giovedì 2 febbraio 2012

Emanuele Severino racconta. I presocratici e la nascita della filosofia


Emanuele Severino racconta
I presocratici e la nascita della filosofia

[...] Noi viviamo in un Occidente che ha visto due guerre mondiali, da cui è stato squartato, un Occidente che è stato poi attraversato da un lungo periodo di tensione dovuto alla guerra fredda. Vorrei che, guardandoci attorno, si arrivasse lontano, fino a quello che abbiamo appunto chiamato l'inizio del pensiero filosofico: i cosiddetti primi pensatori greci.
Credo che tutti si siano resi conto dello spostamento della conflittualità planetaria dall'asse est-ovest (Unione Sovietica-Stati Uniti) all'asse nord-sud. Perché è accaduto questo? Perché, semplificando, il Nord del pianeta è ridiventato omogeneo. Dico «ridiventato» perché, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, la Russia era a pieno titolo all'interno della civiltà e della società europea. Poi si è prodotto lo scontro tra capitalismo e socialismo reale. Questo scontro, possiamo dire, è lo scontro fra due filosofie. Chi pensa che la filosofia sia qualcosa di astratto, spesso non si rende conto che il socialismo reale, guidato dal marxismo, è una delle più grandi filosofie che ripropongono il modo di fare filosofia proprio del passato. Ma anche il capitalismo è una grande filosofia. Non possiamo qui soffermarci a indicare il perché queste due forme di situazione sociale siano due grandi filosofie. Intendo invece approfondire rapidamente il fatto che se il Nord del pianeta è ridiventato omogeneo, questo è dovuto alla circostanza per cui al centro della società si è posta la scienza alla guida della tecnica, emarginando così quelle che oggi si chiamano ideologie, cioè le grandi forze culturali e civili dell'Occidente che noi abbiamo già nominato parlando di capitalismo e di socialismo reale.
Ma perché è accaduto questo? Rispondendo a tale domanda ci troviamo in pieno nel tema che vogliamo affrontare. Potremmo dire: la scienza e la tecnica si sono poste al centro e hanno emarginato le grandi ideologie del passato perché è venuta meno la convinzione che in queste ideologie ci fosse verità. Noi pronunciamo la parola «verità» tutti i giorni, ma si tratta di capire da dove essa provenga, quale sia il significato che l'ha determinata, che ha determinato il senso radicale di questa parola. Diciamo allora in tutta semplicità che l'attenzione per la verità è la nascita della filosofia.

La ricerca della verità
Noi oggi parliamo di verità in molti sensi, diciamo perfino: «Questa cosa è più vera di un'altra», misurando così la verità. Il modo in cui oggi parlano della verità non solo la scienza, ma anche la religione - Gesù infatti dice: «Io sono la via, la verità e la vita» — o l'arte, è ereditato dall'irruzione nella storia dell'uomo di un evento straordinario, cioè di quell'evento che si chiama, appunto, filosofia.
I primi pensatori greci (e non crediamo che, per il fatto che li si chiami presocratici, siano una sorta di preambolo accidentale rispetto alla filosofia socratica e poi ai grandi filosofi che costituiscono l'ossatura della nostra civiltà) portano alla luce il significato radicale della verità. Ma perché? Teniamo presente quello che dice Aristotele, uno dei massimi filosofi dell'umanità: «La filosofia nasce da thàuma». Quasi sempre si traduce la parola thàuma, in modo troppo debole, con «meraviglia», ma la parola «meraviglia» fa subito pensare a una sorta di gioco intellettuale in cui un individuo, chiamato poi «filosofo», si meraviglia o si stupisce di cose di cui gli altri non si meravigliano. No, così è troppo

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