domenica 29 luglio 2012

Van Gogh. Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione?

Il 30 marzo 1853 nasce a Zundert, in Olanda, quello che diventerà uno dei più grandi artisti di tutti i tempi: Vincent Van Gogh


29 luglio 1890: moriva Vincent Willem van Gogh, pittore olandese, il più grande post impressionista. Autore di ben 864 tele e di più di mille disegni, tanto geniale quanto incompreso in vita, van Gogh influenzò profondamente l'arte del XX secolo. 
Nacque il 30 marzo 1853. Dopo aver trascorso molti anni soffrendo di frequenti disturbi mentali (celebre l'atto autolesionista con cui si tagliò parte dell'orecchio sinistro) morì all'età di 37 anni per una ferita da arma da fuoco al petto, molto probabilmente auto-inflitta (sull'ipotesi del suicidio alcuni storici hanno avanzato delle obiezioni ritenendo il colpo di pistola sparato accidentalmente da due ragazzi). In quel momento i suoi lavori erano molto poco conosciuti e apprezzati ancor meno.
Van Gogh iniziò a disegnare da bambino. Tuttavia cominciò a dipingere tardi, aveva trent'anni, e realizzò molte delle sue opere più note nel corso degli ultimi due anni della sua vita. I suoi soggetti consistevano in autoritratti e ritratti, paesaggi, nature morte di fiori, dipinti con cipressi, rappresentazione di campi di grano e girasoli. 
Nel 1885 dipinse la sua prima grande opera: "I mangiatori di patate"
La sua tavolozza era ancora costituita principalmente da cupi toni della terra, non mostrava alcun segno della colorazione viva che avrebbe contraddistinto le sue successive opere. Nel marzo del 1886, si trasferì a Parigi dove scoprì gli impressionisti francesi. Più tardi, spostatosi nella Francia del sud, i suoi lavori furono influenzati dalla forte luce del sole che vi trovò.
Il successo arrivò postumo: solo a partire dalla metà del XX secolo van Gogh è stato considerato come uno dei pittori più grandi e riconoscibili della storia. 
Insieme a quelle di Pablo Picasso, le opere di van Gogh sono tra dipinti più costosi al mondo: 
molte le tele vendute tra i 50 e i 100 milioni di dollari.
Non possiamo non proporre due opere che fanno parte di una delle sue serie più famose, quella dei cipressi: "Notte stellata" e "Cipressi", entrambi del 1889.




cresciuto artisticamente tra gli impressionisti è diventato un magnifico precursore dell'espressionismo....ogni pennellata va oltre i giochi di luce e piani vibranti, base dell'impressionismo, ma racchiude tutti i suoi sentimenti che ti colpiscono, ti investono brutalmente, ogni volta che hai l'occasione di trovarti davanti ad un suo quadro, catapultandoti nel suo mondo e lasciandoti senza fiato.....



" Campo di Grano con Corvi ", il dramma di Van Gogh
"Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello mi cade quasi di mano, e sapendo perfettamente ciò che volevo, ho ancora dipinto tre grandi tele*. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la mia tristezza, l'estrema solitudine."
Lettera a Theo,metà luglio 1890

" Campo di Grano con Corvi " è tra gli ultimi quadri di Vincent Van Gogh ( 1853-1890 ), dipinto pochi giorni prima della sua morte. E' tra i più famosi, ma non certamente il più amato, vista quella sensazione di ansia e angoscia che traspare dall'opera e attanaglia l'animo dello spettatore e svela tutta l'esistenza drammatica dell'artista, portandola nel punto più alto. Era il 1890.

“Vedo ovunque nella natura, ad esempio negli alberi, capacità d'espressione e, per così dire, un'anima.”
Vincent van Gogh


Mi piace dipingere oltre ai girasoli vivi, anche quelli secchi. Perchè la vita è cosí, non sempre si è felici, ci si puó sentire addolorati, infelici e questo succede molto spesso.
Vincent Van Gogh


Il miglior modo per amare Dio è amare molte cose
Vincent van Gogh

Più divento dissipato, malato, vaso rotto, più io divento artista, creatore... 
con quanta minor fatica si sarebbe potuto vivere la vita, invece di fare dell'arte.
Vincent Van Gogh

Ciò che desidero, è che tutto sia circolare e che non ci sia, per così dire, né inizio né fine nella forma, ma che essa dia, invece, l'idea di un insieme armonioso, quello della vita.
Vincent Van Gogh

...che grandi cose sono mai il tono e il colore! 
E chiunque non impari a sentirli, vive lontano dalla vera vita. 
Vincent Van Gogh, “Lettere a Theo”



Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c'è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c'è qualcosa da fare, ma che non può fare: che cosa è? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso: "gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata", e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore. "Ecco un fannullone" dice un altro uccello che passa di là, "quello è come uno che vive di rendita". Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta, e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità.
Vincent Van Gogh


Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede "Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita. 
Vincent Willem Van Gogh, “Lettere a Theo”


Anche se sono spesso nelle profondità della miseria, c'è ancora calma, pura armonia e musica dentro di me. Vedo dipinti o disegni nelle case più povere, negli angoli più sporchi.
E la mia mente si orienta verso queste cose con uno slancio irresistibile.
Vincent Van Gogh

«Preferisco dipingere gli occhi degli uomini che le cattedrali, perché negli occhi degli uomini c’è qualcosa che non c’è nelle cattedrali, per quanto maestose e imponenti siano».
Vincent Van Gogh

Che cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di fare tentativi?
Vincent Van Gogh

Se una voce dentro di te continua a ripeterti “non sarai in grado di dipingere”, allora dedicati alla pittura con tutti te stesso, e vedrai che quella voce sarà messa a tacere
Vicent Van Gogh


Faccio sempre ciò che non so fare, per imparare come va fatto.
Non è tanto il linguaggio del pittore che si deve sentire, quanto quello della natura.
Ciò che desidero, è che tutto sia circolare e che non ci sia, per così dire, né inizio né fine nella forma, ma che essa dia, invece, l'idea di un insieme armonioso, quello della vita.
Così il pennello sta alle mie dita come l'archetto al violino e assolutamente per mio piacere.
Se qualcosa parla in te per dirti non sei pittore, ebbene in questo caso vecchio mio: dipingi! E questa voce tacerà. Ma tacerà solo se dipingi. Chi, ascoltando questa voce, va dagli amici a lamentarsi, a raccontare loro le sue preoccupazioni, perde un po' della sua forza virile, un po' del meglio che c'è in lui. Ti possono essere amici solo coloro che lottano contro queste stesse preoccupazioni, coloro che con l'esempio della loro attività, esaltano l'attività che c'è in te!"
Vincent Van Gogh


Molti hanno a cuore più la vita esteriore che quella interiore e sono convinti di fare bene ad agire così.
La società ne è piena: gente che lotta per mostrare la facciata invece di vivere una vita vera.
Non sono cattivi, sono solo sciocchi!
Vincent Van Gogh


È come avere un gran fuoco nella propria anima e nessuno viene mai a scaldarvisi, e i passanti non scorgono che un po' di fumo, in alto, fuori del camino e poi se ne vanno per la loro strada
Vincent van Gogh


Se tutto ciò che facciamo si affaccia sull’infinito, se si vede il proprio lavoro trarre la sua ragione d’essere e proiettarsi al di là, si lavora più serenamente
Vincent Van Gogh. "Epistolario" - Lettera al fratello Theo, Arles, 18 settembre 1888


Da quando visitai i mattatoi nel sud della Francia smisi di mangiare carne
Vincent Van Gogh



C'è fannullone e fannullone. C'è chi è fannullone per pigrizia o per mollezza di carattere, per la bassezza della sua natura, e tu puoi prendermi per uno di quelli. Poi c'è l'altro tipo di fannullone, il fannullone per forza, che è roso intimamente da un grande desiderio di azione, che non fa nulla perché è nell'impossibilità di fare qualcosa, perché gli manca ciò che gli è necessario per produrre, perché è come in una prigione, chiuso in qualche cosa, perché la fatalità delle circostanze lo ha ridotto a tal punto; non sempre uno sa quello che potrebbe fare, ma lo sente d'istinto: eppure sono buono a qualcosa, sento in me una ragione d'essere! So che potrei essere un uomo completamente diverso! A cosa potrei essere utile, a cosa potrei servire? C'è qualcosa in me, che è dunque? Questo è un tipo tutto diverso di fannullone, se vuoi puoi considerarmi tale. Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c'è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c'è qualcosa da fare, ma che non può fare: che cosa è? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso: "gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata", e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore. "Ecco un fannullone" dice un altro uccello che passa di là, "quello è come uno che vive di rendita". Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta, e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità. "Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente imbecilli? Ho tutto ciò che mi serve! Ah, di grazia, la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!". Quel tipo di fannullone è come quell'uccello fannullone. E gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile... Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede "Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita.
Vincent Van Gogh, " Lettere a Theo"


Perché c’è sfaccendato e sfaccendato, NON SEMPRE SONO TUTTI UGUALI. C’è lo sfaccendato per pigrizia e debolezza di carattere, di basso profilo: vedi un po’ se sia giusto ritenermi tale. Poi c’è l’altro sfaccendato: lo sfaccendato controvoglia, che è roso all'interno da un grande desiderio di azione, che non fa nulla, perché non può fare nulla, perché è come PRIGIONIERO DI QUALCOSA, perché non ha ciò che gli sarebbe necessario per essere produttivo, perché la fatalità delle circostanze lo porta a essere così; UNO NON SEMPRE CONSAPEVOLE DI QUEL CHE POTREBBE FARE, ma che lo sente istintivamente: eppure sono capace di qualcosa, esisto per qualche ragione! So che potrei essere un uomo del tutto diverso! A COSA DUNQUE POTREI ESSERE UTILE, A COSA POTREI SERVIRE? C’È QUALCOSA DENTRO DI ME? CHE COSA? Questo è un altro tipo di sfaccendato: vedi un po’ se sia giusto ritenermi tale! UN UCCELLO IN GABBIA IN PRIMAVERA SA BENISSIMO CHE C’È QUALCOSA PER CUI SAREBBE ADATTO, SENTE BENISSIMO CHE C’È QUALCOSA DA FARE, MA NON PUÒ FARLO: cos'è che non può fare? Non ricorda bene, poi ha qualche vaga idea, e dice tra sé: gli altri hanno il nido, fanno i piccoli e allevano la covata”; allora dà con la testa contro le sbarre della gabbia. Ma la gabbia resta lì, e l’uccello è pazzo di dolore. Ecco uno sfaccendato” dice un altro uccello che passa, uno che vive di rendita. EPPURE IL PRIGIONIERO VIVE. NON MUORE. NULLA DI CIÒ CHE ACCADE DENTRO, APPARE DI FUORI: sta bene, è più o meno felice alla luce del sole. Ma viene la stagione delle migrazioni. Accesso di malinconia. EPPURE — DICONO I BAMBINI CHE LO TENGONO IN ABBIA, — NON GLI MANCA NULLA!” Lui invece guarda fuori il cielo gonfio, carico di tempesta, e sente montare la rivolta contro il fato dentro a sé. Sono in gabbia, sono in gabbia, e non mi mancherebbe nulla? Imbecilli! Avrei tutto ciò che mi occorre? Ah per favore, la libertà! Essere un uccello come gli altri!» UN UOMO SFACCENDATO ASSOMIGLIA A UN UCCELLO SFACCENDATO. E gli uomini sono spesso nell'impossibilità di fare qualcosa, prigionieri in non so quale gabbia orrenda, orrenda spaventosamente orrenda. C’è anche lo so la liberazione, la liberazione tardiva. UNA REPUTAZIONE CATTIVA METTE L’UOMO A DISAGIO. LA FATALITÀ DELLE CIRCOSTANZE, LA SVENTURA: È QUESTO CHE METTE IN GABBIA. NON SEMPRE SI SA BENE COSA SIA CIÒ CHE RINCHIUDE, CHE COSTRUISCE MURI, CHE SEPPELLISCE eppure, le sbarre, le inferriate, i muri, confusamente li conosciamo."
Vincent Van Gogh




Lettera di Vincent van Gogh al fratello Theo,18 settembre 1888.
«Lʼultimo quadro, fatto con gli ultimi tubetti sullʼultima tela, è un giardino, verde in natura, dipinto senza verde vero e proprio, solo con del blu di Prussia e del giallo cromo. Comincio a sentirmi del tutto diverso da comʼero quando sono arrivato qui, non ho più dubbi, non esito più ad affrontare una cosa, e potrebbe migliorare ancora».
Lettera di Vincent van Gogh al fratello Theo,18 settembre 1888.

Dipinto di Vincent van Gogh, "Sentiero in un parco", 1888. 
Olio su tela, cm 72,3 x 93, conservato a Kröller-Müller Museum, Otterlo.




http://youtu.be/WxaAurvpdR8



Guarderò le stelle
com'erano la notte ad Arles,
appese sopra il tuo boulevard;
io sono dentro agli occhi tuoi,
Víncent.

Sognerò i tuoi fiori,
narcisi sparpagliati al vento,
il giallo immenso e lo scontento
negli occhi che non ridono,
negli occhi tuoi,
Vincent

Guarderò le stelle
com'erano la notte ad Arles,
appese sopra il tuo boulevard;
io sono dentro agli occhi tuoi,
Víncent


Sognerò i tuoi fiori,
narcisi sparpagliati al vento,
il giallo immenso e lo scontento
negli occhi che non ridono,
negli occhi tuoi,
Vincent


Dolce amico mio,
fragile compagno mio,
al lume spento della tua pazzia
te ne sei andato via,
piegando il collo
come il gambo di un fiore:
scommetto un girasole


Sparpagliato grano,
pulviscolo spezzato a luce
e bocche aperte senza voce
nei vecchi dallo sguardo che non c'è
poi le nostre sedie
le nostre sedie così vuote
così "persone",
così abbandonate
e il tuo tabacco sparso qua e là.


Dolce amico,
fragile compagno mio
che hai tentato sotto le tue dita
di fermarla, la vita:
come una donna amata alla follia
la vita andava via:
e più la rincorrevi
e più la dipingevi a colpi rossi
gialli come dire "Aspetta!",
fino a che i colori
non bastaron più...
e avrei voluto dirti, Vincent,
questo mondo non meritava
un uomo bello come te!

Guarderò le stelle,
la tua, la mia metà del mondo
che sono le due scelte in fondo:
o andare via o rimanere via.

Dolce amico mio,
fragile compagno mio,
io, in questo mare,
non mi perdo mai;
ma in ogni mare sai
"tous le bateaux
vont à l'hazard pour rien".
Addio, da Paul Gauguin.





scrutatore della sua anima con introspezioni che portavano in fondo al dolore che provava la solitudine



ecco il "folle" Vincent...folle...se tutti fossero folli cosi', il mondo non sarebbe questo!



Mamma mia, che brividi al mattino presto...pensare che questa poesia-canzone (o canzone-poesia) mi ha lasciato il segno da quando, bambina, l'ho sentita la prima volta, e la ricordo ancora benissimo. Allora ancora non conoscevo l'inglese, e il significato della composizione, ma poi...





E' quì che incontra Cristina, la prostituta con la quale vivrà per qualche tempo, finchè Theo non lo convincerà a lasciarla.




c'è sempre la morte nei quadri di Van Gogh





io non vedo morte, nè sgomento.....è un inquieto, ma un 'inquietudine positiva, almeno cosi lo avverto io




Il suo male di vivere gli ha donato una capacità di vedere le cose e ritrarle con un tratto così personale che ogni quadro è un capolavoro di pennellate e colori.




Era malato di melanconia,oggi diremmo depresso



"Nel mio quadro sul Caffè di notte ho cercato di esprimere l'idea che il caffè è un posto dove ci si può rovinare, diventar pazzi, commettere dei crimini. Inoltre ho cercato di esprimere la potenza tenebrosa quasi di un mattatoio, con dei contrasti tra il rosa tenero e il rosso sangue e feccia di vino, tra il verdino Luigi XV e il Veronese, con i verdi gialli e i verdi blu intensi, tutto ciò in un'atmosfera di una fornace infernale di zolfo pallido... che direbbe di questo quadro il signor Tersteeg... direbbe che si tratta di un delirium tremens in pieno"
Vincent Van Gogh. Lettera al fratello Theo.


L'artista in un lettera al fratello Theo: "ho voluto esprimere col rosso e verde le terribili passioni umane, sottolineare come il caffè è un luogo in cui ci si possa rovinare, diventar pazzi e commettere un delitto".
I personaggi raffigurati sono soli, isolati, i colori sono talmente accesi da mettere a disagio, van Gogh ci racconta la piaga dell'alcool al suo tempo, ed il tragico destino che segna troppi uomini.



Vincent Van Gogh, il caffè di notte (1888) Yale University Art Gallery.


Un paio di scarpe, Vincent Van Gogh, 1887
(olio su tela, 34 × 41,5 cm - Museo d'Arte di Baltimora)



La ronda dei carcerati, 1890


RITRATTO DI UN PITTORE

foto di Van Gogh del 1886Vincent van Gogh

Questa è la presunta foto di Van Gogh del 1886, scoperta di recente in un deposito nel Massachusetts. Il nome del fotografo che è stampato sulla parte anteriore della fotografia è Victor Morin, che aveva uno studio a Bruxelles. Se fosse confermata questa ipotesi sarebbe affascinante, dal momento che non si sono mai recuperate delle foto che mostrano l’aspetto dell’artista. Si ritiene che si tratti di una foto precedentemente allegata a un documento di identificazione o a scopo di viaggi. La somiglianza all’autoritratto di Van Gogh del 1889, del museo d’Orsay è notevole... sappiamo però che Van Gogh soggiornò a Bruxelles per l’ultima volta solo alcuni mesi nel 1880. Una ipotesi è che sia stato il fotografo Victor Morin a spostarsi in altre sedi, come ad esempio ad Anversa, dove Vincent si recò per alcuni mesi a cavallo tra il 1885 e 1886. Altra  tesi affascinante è quella di Antonio Martinez Ron che sostiene che  Van Gogh abbia utilizzato la sua foto per farsi un autoritratto.



Un fallimento dietro l'altro… una delusione dietro l'altra, un senso di sgomento dovuto alla consapevolezza di non essere riuscito ad entrare mai veramente in comunicazione con gli altri, se non con il fratello Theo, con il quale intraprese quella fitta corrispondenza, grazie alla quale oggi conosciamo molti aspetti della vita di Van Gogh. L'arte per Vincent fu una scoperta graduale, e, come il resto delle sue passioni, venne consumata in modo a volte gioioso, a volte tormentato. Van Gogh era consapevole di quanto il suo linguaggio artistico si distinguesse da quello degli altri. Amava il suo modo di dipingere e ne era orgoglioso, ma soffriva enormemente per la sua incapacità personale nel proporla e farla apprezzare dal pubblico del suo tempo. Inoltre il suo temperamento, gli impediva di avere un rapporto sereno con gli altri e con se stesso. Questo si rifletteva su tutte le attività da lui intraprese nel corso della sua vita. Molti lo ricordano per il suo carattere impetuoso, che spesso si tende a collegare a veri e propri stati di temporanea follia,  e per quel gesto estremo del taglio dell'orecchio, dopo una violenta lite con l'amico Paul Gauguin.
Van Gogh morì suicida, e non è certo che si trattò di un gesto meditato, o dettato dalla follia di un giorno. Quello che è certo è, che nel corso della sua vita vendette un solo dipinto, e che oggi è uno degli artisti più quotati e celebrati dell'arte contemporanea.
Vincent Van Gogh nasce in un paese del Brabante olandese nel 1853. Suo padre, un pastore calvinista, aveva infatti ricevuto un incarico a Groot Zundert, un piccolo paese legato ad una economia di tipo rurale. Vincent non è costante negli studi, che presto interrompe ( nel 1868 a Tilburg), per iniziare a lavorare grazie all'intercessione dello zio Vincent, chiamato affettuosamente lo zio Cent. Il lavoro presso la casa d'arte “Goupil”, lo condurrà a Bruxelles e poi a Londra. Nel 1875, sempre per conto della casa d'arte, Van Gogh si reca a Parigi dove avrà modo di frequentare ambienti artistici e musei. In questo primo periodo parigino il giovane Vincent, viene pervaso da una sorta di ansia religiosa che presto lo spinge a volere ad ogni costo diventare predicatore. Per questa ragione nel 1876 si dimette dalla Goupil, e intraprende il suo nuovo cammino, con una tale passione da sconcertare i titolari della stessa Scuola di Evangelizzazione di Bruxelles, presso i quali lavorava, che alla fine decidono di revocargli l'incarico, addebitandogli uno zelo eccessivo. Ma un'altra delusione è alle porte. Nel 1878, dopo lungo impegno, il giovane Vincent viene respinto agli esami di ammissione della facoltà teologica. Non dandosi per vinto decide di continuare in piena autonomia l'attività di predicatore, nel centro minerario di Wasmes.
Nel 1880, dopo un periodo di assoluta indigenza, ma ricco di esperienze che probabilmente plasmarono il suo carattere, (Van Gogh si privava di tutto, vivendo per i poveri, in mezzo ai poveri) e dopo gli incoraggiamenti del fratello, decide di dedicarsi alla pittura, e si iscrive all'Accademia di belle arti. La passione per l'arte non lo aveva colto di sorpresa… Vincent aveva cominciato a disegnare con vivo interesse già dai tempi del soggiorno a Londra e poi a Parigi. Adesso stava però meditando sul fatto che solamente l'arte avrebbe potuto ridargli quell'entusiasmo, che precedentemente, aveva provato solo con l'amore per la religione. Una volta introdotto dal fratello Theo in alcuni ambienti artistici dell'epoca, comincia a dipingere ad olio e ad ispirarsi soprattutto ad un genere di pittura: quello di Daumier e Millet. Anche l'esperienza dell'Accademia si concluse presto perché Vincent non entra in sintonia con i suoi insegnanti con i quali litiga, forse perché vede l'arte in modo diverso da quello che viene tradizionalmente insegnato agli allievi dell'Accademia in quel periodo; torna ad Etten dai genitori. Qui a seguito di una forte delusione amorosa comincia a mostrare i primi segni di una instabilità emotiva, che andrà nel tempo sempre più accentuandosi.
Si reca poi a Nuenen, dove il padre svolge la sua attività di pastore, al fine di accettarne l'aiuto. In questo periodo prende lezioni di Piano, nella convinzione di potere arricchire la sua concezione artistica. È infatti convinto di dover approfondire le relazioni tra musica e colore. Nel 1885, in seguito ad una una violenta lite tra Vincent e suo padre, il padre viene colto da morte improvvisa per attacco cardiaco. Il  carattere di Van Gogh diviene sempre più cupo. È questo il periodo in cui dipinge il noto “Mangiatori di patate”.

I mangiatori di patate - 1885, olio su tela, cm.81x114, Rijksmuseum Vincent van Gogh, Amsterdam

Iniziano adesso per il giovane pittore dei viaggi importanti per la svolta del suo linguaggio artistico. Ad Amsterdam ha modo di vedere i dipinti di Rembrandt, e ne rimane affascinato. Ad Anversa osserva le opere di Rubens e si invaghisce dei suoi colori. Tutto adesso lo spinge verso Parigi, verso quei pittori che in quel momento stanno rivoluzionando il mondo dell'arte. A Parigi frequenta lo studio di un noto pittore dell'epoca, (noto ma di modesta levatura artistica) di nome Fernand Cormon, ed entra in contatto con Toulouse –Lautrec. Adesso Vincent è sicuro nell'affermare che “Non c'è che Parigi, per quanto la vita qui possa essere dura, e anche se divenisse ancora più dura, c'è l'aria francese, che libera il cervello e fa bene, un mondo di bene!”.
Parigi rappresenta in quel periodo il giusto nutrimento per la sua anima di pittore…. Conosce Pissarro, .Signac, Degas, Renoir e Seurat. Le opere pittoriche parigine riflettono proprio i suoi contatti con il mondo dell'impressionismo, anche se Vincent dichiara apertamente nelle sue lettere che il primo contatto con queste opere non è certo positivo, osservando: “ quando si vedono per la prima volta si rimane delusi”.
Successivamente l'artista avrà modo di apprezzare sinceramente le opere degli impressionisti pur non sententosi tanto coinvolto da mutare le sue concezioni artistiche. Tuttavia è grazie al contatto con gli ambienti impressionisti che cambiano i suoi colori che si fanno via via più luminosi e gioiosi. Cambiano anche le tematiche affrontate. Adesso Van Gogh dipinge nature morte con fiori, e paesaggi. A questo periodo risale l'esposizione al cafè Tambourin. La mostra prevede l'esposizione di alcuni suoi dipinti, insieme a quelli di altri noti pittori dell'epoca come Toulouse –Lautrec e Gauguin. Pare anche che a questo periodo risalga una breve relazione amorosa con la modella di Degas, Agostina Segatori, che gestiva il cafè Tamburin.
Infine, anche Parigi non basta all'animo inquieto di Vincent, che nel 1888 decide di recarsi ad Arles, dove ha luogo l'incontro con la luce del sud, che cambia la sua concezione dei colori ed illumina le sue tele rinnovando anche la sua tecnica nel dipingere che sembra adesso, arricchirsi di nuovi stimoli materici. Affitta un appartamento in Place Lamartine per seguire un suo antico sogno, quello di fondare una comunità di artisti. A questo periodo risale il noto capolavoro dal titolo “La casa gialla” che riproduce il suo modo di vedere l'edificio dove aveva preso in affitto le stanze. Il ritmo di lavoro aumenta in modo esponenziale al fine di sperimentare quelle tecniche diverse, che verranno riprese successivamente nell'ambito di successive correnti aristiche. Adesso l'artista attende con entusiasmo il primo (ed unico) artista che decide di entrare a far parte del suo progetto di fondare una comunità di artisti. Quell'artista è Gauguin.
Su Gauguin, Vincent, aveva riposto tutte le sue speranze. Ma presto l'artista rimane deluso. L'amico non condivide l'entusiasmo di Van Gogh per la Provenza e neanche per i pittori che Vincent amava. A causa delle forti divergenze di opinione sull'arte, presto il presunto sodalizio artistico degenera, fino agli accesi contrasti che lo porteranno allo scontro fisico. Nel Dicembre del 1888 infatti si consuma una furiosa lite che porterà Gauguin a fuggire, per le minacce subite da Vincent, e condurrà Vincent al noto momento di follia nel quale decide di tagliarsi un orecchio. L'orecchio, ben incartato, viene poi recapitato la sera stessa a Rachele, una prostituta  da lui frequentata. Dell'accaduto, viene rapidamente avvertito il fratello Theo, che lo salva da morte certa facendolo ricoverare il giorno successivo in ospedale. A dimostrare che il cruento episodio desta ancor oggi molta curiosità, esisitono varie ipotesi sulla ricostruzione dei fatti accaduti. C'è chi sostiene (il riferimento è al libro “L'orecchio di Van Gogh. Paul Gauguin e il patto del silenzio” di Kaufmann e Wildegans), che in realtà fu Gauguin a mutilare Van Gogh. Quale che sia la verità, il tragico evento segna indelebilmente la mente di Vincent, che non sarà più come prima.

La sedia di Gauguin, 1888, olio su tela, cm 90,5x72,5. Amsterdam, Van Gogh Museum

Da questo momento ha inizio per l'artista un periodo di ricoveri per problemi psichici, durante i quali però, non smetterà mai di dipingere. A Saint-Rèmy addirittura, grazie alle richieste fatte alla casa di cura dal fratello Theo, Vincent Van Gogh può utilizzare una stanza tutta sua per dipingere e non gli viene neanche preclusa la possibilità di uscire, per realizzare dipinti all'aria aperta. Successivamente si recherà ad Auvers-sur-Oise, per affidarsi alle cure del dottor Gachet, esperto nella cura di malattie mentali. In questo periodo dipinge moltissimi quadri ed alterna momenti spensierati ad altri di profonda solitudine. Nel mese di Luglio del 1890, dopo essersi recato in campagna, Van Gogh si spara un colpo di pistola. Non muore immadiatamente, ha il tempo di tornare al suo alloggio dove viene poi raggiunto dal fratello, che lo vedrà morire. Aveva appena finito di dipingere uno dei suoi quadri più famosi, il noto “Campo di grano con corvi”, che ci racconta meglio di qualsiasi racconto, quali sono stati i suoi ultimi pensieri, le sue ultime sensazioni intrise di angoscia, paura e al contempo devozione, per il mistero di una natura che con la sua arte aveva tentato tante volte di sondare.
Il modo di intendere l'arte di Van Gogh può certamente dedursi da alcune delle numerosissime lettere inviate al fratello Theo. Una delle frasi più interessanti è quella dove il pittore manifesta ciò che intende ottenere con la sua pittura: non il “disegno di una mano, ma il suo gesto”.
L'arte pittorica era quindi per Vincent Van Gogh, molto di più che un riprodurre ciò che si vede. L'artista mirava a rappresentare la realtà attraverso ciò che sentiva e lo faceva avvalendosi di una sua particolare tecnica, che anticipa molte correnti artistiche successive. Osservando le tele di Van Gogh in effetti ci accorgiamo che è facile intuire il movimento della mano del pittore mentre realizza i suoi quadri. Quel rapido movimento del pennello, che si muove a tratti, quello spremere il tubetto direttamente sulla tela, dimostra una energia ed una immediatezza di espressione, che denotano il furore e la necessità dell'atto creativo.
Analizziamo brevemente qualche opera dell'artista, per ricostruire le tappe fondamentali del suo percorso artistico, partendo da un dipinto dell'estate del 1886: il soggetto è un vaso di fiori e precisamente un “Vaso con astri e phlox”. È un dipinto concepito a Parigi che mostra uno dei soggetti cari a Vincent in quel periodo. La sua gamma cromatica si arricchisce di colori e il suo carattere si sintonizza con essi, rivelando un entusiasmo che si riflette anche nei frenetici ritmi lavorativi. A Parigi Van Gogh dipinse infatti più di quaranta dipinti aventi come soggetto i fiori. Questi fiori sono quasi sempre già sbocciati, anzi prossimi alla fine, e in questo labile confine con la vita, manifestano tutta la loro effimera bellezza. Non c'è squallore in questo, anzi, la natura dimostra di esibire la propria armonia anche nei fiori disfatti. “Due girasoli recisi” è dell'estate successiva. Qui si trova un tema caro a Vincent, i girasoli appunto. Accosta due colori complementari che conferiscono grande luminosità al dipinto. I girasoli mostrano corolle ingigantite, come se il pittore volesse indagarne la struttura, scoprirne i meccanismi generativi.
Nel 1888 realizza il noto “Autoritratto da pittore”. È importante a questo punto, operare il confronto con un altro autioritratto, quello del 1886 denominato “Autoritratto con cappello di feltro scuro”. È infatti emblematico che il successivo autoritratto sia stato qualificato come rutratto “da pittore” quasi a voler sottolineare la consapevolezza di avere ottenuto un linguaggio personale, tale da potersi finalmente definire con orgoglio “Pittore”. In due anni il linguaggio pittorico di Van Gogh si è effettivamente evoluto, al punto tale, che solo nel secondo dipinto, riconosciamo davvero la tecnica di Vincent, la sua reale espressione artistica. Nel “Ritratto da pittore” Van Gogh realizza una analisi di se stesso, uno studio psicologico che nessun altro mezzo se non la pittura avrebbe potuto effettuare. Il riferimento è qui alla fotografia e ai limiti che, ad avviso del pittore, essa possedeva rispetto alla ricerca pittorica di un artista. A riprova di tale parere esiste la corrispondenza con la sorella, alla quale Van Gogh esprimeva il suo parere sulla fotografia che vedeva come mezzo privo di reali capacità di introspezione psicologica dei soggetti. Vuole forse tradurre questa sua opinione quando realizza il suo ritratto da pittore, che manifesta chiaramente quale fosse il suo stato d'animo in quel periodo. Uno stato d'animo intriso di malinconia e solitudine. In tal senso sarebbe interessante pensare davvero che la  foto recentemente ritrovata ( vedi sopra), possa essere la sua e che suo sia stato davvero l'intento di dimostrare un confronto tra pittura e fotografia. Il confronto sarebbe servito a sperimentare le sue dichiarazioni  e troverebbe così fondamento l'ipotesi di A. Martinez Ron, che immagina un uso della foto da parte di Vincent per fare il ritratto esposto alla Gare d'Orsey.  Del resto pensare che in quel periodo di confronto serrato tra arte e  fotografia, se ne sia sottratto proprio Van Gogh, che amava sperimentare ed indagare, che aveva contatti con gli impressionisti, che aveva lavorato nel settore dei mercanti d'arte, sarebbe in fondo improbabile.
Comunque, ritornando allo sguardo malinconico espresso nell'autoritratto, è probabile che il pittore si sia successivamente recato in Provenza proprio per il sopraggiungere di una forte malinconia. In Provenza, le sue tele si riempiranno nuovamente di luce e di colori, ma questa volta saranno i colori del Sud. Di questo periodo è utile ricordare “Il raccolto nella piana della Crau”, dove vediamo il colore giallo declinato in tutte le possibili gamme per riprodurre la varietà del campo di grano, quello piegato, quello già raccolto, quello ancora da mietere. E poi i segni del lavoro dell'uomo, i covoni, l'aratro, i recinti, le case.
Tutto cambia poi nei dipinti successivi alla data del Dicembre 1888, quanto si verifica la furiosa lite con Gauguin che lo conduce alla automutilazione di un orecchio. Un dipinto dal titolo “Autoritratto con l'orecchio bendato” mostra Vincent con la parte ferita coperta da una benda, lo sguardo profondamente malinconico, un cappotto verde ed un cappello. Lo sfondo è invece rosso, quasi a volere ricordare la violenza esercitata sull'amico e su se stesso. Nel ritratto il pittore sta fumando una pipa, e il fumo si diffonde intorno tracciando dei cerchi, che ne evocano il modo di diffondersi nello spazio circostante. Complessivamente ha l'aspetto di un soldato che mostra una ferita di guerra. È la ferita di una guerra tutta personale, giocata al limite della follia. Il contrasto tra lo sguardo profondamente triste e il gesto di fumare, (che pare ostentare sicurezza) lascia allo spettatore un senso di disagio. Il pittore non vuole la pietà di chi lo osserva, ma vuole probabilmente fissare solamente il suo stato d'animo di quel momento per potersene appropriare e per metabolizzare il dolore. Sembra essere più che altro un dialogo con se stesso, al quale noi assistiamo, senza essere invitati.

Vincent van Gogh

“Raccolto nella piana della Crau” 1888

Campo di grano con mietitore

Attraverso il confronto con il dipinto del giugno del 1888, dal titolo “ Raccolto nella piana della Crau”, con “Campo di grano con mietitore” dell'anno successivo, notiamo come il dipinto del 1889, ci dimostri come le cose siano in effetti cambiate. Il movimento del grano scosso dal vento non è che un riflesso del vento interiore che scuote l'animo dell'artista che non riesce più a trovare un ordine interiore come quello espresso nel “Raccolto nella piana della Crau”. Il campo sembra difficile da domare e il lavoro dell'uomo, il mietitore, sembra davvero arduo, nel tentativo di ridurre in fasci l'immensa distesa di grano.

"Campo di grano con corvi" - 1980, olio su tela, cm.50x103, Rijksmuseum Vincent van Gogh, Amsterdam
Nel Luglio del 1890 realizza il suo ultimo dipinto. “Campo di grano con corvi”. I corvi sembrano staccarsi dalla parte superiore del cielo eccezionalmente scuro e piovere violentemente sul campo giallo di grano. Il grano appare però spezzato, e mostra una strada che si biforca. Si riconoscono due note chiare nel cielo che sembrano esercitare sul grano la stessa forza attrattiva che la luna ha sul mare.
Osservando il dipinto emerge immediato quel senso di inquietudine che di lì a poco prevarrà sul già instabile equilibrio del pittore. Van Gogh si suiciderà poco dopo, portando a conclusione insieme alla sua vita, una delle avventure artistiche più interessanti dell'arte del 1800.

“Autoritratto da pittore” - 1888, olio su tela, cm.65x50, Rijksmuseum Vincent van Gogh, Amsterdam

Paola Campanella 2011
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