venerdì 3 gennaio 2014

Paco Ignacio Taibo. Come la vita. - E lei, perché è di sinistra? - Perché nell'altra vita ero di destra e mi sono sputtanato la coscienza.


- E lei, perché è di sinistra?
- Perché nell'altra vita ero di destra e mi sono sputtanato la coscienza.
- No, sul serio.
- Vediamo – disse José Daniel grattandosi i baffi con il calcio del fucile nuovo, abitudine che il Cieco deplorava in quanto poco professionale. – Con tutto quello che la gente di Queens a New York butta via in una notte, si potrebbe attrezzare un intero quartiere di Cuzco diecimila volte meglio di come è adesso. Con gli avanzi di un ristorante medio di Caracas, mangerebbero per cinque giorni sessanta famiglie algerine. Gli scapoli che passeggiano di notte a Buenos Aires farebbero la felicità delle zitelle che sognano solitarie guardando le stelle di Bangkok. I libri che ho acquistato e non ho mai letto risolverebbero i problemi della biblioteca di una scuola media di Camaguey. Con lo stipendio di un tranviere del Distretto Federale si alloggia un giorno al César Palace di Las Vegas. Con i discorsi di un governatore del Pri messicano si possono mandare in tilt sei macchine della verità. Con il fuoco che c'è nelle poesie di Vallejo si possono cuocere tutti gli hot dog che si consumano in un giorno a Monterrey. Con le parole che ho impiegato in trentacinque anni per spiegarlo, trasformate in sassi, avremmo costruito a Texcoco tre piramidi di Cheope… È chiaro?
Paco Ignacio Taibo, Come la vita



I fallimenti allontanano, la paura fa passare la voglia di riprovarci e genera altra paura, e intanto la vita scorre via. E nel frattempo bisogna continuare a pensare, ma Héctor non aveva voglia di leccarsi le ferite, preferiva brontolare fra sé aspettando che la tortilla finisse di cuocere.
Paco Ignacio Taibo II, "Niente lieto fine"


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