mercoledì 25 gennaio 2012

Arthur Schopenhauer, il ‘velo di Maya’: la spaventosa illusione del mondo. Arthur Schopenhauer era convinto che il mondo fosse avvolto da un velo creatore di mere illusione, che lui chiamò ‘velo di Maya’ nell’opera Il mondo come mia rappresentazione: ‘È Maya - così scrive - il velo ingannatore, che avvolge il volto dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che egli prende per un serpente’ Le illusioni accompagnano, dunque, l’uomo durante tutto il corso della sua vita

Tratteremo quindi l'universo come pura rappresentazione, come oggetto per il soggetto, e, al pari di ogni altro oggetto reale, considereremo anche il nostro corpo, unico nostro mezzo per l'intuizione del mondo, soltanto dal punto di vista della conoscibilità, rispetto alla quale non è che rappresentazione.

Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione



È Maya, il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua, o anche rassomiglia alla corda gettata a terra che egli prende per un serpente. 
Arthur Schopenhauer


L’unica maschera che ci può essere concessa è quella che sa proteggere la nostra anima, a volte senza neanche nasconderla bene. Le altre sanno solo farci comodo rendendo la vita un triste carnevale. Verso la fine della vita avviene come verso la fine di un ballo mascherato, quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro coi quali si è venuti in contatto durante la vita.
Arthur Schopenhauer



"L'uso comune della parola "persona" per indicare l'individuo umano è, senza saperlo, pertinente: "persona" significa, infatti, la maschera di un attore, e in verità nessuno si fa vedere com'è; ognuno, invece, porta una maschera e recita una parte. In generale, l'intera vita sociale è un continuo recitar la commedia. Per tal ragione la vita di società riesce insipida a persone ricche di contenuto; mentre le teste superficiali se ne compiacciono assai."
Arthur Schopenhauer


"È così: il nostro mondo civile non è che una grande mascherata. Vi si incontrano cavalieri, preti, soldati, dottori, avvocati, ecclesiastici, filosofi, e che altro ancora! Ma non sono, costoro, ciò che rappresentano: non sono altro che maschere, sotto le quali, di regola, si celano degli speculatori.
Non capisco perchè mai, per riguardo verso l'altrui dabbenaggine, dovrei provare rispetto per la menzogna e per l'impostura. Ciò che io rispetto è la verità, di qualunque cosa si tratti; e, appunto per questo, non ho alcun rispetto per ciò che è contrario alla verità. La sua luce, in questo mondo, non potrà mai risplendere finchè voi continuerete a tenere le menti in catene, come state facendo."
Arthur Schopenhauer



"Non appena, volendo tentare, scendiamo in noi stessi e, drizzando la conoscenza verso il nostro interno, vogliamo renderci di noi consci appieno, ci perdiamo in un vuoto senza fondo, simili a cava sfera di vetro dal cui vuoto parli una voce, della quale non è possibile trovar nella sfera una causa: e mentre facciamo per ghermire noi stessi, rabbrividendo non afferriamo altro che un vano fantasma" (A. Schopenhauer, Il Mondo come volontà e rappresentazione


Sin dai tempi antichi si era riconosciuto l'uomo come un microcosmo.
Io ho rovesciato il principio e dimostrato il mondo come macroantropo.

Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione



"Il mito della metempsicosi o trasmigrazione delle anime, insegna che le sofferenze inflitte ad altri durante la vita, saranno punite con uguali sofferenze in una vita ulteriore –in questo stesso mondo – e ciò va tanto lontano al punto che l’uccisore d’un animale rinascerà
una volta o l’altra nella forma di quello stesso animale per soffrire la stessa morte.Un tale mito insegna altresì che la condotta malvagia procura, in questo mondo, una vita futura sotto forma di una creatura sofferente e, in genere, inferiore; sicché si rinasce
in un grado più basso nella scala della natura, o come donna o come bruto, come paria, lebbroso, coccodrillo, ecc. [...] E come ricompensa, è promessa una rinascita in forme superiori e migliori: di brahmano, di saggio, di santo. Ma la più alta ricompensa spettante alle più nobili azioni e alla rassegnazione più completa, [...] non può venir espressa
che in forma negativa, con la promessa più volte ripetuta, di non rinascer più. O, come si esprimono i buddisti, che non ammettono i Veda, né le caste: “Tu giungerai al Nirvana,cioè ad uno stato in cui non c’è più nessuna di queste quattro cose: nascita, vecchiaia,malattia, morte”
Alla verità filosofica, intelligibile da così pochi, nessun mito si avvicinò e s’avvicinerà più di questa antica dottrina del popolo più antico e più nobile; dottrina che, sebbene snaturata in molti punti, domina ancora in quel popolo come articolo di fede comune,esercitando sulla vita la più decisiva influenza, oggi come quattromila anni or sono.Pitagora e Platone, ammirando questo non plus ultra d’esposizione mitica, la tolsero dall’India
o dall’Egitto, la onorarono, l’applicarono e, non sappiamo fino a che segno, vi credettero. Al giorno d’oggi noi, pietosi, mandiamo clergymen inglesi e fratelli moravi ai bramini, per insegnar loro qualcosa di meglio e informarli che furono creati dal nulla,di che debbono esser lieti e riconoscenti. Ma ci accade come a chi tira una palla contro
una roccia. In India, le nostre religioni non prendono e non prenderanno mai radice;la saggezza originaria del genere umano non si ritira dinanzi ai fatterelli che accaddero in Galilea. La saggezza indiana rifluisce invece verso l’Europa,e vi produrrà una trasformazione radicale nella nostra scienza e nel nostro pensiero".

Arthur Schopenhauer,Il mondo come volontà e rappresentazione




Arthur Schopenhauer, il ‘velo di Maya’: la spaventosa illusione del mondo


Arthur Schopenhauer era convinto che il mondo fosse avvolto da un velo creatore di mere illusione, che lui chiamò ‘velo di Maya’ nell’opera Il mondo come mia rappresentazione: ‘È Maya - così scrive - il velo ingannatore, che avvolge il volto dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che egli prende per un serpente

Le illusioni accompagnano, dunque, l’uomo durante tutto il corso della sua vita: lui non si accorge di venire continuamente soggiogato da una forza misteriosa. Senza speranze è soprattutto colui che crede nell’amore come sentimento della completezza, dell’appagamento infinito: Eros è un diavolo maligno, l’illusione più deplorevole, che acceca gli uomini facendoli innamorare, finché non raggiungono uno degli obiettivi più importanti della volontà di vivere, l’accoppiamento, che le consente di esistere in eterno.

L’uomo, quindi, è costretto a vivere inconsapevolmente in un inferno dove lui vale poco e niente: non è lui - secondo Schopenhauer - a decidere per se stesso e crede, per giunta, che esistata davvero la vera felicità. La sua condizione, però, presenta un’ancora di salvezza, chiamata nolontà, e che sta per annientamento della voglia di vivere. Tutto, prima o poi, torna.

Pascal Ciuffreda

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Arthur Schopenhauer e la "nolontà": liberarsi dal Velo di Maya e dal dolore
PUBBLICATO DA Pascal Ciuffreda
domenica 9 ottobre 2011

Siamo realmente consapevoli delle nostre scelte oppure c’è una forza nascosta, pulsante, dentro di noi, che ci ordina di fare ciò che vuole? Arthur Schopenhauer era tormentato da questa domanda; poi giunse ad una conclusione: l’uomo non vive perché lo desidera, ma perché un essere intangibile (noumeno), chiamato voluntas, lo manipola.

E il libero arbitrio? Pura illusione. L’essere umano si convince di essere il padrone delle sue scelte, ma è la volontà di vivere che opera al suo posto: è insaziabile, incausata, distruttrice, cieca. Il suo unico scopo è quello di trovare appagamento dalle cose terrene, spingendosi perfino a calpestare con disinvoltura gli altri esseri umani, per raggiungere così i suoi obbiettivi; peccato che la sua ingordigia non le permette mai di giungere ad uno stato di pieno soddisfacimento!

E l’uomo in tutto questo ci rimette: non è soddisfatto, quindi soffre. Non bisogna esaudire tutti i capricci della voluntas, anzi bisogna trovare il modo per sradicarla da noi stessi, e Schopenhauer trova una soluzione: annientarla con il procedimento di nolontà: “atto con cui la volontà, negando sé stessa e tutto il reale, raggiunge la liberazione dal dolore”. 

Questo non vuol dire che per liberarsene l’uomo debba suicidarsi: deve invece allontanarsi per sempre dalle illusioni della realtà, per approdare, solo successivamente, al Nirvana, una dimensione di pace assoluta; usando una terminologia cristiana: l'“eterno riposo”. Badate bene che il filosofo del “velo di Maya” è un ateo convinto!

Voi credete, come lui, che dipendiamo da una forza sconosciuta?

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