sabato 28 gennaio 2012

Lucio Anneo Seneca. Mentre si rinvia, la vita passa Dum differtur, vita transcurrit

Timendi Causa est nescire.
L’ignoranza è la causa della paura
Lucio Anneo Seneca




Le nostre paure sono molto più numerose dei pericoli concreti che corriamo.
Soffriamo molto di più per la nostra immaginazione che per la realtà.
Seneca

Sono più le cose che ci spaventano di quelle che ci minacciano effettivamente,
Lucilio mio, e spesso soffriamo più per le nostre paure che per la realtà
Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio


Ricordati di spogliare gli avvenimenti dal tumulto di pensieri che li accompagna e di considerarli nella loro essenza: capirai che in essi non c’è niente di terribile se non la nostra paura.
Lucio Anneo Seneca


 “Analizza anzitutto se esistono indizi sicuri del male che dovrebbe sopraggiungere: per lo più sono i sospetti la causa della nostra sofferenza, e siamo ingannati dalle dicerie che sogliono far perdere una guerra e, a maggior ragione, abbattono gli individui. E' così, o mio Lucilio, ci associamo troppo in fretta alle opinioni della gente, non osserviamo sotto una giusta luce ciò che ci spinge alla paura né lo analizziamo, ma trepidiamo e voltiamo le spalle, come quei soldati che per il polverone sollevato da una mandria in fuga abbandonano in tutta fretta l'accampamento, o che sono atterriti dal diffondersi di qualche fandonia chissà da chi inventata. Non so come, ma le pure invenzioni ci sconvolgono di più; la verità ha in effetti una sua misura; tutto ciò che è frutto d'incertezza entra nel dominio della congettura e delle fantasie di un animo in preda alla paura. Non c'è dunque nulla di così disastroso, di tanto incontrollabile quanto il timor panico, perché, se le angosce di altro genere sono infondate, quelle provocate dal panico non hanno alcun senso.”
Seneca, Lettere morali a Lucilio, libro secondo



Il fato guida chi lo segue,
trascina chi gli si oppone.
Seneca

Inpares nascimur, pares morimur.
Nasciamo diversi, moriamo uguali.
Seneca Lettere a Lucilio XV, 91


“Vulnerant omnes, ultima necat”
(omnes feriunt, ultima necat)
(tutte feriscono, l'ultima uccide)
Iscrizione dell’orologio della Cattedra Normanna di Pisa.
Seneca 'il vecchio'


Vulpem pilum mutare, non mores
La volpe cambia il pelo, non le abitudini
Svetonio

Abbiamo davanti agli occhi i vizi degli altri, 
mentre i nostri ci stanno dietro
Aliena vitia in oculis habemus, 
a tergo nostra sunt
Lucio Anneo Seneca


Non c'è più possibilità di rimedio
quando quelli che prima erano vizi
sono ormai diventati abitudini
Lucio Anneo Seneca



Sbaglia chi pensa che siano DIFETTI DEL NOSTRO TEMPO la dissolutezza, l'abbandono dei buoni costumi e gli altri vizi che ognuno attribuisce al suo tempo. Questi sono vizi degli uomini, non dei tempi, e nessuna epoca ne va esente.
Seneca


"In molti potrebbero raggiungere il traguardo della saggezza se non pensassero di esservi già arrivati e non dissimulassero alcuni loro difetti, scavalcandone altri a occhi chiusi. Non c'è ragione di credere che la nostra adulazione, quella nei confronti di noi stessi, ci rechi meno danno dell'adulazione altrui. Chi ha veramente il coraggio di dire tutta la verità a se stesso?"
Seneca



Ricordati di spogliare gli avvenimenti dal tumulto che li accompagna e di considerarli nella loro essenza: capirai che in essi non c'è niente di terribile se non la nostra paura.
Seneca


Non lasciar cadere e raffreddarsi gli slanci del tuo animo, ma dominali e regolali,
affinchè quelli che sono solo slanci diventino una costante disposizione dell'animo
Lucio Anneo Seneca


Un fuoco, un delirio brucia questo folle cuore.
Divampa nel midollo delle ossa, scorre per le vene,
sin giù nel ventre, il fuoco, un desiderio nascosto,
come fiamma che di trave in trave si propaga.
Seneca



Mentre si rinvia, la vita passa
Dum differtur, vita transcurrit
Lucio Anneo Seneca

“Vulnerant omnes, ultima necat”
(omnes feriunt, ultima necat)
(tutte feriscono, l'ultima uccide)
Iscrizione dell’orologio della Cattedra Normanna di Pisa.
Seneca 'il vecchio'


 Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che DIMENTICANO IL PASSATO, TRASCURANO IL PRESENTE, TEMONO IL FUTURO, giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati OCCUPATI TANTO TEMPO SENZA CONCLUDERE NULLA.
Seneca

Lì ora PRESENTE è invano,
non fa che percuotere e fugge,
sol nel PASSATO è il bello,
sol ne la MORTE è il vero.
Giosuè Carducci
La vita è come una commedia: non importa quanto è lunga, ma come è recitata.
Seneca

Come una commedia, anche LA VITA NON IMPORTA CHE SIA LUNGA, ma che sia ben rappresentata
Seneca

NIENTE CI APPARTIENE, Lucilio, SOLO IL TEMPO E' NOSTRO.
La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per IL TEMPO CHE HA RICEVUTO, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.
Seneca



La vita non è breve.
La percepiamo noi breve,
a causa della nostra incapacità
di vedere lontano
Lucio Anneo Seneca

La vita è breve: evitiamo, dunque, programmi troppo estesi: ogni giorno, ogni ora ci mostra la nostra nullità e ricorda a noi smemorati, con qualche nuovo argomento, la nostra fragile natura. Allora noi, che facciamo programmi come se la nostra vita fosse eterna, siamo costretti a pensare alla morte. Si volge, infatti, ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.
Lucio Anneo Seneca


"Chi ha paura della morte non vive da uomo vivo; chi invece la vede come un traguardo naturale riservatogli fin dal momento della nascita, vive secondo le regole di natura e in virtù della sua forza d'animo non sarà mai colto di sorpresa né disarmato da alcuna esperienza. Può essere un male ritornare là donde si è venuti? Vive male chi non sa morire bene. La prima cosa da fare è togliere eccessivo valore a questo bene transitorio che è la nostra vita, e darle solo il peso che merita."
Seneca. 


Ci è stata data un vita abbastanza lunga e per il compimento di cose grandissime, se venisse spesa tutta bene; ma quando si perde tra il lusso e la trascuratezza, quando non la si spende per nessuna cosa utile, quando infine ci costringe la necessità suprema, ci accorgiamo che è già passata essa che non capivano che stesse passando. È così: non abbiamo ricevuto una vita breve, ma la rendiamo tale, e non siamo poveri di essa ma prodighi. Come ricchezze notevoli e regali, quando sono giunte ad un cattivo padrone, in un attimo si dissipano, ma, sebbene modeste, se sono state consegnate ad un buon amministratore, crescono con l'uso, così la nostra vita dura molto di più per chi la dispone bene.
Lucio Anneo Seneca


Parte del tempo ce lo strappano di mano,
parte ce lo sottraggono con delicatezza,
e parte scivola via senza che ce ne accorgiamo.
Lucio Anneo Seneca
Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso; andrà il tempo della vita per la via intrapresa e non tornerà indietro né arresterà il suo corso; non farà rumore, non darà segno della sua velocità: scorrerà in silenzio, non si allungherà per editto di Re o favore di popolo; correrà come è partito dal primo giorno, non farà mai fermate, mai soste. Che avverrà? tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi aver tempo.
Lucio Anneo Seneca



Ci è stata data un vita abbastanza lunga e per il compimento di cose grandissime, se venisse spesa tutta bene; ma quando si perde tra il lusso e la trascuratezza, quando non la si spende per nessuna cosa utile, quando infine ci costringe la necessità suprema, ci accorgiamo che è già passata essa che non capivano che stesse passando. È così: non abbiamo ricevuto una vita breve, ma la rendiamo tale, e non siamo poveri di essa ma prodighi. Come ricchezze notevoli e regali, quando sono giunte ad un cattivo padrone, in un attimo si dissipano, ma, sebbene modeste, se sono state consegnate ad un buon amministratore, crescono con l'uso, così la nostra vita dura molto di più per chi la dispone bene.
Lucio Anneo Seneca


Il mondo è eterno, ma le sue singole parti non sono sempre uguali.
Seneca


LA FELICITA' (da "La Felicità" di Seneca - Newton & Compton)
Tutti aspiriamo alla felicità, ma, quanto a conoscerne la via, brancoliamo nel buio. E' infatti così difficile raggiungerla che più ci affanniamo a cercarla, più ce ne allontaniamo, se prendiamo una strada sbagliata e se questa, poi, conduce addirittura in una direzione contraria (...)
(...) Perciò dobbiamo avere innanzitutto ben chiaro ciò che vogliamo, dopodiché cercheremo la via per arrivarci, e lungo il viaggio stesso, se sarà quello giusto, dovremo misurare giorno per giorno la strada che ci lasciamo indietro e quanto si fa più vicino quel traguardo a cui il nostro impulso naturale ci porta. (...)
(...) Non c'è nulla di peggio che seguire, come fanno le pecore, il gregge di coloro che ci precedono, perché essi ci portano non dove dobbiamo arrivare, ma dove vanno tutti. Questa è la prima cosa da evitare. Niente c'invischia di più in mali peggiori che l'adeguarci al costume del volgo, ritenendo ottimo ciò che approva la maggioranza, e il copiare l'esempio dei molti, vivendo non secondo ragione ma secondo la corrente. (...) 
(...) Di fronte alla felicità non possiamo comportarci come nelle votazioni, accodandoci alla maggioranza, perché questa proprio per il fatto di essere la maggioranza è peggiore. I nostri rapporti con le vicende umane non sono infatti così buoni da poterci indurre a ritenere che il meglio stia dalla parte dei più, perché la folla testimonia esattamente il contrario, che cioè il peggio, per l'appunto, sta lì. Sforziamoci dunque di vedere e di seguire non i comportamenti più comuni ma cosa sia meglio fare, non ciò che è approvato dal volgo, pessimo interprete della verità, ma ciò che possa condurci alla conquista e al possesso di una durevole felicità.
(versione di Mario Scaffidi Abbate)
http://www.paroledisaggezza.altervista.org/seneca-felicita.htm




Ogni giorno moriamo [cotidie morimur]; ogni giorno ci viene tolta una parte della vita e anche quando ancora cresciamo, la vita decresce. Abbiamo perduto l'infanzia, poi la fanciullezza, poi la giovinezza. Tutto il tempo trascorso fino a ieri è ormai perduto; anche questo giorno che stiamo vivendo lo dividiamo con la morte. Come la clessidra [quemadmodum clepsydram] non la vuota l'ultima goccia d'acqua ma tutta quella defluita prima, così l'ora estrema, che mette fine alla nostra vita, non provoca da sola la morte, ma da sola la porta a termine. Noi vi giungiamo in quel momento; da tempo, però, vi siamo diretti [tunc ad illam pervenimus, sed diu venimus].
Seneca, Ep. ad Lucilium, XXIV


I più ondeggiano infelici tra il timore della morte e le angosce della vita: 
non vogliono vivere, né sanno morire.
Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, 62/65


Da buon stoico quale era, Seneca non condanna il suicidio: quando non si può più applicare la virtù, quando l’uomo non é più libero esso é concesso come extrema ratio:
"non sempre bisogna cercare di tenere la vita, perchè vivere non é un bene, ma é un bene vivere bene. Così il saggio vivrà quanto deve, non quanto può; esaminerà dove gli converrà vivere, con quali persone, in quali condizioni, con quali occupazioni. Egli si preoccupa sempre del tipo di vita che conduce , non della sua durata: se gli si presentano molte avversità che turbano la sua tranquillità , esce dal carcere ... Quel che importa non é morire più presto o più tardi, ma importa morire bene o male, ma morire bene é fuggire il pericolo di vivere male"
Epistole a Lucilio, 70 



La sorte non ha innalzato nessuno tanto da non ritorcere contro di lui quanto gli aveva concesso di fare. Non fidarti della momentanea bonaccia: fa presto il mare ad agitarsi
nello stesso giorno le barche affondano là dove si erano spinte per diporto.
 Lucio Anneo Seneca da Lettere a Lucilio


Seneca – Lettera a Lucilio, libro I: l’uso del tempo
1 – Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto.

2 – Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va.

3 – Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.

[...]

Il tempo scorre velocissimo e ce ne accorgiamo soprattutto quando guardiamo indietro: mentre siamo intenti al presente, passa inosservato, tanto vola via leggero nella sua fuga precipitosa. Ne chiedi il motivo? TUTTO IL TEMPO TRASCORSO SI TROVA IN UNO STESSO LUOGO; lo vediamo simultaneamente, sta tutto insieme; OGNI COSA PRECIPITA NELLO STESSO BARATRO. E, del resto, non possono esserci lunghi intervalli in una cosa che nel complesso è breve. LA NOSTRA VITA È UN ATTIMO, ANZI, MENO DI UN ATTIMO; MA LA NATURA CI HA SCHERNITO DANDO UN'APPARENZA DI DURATA A QUESTO SPAZIO DI TEMPO MINIMO: di una parte ne ha fatto l'infanzia, di un'altra la fanciullezza, poi l'adolescenza, il declino dall'adolescenza alla vecchiaia e la vecchiaia stessa. Quanti gradini ha collocato in una scala così corta!Poco fa ti ho salutato; e tuttavia questo "poco fa" è una buona parte della nostra esistenza, e la sua breve durata, pensiamoci, un giorno finirà. Non mi sembrava in passato che il tempo scorresse tanto veloce; ora la sua celerità mi appare incredibile, sia perché sento che si avvicina la meta, sia perché ho cominciato a osservare e a fare il conto delle mie perdite. Perciò mi sdegno tanto più con coloro che spendono in occupazioni inutili la maggior parte di questo tempo insufficiente già per le attività necessarie, anche se vi si bada con la massima cura.... Perché ti tormenti e ti maceri su un problema che è cosa più intelligente disprezzare che risolvere? Se uno si sposta tranquillo e con tutta calma, può anche raccogliere le cose di poco conto: ma quando il nemico incalza alle spalle e il soldato ha ricevuto l'ordine di muoversi, bisogna gettar via quanto si è accumulato nella quiete della pace.
Seneca

Lucio Anneo Seneca. Come debba comportarsi il vero filosofo.
“Che tu ti adoperi con impegno, lasciando da parte tutto il resto, unicamente a MIGLIORARTI OGNI GIORNO, l’approvo e mi fa piacere, e non solo ti esorto a perseverare, ma te ne prego. Ti avverto, però, di NON FARE NULLA DI STRAVAGANTE RISPETTO AL TUO STILE DI VITA, come quelli che desiderano non progredire, ma farsi notare; evita l’abbigliamento trasandato, i capelli lunghi e la barba incolta, evita di dichiarare odio all’argenteria e di dormire sulla nuda terra; EVITA TUTTO CIÒ CHE CON PROCEDIMENTO CAPOVOLTO MIRA SOLO AD ATTIRARE L’ATTENZIONE. Il nome di «filosofia» è già di per sé abbastanza impopolare, anche se la si pratica con discrezione; che sarà poi se cominceremo a sottrarci alle comuni abitudini degli uomini? NEL NOSTRO INTIMO SIAMO IN TUTTO DISSIMILI, MA IL NOSTRO ASPETTO ESTERIORE SI ACCORDI CON QUELLO DELLA GENTE. La toga non sia splendente, ma nemmeno sudicia, cerchiamo di non avere argenteria cesellata in oro massiccio, ma nemmeno consideriamo segno di frugalità non vere affatto oro o argento. COMPORTIAMOCI IN MODO DA CONDURRE UNA VITA MIGLIORE DI QUELLA DELLA MASSA, NON CONTRARIA: ALTRIMENTI FINIAMO PER METTERE IN FUGA E TENERE LONTANI DA NOI PROPRIO COLORO CHE VORREMMO MIGLIORARE, E FACCIAMO SÌ CHE ESSI NON VOGLIANO IMITARE NULLA DI NOI, TEMENDO DI DOVER IMITARE TUTTO. La filosofia promette buon senso, umanità e socievolezza; ma, SE CI DIFFERENZIAMO TROPPO DAGLI ALTRI NEL MODO DI VITA, COME POTREMO DARNE PROVA? Badiamo che i comportamenti con cui vogliamo suscitare ammirazione non provochino il riso e il disprezzo. Certamente il nostro proposito è vivere secondo natura: ma è contro natura tormentare il proprio corpo, aborrire le più elementari cure igieniche, ricercare un aspetto orrido e nutrirsi di cibi non solo poveri, ma disgustosi e ripugnanti. Come è da gaudenti desiderare cose troppo raffinate, così è da pazzi rifuggire da quelle comuni e di poco prezzo. LA FILOSOFIA RICHIEDE FRUGALITÀ, NON SOFFERENZA; la frugalità, d’altra parte, può essere accompagnata da un certo decoro. MI SEMBRA GIUSTO QUESTO CRITERIO DI MISURA: LA VITA COMBINI NELLE GIUSTE PROPORZIONI I COSTUMI DEI SAGGI E QUELLI DELLA GENTE COMUNE. Che tutti ammirino il nostro modo di vivere, ma che possano anche capirlo. «E allora? Ci comporteremo come gli altri? Non ci sarà nessuna differenza fra noi e loro?». Ce ne sarà molta: CHI CI OSSERVA PIÙ DA VICINO COMPRENDERÀ CHE SIAMO DIVERSI DALLA MASSA; CHI ENTRERÀ IN CASA NOSTRA AMMIRERÀ NOI PIÙ CHE L’ARREDAMENTO.”
LUCIO ANNEO SENECA (4/1 a.C. – 65 d.C.), “Lettere a Lucilio” (62 – 65), in ID., “Tutti gli scritti in prosa”, a cura di Giovanni Reale, prefazione, note e trad. di Monica Natali, Rusconi, Milano 1994 (I ed.), ‘Lettera 5.’, 1 – 6, pp. 922 – 923.



LA MORTE COME CONSIGLIERA Seneca: Lettere a Lucilio
Persevera come hai cominciato e affrettati quanto sei in grado: potrai così godere più a lungo di un animo puro e sereno. Anzi ne godi già mentre lo correggi, mentre lo acquieti: ma ben altro piacere è quello che si riceve dalla contemplazione di un'anima immacolata e limpida. 
Certo ricordi la gioia provata quando sostituisti la veste da fanciullo con la toga virile e fosti condotto nel foro: ebbene, aspettane una maggiore quando avrai deposto l’animo infantile e la filosofia ti avrà registrato fra gli uomini. Poiché la tua non è puerizia, bensì, cosa più grave, puerilità, e, quel che è peggio, noi abbiamo l’autorità degli anziani e i difetti dei bambini, anzi non dei bambini, ma dei neonati; i bambini hanno paura di sciocchezze, i neonati di false immagini, noi di tutte e due.
Cerca di progredire: capirai che certe cose proprio per questo sono meno da temere, perché fanno molta paura. Nessun male è grande se è l'ultimo. La morte ti viene incontro: la dovresti temere se potesse rimanere con te: ma necessariamente o non è ancora arrivata o passa oltre. 
“È difficile», ribatti, "indurre lo spirito a disprezzare la vita." Ma non ti accorgi per quali insulsi motivi essa viene disprezzata? Uno si impicca davanti alla porta dell'amica, un altro si butta giù dal tetto per non sentire più le sfuriate del padrone, l'evaso si ficca un pugnale in corpo per sfuggire alla cattura: non pensi che si possa compiere per coraggio un'azione che si compie per eccessiva paura? Non può vivere una vita serena chi si preoccupa troppo di prolungarla e annovera fra i grandi beni i molti anni vissuti. 
Tu, invece, preparati ogni giorno a lasciare serenamente questa vita a cui tanti si avvinghiano e si aggrappano, come chi è trascinato via dalla corrente si aggrappa ai rovi e alle rocce. I più ondeggiano infelici tra il timore della morte e le angosce della vita: non vogliono vivere, né sanno morire. 
Abbandona ogni preoccupazione per la tua esistenza e te la renderai piacevole. Possedere un bene non serve a niente se non si è pronti a perderlo. E i beni la cui perdita è più facilmente tollerabile sono quelli che, perduti, non possono essere oggetto di rimpianto. Fatti, dunque, animo e corazzati contro i casi che possono capitare anche ai più potenti. 
Della vita di *Pompeo decisero un ragazzino e un eunuco, di quella di *Crasso un Parto crudele e barbaro . *Gaio Cesare impose a Lepido di porgere il collo al tribuno Destro, ma poi lui stesso porse il suo a Cherea. La sorte non ha innalzato nessuno tanto da non ritorcere contro di lui quanto gli aveva concesso di fare. Non fidarti della momentanea bonaccia: fa presto il mare ad agitarsi; nello stesso giorno le barche affondano là dove si erano spinte per diporto. 
Pensa che tanto un bandito che un nemico possono puntarti un pugnale alla gola; in assenza di un'autorità più grande ogni servo ha potere di vita o di morte su di te. Voglio dire: chiunque disprezzi la propria vita, è padrone della tua. Ricorda gli esempi di uomini uccisi dai propri schiavi, o con aperta violenza o con l'inganno: ti renderai conto che il furore dei servi non ha causato meno stragi dell'ira dei re. Che ti importa, dunque, quanto sia potente l'uomo che temi, quando il male che temi te lo può fare chiunque? 
Metti il caso che tu cada in mano ai nemici, il vincitore comanderà di condurti proprio là dove stai andando. Perché inganni te stesso e ti rendi conto solo in quel momento di una cosa che subivi da tempo? Ascoltami: verso la morte sei spinto dal momento della nascita. Su questo e su pensieri del genere dobbiamo meditare, se vogliamo attendere serenamente quell'ultima ora che ci spaventa e ci rende inquiete tutte le altre.
Ma, per mettere fine alla mia lettera, senti il pensiero che ho scelto oggi - anche questo l'ho preso dal giardino di un altro. «É una grande ricchezza la povertà regolata dalla legge di natura." 
Li conosci i confini che ci ha fissato la legge di natura? Non patire la fame, né la sete, né il freddo.` Per scacciare la fame e la sete non occorre sedere presso la soglia di superbi padroni, né sopportare una fastidiosa arroganza e una cortesia affettata e perciò offensiva, non è necessario affrontare i pericoli della navigazione o partire per la guerra.
Quanto esige la natura è facile a procurarsi e a portata di mano.
E, invece ci affanniamo per il superfluo; ecco che cosa logora la toga, cosa ci costringe ad invecchiare sotto una tenda e cosa ci spinge in terre straniere, mentre quel che ci basta è a portata di mano. Chi si adatta bene alla povertà è ricco. Stammi bene.



L'elogio della FILOSOFIA di Seneca
(proposto come brano da tradurre nella seconda prova d'esame al liceo classico)
« La filosofia non è un’arte che ricerca il favore popolare né che serve a far mostra di sé; non risiede nelle parole ma nei fatti. Non viene impiegata per trascorrere la giornata con qualche svago, né per eliminare il senso di disgusto che viene dall’ozio: educa e plasma l’animo, regola la vita, guida le azioni, mostra ciò che si deve fare e ciò che si deve tralasciare, siede al timone e dirige la rotta attraverso le incertezze di un mare agitato. Senza di questa nessuno può vivere tranquillamente, nessuno senza timori; accadono innumerevoli cose in ogni momento che richiedono un consiglio, che ad essa deve essere chiesto alla filosofia.
Qualcuno dirà: “A che mi serve la filosofia, se esiste il fato? A che serve, se il destino comanda? Infatti gli eventi certi non possono essere mutati e nulla può essere predisposto per fronteggiare quelli incerti, ma o un dio si è impadronito della mia facoltà di decidere e ha stabilito che cosa devo fare, o la sorte non concede nulla alla mia decisione. Qualunque di queste potenze esista, Lucilio, o se esistano tutte queste, bisogna praticare la filosofia; sia che il fato ci leghi con la sua inesorabile legge, sia che un dio, signore dell’universo, abbia disposto tutto quanto, sia che il caso spinga e agiti senza ordine gli umani eventi, la filosofia deve prendersi cura di noi. Questa ci esorterà ad obbedire con piacere al dio e con fierezza alla fortuna; questa ti insegnerà a seguire il dio e a sopportare la sorte. »
~ Lucio Anneo Seneca, “Lettere a Lucilio”, 16, 3-5




[Non est philosophia populare artificium nec ostentationi paratum; non in verbis sed in rebus est. Nec in hoc adhibetur, ut cum aliquā oblectatione consumatur dies, ut dematur otio nausia: animum format et fabricat, vitam disponit, actiones regit, agenda et omittenda demonstrat, sedet ad gubernaculum et per ancipitia fluctuantium derigit cursum. Sine hāc nemo intrepide potest vivere, nemo secure; innumerabilia accidunt singulis horis quae consilium exigant, quod ab hāc petendum est. [4] Dicet aliquis, “Quid mihi prodest philosophia, si fatum est? Quid prodest, si deus rector est? Quid prodest, si casus imperat? Nam et mutari certa non possunt et nihil praeparari potest adversus incerta, sed aut consilium meum occupavit deus decrevitque quid facerem, aut consilio meo nihil fortuna permittit.” [5] Quidquid est ex his, Lucili, vel si omnia haec sunt, philosophandum est; sive nos inexorabili lege fata constringunt, sive arbiter deus universi cuncta disposuit, sive casus res humanas sine ordine impellit et iactat, philosophia nos tueri debet. Haec adhortabitur ut deo libenter pareamus, ut fortunae contumaciter; haec docebit ut deum sequaris, feras casum.]







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