giovedì 19 gennaio 2012

Daniele Reggiani. Akhenaton " Il Tempo non Esiste ". Canzone dedicata al Faraone Akhenaton

Akhenaton era la figura centrale del culto solare di Aton: solo lui poteva comunicare con la divinità dalla quale riceveva i raggi solari. Si tratta di uno dei primi esempi di monoteismo.
Akhenaton, all'inizio del suo regno, ha costruito un certo numero di templi a Karnak. [...] 
Dopo il periodo di Amarna i templi sono stati smantellati e vari oggetti sono stati riutilizzati o nascosti all'interno di nuove costruzioni. Migliaia di questi blocchi sono stati scoperti e parzialmente ricostruiti nel Museo di Luxor. Le scene rappresentano principalmente attività quotidiane, tra cui la vita della gente comune. 

Akhenaton 
"Il Tempo non Esiste"
Daniele Reggiani. 
Canzone dedicata al Faraone Akhenaton

Il Tempo non Esiste è sicuramente il brano di maggiore "profondità" di Daniele Reggiani. Daniele, a contatto con il Mondo Egizio e il Cristianesimo delle origini attraverso le Terapie Egitto Essene (www.terapie.org e www.reggianiterapie.it), dedica a Akhenaton la sua migliore canzone di sempre. Akhenaton, ovvero Neferkheperura Waenra Amenhotep poi Neferkheperura Waenra Akhenaton (... – 1342 a.C.) è stato il decimo sovrano della XVIII dinastia egizia. Akhenaton diede ordine di eliminare le immagini e i culti degli altri dei in tutto l'Egitto (come le ricerche archeologiche ci mostrano), dando così segno di una completa rottura con il politeismo. Con questo egli enunciò i principi della sua nuova dottrina: Era consentito adorare un solo Dio. Tutti gli idoli furono banditi, specie le raffigurazione di divinità con animali e le personificazioni del sole divino. Tutti i rituali legati alla morte aboliti. Nessun sacrificio di animali. Universalità di culto. Le sepolture effettuate senza beni materiali. Abolizioni della magia e incantesimi. Monogamia (come egli stesso praticò). Tutte le rendite degli altri dèi egizi dovevano confluire ad un unico tesoro, quello del Dio unico Akhenaton, con il suo monoteismo rivoluzionario, non pone più il sovrano come rappresentazione di Dio; il faraone ora è "utile a Dio, che è utile a lui" come testimonia anche una stele commemorativa nel Tempio di Ptha a Karnak dove è scritto: "Dio ha fatto si che le vittorie della mia maestà fossero più grandi [di quelle] di ogni altro re. La mia Maestà ha ordinato che il Suo altare sia fornito di ogni bene."
L'escatologia che sostituisce quella di Osiride, prevedeva che le anime dei morti, col sorgere del sole, uscissero fuori sotto le sembianze di uccelli per rivivere tutto il giorno in un mondo parallelo a quello materiale. In alcuni inni ritrovati nella tomba del sacerdote Ay viene manifestato l'universalismo imperiale al quale, secondo alcune interpretazioni, mirava Akhenaton, che si auspicava la diffusione di una religione universale con al centro il dio di tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro razza e soprattutto il dio creatore della natura.[2] Alla rivoluzione religiosa si affiancò anche un profondo rinnovamento artistico, il cosiddetto stile di Amarna, in cui la rappresentazione della figura umana, compresa quella del sovrano e della sua famiglia, perde la rituale staticità precedente per acquisire una rappresentazione naturalistica, e talvolta impietosa, della realtà. Akhenaton, ad esempio, viene rappresentato in scene di vita familiare, talvolta, il sovrano indossa una tunica da donna e i nastri posti sul retro della corona assumono una forma allungata e femminile. Anche l'atteggiamento dei cortigiani cambia considerevolmente visto che ora si inchinano o si prostrano davanti alla coppia reale. Queste insolite rappresentazioni del sovrano hanno fatto a lungo pensare che Akhenaton soffrisse di deformità congenite, che gli avrebbero fatto sviluppare un corpo dai tratti femminili, con un bacino ampio e arti sottili. Lo studio del suo scheletro ha invece rivelato un corpo perfettamente sviluppato e dai tratti mascolini: il re viene rappresentato con tratti androgini perché, in quanto divinità, è associato al mito creatore e quindi né uomo, né donna.[3] Infatti, tra gli insegnamenti di Akhenaton vi è quello della "verità" e del principio "Vivente della Verità" che spesso è accostato al nome del sovrano. Il suo scultore capo Bek ci ha lasciato la notizia che lo stesso Akhenaton chiese agli artisti di esprimere la realtà che vedevano; quindi furono raffigurate anche scene prese dalla vita animale, come il cane durante la caccia e la preda che fugge.[2] La tomba di Akhenaton fu collocata ad est della città, in perfetto allineamento con il tempio del dio Aton. All'interno di essa, per la prima volta, il faraone e la moglie, Nefertiti, sono raffigurati nudi e Akhenaton è solo quando intercede presso il dio Aton, mentre la moglie è rappresentata in battaglia, vestita con i simboli regali. La damnatio memoriae (viene spesso identificato come "Il faraone che si ribellò agli dei"), con la conseguente distruzione di documenti e di monumenti, a cui Akhenaton venne condannato a partire da Haremhab rende difficoltoso definire esattamente la linea di successione. Fonti amarniane sembrano citare come immediato successore un Neferneferuaton seguito da Smenkhkhara. Entrambi questi sovrani avrebbero governato da Akhet-Aton. L'abbandono della nuova religione, ed anche dalla capitale Akhet-Aton, avvenne durante il regno di Tutankhamon, figlio di Kiya (moglie secondaria di Akhenaton) ed ultimo discendente della stirpe regale iniziata con Thutmose I. Secondo i fautori della teoria della coreggenza, Smenkhkhara non avrebbe mai governato in modo autonomo ed il successore di Akhenaton sarebbe quindi Tutankhamon. Per un'esposizione completa di questa teoria si può consultare il testo di Cyril Aldred citato nella bibliografia. La demolizione dei templi del Sole e del palazzo reale di Akhenaton furono condotti all'insegna del riciclaggio dei materiali in muratura che furono riutilizzati ad esempio per i piloni aggiunti al tempio di Amon-Ra a Karnak oppure per gli edifici eretti da Ramesse III. Nel 1917 nella Valle dei Re fu scoperta una tomba, la numero KV55, risalente all'epoca di Tutankhamon. All'interno fu trovato un corpo sconosciuto dal momento che le iscrizioni sulle pareti erano state cancellate a colpi di scalpello. Il confronto del cranio con quello del faraone Tutankhamon rivelerebbe, secondo alcuni esperti, una parentela diretta tra i due. Alcuni ipotizzarono, perciò, che si trattasse del corpo di Akhenaton, trasportato nella Valle da Tutankhamon, secondo altri è, invece, il corpo di Smenkhkhara. Ma oggi, recenti studi su base genetica identificano Akhenaton nella mummia 61072 e la consorte Nefertiti nella mummia 61070. Queste mummie "anonime", insieme ad una terza, furono trovate nella tomba di Amenhotep II KV35 nel 1898.
http://www.danielereggiani.it/musica//pages/posts/il-tempo-non-esiste--akhenaton33.php




http://youtu.be/hUktK9D4j-I




Dal faraone monoteista Akhenaton alla biologa e psicoanalista
Silvia Montefoschi

[...] Nella storia primitiva di una umanità ancora teologicamente politeista fa la sua apparizione per la prima volta nell’antico Egitto l’eresia monoteista
Il faraone Akhenaton (1335 a.C)  un teologo rivoluzionario che viene spesso identificato come "Il faraone che si ribellò agli dei" fu un faraone della XVIII dinastia, discendente del faraone Amenofi III è conosciuto anche con il precedente nome di Amenofi IV è passato alla storia come il faraone eretico, a causa del suo tentativo di sostituire, in conflitto con il potente clero tebano, il dio Amon con un nuovo culto monoteista, adoratore del dio Aton. Suo è il noto “Inno ad Aton Re”.

Contrariamente ai costumi del tempo si fece assertore di una modifica dei costumi dalla poligamia alla monogamia. E’ considerato uno dei faraoni più importanti della storia dell'Antico Egitto.
In verità dietro questo conflitto tra politeismo e monoteismo ci sarebbe stato un conflitto più nascosto tra il molteplice clero potente di Tebe e il centrale potere stesso del sovrano pertanto l’eresia monoteista del faraone Akhenaton che successe a Amenofi III e poi a Tutmose che era il suo fratello maggiore che regnò pochissimi anni, produsse uno scontro con il clero di Amon e questo scontro si fece più aspro a partire dal suo 14° anno di regno quando volle cancellare il nome di Amon da tutti i monumenti del regno.
Significativo è  che a differenza delle altre divinità egizie Aton non è rappresentato in forma antropomorfa ma sempre come un sole i cui raggi sono braccia terminanti con mani, alcune delle quali reggono l'ankh, simbolo della vita.

 In alcuni inni ritrovati nella tomba del sacerdote Ay viene manifestato l'universalismo imperiale al quale, secondo alcune interpretazioni, mirava Akhenaton, che si auspicava la diffusione di una religione universale con al centro il dio di tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro razza e soprattutto il dio creatore della natura.
 Akhenaton diede ordine di eliminare le immagini e i culti degli altri dei in tutto l'Egitto (come le ricerche archeologiche ci mostrano), dando così segno di una completa rottura con il politeismo.

Con questo egli enunciò i principi della sua nuova dottrina:
Era consentito adorare un solo Dio
Tutti gli idoli furono banditi, specie le raffigurazione di divinità con animali e le personificazioni del sole divino
Nessun sacrificio di animali
Le sepolture effettuate senza beni materiali
Monogamia (come egli stesso praticò)
Tutte le rendite degli altri dèi egizi dovevano confluire ad un unico tesoro, quello del Dio unico
La tomba di Akhenaton fu collocata ad est della città, in perfetto allineamento con il tempio del dio Aton. All'interno di essa, per la prima volta, il faraone e la moglie, Nefertiti ritenuta coreggente, sono raffigurati nudi e Akhenaton è solo quando intercede presso il dio Aton, mentre la moglie è rappresentata in battaglia, vestita con i simboli regali.
Il suo discendente Tutankhamon  fu protagonista di una controriforma che cancellò ogni traccia  dell’operato teologico di Akhenaton e pertanto rispristinò il culto del dio Amon e modificando il suo stesso nome in Tutankhamon,  riportò la capitale a Tebe e ridiede i privilegi ai sacerdoti.
Il politeismo così riebbe la sua rivincita. [...]

[Freud] Il padre della psicoanalisi  tedesco (Vienna 1859) ma di origini ebraiche, nel 1939 pubblica uno ei suoi ultimi scritti “Mosè e il monoteismo”  “Der Mann Moses und die monotheistische Religion” . In esso, Freud discute le origini del monoteismo, offrendo la sua opinione sulle vere origini di Mosè, e del suo rapporto con il popolo ebraico.
In questo scritto storico-psicoanalitico Freud rilegge il racconto biblico a partire dal faraone monoteista Akhenaton.
Il padre della psicoanalisi sostiene che Mosè non fosse ebreo, ma in realtà un egiziano di antica nobiltà che trasmise al popolo ebraico la religione monoteista del faraone Akhenaton.
Lui stesso in quanto Padre, sia pure della psicoanalisi,  si sentiva in qualche modo come una sorta di novello Mosè, aristocratico egiziano “salvato dalle acque” nel corso della guerra tra monoteisti  (Aton) e politeisti (Amon),  che avrebbe condotto il popolo eletto nella nuova “Terra promessa”.
Mosè e Aton.

Secondo Sigmund Freud, la storia biblica di Mosè metterebbe in evidenza la forte influenza della cultura e della religione monoteistica del dio Aton dell'Antico Egitto sulla cultura ebraica antica ed il suo monoteismo. Innanzitutto, secondo Freud, va fatto notare che nella lingua egizia antica, "Mosè" aveva il significato di "bambino", "figlio", "discendente", (si veda ad esempio il testo citato di J. Lehmann). Inoltre, il racconto biblico della nascita di Mosè, coerentemente con altre leggende semitiche, riprende esattamente il racconto della nascita del grande Sargon di Accad, che fu abbandonato nelle acque e poi salvato per diventare in seguito un grande re. Riportiamo di seguito quanto afferma ancora Freud a proposito dell'origine del noto credo presente nel Vecchio Testamento: Il credo ebraico, come è noto, recita "Shemà Israel Adonai Elohenu Adonai Ehad". Se la somiglianza del nome dell'egizio Aton alla parola ebraica Adonai e al nome divino siriaco Adonis non è casuale, ma proviene da una vetusta unità di linguaggio e significato, così si potrebbe tradurre la formula ebraica: "Ascolta Israele il nostro Dio Aton (Adonai) è l'unico Dio". Inoltre, sempre per Freud, va ricordata la forte somiglianza del Salmo 104, che canta la gloria di Dio nel creato, con l'”Inno al Sole” di Akhenaton, il faraone che nel XIV secolo a.C. introdusse il culto monoteistico del dio Aton. La presunta relazione tra il culto di Aton e Mosè potrebbe spiegarsi in due modi: mentre il caso che gli ebrei in Egitto seguissero tale culto è da escludere, rimarrebbe l'educazione che Mosè ricevette nella corte del faraone Haremhab sotto il cui regno potrebbe essere nato Mosè. Concordanze storiche non meglio precisate fanno ritenere che dietro la figlia di faraone che adottò Mosè si celasse una nobildonna iniziata al culto di Aton, forse la regina Ankhesenamon, figlia di Akhenaton finita dopo varie vicissitudini in sposa ad Haremhab. Mentre l'ipotesi più certa è che Mosè sia stato un cortigiano di Akhenaton, e dunque fu certamente seguace del culto di Aton; questa ipotesi è suffragata dalla data di nascita di Mosè secondo la tradizione il 7 Adar 2368 (corrispondente agli anni tra il 1391-1386 a.C.) che lo fa un contemporaneo del faraone Akhetaton vissuto nel XIV secolo a.C.


La teoria dell'uccisione di Mosè
 Secondo il celebre padre della psicoanalisi, Mosè non era in realtà un solo uomo, che liberò gli israeliti e li condusse alla Terra Promessa, bensì due persone differenti. Il primo Mosè, colui che liberò gli ebrei dall'Egitto, era un egizio, fanatico della religione monoteista fondata da Akhenaton, seguace dunque, di Aton, dio misericordioso, che decise di partire in una terra dove il suo credo non fosse perseguitato, così come invece succedeva in Egitto, conducendo con sé il popolo semita e alcuni seguaci egizi. Questi, durante il viaggio nel deserto, uccisero il loro maestro, e quindi il primo Mosè.Il potere passò dunque nelle mani di un secondo Mosè, un sacerdote madianita, fedele a una religione adoratrice di un Dio vulcanico e sanguinario, che non esitava nel chiedere ai propri accoliti di passare "a fil di spada" tutti gli abitanti della terra di Canaan. Questo madianita altri non era che Jethro, il suocero di Mosè che, durante il viaggio nel deserto del Sinai, andò a trovare il genero e, dopo aver conversato con lui nella tenda (luogo nel quale, secondo diversi seguaci della teoria di Freud avvenne l'omicidio del primo Mosè) uscì, da solo, e partecipò ad un banchetto in compagnia di Aronne e degli anziani d'Israele

 Mosè l'egiziano
 Sigmund Freud, nel suo libro Mosè e il Monoteismo, evidenzia questi punti:
Mosè predica in Egitto, come Akhenaton 50 o 100 anni prima, una teologia monoteistica;
Mosè ha un nome egiziano;
Mosè ha, nel racconto biblico, una nascita assolutamente leggendaria;
un nome del dio ebraico (Adonai), ha la stessa radice del dio solare (Aton) di Amenofi IV;
l'arca dell'alleanza degli ebrei presenta forti somiglianze con la "barca degli dei" dei templi egizi, circondati da cherubini con ali spiegate.

Giuseppe Flavio accomuna la figura di Mosè a quella di Osarseph, figura semi-leggendaria della storia dell'antico Egitto, e afferma di fare riferimento agli scritti dello storico egizio Manetone (periodo tolemaico, IV o III secolo a.C.).Secondo lo storico egizio (sempre nella versione di Giuseppe Flavio) Osarseph fu un alto sacerdote (forse Primo Profeta) del clero di Osiride della città di Eliopoli che si sarebbe costruito un potente seguito tra gli intoccabili (nome forse indicante i lebbrosi) e sarebbe stato esiliato, insieme ai suoi seguaci, nella terra di Canaan in seguito ad un sogno profetico del sovrano. Nella terra d'esilio avrebbe poi organizzato, alleandosi con le popolazioni locali, una rivolta che lo avrebbe portato a conquistare lo stesso Egitto esiliando a sua volta, in Etiopia, il sovrano ed il figlio Rapsaces, di cui viene detto essere chiamato anche Sethos. Dopo un regno di tredici anni caratterizzato dall'oppressione religiosa Amenophis ed il figlio avrebbero scacciato l'usurpatore ripristinando il culto degli antichi dei.

Bibliografia freudiana
Un altro testo che ci aiuta a comprendere la visione su questa questione teologica maturata nel padre della psicoanalisi è anche “Totem e tabù” in cui viene precisato come questa questione storico-antropologica si intreccia con la teoria fondante, il vero tabernacolo della teologia psicoanalitica che è il tabù universale dell’incesto simbolico che coincidw anceh con la sua teoria epistemologica.

Dopo l’ebraismo, il cristianesimo e la psicoanalisi che via via attenuano il maschilismo del monoteismo originario abbiamo infine il ritorno del Pensiero ossia di Dio nelle sue sembianze femminili
A proposito del monoteismo Silvia Montefoschi passata da un percorso di studi dal campo della biologia e in particolare della genetica alla psicoanalisi scrisse:
“E mi parve anche di intuire perché Dio non può essere che Uno essendo unica la dinamica dell'evoluzione in cui l'Essere progressivamente si conosce.”
 (Silvia Montefoschi, "Il Vivente - Il ritorno del Vivente", 1996)

Così racconta nella sua autobiografia giovanile Silvia Montefoschi biologa e psicoanalista allieva di Freud e Jung ma soprannominata dall’inconscio universale nel suo linguaggio onirico “la figlia di Hegel” presumibilmente per il progetto che essa incarnava del trapasso dalla dialettica storica al dialogo oltre la dialettica ma anche oltre la storia con cui il moviemnto dialettico del Vivente (il Pensiero) ha sempre coinciso.

L’inno al Sole del faraone Akhenaton e l’inno al Logos dell’apostolo ed evangelista Giovanni.
 L'Inno al sole più specificamente conosciuto come Grande inno ad Aton è considerato un importante testo teologico e letterario dell’antico Egitto. Viene attribuito al faraone Akhenaton.
Sono state trovate diverse versioni simili in tombe di dignitari di Akhenaton ad Amarna, come nella tomba del nobile Huya, ma il testo più completo del documento è stato restituito dalla tomba del faraone Ay, inciso sulla roccia del corridoio d'ingresso.

 Tu sorgi bello all'orizzonte del cielo
o Aton vivo, da cui nacque ogni vita

Quando ti levi all'orizzonte orientale
tutte le terre riempi della tua bellezza.

Tu sei bello, grande, splendente, eccelso in ogni paese;
i tuoi raggi abbracciano le terre
tenendole strette per il tuo amato figlio.

 Tu sei lontano ma i tuoi raggi sono sulla terra.
Tu sei davanti agli uomini, ma essi non vedono la tua via.
Quando vai in pace all'orizzonte occidentale,
la terra è nell'oscurità come morta.

Gli Ebrei scriveranno in seguito testi simili, così come consigli di saggezza, nel “Libro dei Salmi” di Re David, nel “Libro dei Proverbi” di Re Salomone e nell’”Ecclesiaste”.

L’inno al Logos di Giovanni il teologo per antonomasia
In principio era il pensiero
e il pensiero in principio era ancora presso il Dio
e il Dio era il pensiero

Tutto è stato fatto per mezzo di questo pernsiero che era in principio
 e senza questo Pensiero cje era in principio
nulla sarebbe stato fatto di ciò che è stato fatto

In lui era la vita
e questa vita era la luce degli uomini

e questa luce che era in principio
splende ancora nelle tenebre
della dimensione oggettuale dell’Essere
ma le tenebre non sono mai mai e poi mai riuscite
ad offuscare questa luce del Logos che era in principio


Ma cosa è questo Logos che è luce che dissolve le tenebre e che è quindi il Pensiero stesso quale il Vivente, alfa e omega di tutto?
E’ La relazione, il dialogo originario tra i due termini del Principio Dialogico che era, che è e che sempre sarà.
Tutte le relazioni sono la relazione ma la relazione per antonomasia, la relazione  più vicina alla relazione che era in principio proprio per la buona volontà di essere l’uno ma anche l’altro è il modello relazionale psicoanalitico essendo intersoggettività oltre ogni interdipendenza.

[...]
https://www.facebook.com/notes/silvia-montefoschi/dal-faraone-monoteista-akhenaton-alla-biologa-e-psicoanalista-silvia-montefoschi/10153948162999164









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