mercoledì 18 gennaio 2012

Rabindranath Tagore. Sparirà con me ciò che trattengo, ma ciò che dono resterà nelle mani di tutti.

Gli alberi sono il desiderio
della terra di parlare al cielo
Rabindranath Tagore


Sparirà con me ciò che trattengo, ma ciò che dono resterà nelle mani di tutti. 
Rabindranath Tagore


E’ molto facile, in nome della libertà esteriore, soffocare la libertà interiore dell’uomo.
Rabindranath Tagore


Una vera educazione non può essere inculcata a forza dal di fuori; essa deve invece aiutare a trarre spontaneamente alla superficie i tesori di saggezza nascosti sul fondo.
Rabindranath Tagore


Se chiudete la porta a tutti gli errori anche la verità resterà fuori.
Rabindranath Tagore


La farfalla non conta gli anni ma gli istanti:
per questo il suo breve tempo le basta
Tagore


La farfalla non dispone di mesi, ma di attimi. E il tempo le basta!
Rabindranath Tagore


TRA UN CENTINAIO D’ANNI 
Chi sei tu, lettore, che leggi le mie parole tra un centinaio d'anni? 
Non posso inviarti un solo fiore della ricchezza di questa primavera, una sola striatura d'oro dalle nubi lontane. Apri le porte e guardati intorno. Dal tuo giardino in fiore cogli i ricordi fragranti dei fiori svaniti un centinaio d'anni fa. Nella gioia del tuo cuore possa tu sentire la gioia vivente che cantò in un mattino di primavera, mandando la sua voce lieta attraverso un centinaio d'anni. 
Rabindranath Tagore, “Il giardiniere”.



“Maternità”: una poesia di Rabindranath Tagore.
Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato?
Domandò il bambino a sua madre.
Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose:
tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio,
tu eri il Suo desiderio.
Tu eri nelle bambole della mia infanzia,
in tutte le mie speranze,
in tutti i miei amori, nella mia vita,
nella vita di mia madre,
tu hai vissuto.
Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa
ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo,
e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge
perché tu che appartieni a tutti,
tu mi sei stato donato.
E per paura che tu fugga via
ti tengo stretto nel mio cuore.
Quale magia ha dunque affidato il tesoro
del mondo nelle mie esili braccia?
Rabindranath Tagore



LA PIETRA DI PARAGONE
Un pazzo andava in giro cercando la pietra di paragone, coi capelli arruffati, abbronzato e coperto di polvere, il corpo ridotto ad un'ombra, le labbra serrate come le porte chiuse del suo cuore, gli occhi scintillanti come il lume di una lucciola in cerca del compagno.
Avanti a lui ruggiva l'immenso oceano.
Le onde garrule parlavano instancabili di tesori nascosti, burlandosi dell'ignoranza che non conosce il loro segreto. Forse a lui non restava neppure l'ultima speranza, ma non voleva riposarsi, perché la ricerca era diventata il fine della sua vita. Proprio come l'oceano che alza le braccia al cielo verso l'impossibile, come le stelle che girano in cerchio, cercando una meta irraggiungibile, sulla spiaggia solitaria il pazzo, coi capelli arruffati e pieni di polvere, vagava in cerca della pietra di paragone.
Un giorno un ragazzo d'un villaggio gli si accostò e gli domandò: - Dimmi, dove hai trovato la catena d'oro che porti intorno alla vita? -
Il pazzo trasalì, la catena che una volta era di ferro, era proprio d'oro; non sognava, ma non sapeva quando il cambiamento era avvenuto.
Si colpì la fronte con violenza, - dove, oh dove, senza saperlo, aveva raggiunto la meta? - aveva fatto l'abitudine di raccogliere le pietre e di toccare la catena, ma le gettava via senza osservare se avvenisse il
cambiamento; così il pazzo aveva trovata e perduta la pietra di paragone.
Il sole tramontava ad occidente, il cielo era dorato.
Il pazzo ritornò sui propri passi per cercare nuovamente il tesoro perduto, con le forze esaurite, il corpo ricurvo, il cuore nella polvere, come un albero sradicato.
Tagore

Opera: Victor Brauner, La pietra filosofale, 1940.







come vorrei sentirla, quella gioia....ma un sottile richiamo, lungo un centinaio d'anni, riesce comunque ad arrivare....perdendosi tra i mille suoni e frastuoni, riesce a raggiungerci....







Sì, un richiamo ci raggiunge e ci tocca attraverso l’arco del tempo. 
Un richiamo allo stesso tempo sottile e potente… 
Trovo questa breve lirica sorprendente. 
In essa credo che Tagore abbia definito il senso stesso del suo essere poeta. 
Non a caso è stata posta alla fine di quella meravigliosa raccolta che è “Il giardiniere”. 
Dopo cent’anni le parole arrivano a noi semplici e perfette. 
Ci riempiono di commozione e consapevolezza, garbatamente ci esortano ad aprire gli occhi dell’anima. Questo mirabile invito a cogliere il nuovo fiore di ogni nuova primavera, cent’anni fa come adesso: il ripetersi del miracolo della vita e della poesia.



Rabindranath Tagore (1861-1941) è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo e filosofo indiano. Esercitò un enorme fascino anche sul mondo occidentale, che lo premiò col Premio Nobel per la letteratura nel 1913.




IL 7 AGOSTO 1941, SI SPENSE LO SCRITTORE E FILOSOFO “ RABINDRANATH TAGORE “
Rabindranath Tagore, (Calcutta, 6 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941), è stato un poeta,drammaturgo, scrittore e filosofo indiano.. Suo nonno nel 1928, fondò il Sodalizio dei credenti in Dio, integrando il monoteismo cristiano ed il politeismo induista. In liriche destinate al canto, che egli stesso musicò e tradusse in inglese (Offerta di canto, 1913), in lavori teatrali ricchi d'intermezzi lirici (La vendetta della natura, 1884), in romanzi (Il naufragio, 1906), in novelle, memorie, saggi e conferenze Tagore affermò il proprio amore per la natura e per Dio, le proprie aspirazioni di fratellanza umana, la propria passione (anche erotica), l'attrattiva della fanciullezza. Ha una straordinaria creatività artistica che lo indirizza anche verso la musica, la danza e la pittura. Compone liriche a cui affianca la musica, traduce le stesse in inglese e dipinge quadri che saranno poi conosciuti anche in occidente, grazie alle esposizioni che verranno organizzate. L'attività artistica di Tagore poeta, musicista, scrittore, drammaturgo, pittore, nonchè la sua personale visione filosofico-religiosa, avrà modo di essere conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Diversamente dal pensiero di Gandhi, il quale con la disobbedienza civile organizzò il nazionalismo indiano sino a scacciare gli inglesi, Tagore si propone di conciliare e integrare in India le diverse culture. Esercitò un enorme fascino anche sul mondo occidentale, che lo premiò col Premio Nobel per la letteratura nel 1913. Fu il primo nobel letterario non occidentale nella storia del premio. Creò una scuola d'arte e di vita, La Visva Bharati University, che portò avanti fino alla fine della sua vita. Tagore è stato tradotto praticamente in tutte le lingue europee risultando forse l'autore di origini bengalesi più noto in Occidente. Le sue opere sono state pure, quasi tutte, tradotte in italiano. Inoltre fece costruire strade, ospedali e anche una scuola, la quale è a tutt'oggi un'università. Il pensiero teologico che risiede alla base di tutta la produzione artistico-religiosa di Tagore viene espresso organicamente soprattutto nell'opera "Sadhana", dove raccoglie una scelta delle conferenze tenute nella sua scuola di Santiniketan. Si fonda su un panteismo mistico che ha le sue radici nelle "Upanisad", anche se è aperto ad altre tradizioni culturali. A partire dalla contemplazione della natura Tagore vede in ogni sua manifestazione la permanenza immutabile di Dio e quindi l'identità tra l'assoluto e il particolare, tra l'essenza di ogni uomo e quella dell'universo. L'invito a cercare il significato dell'esistenza nella riconciliazione con l'universale - e con l'essere supremo - percorre tutta la filosofia indiana; in questo contesto Tagore è stato uno dei maggiori maestri nel XX secolo. Nella grande produzione letteraria del poeta indiano si trova anche l'autobiografia "Ricordi della mia vita", del 1912. Per "la profonda sensibilità, per la freschezza e bellezza dei versi che, con consumata capacità, riesce a rendere nella sua poeticità, espressa attraverso il suo linguaggio inglese, parte della letteratura dell'ovest", nel 1913 Rabindranath Tagore viene insignito del premio Nobel per la Letteratura: devolverà la somma del premio a favore della scuola di Santiniketan. Nella sua amata scuola morirà il 7 agosto 1941.









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