giovedì 9 febbraio 2012

George Orwell. Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.


“(…) Fui perciò piuttosto turbata dal fatto che mio Padre, per nulla amatore di letteratura avveniristica e profetica, e neanche di favole moralistiche, desse tanta importanza a quel libro: in particolare alla profezia sulla progressiva eliminazione dell’umanità dal linguaggio, e al punto di esprimere riflessioni pessimistiche – che non gli avevo mai sentito fare nemmeno durante il fascismo – sulla facilità con cui può venire estirpata la pianta della civiltà, che impiega secoli per ricrescere. Quel ricordo, e con esso l’immagine che si ha in quel libro del popolo come ultima risorsa umana, se pure ridotta allo stato puramente vegetativo (vegetazione che inoltre la civiltà dei consumi si preparava a distruggere quando, dobbiamo dire fortunatamente, è entrata in dissesto), mi lasciarono nel subconscio la certezza che Orwell era un autore il quale non aveva fatto il suo tempo, ma si sarebbe dovuto tenere di riserva per tempi più duri
Elena Croce, “George Orwell”, in «Settanta», n. 22, Marzo 1972



E’ un sentimento curioso quello che provo per i bambini.
Mi capita spessissimo di non sopportarne neppure la vista.
Quanto alla loro conversazione, è semplicemente intollerabile.
Sono nell'età arida e prosaica in cui la mente di un bambino gira intorno a cose come la riga, la scatola delle matite, e chi ha preso nove in francese.
In altri momenti, specie quando dormono,
provo qualcosa di completamente diverso.
A volte, certe sere d'estate quando fa chiaro,
mi curvo sui loro lettini e li guardo dormire con quelle facce tonde e quei capelli di stoppa, molto più biondi dei miei, e capisco cosa vuol dire la Bibbia quando parla dei visceri che ti si struggono.
Allora, sento che non sono niente più di un baccello secco che non vale due soldi, e che sono importante solo per aver fatto venire al mondo quelle creature e perché le nutro mentre crescono.
Ma è solo a momenti.
George Orwell, Una boccata d'aria


Ero un pò solitario e presto sviluppai uno sgradevole manierismo che mi rese impopolare nel periodo della scuola. Avevo l'abitudine tipica dei bambini solitari di inventare storie e di parlare con persone immaginarie e credo che fin dall'inizio le mie ambizioni fossero mescolate alla sensazione di essere isolato e sottovalutato. Sapevo di avere dimestichezza con le parole e sentivo che questo dava corpo ad una specie di mondo segreto in cui potevo riprendermi dal fallimento della vita di ogni giorno.
George Orwell: "Perché Scrivo"



Se distruggiamo ogni piacere nel corso della vita, quale specie di futuro ci prepareremo?
Se non si sa godere per il ritorno della primavera, come faremo a essere felici in un’utopia che ci risparmi il lavoro? In che modo sfrutteremo il tempo libero, che le macchine ci largiranno?
Io ho sempre sospettato che, se i nostri problemi economici e politici verranno effettivamente risolti, la vita diventerà più semplice invece che più complicata, e che il tipo di piacere che si deriva nello scovare una primula precoce sarà ben maggiore del tipo di piacere che si deriva mangiando un gelato sull’aria di un Wurlitzer.
Credo che, conservando il proprio amore infantile per alberi, pesci, farfalle e – per tornare al punto di partenza – rospi, ci si prepara meglio un pacifico e onesto futuro, mentre invece sostenendo che nulla deve essere ammirato tranne l’acciaio e il cemento armato, si rende più probabile una situazione in cui gli esseri umani non avranno altro sfogo per le loro superflue energie se non l’odio e l’adorazione di un qualche duce.
Ad ogni modo, la primavera è arrivata anche a Londra N.1 e nessuno può impedirvi di goderne. Questo è un pensiero rassicurante. Quante volte mi sono fermato a osservare gli amori dei rospi o un paio di lepri impegnate in uno scontro di boxe tra i giovani stocchi del granturco, e ho pensato a tutte le persone importanti che sarebbero state liete di vietarmi quel piacere, solo che avessero potuto.
Ma, per fortuna, non possono. Finchè non siete veramente malato o soffrite la fame o avete paura o vi trovate rinchiuso in una prigione o in un villaggio turistico, la primavera è sempre primavera. Le bombe atomiche si ammassano nelle fabbriche, le polizie s’aggirano minacciose per le città, le menzogne piovono dagli altoparlanti, ma la terra continua a girare intorno al sole e né i dittatori né i burocrati, per quanto profondamente ostili alla cosa, sono in grado di impedirglielo.
George Orwell, Elogio del rospo



I pensatori della politica si dividono generalmente in due categorie:
gli utopisti con la testa fra le nuvole, e i realisti con i piedi nel fango.
George Orwell

Molto spesso la semplice Verità non é assolutamente credibile nelle menti non aperte.
George Orwell




Il linguaggio politico è concepito in modo che le menzogne suonino sincere e l'omicidio
rispettabile, e per dare una parvenza di solidità all'aria.
George Orwell


Il potere non è un mezzo, è un fine.
Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura.
Il fine della persecuzione è la persecuzione.
Il fine della tortura è la tortura.
Il fine del potere è il potere.
George Orwell


Ora risponderò io stesso alla mia domanda. Sta' a sentire. Il Partito ricerca il potere esclusivamente per i suoi propri fini. Il bene degli altri non ci interessa affatto; ci interessa soltanto il potere. Né la ricchezza, né il lusso, né una vita lunga, né la felicità hanno un vero interesse per noi; ci interessa soltanto il potere, il potere puro. Ti dico subito ciò che significa potere puro. La differenza tra noi e le oligarchie del passato consiste in questo, che noi sappiamo quel che facciamo. Tutti gli altri, anche quelli che ci rassomigliano più da vicino, erano tutti vili e ipocriti. I nazisti tedeschi e i comunisti russi si avvicinarono molto ai nostri metodi, ma non ebbero mai il coraggio di dichiarare apertamente i loro motivi, le loro ragioni. Essi pretesero, e forse perfino credettero, d'essersi impadroniti del potere contro la propria elezione e iniziativa, e per un tempo limitato, e che all'angolo della strada ci fosse un paradiso nel quale gli uomini potessero essere liberi e uguali. Noi siamo tutt'altra cosa. Noi sappiamo benissimo che nessuno s'impadronisce del potere con l'intenzione di abbandonarlo in seguito. Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere. Cominci a capirmi ora?
George Orwell, 1984


Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse. Abbandonati a se stessi, continueranno, generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, a lavorare, generare e morire, privi non solo di qualsiasi impulso alla ribellione, ma anche della capacità di capire che il mondo potrebbe anche essere diverso da quello che è."
George Orwell, 1984




«Winston, come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?».
Winston rifletté. «Facendolo soffrire» rispose.
"Esattamente. Facendolo soffrire. L'obbedienza non basta. Se non soffre, come si fa a essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua? Il potere consiste appunto nell'infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento ".
George Orwell, "1984 "


"[...] Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento. [...] Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà. Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza. Le civiltà del passato pretendevano di essere fondate sull'amore e sulla giustizia. La nostra è fondata sull'odio". 
George Orwell, 1984

Non ci limitiamo a distruggere i nostri nemici, noi li cambiamo. Capisci cosa intendo dire con queste parole?» O’Brien accennò un sorriso: «… Non ho forse detto che siamo diversi dai persecutori del passato? Non ci accontentiamo dell’obbedienza negativa, e meno che mai di una sottomissione avvilente. Quando infine ti arrenderai a noi, ciò dovrà avvenire di tua spontanea volontà. Noi non distruggiamo l’eretico per il fatto che ci resiste. Anzi, finché ci resiste non lo distruggiamo. Noi lo convertiamo, penetriamo nei suoi recessi mentali più nascosti, lo modelliamo da cima a fondo.
George Orwell,1984

Tutte le convinzioni, i costumi, i gusti, le emozioni, gli atteggiamenti mentali che caratterizzano il nostro tempo sono stati in realtà programmati. […] Una rivolta vera e propria, o qualcosa che si avvicini a essa, è al momento impossibile. Da parte dei proletari, in particolare, non vi è nulla da temere: abbandonati a se stessi, continueranno, generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, a lavorare, generare e morire, privi non solo di qualsiasi impulso alla ribellione, ma anche della capacità di capire che il mondo potrebbe anche essere diverso da quello che è. Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse.”
George Orwell, 1984

Quel che ti succede qui ora, resta per sempre. Cerca di capirlo bene prima. 
Noi ti faremo scendere fino a un punto dal quale non c’è più alcuna possibilità di risalire. 
Ti accadranno cose dalle quali tu non riuscirai a guarire anche se dovessi vivere mille anni. 
Tu non sarai mai più capace di comuni sentimenti umani. Ogni cosa sarà morta dentro di te. 
Tu non sarai mai più capace di sentire amore, amicizia, gioia di vivere, di ridere, di sentire curiosità, onestà. Sarai vuoto. Ti spremeremo fino a che tu non sia completamente svuotato e quindi ti riempiremo di noi stessi.
George Orwell, 1984


Julia restò per qualche attimo a riflettere. <<Non lo possono fare>> disse infine. <<E’ l’unica cosa che non possono fare. Possono farti dire tutto, tutto, ma non possono obbligarti a crederci. Non possono entrare dentro di te.>> <<No>> disse Winston un po’ rinfrancato, <<no, quel che dici è verissimo, non possono entrare dentro di te. Se riesci a sentire fino in fondo che vale la pena conservare la propria condizione di esseri umani anche quando non ne sortisce alcun effetto pratico, sei riuscito a sconfiggerli.>> […] Potevano portare allo scoperto, fino all’ultimo dettaglio, tutto ciò che avevate detto, fatto o pensato, ma ciò che giaceva in fondo al cuore e che seguiva percorsi sconosciuti anche a voi stessi, restava inespugnabile.
George Orwell, 1984


Quelli che hanno di fronte alla guerra l’atteggiamento più chiaro e razionale sono le popolazioni asservite dei territori contesi. Ai loro occhi la guerra non è altro che una continua calamità che passa e ripassa sui loro corpi come l’onda di una marea. Chi vinca li lascia del tutto indifferenti. Essi sanno bene che un mutamento nell’identità dei dominatori significa soltanto che faranno le stesse cose di prima per padroni che li tratteranno nello stesso modo dei precedenti.
George Orwell, 1984


'Quel libro lo affascinava o, per meglio dire, lo rassicurava. In un certo senso non gli raccontava niente di nuovo, ma proprio questo costituiva parte della sua attrattiva. Diceva delle cose che avrebbe scritto lui se fosse stato capace di riordinare i frammenti dei suoi pensieri. Era il prodotto di una mente simile alla sua, ma immensamente più poderosa, più sistematica, meno condizionata dalla paura. I libri migliori sono quelli che ci dicono quello che sappiano già.
George Orwell, 1984


L'ortodossia consiste nel non pensare — nel non aver bisogno di pensare.
L'ortodossia è inconsapevolezza.
George Orwell, 1984



Se tu sei un uomo, Winston, tu sei l'ultimo uomo. 
La tua specie è estinta; noi ne siamo gli eredi.
Ti rendi conto che sei solo?
Tu sei fuori della storia, tu non esisti.
George Orwell, 1984


"Tu credi che la realtà sia qualcosa di obiettivo, di esterno, che esista in sé stessa…
Ma io ti dico, Winston, che la realtà non è esterna.
La realtà esiste solo nella mente umana, e da nessun’altra parte."
George Orwell, 1984



“In conformità ai principi del bipensiero, non ha importanza che la guerra ci sia davvero o che, essendoci la vittoria, sia impossibile. Lo scopo della guerra non è la vittoria ma la continuità.
Lo scopo della guerra è la distruzione da quanto prodotto dal lavoro umano.
Una società gerarchica è possibile solo sulla base della povertà e dell’ignoranza.
Come principio lo sforzo bellico è sempre programmato per tenere la società alla soglia della fame.
La guerra è scatenata dal gruppo dominante contro i suoi stessi soggetti. E lo scopo non è la vittoria contro l’Eurasia o l’Estasia, ma di far rimanere intatta la struttura della società.”
George Orwell 1984


Il vocabolario neolinguistico è stato concepito in modo tale da esprimere esattamente solo il senso che un membro del partito possa correttamente desiderare di esprimere, escludendo tutti gli altri significati ed impedendo la possibilità di immaginare altre accezioni con metodi indiretti. Ciò è stato ottenuto in parte mediante l'invenzione di nuove parole, ma soprattutto eliminando le parole indesiderabili e spogliando le parole approvate di qualsiasi significato non ortodosso, e per quanto possibile dei significati secondari. Per fare un solo esempio. La parola 'libero' esiste ancora nella neolingua, ma può usarsi esclusivamente in locuzioni quali: 'Questo cane è libero da pidocchi' oppure 'Questo campo è libero da erbacce'. Non è più utilizzata nell'antica accezione di 'politicamente libero' o 'intellettualmente libero' dal momento che la libertà politica e intellettuale non esistono più neanche a livello concettuale, quindi: nessun concetto, nessun nome...
George Orwell


"Se il Partito poteva impossessarsi del passato fino a dire, di questo o quell'altro avvenimento, "non è mai successo"... non era più spaventoso che soltanto la tortura o la morte? Il Partito diceva che l'Oceania non era mai stata alleata dell'Eurasia. Lui, Winston, sapeva che l'Oceania era stata alleata dell'Eurasia appena quattro anni prima. Ma dove esisteva quella nozione? Solo nella sua coscienza, la quale, in ogni caso, doveva essere presto annullata. E se tutti gli altri accettavano quella menzogna che il Partito imponeva (se tutti i documenti imponevano la stessa storiella), la menzogna diventava verità e passava alla storia. "Chi controlla il passato" diceva lo slogan del Partito "controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato". Eppure il passato, sebbene mutevole per la sua stessa natura, non era mai stato mutato. Tutto ciò che era vero allora, rimaneva vero da sempre e per sempre. Era semplicissimo. Tutto quel che si richiedeva era soltanto una serie infinita di vittorie sulla propria stessa memoria. "Controllo della realtà", lo chiamavano: e in neolingua bipensiero"
George Orwell, 1984




..."tenerli sotto controllo non era un problema.. persino quando in mezzo a loro serpeggiava il malcontento - che talvolta pure accadeva - questo scontento non aveva sbocchi perché, privi come erano d'una visione generale dei fatti, finivano per convogliarlo su rivendicazioni assolutamente secondarie.. in realtà non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi".
George Orwell, 1984


Era un pò curioso pensare che il cielo era lo stesso per tutti, in Eurasia, in Estasia, e anche lì.
E la gente sotto il cielo, anche, era sempre la stessa gente… dovunque, in tutto il mondo, centinaia o migliaia di milioni di individui, tutti uguali, ignari dell’esistenza di altri individui, tenuti separati da mura di odio e di bugie, eppure quasi gli stessi…
George Orwell, 1984


Si diceva che il Ministero della Verità contenesse tremila stanze al di sopra del livello stradale e altrettante ramificazioni al di sotto. Sparsi qua e là per Londra vi erano altri tre edifici di aspetto e dimensioni simili. Facevano apparire talmente minuscoli i fabbricati circostanti, che dal tetto degli Appartamenti Vittoria li si poteva vedere tutti e quattro simultaneamente. Erano le sedi dei quattro Ministeri fra i quali era distribuito l'intero apparato governativo: il Ministero della Verità, che si occupava dell'informazione, dei divertimenti, dell'istruzione e delle belle arti; il Ministero della Pace, che si occupava della guerra; il Ministero dell'Amore, che manteneva la legge e l'ordine pubblico; e il Ministero dell'Abbondanza, responsabile per gli affari economici. In neolingua i loro nomi erano i seguenti: Miniver, Minipax, Miniamor e Miniabb.
Fra tutti, il Ministero dell'Amore incuteva un autentico terrore. Era assolutamente privo di finestre. Winston non vi era mai entrato, anzi non vi si era mai accostato a una distanza inferiore al mezzo chilometro. Accedervi era impossibile, se non per motivi ufficiali, e anche allora solo dopo aver attraversato grovigli di filo spinato, porte d'acciaio e nidi di mitragliatrici ben occultati. Anche le strade che conducevano ai recinti esterni erano pattugliate da guardie con facce da gorilla, in uniforme nera e armate di lunghi manganelli.
Winston si girò di scatto. Il suo volto aveva assunto quell'espressione di sereno ottimismo che era consigliabile mostrare quando ci si trovava davanti al teleschermo.
George Orwell, 1984


La ragazza si fermò e si girò.
«Eccoci qua» disse.
Era di fronte a lui, a diversi passi di distanza, ma anche ora Winston non osava accostarsi a lei.
«Non ho aperto bocca lungo il sentiero» proseguì la ragazza, «per paura di qualche microfono nascosto. Non credo che ce ne siano, ma non si può mai sapere. C'è sempre la possibilità che uno di quei porci riconosca la tua voce. Qui siamo al sicuro.»
Winston ancora non osava avvicinarsi a lei. «Siamo al sicuro?» ripeté stupidamente.
«Sì. Osserva gli alberi.» Erano frassini minuscoli, che qualche volta dovevano essere stati tagliati ma poi, ricrescendo, avevano dato vita a una sorta di foresta di pali sottili come il polso di una mano. «Piantarvi dei microfoni è impossibile. E poi, sono già stata qui.»
Fino a quel momento, si erano limitati a parlare, ma Winston era riuscito ad andarle un po' più vicino. La ragazza gli stava davanti, quasi sull'attenti, con un sorriso vagamente ironico sulla bocca, come a chiedergli che cosa stesse aspettando. Le campanule erano adesso sparpagliate al suolo, quasi fossero cadute da sole. Winston le prese la mano.
«Forse non ci crederai» disse, «ma fino a questo momento non sapevo nemmeno di che colore fossero i tuoi occhi.» Notò che erano marroni, di una tonalità piuttosto chiara, mentre le ciglia erano nere. «E tu, adesso che mi hai visto come sono veramente, riesci ancora a guardarmi?»
«Certo, che ci riesco.»
«Ho trentanove anni, una moglie di cui non posso liberarmi, le vene varicose, cinque denti falsi.»
«Per me tutto questo non ha la benché minima importanza» disse la ragazza. [...]
Quel corpo giovane e forte, ora indifeso nel sonno, destò in lui un sentimento di protezione, di compassione, ma quella tenerezza incondizionata, che aveva provato sotto il nocciolo mentre il tordo cantava, non l'aveva più sentita. Spostò la tuta e restò a guardare attentamente i suoi fianchi morbidi e bianchi. Una volta, pensò Winston, un uomo guardava il corpo di una ragazza, lo desiderava, e questo era tutto; ora non vi era spazio né per il puro amore né per la pura lussuria. Non esistevano emozioni allo stato puro, perché tutto si mescolava alla paura e all'odio. Il loro amplesso era stato una battaglia, l'orgasmo una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.
George Orwell, 1984


Il lavoro pesante, la cura della casa e dei bambini, le futili beghe coi vicini, il cinema, il calcio, la birra e soprattutto le scommesse, limitavano il loro orizzonte. Tenerli sotto controllo non era difficile. Agenti di Psicopolizia s'infiltravano fra loro, diffondendo false notizie e individuando, per poi eliminarli, quei pochi che davano l'impressione di poter diventare pericolosi. Non si faceva nulla, però, per inculcare in loro l'ideologia del Partito. Non era auspicabile che i prolet avessero forti sentimenti politici. Da loro non si richiedeva altro che un po di patriottismo primitivo al quale poter fare appello tutte le volte in cui era necessario fargli accettare un prolungamento dell'orario di lavoro o diminuire le razioni di qualcosa. Perfino quando in mezzo a loro serpeggiava il malcontento (il che, talvolta, pure accadeva), questo scontento non aveva sbocchi perché privi com'erano di una visione generale dei fatti, finivano per convogliarlo su rivendicazioni assolutamente secondarie. Non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi.
George Orwell, 1984



Un essere umano è innanzitutto un sacco per metterci il cibo dentro, le altre funzioni e facoltà possono anche essere più divine, ma in ordine di importanza vengono dopo. Un uomo muore e viene sepolto, e tutte le sue parole e le sue azioni vengono dimenticate, ma il cibo che ha mangiato continua a vivere dopo di lui nel suono dei suoi figli, o nelle sue ossa marcie. Penso che si potrebbe plausibilmente sostenere che i cambiamenti di dieta sono più importanti dei cambiamenti di dinastia o addirittura di religione .... Eppure è curioso come venga riconosciuta raramente l'importanza del cibo. Si vedono dappertutto statue erette ai politici, ai poeti, ai vescovi, ma nessuna ai cuochi o ai salumieri o agli ortolani.
George Orwell. La strada di Wigan Pier


Grattate il pacifista medio e troverete il nazionalista fanatico. Il borghese membro dell'Independent Labour Party e il barbuto bevitore di succhi di frutta sono anima e corpo per una società senza classi fino a quando vedano il proletario attraverso un telescopio alla rovescia; costringeteli a un reale contatto con un proletario – fate che si prendano a pugno con un pescaiolo ubriaco, un sabato sera, per esempio saranno capaci di ripiegare sul più banale snobismo borghese. »
George Orwell. La strada di Wigan Pier - Mondadori 2015 - (cap. X, p. 182)




 “La strada di Wigan Pier” libro pubblicato nel 1937, è un volume di forte impronta socialista dove sono affrontati i temi della disoccupazione e delle condizioni dei minatori inglesi.
Il libro nasce dall’indagine che Orwell dovette svolgere su commissione del Left Book Club, un’associazione filo socialista, nelle zone colpite dalla depressione economica.
Il tema dominante di questo libro, tema peraltro comune a molti suoi scritti, è la difesa del proletariato, dei deboli e della libertà individuale. Ritroviamo inoltre il tema del classismo: Orwell, avvalendosi di elementi e racconti autobiografici, sottolinea quanto sia difficile se non impossibile abbattere il muro delle “caste”. Secondo lo scrittore il sistema classista inglese non è del tutto spiegabile in termini monetari ma si tratta a tutti gli effetti un sistema di “casta” che lui paragona a “un moderno villino mal costruito e infestato da fantasmi medievali”.
Sempre citando il saggio di Franco Garnero “il socialismo di Orwell si riassume in definitiva nella formula del proclama di The Road to Wigan Pier, “giustizia” e “libertà”, che è poco definita sul piano politico ma esprime con forza esigenze ben circostanziate su quello morale. In fondo il suo conservatorismo non è che il desiderio di moralizzare la politica e l’economia”.
In effetti, Orwell è per certi versi contraddittorio quando da un lato auspica il superamento della divisione in classi della società ma dall’altro ha paura che questo accada a discapito delle qualità più distintive della classe borghese alla quale appartiene. (da: Nove Muse )



Fu presto notato che quando c’era lavoro da fare il gatto era introvabile.
Spariva per ore intere per riapparire al momento dei pasti e la sera a lavoro terminato, come se niente fosse stato. Ma portava sì eccellenti scuse e faceva le fusa tanto gentilmente che era impossibile non credere alle sue buone intenzioni.
George Orwell, La fattoria degli animali


"Come schiavi lavorarono gli animali per tutto quell'intero anno. Ma nel loro lavoro erano felici: non si lamentavano né di sforzi né di sacrifici, ben sapendo che quanto facevano era fatto a loro beneficio e a beneficio di quelli della loro specie che sarebbero venuti dopo di loro, e non per l'uomo infingardo e ladro.
Durante la primavera e l'estate lavorarono sessanta ore la settimana, e in agosto Napoleon annunciò che ci sarebbe stato lavoro anche nel pomeriggio della domenica. Questo lavoro sarebbe stato assolutamente volontario; chi se ne fosse astenuto però avrebbe avuta ridotta di metà la sua razione."
George Orwell, "La fattoria degli animali"


Il signor Jones, della Fattoria Padronale, aveva chiuso a chiave i pollai per la notte, ma era troppo ubriaco per ricordarsi di fissare anche gli sportellini. Col cerchio di luce della sua lanterna che ballonzolava da una parte all'altra, attraversò con passo malfermo il cortile, si sbarazzò a calci degli stivali sulla porta del retro, si spillò un ultimo bicchiere di birra dal barilotto nel retrocucina e poi salì fino in camera da letto, da dove la signora Jones già russava.
George Orwell, "La fattoria degli animali" Ed. Mondadori


L'Uomo è l'unico vero nemico che abbiamo.
Eliminiamolo dalla scena , e la causa prima della fame e del superlavoro sarà abolita per sempre.
L'Uomo è l'unica creatura che consumi senza produrre. Non dà latte, non depone uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non corre abbastanza veloce da catturare un coniglio. Però è padrone di tutti gli animali . Li fa lavorare e in cambio concede loro il minimo necessario alla sussistenza, tenendo il resto per sè. il nostro lavoro dissoda la terra , il nostro escremento la fertilizza , tuttavia non c'è fra noi chi possegga altro che la nuda pelle. [.....] RIBELLIONE:
Questo è il messaggio che vi lascio. Tenete lo sguardo fisso su questo obiettivo per tutto il breve tempo che vi resta da vivere. E ricordate , la vostra determinazione non dovrà mai vacillare. Non fatevi sviare dalle chiacchiere . Se vi diranno che l'Uomo e gli animali hanno gli stessi interessi , che la prosperità dell'uno è la prosperità degli altri, non ascoltate: SONO TUTTE MENZOGNE.
L'Uomo non bada agli interessi di nessun'altra creatura , ma solo ai propri.
E fate che tra noi animali ci sia perfetta unione , perfetta comunanza nella lotta . Tutti gli uomini sono nemici. Tutti gli animali sono compagni.
George Orwell, La fattoria degli animali


Tutti gli uomini sono nemici. Tutti gli animali sono compagni... nessun animale divenga tiranno ai suoi simili. Deboli o forti intelligenti o sciocchi, siamo tutti fratelli. Mai un animale uccida un altro animale. Tutti gli animali sono uguali.
George Orwell, La fattoria degli animali.

"Un maiale stava camminando sulle gambe posteriori. Sì, era Clarinetto. [...] Poco dopo, dalla porta della casa colonica uscì una lunga schiera di maiali: tutti camminavano sulle gambe posteriori [...] Infine [...] uscì lo stesso Napoleone, maestosamente ritto, gettando alteri sguardi all'ingiro, coi cani che gli saltavano attorno. [...] i maiali presero dal guardaroba gli abiti del signor Jones e li indossarono e fu visto Napoleone in giacca nera, pantaloni e scarpe di cuoio, mentre la sua scrofa favorita vestiva l'abito di seta che la signora Jones portava la domenica."
George Orwell,"La Fattoria degli Animali"

Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili.
Non c'era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali.
Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo,
dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo,
ma già era loro impossibile distinguere fra i due.
George Orwell, La Fattoria degli Animali

Dall'esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all'uomo, e dall'uomo al maiale, e ancora dal maiale all'uomo: ma era già impossibile distinguere l'uno dall'altro.
George Orwell, La fattoria degli animali


L'uomo è l'unica creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il re di tutti gli animali.
George Orwell, La fattoria degli animali


Tutti gli animali erano presenti [...] quando vide che tutti si erano bene accomodati e aspettavano attenti, Il Vecchio Maggiore si rischiarò la gola e cominciò: "Compagni, già sapete dello strano sogno che ho fatto la notte scorsa, ma di ciò parlerò più tardi [...] Ora, compagni, di qual natura è la nostra vita? Guardiamola: la nostra vita è misera, faticosa e breve. Si nasce e ci vien dato quel cibo appena sufficiente per tenerci in piedi, e quelli di noi che ne sono capaci sono forzati a lavorare fino all'estremo delle loro forze; e, nello stesso istante in cui ciò che si può trarre da noi ha un termine, siamo scannati con orrenda crudeltà. [...] La vita di un animale è miseria e schiavitù: questa è la cruda verità. Fa forse ciò parte dell'ordine della natura? [...] Perchè allora dobbiamo continuare in questa misera condizione?
George Orwell. La Fattoria degli Animali


I maiali erano riusciti a concretare i principi dell'Animalismo in Sette Comandamenti.
Questi Sette Comandamenti sarebbero stati scritti sul muro; avrebbero così formato una legge inalterabile secondo la quale tutte le bestie della Fattoria degli Animali avrebbero dovuto vivere da quel momento per sempre.
George Orwell, La Fattoria degli Animali


I Comandamenti furono scritti su un muro incatramato, a grandi lettere bianche che si potevano leggere alla distanza di trenta metri. Eccone il testo: I SETTE COMANDAMENTI
1) Tutto ciò che va su due gambe è nemico.
2) Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico
3) Nessun animale vestirà abiti.
4) Nessun animale dormirà in un letto.
5) Nessun animale berrà alcolici.
6) Nessun animale ucciderà un altro animale.
7) Tutti gli animali sono eguali."
George Orwell. La Fattoria degli Animali


“Come si faceva a sapere quanto c’era di vero e quanto di falso? Poteva perfino darsi che oggi l’uomo medio vivesse in condizioni migliori di quelle antecedenti la Rivoluzione. La sola prova contraria era offerta da quella muta protesta che si levava da ogni fibra del vostro essere, dall’impressione istintiva che la vostra esistenza si svolgeva in condizioni intollerabili e che in passato doveva essere stato diverso. Lo colpì il fatto che ciò che veramente caratterizzava la vita moderna non era tanto la sua crudeltà, né il generale senso d’insicurezza che si avvertiva, quanto quel vuoto, quell’apatia incolore. A guardarsi intorno, ci si rendeva conto che la vita non aveva nulla in comune, non solo con quel torrente di menzogne che fluiva dai teleschermi, ma nemmeno con il programma ideale del Partito. Anche per un membro del Partito, infatti, gran parte della vita era un fatto puramente neutro, che non aveva in sé niente di politico: solo un mesto sgobbare, una lotta al coltello per un posto a sedere in metropolitana, …"
George Orwell, 1984


Sui soldi, sui francobolli, sulle copertine dei libri, sulle bandiere, sui cartelloni e sui pacchetti di sigarette [...] da per tutto. Gli occhi avrebbero guardato sempre e la voce avrebbe risuonato sempre. Da svegli o mentre si dormiva, mentre si mangiava o beveva, dentro casa o fuori, nel bagno, a letto [...] non c'era modo di sfuggirle. Nulla si possedeva di proprio se non pochi centimetri cubi dentro il cranio".
George Orwell, 1984



Chi controlla il passato, controlla il futuro; chi controlla il presente, controlla il passato [...]. Credi davvero che il passato abbia un'esistenza reale? [...]. Il passato esiste forse concretamente nello spazio? C'è da qualche parte un luogo, un mondo di oggetti solidi, dove il passato sta ancora avvenendo? [...] dove esiste il passato, seppure esiste?". "Nei documenti. Vi è registrato". "Nei documenti. E nella mente. Nella memoria degli uomini. 
George Orwell. 1984


Nulla vi apparteneva, se non quei pochi centimetri cubi che avevate dentro il cranio. […] Ancora una volta si chiese per chi stesse scrivendo il suo diario. Per il futuro, per il passato, per un’epoca che poteva essere del tutto immaginaria. E davanti a lui non si parava la morte ma l’annientamento. […] Come potevate rivolgervi al futuro quando di voi non sarebbe sopravvissuta, fisicamente, la benché minima traccia, nemmeno una parola, scribacchiata su un pezzo di carta? […] Egli era un fantasma isolato, che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udito, ma finché avesse continuato a proclamarla, in un qualche misterioso modo l’umana catena non si sarebbe spezzata. Non era facendosi udire che si salvaguardava il retaggio degli uomini, ma conservando la propria integrità mentale.
George Orwell, 1984


Tirare avanti, giorno dopo giorno e settimana dopo settimana, dilatare il più possibile un presente che non aveva futuro, sembrava ad entrambi un istinto incontrollabile, come fanno i polmoni, che continuano a inspirare aria finché ce n’è.
George Orwell, 1984


Alzò lo sguardo verso quel volto enorme. Ci aveva messo quarant'anni per capire il sorriso che si celava dietro quei baffi neri. Che crudele, vana inettitudine! Quale volontario e ostinato esilio da quel petto amoroso! Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello.
George Orwell 1984


“Prese il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l’evidenza di quanto vi trasmettevano i sensiUn bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. La visione del mondo che lo informava negava, tacitamente, non solo la validità dell’esperienza, ma l’esistenza stessa della realtà esterna.”
George Orwell, 1984


Quel corpo giovane e forte, che giaceva indifeso nel sonno, risvegliò in lui una specie d'istinto protettivo. Ma quella tenerezza spoglia di pensieri che aveva assaporata sotto il nocciolo, mentre cantava il tordo, non sapeva tornare. Scostò l'uniforme e prese a studiare la mollezza della coscia bianca. Nei tempi antichi, pensò, un uomo guardava il corpo di una ragazza, si accorgeva di desiderarlo e tutto finiva lì. Non si sapeva più godere dell'amore puro o della pura libidine, oggidì. Nessuna emozione era più pura, perché ogni cosa era mescolata con la paura e con l'odio. Il loro amplesso era stato una battaglia. L'attimo di godimento, una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.
George Orwell, 1984







E dire che pensavo di aver capito tutto su 1984. Poi viene la mia Fidanzata e mi fa: "e se O'Brian non fosse altro che Winston stesso?"
"E perché 'grande' fratello, se nelle intenzioni dell'autore è fratello 'maggiore' "? "Forse c'entrano la mamma e la sorella e il cibo che rubava alla piccola". "E la stanza centouono -che in inglese sembra ONE ON ONE- come fa il partito a sapere tutto? È tutto così grigio e brutto, forse è solo l'immaginazione di Winston". Al che provo a salvarmi: "Amore, ma lui viene ucciso, lo vaporizzano". "No Bru', la vaporizzazione è una rieducazione".



Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario
George Orwell. La fattoria degli animali



Il potere non è un mezzo, è un fine.
Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura.
Il fine della persecuzione è la persecuzione.
Il fine della tortura è la tortura.
Il fine del potere è il potere.
George Orwell


Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere (i popoli della Terra), non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere. 
George Orwell


"È l'unica cosa che non possono fare. Possono farti dire tutto, tutto, ma non possono obbligarti a crederci. Non possono entrare dentro di te. Se riesci a sentire fino in fondo che vale la pena conservare la propria condizione di esseri umani anche quando non ne sortisce alcun effetto pratico, sei riuscito a sconfiggerli."
George Orwell, 1984


Quel corpo giovane e forte, che giaceva indifeso nel sonno, risvegliò in lui una specie d'istinto protettivo. Ma quella tenerezza spoglia di pensieri che aveva assaporata sotto il nocciolo, mentre cantava il tordo, non sapeva tornare. Scostò l'uniforme e prese a studiare la mollezza della coscia bianca. Nei tempi antichi, pensò, un uomo guardava il corpo di una ragazza, si accorgeva di desiderarlo e tutto finiva lì. Non si sapeva più godere dell'amore puro o della pura libidine, oggidì. Nessuna emozione era più pura, perché ogni cosa era mescolata con la paura e con l'odio. Il loro amplesso era stato una battaglia. L'attimo di godimento, una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.
George Orwell, 1984



Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentirsi dire. L’uomo della strada accetta ancora vagamente tale dottrina e si comporta di conseguenza. Nel nostro paese (non è lo stesso in tutti i Paesi: non era così nella Francia repubblicana e non è così negli odierni Stati Uniti) sono i liberali ad aver paura della libertà e sono gli intellettuali a voler infangare l’intelletto.
George Orwell. La fattoria degli animali, libro scritto nel 1945 ma che sembra ancora, più che mai, di attualità. Incredibilmente di attualità


Più si sà, più grande è la delusione: il più intelligente è anche il meno sano di mente.
George Orwell


Per vedere quel che abbiamo davanti al naso serve uno sforzo costante
George Orwell

Niente è più difficile da vedere con i propri occhi di quello che si ha sotto il naso.
Goethe


Lo Stato totalitario fa di tutto per controllare i pensieri e le emozioni dei propri sudditi in modo persino più completo di come ne controlla le azioni
George Orwell, Letteratura e totalitarismo

Per la prima volta si rese conto che chi vuole tenere un segreto deve celarlo innanzitutto a se stesso. Deve sempre sapere che è lì, ma finché non sia indispensabile, non deve farlo affiorare alla coscienza in una forma alla quale sia possibile conferire un nome. D’ora in avanti non doveva limitarsi ad avere pensieri corretti, doveva sentire in maniera corretta, sognare in maniera corretta. E doveva tenere il suo odio serrato come un globo di materia che fosse a un tempo parte di lui ed estraneo a lui, come una specie di cisti.
George Orwell, 1984


La cosa terribile che aveva fatto il Partito - mentre vi derubava di qualsiasi controllo sulla realtà - era stata quella di convincervi che gli impulsi e i sentimenti non avevano alcun valore. Una volta caduti in balia del Partito, quel che sentivate o non sentivate, quel che facevate o vi astenevate dal fare, non cambiava, letteralmente, niente. In ogni caso scomparivate, e di voi e delle vostre azioni non restava più traccia. Venivate sottratti completamente al flusso della storia.
George Orwell. 1984

Sapere e non sapere; CREDERE FERMAMENTE DI DIRE VERITÀ SACROSANTE MENTRE SI PRONUNCIAVANO LE MENZOGNE PIÙ ARTEFATTE; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale propria nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattutto, saper applicare il medesimo procedimento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell’indurre l’inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola “bipensiero" ne implicava l’utilizzazione.
George Orwell, 1984

Il libro lo affascinava o, per dir meglio, lo rassicurava. In un certo senso non gli raccontava nulla di nuovo, ma proprio questo costituiva parte della sua attrattiva. Diceva quelle cose che avrebbe scritto lui se fosse stato capace di riordinare i frammenti dei suoi pensieri. Era il prodotto di una mente simile alla sua, ma immensamente piu' poderosa, piu' sistematica, meno condizionata dalla paura. I libri migliori, penso', sono quelli che vi dicono ciò che sapete già.
George Orwell, 1984

Quando si ha la pancia vuota non ci si pone altro problema che quello della pancia vuota.
È quando ci lasciamo alle spalle lo sfruttamento e la dura fatica che cominciamo davvero a porci domande sul destino dell’uomo e sulle ragioni della sua esistenza.
George Orwell

Era un po’ curioso pensare che il cielo era lo stesso per tutti, in Eurasia, in Estasia, e anche lì. E la gente sotto il cielo, anche, era sempre la stessa gente… dovunque, in tutto il mondo, centinaia o migliaia di milioni di individui, tutti uguali, ignari dell’esistenza di altri individui, tenuti separati da mura di odio e di bugie, eppure quasi gli stessi…
George Orwell. 1984



Era sottinteso che quando non lavorava, non mangiava, né dormiva, avrebbe senz'altro preso parte almeno a qualcuno dei trattenimenti collettivi; fare qualsiasi cosa che potesse far pensare al gusto della solitudine, persino andare a spasso da soli, così, per sgranchirsi le gambe, avrebbe costituito un atto piuttosto pericoloso. C'era una parola per definirlo, in neolingua: vitimprop (vita in proprio), che stava a significare insieme individualismo ed eccentricità.
George Orwell. 1984



IL MONITO FINALE DI GEORGE ORWELL:
"La direzione in cui il mondo sta andando nel presente: nel mondo non ci saranno emozioni se non la paura, la vendetta e il trionfo, sarà sradicato l’stinto sessuale, cosa che abolirà l’orgasmo, non ci sarà fedeltà se non quella la partito, ma ci sarà sempre l’intossicazione del potere in ogni momento e ci sarà la vittoria della sensazione, il calpestare sempre il nemico inerme. La morale da tratte da questa situazione da incubo è semplice: non lasciate che accada"
George Orwell


Comunque IL TOTALITARISMO NON HA GARANTITO TANTO UN'EPOCA DI FEDE QUANTO PIUTTOSTO UN'EPOCA DI SCHIZOFRENIA. UNA SOCIETÀ DIVIENE TOTALITARIA QUANDO LE SUE STRUTTURE DIVENGONO EVIDENTEMENTE ARTIFICIOSE, cioè, quando la classe governante ha perduto la sua funzione ma riesce a tener stretto il potere con la forza o con la frode. Una società del genere, non importa per quanto resista, non si può mai permettere di divenire tollerante o intellettualmente stabileNon può mai concedersi né una fedele registrazione dei fatti né quella sincerità emotiva che la creazione letteraria richiede. Ma per essere corrotti dal totalitarismo non bisogna per forza vivere in un paese totalitario. Il solo prevalere di certe idee può spargere una sorta di veleno che rende via via inutilizzabile ogni argomento per scopi letterari.
George Orwell - "Nel Ventre della Balena e altri Saggi"



LO SCOPO DELLA GUERRA - George Orwell "1984":

Non si tratta di stabilire se la guerra sia legittima o se, invece, non lo sia. La vittoria non è possibile. 
La guerra non è fatta per essere vinta, è fatta per non finire mai.
Una società gerarchica è possibile solo se si basa su povertà e ignoranzaQuesta nuova giustificazione della guerra attiene al passato, ma il passato, non può essere che uno e uno soltanto.
Di norma lo sforzo bellico persegue sempre lo scopo di tenere la società al limite della sopravvivenza.
La guerra viene combattuta dalla classe dominante contro le classi subalterne e non ha per oggetto la vittoria sull'Eurasia o sull'Asia orientale, ma la conservazione dell'ordinamento sociale.
George Orwell


"...ogni guerra subisce una sorta di degradazione...perché cose come la libertà individuale e una stampa veritiera sono semplicementi incompatibili con l'efficienza militare".
George Orwell, Omaggio alla Catalogna, X° capitolo



http://youtu.be/jE5otOUJK5I


Era la prima volta che mi trovavo in una città dove la classe operaia aveva in mano il potere. In pratica non c'era edificio, di qualsiasi dimensione, che non fosse in mano agli operai, e dappertutto sventolavano bandiere rosse o bandiere rosse e nere degli anarchici, su ogni muro erano disegnati falci e martelli e le sigle dei partiti rivoluzionari; quasi tutte le chiese erano state distrutte e arse le immagini sacre. Qua è là squadre di operai, sistematicamente, demolivano chiese. Su ogni negozio e caffè stava scritto che era stato collettivizzato; avevano collettivizzato anche i lustrascarpe e dipinto di rosso e nero le loro cassettine. Camerieri e commessi ti guardavano dritto in faccia e ti trattavano da pari a pari, erano scomparse per il momento tutte le espressioni servili e anche solo cerimoniose. 
Nessuno diceva: "Senor" o "Don" e neppure "Usted"; si chiamavano tutti "compagno" e si davano tutti del tu e dicevano "Salud!" invece di "Buenas dìas". Le mance erano proibite già dai tempi di Primo de Rivera e, appena arrivato a Barcellona, mi toccò subito una predica da parte di un direttore d'albergo che mi aveva sorpreso a tentare di dar la mancia al ragazzo dell'ascensore. Non esistevano automobili private, che erano state tutte requisite, e i tram, i tassì e molti degli altri mezzi di trasporto erano dipinti di rosso e nero. Ovunque fiammeggiavano dai muri manifesti rivoluzionari in squillanti colori rosso e blu che facevano sembrare tutti gli altri avvisi chiazze di fanghiglia. Per Las Ramblas, l'ampia arteria principale della città dove masse di gente fluivano in su e giù a tutte le ore, gli altoparlanti suonavano a tutto volume inni rivoluzionari, per tutto il giorno e fino a notte tarda. Ad eccezione di poche donne e di qualche straniero, non c'era affatto gente "ben vestita". Praticamente tutti indossavano rozzi panni operai, o tute blu, o varianti dell'uniforme dei miliziani.
Tutto ciò era strano e commovente. C'erano molte cose che non capivo e che, in un certo modo, neanche mi piacevano, ma riconobbi subito una situazione per cui valeva la pena di combattere.
Credevo anche che le cose stessero davvero così, come sembrava, che questo fosse davvero uno stato operaio e che tutta la borghesia fosse scappata, o fosse stata uccisa, o fosse passata spontaneamente dalla parte degli operai; non mi rendevo conto che un gran numero di ricchi borghesi si tenevano solo in disparte o si mascheravano da proletari, per il momento..., aspettando il fausto giorno in cui il potere comunista avrebbe restaurato la vecchia società e annullato la partecipazione popolare alla guerra... Eppure, per quello che uno poteva capirne, la gente era soddisfatta e fiduciosa. Non c'era disoccupazione, e il costo della vita era ancora bassissimo, si vedevano in giro pochissime persone veramente povere e l'elemosina la chiedevano solo gli zingari.
Avevano fede, soprattutto, nella rivoluzione e nell'avvenire, e sentivano di essere entrati all'improvviso in un 'era di uguaglianza e di libertà.
Gli esseri umani tentavano di comportarsi da esseri umani e non più come ingranaggi del sistema capitalistico. Nei negozi di barbiere (i barbieri erano quasi tutti anarchici) c'erano manifesti anarchici in cui si spiegava solennemente che i barbieri non erano più degli schiavi. 
Per le strade si vedevano manifesti a colori in cui si chiedeva alle prostitute di smetterla con il mestiere. 
Per tutti noi che venivamo dalla beffarda e incallita civiltà delle razze di lingua inglese c'era qualcosa di patetico quasi nel modo in cui questi idealisti spagnoli prendevano alla lettera le frasi fatte della rivoluzione. A quel tempo si vendevano per le strade, per pochi centesimi, le più ingenue ballate rivoluzionarie, che parlavano tutte della fratellanza del proletariato e della perfidia di Mussolini, e ho visto spesso miliziani analfabeti comprare una di queste ballate, compitarne a fatica le parole e poi, quando le avevano afferrate, mettersi a cantare sull'aria giusta.
George Orwell. da " Omaggio alla Catalogna "




OneInvisibleWorld






































Bellissimo film che ha molti punti in comune con il più recente "V per vendetta" . 
Curioso che l'attore che nel primo incarna verità e libertà, nel secondo sia il dittatore oscurantista. Segno evidente che i due aspetti convivono nella natura umana, e sta ad ognuno di noi decidere a quale dare voce.

liliansi
































@PogoMods Orwell sapeva. Il suo non è un libro un libro di fantapolitica, è una profezia di ciò che è realmente accaduto. E se guardi alla storia le profezie sono sempre state fatte da persone che erano dentro a certi ambienti. Altrimenti non si spiega come avrebbe potuto descrivere con tale dovizia di particolari la programmazione MK-ULTRA che O'Brien esercita su Winston...





1984. L'azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984) in cui IL POTERE SI CONCENTRA IN TRE IMMENSI SUPERSTATI: Oceania, Eurasia ed Estasia. AL VERTICE DEL POTERE POLITICO IN OCEANIA C'È IL GRANDE FRATELLO, ONNISCIENTE E INFALLIBILE, CHE NESSUNO HA VISTO DI PERSONA ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. IL MINISTERO DELLA VERITÀ, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, HA IL COMPITO DI CENSURARE LIBRI E GIORNALI NON IN LINEA CON LA POLITICA UFFICIALE, DI ALTERARE LA STORIA E DI RIDURRE LE POSSIBILITÀ ESPRESSIVE DELLA LINGUA. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un'esistenza "sovversiva". Scritto nel 1949, il libro è considerato una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo.




Il TOTALITARISMO, dal punto di vista sociologico, è illustrato in maniera magistrale, e, sempre dal punto di vista sociologico, è la parte portante dell'opera la quale, essendo scritta con molteplici sfaccettature interpretative, può avere come parte prevalente SIA IL FATTO DEL NON POTER ESPRIMERE IL CONCETTO DI DISAGIO, DI BRUTTEZZA, DI GUERRA (ESSE DIVENTANO: NON BENESSERE, NON BELLO, NON PACE), SIA IL FATTO D'ESSERE IMPRONTATA SOTTO UNA SOCIETÀ VERTICISTICA, SENZA POSSIBILITÀ DI SCALATA DALLA BASE. […] Il libro è un capolavoro assoluto. LA NEOLINGUA... Beh, difficile spiegarlo a chi non ha letto il libro in italiano. L'IMPOSSIBILITÀ D'ESPRESSIONE è parte portante. E' arma del sistema totalitario. Considera di avere sia il CONCETTO DEL BELLO E DEL BRUTTO. Bene ce lo abbiamo tutti quanti. LO ABBIAMO POICHÉ POSSIAMO ESPRIMERLO CON DELLE PAROLE CHE ESPRIMONO IL BELLO E IL BRUTTO. Ora, SE TU NON PUOI ESPRIMERE BRUTTO, MA PUOI ESPRIMERE "NON BELLO"... PERDI IL CONCETTO DI BRUTTO. […] USA SOPRATTUTTO LA NEOLINGUA PER NON DARE POSSIBILITÀ AI PROLETARI DI POTER ESPRIMERE UN CONCETTO. […] E' basilare, secondo me. SENZA LA POSSIBILITÀ DI ESPRIMERE IL DISAGIO, IL DISAGIO STESSO VIENE MENO. Da etimologo […]: la morfologia di UN MONDO INCAPACE DI ESPRIMERE IL CONCETTO DI MALESSERE, POICHÉ NEOLINGUIZZATO (che la grammatica Italiana abbia pietà di me). […] 


Un re che mangia i sudditi!



E questo libro la rivoluzione la fa, perché dice una grande verità. Straordinario Orwell.





« Quando l'occhio si posava sulle poderose spalle di O'Brien, su quel volto rude, brutto ma al tempo stesso gentile, era impossibile pensare che qualcuno potesse sconfiggerlo. »
(George Orwell, 1984, parte seconda, cap. VII, p. 183.)
O'Brien è un personaggio immaginario inventato da George Orwell nel suo romanzo distopico 1984 (1949).
Egli è un MEMBRO DEL PARTITO INTERNO, DUNQUE UN GERARCA DEL SOCING, UNO DEI LEADER PIÙ IN VISTA DEL MOVIMENTO, probabilmente in gioco fin dai primi tempi della Rivoluzione.
IL SUO PRIMO INCONTRO CON IL PROTAGONISTA WINSTON SMITH ACCADE UN GIORNO DURANTE I DUE MINUTI D'ODIO AL MINISTERO DELLA VERITÀ: da lontano, i due uomini si scambiano un'occhiata interpretata da Winston come un sintomo di "poca ortodossia", un segno dell'aderenza di O'Brien alle idee del vituperato nemico del Partito Emmanuel Goldstein. FIN DAL LORO PRIMO INCONTRO, WINSTON HA UNA PREMONIZIONE: GLI SEMBRA CHE O'BRIEN GLI ABBIA VOLUTO DIRE SILENZIOSAMENTE "CI RIVEDREMO LÀ DOVE NON C'È TENEBRA".
Così, quando O'Brien con un pretesto accoglie Winston in casa sua, e con lui anche la sua amica ed amante Julia, I TRE METTONO ALLA LUCE I LORO VERI SENTIMENTI IN OPPOSIZIONE AL PARTITO E AL GRANDE FRATELLO. O'Brien non assicura niente ai due protagonisti, né copertura né garanzie di salvezza: prima o poi finiranno fra le mani della Psicopolizia e non sarà possibile salvarli. Tuttavia, LI INVITA A NON TRADIRE I "PESCI GROSSI" - COME LUI - QUANDO CADRANNO NELLE MANI DELLA POLIZIA POLITICA DEL PARTITO. Inoltre, O'Brien trova il modo di far recapitare a Winston "il libro", ovvero TEORIA E PRASSI DEL COLLETTIVISMO OLIGARCHICO DI EMMANUEL GOLDSTEIN, "LA BIBBIA" DEGLI OPPOSITORI AL SOCING.
È proprio DURANTE LA LETTURA DEL LIBRO DI GOLDSTEIN CHE LA PSICOPOLIZIA ARRESTA WINSTON E JULIA IN FLAGRANZA DI REATO. Entrambi VENGONO PORTATI, ANCHE SE SEPARATAMENTE, AL MINISTERO DELL'AMORE DOVE VENGONO TORTURATI: RESPONSABILE DELLE TORTURE È PROPRIO O'BRIEN. QUESTI SI OCCUPA DEL LAVAGGIO DEL CERVELLO DI WINSTON, FACENDOGLI CREDERE IN TUTTE LE DOTTRINE DEL PARTITO FINO ALL'ASSURDO 2+2=5. Alla fine, O'BRIEN PORTA WINSTON NELLA STANZA 101 - DOVE AVVERRÀ QUELLA CHE PER LUI È SEMPRE STATA LA COSA PIÙ TERRIBILE DEL MONDO - RIUSCENDO, COME SI CAPISCE ALLA FINE DEL ROMANZO, AD INCULCARE NELLA MENTE DI WINSTON L'AMORE SCONFINATO PER IL GRANDE FRATELLO.
O'Brien è un personaggio molto ambiguo, una MASCHERA CON DUE FACCE: DA UNA PARTE FIERO OPPOSITORE AL PARTITO E ADEPTO DELLE TEORIE DI GOLDSTEIN, DALL'ALTRA FEDELE SCHIERANO DEL PARTITO E FANATICO DEL GRANDE FRATELLO. Tuttavia, IN ENTRAMBE LE VESTI I SUOI MODI GARBATI E IL CARATTERISTICO TIC DI SOLLEVARSI GLI OCCHIALI SUL NASO SPINGONO WINSTON QUASI A VENERARLO, ANCHE SE È IL SUO TORTURATORE.
Nello sceneggiato britannico (1954) prodotto dalla BBC il ruolo di O'Brien fu interpretato da Andrè Morell.
Nella versione cinematografica del romanzo (1984) il ruolo di O'Brien è stato interpretato da Richard Burton, alla sua ultima interpretazione prima della morte.
http://it.wikipedia.org/wiki/O%27Brien_(personaggio)

Winston Smith è il protagonista del romanzo di fantascienza distopica 1984, scritto da George Orwell. Nel libro, WINSTON È UN IMPIEGATO DEL MINISTERO DELLA VERITÀ, UN'ORGANIZZAZIONE PREPOSTA ALLA RISCRITTURA DELL'INTERA STORIA (COMPRESA QUELLA APPENA PASSATA), PER MEGLIO ADATTARSI ALLE "VERITÀ" DIVULGATE DAL GRANDE FRATELLO.

IL COMPITO DI WINSTON È DUNQUE QUELLO DI RISCRIVERE I DOCUMENTI STORICI, CENSURANDO QUALUNQUE INFORMAZIONE GLI VENGA PASSATA DAI SUPERIORI (LIBRI E GIORNALI) CHE NON RISPECCHI LA LINEA IMPOSTA DAL REGIME, CHE VARIA SU BASE GIORNALIERA.
All'inizio del romanzo Winston viene presentato come un uomo solo, separato dalla moglie e senza figli. Ha solo dei vaghi ricordi della sua famiglia d'origine, padre, madre e una sorella minore, spariti durante delle non meglio precisate purghe durante la sua infanzia. La sua vita interiore non è altro che un lungo monologo di ricordi frammentari e sentimenti soffocati che non possono trovare espressione all'esterno. Non ha veri amici e i suoi rapporti con i colleghi di lavoro si limitano a discussioni di carattere tecnico sulla neolingua o sui dati diffusi del MINISTERO DELL'ABBONDANZA. Non interagisce in alcun modo con la società in cui vive.
Tuttavia, la sua vita sempre uguale, piatta e triste trova conforto in un intenso desiderio di libertà. Winston inizia a scrivere un diario segreto e comincia una relazione romantica (vietata dal Partito) con una ragazza del Ministero della Verità, Julia. Entrambi SOGNANO UN MONDO LIBERO DAL CONTROLLO DEL GRANDE FRATELLO E VENGONO SPINTI AD UNIRSI AD UN'ORGANIZZAZIONE SEGRETA SOVVERSIVA DENOMINATA LA CONFRATERNITA, IL CUI SCOPO PRIMARIO CONSISTEREBBE NELL'INSIDIARE LA DITTATURA DEL GRANDE FRATELLO.
Winston non si rende conto però che QUESTA FANTOMATICA FRATELLANZA IN REALTÀ NON È ALTRO CHE UNA MONTATURA IMBASTITA DAL PARTITO, E CHE L'UOMO A CUI HA AFFIDATO I SUOI SOGNI DI LIBERTÀ, O'BRIEN, SI DIMOSTRERÀ UN AGENTE DEL MINISTERO DELL'AMORE (L'ORGANO PREPOSTO PER MANTENERE L'ORDINE E PER FAR RISPETTARE LE LEGGI IMPOSTE DAL REGIME).
Winston e Julia si sono ILLUSI DI POTER CONSERVARE UN MINIMO DI DIGNITÀ UMANA, ma IL GRANDE FRATELLO NON PUÒ PERMETTERE CHE IL SUO POTERE NON ABBIA LA MEGLIO ANCHE SU QUESTE DUE PEDINE INSIGNIFICANTI DELLA SCACCHIERA. I due traditori verranno imprigionati nel Ministero e torturati, sia fisicamente che psicologicamente. Alla fine del romanzo, DOPO LA TORTURA ALLA QUALE È STATO SOTTOPOSTO NELLA FANTOMATICA STANZA 101, WINSTON COMPRENDERÀ DI AMARE CON TUTTO SE STESSO IL GRANDE FRATELLO. QUINDI NON VIENE VAPORIZZATO (anche se nel Bar del Castagno la gente, conoscendo il suo passato, lo evita) e riesce a sapere della vittoria dell'Oceania sull'Eurasia.

Smith e Churchill
Il personaggio di WINSTON SMITH NACQUE NEL 1945 E DEVE IL SUO NOME A QUELLO DI WINSTON CHURCHILL, a cui Orwell affiancò un COGNOME MOLTO DIFFUSO TRA QUELLI ANGLOSASSONI E CHE IN DEFINITIVA RISULTAVA ANCHE ASSAI ANONIMO. Sembra molto improbabile, tuttavia, che nel libro Smith potesse essere a conoscenza dell'esistenza di Churchill. Il revisionismo storico operato a tempo pieno dal Socing non gli avrebbe lasciato molte speranze (Smith avrebbe avuto 4 anni quando morì il politico).

Interpretazioni
Il personaggio di Smith apparve in vari adattamenti del romanzo per il cinema e la televisione. Il primo attore ad interpretarne il ruolo fu David Niven in un adattamento radiofonico del 27 agosto 1949, condotto dalla NBC. Nel Nineteen Eighty-Four (1954) della BBC fu interpretato invece da Peter Cushing, e undici anni dopo, in un altro adattamento della BBC, da David Buck. Nel film del 1956 Nel duemila non sorge il sole il ruolo venne interpretato da Edmond O'Brien e, nell'adattamento più fedele, Orwell 1984 (1984), fu invece John Hurt ad impersonare Winston. Nella sceneggiata radiofonica della BBC Home Service del 1965, fu Patrick Troughton a prestare la sua voce per la parte.

http://it.wikipedia.org/wiki/Winston_Smith








Elenco blog personale