domenica 12 febbraio 2012

Ecco alcune delle 'sintomatologie' riconosciute alle donne durante il Ventennio fascista per rinchiuderle nei manicomi. [...] La psichiatria ha spesso avuto carattere coercitivo e normalizzante [...]: purtroppo questo metodo era applicato sia agli uomini che alle donne, perché i malati di mente erano visti come pericoli devianti dall'ordine sociale e quindi meritori di ghettizzazione e ospedalizzazione. E a considerare lo stigma che regna ancora oggi sulle patologie psichiatriche, non abbiamo fatto tanta strada.


Ecco alcune delle 'sintomatologie' riconosciute alle donne durante il Ventennio fascista per rinchiuderle nei manicomi. C'è sull'argomento fino al 18 novembre una mostra alla Casa della Memoria e della Storia a Roma, “I Fiori del Male. Donne in manicomio nel regime fascista".



Qui vengono elencati I momenti cattivi. 
Quando le cose andavano meglio, le definizioni erano del tipo 
"oggi la paziente è stata più mansueta" oppure " la numero 8 è stata più governabile"



[...] non sono diagnosi, ma sintomi. [...] La psichiatria ha spesso avuto carattere coercitivo e normalizzante [...]: purtroppo questo metodo era applicato sia agli uomini che alle donne, perché i malati di mente erano visti come pericoli devianti dall'ordine sociale e quindi meritori di ghettizzazione e ospedalizzazione. E a considerare lo stigma che regna ancora oggi sulle patologie psichiatriche, non abbiamo fatto tanta strada.


Non è un problema di epoca fascista ma di quell'epoca. 
La moderna psichiatria e psicologia erano ancora lontane. 
Questo documenta rispecchia il modo con cui veniva affrontato il problema psichiatrico all'epoca. 


Infatti sono giudizi morali ed è questa l'aberrazione


 Sicuramente sono cose da condannare...
queste non sono solo cause di un regime...
ma anche della mentalità e pensiero dell'epoca!!! Purtroppo!!







[...] La motivazione era del tutto semplice e non aveva a che fare per nulla con la medicina (anche se la spacciavano per tale): 
le donne erano un "peso" per la famiglia, peso che veniva alleviato solo se erano SOTTOMESSE (maiuscolo) gentili, silenziose, ubbidienti, non bellissime (avrebbero potuto portare guai), calme ... insomma tutto il contrario di quello riportato nel diario clinico.
Perchè queste caratteristiche alleviavano il guaio d'aver una figlia femmina? 
Perchè avrebbero facilitato il trovar un buon partito da sposare oppure (udite udite) l'entrare in CONVENTO .. così almeno se le toglievano dai piedi ;-) 
Ovviamente anche mariti scontenti o solo stanchi delle vecchia moglie, oppure parenti che volevano togliersi dalle scatole una donna per beccarne gli averi, potevano sempre e con molta facilità farla ricoverare in manicomio (dal quale non si usciva!) per uno dei sintomi di cui sopra.
Sinceramente non potrei giurare che negli altri Stati occidentali la situazione fosse molto diversa ....



"rossa in viso" è agghiacciante



Mussolini fece internare in manicomio a Pergine la prima compagna e madre del suo primogenito Albino, Ida Dalser, per liberarsene visto che nel frattempo aveva dilapidato il suo cospicuo patrimonio e si era sposato con Rachele, dando il via a una consuetudine che di sostituì all'impossibile divorzio con la complicità del partito fascista. Evitiamo il revisionismo. Il motivo di mostrare questi documenti in quel contesto ha senso.


Anche il figlio morì in manicomio perché lasciarlo libero avrebbe significato riconoscere le istanze della madre.





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