martedì 31 gennaio 2012

Giacomo Leopardi. La solitudine è come una lente d'ingrandimento: se sei solo e stai bene stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo

«Io sono, si perdoni la metafora, un sepolcro ambulante,
che porto dentro di me un uomo morto,
un cuore già sensibilissimo che più non sente».
Giacomo Leopardi


“...ora che il potere è ridotto in pochissimi, si vedono gli avvenimenti e non si sanno i motivi, e il mondo è come quelle macchine che si muovono per molle occulte o quelle statue fatte camminare da persone nascostevi dentro. E il mondo umano è divenuto come il naturale, bisogna studiare gli avvenimenti come si studiano i fenomeni e immaginare le forze motrici andando tastoni come i fisici. Dal che si può vedere quanto sia scemata l’utilità della storia.”
Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri

Quelli pertanto che essendo gelosissimi della purità e conservazione della lingua italiana, si scontorcono […] ad ogni maniera di dire che non sia stampata sulla forma della grammatica universale, non sanno che cosa sia né la natura della lingua italiana che presumono di proteggere, né quella di tutte le lingue possibili
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 5 maggio 1822


Un francese, un inglese, un tedesco che ha coltivato il suo ingegno, e che si trova in istato di pensare, non ha che a scrivere. Egli trova una lingua nazionale moderna già formata, stabilita e perfetta, imparata la quale ei non ha che a servirsene. [...]
Ben diverso è oggidí il caso dell’Italia. Come noi non abbiamo se non letteratura antica, e come la lingua illustre e propria ad essere scritta non è mai scompagnata dalla letteratura, e segue sempre le vicende di questa, e dove questa manca o s’arresta, manca essa pure e si ferma; cosí fermata tra noi la letteratura, fermossi anche la lingua, e siccome della letteratura, cosí pur della lingua illustre si deve dire, che noi non ne abbiamo se non antica. Sono oggimai piú di centocinquant’anni che l’Italia né crea, né coltiva per se verun genere di letteratura, perocché in niun genere ha prodotto scrittori originali dentro questo tempo, e gli scrittori che ha prodotto,
non avendo mai fatto e non facendo altro che copiare gli antichi, non si chiamano coltivatori della letteratura, perché non coltiva il suo campo chi per esso passeggia e sempre diligentemente l’osserva, lasciando però le cose come stanno [...].
Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri



Lo scienziato dell'anima ....
Il filosofo Emanuele Severino spiega la rilevanza filosofica della poetica leopardiana:
"Leopardi può ben considerarsi uno dei maggiori pensatori della filosofia contemporanea.
Ha infatti posto anticipatamente le basi di quella distruzione della tradizione occidentale che sarà poi continuata e sviluppata - ma non resa più radicale - da Nietzsche, Wittgenstein ed Heidegger".



Il tempo non è una cosa.
Esso è un accidente delle cose, e indipendentemente dalla esistenza delle cose è nulla;
è uno accidente di questa esistenza; o piuttosto è una nostra idea, una parola. […]»
Giacomo Leopardi in Zibaldone



Io per lunghissimo tempo ho dovuto dolermi di avere un cervello dentro al cranio, perchè non poteva pensare di qualunque menomo nulla, nè per quanto breve spazio si voglia, senza contrazione e dolore de’ nervi. Ma come non si vive se non pensando, così mi doleva che dovendo pur essere, non fossi pianta o sasso o qualunque altra cosa non ha compagno dell’esistenza il pensiero.
Giacomo Leopardi, Lettera a Pietro Giordani, 13 luglio 1821



Il tale diceva che noi venendo in questa vita, siamo come chi si corica in un letto duro e incomodo, che sentendovisi star male, non vi può star quieto, e però si rivolge cento volte da ogni parte, e proccura in vari modi di appianare, ammollire ec. il letto, cercando pur sempre e sperando di avervi a riposare e prender sonno, finchè senz'aver dormito nè riposato vien l'ora di alzarsi. Tale e da simil cagione è la nostra inquietudine nella vita, naturale e giusta scontentezza d'ogni stato; cure, studi ec. di mille generi per accomodarci e mitigare un poco questo letto; speranza di felicità o almen di riposo, e morte che previen l'effetto della speranza.
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 25 Giugno 1824



Ma poichè quel che è distrutto, patisce; e quel che distrugge, non gode, e a poco andare è distrutto medesimamente; dimmi quello che nessun filosofo mi sa dire; a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell’universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono?
Giacomo Leopardi, Dialogo della Natura e di un Islandese


“Ma dalla molestia degli uomini mi liberai facilmente, separandomi dalla loro società, e riducendomi in solitudine: cosa che nell’isola mia nativa si può recare ad effetto senza difficoltà. Fatto questo, e vivendo senza quasi verun’immagine di piacere, io non poteva mantenermi però senza patimento: perché la lunghezza del verno, l’intensità del freddo, e l’ardore estremo della state, che sono qualità di quel luogo, mi travagliavano di continuo; e il fuoco, presso al quale mi conveniva passare una gran parte del tempo, m’inaridiva le carni, e straziava gli occhi col fumo; di modo che, né in casa né a cielo aperto, io mi poteva salvare da un perpetuo disagio.”
Giacomo Leopardi, Dialogo della Natura e di un Islandese


Il rapporto di Giacomo Leopardi con la vita diventerà un film che uscirà nelle sale il prossimo autunno. Il regista de Il giovane favoloso” (è questo il titolo del film) è Mario Martone che, con questa pellicola, ha voluto raccontare l’attaccamento incandescente del poeta de “L’infinito” alla vita. Quell’uomo infelice ma straordinario che trovava il senso dell’esistenza nel semplice movimento dei rami di una pianta agitata dal vento, sarà interpretato da Elio Germano che, come ha dichiarato il regista, “Si è calato nei panni di Leopardi con un entusiasmo contagioso. Dopo pochi giorni di lavoro era già in grado di imitarne alla perfezione la grafia”. Isabella Ragonese interpreterà la sorella e Massimo Popolizio il padre. Nel cast anche Michele Riondino, Raffaella Giordano, Valerio Binasco, Anna Mouglalis, Iaia Forte, Edoardo Natoli, Sandro Lombardi, Danilo Nigrelli. I ciak, iniziati il 16 settembre scorso, sono stati realizzati nelle Marche, a Firenze, a Napoli e a Roma. “Il giovane favoloso” è un’opera attesissima e che è costata 8 milioni di euro “Devo ringraziare Palomar, Rai Cinema e la Fondazione Marche, gli industriali marchigiani che hanno finanziato per quasi un terzo il film” ha dichiarato Martone. “Tutti sanno che l'impresa è un rischio, assai anomala per il cinema italiano di questi anni” ha concluso.


L'Infinito
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.
Giacomo Leopardi

«Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d'ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero.» Giacomo Leopardi

“E fieramente mi si stringe il core,
a pensar come tutto al mondo passa,
e quasi orma non lascia
Giacomo Leopardi, La sera del dì di festa


Tempo verrà, che esso universo, e la natura medesima, sarà spenta.
E nel modo che di grandissimi regni ed imperi umani, e loro maravigliosi moti, che furono famosissimi in altre età, non resta oggi segno né fama alcuna; parimente del mondo intero, e delle infinite vicende e calamità delle cose create, non rimarrà pure un vestigio; ma un silenzio nudo, e una quiete altissima, empieranno lo spazio immenso. Così questo arcano mirabile e spaventoso dell’esistenza universale, innanzi di essere dichiarato né inteso, si dileguerà e perderassi. 
Giacomo Leopardi, Cantico del Gallo Silvestre

“Ma la vita mortal, poi che la bella
giovinezza sparì, non si colora
d’altra luce giammai, nè d’altra aurora.
Vedova è insino al fine; ed alla notte
che l’altre etadi oscura,
segno poser gli Dei la sepoltura.”
Giacomo Leopardi,  Il tramonto della luna


Il forse.. è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze.
Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito.
Giacomo Leopardi




"Il forse.. è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito. " non è di Giacomo Leopardi. E' una frase Web di un burlone che ha messo la sua firma. E' una bella frase, direi anche leopardiana, ma è non autentica...



"Parlate di morale quanto volete a un popolo mal governato; la morale è un detto, e la politica un fatto: la vita domestica, la società privata, qualunque cosa umana prende la sua forma dalla natura generale dello stato pubblico di un popolo."
Giacomo Leopardi.  Zibaldone di pensieri, 9 novembre 1820, p. 311


Sono odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, nè il male stesso, quando chi lo nomina. In modo che più volte, mentre chi fa male ottiene ricchezze, onori e potenza, chi lo nomina è stracinato in sui patiboli.
Giacomo Leopardi. "Pensieri"

La solitudine è come una lente d'ingrandimento: se sei solo e stai bene stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo
Giacomo Leopardi

L'egoismo è sempre stata la peste della società e quando è stato maggiore,
tanto peggiore è stata la condizione della società.
Giacomo Leopardi

La guerra più terribile è quella che deriva dall'egoismo,
e dall'odio naturale verso altrui, rivolto non più verso lo straniero,
ma verso il concittadino, il compagno.
Giacomo Leopardi


Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, 
ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura.
Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri,
e si principierà la vita felice. Non è vero?
Giacomo Leopardi


I fanciulli trovano tutto nel nulla, gli uomini trovano il nulla nel tutto.
Giacomo Leopardi


Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire.
Giacomo Leopardi

“Che cosa ci rende tanto diversi dai francesi e dagli inglesi?
A noi manca, risponde, una società «stretta», cioè coesa, capace di sentirsi come una rete ben ordita, in cui ognuno tiene in gran conto il giudizio e la stima degli altri, proprio perché si sente parte di una squadra. La coesione manca perché la nazione non ha un centro, «un teatro nazionale, una letteratura veramente nazionale, moderna». Ogni città fa per sé, manca il confronto, la capacità di ascolto e di condivisione. Gli italiani ridono della vita e di se stessi, ma è un riso fatto di disprezzo e freddezza. Hanno usi e abitudini, non costumi. Nessuno di loro pensa che la trasgressione sia biasimevole. Il cinismo è ovunque, nelle classi superiori come nel «popolaccio». La mancanza d’amor proprio provoca lo scarso o nullo rispetto di sé, dunque degli altri. Una vita non traguardata su progetti importanti è pura vanità, una fonte di male e di immoralità.”
Giacomo Leopardi, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani



I politici antichi parlavano sempre di costumi e di virtù; 
i moderni non parlano d'altro che di commercio e di moneta.
Ed è gran ragione, soggiunge qualche studente di economia politica, o allievo delle gazzette in filosofia: perché le virtù e i buoni costumi non possono stare in piedi senza il fondamento dell'industria; la quale provvedendo alle necessità giornaliere, e rendendo agiato e sicuro il vivere a tutti gli ordini di persone, renderà stabili le virtù, e proprie dell'universale.
Molto bene. Intanto, in compagnia dell'industria, la bassezza dell'animo, la freddezza. l'egoismo, l'avarizia, la falsità e la perfidia mercantile, tutte le qualità e le passioni più depravatrici e più indegne dell'uomo incivilito, sono in vigore, e moltiplicano senza fine; ma le virtù si aspettano.
Giacomo Leopardi, Pensieri


Il gran torto degli educatori è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità, che la vita giovanile non differisca dalla matura, di voler sopprimere la differenza dei gusti e dei desideri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all'esperienza
Giacomo Leopardi


L'amore è la vita è il principio vivificante della natura,
Come l'odio il principio distruggente e mortale.
Le cose sono fatte per amarsi scambievolmente e la vita nasce da questo.
Odiandosi, benché molti odi siano naturali,
Ne nasce l'effetto contrario, cioè distruzioni scambievoli
e anche rodimento e consumazione interna dell'odiatore.
Giacomo Leopardi


Io per lunghissimo tempo ho dovuto dolermi di avere un cervello dentro al cranio, perché non poteva pensare di qualunque menomo nulla, né per quanto breve spazio si voglia, senza contrazione e dolore de’ nervi. Ma come non si vive se non pensando, così mi doleva che dovendo pur essere, non fossi pianta o sasso o qualunque altra cosa non ha compagno dell’esistenza il pensiero.
Giacomo Leopardi



Io sono, si perdoni la metafora, un sepolcro ambulante, che porto dentro di me un uomo morto, un cuore già sensibilissimo che più non sente.
Giacomo Leopardi.


Sono così stordito del niente che mi circonda, che non so come abbia forza di prendere la penna per rispondere alla tua del primo. Se in questo momento impazzissi, io credo che la mia pazzia sarebbe di seder sempre cogli occhi attoniti, colla bocca aperta, colle mani tra le ginocchia, senza né ridere né piangere, né muovermi altro che per forza dal luogo dove mi trovassi. Non ho più lena di concepire nessun desiderio, neanche della morte, non perch’io la tema in nessun conto, ma non vedo più divario tra la morte e questa mia vita, dove non viene più a consolarmi neppure il dolore. Questa è la prima volta che la noia non solamente mi opprime e stanca, ma mi affanna e lacera come un dolor gravissimo; e sono così spaventato dalla vanità di tutte le cose, e della condizione degli uomini, morte tutte le passioni, come sono spente nell’animo mio, che ne vo fuori di me, considerando ch’è un niente anche la mia disperazione.
Lettera di Giacomo Leopardi a Pietro Giordani, a Milano, Recanati, 19 novembre 1819







Un genio, che solo in un paese da sempre parruccone e conformista come il nostro poteva essere incompreso, misconosciuto e ridotto alla figura patetica e abusata quanto falsa e stupida di poeta pessimista. Leopardi è stato, al contrario, un precursore, un anticipatore lucido e liricamente eccelso di stilemi modernissimi, poi ampliati nel novecento da altri giganti come Ungaretti, Quasimodo e Cardarelli. E pochi hanno capito come lui, uomo di cultura inarrivabile, la realtà e il carattere del nostro paese: il suo "Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani" è così incredibilmente attuale che sembra scritto ieri e la profondità dell'analisi sociale e antropologica espressa in questo testo è tale che andrebbe insegnato nelle scuole per cercare di dare finalmente agli italiani quell'autoconsapevolezza e coscienza collettiva che da sempre ci mancano.




Aveva un animo ricco e pieno di sensibilità! Non compreso dalla madre rigida e bigotta, vera rappresentante di un'aristocrazia retriva e provinciale. Meglio il padre che coltivava ottime letture e culture, conservate nella ricca biblioteca, che ancora si può visitare nell'antico palazzo. 
Ma il giovane Giacomo era troppo avanti per i suoi tempi!!




Io ho visto a teatro"fuori misura" al Leonardo di Milano, sulla vita e la malattia di Leopardi! Fantastico!











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