sabato 21 gennaio 2012

Jung. Alcune malattie prendono il nome di: FAMIGLIA.

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Quanto più si è sviluppata la conoscenza scientifica, tanto più il mondo si è disumanizzato: l’uomo si sente isolato nel cosmo, poiché non è più inserito nella natura e ha perduto la sua “identità inconscia” emotiva con i fenomeni naturali. Questi, a loro volta, hanno perduto a poco a poco le loro implicazioni simboliche […] Nessuna voce giunge più all’uomo da pietre, piante o animali, né l’uomo si rivolge a essi sicuro di venire ascoltato. Il suo contatto con la natura è perduto, e con esso è venuta meno quella profonda energia emotiva che questo contatto simbolico sprigionava.
Carl Gustav Jung, L’uomo e i suoi simboli

Il falso mito del “Volere è potere”
“L’unica cosa che ci rifiutiamo di ammettere è di essere in balia di «forze» che non siano riducibili al nostro controllo. […]
Il motto «Volere è potere» è la superstizione dell’uomo moderno.
Eppure l’uomo contemporaneo, pur di mantener viva questa fede, paga lo scotto di una grave mancanza di introspezione. Egli resta cieco al fatto che, pur con tutta la sua razionalità e la sua efficienza, «forze» non controllabili lo tengono ancora in loro balia. I suoi dèi e i suoi demoni non sono affatto scomparsi: hanno solo cambiato nome. Essi lo tengono in uno stato d’agitazione incessante attraverso vaghe apprensioni, complicazioni psicologiche, un bisogno insaziabile di pillole, di alcool, di tabacco, di cibo e soprattutto imponendogli un pesante fardello di nevrosi. […]
All’uomo piace credere di essere padrone della propria anima. Ma nella misura in cui egli si dimostra incapace di controllare i propri stati d’animo e le proprie emozioni, o di prendere coscienza degli infiniti modi segreti in cui i fattori inconsci arrivano a insinuarsi nei suoi propositi e nelle sue decisioni, egli non è affatto padrone di se stesso. Questi fattori inconsci debbono la loro esistenza all’autonomia degli archetipi. L’uomo moderno cerca di evitare di prendere coscienza di questa spaccatura della sua personalità istituendo un sistema di compartimenti stagni. Certi aspetti della sua vita esteriore e del suo comportamento sono mantenuti, per così dire, in zone separate e non sono mai messi a confronto fra di loro.”
Carl Gustav Jung, L’uomo e i suoi simboli


Un uomo che non ha radici, senza un vero rapporto con il passato, con la vita degli antenati (che pure continua in lui) e con la società umana del suo tempo. Egli non abita in una casa come tutti gli altri uomini, non mangia e non beve ciò che gli altri uomini mangiano e bevono, ma vive una vita a sé, irretito in un’idea fissa soggettiva escogitata dal suo intelletto e ch’egli ritiene essere la verità di recente scoperta.
Carl Gustav Jung, Simboli della trasformazione


« Sarebbe un grave errore negare ogni valore finalistico alle fantasie evidentemente patologiche di un nevrotico. Esse, nella realtà dei fatti, sono i primi indizi di una spiritualizzazione, i primi brancolamenti tendenti alla ricerca di nuovi sistemi di adattamento. Il ritirarsi a un livello infantile non significa soltanto regressione e ristagno, ma anche possibilità di scoprire un nuovo sistema di vita. Dunque la regressione è in realtà la condizione basilare dell'atto creativo, e qui debbo fare ancora una volta riferimento al mio libro, più volte citato,
Carl Gustav Jung, Simboli della trasformazione




Alcuni dei nostri pensieri perdono la loro energia emotiva e diventano subliminali (cioè non ricevono più la nostra attenzione conscia) per il fatto che ci sembrano poco interessanti o di scarsa importanza, oppure perché abbiamo qualche specifica ragione per perderli di vista.
In realtà, è per noi normale e necessario dimenticare in questo modo affinché si possa far posto, nella mente conscia, alle idee e impressioni nuove. Se ciò non accadesse, tutto quello che noi sperimentiamo resterebbe al di sopra della soglia della coscienza e la nostra mente cadrebbe preda di una insopportabile confusione.
Carl Gustav Jung, L'uomo e i suoi simboli



"Mediante il transfert sul medico al paziente viene gettato un ponte attraverso il quale egli può uscire dal nucleo familiare per entrare nella realtà; in altre parole: passare dall’ambiente infantile al mondo degli adulti (…) 
Il medico analista conosce troppo bene la propria personale insufficienza per credere ancora di poter fare da padre o da guida. La sua aspirazione può consistere al massimo nell’educare i suoi pazienti ad acquisire una personalità autonoma, liberandolo dall’inconscia sottomissione a restrizioni infantili. La psicoanalisi deve perciò analizzare il transfert (…) con l’analisi del transfert si mira a distruggere la
sottomissione inconscia (e conscia!) al medico e a rendere autonomo il paziente (…) Nel migliore dei casi il malato esce dall’analisi com’è veramente, cioè in armonia con se stesso (…) Quanto più il paziente riuscirà a vedere nel medico un qualsiasi altro uomo, a riconoscerlo obiettivamente, tanto maggiore sarà per lui il vantaggio del transfert" 
La passata coazione si trasforma in intenzione e scopo, cioè in “lavoro”. Sostenuto dal suo medico, il paziente si occupa ora delle sue fantasie, non per perdervisi, ma per scoprirle pezzo per pezzo e portarle alla luce. Con ciò egli acquista una visione obbiettiva della propria vita interiore"... "e può iniziare a ricercare nuove vie di adattamento"
Carl Gustav Jung (1913). 
Saggio di esposizione della teoria psicoanalitica in Il contrasto tra Freud e Jung. Torino, Boringhieri




"Quando ci sforziamo di scoprire senza pregiudizi teorici cosa realmente il paziente cerchi in suo padre o sua madre noi non troviamo di solito desideri incestuosi ma qualcosa di ben diverso ... qualcosa che Freud ha valutato solo negativamente, e cioè un sentimento di innocenza infantile, un senso di protezione e sicurezza, di amore reciproco, di fiducia e fede ... la tendenza regressiva denota soltanto che il paziente nei suoi ricordi di infanzia ricerca se stesso
Carl Gustav Jung



Vi sono moltissimi genitori che trattano sempre i loro figli come bambini, perchè essi stessi non vogliono invecchiare, nè rinunciare al loro potere e alla loro autorità di genitori.
Carl Gustav Jung


Se c'è qualcosa che desideriamo cambiare nel bambino, dovremmo prima esaminarlo bene e vedere se non è qualcosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi.
Carl Gustav Jung



Alcune malattie prendono il nome di: FAMIGLIA
L’importanza di differenziarsi dalle cerchie “familiari”
6 febbraio 2014


Family2

Introduzione:

(di Emanuele Casale)
S
empre più sono gli individui che permangono nell’ambiente della propria fanciullezza e in seno alla famiglia fino ad età inoltrata. Alcuni dati statistici attestano che l’Italia è uno tra i paesi sviluppati con il più alto tasso di individui che – spesso seppur autonomi sul piano economico – permangono ancora nella casa familiare e con i genitori oltre i 30 anni, e a volte “per sempre”.
Alcuni – credendosi più cresciuti e scaltri – consapevoli sotto sotto dell’innaturalezza di tale dinamica – trovano invece altri escamotage, tra i quali è molto noto quella dell’uscita da casa (la casa affianco!) che si traduce nel cercare spesso alloggi e case molto vicine a quelle dei genitori. Si rimane così sempre invischiati in quel mood psichico originario, della fanciullezza, dei ricordi, del “è sempre stato”, senza mai superare quelle atmosfere e nodi psichici da sempre nati, protratti e cresciuti all’interno del sistema familiare.
La famiglia di “origine” – che ci ha cresciuti, generati – finisce così per essere “origine” e anche “ultima meta” della vita di un individuo, anzichè trampolino di lancio verso l’esterno, il mondo, le infinite possibilità che sono presenti lì appena fuori la cerchia familiare. Si può senza dubbio dire che – molto tristemente – per molti la famiglia d’origine finisce per essere davvero la sola e unica famiglia della loro vita, senza mai costruirne una propria, nuova, differenziata, più appropriata alla maturazione del proprio Sè, senza mai essere capaci dunque di essere generativi (e non per forza in senso letterale, cioè nel senso di creare una famiglia con moglie, figli e annessi, ma anche in senso metaforico, come vedremo più avanti).
Costruire una propria famiglia non coincide – in linguaggio psicologico soprattutto – a dover costruire una famiglia canonica attraverso un matrimonio, dei figli e quantaltro. La famiglia che un individuo può costruirsi – anzi, non che “può”, ma che “deve”, perchè ne necessita la propria natura – è composta anche da amici molto intimi, anime affini, persone che si conoscono da una vita, altre che si sono incontrate durante i vari percorsi di vita e tutte quelle persone care che – in tutti questi infiniti cammini individuali – ci sono rimaste a fianco, e noi siamo rimaste a fianco a loro…
Quante volte molti di noi hanno sentito nel profondo che esistono e si creano“famiglie dell’anima” che vanno al di là del legame di sangue. Questo lo esprimeva benissimo il poeta Kahlil Gibran, quando scrisse:
Credo vi siano al mondo gruppi di persone e individui che sono affini,
indipendentemente dalla razza.
Dimorano nello stesso regno della coscienza.
E’ questa la parentela, semplicemente questa.
Il mondo animale è maestro in tale lezione: i cuccioli di felino, ad esempio, vengono allattati, curati e difesi dalla madre, ma soltanto fino al momento in cui la natura li fa diventare in grado di procurarsi cibo da sè, difendersi da sè, cacciare da sè o in branco, ecc.
E’ questa una legge del mondo animale – a cui per natura apparteniamo anche noi specie umana – che abbiamo del tutto stravolto, deviandola fino a estreme conseguenze. Le conseguenze di una tale lontananza da un aspetto così innato e spontaneo nella nostra natura, sono gli innumerevoli disturbi psichici, malattie mentali quali la schizofrenia, provenienti spesso datessuti familiari malsani, oppure – se non malsani – tessuti accuditivi – o fatti di troppi nodi – protratti fino ad oltranza.
Qui di seguito sono stati inseriti estratti molto pregnanti ed esemplari riguardo questa tematica, passando da Jung, Carotenuto a Rilke. Alla fine del post troverete una raccolta ben scelta di libri sull’argomento.
Ed ora, come sempre, lascio spazio e la parola ai giganti…Buona lettura! 


"Tutti dovrebbero conoscere il proprio albero genealogico.                                                                    La famiglia è il nostro forziere del tesoro ma anche la nostra trappola mortale."                             Alejandro Jodorowsky
Metagenaologia Jodorowsky cit


PSICOLOGIA della FAMIGLIA D’ORIGINE: 

«Non è possibile vivere troppo a lungo nell’ambiente della propria fanciullezza o in seno alla famiglia senza che ciò costituisca un certo pericolo per la salute dello spirito. La vita chiama l’uomo fuori, verso l’indipendenza, e colui che per indolenza o timidezza infantili non obbedisce a questo appello è minacciato di nevrosi. Una volta scoppiata, la nevrosi diverrà progressivamente una ragione sempre più valida per fuggire la lotta con la vita e per rimanere impigliati per sempre nell’atmosfera moralmente velenosa dell’infanzia
Carl Gustav Jung, Simboli della Trasformazione, Edizioni Bollati Boringhieri, p.299


Non v’è nulla che abbia un influsso psichico più forte sull’ambiente circostante, e in special modo sui figli, che la vita non vissuta dei genitori
Carl Gustav Jung, 1929, p.6

«…i genitori proiettano sul proprio figlio l’ombra che non possono riconoscere nella propria vita. […] Il figlio è stato costretto dai genitori a caricarsi di tutti quegli aspetti d’ombra della esistenza che essi non sono stati capaci di integrare


(Amare Tradire: Quasi un apologia del tradimento, di Aldo Carotenuto, Edizioni Bompiani, p.35)
Famiglia - La sindrome degli antenati Shuctzenberger

                                   La sindrome degli antenati. Psicoterapia transgenerazionale e i legami nascosti nell’albero genealogico

«Tutta la libido costretta nei vincoli familiari dev’essere ritirata da quella cerchia angusta per essere trasferita in una più ampia, giacchè per il benessere psichico dell’individuo è necessario che egli divenga da adulto il centro di un nuovo sistema, dopo essere stato nell’infanzia una semplice particella gravitante attorno all’antico centro. (…) la libido non utilizzata finirà inevitabilmente con il restare impigliata nel rapporto endogamo inconscio con i genitori, privando l’individuo di elementi essenziali della sua libertà. 

Ricordiamo quanto Cristo insistesse nella sua predicazione sulla necessità di un distacco radicale dell’uomo dalla sua famiglia (…), non si proponeva che uno scopo: liberare l’uomo dal suo attaccamento alla famiglia, che non è affatto imposto da una pretesa intelligenza superiore, ma che è da imputare semplicemente a un’estrema mollezza e alla mancanza dell’energia necessaria per dominare i propri sentimenti infantili. L’uomo, infatti, che lascia straripare la sua libido fissata all’ambiente dell’infanzia e non la libera per incanalarla verso mète più alte, cadrà in potere di una coazione inconsciaDovunque egli sia, l’inconscio tornerà sempre a creargli l’ambiente infantile mercè la proiezione dei suoi complessi, ristabilendo così di continuo, e contro i suoi interessi vitali, la stessa dipendenza e la stessa carenza di libertà che in passato caratterizzavano il suo rapporto con i genitori. Il suo destino non è più nelle sue mani. (…) La libido, che rimane così fissata nella sua forma più primitiva, trattiene l’uomo a un livello corrispondentemente basso, a un livello cioè nel quale egli, lungi dall’avere il dominio sugli affetti, ne è al contrario alla mercè
Carl Gustav Jung. Simboli della Trasformazione, Edizioni Bollati Boringhieri, p.403

Famiglia - Dalla famiglia all'individuo. Differenziazione

                       Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sè nel sistema familiare

«Quante volte si vedono figli non più giovani che vivono ancora con la madre (non mi riferisco, ovviamente, ai giovanissimi) e per i quali non è neppure sorto il conflitto che la spinta alla propria individuazione dovrebbe rendere a un certo punto esplosivo, inarrestabile. Molti giovani vivono in un limbo di possibilità, come barche splendide che si consumano nella darsenaL’universo si riduce al “cantiere” familiare, al “noto” delle piccole rassicurazioni e ricompense, dei piccoli e grandi delitti psicologici, eredità dei nonni e degli avi, pronti a tramandarsi nelle generazioni future. Si resta incagliati nella “secca” dei codici esistenziali e comunicativi della famiglia d’origine, invasi dai suoi pregiudizi e completamente inconsapevoli dell’oceano immenso e nuovo, adiacente, attorno a sé. Avere in proprio potere la dimensione psichica dei figli permette al genitore di garantirsi un’importanza, un ruolo preciso: il che è possibile solo se il figlio rimane ‘quel’ figlio che ad essi serve per sopravvivere psicologicamente senza troppi conflitti. Quanti di noi sono ancora figli nel senso indicato, legati mani e piedi a un invisibile incesto psicologico? [...]»

Aldo Carotenuto - Amare tradire

               Amare Tradire: quasi un’apologia del tradimento (Aldo Carotenuto)

«Il giovane che si libera dalla costrizione del cerchio familiare e sceglie la propria autonomia si troverà a fronteggiare difficoltà, dolori, ansie e l’immagine persecutoria del figlio fantasticato dai genitori. E’ così che la lotta ‘per’ qualcosa diventa lotta ‘contro’ qualcosa. La posizione di Gesù, dal “tradito” per eccellenza della nostra storia, appare del resto decisa nei confronti delle collusioni proprie del cerchio familiare. Quello di Gesù si configura inequivocabilmente come messaggio di divisione e conflitto, messaggio dunque che, a suo modo, investe l’area potenziale del tradimento (Matteo 10.34-35):
“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera…”»
[…] Come afferma infatti Hanna Wolff (1975) in riferimento al passo del Vangelo di Matteo sopra riportato:
Per quanto possa suonare presuntuoso, solo la psicologia del profondo può capirlo fino in fondo. In effetti Gesù ‘scioglie da’, ‘divide dal’ collettivo della famiglia. Egli dissolve la ingenua ‘participation mystique’, affinchè possano venire alla luce individui singoli, indipendenti e responsabili.”»

LIBRI sulla PSICOLOGIA DELLA FAMIGLIA, sulle COSTELLAZIONI e la PSICOGENEALOGIA:

Metagenaologia Jodorowsky

 Metagenealogia. La famiglia, un tesoro e un fardello. (Alejandro Jodorowsky)


Famiglia - La sindrome degli antenati Shuctzenberger

                     La sindrome degli antenati. Psicoterapia transgenerazionale e i legami nascosti dell’albero genealogico.   


Famiglia - Come liberarsi dalle ripetizioni familiari negative

                 Come liberarsi dalle ripetizioni familiari negative. I segreti della psicogenealogia.

Famiglia - Psicogenealogia Schutzenberger

 Psicogenealogia. Guarire le ferite familiari e ritrovare se stessi.


Famiglila - Costellazione famialiare Walter Toman

 Costellazione Familiare. Dalla posizione di nascita, la personalità e i comportamenti sociali dell’individuo. (Walter Toman)

Famiglia - alla ricerca dell'informazione perduta Pergola Filippo

                        Alla ricerca delle in-formazioni perdute. L’inespresso transgenerazionale come vincolo alla crescita. (a cura di Filippo Pergola)


Psicogenealogia e costelazioni familiari

 Psicogenealogia e costellazioni familiari


Famiglia - Famiglia e terapia della famiglia

           Famiglie e Terapia della famiglia

Jung Opere 2 La costellazione familiare

                  C.G. Jung – Vol 2. Ricerche Sperimentali 

Non tutti sanno che Jung fu il precursore e originario Padre della Terapia Familiare moderna e dell’ampio discorso circa le “costellazioni familiari. Divenne infatti famoso in ambito psichiatrico grazie ai suoi test d’associazione in ambito sperimentale e clinico con cui delineò i cosiddetti “complessi a tonalità affettiva”, arrivando da questi anche ai “complessi familiari

Nel seguente Volume d’opera (N.2), è presente il suo saggio intitolato La costellazione familiare”. 
Scrive nella sua autobiografia:
«Mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunità di destino che mi collega ai miei avi. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o di problemi che furono lasciati incompiuti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni e dai miei antenati.
Mi sembra che spesso ci sia in una famiglia un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli. Ho sempre pensato che anche io dovevo rispondere a delle domande che il destino aveva già posto ai miei antenati e alle quali non si era riuscito a trovare nessuna risposta, o anche che dovevo risolvere o semplicemente continuare ad occuparmi di problemi che le epoche anteriori lasciarono in sospeso. La psicoterapia non ha ancora tenuto abbastanza conto di questa circostanza.»
(C.G.Jung – Ricordi, Sogni, Riflessioni – Autobiografia)
‎”Mi è sempre sembrato di dover rispondere a problemi che il destino aveva posto ai miei antenati, e che non avevano ancora avuto risposta; o di dover portare a compimento, o anche soltanto continuare, cose che le età precedenti avevano lasciate incompiute
(C.G.Jung – Ricordi, Sogni, Riflessioni – Autobiografia)

Famiglia - Dalla famiglia all'individuo. Differenziazione

                    Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sè nel sistema familiare.


Famiglia - Il grande manuale delle costellazioni familiari

                             Il grande manuale delle costellazioni familiari. Come praticare la terapia sistemica di Bert Hellinger
http://www.jungitalia.it/2014/02/06/alcune-malattie-prendono-il-nome-di-famiglia-limportanza-di-differenziarsi-dalle-cerchie-familiari/

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