venerdì 24 febbraio 2012

Hannah Arendt. Il rimedio all’imprevedibilità della sorte, alla caotica incertezza del futuro è la facoltà di fare e mantenere promesse

La società di massa non vuole cultura, ma intrattenimento.
Hannah Arendt


L'alto concetto del progresso umano è stato privato del suo senso storico e degradato a mero fatto naturale, sicché il figlio è sempre migliore e più saggio del padre e il nipote più libero di pregiudizi del nonno. Alla luce di simili sviluppi, dimenticare è diventato un dovere sacro, la mancanza di esperienza un privilegio e l'ignoranza una garanzia di successo.
Hannah Arendt, La morale della storia


“Tra due persone accade che talvolta, molto raramente, nasca un mondo.
Questo mondo è poi la loro patria, era comunque l’unica patria che noi eravamo disposti a riconoscere. Un minuscolo microcosmo, in cui ci si può sempre salvare dal mondo che crolla.”
Martin Heidegger a Hannah Arendt


«Nessuna filosofia, nessuna analisi, nessun aforisma, per quanto profondo, può avere un'intensità e una pienezza di senso paragonabile a quella di una storia ben raccontata. [...] Noi umanizziamo ciò che avviene nel mondo e in noi stessi parlandone, e in questo parlare impariamo a diventare umani.»
Hannah Arendt


Oggi è raro incontrare persone che credano di possedere la verità;
ci confrontiamo invece costantemente con quelli che sono sicuri di avere ragione
Hannah Arendt


"L'educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l'arrivo di esseri nuovi, di giovani. Nell'educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d'intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d'imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti."
Hannah Arendt


La triste verità è che molto del male viene compiuto da persone che non si decidono mai ad essere buone o cattive.
Hannah Arendt

«Il soggetto ideale della regola totalitaria non è il nazista convinto o il fervente comunista, ma colui che non riconosce più la distinzione tra fatto e finzione, vero e falso»
Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo.


Il guaio del caso Eichmann era che uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali.
Hannah Arendt, La banalità del male

"Il guaio del caso Eichmann era che uomini come lui c'è n'erano tanti e che questi tanti non erano nè perversi nè sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali".
Il 4 dicembre 1975 moriva a New York Hannah Arendt, grande filosofa nata e cresciuta in Germania ma costretta a fuggire in Francia e poi negli Usa perché ebrea. Divenne celebre per "La banalità del male", cronaca del processo al gerarca nazista Eichmann realizzata per il New Yorker.


LA BANALITA' DEL MALE
Sono queste le radici del male.
Si tratta di un male molto quotidiano.
Abituale quanto i nostri luoghi comuni.
Le frasi fatte sono infatti modi di sottrarsi alla realtà.
Cioè al dire no agli avvenimenti.
Il male è l'assenza, il rifiuto del pensiero.
Pensare è infatti dialogare con se stessi,
cioè porsi di fronte alla scelta fra il giusto e l'ingiusto, il bello e il brutto.
Chi pensa, si dissocia, si allontana : anche senza far nulla, dissente e apre lo spazio al giudizio.
Il pensiero è l'unico antidoto contro la massificazione e il conformismo
che sono le forme moderne della barbarie.
Hanna Arendt


"Le ideologie sono opinioni innocue, acritiche e arbitrarie solo finché nessuno vi crede sul serio.
Una volta presa alla lettera la loro pretesa di validità totale, esse diventano il nucleo di sistemi logici in cui, come nei sistemi dei paranoici, ogni cosa deriva comprensibilmente e necessariamente, perché una prima premessa viene accettata in modo assiomatico. La follia di tali sistemi non consiste tanto nella prima premessa, quanto nella logicità con cui sono costruiti. La curiosa logicità di tutti gli ismi, la loro fede ingenua nell'efficacia redentrice della devozione caparbia senza alcun riguardo per i vari fattori specifici, racchiude in sé i primi germi del sistema totalitario per la realtà e la fattualità."
Hannah Arendt, La banalità del male


Non si nasce eguali; si diventa eguali come membri di un gruppo in virtù della decisione di garantirsi reciprocamente eguali diritti.
Hannah Arendt


La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza;
è l'attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto.
Hannah Arendt

Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto,
ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più.
Hannah Arendt

La mancanza di pensiero − l'incurante superficialità o la confusione senza speranza o la ripetizione compiacente di «verità» diventate vuote e trite − mi sembra tra le principali caratteristiche del nostro tempo.
Hannah Arendt


"È... mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s'interessa al male viene frustrato, perché non c'è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale". Anna Arendt, brano di una lettera scritta nel 1951 a Gershom Scholem, che anticipa e sintetizza quanto dirà poi nel suo celebre testo"la Banalità del male"


La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza;
è l'attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto.
Hannah Arendt


Il fatto che l'uomo sia capace d'azione significa che da lui ci si può attendere l'inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità.
Hannah Arendt. La banalità del male


Il rimedio all’imprevedibilità della sorte, alla caotica incertezza del futuro è la facoltà di fare e mantenere promesse
Hannah Arendt




difficile arrivare a tale consapevolezza. Hannah Arendt sosteneva, ad un certo punto che l'agire ha più valore del vivere


Per la conferma della mia identità io dipendo interamente dagli altri; ed è la grande grazia della compagnia che rifà del solitario un «tutto intero», salvandolo dal dialogo della riflessione in cui si rimane sempre equivoci, e ridandogli l'identità che gli consente di parlare con l'unica voce di una persona non scambiabile. 
Hannah Arendt


Nessuno ha mai dubitato del fatto che verità e politica siano in rapporti piuttosto cattivi l'una con l'altra e nessuno, che io sappia, ha mai annoverato la sincerità tra le virtù politiche
Hannah Arendt


L'educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l'arrivo di esseri nuovi, di giovani. Nell'educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d'intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d'imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti.
Hannah Arendt. Filosofa, storica e scrittrice tedesca. Linden, 14 ottobre 1906 – New York, 4 dicembre 1975


"Così il linguaggio dei romani, forse il popolo più dedito all’attività politica che sia mai apparso, impiegava le parole <vivere> ed <essere tra gli uomini> (‘inter homines esse’), e rispettivamente <morire> e <cessare di essere tra gli uomini> (‘inter homines esse desinere’) come sinonimi.”
Hannah Arendt


La società moderna, nella sua disperata incapacità di formulare giudizi, è destinata a prendere ogni individuo per ciò che egli stesso si considera e si professa e a giudicarlo su questa base.
Una straordinaria fiducia in se stessi e l'esibizione di questa fiducia susciterà perciò fiducia negli altri; la pretesa di essere un genio desterà negli altri la convinzione di trovarsi di fronte a un genio.
Hannah Arendt, A tavola con Hitler, in Antologia, a cura di Paolo Costa, Feltrinelli 2006, pagina 92.




Il male può divenire banale nel momento in cui chi lo compie non ne ha coscienza, quando viene ad essere interiorizzato nella quotidianetà e diviene così normale da non riuscirne a cogliere l'essenza da parte del soggetto; non parliamo di un pazzo ma di una persona normale che non presenta caratteristiche psicologiche e non, propense a commettere determinati atti brutali, non è un mostro: è da qui che scaturisce la banalità. E' un processo su cui influiscono molti fattori, ed è proprio nel periodo della dittatura nazista e non solo che si possono cogliere queste particolari sottigliezze del concetto di male. E' un ragionamento affascinante e particolare quello che la Arendt ci offre nel suo libro Hannah Arendt, ''La banalità del male''.

Fatto caratteristico, i movimenti totalitari europei – quelli fascisti come quelli comunisti – reclutarono i loro sostenitori proprio tra questa massa di gente manifestamente indifferente, che tutti gli altri partiti avevano lasciato da parte perché troppo apatica o troppo stupida. Il risultato fu che, in maggioranza, essi furono composti da persone che non erano mai apparse prima sulla scena politica. Ciò consentì l’introduzione di metodi interamente nuovi nella propaganda".
Hannah Arendt
, Le origini del totalitarismo, ed. Comunità, Milano 1967



Scrive Coleridge: “Hai mai innalzato la tua mente fino a considerare l’esistenza, in sé e per se, come pure atto d’esistere? Hai mai detto pensosamente a te stesso “E’!”, incurante in quel momento se innanzi a te ci fosse un uomo, un fiore o un granello di sabbia, senza riferirti, insomma, a questo e a quel modo o forma particolari di esistenza? Se sei realmente giunto a questo, avrai avvertito la presenza di un mistero, che deve aver fermato il tuo spirito in timore reverente e stupore. Le parole stesse “Non c’è nulla!” o “Ci fu un tempo in cui non c’era nulla!” sono una contraddizione in termini. C’è qualcosa in noi che respinge tali parole con l’intensità e l’istantaneità di una luce, come se esse parlassero contro l’evidenza di un fatto che è in ragione della sua stessa eternità. Non essere, allora, è impossibile: essere, incomprensibile. Se hai fatto tua questa intuizione dell’esistenza assoluta, avrai insieme appreso che questo e non altro era ciò che nelle epoche più antiche afferrò gli animi più nobili, gli eletti tra gli uomini, con una sorta di sacro terrore. Questo appunto fece loro sentire per la prima volta dentro di sé il presagio di qualcosa di ineffabilmente più grande della loro natura individuale.” Lo stupore platonico, lo shock iniziale che spinge il filosofo a intraprendere il suo cammino, è rivissuto nel nostro tempo allorché Heidegger, nel 1929, concluse una conferenza dal titolo «Che cos’è la Metafisica?» con le parole, già ricordate, «Perché c’é in generale qualcosa e non piuttosto niente?»; definendo quest’interrogazione «la questione fondamentale della metafisica».
Hannah Arendt, “La vita della mente”




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