lunedì 16 aprile 2012

Pavel Florenskij. Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, ... quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete.

«La vita vola via come un sogno e spesso non riesci a far nulla prima che ti sfugga l'istante della sua pienezza. Per questo è fondamentale apprendere l'arte del vivere, tra tutte la più ardua ed essenziale: colmare ogni istante di un contenuto sostanziale, nella consapevolezza che esso non si ripeterà mai più come tale».
Pavel Florenskij, 20 aprile 1937


Il lavoro più importante è quello di conoscere e governare noi stessi.
“Non per gli altri ma per se stessi … e non importa ciò che gli altri penseranno di voi. Essere e non apparire, avere una disposizione d’animo chiara e trasparente, una percezione integrale del mondo e portare avanti un’idea disinteressata. Vivere così da poter dire nella vecchiaia di aver preso il meglio dalla vita, di aver fatto proprie le cose più nobili e più belle del mondo e di non aver macchiato la coscienza con le sozzure di cui si sporca la gente e, che una volta esaurita la passione, lasciano un profondo disprezzo”.
Pavel Florenskij


«Ahimè, in questo tempo tremendo di fame,
Chi potrebbe procurarsi un regalo?
Ho cercato intorno qualcosa da donare a Mik,
E ho trovato un dono: la grazia.
Vorrei che la quiete di Dio
Ti avvolgesse, bimbo mio»
Pavel Florenskij,
poema Oro per il figlio Mik
(8-9 aprile 1936).



"Colgo l'occasione per dire a te e ai bambini che tutte le idee scientìfiche che mi stanno a cuore scaturiscono dal mio sentimento per il mistero. Tutto ciò che esula da tale sentimento non trova dimora nel mio pensiero, al contrario tutto ciò che da esso scaturisce resta vivo in me e prima o poi diventa oggetto di uno sforzo scientifico»
(24 marzo 1937, alla moglie).

"Vivo di ricordi - confessa spesso Florenskij ai suoi cari - mi rammento dei più piccoli dettagli su ciascuno di voi» e sebbene essi riaffiorino "come ferite che straziano la mia anima», appartengono comunque a quel tempo della memoria come salvezza. Per questo si fa in lui sempre più matura la convinzione che: "...Il passato non è passato, ma è custodito e rimane per sempre, ma noi lo dimentichiamo e ci allontaniamo da esso. Tuttavia in seguito, lungo il susseguirsi imprevedibile delle circostanze, esso riappare di nuovo come un eterno presente» e citando i versi del mistico Silesio conclude: "La rosa che il tuo occhio esteriore vede, è fiorita in Dio dall'Eternità" (alla moglie, 27 maggio 1935).

E in un altro passo dell'epistolario:
"Il passato non è passato, esso si conserva eternamente da qualche parte, in qualche modo e continua a essere reale e ad agire» (22 novembre 1936).
Pavel A. Florenskij (1882-1937)



P. S. Florenskij l' 8 Dicembre 1937 fu fucilato come " nemico del popolo ".
Una domanda alla Chiesa russa ortodossa che ancora traccheggia sulla canonizzazione:
Pavel era dalla parte giusta o sbagliata ?



Un'opera unica nel suo genere
"LA COLONNA E IL FONDAMENTO DELLA VERITÀ" di Pavel Florenskij.
Pubblicata a Mosca nel 1914, l'opera suscitò immediatamente ammirazione, stupore e sconcerto, ma già all'inizio degli anni Venti e per tutto il periodo sovietico, essa scomparve da qualsiasi circuito editoriale. Nonostante la sua assoluta rilevanza nella storia della cultura europea, tanto da essere considerata una «Summa del pensiero ortodosso», «una delle opere fondamentali del pensiero cristiano del secolo XX», per una sorta di drammatica ironia della storia l'opera resta ancora in gran parte un capolavoro sconosciuto della filosofia russa al culmine della sua fioritura. Oggi, come allora, risuonano emblematiche le parole pronunciate dal filosofo Evgenij Trubeckoj a seguito della prima lettura di quest'opera: «Forse, in tutta la letteratura mondiale, se si fa eccezione per Le Confessioni di sant'Agostino, non c'è analisi più illuminante e tormentata dell'animo umano, lacerato dal peccato e dal dubbio, e nessun'opera ha saputo manifestare con tanta chiarezza la necessità di un aiuto dall'alto per soccorrere il dubbio, come quella di Pavel Florenskij». A quasi un secolo dalla prima comparsa, l'opera custodisce ancora intatta tutta la sua inviolabile radicalità e la sua potenza di pensiero, la disarmante trasparenza e semplicità della confessione interiore unitamente all'ardita e rigorosa trattazione filosofica e teologica delle questioni cruciali dell'esistenza umana. I dodici capitoli dei quali si compone, concepiti come Lettere ad un amico, ancora oggi stupiscono non solo per vastità e complessità di conoscenza, per il coraggioso tentativo di far interagire tra loro i diversi saperi e le molteplici forme e possibilità della ragione, ma soprattutto per la profondità dello sguardo rivolto verso gli abissi dell'umano nell'agonica ricerca di una luce di salvezza, di un'autentica sapienza d'amore. Ad oltre 35 anni dalla sua prima comparsa in lingua italiana, da diversi anni ricercata e attesa, viene qui proposta una nuova edizione riveduta e integrata dell'opera considerata il capolavoro del grande pensatore russo.
(da Natalino Valentini).



Questa opera è una sfida ed una provocazione per il pensiero, filosofico, teologico e scientifico
"come inedito confronto culturale e spirituale tra fede e ragione, tra filosofia e ricerca di Dio, tra l'avventura della conoscenza e l'esperienza dell'amore". Dice Valentini, è "un invito a pensare più radicalmente il senso dell'essere in rapporto alla ricerca e alla conoscenza di quella Verità che rende la 'ragione ragionevole' oltrepassando i confini tra i diversi saperi e le diverse culture". "È uno dei primi tentativi di pensiero del secolo scorso che, per richiamare la celebre metafora di V.V. Ivanov, prova davvero a 'respirare con i due polmoni' della cristianità, quello orientale e quello occidentale, portando alla luce i tesori nascosti di una sapienza indivisa e complementare". Di questa sapienza oggi il mondo ha grande bisogno.




"Abituatevi, educate voi stessi a fare tutto ciò che fate perfettamente, con cura e precisione; che il vostro agire non abbia niente di impreciso, non fate niente senza provarvi gusto, in modo grossolano. Ricordatevi che nell'approssimazione si può perdere tutta la vita, mentre al contrario, nel compiere con precisione e al ritmo giusto anche le cose e le questioni di secondaria importanza, si possono scoprire molti aspetti che in seguito potranno essere per voi fonte profondissima di un nuovo atto creativo".
Pavel Florenskij ai figli.




Il grande filosofo, matematico e teologo russo, una delle più grandi menti del Novecento, dal gulag delle isole Solovki, dove fu rinchiuso e dove morì, scrive ai figli lettere ricche di intensa partecipazione, da cui traspira una calma serena, espressione di una vita vissuta in funzione del bene, di ciò che è giusto, scelta per la quale non ebbe paura di subire le conseguenze che furono la prigionia e la morte. Le lettere sono la testimonianza della tragica esperienza dei Gulag, attraverso esse l’Autore ci invita a ricercare un profilo di sensatezza globale degli eventi oltre l’immediatezza contingente. "La sua corrispondenza non è soltanto la trascrizione della fervida e concreta esperienza affettiva di padre lontano, esiliato e incarcerato, vissuta peraltro con rara creatività e intelligenza d’amore, ma in primo luogo la viva testimonianza, profondamente cosciente, del valore della memoria per il futuro e del suo ruolo decisivo nella comprensione del presente"
(N. Valentini).



FLORENSKIJ, IL LEONARDO RUSSO
Nel 1914 fu pubblicato "La colonna e il fondamento della verità". 
Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere" di Pavel Florenskij.
L'entusiasmo pubblico arrise all'evento.
Pare che i bolscevichi abbiano dapprima deportato Florenskij nel Turgmenistan, ma ben presto preferirono mettere a frutto la sua capacità di tecnico, arruolandolo nella commissione per l'elettrificazione.
Dopo il 1932 cosa avvenne di lui?
Oramai se ne parlava soltanto sottovoce come del "Leonardo da Vinci russo"
scomparso nell'orrore innominabile.
Fu deportato, pare, nell'estremo nord.
Gli elargirono il martirio, si dice, il 15 dicembre 1943.
Elémire Zolla, "Uscite dal mondo"




Siamo legati gli uni agli altri
DALL’UNO, UNA RETE INVISIBILE DI COLLEGAMENTI AL TUTTO. (Pavel Florenskij)
"Dall’ èn (uno) che noi vediamo qui ed ora si tendono innumerevoli fili verso l’ altro, verso il pan (tutto), verso l’esistenza universale, verso la pienezza dell’essere. Queste vie sono le vie della vita stessa: sono nervi, arterie che si dipartono dal fenomeno isolato e solitario dell’ èn (uno), fino a farne un organismo vivo, una creatura viva. Sembra che l’ èn (uno) sia qualcosa di chiuso in se stesso, di piatto. Ma questa è solo apparenza. Esaminatelo attentamente, vedrete che non è affatto chiuso in se stesso e non è nemmeno piatto. Anzi, esso è circondato da una ghirlanda i cui rami si intrecciano con i rami di altre esistenze e spande intorno a sé un fragrante profumo. Ha una profondità che si estende con lunghe radici fino a penetrare negli altri mondi, e dai quali riceve la vita. La sua tonalità sonora non è quella del secco ed isolato diapason, ma è una viva armonia che si incarna in un insieme di toni melodici, alti, svariati... L' èn (uno) è infinitamente più grande e più ricco di contenuto di quanto non sia razionale”.
Pavel Florenskij




Florenskij dice che la realtà non è costituita solo da ciò che appare, la realtà visibile, e che c'è una gran parte del reale costituito da ciò che non vediamo, la realtà invisibile. Tutto il reale è unito da una rete invisibile, che porta al Tutto. Fin da fanciullo egli ebbe forte il senso di questa presenza nascosta nelle cose che chiamava "mistero" e che può diventare visibile e conosciuta. Gli fa eco la straordinaria teoria di David Bohm. Nel suo "Il Tao della fisica" Fritjof Capra parla della straordinaria unità di tutte le cose. I fenomeni del mondo, egli afferma, sono manifestazioni di un’unica fondamentale unicità che noi non avvertiamo nella vita di tutti i giorni dove le cose appaiono divise e separate e ciò avviene perché essa è necessaria ed utile, architettata dal nostro intelletto per esplicare le sue attività razionali ma non è vera, è un’illusione. Capra spiega come nasce nella meccanica quantistica l'idea della fondamentale interconnessione della natura, parla della probabilità che è un aspetto della realtà atomica, che governa tutti i processi e persino permette l'esistenza della materia. Sottolinea che la materia in profondità è composta da particelle, che si possono definire solo mediante le interazioni con altri. Questa nuova fisica capovolge il modo di intendere il mondo: mentre prima si pensava che la realtà era formata da parti separate e indipendenti, oggetti materiali solidi, ora la realtà appare come una probabilità di interconnessioni come una complicata rete di relazioni tra le varie parti di un tutto unificato. Inoltre questo intreccio comprende sempre l'osservatore umano e la sua coscienza tanto che questo viene chiamato «partecipatore».




Ho trovato anche questo leggendo un po' la sua storia:
"Il cristianesimo non vive di concetti fissi e intangibili, ma si manifesta in un processo evolutivo che non è riducibile ad alcuna delle formule (riti sacramentali, formulazioni dogmatiche, regole canoniche, conformazione temporale dell'ordinamento ecclesiastico) che l'ecclesialità assume nel corso della storia"



Governare se stessi
DA PAVEL FLORENSKIJ: CREARE LA "COLONNA"
Il lavoro più importante è quello di conoscere e governare noi stessi.
Non per gli altri ma per se stessi … e non importa ciò che gli altri penseranno di voi.
Essere e non apparire, avere una disposizione d’animo chiara e trasparente, una percezione integrale del mondo e portare avanti un’idea disinteressata. Vivere così da poter dire nella vecchiaia di aver preso il meglio dalla vita, di aver fatto proprie le cose più nobili e più belle del mondo e di non aver macchiato la coscienza con le sozzure di cui si sporca la gente e, che una volta esaurita la passione, lasciano un profondo disprezzo”.



Florenskij sta sottolineando quello che noi diciamo quando parliamo di “avere la coscienza a posto”, di non sentire alcun morso all’interno che ci rode per un comportamento non consono a ciò che sentiamo che sia giusto che sia. E questo adeguarsi crea il sostegno interiore (la colonna, dice Florenskij) che diventa di volta in volta sempre più forte e ci fa avanzare nelle difficoltà della vita senza paura, perché c’è l’appoggio. Bisogna raggiungere questo stadio della maturazione. Esso è il dono della nostra dignità.


"Osservate più spesso le stelle"
Quando avrete un peso nell’animo,
guardate le stelle o l’azzurro del cielo.
Quando vi sentirete tristi,
quando vi offenderanno,
... quando qualcosa non vi riuscirà,
quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo,
uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo.
Allora la vostra anima troverà la quiete.
Pavel Florenskij



Il sogno é il limite comune che separa condizioni terrene ed esperienze celesti, il confine cui questo mondo si assottiglia e l'altro comincia a prendere corpo. Quando ci si sprofonda nel sonno, nel sogno e col sogno si simbolizzano le più basse esperienze del mondo celeste e quelle più alte del mondo terreno.
Pavel A. Florenskij, "Saggio sull'icona"


E' significativo che la parola "larva" avesse, già presso i romani, il significato di "cadavere astrale", di cliché insostanziale sopravvissuto del morto, cioè di oscura forza vampiresca che cerca, per sostenersi ed animarsi, sangue fresco e un volto vivo a cui questa "maschera astrale" possa aderire risucchiandolo e spacciandolo per la propria essenza....la pseudo-realtà di queste "spoglie astrali" si esprime nella terminologia delle dottrine più disparate, nella cabala si chiamano "klipot" e "skorlupy" in teosofia col significato di "gusci".
Florenskij, "Iconostasi - Saggio sull'icona"


"Il sogno: ecco il primo e più semplice livello, semplice perché ci siamo abituati, della vita nel mondo invisibile. Benché sia il livello più basso anche il sogno innalza l'anima al mondo invisibile e fa avere perfino al più insensibile di noi il presentimento che c'é dell'altro oltre quello che siamo soliti considerare come l'unica vita."
Pavel A. Florenskij, "Saggio sull'icona"




Pavel A. Florenskij (1882-1937).
«Tutto passa, ma tutto rimane. 
Questa è la mia sensazione più profonda:
che niente si perde completamente, niente svanisce,
ma si conserva in qualche modo e da qualche parte.
Ciò che ha valore rimane,
anche se noi cessiamo di percepirlo.
Così pure le grandi imprese.
Anche se tutti le avessero dimenticate,
in qualche maniera rimangono e danno i loro frutti.
Perciò, se anche ci dispiace per il passato,
abbiamo però la viva sensazione della sua eternità.
Al passato non abbiamo detto addio per sempre,
ma solo per un breve tempo.
Mi sembra che tutti gli uomini,
di qualunque convinzione siano,
nel profondo dell’anima
abbiano in realtà questa stessa impressione.
Senza questo,
la vita diventerebbe insensata e vuota»
Da Pavel A. Florenskij, Non dimenticatemi
Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo.



[…] tutto ciò che succede ha un suo significato e si combina in modo tale che, in ultima analisi, la vita si dirige verso il meglio. I dispiaceri, nella vita, non si possono evitare; ma i dispiaceri sopportati consapevolmente e alla luce degli avvenimenti generali ci educano e arricchiscono e, in seguito, portano i loro frutti positivi. […]. Lavora su te stesso …
Pavel Florenskij, da "Non dimenticatemi. Lettere dal Gulag"


«La mia più intima persuasione è questa:
nulla si perde completamente, nulla svanisce, ma si custodisce in qualche tempo e in qualche luogo. Ciò che è immagine del bene e ha valore rimane, anche se noi cessiamo di percepirlo.»
Pavel Aleksandrovič Florenskij, Non dimenticatemi. Dal gulag staliniano le lettere alla moglie e ai figli del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, 1933-1937.



Ma non c' è niente da fare: non apprezzo un'idea per il mero fatto che sia un'idea e che sia nuova; deve essere vera, e la verità non si ottiene con speculazioni schematiche, per quanto convincenti possano sembrare a chi ci circonda, e nemmeno col seguire la moda e col far chiasso, ma con l'immedesimazione profonda con il mondo, con la verifica tenace e la crescita organica. Ogni idea ha il suo tempo di sviluppo di maturazione, e non si può accelerare questo processo artificialmente, sulla base di motivi esterni; cioè "non si può" nel senso che non si dovrebbe, e non che non sia possibile....
Pavel Florenskij, Non dimenticatemi


Cara Olen, non per gli altri ma per se stessi bisogna essere così, e non importa cosa gli altri penseranno di voi: essere e non apparire. Avere una disposizione d'animo chiara e trasparente, una percezione del mondo integrale e portare avanti un'idea disinteressata. vivere così da poter dire nella vecchiaia di aver fatto proprie le cose più nobili e più belle del mondo e di non aver macchiato la coscienza con le sozzure di cui si sporca la gente che, una volta esaurita la passione, lasciano un profondo disprezzo."
Pavel Florenskij, Non dimenticatemi



"Non fate le cose in maniera confusa, non fate nulla in modo approssimativo, senza persuasione, senza provare gusto per quello che state facendo… Ricordate che nell'approssimazione si può perdere la vita"… "Cari figli miei, guardatevi dal pensare in maniera disattenta. Il pensiero è un dono di Dio ed esige che ci si prenda cura con tutte le forze del suo oggetto".
Pavel Florenskij, "Non dimenticatemi. Lettere dal Gulag"




Lettera di Pavel Florenskij, 12 novembre 1933
Cara Olečka, ho ricevuto la tua lettera e ora mi metto a risponderti.
 Innanzitutto, non preoccuparti per i tuoi insuccessi a scuola: tutto andrà bene e si aggiusterà nel modo migliore. Studia con tranquillità, momento per momento, ciò che ti è accessibile; cresci, completa il tuo sviluppo e sii sicura che tutto quello che accumulerai con il tuo lavoro oggi, che sei giovane, un giorno ti servirà, anzi, succederà che ti occorrerà proprio questo sapere che ora sembra casuale. Te lo dico sulla base di una lunga esperienza di vita. Cosa devi fare allora? Per prima cosa bisogna acquisire certe nozioni che sono necessarie indipendentemente dal mestiere che farai in seguito: lingue, letteratura, matematica, fisica e scienze naturali, disegno (almeno un po'), anche pittura e musica. Queste cose sono indispensabili in qualunque situazione di vita e qualsiasi attività si svolga. Impara ad esporre i pensieri, i tuoi e quelli degli altri, impara a descrivere; acquista l'abitudine a un atteggiamento attento verso la parola, lo stile, la costruzione. È bene che tu abbia cominciato a studiare il tedesco in modo serio; non dimenticare però di studiare anche il francese: per questo leggi ogni giorno almeno una pagina, ma assolutamente a voce alta, e cerca le parole sconosciute nel vocabolario. Non è male anche leggere in francese avendo la traduzione russa del testo e confrontando cosa e come è tradotto, cogliendo i difetti della traduzione. In generale cerca di far sì che le lingue, quella russa come quelle straniere, siano per te un suono vivo e non solo segni sulla carta. Ricorda pertanto di leggere ad alta voce anche gli scritti russi, se non interi, almeno in parte, cogliendo la perfezione del suono e il ritmo della costruzione, sia dal punto di vista sonoro, sia da quello contenutistico ed espressivo. Leggi immancabilmente a voce alta belle poesie, soprattutto quelle di Puškin e di Tjutčev; anche gli altri ascoltino, per imparare e riposarsi. Mi sono imbattuto qui in un volume di Puškin, dell'edizione del Polivanov. Quanto è stato bello, dopo il pranzo, in riva al fiume Urjum, leggere le poesie di Puškin a voce alta e meditare sulla somma perfezione di ogni parola, di ogni modo di dire, senza parlare della costruzione del tutto! Per la matematica, cerca non solo di ricordare semplicemente cosa e come fare, ma anche di capirlo e di apprenderlo come si apprende un pezzo musicale. La matematica non deve essere nella mente come un peso portato dall'esterno, ma come un'abitudine del pensiero: bisogna imparare a vedere i rapporti geometrici in tutta la realtà e a individuare le formule in tutti i fenomeni. Chi è capace di rispondere all'esame e di risolvere i compiti, ma dimentica il pensiero matematico quando non si parla direttamente di matematica, non ha appreso la matematica. Mi chiedi se devi studiare la botanica. Certamente, nei limiti del tempo e delle possibilità, sforzati se non di studiare, almeno di prepararti a tali studi: guarda più spesso le illustrazioni nei testi di botanica, confrontando le piante disegnate con quelle vere, cerca di comprendere lo stile delle specie, quell'unità artistica e biologica che sta alla loro base. Devi infine a poco a poco accumulare quanti più nomi di piante, ma in modo che non siano nomi vuoti, ma salvadanai in cui si raccoglieranno le informazioni sulla vita, sulle proprietà e sull'utilità delle piante contraddistinte da questi nomi. Quanto più ricche saranno le tue nozioni, anche disordinate, sulle singole piante, tanto più facili e interessanti saranno in futuro i tuoi studi di botanica. Tieni conto che non è bene accedere ad alcuna scienza senza un bagaglio acquisito precedentemente: ciò costringe a trascinare una zavorra morta e nociva e gli studenti, non potendola digerire subito, rimangono per sempre con le teste ingombre. Quando passeggiavamo insieme, cercavo di rivolgere la vostra attenzione sulla somiglianza di singole piante, di dirvi i nomi di alcune di esse. Ora a queste informazioni bisogna aggiungere le caratteristiche tecniche delle piante. In particolare, leggi ogni tanto la Vita delle piante di Kerner von Marilaun: lì troverai molte cose utili; non aver fretta, è meglio che tu legga a porzioni, tranquillamente, assimilando e riflettendo. È molto importante guardare le raffigurazioni della stessa pianta in diversi libri, e in genere tornare più volte alla stessa pianta per saperla riconoscere.
Un bacio forte a te, cara Olečka, bacia la mammina.
Vivi con forza e allegria, lavora e sii sana. Tuo papà.
Di' alla mamma di non preoccuparsi per me, perché trovo sempre qualcuno che ha cura di me e mi aiuta a organizzarmi col cibo e le altre cose quotidiane.
Pavel A. Florenskij, Non dimenticatemi. Dal gulag staliniano le lettere alla moglie e ai figli del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, Milano 2000, pp. 67 ss.




"Sarebbe ora che tu capissi (scrive al figlio) che tutto ciò che succede ha un suo significato e si combina in modo tale che, in ultima analisi, la vita si dirige verso il meglio. I dispiaceri nella vita non si possono evitare; ma i dispiaceri sopportati consapevolmente e alla luce degli avvenimenti generali ci educano e ci arricchiscono e, in seguito, portano i loro frutti."


"La vita vola via come un sogno e spesso non riesci a far nulla prima che ti sfugga l'istante della sua pienezza. Per questo è fondamentale apprendere l'arte del vivere, tra tutte la più ardua ed essenziale: colmare ogni istante di un contenuto essenziale".
Pavel Florenskij, "Non dimenticatemi. Lettere dal Gulag"


"È chiaro che il mondo è fatto in modo tale che non gli si possa donare nulla se non pagando con la sofferenza e la persecuzione. E tanto più disinteressato è il dono, tanto più crudeli saranno le persecuzioni e atroci le sofferenze. Tale è la legge della vita, il suo assioma fondamentale".
Pavel Florenskij, "Non dimenticatemi. Lettere dal Gulag"


"Non tradire mai le tue più profonde convinzioni interiori per nessuna ragione al mondo.
Ricorda che ogni compromesso porta ad un nuovo compromesso, e così all'infinito".

"Il passato non è passato, ma è custodito e rimane per sempre, ma noi ci dimentichiamo e ci allontaniamo da esso: Tuttavia in seguito, lungo il susseguirsi imprevedibile delle circostanze esso riappare di nuovo come un eterno presente".



"Ho cercato attorno qualcosa da donare a Mik,
e ho trovato un dono: la grazia. Vorrei che la quiete di Dio
ti avvolgesse, o bimbo mio".
Pavel Florenskij, "Non dimenticatemi. Lettere dal Gulag"


"Colgo l'occasione per dire a te e ai bambini che tutte le idee scientifiche che mi stanno a cuore scaturiscono dal mio sentimento per il mistero. Tutto ciò che esula da tale sentimento non trova dimora nel mio pensiero, al contrario tutto ciò che da esso scaturisce resta vivo in me e prima o poi diventa oggetto di uno sforzo scientifico".


"La matematica non deve essere nella mente come un peso portato dall'esterno, ma come un'abitudine del pensiero: bisogna imparare vedere i rapporti geometrici in tutta la realtà e a individuare le formule in tutti i fenomeni. Chi è capace di rispondere all'esame e di risolvere i compiti, ma dimentica il pensiero matematico quando non si parla direttamente di matematica, non ha appreso la matematica".


"Studiando la natura, la cosa più importante è avere impressioni immediate, le quali, se vengono esaminate, per quanto è possibile in modo imparziale e privo di preconcetti, piano piano si compongono da sole in un quadro complessivo, dal quadro complessivo nasce l'intuizione dei tipi di struttura della natura, ed è proprio questa intuizione che fornisce motivi per conclusioni approfondite. Senza questa intuizione, le conclusioni rimangono sempre soltanto schemi convenzionali e perfino dannosi in quanto impediscono di osservare e notare cose veramente importanti".


"Il mio desiderio è sempre stato di conoscere il mondo proprio come qualche cosa di ignoto, senza cercare di forzare e violare il suo segreto, ma limitandomi a cercare di spiare nelle sue pieghe e di sbirciare dietro di esso. Il simbolo è appunto l'espressione ed il risultato di questo sforzo, in quanto attraverso i simboli il segreto del mondo non viene affossato e tolto di mezzo, bensì si palesa nella sua più autentica essenza, cioè, appunto, come arcana e enigma."


"Di me stesso ti posso dire che tutte le cognizioni che ho acquisito e che veramente in seguito sono diventate veramente solide e utili, le avevo accumulate grazie agli sforzi personali e non a scuola. È vero che questi sforzi richiedono molta fatica, ma in compenso danno maggior soddisfazione che migliori risultati. In questo caso non esistono cognizioni parziali: ciò che hai imparato l'hai imparato per sempre".


"La natura è la migliore purificatrice. Si può stare in camera molti giorni inutilmente, mentre un'ora sola passata in mezzo alla natura ti farà comprendere ciò che non comprendevi primaLe idee e le comprensioni crescono e maturano come le piante; non serve trafficare troppo attorno ad esse: Aspettando pazientemente fin quando un'idea diventi matura, otterrai un valore vero, ma producendo un'idea astrattamente, rischi di cadere in un valore apparente, che non farà che appesantire l'intelletto, ed essendo esso stesso inutile, impedirà la crescita anche di ciò che è utile. L'importante è che tu non abbia fretta e badi con tranquillità alla tua crescita: non perdere tempo a vuoto, ma non cercare neanche di affrettare la crescita, tutto verrà a suo tempo".


"Di ogni manifestazione della vita si può dire che la vita le sia superiore, ma se si strapperanno tutte le foglie e tutti i fiori della vita, della vita non rimarrà niente".



"Bisogna saper prendere dalle persone ciò che hanno e ciò che possono dare, ed essere capaci di non pretendere da loro ciò che non hanno e ciò che non possono dare. Temo che i ragazzi accostino le persone nel modo esattamente opposto".


"Lavora con misura e lascia energie e tempo per l'assimilazione: infatti inzeppare la testa senza assimilare è una cosa non soltanto poco utile, ma addirittura dannosa. E l'assimilazione si effettua durante il riposo, nel silenzio dei sentimenti, anche in una certa noia: fastidium est quies, la noia è il riposo dell'anima".


"Non esiste uomo talmente brutto che non ci si possa ricavare niente di buono".


"Che cosa distingue ciò che è organico - vivo - creativo da ciò che è meccanico, materiale, privo di vita? Ovvero che cosa distingue ciò che è generato, da ciò che è costruito? Il fatto è che ciò che è costruito è privo di una vera unità, mentre ciò che è generato lo è. 'Il tutto è prima delle sue parti' (Aristotele), cioè: il tutto produce, deduce, pone le parti da se stesso, mentre ciò che è costruito è composto dalle sue parti ed è posto da esse; ciò che è costruito non è che un'idea astratta, relativa alla interazione fra queste parti. Il tutto qui non c'è. Invece, laddove c'è il tutto, le parti da esso generate sono organi. L'obiettivo dello studio della poesia, della musica, della pittura, del pensiero scientifico, ecc. è quello di comprendere ciò che si studia come un tutto, cioè di vedere come questo tutto pone, produce le sue parti, gli organi."


"Conosco abbastanza bene la storia e lo sviluppo storico del pensiero per poter prevedere che un giorno si metteranno a raccogliere i cocci di ciò che hanno distrutto. Tuttavia questo non mi rallegra affatto, anzi mi infastidisce questa odiosa stupidità umana che perdura fin dagli inizi della storia e sembra intenzionata a durare fino alla fine".


Le mie convinzioni filosofico-religiose adulte non provengono dai libri di filosofia (che, salvo poche eccezioni, leggevo sempre poco, e per di più malvolentieri), ma dalle osservazioni dell'infanzia…Già in tenera età si erano formati nella mia mente le categorie del conoscere e i concetti fondamentali della filosofia. Successivamente, riflettendo sui concetti di base della visione del mondo e studiandoli dal punto di vista logico, mi sono rimesso su un terreno solido, e quando mi sono guardato intorno, è risultato che quel terreno solido era lo stesso su cui stavo nella prima infanzia: dopo un vagabondaggio mentale, alla fine, mi sono trovato al punto di partenza. In effetti non avevo conosciuto nulla di nuovo, ma mi ero solamente "ricordato" - sì, ricordato - di quei fondamenti della mia persona che si erano formati durante l'infanzia stessa ossia, che erano il germe iniziale d tutte le crescite spirituali, cominciando dai primi barlumi della conoscenza… Se gli allievi capissero a che cosa, in fin dei conti, sono ancorate le teorie dei maestri, a quali infantili intuizioni irrazionali, essi smetterebbero di iurare in verba magistri e invece cercherebbero di cogliere più profondamente il bambino geniale nascosto nella personalità di questi maestri.



Sembra volermi chiedere come mai ritorno sempre alle impressioni dell'infanzia.
Prima di tutto perché il mondo interiore si cristallizza attorno ad esse e da esse viene sostanzialmente determinato. Se la vita in genere ha senso e valore, dimenticare il passato è ingratitudine e insensatezza, poiché tutto diventa passato, e allora tutta la vita, tirate le somme, deve rivelarsi uno zero.


Ciò che ti dà la famiglia è in ogni caso il meglio di ciò che riceverai dalla vita: le impressioni dell'infanzia e della giovinezza costituiscono l'embrione forte e consistente di tutto ciò che verrà in seguito e bisogna averne una cura del tutto particolare.


Se l'impeto non incontra nessuna resistenza, esso non crea niente, e al posto del Niagara vien fuori una pozzanghera stagnante. Ciò non si riferisce soltanto alla creazione poetica, ma a tutta la cultura, poiché in tutti i suoi campi essa crea delle barriere, che isolano una certa manifestazione e non le consentano di estendersi e fondersi in una unità senza differenze e senza volto con altre manifestazioni.


Ciò che ti può dare la casa paterna non te lo potrà mai dare niente e nessuno, ma bisogna guadagnarselo, bisogna essere attenti a ciò che accade in casa e non viverci come fosse un albergo.


"Normalmente si pensa che l'umanità morirà per mancanza di qualche cosa. 
Per me invece è chiaro che morirà per l'abbondanza"
padre di Pavel Florenskij


I morti io li sento più vivi dei conoscenti dai quali sono stato separato, a parte voi familiari. 
I conoscenti vengono a galla come delle ombre pallide, mentre i morti li sento dentro di me.



Chi agisce con approssimazione si abitua anche a parlare con approssimazione, e il parlare grossolano, impreciso e sciatto coinvolge in questa indeterminatezza anche il pensiero [... ]
Pavel Florenskij



 “Nella creazione artistica l’anima è sollevata dal mondo terreno ed entra nel mondo celeste.
Lì senza immagini si nutre della contemplazione dell’esistenza del mondo celeste, tocca gli eterni movimenti delle cose e, impregnata e carica di conoscenza ritorna al mondo terreno. E tornando giù per la stessa strada arriva alla frontiera della terrestrità, dove il suo acquisto spirituale è investito in immagini simboliche – le stesse che, fissandosi, formano l’opera d’arte.”
Pavel Florenskij







Musica per il mio essere. Un maestro di vita, adoro questo libro di lettere, ognuna diversa per il destinatario, tutte ricche d'amore e di una morale e pedagogia integerrime.

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