mercoledì 22 febbraio 2012

Paradosso della felicità o paradosso di Easterlin. NEL CORSO DELLA VITA LA FELICITÀ DELLE PERSONE DIPENDE MOLTO POCO DALLE VARIAZIONI DI REDDITO E DI RICCHEZZA. Questo paradosso, secondo Easterlin, si può spiegare osservando che, QUANDO AUMENTA IL REDDITO, E QUINDI IL BENESSERE ECONOMICO, LA FELICITÀ UMANA AUMENTA FINO AD UN CERTO PUNTO, POI COMINCIA A DIMINUIRE, SEGUENDO UNA CURVA AD U ROVESCIATA. Il concetto espresso dalla frase «LA RICCHEZZA NON PRODUCE LA FELICITÀ»


Paradosso della felicità. Il paradosso di Easterlin (Easterlin Paradox) o paradosso della felicità venne definito nel 1974 da Richard Easterlin, professore di economia all'Università della California […] il quale, ricercando le ragioni per la limitata diffusione della moderna crescita economica, EVIDENZIÒ CHE NEL CORSO DELLA VITA LA FELICITÀ DELLE PERSONE DIPENDE MOLTO POCO DALLE VARIAZIONI DI REDDITO E DI RICCHEZZA. Questo paradosso, secondo Easterlin, si può spiegare osservando che, QUANDO AUMENTA IL REDDITO, E QUINDI IL BENESSERE ECONOMICO, LA FELICITÀ UMANA AUMENTA FINO AD UN CERTO PUNTO, POI COMINCIA A DIMINUIRE, SEGUENDO UNA CURVA AD U ROVESCIATA. Il concetto espresso dalla frase «LA RICCHEZZA NON PRODUCE LA FELICITÀ» è dibattuto fin dai tempi antichi. Già in Aristotele: «è chiaro che non è la ricchezza il bene da noi cercato: essa infatti ha valore solo in quanto "utile", cioè in funzione di qualcos'altro», ma questa idea si ritrova espressa in modo diverso anche nel pensiero economico moderno a partire da quello DEL FILOSOFO SCOZZESE ADAM SMITH, considerato fondatore dell'economia politica moderna, che evidenzia come "IL FIGLIO DEL POVERO (POOR MAN'S SON) LAVORA GIORNO E NOTTE PER ACQUISIRE TALENTI SUPERIORI AI SUOI CONCORRENTI" SPINTO DALL'IDEA INGANNEVOLE (DECEPTION) CHE IL RICCO SIA PIÙ FELICE O POSSIEDA "MAGGIORI MEZZI PER LA FELICITÀ", MA, IN REALTÀ, ESSENDO LA CAPACITÀ DI GODERE DEI BENI FISIOLOGICAMENTE LIMITATA, L'UOMO RICCO PUÒ CONSUMARE POCO DI PIÙ DEL POVERO, LA CUI MINOR QUANTITÀ DI BENI È COMPENSATA DALLE MINORI PREOCCUPAZIONI E DALLE MIGLIORI RELAZIONI SOCIALI RISPETTO AL RICCO CHE VIVE CONTINUAMENTE IN ANSIA PER I SUOI BENI, ED INVECCHIA SOLO E DELUSO PER NON AVER RAGGIUNTO LA FELICITÀ E PER DI PIÙ INVIDIATO DAI SUOI CONCITTADINI. […] IL PARADOSSO DI EASTERLIN HA MESSO IN CRISI L'IMPOSTAZIONE MONDIALE DEI MERCATI INDIRIZZATI ALLA CRESCITA MISURATA SULLA BASE DEL PNL / PIL ed ha portato economisti e psicologi ad interrogarsi più approfonditamente su CHE COSA INTENDONO LE PERSONE PER "FELICITÀ", CHE COSA LE RENDE "FELICI"? Se, infatti, RAGGIUNGERE IL BENESSERE ECONOMICO NON GARANTISCE UNA VITA FELICE, il paradosso di Easterlin induce a riflettere su quali obiettivi, QUALE STILE DI VITA È MEGLIO PERSEGUIRE e quali sono le prospettive di benessere sociale (welfare) PER UNA SOCIETÀ CHE INTENDA METTERE LA PERSONA E I SUOI BISOGNI AL CENTRO DI OGNI DECISIONE PUBBLICA.

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