lunedì 31 luglio 2017

Harald Bellachioma. [...] l'unificazione della Norvegia è legata ad una storia d'amore. La vicenda inizia con una proposta di matrimonio rifiutata da Gyda, la principessa di un regno confinante; lei disse che avrebbe rifiutato di sposare Harald "prima che fosse diventato re di tutta la Norvegia". Harald fu, quindi, spinto a fare voto di non tagliarsi né pettinarsi i capelli finché non fosse diventato l'unico re di Norvegia, e dieci anni dopo fu giustificato a curare nuovamente i suoi capelli; da quel momento il suo epiteto cambiò da "capelli aggrovigliati" a quello con cui è ancora definito.

[...] l'unificazione della Norvegia è legata ad una storia d'amore. 
La vicenda inizia con una proposta di matrimonio rifiutata da Gyda, la principessa di un regno confinante; lei disse che avrebbe rifiutato di sposare Harald "prima che fosse diventato re di tutta la Norvegia". Harald fu, quindi, spinto a fare voto di non tagliarsi né pettinarsi i capelli finché non fosse diventato l'unico re di Norvegia, e dieci anni dopo fu giustificato a curare nuovamente i suoi capelli; da quel momento il suo epiteto cambiò da "capelli aggrovigliati" a quello con cui è ancora definito. [...] 

Non riuscendo ad eliminare definitivamente molti dei suoi avversari, il suo regno era minacciato costantemente. Un consistente numero di essi dato si erano rifugiati non solo in Islanda, ma anche nelle isole Orkney, nelle Shetland, nelle Ebridi, nelle Isole Fær Øer e in Scozia. Da qui compirono scorrerie in Norvegia e in Europa. Non tutti i suoi nemici, però, se ne andarono volontariamente. Infatti, molti capi norvegesi, ricchi e rispettati, essendo una minaccia, vennero spinti da Harald a lasciare le loro terre. Questa sua linea di condotta portò a molti insediamenti in Islanda. In un certo senso, quindi, Harald contribuì alla formazione della moderna società di quest'isola e alla scrittura della Saga islandese. Il numero di questi “esiliati” fu accresciuto da gente norvegese scontenta per la tassazione imposta da Harald sulle terre, cosa che, prima, sembra non esistesse. [...] 

Egli ebbe otto mogli e 23 figli, 12 dei quali divennero re, solo due, però, di tutto il paese. [...] 


https://it.wikipedia.org/wiki/Harald_I_di_Norvegia



Con la morte di Halfdan il nero, il figlio Harald Bellachioma ereditò il Vestfold, territorio a sud della Norvegia, punto strategico per via delle principali rotte commerciali che lo attraversavano, perché vi si trovava la grossa città commerciale di Kaupang e perchè era il primo punto di approdo avvicinandosi da sud via mare. 

La fertile terra attorno al Vik diede a Harald un grosso vantaggio sui suoi avversari. 
E lui non attese molto: i territori rivali vennero conquistati dal re eliminando uno ad uno gli jarl norvegesi, accaparrandosi i piccoli regni dell’Uppland, Trondelag, Maera, Halogaland, Raumsdale e Naumdale. La crescente potenza economica e militare di Harald costrinse all’esilio forzato gran parte della popolazione che abitava quelle terre, in quanto non accettavano la sovranità del re norvegese

Ma alcuni tra gli uomini più forti rimasero e formarono una fazione ribelle. I capitani di queste fazioni secondo le saghe erano: re Eirik di Hordaland; re Sulke di Rogaland e suo fratello Earl Sote; Kjotve il Ricco, re di Agder, e suo figlio Thor Haklang, e dal Thelemark due fratelli, Hroald Hryg e Had il Duro. 

A quel punto ad Harald giunse notizia della resistenza che stava via via formandosi, e non perse un attimo. Partì verso sud lungo la costa e radunò con se gente da ogni distretto che attraversava. Quando re Eirik seppe dei movimenti del nemico si mosse a sua volta verso sud e si radunò con gli altri ribelli a nord di Jadar. Insieme entrarono nell’Hafrsfjord, dove Harald li attendeva con il suo esercito. La battaglia ebbe inizio. Non si sa qual’era l’entità delle forze in campo, ma quello che è certo è che viene ricordata come la battaglia più grande e dura combattuta dal re norvegese. 
Il primo giorno di lotta fu suo, ebbe la meglio su re Eirik e re Sulke, nonché su suo fratello Earl Sote.

Nonostante fu combattuta in mare non assunse quasi mai le caratteristiche di una battaglia navale
Le frecce giocarono un ruolo decisamente marginale nella vicenda, che si risolse con una serie di abbordaggi. Il più importante senza dubbio è stato quello tra la nave di Harald e di Thor Haklang il quale era un grande berserk. Nella prima linea della nave di Harald c’erano uomini disarmati, e nascosti dietro di loro dodici Ulfhednar pronti a colpire. La strategia del re era di riuscire ad avvicinarsi indisturbato alla nave di Thor, una delle figure chiave della resistenza. Quando le navi si toccarono Harald diede l’ordine di attacco e i suoi Ulfhednar, sui quali il ferro delle armi non ha effetto, colsero di sorpresa Haklang (uccidendolo per primo) e in seguito sterminarono tutto il suo equipaggio. Eliminando la parte mistica del racconto, si può vedere come la monarchia sia riuscita a mettere insieme, addestrare e impiegare una squadra d’elite la cui forza venne considerata soprannaturale. Nonostante la strategia molto semplice Harald vinse la battaglia. Kjotve il Ricco si spostò su un’isoletta dove si era radunata un po’ di resistenza, ma i suoi uomini in seguito fuggirono di lì, chi via nave, chi via terra e a lui non restò altro da fare che fuggire a sud attraverso il Jadar.

La battaglia di Hafrsfjord e la conseguente vittoria del re Harald Bellachioma, segnano l’inizio dell’unione della Norvegia sotto il controllo di un unico sovrano. Ma la vittoria di Harald segna l’inizio anche di un altro avvenimento storico, e cioè della massiccia migrazione della popolazione norvegese verso l’Islanda, le isole Faeröer, le Orcadi e le Ebridi. Ma queste isole non erano del tutto disabitate prima dell’arrivo degli esuli, vi si trovavano infatti alcuni eremiti irlandesi fuggiti a causa delle precedenti scorrerie dei vichinghi norvegesi in terra d’Irlanda, ma questa volta la migrazione vichinga avvenne per motivi di colonizzazione e quindi con scopi pacifici.

Un primo monumento chiamato “Haraldshaugen” fu eretto nel 1872 nell’Haugesund (Norvegia) per commemorare la battaglia vinta da Harald, mente nel 1983 Fritz Røed eresse un secondo monumento a Møllebukta nell’Hafrsfjord, inaugurato da re Olav V di Norvegia. Questo monumento, chiamato “Sverd i Fjell” (letteralmente: Spade nella roccia), consiste in tre gigantesche spade di bronzo alte circa 10 metri infilate nella solida roccia. La spada più grande rappresenta il re Harald Bellachioma. Tutto il monumento è un ricordo dell’epica battaglia combattuta, e anche un segno di pace in quanto le spade sono ben piantate nella roccia e non verranno mai più usate.



FONTI:
“Viking Hersir 793-1066”, Mark Harrison, Osprey
“The Vikings”, Else Roesdahl, Penguin Books
“Heimskringla or the Chronicle of the Kings of Norway”, Snorri Sturluson, IndyPublish
“I Vichinghi”, Johannes Brøndsted, Einaudi

http://www.skjoldungar.it/storia/battaglie-vichinghe/la-battaglia-di-hafrsfjord/



Harald Bellachioma (Haraldr Hárfagri), fondatore del regno di Norvegia, fu il più grande re di questa nazione, e probabilmente condivide con il famoso imperatore Ottone I la reputazione di essere la figura più eroica della storia europea del X secolo.
La data in cui Harald salì al trono di solito è detta essere circa l’860 d.C. Secondo un gruppo di storie nordiche il suo regno durò dal 852 al 923, ma, seguendo la cronologia migliore di Ari Frode, Harald fu re dal 862 al 932. Una nuova datazione, tuttavia, è stata proposta dal prof. Halfdan Koht, che dopo il calcolo della probabile durata delle generazioni tra Harald ed i re successivi con datazione certa, arriva alla conclusione che la nascita di Harald deve essere avanzata nel 865-70, ed il suo regno deve quindi essere definito come durata dal 875-80 al 940-45.

Harald era il figlio di Halfdan il Nero e Ragnhild, figlia di un piccolo sovrano del Ringerike e legata alla famiglia reale danese. Egli aveva solo una decina di anni quando salì al trono e, immediatamente dopo la morte del padre, la gelosia e l’invidia dei piccoli principi al di fuori e all’interno del regno minacciavano la sicurezza del suo trono. 

Il primo ad attaccare fu Gandalf di Ranrike, ma i capi del Vestfold non solo respinsero Gandalf, ma in seguito guidarono la guerra nel paese di questo re, lo uccisero, e presero possesso di tutto il suo regno. Così all’inizio del suo regno Harald acquisì la grande distesa del paese sul lato est dello Skagerrak che si estendeva verso sud, quasi fino all’odierna città di Göteborg in Svezia, una considerabile lunghezza di costa a lungo ambita dai re svedesi. 

Nel frattempo, un gruppo di capi dell’Opland si era ribellato, ma i generali di Harald invasero l’Opland, colsero di sorpresa i ribelli, e li bruciarono a morte nella casa dove alloggiavano. 
Le regioni di Toten, Hedemark e Romerike furono da allora sotto il potere del giovane re.

E’ in questa fase della saga di Harald che Snorri racconta la spesso ripetuta storia di come il re fu per la prima volta pervaso dalla determinazione di conquistare tutta la Norvegia.

Si innamorò di una ragazza, Gyda, figlia di un re nel Hordaland, ma quando chiese la mano della ragazza ella sprezzante rispose ai messaggeri di Harald che non avrebbe sprecato la sua verginità per un re che governava solo poche genti. “Mi sembra incredibile” disse lei “che non ci sia un re che faccia propria la Norvegia, e che ne sia l’unico sovrano, come re Gorm ha fatto in Danimarca, ed Eric a Uppsala.” Quando questa risposta fu riferita ad Harald, disse che la ragazza aveva parlato bene. Gli pareva strano, infatti, non aver già pensato alla conquista di tutta la Norvegia, e ha promise che non avrebbe più tagliato o pettinato i capelli fino a quanto questo obiettivo non fosse raggiunto. Così la sua splendida chioma di capelli dorati fu fatta crescere molto, fino a meritare per lui il soprannome di Bellachioma. [...] 
La sua prima mossa fu un attacco diretto e senza compromessi contro i pirati della regione di Sogn, nel Vestland, stipulando in seguito un’alleanza con il riconoscente jarl Haakon Grjotgardsson, signore di un vasto tratto di litorale occidentale che includeva Hålogaland, Namdal, il Trøndelag esterno e la maggior parte del nord Möre; allo stesso modo con il capo del territorio costiero adiacente, lo jarl di Möre, Harald concluse una pace. 

Ma la dimostrazione contro i pirati di Sogn non aveva raggiunto il suo scopo, per il popolo del Vestland più a sud rimanevano un serio pericolo relativo alle spedizioni che costeggiavano questa terra dai grandi fiordi, così che Harald, per il compimento del suo scopo, si trovò di fronte a una guerra contro i temibili vichinghi di Hordaland e Rogaland. La lunghezza ed il carattere dello scontro non sono noti, ma sul suo risultato non c’è dubbio, la vittoria andò ad Harald. Utstein in Boknfjord divenne una residenza del vincitore, e Avaldsnes, un po’ più a nord in Karmsund, un’altra delle sue roccaforti.

Eppure, anche così, la guerra ad occidente non era finita, perchè lo Jaeder si opponeva ancora ed era sostenuto da capi del Agder e ribelli, in modo che l’opposizione per far espandere ulteriormente Harald si rafforzò. Infine, furono raccolte navi ed un esercito, e la forza del sud-ovest della Norvegia si radunò per resistere ad Harald; i nomi di molti dei leader che si sono sollevati contro di lui sono registrati nelle saghe, alcuni dei quali sono senza dubbio invenzioni abituali che nel il corso dei secoli sono stati aggiunti come nella maggior parte delle battaglie antiche. Ma l’unico uomo che era certamente la molla principale di questi preparativi bellici era Kjötve, un re o nello Jaeder o nel Agder, e con lui c’era un guerriero, Haklang, a volte chiamato il figlio Kjötve.

Ma la preparazione di Harald non era stata meno accurata rispetto a quella dei suoi avversari, ed intorno all’anno 900 ebbe luogo la memorabile battaglia che doveva decidere il destino dei vichinghi ancora fuori dal suo dominio.

Il suo esercito navigò un tratto a sud del Trøndelag mentre i suoi nemici si stavano concentrando nello Jaeren; quando il loro assembramento fu quasi completo e stavano disponendosi in Hafrsfjord, trovarono che Harald li aveva superati, e stava aspettando con la flotta schierata e preparata.

La battaglia che ne seguì fu lunga e difficile, le saghe raccontano di una grande strage su entrambi i lati, la morte di molti capi del Vestland, e la fuga di Kjötve. Harald aveva vinto ed il Vestland era caduto. Hafrsfjord fu una battaglia decisiva, e la fama della vittoria Harald era ormai annoverata tra i temi più cari di scaldi e cronisti.

Harald era ormai padrone della Norvegia. 
Ma c’erano ancora molti pericoli davanti a lui, i sussulti della gente conquistata nel Vestland, l’emigrazione dei ricchi proprietari terrieri che non appoggiavano il suo regno, e il ritorno frequente di questi emigranti in incursioni piratesche, erano la prova evidente che non comandava ancora una nazione unita e solida. Trascorsero due o più anni prima che il suo titolo di signore venisse riconosciuto ovunque e la sua autorità non venisse più messa in discussione.

Poi, finalmente, Harald, ritenendo il suo grande compito realizzato, consentì che la sua folta chioma di capelli venisse tagliata e pettinata.

Il re trascorse gran parte di questi due anni nella regione che gli aveva dato più fastidio, il Vestland. Qui, soprattutto nel Sogn e nel Nordfjord, fu per lungo tempo occupato in una serie di piccole lotte, e di ciò le saghe hanno riportato molte storie, storie che di solito terminano con la morte o la fuga di qualche proprietario terriero ribelle

Così fu per Thorolf Kveldulfsson, un tempo uno scagnozzo del re che aveva combattuto a fianco di Harald a Hafrsfjord. Era poi diventato un uomo estremamente ricco con una casa a Sandness in Hålogaland, ma fu così sconsiderato da intrattenere Harald circondandosi da un corteo in numero superiore a quello del re, suscitando ben presto la gelosia e la rabbia del suo sovrano. L’inimicizia di Harald fece di Thorolf un ribelle ed un vichingo, e non passò molto tempo prima che provocasse la massima furia del re con un atto audace di saccheggio. Harald mandò due navi da guerra e duecento uomini in cerca di Thorolf a Hålogaland, ed egli stesso seguì con quattro navi ed un grande corpo di uomini. Thorolf fu ucciso nella valorosa difesa della sua casa che bruciò dinanzi alla popolazione di Hålogaland e Namdal prima che si potesse unire alla sua causa. E non c’è dubbio che con questa tragica lotta a Sandness una eventuale insurrezione nel nord fu soffocata sul nascere. Non fu la prima volta che una rapida azione era stata il segreto del successo di Harald.

La politica di consolidamento del re non si limitava alle lotte interne. 
I norvegesi nelle isole scozzesi, che a quel tempo includevano nel loro numero molti esuli e malcontenti, stavano cominciando a razziare le coste occidentali della Norvegia con gravità crescente, e si rese necessario adottare misure per impedire che questa gente turbolenta diventasse una seria minaccia per la sicurezza del nuovo regno di Harald. Il racconto di come il re riuscì a distruggere i covi dei pirati è complicato da molte confusioni ed inesattezze, ma sembra che circa nel 910 abbia nominato Ketil Flatneb come governatore delle isole Ebridi, mentre negli anni ’20, ancora profondamente insoddisfatto dal comportamento dei vichinghi occidentali, egli stesso intraprese una seria campagna punitiva. Salpò con una flotta di grandi dimensioni ed accompagnato da alcuni dei suoi più valorosi guerrieri prima mosse verso la costa occidentale della Scozia, ricercando ovunque insediamenti vichinghi e mettendo i prigionieri a fil di spada, poi procedette a cacciare i capi vichinghi dalle Ebridi, e si dice anche che sia disceso sull’Isola di Man. Dopo andò a nord, nelle Orcadi e nelle Shetland, che pose sotto il suo dominio, e a Sigurd, fratello di Ragnvald, lo jarl di Möre, fu affidata la contea di questi due arcipelaghi.

Nel caso della Norvegia non sussiste neppure il margine di dubbio che una considerevole ondata di emigrazione e di imprese vichinghe aveva avuto luogo prima del tempo di Harald Bellachioma. 

All’inizio del IX secolo i contadini del Möre e del Agder erano diventati abitanti delle Orcadi e delle Shetland, ed è difficile credere che questo possa essere stato causato da fattori quali le guerre dei loro principi o l’inizio della lotta per la supremazia tra il Vestfold ed i suoi rivali. Ma è anche un fatto che nella prima metà di questo secolo (800-850), durante il lungo periodo di disordini politici in Vestfold prima e durante il regno di Olof Geirstada-Alf, un popolo più audace e aristocratico di questi contadini poveri aveva preso le Ebridi e porti-roccaforti in Irlanda, dove avevano vinto molte ricchezze. 

Gli storici hanno attestato che una seconda ondata di emigranti partì, andando anche oltre verso le Isole Faroe e l’Islanda, al momento del conseguimento dell’alta sovranità da parte di Harald. E’ tuttavia possibile esagerare gli effetti improvvisi e profondi del suo governo, ed è certamente esagerato dichiarare che eventi di rilievo come la colonizzazione di Islanda e Isole Faroe furono solamente il risultato dell’odio nei confronti della dura supremazia di Harald nel suo nuovo regno.

Ma che una aristocrazia norvegese, scontenta e risentita, materialmente gonfiava durante il regno di Harald il flusso di esuli e avventurieri che cercavano casa in terra straniera e formavano la maggioranza degli emigranti provenienti dalla Norvegia alla fine del IX secolo, è un assioma di ogni libro di storia.

Ad Harald è stata spesso attribuita l’introduzione di un rivoluzionario sistema di governo in Norvegia, un nuovo ed efficiente sistema di governo centrale che legava saldamente insieme le genti in una singola unità politica. Questo concetto si fonda principalmente sulla entusiasta narrazione di Snorri nella Heimskringla, in cui si descrive il sistema amministrativo sotto il regno di Harald in modo tale da suggerire che è stato un’invenzione del re. In realtà, Harald apportò solo un piccolo contributo ai metodi di governo in Norvegia, e la vecchia partizione del territorio, le vecchie alleanze legali tra le genti e le vecchie funzioni giudiziarie, tutto ciò fu lasciato invariato.

Fece comunque trattare le province conquistate con severità simile a quella esercitata dai vichinghi nella gestione dei territori vinti all’estero, e può anche darsi che l’effetto di questo trattamento su genti fino a quel momento indipendenti, fu un acuto senso di alterazione del loro governo.

Lo stato di Norvegia, al momento della sua nascita con Harald, fu sotto molti aspetti molto simile a qualsiasi altro giovane regno germanico, come quello di Carlo Magno o quello di Alfred in Inghilterra. Come essi, subì tutte le debolezze insite in una costituzione fondata sull’autorità personale del re, e anche se Harald certamente creò un regno che doveva durare, la sua storia successiva è il lungo racconto di inevitabili dissidi interni e lotte, interrotto non solo da più di un crollo in stati separati, ma anche da parte di parziale dominio straniero. Anche nell’età avanzata di Harald il problema era all’inizio, e non passò molto tempo dopo la sua morte, che l’unità del suo regno era seriamente minacciata.

FONTI

Thomas Downing Kendrick, “A History of The Vikings”, Dover Publications

Scritto da Nicola “Surtr” Fin

http://www.skjoldungar.it/storia/norvegia/harald-bellachioma/




Islanda, la Storia. Capitolo III: 
Capitolo III: I primi coloni islandesi e il primo parlamento dell'età moderna (IX-X sec.).
Con questo capitolo continuiamo a sfogliare il "Libro degli Islandesi" entrando nel vivo della colonizzazione dell'Islanda. E' un momento epico e probabilmente unico nella storia: i primi migranti non sono nullatenenti in cerca di fortuna, bensì nobili norvegesi in fuga dalla madrepatria.

Protagonista assoluto è Harald "Bellachioma", primo re di Norvegia, che con la leggendaria battaglia di Hafrsfjord conclude la riunificazione del regno. Curiosamente, a raccontarne le gesta, sarà l'islandese Snorri Sturluson trecento anni dopo.

Altro personaggio leggendario che incontriamo è Ingòlfur Arnarson, il primo islandese. 

A lui seguiranno molti altri nobili che inizieranno ad organizzare la nascente società islandese. 
Nel 930, nella spianata di Þingvellir, viene aperto quello che viene considerato il primo parlamento dell'età moderna: l'Alþingi.

Per gli islandesi è un luogo sacro: qui proclamarono la propria indipendenza nel 1944. 
A Þingvellir si respira la storia. Chi c'è stato può capire cosa intendo. 
Nel 2004 è stato dichiarato patrimonio dell'UNESCO. 

Ingòlfur Arnarson sbarca nei pressi dell'odierna Reykjavik e pone le basi della prima fattoria islandese (wikipedia.org)

La nascita dell’Islanda: 
la colonizzazione inizia a seguito di una serie di importanti eventi accorsi durante l’unificazione del Regno di Norvegia sotto Harald “Bellachioma”. Costui nell’860 ereditò dal padre molti piccoli regni del Vestfold (regione sud-orientale dell’attuale Norvegia).

Mediante una lunga serie di battaglie e conquiste ampliò il suo regno fino alla costa occidentale e dopo la decisiva battaglia di Hafrsfjord divenne “re supremo”. 

Nonostante i successi militari continuò a resistere un fronte interno che si opponeva al nuovo sovrano. Questo fronte era composto prevalentemente dai capi e dalla nobiltà dei precedenti stati e Harald, sentendosi costantemente minacciato, esiliò tutti coloro che riteneva potessero rappresentare una minaccia per lui. Harald “Bellachioma” fu così involontariamente uno dei “promotori” dell’espansione vichinga di quel periodo e soprattutto della colonizzazione dell’Islanda.

Secondo Þorgilsson il primo esule a creare un insediamento stabile in Islanda fu Ingòlfur Arnarson che costruì la sua fattoria nelle vicinanze dell’attuale Reykjavìk nell’874. 

A lui seguirono molti altri norvegesi che partivano alla volta dell’Islanda con la propria famiglia o anche, chi poteva permetterselo, con i propri schiavi e i propri averi (utensilerie, bestiame).

L’eredità delle leggi norvegesi: 
in breve tempo l’Islanda cominciò a popolarsi e venne disseminata di fattorie, le quali venivano stabilite soprattutto in prossimità della costa. Benché in rapporto all’estensione dell’isola il numero degli abitanti era decisamente esiguo (circa 35.000 persone), né sorsero villaggi di grandi dimensioni, si sentì presto l’esigenza di istituire delle apposite assemblee dove dirimere le contese fra i coloni e disciplinare altre questioni della vita quotidiana.

Un uomo di nome Ulfljótr importò dalla Norvegia le prime leggi mentre un altro, Grímr Goatshoe, fece il giro dell’isola per organizzare delle assemblee locali.

L’insediamento dell’Alþingi: 
i coloni si diedero un’organizzazione locale, tuttavia nel 930 in una spianata che si trova nella parte sud-occidentale dell’isola venne istituita una camera parlamentare comune: l’Alþingi.

Qui iniziarono a riunirsi annualmente i “goðar”, ovvero gli uomini di maggior spicco provenienti da ogni parte dell’isola. Il luogo dove si riuniva questa assemblea venne chiamato Þingvellir (“pianura del parlamento”), i partecipanti eleggevano al proprio interno una sorta di presidente dell’assemblea detto “legislatore” che si occupava di dirigere i lavori. Spesso veniva scelto fra i membri più anziani e carismatici e, secondo Þorgilsson, il primo ad essere scelto per ricoprire questa carica fu lo stesso Ulfljótr.

La scelta del calendario: 
i coloni presto si accorsero che il calendario di cinquantadue settimane precise (quindi di trecentosessantaquattro giorni) non era preciso e mancava almeno un giorno ogni anno. Þorgilsson narra di un’accesa riunione dell’Alþingi dove i più saggi riconoscono l’imperfezione del calendario, ma sono altresì riluttanti a modificarlo e renderlo imperfetto con l’aggiunta di un giorno.

La questione venne argutamente risolta da un uomo chiamato Þorsteinn e detto Surtr (“il nero”) che propose di aggiungere una settimana ogni sette anni, mettendo tutti d’accordo.

La divisione dell’Islanda in quadranti giuridici: 
poiché le assemblee locali non bastavano a dirimere le questioni giuridiche più complesse l’Alþingi fu chiamato a decidere una sorta di riforma del sistema giudiziario.

Secondo Þorgilsson il problema si pose quando un uomo chiamato Þórðr presentò durante una seduta dell’Alþingi un caso che in sede di assemblea locale non era riuscito a risolvere. 
Questo infatti riguardava persone rappresentate anche in altre assemblee.

Si poneva quindi un problema di disciplina delle competenze. 
La soluzione che venne adottata fu quella di creare una corte di appello e una corte giuridica per ogni tre assemblee locali, quattro nel caso delle assemblee del nord dell’isola. In definitiva le corti saranno quattro, corrispondenti ai punti cardinali, più la corte di appello.

Il principio della colonizzazione dell’Islanda è anche preludio e leitmotiv del periodo sanguinoso che seguirà. Secondo la leggenda infatti Ingólfr Arnarson sbarcò in Islanda con il suo fratellastro Hjörleifur Hróðmarsson.

Il primo si stabilì presso l’odierna Reykjavík mentre il secondo venne assassinato poco tempo dopo da alcuni suoi schiavi irlandesi. Informato di ciò Ingólfr andò alla ricerca degli assassini e li raggiunse in un arcipelago a sud dell’Islanda dove li uccise tutti.

Per questo motivo oggi queste isole si chiamano Vestmannaeyjar (“Isole degli uomini dell’ovest”, gli schiavi irlandesi appunto). Questo fu solo il primo di una lunga serie di faide che avrebbe caratterizzato la vita di questa giovane colonia, faide che sarebbero sfociate in una vera e propria guerra civile.

Fabio Quartino
La Costituzione Islandese: storia ed evoluzione
Università degli Studi di Genova, 2009
&
Nordicum-Mediterraneum
Icelandic E-Journal of Nordic and Mediterranean Studies
http://nome.unak.is/wordpress/06-1/dissertation/la-terra-del-ghiaccio-e-del-fuoco19/
Pubblicato da Snorri alle 12:16:00 







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