martedì 18 luglio 2017

Diogene di Apollonia. A me pare che tutte le cose risultino dall’alterazione di una stessa cosa e siano perciò la stessa cosa. Infatti se tutte le cose che esistono in questo mondo, come la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco e tutte le altre, fossero ciascuna diversa dall’altra, perché di natura diversa, e non fossero invece la stessa cosa che cambia in molte forme diverse, esse non si potrebbero mescolare fra loro e a ciascuna non verrebbe dall’altra nessuna utilità come pure nessun danno, e nessuna pianta potrebbe nascere dalla terra e non potrebbero nascere animali o altri esseri, se non fossero composte in modo da essere la stessa cosa. In realtà, ciascuna cosa nasce ora in una forma, ora in un’altra, perché sono il risultato di un’alterazione di quella stessa cosa e a quella stessa ritornano.




Chi era il filosofo Diogene di Apollonia (V secolo a.C.), parodiato nella commedia "Le nuvole di Aristofane", rappresentata ad Atene nel 423 a.C.? Si tratta dell’ultimo rappresentante della filosofia jonica, il quale riprende le tesi di Anassimene e di Anassagora, sostenendo l’unicità del “principio che comanda” o ὰρχή, identificato con l’aria-intelligenza, di natura infinita.

Leggiamo in Simpl. Phys. 151, 28 (…) framm. 2. (= D-K 64 B 2-5):
A me pare che tutte le cose risultino dall’alterazione di una stessa cosa e siano perciò la stessa cosa. Infatti se tutte le cose che esistono in questo mondo, come la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco e tutte le altre, fossero ciascuna diversa dall’altra, perché di natura diversa, e non fossero invece la stessa cosa che cambia in molte forme diverse, esse non si potrebbero mescolare fra loro e a ciascuna non verrebbe dall’altra nessuna utilità come pure nessun danno, e nessuna pianta potrebbe nascere dalla terra e non potrebbero nascere animali o altri esseri, se non fossero composte in modo da essere la stessa cosa. In realtà, ciascuna cosa nasce ora in una forma, ora in un’altra, perché sono il risultato di un’alterazione di quella stessa cosa e a quella stessa ritornano.”
(…) ἐμοὶ δὲ δοκεῖ τὸ μὲν ξύμπαν εἰπεῖν πάντα τὰ ὄντα ἀπὸ τοῦ αὐτοῦ ἑτεροιοῦσθαι καὶ τὸ αὐτὸ εἶναι. καὶ τοῦτο εὔδηλον˙ εἰ γὰρ τὰ ἐν τῶιδε τῶι κόσμωι ἐόντα νῦν, γῆ καὶ ὕδωρ καὶ ἀὴρ καὶ πῦρ καὶ τὰ ἄλλα ὅσα φαίνεται ἐν τῶιδε τῶι κόσμωι ἐόντα, εἰ τούτων τι ἦν ἕτερον τοῦ ἑτέρου, ἕτερον ὂν τῆι ἰδίαι φύσει, καὶ μὴ τὸ αὐτο ἐὸν μετέπιπτε πολλαχῶς καὶ ἑτεροιοῦτο, οὐδαμῆι οὔτε μίσγεσθαι ἀλλήλοις ἠδύνατο, οὔτε ὠφέλησις τῶι ἑτέρωι 〈γενέσθαι ἀπὸ τοῦ ἑτέρου〉 οὔτε βλάβη, οὐδ' ἂν οὔτε φυτὸν ἐκ τῆς γῆς φῦναι οὔτε ζῶιον οὔτε ἄλλο γενέσθαι οὐδέν, εἰ μὴ οὕτω συνίστατο ὥστε ταὐτὸ εἶναι. ἀλλὰ πάντα ταῦτα ἐκ τοῦ αὐτοῦ ἑτεροιούμενα ἄλλοτε ἀλλοῖα γίνεται καὶ εἰς τὸ αὐτὸ ἀναχωρεῖ.


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