giovedì 2 febbraio 2012

Thich Nhat Hanh. Ho chiesto alla foglia se aveva paura dell’autunno, di veder cadere le sue compagne. E la risposta è stata: “No. Per tutta la primavera e l’estate ho vissuto pienamente. Ho fatto del mio meglio per nutrire l’albero, e adesso una gran parte di me è lì. Io sono anche l’albero, e una volta tornata alla terra continuerò a nutrirlo. Quel giorno soffiava il vento; dopo un po’, vidi la foglia abbandonare il ramo e lasciarsi cadere a terra in una danza gioiosa. Chinai il capo in segno di rispetto, perché sapevo di avere molto da imparare da quella foglia.

Ho chiesto alla foglia se aveva paura dell’autunno, di veder cadere le sue compagne.
E la risposta è stata: “No. Per tutta la primavera e l’estate ho vissuto pienamente.
Ho fatto del mio meglio per nutrire l’albero, e adesso una gran parte di me è lì.
Io sono anche l’albero, e una volta tornata alla terra continuerò a nutrirlo.
Quel giorno soffiava il vento; dopo un po’, vidi la foglia abbandonare il ramo
e lasciarsi cadere a terra in una danza gioiosa.
Chinai il capo in segno di rispetto, 
perché sapevo di avere molto da imparare da quella foglia.
Thich Nhat Hanh




I rami nudi degli alberi, sono mani di uomini tese verso il cielo per chiedere pietà.
Tra quella moltitudine di mani ci sono anche le mie,
che chiedono pietà per gli uomini che credono di non averne bisogno!!!


Quando il Buddha aveva ottant’anni e sapeva che non sarebbe vissuto più a lungo, offrì ai suoi studenti la pratica “dell’isola del sé”. Disse che in noi stessi c’è un’isola sicura alla quale si può tornare ogni volta che ci si sente spaventati, instabili o disperati. Torna a casa all'”isola del sé” che hai dentro, prendi rifugio in quell’isola e sarai al sicuro. L’isola del sé dista solo un respiro. Con la pratica della consapevolezza del respiro o del passo possiamo tornare immediatamente a casa nella nostra isola.

Prima di trasferirmi a Plum Village abitavo in un eremo a circa un’ora di macchina da Parigi. Un giorno lasciai l’eremo per andare a fare una passeggiata. Era una mattinata bellissima così prima di uscire aprii tutte le finestre e le porte, ma verso le quattro del pomeriggio il tempo cambiò: si alzò il vento, le nuvole coprirono il sole e si mise a piovere. Sapevo che sarebbe stato meglio andare a casa e così tornai all’eremo camminando in presenza mentale. Una volta arrivato trovai il mio piccolo eremo in pessimo stato: dentro faceva buio e freddo, era deprimente; non era più un luogo piacevole in cui stare. Ma sapevo che cosa dovevo fare. La prima cosa fu chiudere tutte le porte e le finestre; la seconda fu accendere il fuoco nella stufa a legna. Dopo accesi una lampada a kerosene e poi andai a raccogliere tutti i fogli di carta che il vento aveva sparpagliato per tutto l’eremo. Dopo aver raccolto e rimesso tutto al suo posto, mi sedetti vicino al camino e mi scaldai al fuoco. A quel punto l’eremo era di nuovo tornato un luogo intimo e piacevole in cui stare. Lì ero al sicuro e a mio agio.

Questa immagine può illustrare che cosa fare quando ci sentiamo depressi o turbati nella vita quotidiana. Ci sforziamo molto ma più ci sforziamo, peggio ci sentiamo. Diciamo: “Non è proprio la mia giornata”. Ci sembra di fallire in ogni cosa che tentiamo di fare; cerchiamo di dire o fare qualcosa per migliorare la situazione ma non funziona. Quello è il momento per tornare al nostro eremo e chiudere tutte le porte e le finestre. Torna “a casa” a te stesso tramite il respiro consapevole e riconosci le sensazioni che hai dentro. Forse in te ci sono sensazioni di rabbia, di paura, di ansia o disperazione; qualunque sensazione ci sia, riconoscila e abbracciala con grande tenerezza.

Quando una madre sente piangere il suo bambino smette di fare quel che sta facendo, qualunque cosa sia, e va subito dal bambino. Per prima cosa lo solleva e lo tiene teneramente fra le braccia. Nel bambino c’è l’energia della sofferenza e nella madre c’è l’energia della tenerezza, che comincia a passare nel corpo del bambino. Analogamente, la paura che provi è il tuo bambino. La rabbia che provi è il tuo bambino; la disperazione che provi è il tuo bambino. Il tuo bambino ha bisogno che tu vada a casa e te ne prendi cura. Va’ subito a casa, nel tuo eremo, nell’isola del sé, e prenditi cura del tuo bambino.

L’energia della presenza mentale è la madre; con quell’energia puoi tenere fra le braccia il tuo bambino. La presenza mentale è un’energia che sei in grado di generare: è la capacità di essere consapevoli di ciò che succede; è il calore che puoi produrre facendo un fuoco. Il fuoco e il calore trasformeranno il freddo e lo squallore del tuo eremo. Quel bambino sei tu; non dovresti cercare di sopprimere le emozioni forti o le sensazioni negative che provi. Tu sei la tua paura, la tua rabbia: non combatterle. Non lottare contro la tua rabbia, la tua paura, la tua disperazione; con la presenza mentale puoi abbracciare quei sentimenti. Se continui a respirare in consapevolezza potrai generare l’energia della presenza mentale che abbraccerà e calmerà i sentimenti difficili come una madre abbraccia teneramente il suo bambino che piange e lo calma.
Thich Nhat Hanh



Nella tradizione buddista di Thich Nhat Hanh,
vengono usate le campane del Tempio 
per ricordare di tornare al momento presente.
Ogni volta che i praticanti sentono la campana, smettono di parlare,
fermano il loro pensiero, e ritornano a se stessi,
inspirando ed espirando, e sorridendo.
Qualunque cosa stanno facendo,si fermano per un momento,
godendo semplicemente della respirazione.



Se sei in conflitto con un’altra persona, la prima cosa che dovresti fare è cercare di capirla a fondo. Guardare in profondità ti farà vedere la sua sofferenza e allora non avrai più voglia di farle del male, di punirla o di farla soffrire, ma accetterai così com’è e cercherai di aiutarla. E’ così che la comprensione contribuisce a rendere possibile l’amore. A sua volta l’amore aiuta la comprensione ad approfondirsi: quando provi simpatia o affetto per qualcuno, sei in una posizione per capirlo o capirla. Se invece non hai alcuna empatia per quella persona, se non l’accetti, non avrai alcuna possibilità di capirla.
Thich Nhat Hanh,  Il cuore del cosmo


Se tu soffri, non è perché le cose sono impermanenti. Soffri perché credi che le cose siano durevoli. Se muore un fiore, tu non soffri molto, perché capisci che i fiori sono impermanenti, ma non riesci ad accettare l’impermanenza della tua amata, e soffri profondamente quando lei ti lascia.
Se guardi a fondo dentro all’impermanenza, farai del tuo meglio per renderla felice proprio ora, in questo momento. Consapevole dell’impermanenza, diventi positivo, amorevole e saggio. Impermanenza significa “buone nuove”. Senza impermanenza, nulla sarebbe possibile. Con l’impermanenza, ogni porta è lasciata aperta per il cambiamento.
Thich Nhat Hanh

Essere belli significa essere se stessi.
Non è necessario essere accettati dagli altri.
Quello di cui abbiamo bisogno è di accettare noi stessi.
Quando nasci fiore di loto, un bel fiore di loro, non cercare di essere una magnolia.
Se hai bisogno di essere accettato e riconosciuto e tenti di cambiare te stesso per adattarti a quello che gli altri vogliono tu sia, soffrirai per tutta la vita.
La vera felicità è avere il potere di comprendere se stessi , accettare se stessi e avere fiducia in noi.
Thich Nhat Hanh, The Art of Power




Essere belli significa essere se stessi. 
Non è necessario essere accettati dagli altri. 
È necessario accettare se stessi 
Thich Nhat Hanh



I blocchi di dolore. 
Quando i blocchi di dolore, di dispiacere, rabbia e disperazione si fanno più forti e più grossi, premono per salire nella coscienza mentale, nel soggiorno a reclamare la nostra attenzione
Essi desiderano emergere, ma noi non li vogliamo, perchè ci fanno stare male solo a vederli. 
Non avendo nessuna voglia di affrontarli, usiamo riempire il soggiorno con altri ospiti: 
prendiamo in mano un libro, accendiamo la tv, andiamo a fare un giro in macchina… 
qualunque cosa pur di tenere occupato il soggiorno. 
Abbracciare il tuo dolore e il tuo dispiacere con l’energia della presenza mentale è esattamente come massaggiare la coscienza invece che il corpo. Quando togli l’embargo e i blocchi di dolore affiorano ti tocca soffrire, almeno un pò, non c’è modo di evitarlo. Occorre imparare ad abbracciare questo dolore. Dopo che avrai abbracciato per qualche tempo i tuoi dolori, essi torneranno in cantina e si ritrasformeranno in semi. Se invitiamo il seme della paura ad uscire allo scoperto, siamo anche meglio equipaggiati per prenderci cura della rabbia. E’ la paura a generare la rabbia: quando hai paura non sei in pace e questo tuo stato diventa il terreno dove la rabbia può crescere. La paura si fonda sull’ignoranza, mancanza di chiara comprensione. Immergi quotidianamente la tua rabbia, la tua disperazione, la tua paura in un bagno di presenza mentale: la pratica di invitare i semi ogni giorno per abbracciarli è molto salutare. Dopo svariati giorni o settimane di questa pratica, avrai generato una buona circolazione nella tua psiche. La presenza mentale lavora come un massaggio delle formazioni interne, dei tuoi blocchi di sofferenza. Questi devono poter circolare liberamente, dentro di te, possono farlo soltanto se non ne hai paura. Se impari a non avere paura dei tuoi nodi di sofferenza, puoi imparare anche ad abbracciarli con l’energia della consapevolezza e a trasformarli.” 
Thich Nhat Hanh



Le 4 Nobili Verità che ci ha lasciato Siddharta Gautama detto il Buddha sono:

1) L'esistenza della sofferenza
2) La causa della sofferenza
3) La cessazione della sofferenza
4) Il Sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza ( L' Ottuplice Sentiero )

La prima è l'esistenza della sofferenza. Nascita, vecchiaia, malattia e morte sono sofferenza.
Tristezza, ira, invidia timore, ansia, paura e disperazione sono sofferenza. La separazione da ciò che si ama è sofferenza. L'unione con ciò che si odia è sofferenza. Il desiderio e l'attaccamento ai cinque aggregati sono sofferenza.

La seconda Verità è la causa della sofferenza. A causa dell' ignoranza, gli uomini non vedono la realtà della vita e si lasciano imprigionare nelle fiamme del desiderio, dell' ira, dell' invidia, dell' angoscia, del timore, della paura e della disperazione.

La terza Verità è la cessazione della sofferenza. La comprensione della realtà della vita porta con sè la cessazione dell' angoscia e della pena, e dà nascita alla pace e alla gioia.

La quarta Verità è la Via che conduce alla cessazione della sofferenza. E' il Nobile Ottuplice Sentiero. Esso viene nutrito vivendo in Presenza Mentale. La Presenza Mentale conduce alla concentrazione e alla comprensione che libera dal dolore e dalla pena, porta alla pace e alla gioia.
Thich Nhat Hanh, " Vita di Siddharta il Buddha "



Nella consapevolezza non si è solo rilassati e felici, ma anche vigili e svegli. 
La meditazione non è evasione, ma è un incontro sereno con la realtà 
Thich Nhat Hanh

Si diventa una persona diversa quando si prende piena coscienza dei propri pensieri e delle proprie azioni in ogni  momento...
Thich Nhat Hanh


"Comprendere: "cum prendere", cioè prendere qualcosa e diventare uniti con essa. 
Se ci limitiamo a esaminare una persona dall’esterno senza diventare una con lei, senza metterci nei suoi panni, entrare nella sua pelle, non arriveremo mai a comprenderla".
Thich Nhat Hanh


L’ascolto compassionevole è una pratica molto profonda. 
Stai ad ascoltare senza giudicare né biasimare; stai ad ascoltare solo perché desideri che l’altra perso
na soffra di meno. L’altro potrebbe essere nostro padre, nostro figlio, nostra figlia, il nostro partner. Imparare ad ascoltare l’altro può aiutarlo realmente a trasformare la sua rabbia e la sua sofferenza.
Thich Nhat Hanh. Spegni il fuoco della rabbia


"Quando siamo capaci di amare noi stessi, stiamo già proteggendo e nutrendo la società. 
Quando siamo capaci di sorridere, quando siamo in pace, in quel momento c'è già un cambiamento nel mondo".
Thich Nhat Hanh


"NON FARE DELLA TUA MENTE UN CAMPO DI BATTAGLIA,  non dichiarare guerra. TUTTO CIO' CHE PROVI (gioia, dolore, ira, odio) E' PARTE DI TE'.  L'OPPOSIZIONE tra buono e cattivo è spesso raffigurata con la lotta tra luce e tenebre, ma se guardiamo in modo diverso, vedremo che, anche quando la LUCE splende le TENEBRE, non scompaiono. Invece di venire cacciate, SI FONDONO CON LA LUCE. DIVENTANO LUCE". 
Thich Nhat Hanh



La gente, di solito, considera un miracolo camminare sull'acqua o per aria, 
ma io credo che il vero miracolo sia camminare sulla terra. 
Tutti i giorni ci imbattiamo in miracoli che non riconosciamo come tali: 
un cielo azzurro, nuvole bianche, foglie verdi, 
gli occhi, neri e curiosi di un bambino, i nostri stessi occhi.
Tutto questo è un miracolo.

Ogni giorno siamo immersi in un miracolo ma non lo riconosciamo: cielo azzurro, raggi di sole, nuvole bianche, alberi in fiore, occhi sorridenti di un bambino, i nostri stessi occhi. Tutto è un miracolo. 
La consapevolezza ci libera dalla dimenticanza e dalla distrazione e allora viviamo pienamente ogni attimo della nostra vita.
Thich Nhat Hanh


Mangiare un mandarino con consapevolezza
[...] "Vita di Siddharta il Buddha" di Thich Nhat Hanh:
"Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino, e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale. Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.
Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.
Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora".
La Meditazione come Via - Vipassana e Zazen
http://www.lameditazionecomevia.it/mandarino.htm


La nostra vera casa è il momento presente. Vivere nel momento presente è un miracolo. 
Miracolo non è camminare sull'acqua. Miracolo è camminare sul nostro verde pianeta nel momento presente, per poter apprezzare la pace e la bellezza che ci si offrono proprio ora.
Thich Nhat Hanh


MEDITAZIONE ALL'APERTO.
Ovunque camminiamo, possiamo praticare la meditazione camminata. 
Ciò significa semplicemente sapere che stiamo camminando: lo scopo della meditazione camminata è solo camminare, essere nel momento presente, consapevoli del nostro respiro e del nostro camminare. Non c'è bisogno di arrivare da nessuna parte. Camminiamo liberi e stabili, senza fretta. Siamo presenti ad ogni passo. E quando desideriamo parlare, ci fermiamo e diamo piena attenzione all'altra persona, alle nostre parole e all'ascolto.
Camminare in questo modo non dovrebbe essere un privilegio. Dovremmo poterlo fare in qualsiasi momento. Ci guardiamo attorno e vediamo quanto vasta sia la vita, vediamo gli alberi, le nuvole bianche e il cielo senza limiti. Ascoltiamo il canto degli uccelli. Sentiamo la freschezza della brezza. La vita ci circonda e noi siamo vivi, in buona salute e in grado di camminare in pace.
Camminiamo come persone libere e sentiamo i nostri passi farsi più leggeri. Godiamo di ogni passo che facciamo. Ogni passo ci nutre e ci guarisce. Camminando, lasciamo l'impronta della nostra gratitudine sulla terra.
Camminiamo più lentamente del solito, anche se un po' più veloci di quando facciamo kin hanh nella sala di meditazione. Nel camminare, coordiniamo il respiro con i passi. Nel far questo può esserci d'aiuto l'uso di una gatha. Facciamo due o tre passi per ogni inspirazione ed espirazione:
Sono arrivato (inspirando); Sono a casa (espirando)
Nel qui (inspirando); E ora (espirando)
Se camminiamo in salita è probabile che i polmoni richiedano di fare due passi a ogni inspirazione e due passi a ogni espirazione. Adattiamo dolcemente la pratica alla richiesta dei nostri polmoni, in qualunque momento, qualunque essa sia. Scrolliamoci di dosso ogni preoccupazione e ansia.
Camminando potresti voler stringere la mano di un amico e sentire così tutta la felicità per la sua presenza accanto a te. Di quando in quando, vedendo qualcosa di bello - un albero, un fiore, un farfalla - vorrai fermarti ad osservare meglio. Nel guardare, continua a seguire il respiro, in modo da non essere catturato dai tuoi pensieri e perdere così la vista di quel bel fiore.
Thich Nhat Hanh





Quando non siete sicuri di cosa fare, tornate al vostro respiro:
inspirate ed espirate pienamente consapevoli, prendete rifugio nella presenza mentale.
La cosa migliore da fare nei momenti di difficoltà è tornare a se stessi e dimorare nella consapevolezza.
 Thich Nhat Hanh


Il respiro è il ponte tra il corpo e la mente, l’elemento che li riconcilia e che rende possibile la loro unità. Il respiro si armonizza sia con il corpo sia con la mente, ed è lo strumento che li può unire, illuminandoli entrambi e portando pace e tranquillità
 Thich Nhat Hanh



possibilmente venti minuti di respiri addominali... funziona...



Il nostro stile di vita influenza fortemente il mondo animale e vegetale, eppure ci comportiamo come se la nostra vita quotidiana non avesse niente a che vedere con le condizioni del mondo. Siamo come sonnambuli: non sappiamo quel che facciamo né dove stiamo andando. Il futuro di ogni forma di vita, compresa la nostra, dipende dai passi consapevoli che facciamo. Eppure ognuno può fare qualcosa per proteggere il Pianeta e averne cura. Dobbiamo vivere in un modo che dia ai nostri figli e nipoti la possibilità di avere un futuro. La nostra vita sia il nostro messaggio.

Thich Nhat Hanh. L’unico mondo che Abbiamo





Interbeing ovvero interessere è la visione secondo la quale la nostra esistenza è profondamente legata a tutto quello che ci circonda. Thich Nhat Hanh monaco buddista nel suo ultimo libro l'unico mondo che abbiamo scrive:
“Osservando l'essere umano vediamo i suoi antenati umani e anche gli antenati animali, gli antenati vegetali e gli antenati minerali: ci rendiamo conto che l'essere umano è fatto di elementi non umani. In genere si discrimina fra "umani” e “non umani”, ritenendoci più importanti delle altre specie; poiché noi uomini siamo fatti di elementi non umani, però, per proteggere noi stessi dobbiamo proteggere tutti gli elementi non umani. Non c'è altro modo. Ritenere che Dio abbia creato gli esseri umani a Sua immagine, e abbia creato ogni altra cosa perché gli uomini ne facciano uso, significa già fare una discriminazione dare più importanza agli umani che non agli altri esseri. Quando ci rendiamo conto che gli esseri umani non hanno un “se” separato realizziamo che prendersi cura dell'ambiente, ossia degli elementi non umani, significa prendersi cura dell'umanità. Se vogliamo una possibilità di sopravvivenza dobbiamo rispettare e proteggere le altre specie. Il modo migliore di prendersi cura degli esseri umani è prendersi cura degli altri esseri e dell'ambiente". Proprio come un fiore non può esistere indipendentemente dal sole che gli dà energia, dal terreno che lo nutre, dalle creature che lo impollinano o dalla pioggia che lo bagna, anche gli esseri umani non hanno un’esistenza separata da tutto il resto. Se noi inter-siamo con tutti gli altri esseri, con la terra e con l’intero universo, non ha senso parlare di rispettare l’ambiente o la natura. Perché l’ambiente, e la natura, siamo noi stessi. Il pensiero Buddista ci insegna che considerarci soltanto “esseri umani” è una triste limitazione della nostra vera essenza. Siamo stati alberi, piante, erbe, minerali, scoiattoli, cervi, scimmie e animali unicellulari, e tutte queste generazioni di antenati sono presenti in ogni cellula del nostro corpo come in ogni cellula della nostra mente. Non è difficile capirlo, alla luce della teoria scientifica dell'evoluzione. La materia non si crea e non si distrugge: si può trasformare in energia, e l'energia può trasformarsi di nuovo in materia, ma non verrà distrutta.
Anche noi abbiamo sempre fatto parte di ogni altra cosa e ogni altra cosa ha sempre fatto parte di noi. Tutti noi siamo stati alberi, rose e animali; anche in questo momento siamo alberi. Osserva te stesso in profondità e vedrai in te l'albero, la nuvola e lo scoiattolo. Non puoi toglierli da te. Non puoi togliere la nuvola, perché sei fatto per il 70% di acqua. La prosecuzione della nuvola è la pioggia; la prosecuzione della pioggia è il fiume; la prosecuzione del fiume è l'acqua che bevi per sopravvivere. Se togli da te la prosecuzione della nuvola non puoi proseguire tu stesso. Noi siamo la continuazione di questa corrente di vita. Quando si ha una visione del mondo limitata si ha una visone distorta. Quando, al contrario, si accetta che la nostra esistenza sia profondamente legata a tutto quello che ci circonda, considerando ogni cosa non separata, ma intimamente connessa e quasi sovrapponibile a noi, allora diviene quasi automatico e facile accettare il sentimento della compassione per gli altri, che non sono diversi, ma rappresentano solamente un aspetto differente di noi stessi.



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