domenica 9 luglio 2017

Dostoevskij. Memorie dalla Casa dei morti. Denaro e tabacco salvavano dallo scorbuto e da altre malattie. Il lavoro poi salvava dai delitti: senza il lavoro, i detenuti si sarebbero mangiati a vicenda, come ragni in un barattolo. Ciò nonostante, sia il lavoro, sia il denaro erano proibiti. Non di rado la notte si facevano improvvise perquisizioni, tutto ciò che era vietato veniva tolto e, per quanto bene si nascondesse il denaro, tuttavia qualche volta capitava in mano ai perquisitori. Ecco, in parte, perché non veniva risparmiato, ma bevuto in breve tempo; ecco perché nel reclusorio circolava anche l'acquavite. Dopo ogni perquisizione, il colpevole, oltre che venir privato di tutto il suo avere, era di solito gravemente punito. Ma, dopo ogni perquisizione, subito si ricolmavano i vuoti, immediatamente circolavano nuovi oggetti, e tutto andava come prima. E la direzione lo sapeva, e i detenuti non si lagnavano delle punizioni, benché tale vita fosse simile a quella della gente stabilita sul Vesuvio.



Se avete in animo di conoscere un uomo, allora non dovete far attenzione al modo in cui sta in silenzio, o parla, o piange; nemmeno se è animato da idee elevate. Nulla di tutto ciò! – Guardate piuttosto come ride.
Fëdor Dostoevskij, Memorie dalla Casa dei morti


Ci sono persone simili a tigri assetate di sangue.
Chi ha provato una volta questo potere, questa illimitata signoria sul corpo, sul sangue e sullo spirito di un altro uomo come lui, fatto allo stesso modo, suo fratello secondo la legge di Cristo; chi ha provato il potere e la possibilità senza limiti di infliggere il supremo avvilimento a un altro essere che porta su di sé l’immagine di Dio, costui, senza volere, cessa in certo qual modo di essere padrone delle proprie sensazioni. La tirannia è un’abitudine; essa è capace di sviluppo, e si sviluppa fino a diventar malattia. Io sostengo che il migliore degli uomini può, in forza dell'abitudine, farsi ottuso e brutale fino al livello della bestia. Il sangue e il potere ubriacano: si sviluppano la durezza di cuore, la depravazione; all'intelligenza e al sentimento si fanno accessibili e infine riescono dolci le manifestazioni più anormali. L'uomo e il cittadino periscono nel tiranno per sempre, e il ritorno alla dignità umana, al pentimento, la rigenerazione diviene ormai quasi impossibile per lui. Inoltre l’esempio, la possibilità di siffatta licenza agisce anche su tutta la società contagiandola: la società che guarda con indifferenza un tale fenomeno è già infetta essa stessa nelle sue stesse fondamenta. Insomma il diritto della punizione corporale concesso a un uomo su di un altro è una delle piaghe della società, è uno dei più forti mezzi per distruggere in essa stessa ogni germe, ogni tentativo di civile libertà, ed è premessa sicura del suo immancabile e ineluttabile sfacelo.
Fëdor Dostoevskij, Memorie di una casa morta


Il denaro è libertà monetata, perciò all'uomo totalmente privato della libertà è dieci volte più caro. Purché esso gli tintinni in tasca, egli è già mezzo consolato, anche se non possa spenderlo. Ma il denaro si può spendere sempre e dappertutto, tanto più che il frutto proibito è doppiamente dolce. E nel reclusorio si poteva avere perfino l'acquavite. Le pipe erano rigorosamente vietate, ma tutti le fumavano. Denaro e tabacco salvavano dallo scorbuto e da altre malattie. Il lavoro poi salvava dai delitti: senza il lavoro, i detenuti si sarebbero mangiati a vicenda, come ragni in un barattolo. Ciò nonostante, sia il lavoro, sia il denaro erano proibiti. Non di rado la notte si facevano improvvise perquisizioni, tutto ciò che era vietato veniva tolto e, per quanto bene si nascondesse il denaro, tuttavia qualche volta capitava in mano ai perquisitori. Ecco, in parte, perché non veniva risparmiato, ma bevuto in breve tempo; ecco perché nel reclusorio circolava anche l'acquavite. Dopo ogni perquisizione, il colpevole, oltre che venir privato di tutto il suo avere, era di solito gravemente punito. Ma, dopo ogni perquisizione, subito si ricolmavano i vuoti, immediatamente circolavano nuovi oggetti, e tutto andava come prima. E la direzione lo sapeva, e i detenuti non si lagnavano delle punizioni, benché tale vita fosse simile a quella della gente stabilita sul Vesuvio.
Fëdor Dostoevskij, Memorie di una casa morta

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