venerdì 28 luglio 2017

Le guerre persiane. CAPIRE IL PUNTO CULMINANTE. Il tedesco Karl von Clausevitz, generale dell'impero prussiano durante le guerre napoleoniche ed autore del trattato "Della guerra", sostenne che esiste un modello ricorrente nella storia dei grandi imperi: dopo una serie di guerre produttive, arriva un momento in cui si deve capire che andare oltre significherebbe la fine. È questo il punto culminante, che per la storia delle guerre persiane arrivò con la battaglia di Salamina, dopo la quale i persiani trattarono con la Grecia per vie diplomatiche. Il disastro si sarebbe potuto evitare se Serse avesse dato ascolto ad Artabano, suo zio, che aveva previsto il momento culminante, ma così non fu e la Persia ne uscì enormemente indebolita. Al punto che, un secolo e mezzo dopo, venne spazzata via da Alessandro Magno.

LE GUERRE PERSIANE.

IL QUADRO STORICO.
Le guerre persiane hanno come prologo l'espansione della Persia nella regione della Lidia, dove sorgevano numerose colonie greche, e la rivolta di una di queste, Mileto. Il tiranno della città, Aristagora, recatosi di persona in Grecia per avere rinforzi militari, ottenne da Atene venti navi, a cui poi se ne aggiunsero altre cinque da Eretria.

La rivolta si concluse con la sconfitta navale di Lade (494 a.C.) e la distruzione di Mileto, mentre le altre città greche della Ionia rinnovarono la loro sottomissione alla Persia.
Per punire Atene ed Eretria, Dario, sovrano persiano, organizzò una prima spedizione, capeggiata da Dati e Artaferne: Eretria fu espugnata e i suoi abitanti vennero deportati in Persia, ma gli ateniesi, comandati da Milziade, vinsero nella battaglia di Maratona (490 a.C.).

Morto Dario (485 a.C.), fu suo figlio Serse a portare avanti il progetto di sottomettere la Grecia: un potente esercito di terra e di mare fu fatto avanzare verso il territorio greco, dove fu momentaneamente rallentato alle Termopili (questo diede tempo agli ateniesi di evacuare la città, poi bruciata) e poi battuto nella battaglia navale di Salamina (480 a.C.), cui seguì la sconfitta a Platea, sulla terraferma (479 a.C.).

GUERRE PRODUTTIVE E PACE PERSIANA.
Ci sono vari tre tipi di guerra in relazione all'impatto che esse hanno sulla società:
- produttiva, quando crea una situazione più stabile, meno violenta;
- improduttiva, se non ha un vero e proprio impatto sulla società;
- controproduttiva, quando determina realtà più pericolose e conflittuali (come nel primo Medioevo).
La Persia, prima del conflitto con la Grecia, aveva combattuto una serie di guerre produttive, che avevano creato all'interno del suo territorio un ambiente stabile e sicuro per le popolazioni che lì vivevano (pace persiana).

PERSIA E GRECIA A CONFRONTO.
Come fosse la Persia anticamente è descritto nell'Anabasi di Senofonte, opera di un secolo successiva ai fatti delle guerre persiane. Lì si legge di numerose tribù che vivevano in villaggi, ciascuna delle quali aveva una propria lingua e costumi differenti. Si tratta quindi di un impero non omogeneo dal punto di vista culturale, una struttura premoderna, governata da una élite aristrocratica, che viaggiava e si incontrava, fungendo un po' come da collante, anche perché in possesso di una stessa lingua.
In Grecia, invece, aristocrazia e masse erano meno separate (parlavano, infatti, la stessa lingua), né erano enormi le diversità tra città e città. Stando così le cose, se era facile per le popolazioni che vivevano nelle terre dell'impero persiano passare da un dominio all'altro (cambiava soltanto a chi si versavano i tributi), meno semplice era per i greci assimilarsi.

PRESSIONI PERSIANE.
I persiani tentarono di convincere gli spartani a non sostenere la causa greca. Certamente fecero promesse allettanti, quale quella di lasciare a Sparta, una volta sottomessa la Grecia, l'egemonia su tutte le città. Gli aristocratici delle varie città, poi, potevano facilmente essere stati indotti a pensare che, sotto la Persia, sarebbero potuti diventare tiranni, governando da soli. 
Perché Sparta non accettò le offerte persiane? 
È difficile dirlo perché mancano del tutto fonti spartane scritte. 
C'è solo un aneddoto, che quindi non ha valore storico: si racconta che un aristocratico persiano e due messaggeri spartani si incontrarono sulle coste della Ionia e che, quando il persiano prospettò agli spartani una vita sicura sotto il suo impero, questi risposero che preferivano la libertà.

I NUMERI DELL'ARMATA PERSIANA.
La fonte storica principale per la ricostruzione delle guerre persiane è Erodoto, il quale, a proposito dell'armata persiana parla di un numero esorbitante di uomini: cinque milioni. Il conto veniva fatto in questo modo: i soldati venivano fatti entrare a gruppi in una sorta di recinto, che poteva contenere diecimila uomini; quando questo si riempiva, gli uomini uscivano e ne entravano altri. Che però se ne fossero contati cinque milioni appare assai improbabile. Un simile esercito, infatti, richiede enormi quantità di cibo e acqua (i fiumi greci in estate sono asciutti, quindi occorreva pensare anche al rifornimento idrico), da trasportare per lunghe distanze e da conservare per un certo tempo. Probabilmente non superava il mezzo milione di soldati, un'armata comunque considerevole, forse la più grande mai radunata nel mondo antico. Il dato tramandato dallo storico greco sottolinea l'impressione lasciata nei greci, il loro sgomento di fronte a una forza soverchiante.

LA POTENZA GRECA.
Gli studi demografici sulla Grecia dell'inizio del V secolo a.C. ci parlano di una certa vitalità: la densità di popolazione era molto alta (200 abitanti per kmq nel territorio intorno ad Atene), anche forse per il miglioramento climatico iniziato dopo il VII secolo, e l'economia era florida. La Grecia, infatti, nonostante il territorio montuoso, che lascia poco spazio alla coltivazione della terra, ha una buona posizione nel Mediterraneo e ciò consentiva alle sue città di commerciare con altri popoli. Da questi importava cibo, essenziale per far fronte alle necessità della popolazione in crescita, ed esportava prodotti finiti. Quando i greci, quindi, si scontrarono con la Persia, stavano vivendo un periodo di boom economico e demografico. A questo si aggiunga il fatto che la Grecia era dotata di tecnologie militari più moderne (una flotta più agile, per esempio), dovute a uno stato di continua conflittualità tra le città.

UNA DEMOCRAZIA IN GUERRA.
Kant sosteneva che è difficile che in una democrazia, dove la gente vota, i votanti si esprimano a favore della guerra, perché poi molti di loro dovranno prendere le armi, combattere e rischiare la vita (è la teoria della pace democratica). Quando però Atene votò l'invio delle navi per aiutare Mileto, era già una democrazia. E lo era anche quando, qualche decennio dopo, entrò in guerra contro Sparta. Che cosa, dunque, fece propendere per l'intervento? 
Il governo della città, che, come accade ancora oggi, fece di tutto per persuadere la popolazione, creando una sorta di "guerra del popolo" e giocando sul tema della sopravvivenza. In questi casi si ha una guerra totale, capace di arrivare a livelli di ferocia che generalmente non si riscontrano in un conflitto gestito da un sovrano distante.

IL RUOLO DELLA GEOGRAFIA NELLA STORIA.
Le coste della Turchia, dove Mileto sorgeva, erano già state al centro di uno scontro tra Ittiti e Micenei e, nel Medioevo, videro il passaggio delle Crociate.
Si tratta di un punto caldo geopoliticamente parlando? 
Non c'è dubbio che la geografia abbia un ruolo importante nella storia: 
se l'Inghilterra non avesse avuto importanti giacimenti di carbone, la rivoluzione industriale non vi avrebbe avuto origine; allo stesso tempo, però, lo sviluppo di una società dà significato alla geografia (che cosa ci avrebbero fatto col carbone, se non fosse stata disponibile la macchina a vapore?).
Questo ragionamento vale anche per Mileto, città sulla costa turca, ultima frontiera dell'impero persiano. Era collocata tra le immense ricchezze dell'est e le enormi potenzialità dell'ovest e questa posizione geografica le aveva consentito una certa fioritura. Quando i persiani decisero di espandersi a ovest, Mileto si trovò nel mezzo e fu distrutta.

CAPIRE IL PUNTO CULMINANTE.
Il tedesco Karl von Clausevitz, generale dell'impero prussiano durante le guerre napoleoniche ed autore del trattato "Della guerra", sostenne che esiste un modello ricorrente nella storia dei grandi imperi: dopo una serie di guerre produttive, arriva un momento in cui si deve capire che andare oltre significherebbe la fine.
È questo il punto culminante, che per la storia delle guerre persiane arrivò con la battaglia di Salamina, dopo la quale i persiani trattarono con la Grecia per vie diplomatiche. Il disastro si sarebbe potuto evitare se Serse avesse dato ascolto ad Artabano, suo zio, che aveva previsto il momento culminante, ma così non fu e la Persia ne uscì enormemente indebolita. Al punto che, un secolo e mezzo dopo, venne spazzata via da Alessandro Magno.




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