lunedì 6 febbraio 2012

Anassagora - Empedocle - Lavoisier - «Ex nihilo nihil fit» - Dal nulla non proviene nulla - Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma
Anassagora di Clazomene, filosofo greco del V secolo a.C.


"Questo pensiero fu ripreso da Antoine Lavoisier, considerato il padre della chimica moderna, che nel 1775 formulò la legge della conservazione della massa, ovverosia: la quantità di materia totale di un sistema chiuso rimane costante. Il nostro "sistema chiuso" è il pianeta Terra. Bruciare rifiuti, quindi, equivale a trasformarli in elementi ancora più tossici e pericolosi, in grado di generare gravi malattie"
http://www.sporchidamorire.com/doc/index.php?option=com_content&view=article&id=52&Itemid=59&lang=it






115. CAUSALITÀ.
Derivata dal latino «cudere» che significa "battere, colpire, spingere"; essa indica la condizione necessaria tra i fatti dell'esperienza che vengono interpretati, nella loro successione temporale, come collegati da un rapporto di causa-effetto.

Celebre è la frase latina «Ex nihilo nihil fit» (Dal nulla non proviene nulla), enunciata da Tito Lucrezio Caro, formulata da Empedocle, adottata anche da Anassagora e Democrito, riformulata da molti filosofi, tra cui Renato Cartesio; l'espressione costituisce il fondamento del DETERMINISMO, che, a sua volta, poggia sul principio di causalità (vedi post n.137 di "Robert Del Sol Storia della Filosofia").

Con l'avvento della fisica quantistica, occupandosi soprattutto del mondo microscopico, lo schema del determinismo è stato sostituito con quello probabilistico (vedi post n.41 di "Robert Del Sol Storia della Filosofia").

Ma il filosofo che per primo ha minato seriamente alla base il principio di causalità è David Hume (vedi post n.49 di "Robert Del Sol Storia della Filosofia"). 
Egli dice:
"Non vi è nessuna necessità che ad una precisa causa debba necessariamente corrispondere un preciso effetto
In realtà accade che alla constatazione che a una causa solitamente corrisponde un effetto, ci si aspetta che a una causa simile corrisponda l'effetto simile previsto, ma ciò non è detto".

Il filosofo scozzese sostiene che i nessi di causalità non possono essere stabiliti a priori, e che la relazione causale è fondata solo su un'ABITUDINE associativa di carattere psicologico.
Qual è la natura della causalità? 
È una necessità o un'abitudine, oppure qualcos'altro?


La causalità ha senso per gli occhi di chi osserva!!! 
Le abitudini umane sono condizionate dal suo esplicarsi naturale. 
Caldo e freddo sono prodotti causali dati dalla rotazione terrestre, questo moto è necessario per permettere la vita. Cartesio, nel suo discorso sul metodo ne enfatizza la specificità. 



La natura della causalità è la necessità, ma non una necessità deterministica, rigida.
Provo a spiegarmi: è necessario che ci sia almeno una causa perché si dia un effetto, un risultato, un prodotto. Ma questa causa necessaria non mi dirà mai esattamente come sarà l'effetto conseguito, se non per ristretti ambiti controllati tecnico-sceintifici. E' necessario che ci siano due genitori perché si dia un figlio, ma poi come sia questo figlio non è rigidamente prevedibile a partire dalle due cause date. Il secondo figlio non è mai uguale al primo e così via.



I FISICI PLURALISTI: EMPEDOCLE E ANASSAGORA.                                                                 Nulla si crea e nulla si distrugge veramente, ma tutto si trasforma

"Da Eraclito e la scuola jonica, i fisici pluralisti accettano l’idea del divenire incessante delle cose. Da Parmenide accolgono invece il concetto dell’eternità e dell’immutabilità dell’Essere.

Ma come possono conciliare le opposte affermazioni del divenire delle cose e dell’eternità e immutabilità di fondo della natura???
Questi filosofi risolvono genialmente il problema distinguendo tra composti (mutevoli) ed elementi (immutabili). Essi ritengono che le cose del mondo siano costituite di elementi eterni che unendosi tra di loro danno origine a ciò che noi chiamiamo “nascita” e disunendosi provocano ciò che noi chiamiamo “morte. In tal modo essi finiscono per giungere al principio secondo cui, in natura, nulla si crea e nulla si distrugge veramente, ma tutto si trasforma soltanto

Tali filosofi sono detti pluralisti in quanto ritengono che i princìpi della natura siano molteplici.

Empedocle (492-432 a.C.) ritiene che l’essere non possa nascere ne perire; egli spiega l'apparenza della nascita e della morte ricorrendo al combinarsi e dividersi degli elementi che compongono la cosa. L’unione degli elementi è la nascita delle cose, la loro disunione la morte. Gli elementi sono quattro: fuoco, acqua, terra, aria e costituiscono le “quattro radici di tutte le cose. Queste quattro radici sono animate da due forze opposte: l’Amore che tende ad unirli; la Contesa o Odio che tende a disunirli. Si tratta di due forze cosmiche di natura divina, la cui azione si avvicenda nell’universo determinando le fasi del ciclo cosmico.
C’è una fase in cui l’Amore domina completamente ed è lo Sfero nel quale tutti gli elementi sono unificati e legati nella più completa armonia. Ma in questa fase non c’è ne il sole, ne la terra, ne il mare, perchè non c’è altro che un Tutto uniforme, una divinità che gode della sua solitudine.
L’azione della Contesa rompe questa unità e comincia a introdurre la separazione degli elementi. Ma in questa fase la separazione non è distruttiva: ad un certo punto, essa determina la formazione delle cose quali sono nel nostro mondo, il quale è il prodotto dell’azione combinata delle due forze e sta a metà strada tra il regno dell’Amore e quello dell’Odio. Continuando l’Odio ad agire, le cose stesse si dissolvono e si ha il regno del caos: il puro dominio dell’Odio. Allora sta di nuovo all’Amore a ricominciare di nuovo l’unificazione degli elementi cominciando un nuovo ciclo cosmico.

I quattro elementi e le due forze che li muovono sono anche le condizioni della conoscenza umana. Il principio fondamentale della conoscenza è che il simile conosce il simile: “ Noi conosciamo la terra con la terra, l’acqua con l’acqua, il fuoco distruttore col fuoco, l’odio funesto con l’odio”.


Anassagora (500 a.C) ammette il principio di Parmenide che nulla nasce e nulla perisce, ma l’interpreta nel senso che nascere significa “riunirsi” e perire “separarsi. Gli elementi che si separano e uniscono sono i semi, particelle piccolissime e invisibili di materia. Queste particelle sono di qualità diverse: ci sono semi d’oro, di pietra, di ossa, etc... Da Aristotele furono dette omeomerie, cioè parti simili, perchè hanno gli stessi caratteri del tutto che vanno a costituire. L’oro per esempio è costituito in prevalenza da semi d’oro; in esso ci sono però anche, in minor quantità, semi di tutte le altre sostanze. Il carattere fondamentale dei semi è che sono infinitamente divisibili. Non vi è una quantità minima: ogni quantità, per quanto piccola può essere ancora divisibile in parti minori. Ne vi è grandezza massima, giacchè ogni quantità, per quanto grande, può essere ancora aumentata.
Dai semi Anassagora distingue nettamente la forza che li fa muovere e li ordina. Questa forza è una intelligenza divina o Noùs. Secondo Anassagora, l’intelligenza ha prodotto, nel caos primordiale dei semi, un movimento turbinoso che per la sua rapidità ha fatto dividere le sostanze secondo l’opposizione del caldo e del freddo, della luce e dell’oscurità. Lo stesso movimento turbinoso ha fatto staccare, dalla terra, masse che si sono infiammate e, divenute così luminose, hanno formato gli astri e lo stesso sole. Gli animali e l’uomo si sono formati dai semi provenienti dall’aria, la quale, come tutte le altre cose, comprende tutti i semi possibili.
A differenza di Empedocle quindi, Anassagora, ritiene che la sensazione sia prodotta non già dalle cose simili, ma piuttosto dalle dissimili: “Noi sentiamo il freddo con il caldo, il dolce con l’amaro e ogni qualità con la qualità opposta”. Quindi per Anassagora il simile conosce il dissimile".

http://stan.forumfree.it/?t=8984408





ANASSAGORA DI CLAZOMENE E LE OMEOMERIE
Anassagora di Clazomene nasce tra il 500 e il 496 a.C  e muore nel 428 a.C circa. 
Ad Anassagora va il merito di aver introdotto la filosofia ad Atene, allora sotto il governo di Pericle.
Anassagora scrive Sulla natura, opera di cui rimangono pochi frammenti.
Condivide la teoria di Parmenide secondo cui nulla nasce dal nulla e nulla perisce nel nulla, interpretando, però, il verbo nascere come riunirsi e il verbo perire come separarsi.
Ad unirsi e a separarsi sono i semi, particelle piccolissime e invisibili di materia di qualità differenti (semi di oro, di pietra, di carne, ecc).
Aristotele definì questi semi omeomerie, cioè parti simili, in quanto hanno i caratteri della sostanza che costituiscono. L’oro, ad esempio, è costituito da semi d’oro per la maggior parte oltre che da semi di tutte le altre sostanze in minor quantità.
I semi sono infinitamente indivisibili: ogni quantità, per quanto piccola, sarà ulteriormente divisibile in parti minori così come ogni quantità, per quanto grande, potrà essere ancora aumentata. Pertanto non esiste una quantità minima né una quantità massima. Il grande e il piccolo sono, poi, relativi, in quanto variano in base al punto di riferimento.
Un concetto alla base della matematica moderna e in particolare del calcolo infinitesimale. 
Non essendo, però, un matematico, furono osservazioni di carattere biologico a spingere Anassagora verso la sua teoria: seppure ingeriamo un nutrimento di un sol tipo, da questo si formano le varie parti del corpo, perciò è necessario che il nostro nutrimento sia formato dalle stesse particelle che costituiscono il nostro corpo. Quelle particelle che Anassagora chiama semi.
A muovere e ordinare i semi è una forza, il noùs. Un’intelligenza divina che ordina il mondo così come lo conosciamo. Un ordine mai perfetto, perché i semi rimangono sempre mescolati gli uni agli altri. Il noùs ha prodotto un vortice nel caos primordiale dei semi, separandoli sulla base delle opposizioni caldo-freddo, luce-oscurità: così dalla terra si sono staccati una serie di masse, che, infiammatesi e illuminatesi, hanno costituito le stelle e il sole, mentre l’uomo e gli animali sono stati costituiti dai semi provenienti dall’aria.

Anassagora è il primo ad introdurre il concetto di una mente che ordina e di un’intelligenza alla base del cosmo, sebbene bisogni notare, come affermano gli stessi Aristotele e Platone, che Anassagora ricorre al noùs solo quando la spiegazione naturalistica difetta.

A differenza di Empedocle, per quanto concerne la teoria della conoscenza, Anassagora ritiene che il simile si conosce con il dissimile: il freddo con il caldo, il dolce con l’amaro, ecc.

Per ultimo, si ricorda una frase di Anassagora:

L’uomo è il più intelligente degli animali per il possesso delle mani.

Un’esaltazione della tecnica, interpretata da Anassagora come strumento di sviluppo dell’umanità.






"...sono uno strano popolo [gli agrigentini]:
costruiscono monumenti come se dovessero vivere in eterno
e vivono come se ogni giorno fosse l'ultimo della loro esistenza..."
Empedocle di Akragas (Agrigento)
Agrigento nel V secolo a.C era considerata la città più bella del mondo o come disse Pindaro
<<La più bella città dei mortali>>


'Per l'anima che viene dal cielo, la nascita è una morte' aveva detto Empedocle cinquecento anni prima di Cristo. Per sublime che sia uno spirito, una volta ingoiato dalla carne esso perde, temporaneamente, il ricordo del suo passato; una volta preso negli ingranaggi della vita corporea, l'evoluzione della sua coscienza terrena deve obbedire alle leggi del mondo in cui si incarna. Cade in balia della forza degli elementi. Più eccelsa fu la sua origine, maggiore sarà lo sforzo per riacquistare la sua forza sopita, la sua unità divina, per prendere coscienza della sua missione.
Edouard Schuré, "I grandi iniziati"


“Assecondate la Natura prima che s'impadronisca di voi!”
Holderlin - Empedocle



“Vado per il mio cammino, Crizia,
e so dove conduce. E mi prende vergogna
per avere esitato così a lungo.
Perché attendere tanto, sino a perdere
felicità e giovinezza e spirito, e che
più nulla mi rimanesse se non follia e miseria.
Quante volte, quante volte una voce mi ammonì!
Sarebbe stato bello allora. Ma ora è necessario.
O dèi misericordiosi! Dei del silenzio!
La parola insofferente precorre l’uomo
e non lascia che maturi in pace l’ora
della riuscita. Molte cose sono consumate
e ora tutto è più facile.”
Holderlin, Empedocle




Scheda introduttiva su Empedocle
Scritto da Martino Sacchi   

Empedocle nacque ad Agrigento intorno al 484-481 a.C. e svolse la sua attività filosofica in Sicilia.
Nonostante l'influenza del pitagorismo e dell'eleatismo, si colloca nell'ambito dei pluralisti.
Le radici
 Empedocle ipotizza l'esistenza di quattro radici (rhizòmata): acqua, aria, terra e fuoco, ovvero i quattro elementi fondamentali. Essi, con le loro combinazioni e separazioni, determinano la generazione e la corruzione
di tutte le cose.
La "radici" sono all'origine della corruzione e della generazione: le cose sono il frutto dell'aggregazione (nascita) e della disgregazione (morte) delle radici, le quali sono però eterne, immutabili e immobili.
Per spiegare come le quattro radici possano aggregarsi e separarsi, Empedocle introduce due cause, da lui chiamate Amore e Odio. Il primo ha una forza di attrazione e tiene insieme gli elementi o radici, il secondo ha una forza di repulsione che le divide: la generazione delle cose avviene la forza dell'Amore fa unire le quattro radici, mentre
la disgregazione è prodotta dal prevalere dell'odio.
Il processo messo in moto da Amore e Odio è causale, ma tale da creare un'armonia. Gli elementi di Empedocle sono intesi come i mezzi attraverso i quali si è formata tutta la realtà che ci circonda. Anche l'uomo è formato dalle stesse so radici di cui è formata la realtà che lo circonda.

Il divenire ciclico
 Amore e Odio tendono a sopraffarsi a vicenda, ed è il loro conflitto che determina lo sviluppo ciclico delle cose. Empedocle immagina che il cosmo sia soggetto a uno sviluppo ciclico che si ripete eternamente e che è diviso in quattro fasi:
• Lo sfero: è il momento della perfetta unità delle radici. Gli elementi sono tutti mescolati insieme in una completa unione.
• L'età dell'odio: l'odio penetra nello sfero e separa progressivamente ciò che era unito. In questo processo si costituirebbe il cosmo. Frutto di un equilibrio precario stabilitosi tra odio che avanza e amore che si ritira. In esso uno e molteplice coesistono.
• Il caos: l'odio ha ormai completamente disgregato lo sfero. È la fase dell'assoluta molteplicità. È assente ogni principio unitario, che dia forma, struttura e limite alle cose e che le determini.
• L'età dell'amore: l'amore costruisce progressivamente l'unità degli elementi. In questo processo nasce per la seconda volta il cosmo.

Quindi abbiamo un passaggio da unità originaria a molteplicità a ritorno all'unità. L'universo, secondo il filosofo, si sarebbe creato dal prevalere dell'amore che ha formato i pianeti che noi conosciamo; noi stiamo vivendo in una
fase intermedia in cui sono presenti sia Amore che Odio, e quando prevarrà totalmente l'odio allora l'universo avrà fine. Le quattro radici sono eterne e immutabili; si mescolano per dare origini a soggetti diversi, ma sono uniche, sono sempre le stesse particelle combinate diversamente.





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