mercoledì 22 gennaio 2014

Francesco Guccini. Canzone quasi d'amore. «non è una canzone d'amore, è un cercare di prendere coscienza del fare una canzone, del come e perché si usano certi temi ricorrenti piuttosto che altri, del come e perché si usano certe parole invece che altre»


"Canzone quasi d'amore" é un brano di un'emozionante dolcezza.
Non una dedica d'amore a qualche donna immaginaria, ma un messaggio, un tentativo di spiegare il perché di certe scelte, di certi atteggiamenti assunti in alternativa ad altri, che condizioneranno per sempre le nostre vite. È la ricerca di vestire di concretezza le illusioni che ognuno si costruisce, quando in fondo "...vivere é incontrarsi, aver sonno, appettito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare, grattarsi". Normalità...

Nelle note di introduzione al disco dice: «non è una canzone d'amore, è un cercare di prendere coscienza del fare una canzone, del come e perché si usano certi temi ricorrenti piuttosto che altri, del come e perché si usano certe parole invece che altre».

(Fonti: Wikipedia, DeBaser.it)

Testo: Francesco Guccini
Musica: Francesco Guccini

http://youtu.be/fExUzkdEvDk


Francesco Guccini. Canzone quasi d'amore.

Non starò più a cercare parole che non trovo 
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo, 
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro 
e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col tempo... 

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti 
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti; 
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi, 
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei piedi... 

Queste cose le sai perchè siam tutti uguali 
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali, 
perchè siam tutti soli ed è nostro destino 
tentare goffi voli d' azione o di parola, 
volando come vola il tacchino... 

Non posso farci niente e tu puoi fare meno, 
sono vecchio d' orgoglio, mi commuove il tuo seno 
e di questa parola io quasi mi vergogno, 
ma c'è una vita sola, non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno... 

Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa 
e quasi non ti accorgi dell' energia dispersa 
a ricercare i visi che ti han dimenticato 
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il peccato... 

Tutto questo lo sai e sai dove comincia 
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia 
perchè siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni 
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri, 
saggi, falsi, sinceri... coglioni! 

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata? 
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata: 
tienila in mia memoria, ma non è un capitale, 
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale... 

D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni 
e pago la mia casa, pago le mie illusioni, 
fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi, 
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, 
bere, leggere, amare... grattarsi!

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