venerdì 17 febbraio 2012

Giordano Bruno e la filosofia del Rinascimento. Caffè Filosofico.


Caffè Filosofico
Giordano Bruno e la filosofia del Rinascimento 
Michele Ciliberto racconta         

La prima cosa che ci dobbiamo chiedere quando parliamo di Giordano Bruno è: chi era Bruno? Non abbiamo dei ritratti a olio come li abbiamo di Campanella; abbiamo invece delle autorappresentazioni dello stesso Bruno, il quale nelle sue opere si descrive spesso in vari modi: per esempio, nel Candelaio si trova uno degli autoritratti più crudeli di Bruno, nel quale egli si definisce «un cane ch'ha ricevuto mille spellicciate». Ma Bruno si tratteggia anche in modo diverso in altri autoritratti, per esempio quando SI PARAGONA A UN GALLO CHE HA DATO UNA DURA BATTAGLIA, CHE HA COMBATTUTO BENE ANCHE SE HA PERDUTO. Bruno (questo è un tratto peculiare della sua personalità) aveva un senso molto profondo di sé, si considerava un angelo, un messaggero degli dèi mandato fra gli uomini a riportare la luce dopo secoli di tenebre, che erano stati opera del cristianesimo, contro cui lui combatte una battaglia molto aspra e molto dura. Bruno non fu un uomo isolato, ma visse permanentemente solo, perché si muoveva all'interno di una posizione filosofica nettamente originale e che andava in contrasto con quelle che erano le linee fondamentali della filosofia e della religione del suo tempo. Morì in una condizione di grande solitudine e nel silenzio di tutti i grandi pensatori europei. Fra di essi, Keplero si chiese anche come mai Bruno avesse deciso di morire in quel modo, dal momento che non credeva in un Dio che fosse distributore di meriti e di colpe, e quindi di premi oppure di castighi. Ma BRUNO, COME ALTRI PENSATORI, PER ESEMPIO VANINI, ERA PERSUASO CHE LA VERITÀ È UN VALORE IN SÉ E CHE QUINDI VA DIFESA E PER ESSA BISOGNA BATTERSI AL DI LÀ DI QUALSIASI PRINCIPIO DI RICOMPENSA.
Bruno nasce a Nola, ma va a Roma e da qui a Venezia, quindi a Novi Ligure, a Parigi, a Londra, a Oxford; poi ritorna a Parigi, va in Germania, a Praga e nuovamente in Germania; nel 1591 arriva a Venezia, dove fa una serie di errori di valutazione che lo porteranno infine alla condanna e al rogo. Bruno è esemplare di questa peregrinatio degli intellettuali italiani. Veniva dall'Italia meridionale, dove era nato nel 1548, e aveva deciso abbastanza precocemente di andare in convento e farsi frate. Bruno, dunque, questo PENSATORE COSÌ RADICALMENTE ANTICRISTIANO, si forma per larga parte in un convento domenicano; all'inizio Bruno ha una formazione di carattere erasmiano, cioè molto legata a ERASMO DA ROTTERDAM, DAL QUALE APPRENDE UNA POSIZIONE CRISTIANA DI CARATTERE ESSENZIALMENTE CRISTOCENTRICA. ALL'INIZIO BRUNO È MOLTO AFFASCINATO DALLA FIGURA DI CRISTO E DALLA SUA POSIZIONE NELLA STORIA DEL MONDO, al punto da consigliare a coloro i quali venerano le immagini dei santi di concentrarsi su Cristo, ma PROGRESSIVAMENTE BRUNO SVILUPPA UNA POSIZIONE RADICALMENTE ANTICRISTIANA E SI POTREBBE DIRE ADDIRITTURA CHE ASSUMA CRISTO COME L'ESEMPIO NEGATIVO CONTRO CUI BISOGNA COMBATTERE, DA CUI BISOGNA LIBERARSI. E come se, anche nella sua vita, volesse costruire una sorta di rappresentazione nella quale EGLI SI CONTRAPPONE DIRETTAMENTE A CRISTO. CRISTO, DICE BRUNO, È STATO UN CATTIVO MAGO, MENTRE BRUNO VUOLE ESSERE UN BUON MAGO. CRISTO NON HA SAPUTO MORIRE: ANCORA SULLA CROCE, HA CHIESTO AIUTO AL PADRE; INVECE BRUNO VUOLE MORIRE GUARDANDO DIRETTAMENTE LA MORTE, IMPRECANDO FINO ALLA FINE, TANTO CHE GLI MISERO LA LINGUA «IN GIOVA», GLI INCHIODARONO LA LINGUA, APPUNTO PERCHÉ EGLI NON POTESSE CONTINUARE A BESTEMMIARE, A URLARE CONTRO CRISTO, CHE VIENE VISTO PROPRIO COME L'IMMAGINE NEGATIVA DALLA QUALE BISOGNA LIBERARSI. DUNQUE, L'ANTICRISTIANESIMO È UN TRATTO COSTITUTIVO DELLA FILOSOFIA DI BRUNO.
Ma prima di affrontare più nel dettaglio questo punto, vorrei richiamare un altro aspetto della biografia di Giordano Bruno: fu uno straordinario uomo di teatro, un grande autore di opere teatrali, per esempio IL CANDELAIO, ma anche un grande regista della sua vita. Come accennavo prima, potremmo immaginare la sua vita come una sorta di straordinaria rappresentazione, di straordinaria messa in scena, perché Bruno aveva proprio il temperamento di un uomo di teatro. Le stesse opere di Bruno, che sono costituite molto spesso da dialoghi, alludono a questa vocazione teatrale che lo caratterizzò fino alla fine: ANCHE DI FRONTE ALLA MORTE MISE IN PIEDI UNA GRANDE RAPPRESENTAZIONE, NELLA QUALE ROVESCIÒ LE FUNZIONI E I RUOLI DI CIASCUNO, NEL SENSO CHE TRASFORMÒ SE STESSO DA ACCUSATO IN ACCUSATORE, MENTRE TRASFORMÒ I GIUDICI DA ACCUSATORI IN ACCUSATI.
BRUNO SI PRESENTA COME FONDATORE DI UNA RELIGIONE OPERATIVA, ANZI DI UNA RELIGIONE MAGICA, E DA QUESTO PUNTO DI VISTA RIPRENDE LA LEZIONE DEGLI EGIZI. Se leggete le opere di Bruno, vi troverete il mito dell'Egitto, della magia degli egizi. Perché gli egizi erano un grande popolo? Perché gli egizi sapevano comunicare con la divinità. E come comunicavano con la divinità? Attraverso la natura, ed essi agivano nella natura attraverso grandi operazioni magiche, che consentivano agli dèi di parlare con gli uomini e agli uomini di parlare con gli dèi. Dunque, una nuova religione naturale e anche una nuova religione civile. Da questo punto di vista, Bruno riprende, nel suo concetto di religione, da un lato la magia degli egizi, dall'altro il modello machiavelliano di una religione che deve avere un fondamento civile. LA RELIGIONE NATURALE DI BRUNO (ALTRO PUNTO ESTREMAMENTE INTERESSANTE) NON DISTINGUE FRA GLI UOMINI, MA METTE SULLO STESSO PIANO TUTTI GLI UOMINI: SU DI ESSI SPLENDE IL SOLE DELLO STESSO DIO, DICE BRUNO RIPRENDENDO IL TEMA BIBLICO. Questa considerazione si esprime anche nella posizione presa, su cui vorrei richiamare l'attenzione, relativamente alla grande discussione sugli indios dopo la scoperta dell'America. Chi sono questi indios? Alcuni dicono che sono semifiere, semibestie, alcuni dicono che non sono addirittura uomini. Bruno ha una posizione del tutto originale su questo punto: GLI UOMINI SONO TUTTI UGUALI, GLI UOMINI SONO TUTTI FIGLI DELLO STESSO DIO, ANZI SONO TUTTI FRUTTI DELLA STESSA MATERIA. E UNA STESSA MATERIA UNIVERSALE CHE PRODUCE DOVUNQUE, IN OGNI PARTE DEL MONDO, UOMINI: COME LI PRODUCE IN EUROPA, LI PRODUCE ANCHE IN AMERICA, IN AFRICA E VIA DISCORRENDO. E QUAL È LA DIFFERENZA FRA I VARI UOMINI? SOLO QUELLA DEL COLORE DELLA PELLE. MA DAL PUNTO DI VISTA DELLA LORO STRUTTURA MATERIALE, DELLA LORO QUALITÀ DI INDIVIDUI, DI CORPI, DI ANIME, TUTTI GLI UOMINI, AGLI OCCHI DI BRUNO, SONO ASSOLUTAMENTE UGUALI, PERCHÉ SONO TUTTI FIGLI DELLA STESSA MATERIA UNIVERSALE. E' SBAGLIATO DIRE «DIO» ED È SBAGLIATO PENSARE A UN DIO CHE CREA IL MONDO: BRUNO NON CREDE NEL DIO CRISTIANO CHE CREA IL MONDO E NON CREDE AL MITO DELLA CREAZIONE. LA REALTÀ È UN CONTINUO ESPLICARSI DELLA MATERIA UNIVERSALE, QUESTA VITA-MATERIA UNIVERSALE DA CUI, IN QUALUNQUE PARTE DEL MONDO, SORGONO UOMINI, ALBERI, COSE, TUTTE QUANTE ANIMATE. Questo è un altro punto estremamente interessante della sua posizione, che gli consente un atteggiamento estremamente avanzato sulla questione degli indios. Bruno afferma addirittura che nella ruota del tempo, così come ora sono gli europei che perseguitano gli indios, saranno poi gli indios a perseguitare gli europei. Ma sono tutti figli della stessa materia. GLI UOMINI SONO TUTTI UGUALI PERCHÉ SONO TUTTI FATTI DELLA STESSA MATERIA UNIVERSALE, E QUELLO CHE LI DISTINGUE È SOLAMENTE IL COLORE DELLA PELLE, CHE DIPENDE DAL CLIMA. MA AL TEMPO STESSO GLI UOMINI, SECONDO BRUNO, SONO PROFONDAMENTE DIVERSI L'UNO DALL'ALTRO ATTRAVERSO IL PRINCIPIO DEL MERITO, DI CUI BRUNO È UN GRANDE TEORICO: ATTRAVERSO IL MERITO POSITIVO E ATTRAVERSO L'OPERA POSITIVA, GLI UOMINI SI DISTINGUONO L'UNO DALL'ALTRO E DALLE BESTIE.
Un altro punto interessante è il rapporto fra UOMINI e BESTIE secondo Bruno. Dal punto di vista della materia, come dicevo, A SUO GIUDIZIO TUTTI SONO IDENTICI PERCHÉ FATTI DELLA STESSA MATERIA: NON C'È DIFFERENZA DAL PUNTO DI VISTA MATERIALE FRA L'UOMO E LA BESTIA. E ALLORA COSA FA SÌ CHE L'UOMO SIA IN GRADO DI GOVERNARE IL MONDO, DI AFFERMARSI SULLA BESTIA? IL FATTO È CHE L'UOMO, A DIFFERENZA DEL SERPENTE, PER ESEMPIO, HA LA MANO. QUESTO È IL VERO PRINCIPIO DI DISTINZIONE FRA I DIVERSI FRUTTI DELLA MATERIA UNIVERSALE: L'UOMO HA LA MANO, ED È LA MANO IL PRINCIPIO DELLA CIVILTÀ DELL'UOMO. IN CHE MODO L'UOMO COSTRUISCE CITTÀ, CIVILTÀ, ISTITUZIONI? ATTRAVERSO LA MANO. MA IL SERPENTE PUÒ ESSERE, IN LINEA DI PRINCIPIO, PERFINO PIÙ INTELLIGENTE DELL'UOMO. E CHE COS'È CHE IL SERPENTE NON HA RISPETTO ALL'UOMO? QUELLO CHE NON HA RISPETTO ALL'UOMO È, APPUNTO, LA MANO, CIOÈ L'OPERATIVITÀ, LA CAPACITÀ DI AGIRE.
QUINDI L'UOMO HA UN PRIMATO NEL MONDO GRAZIE ALLA MANO. Ma (altro punto interessante) BRUNO È DEL TUTTO ESTRANEO ALL'ANTROPOCENTRISMO CRISTIANO: NON C'È AFFATTO UN PRIMATO GARANTITO DELL'UOMO NEL MONDO COME NELLA TRADIZIONE TOMISTICA CRISTIANA, CHE TUTTA QUANTA CONFLUISCE NELL'UOMO COME PRINCIPIO DELLA REALTÀ, COME PRINCIPIO DELL'UNIVERSO. DA QUESTO PUNTO DI VISTA, PER BRUNO L'UOMO NON È PRINCIPIO DI NIENTE. Perché Bruno fa questo tipo di ragionamento? In che modo DISTRUGGE L'UNIVERSO DI SAN TOMMASO? Lo distrugge introducendo un altro concetto fondamentale all'interno della sua filosofìa (forse addirittura ne è l'architrave), ovvero il CONCETTO DI «INFINITO». Questo concetto dà il taglio di fondo alla sua filosofìa e lo rende un grande pensatore moderno: LA SCOPERTA DELL'INFINITO, LA SCOPERTA DELL'INFINITÀ. PER BRUNO NON C'È MAI RELAZIONE FRA IL FINITO E L'INFINITO E PROPRIO PER QUESTO LA FIGURA DI CRISTO È INCONCEPIBILE: CRISTO DOVREBBE ESSERE AL TEMPO STESSO UOMO E DIO, CIOÈ DOVREBBE ESSERE UNITÀ DI FINITO E INFINITO. QUESTO È PER BRUNO LETTERALMENTE IMPOSSIBILE. EGLI PARAGONA INFATTI LA FIGURA DI CRISTO ALLA FIGURA DEL CENTAURO CHIRONE, CHE ERA AL TEMPO STESSO UOMO E BESTIA; COME CHIRONE, ANCHE CRISTO È UNA FIGURA MOSTRUOSA E INCONCEPIBILE, PERCHÉ VUOLE METTERE IN RELAZIONE QUELLO CHE È STRUTTURALMENTE NON RELAZIONABILE, CIOÈ LA FINITEZZA DELL'UOMO E L'INFINITÀ DI DIO. Se l'uomo è finito, se l'uomo è ombra e non è luce infinita, in che modo può conoscere la prima verità? Se l'uomo è finito, come può toccare l'infinito? In che modo può, almeno per un attimo, vedere qualcosa dell'infinità? Questo diventa il problema: SE IO TOLGO ALL'UOMO, COME FA BRUNO, IL PRIMATO NEL MONDO, SE FACCIO DIVENTARE L'UOMO UN DETTAGLIO ALL'INTERNO DELL'INFINITO, L'UOMO, COSÌ RIDOTTO, COME FA A VEDERE DIO, CIOÈ (PER BRUNO) LA VERITÀ? L'uomo non è in grado di guardare direttamente Dio, perché c'è questa sproporzione fra l'uomo finito e Dio infinito. E in che modo, allora, l'uomo può in qualche modo avvicinarsi alla verità e alla divinità? Attraverso le immagini, nelle quali si rispecchia la divinità e dalle quali l'uomo può faticosamente risalire per guardare la divinità. L'UOMO PUÒ GUARDARE DIO NELLA GRANDE IMMAGINE DELLA NATURA: PER BRUNO L'UNIVERSO È FIGURA, IMMAGINE, SIMULACRO, E SOLO A CONDIZIONE DI ESSERE RICONOSCIUTO COME FIGURA, IMMAGINE, SIMULACRO, L'UNIVERSO PUÒ ESSERE CONCEPITO COME TALE E CONOSCIUTO DALL'UOMO. Dunque, in Bruno c'è un punto estremamente fermo: L'AFFERMAZIONE DEL CARATTERE FINITO DELL'UOMO, del carattere umbratile dell'uomo, nel senso che l'uomo è ombra. Come dice in un testo latino molto bello, NOI SIAMO OMBRE PROFONDE E RISPECCHIAMO LA VERITÀ, RISPECCHIAMO LA DIVINITÀ, MA NON SIAMO NÉ LA VERITÀ NÉ LA DIVINITÀ. La verità esiste e come il sole illumina continuamente l'uomo, ma L'UOMO NON È IN GRADO DI VEDERE LA VERITÀ PROPRIO PER QUESTA SUA LIMITATEZZA, PROPRIO PER QUESTO SUO CARATTERE FINITO, umbratile, proprio per essere, appunto, UN DETTAGLIO ALL'INTERNO DELL'INFINITÀ. C'è una via garantita a tutti gli uomini per arrivare a Dio, per vedere, sia pure per un momento, la divinità? Bruno lo nega in modo reciso. OGNI UOMO COSTRUISCE LA SUA VIA ALLA DIVINITÀ, OGNI UOMO DEVE FARE IL SUO ITINERARIO ALLA DIVINITÀ, non c'è un percorso stabilito una volta per tutte, valido una volta per tutte, perché OGNI UOMO DEVE FARE LA SUA ESPERIENZA DI DIO.
Questo ci porta ancora a un altro tema estremamente interessante, perché ci fa comprendere la DIFFERENZA FRA UNA CONCEZIONE QUALITATIVA DELLA REALTÀ COME QUELLA DI BRUNO E, PER ESEMPIO, UNA CONCEZIONE QUANTITATIVA COME QUELLA DI GALILEO, SECONDO CUI LA REALTÀ PUÒ ESSERE COMPRESA ATTRAVERSO LA MISURAZIONE. COSA VUOL DIRE QUALITATIVA? VUOL DIRE CHE LA REALTÀ È CONTINUAMENTE IN TRASFORMAZIONE E QUESTO MOVIMENTO CONTINUO DI TRASFORMAZIONE IMPEDISCE LA POSSIBILITÀ DELLA MISURAZIONE, PERCHÉ L'OGGETTO CHE DOVREBBE ESSERE MISURATO, MOMENTO PER MOMENTO, SI TRASFORMA DENTRO SE STESSO. Per questo motivo, neppure per l'uomo è possibile ripercorrere sempre lo stesso cammino nei confronti della verità: l'uomo cambia permanentemente, attraverso un movimento continuo di atomi, quelli che entrano dentro di lui e gli danno vita, quelli che escono e lo spingono verso la morte. Quando l'uomo è giovane, una ricchezza di atomi entra dentro di lui, invece quando l'uomo invecchia sono di più gli atomi che escono, in un movimento continuo e indefesso che trasforma ogni cosa.
Queste sono alcune delle posizioni fondamentali di questo straordinario pensatore, che sono tutte legate, come ho cercato di illustrare, alla sua concezione della vita-materia infinita, che è basata (ecco un altro grande elemento di originalità) su una rottura delle vecchie distinzioni fra materia e forma, fra anima e corpo, fra atto e potenza. Nell'unità della materia infinita si racchiudono atto e potenza, materia e forma, e la conseguenza è che la materia spiritualizzata può essere addirittura ritrovata dentro Dio.
Se consideriamo queste posizioni, capiamo perché Bruno sia stato alla fine messo al rogo. Il suo è il pensiero più radicalmente anticristiano del Cinquecento. Però, come ho ricordato all'inizio, Bruno combatte duramente per non morire, sta in carcere circa ottanta mesi. Si commette un errore se si rimane legati all'immagine di un Bruno martire, che va incontro volentieri alla morte, perché la verità è un'altra: per ottanta mesi Bruno combatte duramente per non morire. La domanda che ci dobbiamo fare è: perché alla fine decide di morire, di accettare la morte, di dire no a papa Clemente VIII, che pure cercava a suo modo di dargli una possibilità di salvezza? Bruno ha due grandi processi: uno a Venezia e uno a Roma; nel processo veneziano, Bruno è convinto di essere riuscito in qualche modo a salvare la pelle, e per questo si dimostra perfino disposto ad abiurare. Abbiamo una testimonianza di carattere documentale in cui Bruno dice di essere pronto a genuflettersi; l'unica condizione che pone è che questa cerimonia non sia pubblica. Perché Bruno si comporta in questo modo a Venezia? Perché crede così di riuscire a scappare da Venezia, di liberarsi dagli aguzzini e dagli inquisitori, di riprendere a girare per l'Europa e salvaguardare la verità della sua filosofia. Per questo Bruno (ed è un altro concetto importante per capire anche la sua esperienza) è pronto a dissimulare. Badate, dobbiamo distinguere fra «dissimulare» e «simulare», perché simulare significa imbrogliare, mistificare; dissimulare significa invece nascondere, e l'occultare è una cosa profondamente diversa dall'ingannare. Bruno è disposto a dissimulare e lo teorizza addirittura nello Spaccio de la bestia trionfante, dove afferma che bisogna dissimulare per salvare la verità.
Se per salvare la verità è necessario dissimulare, cioè nascondersi, celare il proprio volto, allora bisogna essere pronti a farlo, perché la verità va comunque difesa. Bruno a Venezia dissimula continuamente, nega tutta una serie di affermazioni che ha fatto invece nelle sue opere: A GINEVRA, DA DOVE LO CACCIANO I CALVINISTI, A OXFORD, DA DOVE LO CACCIANO I PURITANI, E IN GERMANIA, DA DOVE LO CACCIANO I PROTESTANTI. BRUNO È SCOMUNICATO DA TUTTE LE CHIESE OPERANTI IN QUEL MOMENTO IN EUROPA, ma è disposto a dissimulare, perché ritiene che in questo modo si possa salvare la verità. Perché a Roma sceglie invece di andare direttamente incontro alla morte? Perché A ROMA SI RENDE CONTO DI ESSERE STATO MESSO ALLE STRETTE, in modo particolare dal cardinal Bellarmino, fino al punto di DOVER RINUNCIARE AL NUCLEO COSTITUTIVO DELLA SUA FILOSOFÌA PER SALVARSI. Capisce, insomma, che non ha più spazio per dissimulare e a quel punto, quando è posto di fronte all'alternativa fra rinunciare alla verità e morire per affermare la verità, QUANDO LA DISSIMULAZIONE NON È PIÙ UNO STRUMENTO IN GRADO DI NASCONDERE SALVAGUARDANDO LA VERITÀ, ALLORA BRUNO DECIDE DI MORIRE.
Dagli atti del processo risulta che l'Inquisizione nel settembre del 1599 non ha ancora emanato un giudizio di condanna, perché Bruno era stato estremamente abile anche a difendersi, sostenendo continuamente la tesi secondo cui avrebbe fatto valere le sue posizioni eterodosse prima che la Chiesa cattolica le avesse dichiarate tali, UTILIZZA CIOÈ L'ARGOMENTAZIONE EX NUNC. E ALL'INTERNO DEL PROCESSO IL TEMA DELL'ANIMA UNIVERSALE, DELLA MATERIA UNIVERSALE, DELLA VITA-MATERIA INFINITA UNIVERSALE DIVENTA CENTRALE, perché SE ASSUMO CHE LA MATERIA UNIVERSALE È LA STESSA PER TUTTI, SE NON VEDO PIÙ ALCUNA DISTINZIONE DAL PUNTO DI VISTA SPIRITUALE FRA L'ANIMA DELL'UOMO E L'ANIMA DEL MAIALE, E DAL PUNTO DI VISTA CORPOREO NON VEDO PIÙ ALCUNA DISTINZIONE FRA IL CORPO DELL'UOMO E IL CORPO DEL MAIALE, PERCHÉ SONO UN SOLO SPIRITO E UNA SOLA MATERIA NELL'AMBITO DELLA VITA-MATERIA UNIVERSALE, QUESTO IMPLICA UNA CONCEZIONE DI CARATTERE METEMPSICOTICO. SECONDO LA DOTTRINA DELLA METEMPSICOSI, L'ANIMA CHE ORA È NEL CORPO DI UN UOMO PUÒ FINIRE NEL CORPO DI UN ASINO E VICEVERSA. NON C'È PIÙ DISTINZIONE FRA LE ANIME DEGLI UOMINI E LE ANIME DEGLI ANIMALI: L'ANIMA CHE STA NELL'UOMO PUÒ FINIRE NELL'ANIMALE, L'ANIMA DELL'ANIMALE PUÒ FINIRE NELL'UOMO. E ALLORA, SE LE COSE STANNO COSÌ, DOVE VA A FINIRE IL PRINCIPIO DELL'ANIMA INDIVIDUALE, DELLA RESPONSABILITÀ DELL'ANIMA INDIVIDUALE, DELL'IMMORTALITÀ DELL'ANIMA INDIVIDUALE E QUINDI DELLA POSSIBILITÀ DEL GIUDIZIO DI DIO CHE SI ESERCITA SULLE ANIME INDIVIDUALI? BRUNO MANTIENE IL TEMA DELL'IMMORTALITÀ DELL'ANIMA, MA CANCELLA IL TEMA DELL'INDIVIDUALITÀ DELL'ANIMA, PERCHÉ NON C'È UN'ANIMA INDIVIDUALE CHE, RESTANDO INDIVIDUALE, VIENE SOTTOPOSTA A UN GIUDIZIO CHE RIGUARDA L'INDIVIDUALITÀ DI CIÒ CHE HA DETTO, DI CIÒ CHE HA FATTO, DI COME SI È COMPORTATA: CIASCUNA ANIMA VIENE REIMMESSA NEL CICLO DELLA METEMPSICOSI E QUINDI L'ANIMA DI UOMO PUÒ RIDIVENTARE ANIMA DI BESTIA E L'ANIMA DI BESTIA PUÒ RIDIVENTARE ANIMA DI UOMO.
C'è una bellissima immagine negli atti processuali. BRUNO DICE CHE ESISTE UNA GRANDE ANIMA DEL MONDO, CHE SI ROMPE IN UN'INFINITÀ DI FRAMMENTI DI SPECCHI, CIOÈ LE SINGOLE ANIME; QUESTI FRAMMENTI DI SPECCHI, UNA VOLTA ESAURITA L'ESPERIENZA DI VITA DI CIASCUNO, RITORNANO AL GRANDE SPECCHIO E DAL GRANDE SPECCHIO RITORNANO NUOVAMENTE COME FRAMMENTI DI ANIMA NEI SINGOLI INDIVIDUI. Per il cristianesimo non è così: quando l'anima

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