lunedì 9 gennaio 2012

Charles Darwin. Non è la specie più forte a sopravvivere e nemmeno quella più intelligente, ma la specie che risponde meglio al cambiamento.




Galileo lo abbiamo perdonato, Darwin è ancora nei nostri incubi.
Abbiamo accettato di essere solo un sasso vagante che gira attorno ad una stella qualunque nella periferia di una galassia qualunque, ma non siamo ancora pronti ad accettare di essere un ramoscello qualunque di un cespuglio frastagliato in un immenso e disarticolato albero della vita.
Possono solo le credenze religiose giustificare questo rigetto? O c'è qualcos'altro che viola un tabù interiore? Perché Darwin ci da così fastidio? In effetti bisogna ammettere che vanità, antropocentrismo ed essenzialismo sono caratteristiche umane, ancor prima che religiose. Darwin non ha solo un problema con i credenti, ma li ha anche con chi tiene una mentalità più aperta. Di recente, grazie alla propaganda dei creazionisti, sembra svilupparsi anche un preoccupante antievoluzionismo laico. Ho timore che debbano passare altri 150 anni prima di perdonare anche lui.
Knight of Cydonia


Charles Darwin, La rarità precede l’estinzione.
“È piuttosto difficile ricordare sempre che l’incremento numerico di qualsiasi organismo è continuamente ostacolato da fattori nocivi, non percepibili, e che questi fattori non percepibili sono largamente sufficienti a provocare la rarità e infine l’estinzione. Nelle più recenti formazioni terziarie vediamo come in molti casi la rarità precede l’estinzione. Sappiamo anche che così si sono svolti gli eventi con gli animali che sono stati distrutti, localmente o dovunque, per opera dell’uomo. Posso ripetere quanto ho pubblicato nel 1845, cioè che ammettere che, in genere, le specie diventano rare prima di estinguersi, non provare sorpresa di fronte alla rarità di una specie, eppure stupirsi grandemente quando detta specie cessa di esistere, è quasi come ammettere che la malattia nell’individuo precede la morte, non stupirsi della malattia e poi, quando il malato muore, meravigliarsi e sospettare che sia morto per qualche ignota azione violenta.”
CHARLES DARWIN (1809 – 1882), “L’origine delle specie per selezione naturale o la preservazione delle razze nella lotta per la vita” (1859), introduzione di Pietro Omodeo, trad. di Celso Balducci, in ID. “L’origine della specie e altri scritti sull’evoluzione”, Newton Compton, Roma 2011 (III ed., I ed. 1994), 10. ‘Successione geologica degli organismi viventi’, ‘Estinzione’, pp. 757 – 758.


Non è la specie più forte a sopravvivere e nemmeno quella più intelligente, ma la specie che risponde meglio al cambiamento.
Charles Darwin 

E’ crudele ed umiliante constatare che le opere umane, costate tanti anni di lavoro e sacrificio, possano venir distrutte in pochi secondi… la terra, simbolo stesso di solidità, può muoversi sotto i nostri piedi come una sottile pellicola su un liquido.
Charles Darwin, dopo il terremoto cileno del 1835


"La perdita degli interessi per la musica, la pittura, la poesia costituiscono una perdita di felicità e non è escluso che possa risultare lesiva per l'intelletto e, più probabilmente ancora, per il carattere morale, perché indebolisce il risvolto emozionale della nostra natura."
Charles Darwin


L'uomo nella sua arroganza si crede un'opera grande, meritevole di una creazione divina. 
Più umile, io credo sia più giusto considerarlo discendente degli animali. 
Charles Darwin


Charles Darwin, "L'origine delle specie" (1859)
È interessante contemplare una plaga lussureggiante, rivestita da molte piante di vari tipi, con uccelli che cantano nei cespugli con vari insetti che ronzano intorno e con vermi che strisciano nel terreno umido e pensare che tutte queste forme così elaboratamente costruite, così differenti l’una dall’altra, e dipendenti l’una dall’altra in maniera così complessa, sono state prodotte da leggi che agiscono intorno a noi. Queste leggi, prese nel loro più ampio significato, sono la legge dell’accrescimento con riproduzione; l’eredità che è quasi implicita nella riproduzione; la variabilità per l’azione diretta e indiretta delle condizioni di vita, e dell’uso non uso; il ritmo di accrescimento così elevato da condurre a una lotta per l’esistenza, e conseguentemente ad una selezione naturale, che comporta la divergenza dei caratteri e l’estinzione delle forme meno perfette. Così dalla guerra della natura, dalla carestia e dalla morte, direttamente deriva il più alto risultato che si possa concepire cioè la produzione degli animali superiori.
Charles Darwin, "L'origine delle specie" (1859), cap. XV, tr. it. Bollati Boringhieri






Un giorno allo zoo di Torino molti anni fa. Era un pomeriggio e passando davanti alla gabbia delle scimmie ne vidi una che aveva lo sguardo malinconico. Allora le presi come per istinto la manina......Passavano i minuti poi le ore .. Sono riuscito ad andarmene con rabbia e fatica... Ed ora quando guardo queste foto piango....E vorrei con tutta l'anima poterla stringere di nuovo in un luogo dove io e lei siamo uno.......


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