lunedì 3 luglio 2017

Franz Kafka. La metamorfosi. Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale

Gesti e pensieri kafkiani nel compleanno di questo autore tanto amato (1883-1924)



«Non riesco a farmi capire. Non riesco a far capire a nessuno cosa mi stia succedendo.
Non riesco a spiegarlo nemmeno a me stesso».
Franz Kafka, “La metamorfosi”


«Che cosa sto facendo, qui, in questo inverno senza fine?».
Franz Kafka, “La metamorfosi”




Lo scarafaggio di proporzioni mostruose appartiene anche al sog no di Ignatev, nell'Idiota



Treccani on line alla voce “kafkiano agg.”:
«Che richiama l’atmosfera tipica dei racconti di Kafka, 
e quindi inquieto, angoscioso, desolante, o paradossale, allucinante, assurdo: situazioni kafkiane»

Rileggo uno degli incipit più fulminanti della storia della letteratura:
«Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale»
(da “La Metamorfosi“, 1915, )



"Intanto voleva alzarsi in pace e senza fretta, vestirsi e soprattutto fare colazione, e solo dopo pensare al resto, perché lo vedeva bene, restando a letto a riflettere non sarebbe giunto a nessuna conclusione ragionevole. Ricordò di aver provato più di una volta, a letto, un qualche lieve dolore provocato forse da una posizione sbagliata nel dormire, un dolore che poi s'era rivelato, al momento di alzarsi, una pura invenzione, ed era curioso di vedere come le sue fantasie di oggi di sarebbero gradualmente dissolte"
Kafka, La Metamorfosi




Da buon classicista cerco, nell’opera omonima di Ovidio, la metamorfosi che più si avvicina a quella, terribile, di Gregor. Non c’è dubbio: è quella di Aracne che, essendo bravissima a tessere e filare ebbe l’ardire di sfidare in quest’arte la stessa Atena. Come prevedibile però, tutto finì a schifìo: la ragazza decisi di impiccarsi e la dea, mossa a pietà, la trasformò in un ragno.

«La poveretta non lo tollerò, e corse impavida a infilare il collo in un cappio. vedendola pendere, Pallade ne ebbe compassione e la sorresse, dicendo così:”Vivi pure, ma penzola, malvagia, e perché tu non stia tranquilla per il futuro, la stessa pena sia comminata alla tua stirpe e a tutti i tuoi discendenti!”. Detto questo, prima di andarsene la spruzzò di succhi di erbe infernali, e subito al contatti del terribile filtro i capelli scivolarono via, e con esso il naso a gli orecchi; e la testa diventa piccolissima, e tutto il corpo d’altronde s’impicciolisce. Ai fianchi rimangono attaccate esili dita che fanno da zampe. Tutto il resto è pancia. ma da questa Aracne riemette del filo e torna a rifare –ragno- le tele come una volta»
(Ovidio, Le Metamorfosi, trad. di P. Bernardini Marzolla)»


 https://ilclassicista.net/2017/07/03/kafka-e-la-metamorfosi-di-aracne-in-ovidio/

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