mercoledì 8 febbraio 2012

Catherine Fiore. Un mio paziente chiamava i problemi INDOVINELLI e diceva che gli indovinelli hanno sempre la soluzione.... Ed è quando non avevano una soluzione che diventavano problemi! Ovvero quasi mai!

Fare la "vittima" è comodo perché apparentemente si subisce e non si ha il potere di cambiare la situazione attuale, per lo più si è anche giustificati. Se invece si riprende in mano la propria vita, si diventa RESPONSABILI della propria situazione! E allora si che tutto può cambiare!
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore

C'è un messaggio speciale nascosto in ogni problema.
Rifiutare il problema significa perdere il messaggio.
Gurudev


"Se il problema contiene un terzo elemento misterioso, irresistibile, affascinante, questo non può che essere un oggetto d'amore o un punto dove si nasconde l'amore stesso: proprio lì in quel problema. Ciò significa che i problemi sono, contro ogni apparenza, una cosa buona, o, si potrebbe dire, più che problemi sono emblemi, come gli emblemata rinascimentali...I problemi ci tengono in vita, forse per questo non se ne vanno mai. Che cosa sarebbe la vita senza di essi? Totalmente sedata e senza amore. Dentro ciascun problema è nascosto un amore segreto".
James Hillman


Io non risolvo i miei problemi.
Correggo i miei pensieri.
E i miei problemi si risolvono da soli.
Louise Hay

Se cambi il tuo atteggiamento verso le cose, finisci per cambiare le cose
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore


Un mio paziente chiamava i problemi INDOVINELLI e diceva che gli indovinelli hanno sempre la soluzione.... Ed è quando non avevano una soluzione che diventavano problemi! Ovvero quasi mai! [...]
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore




Una sposina servì a tavola un prosciutto al forno e suo marito le chiese come mai ne avesse tagliato le estremità."Non so, mia mamma faceva sempre così!"
Quando andò a trovarli la suocera, il genero le chiese perché mai tagliasse via le estremità del prosciutto: " Ma anche mia mamma faceva così." , rispose la suocera.
Quando infine la nonna arrivó e si sentì chiedere perchè tagliasse le estremità del prosciutto, rispose:"Ma perchè era l'unico modo per farlo entrare nella casseruola!!"



Insomma come sempre ce chi fa le cose senza sapere perchè lo fa ma solo perchè si è sempre fatto cosi. Pessima abitudine... nella vita anche lavorativa.



Il legno buono non cresce negli agi.
Più il vento è forte più gli alberi sono forti.
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore

....più hai paura di qualcosa, più potere gli dai..
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore





Se riusciamo ad accettare le nostre paure, ansie loro andranno via!
Solo cosi riusciremo a diventare più forti per affrontare la vita!



Non preoccuparti dei fallimenti, preoccupati delle occasioni mancate.
Jack Canfield


L'IMMAGINAZIONE è più importante della CONOSCENZA.....
Albert Einstein


Di regola, le grandi decisioni della vita umana hanno a che fare più con gli istinti e altri misteriosi fattori inconsci che con la volontà cosciente, le buone intenzioni, la ragionevolezza.
Carl Gustav Jung


Catherine Fiore:
È incredibile la forza dell'inconscio nell'attirare gli eventi:
 l'inconscio a volte funziona anche in senso distruttivo facendoci ripetere sempre gli stessi copioni...bisogna riconoscere, comprendere il bisogno sottostante...e pian piano s'innesca il cambiamento... [...] inizia a veder i copioni che si ripetono....dopo comprendi il bisogno che c'è sotto....


il bisogno di non sentirmi sola!!!

Catherine Fiore:
 [...]come diceva Karl Kraus: 
"Il mio inconscio sa più del conscio dello psicologo di quanto il suo conscio non sappia del mio inconscio."

"Il terapeuta, ha l’obiettivo di far crescere, vivere e far diventare se stesso il paziente, ma fornendogli il suo “aiuto”, ottiene l’esatto contrario. La differenza tra il vero sostegno e l’”aiuto” è chiara: fare per un altro ciò che egli è in grado di fare per sé, impedisce che questi diventi consapevole della capacità di sapersi reggere sulle proprie gambe".
Robert W. Resnick 


Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore:
[...] Il fine della terapia gestaltica è estremamente specifico, ed è quello di crescereNon ha senso, quindi, domandarsi perchè una persona non sia cresciuta, ma cosa e come si sia impedita la crescita...



Non è soltanto il bambino piccolo ad essere plasmabile. Tutti abbiamo la capacità di cambiare, di cambiare anche in modo sostanziale, finché viviamo. Questa convinzione è sostenuta dall'esperienza. L'analisi è uno dei mezzi più potenti per provocare cambiamenti radicali, e meglio comprendiamo le forze operanti nella nevrosi, maggiore la nostra possibilità di produrre il cambiamento desiderato".
Karen Horney, I nostri conflitti interni, 1945


"....uomini e donne si concedono con una mano quello che l'altra mano censura.
Vorrebbero dire che desiderano e lo nascondono. Detestano in silenzio mentre pronunciano parole educate. 
[...] ....ma anche quando le sue parole siano educate e raffinate, le reazioni del suo corpo esprimono e tradiscono l'espressione dei suoi desideri. Ascoltiamo per capire cosa bisogna osservare. Infatti, se è vero che le parole si odono, è anche vero che IL CORPO SI ASCOLTA...
Philippe Turchet - La sinergologia

Il problema non è il problema. Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema.
Comprendi?
Jack Sparrow


Provare dolore è parte integrante dell’esperienza umana come la nascita e la morte, come la gioia, la rabbia e l’amore, rifiutandolo ci allontaniamo da noi stessi e dall’unica cosa reale in quel momento per noi, dal centro della nostra esperienza, fulcro dell’energia creativa... 
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore

Il gesto precede la parola nell'atto di comunicazione, ma presenta un ulteriore interesse: 
il gesto rivela ciò che il cervello pensa e non dice... 
[...] e il corpo dice ad alta voce quello che la mente pensa in sordina...
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore

La proiezione è un meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, o parti del Sé, su altri oggetti o persone. È un meccanismo di difesa che rende le relazioni problematiche.
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore

Indossiamo tutti delle maschere diverse per diversi motivi. Indossiamo alcune maschere perché rappresentano davvero chi vogliamo essere. Altre le indossiamo perché non abbiamo il coraggio di affrontare quello che c'è davvero sotto... o perché sono quello che qualcun altro avrebbe bisogno che fossimo. E indossiamo alcune maschere perché speriamo che ci nascondano... Ma il problema di indossare delle maschere è che possono essere strappate via in ogni momento...o farci dimenticare chi realmente siamo... [...] ....per affrontare i nostri fantasmi, le nostre delusioni, le nostre ferite, i nostri dolori, ci vuole tanto coraggio ma anche una buona dose di follia...bisogna attraversare l'inferno per trovare la strada del paradiso... [...] Tutti noi abbiamo una maschera, la indossiamo costantemente, a volte la portiamo così bene che ci fa scordare chi siamo, ma poi, con un pò di fortuna, incontriamo qualcuno nella nostra vita che ci mostra chi siamo veramente..
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore


Alle volte, uno che SA TROPPO BENE QUELLO CHE CERCA rischia di non vedere quello che non cerca e che può essere la cosa giusta per lui.
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore


Sento spesso dire: “HO PAURA DI SBAGLIARE”. C’è chi ha paura di sbagliare ad educare i figli, chi ha paura di sbagliare un esame, chi ha paura di sbagliare una decisione, chi ha paura di sbagliare prima ancora di cominciare…
Nella maggior parte delle situazioni, è sufficiente allargare il proprio modo di vedere la situazione. Pensa al tragitto che fai più spesso (casa-lavoro, casa-scuola, casa-palestra…). Che cosa succede se trovi un’interruzione per strada?
Si, esatto! Cambi strada!
Immagina, come sarebbe affrontare la vita con un’altra convinzione? Per esempio: “qualsiasi cosa possa andare storto, avrò le capacità per cercare delle strade alternative che comunque mi porteranno dove voglio arrivare”.
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore


LA VITA non è qualcosa che a cui puoi dare una risposta oggi. Si dovrebbe godere il processo di ATTESA, il processo di diventare quello che sei. Non c’è nulla di più delizioso di piantare semi di fiori e non sapere che tipo di fiori cresceranno
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore



Nella psicoterapia della Gestalt, il terapeuta e il cliente sono due partners, impegnati in una relazione autentica. Il terapeuta non cerca di interpretare il sintomo né di giustificarlo. Si mostra disponibile, semmai, ad esplorarlo insieme al suo cliente, avventurandosi in una relazione di empatia. Pertanto il terapeuta non è un analista ma un “catalista”: con la sua presenza accelera ed amplifica le reazioni, agisce con interventi a piccole dosi; il suo potere è legato al suo stesso stato fisico che si ritrova inalterato una volta terminata la reazione, nel senso che non è diventato un altro ma è rimasto sé stesso.
La responsabilità del terapeuta: prima di esercitare dovrà aver affrontato i suoi di problemi esistenziali, capace di fronteggiare, dunque, almeno cinque principali tipi di difficoltà: solitudine, dubbio, aggressività, sessualità, morte.
Come disse Perls, essere gestaltisti non è una tecnica, ma un'arte!
Io amo il mio lavoro!
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore




Si insegnava ai bambini a restare seduti immobili e a prenderci gusto.
Si insegnava loro a sviluppare l'olfatto, a guardare là dove, apparentemente, non c'era nulla da vedere, e ad ascoltare con attenzione là dove tutto sembrava calmo.
Un bambino che non può stare seduto senza muoversi è un bambino sviluppato a metà.
Noi respingevamo un comportamento esagerato ed esibizionista poiché lo giudicavamo falso. Un uomo che parlava senza pause era considerato maleducato e distratto.
Un discorso non veniva mai iniziato precipitosamente né portato avanti frettolosamente.
Nessuno poneva una domanda in modo avventato anche se fosse stata molto importante.
Nessuno era obbligato a dare una risposta. Il modo cortese di iniziare un discorso era di dedicare un momento di silenzio a una riflessione comune.
Anche durante i discorsi facevamo attenzione a ogni pausa, nella quale l'interlocutore rifletteva.
Per i Dakota, il silenzio era eloquente. Nella disgrazia come nel dolore, nei torbidi momenti della malattia e della morte, il silenzio era prova di stima e di rispetto. Era così quando ci capitava qualcosa di grande e degno di ammirazione.
Psicologa Psicoterapeuta Catherine Fiore


Fritz Perls divideva le persone in tre grandi categorie riguardo al loro modo di essere:
Devisti: vivono in base a regole e regolamenti imposti. Il loro comportamento è stabilito dal confronto con regole e regolamenti imposti. Come si dovrebbe e non dovrebbe essere.
Circaisti: tra questi si trovano gli intellettuali, quelli che preferiscono pensare piuttosto che fare, persone prese dal passato e dal futuro.
Esistenzialisti: persone che si accettano così come sono.


Il "caso risolto felicemente" di una terapia non costituisce una "guarigione" nel senso di rappresentare un prodotto finito, ma con questa espressione s'intende affermare che il paziente possiede ora quei mezzi e quegli strumenti che gli consentiranno di affrontare i problemi ogni volta che se ne presenteranno. Egli è ormai in grado di muoversi libero dagli strascichi di atti iniziati ma non portati a termine.
Fritz Perls, La terapia della Gestalt, 1951


Il fine della terapia consiste nel far sì che il paziente NON dipenda dagli altri e scopra fin dal primissimo momento che può fare molte cose, MOLTE più cose di quelle che crede di poter fare
Frederick Perls


Il bisogno è il fatto primario, se tu non avessi bisogno non faresti nulla. Se tu non avessi bisogno di ossigeno non respireresti
Frederick Perls


Il mondo non è fatto per rispondere alle vostre aspettative, e voi non avete bisogno di rispondere alle aspettative del mondo.
Frederick S. Perls


"Vedete, il sogno è un riflesso condensato dell'esistenza di chi lo fa. Il fatto di cui non ci rendiamo abbastanza conto è che dedichiamo la vita a un sogno: a un sogno di gloria, di essere utili agli altri, di fare i fuorilegge, a un sogno qualsiasi, insomma. E nella vita di molte persone, per via del modo in cui frustriamo noi stessi, il sogno si trasforma in incubo. Lo scopo di qualsiasi religione profonda, in particolare del buddhismo zen, o di ogni forma veramente valida di terapia, è il "satori", il grande risveglio, il riprendere i sensi, il risvegliarsi dal sogno - e specialmente dall'incubo. Nel teatro della vita noi recitiamo sempre delle parti, siamo continuamente in uno stato di trance. A un certo punto decidiamo che questa persona è un nemico, quest'altra è un amico, e continuiamo a recitare questa commedia finché non riprendiamo i sensi

"Quando riprendiamo i sensi, cominciamo a vedere, a udire, a sentire i nostri bisogni e le nostre soddisfazioni, invece di recitare delle parti per cui abbiamo bisogno di un'infinità di accessori di scena - case, automobili, decine e decine di costumi, e questo anche se, quando arriva il momento, la donna non ha mai niente da mettersi, e di conseguenza ha bisogno di un altro costume ancora. Questo vale anche per l'uomo, che ha bisogno di un costume nuovo e diverso quando va a lavorare e quando esce con la fidanzata - l'enorme quantità di zavorra che ci tiriamo dietro, senza capire che tutto quel che si possiede lo possediamo comunque finché dura. Alla fine non ce lo possiamo portare dietro, e se uno ha anche i soldi, allora ha tutta una serie di problemi in più su che cosa fare dei soldi. I soldi non li devi sprecare, anzi ne devi fare ancora di più, e via dicendo - sono tutti sogni, incubi tipici della nostra civiltà.
Ora, quando parlo di svegliarsi e divenire persone vere, voglio dire esistere con quel che abbiamo, con tutto il nostro potenziale reale, vivere una vita ricca, con esperienze profonde, gioia, rabbia - essere "veri", e non degli zombie! Ecco il significato della terapia vera, della vera maturazione, del vero risveglio, al posto di questo continuo ingannare se stessi, di questo fantasticare mete irrealizzabili, di questo compiangersi perché non riusciamo a recitare la parte che vorremmo recitare, e via dicendo."
Fritz Perls



"Ci vogliono anni... ci vogliono anni prima di essere centrati. Ci vogliono ancora più anni per capire e per essere ora. Ma fino a quel momento diffida di entrambe gli estremi. Sia del perfezionismo che della guarigione istantanea, della gioia istantanea, della consapevolezza sensoriale istantanea. Fino a quel momento diffida di chi dice che ti vuole aiutare. Sono imbroglioni che ti promettono qualcosa in cambio di niente. Ti viziano e ti fanno rimanere dipendente e immaturo”
F. Perls, 1969, 102



"La psicoterapia della Gestalt non ha un orientamento “migliorista”, non ha a che fare con il raggiungimento di un ideale ma piuttosto auspica lo sviluppo dell'accettazione di ciò che c'è. La psicoterapia della Gestalt è orientata al risveglio dell'individuo e non alla sua consolazione, non ad “aiutarlo poverino perché sta male”. Perls sosteneva che aiutare il paziente è come dare il brodo di pollo al debole, al bebè. Lui dice che il paziente non si deve aiutare, lo si deve “aiutare” piuttosto nel senso di mobilitare le sue risorse, a sviluppare la sua capacità di risposta, ma non si dice “bevi che questo ti fa bene”, questa è una posizione passiva che è invece tipica di un altro tipo di approccio e che scompare con la Gestalt".



Fritz Perls è il capo riconosciuto del movimento terapeutico della Gestalt
Nei termini gestaltici di Perls, il processo di aiutare un paziente a diventare “reale” non implicava l’analisi o l’adattamento, ma l’integrazione della personalità. Perls descrive il confine dell’Io di una persona come la differenziazione tra il sè e l’altro-dal-sèNel negare una parte del suo sè, una persona restringe il confine dell’Io, e più parti del sè nega, meno energia e potere ha.

Uno scopo centrale dichiarato dalla terapia gestaltica è colmare quelli che Perls chiamava “buchi nella personalità”, riprendere tali parti negate e integrarle per ridiventare sani. Secondo Perls,il processo di crescita comporta il trasferimento dal sostegno ambientale (prima della madre, poi da altri adulti e infine da qualunque manipolazione dell’ambiente per soddisfare i propri bisogni) al sostegno di sè e l’andare incontro ai nostri bisogni (M. Schiffman, 2001).

La meta essenziale della terapia gestaltica, perciò, è operare il passaggio dal sostegno ambientale al sostegno di sè, e Perls crede che ciò si possa raggiungere attraverso l’impasse. L’impasse è il punto cruciale nella crescita in cui il soggetto ambientale è ancora da venire e il sostegno di sè non è stato ancora raggiunto. Spesso, secondo Perls, l’impasse si rileverà una fantasia, una proiezione catastrofica che impedisce al paziente di crescere (un ego ausiliario modificato) per il paziente e tenti di portare il paziente a faccia a faccia con i suoi blocchi e le sue inibizioni, che sono “il suo modo di evitare di essere una persona sana”. Nella terapia gestaltica, soltanto l’autoconsapevolezza è il mezzo per realizzare la crescita personale.

In questa classica Gestalt, il paziente siede con il terapeuta su una specie di palcoscenico dove lavora, e questo lavoro non è fatto necessariamente davanti a un gruppo. Come nel dibattito psicodrammatico,l’apporto del gruppo è favorito per dare al paziente una certa consapevolezza di come è inteso dagli altri.

Nella Gestalt il gruppo è considerato nella maggior parte dei casi, più importante del terapeuta ai fini del trattamento. Infatti nello psicodramma il terapeuta-regista è essenzialmente un catalizzatore con un certo grado di uguaglianza di status con il gruppo; il terapeuta gestaltico è considerato più che un comandante supremo di tutto il procedimento. Nello psicodramma, dopo che membri del gruppo hanno assunto ruoli di ego ausuliari, sono spesso più in sintonia con le emozioni del soggetto che non il regista. Ciò accade in una seduta gestaltica. Soltanto una persona alla volta lavora e di solito soltanto in un rapporto a due con il terapeuta. Non ci sono ego ausiliari; il paziente parla con altri in pertinenza con lui, rappresentati da sedie vuote. Il protagonista può anche invertire i ruoli con una sedie vuota, un metodo usato anche nello psicodramma. In questa cornice il paziente scrive il suo testo, un dialogo tra sè e l’altra persona. Tutte le volte che rovescerà i ruoli cambierà sedia. E’ importante notare che il testo che il paziente scrive ha sempre luogo nel “qui ed ora” della Gestalt.

Nel “lavoro onirico” dello psicodramma il protagonista sceglierà ego ausialiari per interpretare altre persone o immagini del suo sogno; invece nella terapia gestaltica tutte le parti le intepreterà il paziente.

Psicodramma e terapia gestaltica hanno in comune almeno un fine: l’autorealizzazione in una società in cui i più dedicano la loro vita a realizzare un “dover essere” a cui dovrebbero conformarsi come tanti robot.

Un differenza cruciale, però, qual’è manifestata dalle loro differenti tecniche, sta nel fatto che la terapia gestaltica afferma precisamente che tutto ciò che sta fuori di noi è un proiezione e che la crescita consiste nell’assumersi la responsabilità di quelle proiezioni e confessarle, per così dire
Nello psicodramma, non tutto è una proiezione di sè: ci sono realtà consensuali di gruppo e si dà una certa importanza al riconoscimento delle norme di gruppo e delle emozioni degli altri nel gruppo.

Un significativo concetto gestaltico è il ”qui ed ora“. 
Nella consapevolezza che il paziente ha del suo processo sta, secondo Perls, la cura
Il ”qui ed ora“ nell’ambito dello psicodramma non è radicato come Gestalt soltanto nel conflitto presente, ma è un concetto più ampio che riconosce il principio socio-psicologico secondo il quale ogni pensiero e comportamento presente è anche radicato in concezioni di vita passate e future.
Perciò il registra psicodrammatico può variare la seduta al passato, al presente o al futuro, secondo come percepisce il bisogno del protagonista. Un regista psicodrammatico produce una seduta in modo tale da soddisfare i bisogni del protagonista e del gruppo. Il regista psicodrammatico assume un approccio più diretto che non il terapeuta gestaltico. Egli suggerisce le tecniche, condivide le proprie esperienze emotive e interpreta la parte principale nell’allestire per un protagonista scene, che secondo lui, gioveranno all’autoconsapevolezza e alla crescita del paziente. (M. Schiffman , 2001).

Tanto nella Gestalt quanto nella seduta psicodrammatica, si inscena un’azione drammatica.

Nello psicodramma, essa avrà luogo su un ampio palcoscenico della vita, mentre in una seduta gestaltica avrà luogo nel “qui ed ora“ sul palcoscenico. La sedia bersaglio è il posto di lavoro, un sedia ordinaria su cui il paziente sederà; prendendo posto a questa sedia, accetta di essere pronto a lavorare.

Gli elementi dello psicodramma, comprendono gioco di ruolo e inversioni dei ruoli, doppiaggio, ego ausiliari. Elementi analoghi sono spesso usati nella terapia gestaltica, ma con una importante differenza: nella Gestalt i ruoli non sono interpretati da altre persone. Sono tutti interpretati dal paziente, poichè sono tutti considerati sue proiezioni personali. L’inversione dei ruoli usata nella Gestalt è analoga alla tecnica psicodrammatica dell’inversione dei ruoli con l’ego ausiliario. Ma, anzichè scegliere membri del gruppo come ego ausiliari, al paziente gestaltico si dà una sedia vuota. Su quella sedia vuota siedono, nella fantasia, tutti coloro con i quali il paziente desidera un incontro interpersonale. Poichè questi ruoli sono tutti proiezioni di sè, non c’è bisogno che ci sia effettivamente qualcun altro.

Nella terapia gestaltica, parte del senso di contatto e coinvolgimento va perduta, perchè il pubblico rimane un pubblico e non è coinvolto nel processo rappresentativo della sedutaNella Gestalt il gruppo può solo identificarsi come osservatore e non pienamente come partecipanteNello psicodramma le persone del gruppo sperimentano maggior  senso di coinvolgimento interpretando ego ausiliari e doppi.

In sintesi, l’approccio gestaltico potrebbe essere considerevolmente rafforzato coinvolgendo più direttamente il gruppo nella seduta mediante tecniche ed elementi psicodrammatici, come l’ego ausiliario, il doppio e l’inversione dei ruoli. In generale, la produzione del testo esistenziale di una persona in maniera più piena, più drammatica, usando tecniche più psicodrammatiche, aiuterebbe a migliorare la teoria e il metodo della terapia gestaltico.

 di Stefania Signorile

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