondo e vero (chi ha letto Schopenhauer si può rendere conto).




Le affermazioni di Cioran contengono delle verità alle quali forse crediamo io, lei e pochi altri, ma la maggior parte della gente è accecata da questo finto progresso tecnico/scientifico proposto dal sistema, e lo considera un dogma. Oggi non ci si rende conto che la tecnica porta ad un cambiamento quantitativo dei mezzi di produzione e della loro efficienza produttiva e non qualitativo della condizione umana, come dice il prof Galimberti.
Lei cosa ne pensa dell'interpretazione del Prof riguardo la presunta "carica ottimistica" che l'avvento del cristianesimo avrebbe portato in occidente? E cosa ne pensa in generale del pensiero di Galimberti (ad esempio questo suo richiamo frequente alla cultura greca e alla sua "tragicità" dipesa dalla sua diversa concezione della vita e soprattutto della morte)?



Sull'interpretazione che ha dato, nella fattispecie, del cristianesimo, Galimberti (che del resto gode di tutta la mia stima) è fuori tema. C'è da dire in effetti che sul cristianesimo è duemila anni che c'è una confusione inaudita, aggravata anche dal fatto che è stato accorpato al cattolicesimo di cui si fa portavoce la chiesa romana. Tuttavia se andiamo al suo nocciolo e consideriamo lo spirito del suo messaggio etico quale traspare dai vangeli e ancora di più dalla mistica cristiana, esso non può che essere pessimista, considerare cioè questo mondo come inficiato dal male e dalla sofferenza e che esige dunque una redenzione. Il simbolo della croce del resto è eloquente; e il Cristo è appunto il redentore venuto a salvare l'umanità incapace, attraverso la presa su di sé del dolore del mondo. Questo è il nucleo del messaggio cristiano, che non è storico, bensì etico-metafisico. La cultura greca, a parte Platone, Pitagora e i tragici, si poneva di fronte alla vita con un atteggiamento etico essenzialmente ottimista che non ha nulla a che vedere evidentemente con la nostra concezione odierna. I greci erano ben lontani dal racchiudere ad esempio, nel concetto di anima, il significato morale di salvezza, ma parlavano di anima come ente depositario di conoscenza razionale ecc.. La svolta si è avuta col cristianesimo in particolare con S. Agostino.


Un'intervista video su "Il segreto della domanda" che diventa occasione per discutere delle tematiche care a Galimberti: dalla morte di dio al nichilismo, alla fine della storia al dominio della tecnica...


http://youtu.be/mvrwV8bIvJA





Emanuele Severino - Società della Tecnica e tramonto del capitalismo...



« Si tratta di capire che la costruzione e la distruzione hanno la stessa anima» .
Emanuele Severino


Eldo Stellucci:
...chiedersi in tutto questo processo di 'evoluzione' antropica che fine fa il riconoscimento e il significato dell'alterità e della relazione? Alienazione e/o annullamento di ogni significato a partire da quello fondamentale che conosciamo come la 'morte di Dio'?





Nietzsche uccidendo Dio ha liberato l'uomo, ma chi riuscirà ha sostenerne il peso? [...]
Dionisio contro il Crocifisso....











Andrea Grieco

Si può dire con certezza che la tecnologia se, da un lato, migliora la vita dell'uomo nel suo complesso, dall'altro, peggiora il suo spirito fino a degradarlo ad una condizione di non-uomo. Infatti la tecnica lo allontana dallo scopo essenziale della vita che è la sofferenza, ed il portare la propria croce. Inoltre allarga sempre più il divario tra lui e la natura che 

lo circonda con la quale deve relazionarsi in modo diretto con tutto ciò che comporta. L'uomo vive in un mondo artificiale nel quale non comunica più con il mondo reale che gli sta attorno!
Di conseguenza non si guadagna e non si perde nulla se si era vissuti ieri, od oggi, o quando si vivrà domani. Quello che di essenziale rimane identico e ci accomuna è infatti, la sofferenza della vita!
La filosofia, in ultima analisi, non ha nulla a che vedere con alcun processo storico, né con la società che cambia nel tempo, oggi poi, attraverso la tecnica. Essa ha a che vedere con il cuore dell'uomo di tutti i tempi, il quale deve dare la risposta al dramma della vita, al dolore cosmico, alla mancanza di amore, alla finitudine di tutte le cose ed, infine, alla morte. Pertanto la verità filosofica esula dalle differenze del tempo e dello spazio, è sempre la stessa.





Severino è la voce limpida dell'uscita del nichilismo.Si badi!...non esce dal nichilismo!
Testimonia con chiarezza tremenda, le tracce della tecnica e della sua fine.
Perchè il capitalismo è - ontologicamente - una "tecnica".
Per quanto riguarda il declino...concetti come "tutt'altro che prossimo" sono -per dirla in termini nichilistici-, solo una questione di tempo. Il declino della techne, è oltre il tempo, nel senso che è già realizzato dall'epistème. Dai greci proviene -in modo verace- il declino. Superato l'ultimo orizzonte della potenza...


http://youtu.be/RRSzEg-nBQ4



lunedì 13 gennaio 2014

Henry James. La vita è, di fatto, una lotta. Su questo punto pessimisti e ottimisti si trovano d'accordo. Il male è insolente ed è forte; la bellezza è stupenda, ma è rara; la bontà è spesso soggetta a essere debole, la follia a essere arrogante e la malvagità ad avere la meglio: gli imbecilli ai posti d'onore e i migliori in disparte; e l'umanità, nel suo complesso, infelice


La vita è, di fatto, una lotta.
Su questo punto pessimisti e ottimisti si trovano d'accordo. Il male è insolente ed è forte; la bellezza è stupenda, ma è rara; la bontà è spesso soggetta a essere debole, la follia a essere arrogante e la malvagità ad avere la meglio: gli imbecilli ai posti d'onore e i migliori in disparte; e l'umanità, nel suo complesso, infelice.
Henry James, da La lezione del maestro

domenica 25 agosto 2013

Loredana Marano. Se l'Uomo è intelligenza, cioè capacità di adattamento e di modifica dell'habitat, io valuto le persone non in base al censo, né alla cultura, né all'orientamento politico o religioso, ma in base all'atteggiamento di fronte alla vita: 1. ottimisti: coloro che mettono idee ed energia per intervenire a beneficio di tutti, che credono nelle possibilità dell'uomo 2. riflessivi: coloro che sono portati a pianificare secondo logica ogni cosa in vista di un obiettivo che deve essere chiaro e concreto 3. pessimisti: coloro che frenano, che fermano l'attenzione su ciò che non va bene (in genere tutto) e mettono in guardia da possibili rischi 4. i ripetitori, coloro che si sentono accreditati a rappresentare il pensiero comune: in effetti abbracciano una qualsiasi parte e non hanno memoria.

L’uomo è come una cipolla, esattamente come una cipolla: strati su strati di personalità
E dietro a tutti questi strati si nasconde l’essenza. Quest’essenza è il vuoto, sunya. È più un non-essere che un essere, perché l’essere ha delle limitazioni, dei confini. Invece il nucleo più profondo non ha confini, non ha limitazioni, è solo libertà, un libero fluire dell’energia – le sue dimensioni sono infinite.
Se non sbucci gli strati della personalità uno per uno, fino all’ultimo, e riscopri l’essenza, la tua mente rimane malata. La malattia della mente è rimanere bloccata da qualche parte, immobile, come congelata. La malattia della mente è essere bloccata. È un vicolo cieco; è esattamente questo: un posto che non ha via d’uscita. Sei bloccato. Non hai la libertà di fluire, di essere e anche di non-essere. Sei costretto a essere qualcuno. Sei più simile a una dura roccia, che a un fiume.
La libertà è salute. Essere bloccati, fissati, è malattia mentale. E tutti, o quasi, sono malati. Succede raramente che qualcuno abbia il coraggio di penetrare fino al nucleo più profondo del non-essere. 
Osho



 


Se l'Uomo è intelligenza, cioè capacità di adattamento e di modifica dell'habitat, io valuto le persone non in base al censo, né alla cultura, né all'orientamento politico o religioso, ma in base all'atteggiamento di fronte alla vita:
1. ottimisti: coloro che mettono idee ed energia per intervenire a beneficio di tutti, che credono nelle possibilità dell'uomo
2. riflessivi: coloro che sono portati a pianificare secondo logica ogni cosa in vista di un obiettivo che deve essere chiaro e concreto
3. pessimisti: coloro che frenano, che fermano l'attenzione su ciò che non va bene (in genere tutto) e mettono in guardia da possibili rischi
4. i ripetitori, coloro che si sentono accreditati a rappresentare il pensiero comune: in effetti abbracciano una qualsiasi parte e non hanno memoria.

I primi si impegnano e ci rimettono la faccia se le 'imprese' si impantanano
I secondi rappresentano la sicurezza: permettono di evitare i passi falsi.
I terzi sono destinati alla sofferenza di fronte alle inevitabili storture della vita. Prima della profezia e dopo
I quarti sono quelli che non rischiano mai, non soffrono, non danno un apporto critico costruttivo, non si assumono responsabilità perché vivono a rimorchio di altri.



Nicola Napoletano:
Io ho imparato che, a parte gli estremi che esistono sempre, ciascuno di noi, in base alle circostanze, alle esperienze, all'umore, ai premi e ai castighi, può rappresentare ciascuna di queste categorie
Distinguere l'Uomo per categorie significa accettare che ognuno è solo se stesso. Io sono dell'idea, forse errata, che siamo sempre anche qualcun altro. [...] Ho visto persone fare e pensare cose che non avrei mai creduto poter fare o pensare. Col tempo c'è chi si "irrigidisce" sulle propria personalità. Ma chi ha uno spirito critico, portato all'apertura, che non si spaventa dei cambiamenti, fa l'opposto. Si ammorbidisce, o per dirla come te, "generalizza" il suo atteggiamento.






ma le 'categorie' mie sono fluide: io sono ottimista, ma in certi settori divento riflessiva e sospettosa e pretendo una pianificazione [...] Io mi riferisco alla SOCIETA' , a noi, alla nostra disponibilità al cambiamento





E poi esiste una quinta categoria, così ben descritta dal Cipolla: "gli stupidi", una costante in tutte le società e in tutti i tempi. I più pericolosi ,soprattutto se sono ai vertici. Coloro che sono capaci più o meno inconsapevolmente di causare danni a se stessi e al prossimo. "Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita." 
Cit.  LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA
di Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di storia Economica a Berkeley


Condivido la visione del cambiamento proposta da Loredana e da Francesco. Per me cambiamento significa proprio volontà, capacità e perseveranza. Rispettare le persone e interessarsi a loro. Avere capacità critica, senza deferenza per il "già fatto". "immaginare la complessità".





Se per un istante Dio si dimenticherà che
sono una marionetta di stoffa e
mi regalerà un poco di vita, probabilmente non
direi tutto quello che penso,
ma in definitiva penserei tutto quello che dico.

Darei valore alle cose, non per quello che valgono,
ma per quello che significano.

Dormirei poco, sognerei di più,

capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli
occhi, perdiamo sessanta secondi di luce.

Andrei avanti quando gli altri si fermano,
starei sveglio quando gli altri dormono,
ascolterei quando gli altri parlano e
come gusterei un buon gelato al cioccolato!!

Se Dio mi regalasse un poco di vita,
vestirei semplicemente,
mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente
il mio corpo ma anche la mia anima.

Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei
il mio odio sul ghiaccio e
aspetterei che si sciogliesse al sole.

Dipingerei con un sogno di Van Gogh
sopra le stelle un poema di Benedetti
e una canzone di Serrat sarebbe la serenata
che offrirei alla luna.

Innaffierei con le mie lacrime le rose,
per sentire il dolore delle loro spine
e il carnoso bacio dei loro petali...

Dio mio, se io avessi un poco di vita...

Non lascerei passare un solo giorno
senza dire alle persone che amo,
che le amo.Convincerei tutti gli uomini e le donne
che sono i miei favoriti e
vivrei innamorato dell'amore.

Agli uomini proverei
quanto sbagliano al pensare
che smettono di innamorarsi
quando invecchiano, senza sapere
che invecchiano quando smettono di innamorarsi.

A un bambino gli darei le ali,
ma lascerei che imparasse a volare da solo.

Agli anziani insegnerei
che la morte non arriva con la vecchiaia
ma con la dimenticanza.

Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!

Ho imparato che tutto il mondo ama vivere
sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità
sta nel risalire la scarpata.
Ho imparato che
quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno,
per la prima volta, il dito di suo padre,
lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo
ha il diritto di guardarne un altro
dall'alto al basso solamente
quando deve aiutarlo ad alzarsi.

Sono tante le cose
che ho potuto imparare da voi,
ma realmente,
non mi serviranno a molto,
perché quando mi metteranno
dentro quella valigia,
infelicemente starò morendo.

Garcia Marquez



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