giovedì 26 gennaio 2012

Gabriele D'Annunzio, "Il Ferro". Si vive per anni accanto a un essere umano, senza vederlo. Un giorno ecco che uno alza gli occhi e lo vede. In un attimo non si sa perché, non si sa come, qualcosa si rompe: una diga fra due acque. E due sorti si mescolano, si confondono, e precipitano.

"Cum lenitate asperitas"
"Le difficoltà vanno trattate con dolcezza"
Motto di Gabriele D'Annunzio


Gabriele D'Annunzio aveva delle strane manie.
Quando faceva confezionare un abito a una donna, esigeva all'interno una significativa etichetta:"Gabriel Nuntius Vestiarius Fecit". Velava le nudità delle sue visitatrici con tuniche di rete e rose d'oro, nuvole di chiffon o brividi di pizzo nero. Curava la sua eleganza, cambiando tre camicie al giorno. Ne aveva trecento di seta, piu' cinquanta cappelli, cinquecento cravatte e trecento paia di calze. Adorava i profumi. "I profumi rischiarano l'orgia come in antico la rischiaravano le fiaccole". Munificamente omaggiato da Coty, il celebre fabbricante di profumi, D'Annunzio se li faceva preparare su sua indicazione come l'Acqua Nuntia (una ricetta del Quattrocento), chiusa in flaconi sigillati con la ceralacca. Nella sua casa, il Vittoriale sul lago di Garda, ogni oggetto, dal piu' prezioso al piu' misero, era stato scelto per incorniciare la sua personalita'.
Dal web

Si vive per anni accanto a un essere umano, senza vederlo. Un giorno ecco che uno alza gli occhi e lo vede. In un attimo non si sa perché, non si sa come, qualcosa si rompe: una diga fra due acque. E due sorti si mescolano, si confondono, e precipitano.
Gabriele D'Annunzio, "Il Ferro"


- Che hai fatto in questi giorni? - io le chiesi.
- T'ho aspettato. E tu?
- Nulla. Ho desiderato di tornare.
- Per me? - ella mi domandò, timida e umile.
- Per te.
Gabriele D’Annunzio





Nelle stanze del vittoriale aveva fatto fare pure le porte più basse tanto che coloro dovevano entrare per incontrarlo si sarebbero dovuti inchinare loro malgrado.



Il piú grande oratore della storia del XX secolo, uomo abile nella parola e nel pensiero, aveva due porte per accedere al Vittoriale in cima ad una scala. Una per gli ospiti graditi una per i non graditi. Quella riservata ai non graditi era piccola e all'interno c'era una sala d'attesa dove faceva aspettare per diverse ore il malcapitato!




D' ANNUNZIO
Mezzo milione di mangiaspaghetti morti
E che gusto ci ha provato
Quel figlio di puttana.
Ernest Hemingway.

Vivere ardendo e non bruciarsi mai
Gabriele D'Annunzio

Parlami, quando il cuore ti si gonfia di pena.
Lasciami sperare che io potrei consolarti.
Nulla sia taciuto fra noi e nulla sia celato.
Gabriele D'Annunzio

Il rimpianto è il vano pascolo di uno spirito disoccupato. Bisogna soprattutto evitare il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove immaginazioni.
Gabriele D'Annunzio

Se mi schiacci le ossa dentro ci trovi te sola;
se mi tagli le vene, te sola;
se mi spacchi il cervello, te sola;
se mi apri il cuore, te, te sola sempre te, in tutto me, a vita e a morte!
Gabriele D’Annunzio


Avere un pensiero unico, assiduo, di tutte l'ore, di tutti gli attimi; non concepire altra felicità che quella, sovrumana, irraggiata dalla sola tua presenza sull'essere mio; vivere tutto il giorno nell'aspettazione inquieta, furiosa, terribile, del momento in cui ti rivedrò; nutrire l'immagine delle tue carezze, quando sei partita, e di nuovo possederti in un'ombra quasi creata; sentirti, quando io dormo, sentirti sul mio cuore, viva, reale, palpabile, mescolata al mio sangue, mescolata alla mia vita; e credere in te soltanto, giurare in te soltanto, riporre in te soltanto la mia fede, la mia forza, il mio orgoglio, tutto il mio mondo, tutto quel che sogno, e tutto quel che spero.
Gabriele D'Annunzio. Il piacere


L'ideale avvelena ogni possesso imperfetto; e nell'amore ogni possesso è imperfetto e ingannevole, ogni piacere è misto a tristezza, ogni godimento è dimezzato, ogni gioia porta in sè un germe di sofferenza, ogni abbandono porta in sè un germe del dubbio; e i dubbi guastano, contaminano, corrompono tutti i diletti.
Gabriele D'Annunzio. Il piacere


Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte.
Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui.
La superiorità vera è tutta qui.
Gabriele D’ Annunzio


Riaccendere un amore è come riaccendere una sigaretta.
Il tabacco s' invelenisce; l'amore, anche.
Gabriele D'Annunzio. Il piacere


Se ora mi dicessero di abbandonare
ogni vanità ed ogni orgoglio,
ogni desiderio ed ogni ambizione,
qualunque più caro ricordo del passato,
qualunque più dolce lusinga del futuro,
e di vivere unicamente in voi e per voi,
senza domani, senza ieri,
senza alcun legame, senza alcuna preferenza,
fuor dal mondo,
interamente perduto nel vostro essere,
per sempre, fino alla morte,
io non esiterei,
non esiterei.
Gabriele d’Annunzio


Gabriele D’Annunzio. Parola sola virtù della carne immonda
La parola
Parola che l’amor da la rotonda 
bocca mi versa come unguenti e odori; 
Parola che da l’odio irrompi fuori 
fischiando come sasso da la fionda; 
sola virtù che da la carne immonda 
alzi gli spinti e inebri di fulgori; 
o seme indistruttibile né cuori, 
Parola, o cosa mistica e profonda; 
ben io so la tua specie e il tuo mistero 
e la forza terribile che dentro 
porti e la pia soavità che spandi; 
ma fossi tu per me fiume tra i grandi 
fiumi più grande, e limpido nel centro 
de la Vita recassi il mio pensiero!



"Se il popolo italiano avesse l'ardire di trapassare senza esitazioni e senza conciliazioni da un regime rappresentativo bugiardo a una forma di rappresentanza sincera che rivelasse ed innalzasse i produttori sinceri della ricchezza nazionale contro i parassiti e gli inetti dell'odiosa casta politica non emendabile, le sette e sette vittorie dell'Alpe, del Carso e del Piave impallidirebbero davanti a questa meravigliosa vittoria civile...
In tutta l'Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle imposizioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzio legale. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le Nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni sterili e delle leggi esauste...."
Tratto dal discorso che Gabriele D'Annunzio tenne ai suoi Arditi a Fiume d'Italia, il 24 luglio 1920.




D'Annunzio amava di più i suoi cani che non gli esseri umani. Non parliamo delle donne che disprezzava, al di là della sua altisonante e vuota retorica.


GABRIELE D’ANNUNZIO (1863 – 1938), “La parola”, da “Poema paradisiaco” (1891 - 1892), in ID., “Versi d’amore e di gloria”, a cura di Egidio Bianchetti, Mondadori, Milano 1964 (IV ed., I ed. 1950), 2 voll., vol. I, ‘L’orto e la parola’, ‘Epilogo’, p. 728.






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