mercoledì 18 gennaio 2012

Luigi Pirandello. Esser civile vuol dire proprio questo: dentro neri come corvi, fuori bianchi come colombi; in corpo fiele, in bocca miele.

Perchè nulla è più complicato della sincerità. Fingiamo tutti spontaneamente, non tanto innanzi agli altri, quanto innanzi a noi stessi; crediamo sempre di noi quello che ci piace credere, e ci vediamo non quali siamo in realtà, ma quali presumiamo d’essere secondo la costruzione ideale che ci siamo fatta di noi stessi
Luigi Pirandello - da La realtà del sogno



La vita o si vive o si scrive, ma se non si vive è difficile trovare qualcosa di interessante da scrivere…
Luigi Pirandello

Chi vive, quando vive, non si vede; vive... 
Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive più: la subisce, la trascina.
Luigi Pirandello, La carriola. Novelle per un anno


Mi hanno preso come una materia qualunque, hanno preso un cervello, un’anima, muscoli, nervi, carne, e li hanno impastati e foggiati a piacer loro, perché compissero un lavoro, facessero atti, obbedissero a obblighi, in cui io mi cerco e non mi trovo. E grido, l’anima mia grida dentro questa forma morta che mai non è stata mia: – Ma come? io, questo? io, così? ma quando mai? – E ho nausea, orrore, odio di questo che non sono io, che non sono stato mai io; di questa forma morta, in cui sono prigioniero, e da cui non mi posso liberare. " 
Luigi Pirandello, La carriola. Novelle per un anno

Sapete invece su che poggia tutto? Ve lo dico io. La presunzione che la realtà, quale è per voi, debba essere e sia ugualmente per tutti gli altri. Ci vivete dentro; ci camminate fuori, sicuri. La vedete, la toccate; e dentro anche, se vi piace, ci fumate un sigaro, e beatamente state a guardare le spire di fumo a poco a poco vanire nell’aria. Senza il minimo sospetto che tutta la realtà che vi sta attorno non ha per gli altri maggiore consistenza di quel fumo.
Luigi Pirandello


In me son quasi due persone: Tu già ne conosci una; l'altra, neppure la conosco bene io stesso. Soglio dire, ch'io conto d'un gran me e di un piccolo me: questi due signori sono quasi sempre in guerra tra di loro: l'uno è spesso all'altro sommamente antipatico. Il primo è taciturno e assorto continuamente [...], il secondo parla facilmente, scherza e non è alieno dal ridere e dal far ridere. [...] Io sono perpetuamente diviso tra queste due persone. Ora impera l'una, ora l'altra. Io tengo naturalmente moltissimo di più alla prima, voglio dire al mio gran me; mi adatto e compatisco la seconda, che è in fondo un essere come tutti gli altri, coi suoi pregi comuni e coi comuni difetti. Quale dei due amerai di più, Antonietta mia? In questo consisterà in gran parte il segreto della nostra felicità" (da una lettera di Pirandello del 1894 alla sua futura moglie Antonietta Portulano
Luigi Pirandello. Il piccolo me e il grande me



Quando si pensa, dove si è? Non ci si vede, quando si parla... Sono nella vita... nelle cose che sento ... che mi s'agitano dentro... in tutto ciò che vedo fuori - case, strade, cielo ... tutto il mondo... Fino al punto che, vedendomi talvolta richiamata da certi sguardi al mio corpo, trovarmi donna... - oh Dio, non dico che mi dispiaccia - ma mi pare una necessità quasi odiosa in certi momenti, a cui mi viene di ribellarmi. Non vedo più, t'assicuro, non vedo più la ragione ch'io debba riconoscere il mio corpo come la cosa più mia, in cui io debba realmente consistere per gli altri. Ma sai che arrivo a sentire per il mio corpo... ma sì, anche antipatia! Tante volte ne avrei voluto un altro, diverso.
Luigi Pirandello. Trovarsi

Esser civile vuol dire proprio questo:
dentro neri come corvi, fuori bianchi come colombi; in corpo fiele, in bocca miele.
Luigi Pirandello

La fantasia abbellisce gli oggetti cingendoli e quasi irraggiandoli d’immagine care. 
Nell’oggetto amiamo quel che vi mettiamo di noi.
Luigi Pirandello





Voi pregiate sopra ogni cosa e non vi stancate mai di lodare la costanza dei sentimenti e la coerenza del carattere. E perché? Ma sempre per la stessa ragione! Perché siete vigliacchi, perché avete paura di voi stessi, cioè di perdere -mutando- la realtà che vi siete data, e di riconoscere, quindi, che essa non eraaltro che una vostra illusione, che dunque non esiste alcuna realtà, se non quella che ci diamo noi.
Luigi Pirandello, La trappola 





L'educazione è la nemica della saggezza, perché l'educazione rende necessarie tante cose, di cui, per esser saggi, si dovrebbe fare a meno.
Luigi Pirandello


Avete voi riso della favola della volpe e dell'uva? Io no, mai.
Perché nessuna saggezza m'è apparsa più saggia di questa, 
che insegna a guarir d'ogni voglia disprezzandola.
Luigi Pirandello


Se si guarda negli occhi un animale,
tutti i sistemi filosofici del mondo crollano
Luigi Pirandello


Non presumo che siate come vi rappresento io. Ho affermato già che non siete neppure quell'uno che vi rappresentate a voi stesso, ma tanti a un tempo, secondo tutte le vostre possibilità d'essere, e i casi, le relazioni e le circostanze. E dunque che torto vi fo io? Me lo fate voi il torto, credendo ch'io non abbia o non possa avere altra realtà fuori di codesta che mi date voi; la quale è vostra soltanto, credete: una vostra idea, quella che vi siete fatta di me, una possibilità d'essere come voi la sentite, come a voi pare, come la riconoscete in voi possibile; giacchè di ciò che possa essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso
Luigi Pirandello



«Dicono che le grandi macchine moderne hanno nei loro lucidi, possenti, complicatissimi congegni una loro particolare bellezza. E sarà così. Dal canto mio, confesso che l’ammirazione per questi bellissimi mostri usciti con sì strane forme dal cervello dell’uomo è rattenuta in me da una specie d’angoscioso ribrezzo; e il rispetto che l’uomo m’ispira per queste sue solide magnifiche invenzioni è commisto a una certa diffidenza, non lieve, ed a profonda costernazione. L’anima dell’inventore è là, nella macchina. Altrimenti essa non si moverebbe. Ci fu un momento, dunque, che l’inventore si sentì dentro, nel cervello, tutta questa deliziosa complicazione di ruote dentate e di stantuffi e di leve e di corregge, questo bel mostro d’acciajo, sbuffante, dal complesso movimento saldamente imprigionato in sé. Non c’è da costernarsi? Da diffidare? Avere, per esempio quella ruota là, nel cervello, che farebbe chi sa quanti chilometri all’ora, a lasciarla andare, e non impazzire; aver quello stantuffo là, che dà senza posa quei cupi tonfi strani, e non sentirsi scoppiare il cuore… Si celia? La tortura a cui l’uomo sottopose il cervello nell’inventare, nel concepire quella macchina ora è là, visibile, perpetuata in essa. E non c’è da soffrire, ammirandola? Forse i miei nervi son malati; ma io provo angoscia e ribrezzo.»
tratto da: La Messa di quest'anno, di Luigi Pirandello; in Amori senza amore, Testi extravaganti



E fu un vero delitto, signore, perché chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più! Morrà l'uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più! E per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di compiere prodigi: Chi era Sancho Panza? Chi era Don Abbondio? Eppure vivono eterni, perché - vivi germi - ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire per l'eternità! 
Luigi Pirandello: "Sei Personaggi in Cerca d'Autore"




Ma questa è la sorte di tutti i sentimenti che si vogliono costruire una casa: si rimpiccioliscono, per forza, e diventano anche un poco puerili, per la loro vanità. E la sorte stessa di quell'infinito che è in noi, quando per alcun tempo si finisce in quest'apparenza che si chiama uomo, labile forma su questo volubile granello di terra perduto nei cieli




Un fatto è come un sacco: vuoto, non si regge. Perché si regga, bisogna prima farci entrar dentro la ragione e i sentimenti che lo han determinato.
Luigi Pirandello




La facoltà d’illuderci che la realtà d’oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall’altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d’oggi è destinata a scoprire l’illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita.
Luigi Pirandello




Perché una realtà non ci fu data e non c'è ma dobbiamo farcela noi,
se vogliamo essere e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile...
Luigi Pirandello


LA VITA È UN FLUSSO CONTINUO CHE NOI CERCHIAMO D'ARRESTARE, DI FISSARE IN FORME STABILI E DETERMINATE, dentro e fuori di noi, perché noi già siamo forme fissate, forme che si muovono in mezzo ad altre immobili, e che però possono seguire il flusso della vita, fino a tanto che, irrigidendosi man mano, il movimento, già a poco a poco rallentato, non cessi. LE FORME, IN CUI CERCHIAMO D'ARRESTARE, DI FISSARE IN NOI QUESTO FLUSSO CONTINUO, SONO I CONCETTI, SONO GLI IDEALI A CUI VORREMO SERBARCI COERENTI, TUTTE LE FINZIONI CHE CI CREIAMO, LE CONDIZIONI, LO STATO IN CUI TENDIAMO A STABILIRCI. Ma dentro noi stessi, in ciò che noi chiamiamo ANIMA, IL FLUSSO CONTINUA, indistinto, SOTTO GLI ARGINI, OLTRE I LIMITI CHE NOI IMPONIAMO, componendoci una coscienza, costruendoci una personalità. In certi momenti tempestosi, investite dal flusso, tutte quelle nostre forme fittizie crollano miseramente; e anche quello che non scorre sotto gli argini e oltre i limiti, ma che si scopre in noi distinto e che noi abbiamo con cura incanalato nei nostri affetti, nei doveri che ci siamo imposti, nelle abitudini che ci siamo tracciate, in certi momenti di piena straripa e sconvolge tutto. E PER TUTTI PUÒ RAPPRESENTARE TALVOLTA UNA TORTURA, RISPETTO ALL'ANIMA CHE SI MUOVE E SI FONDE, IL NOSTRO STESSO CORPO FISSATO PER SEMPRE IN FATTEZZE IMMUTABILI. OH PERCHÉ PROPRIO DOBBIAMO ESSERE COSÌ, NOI? - CI DOMANDIAMO TALVOLTA ALLO SPECCHIO - CON QUESTA FACCIA, CON QUESTO CORPO? ALZIAMO UNA MANO, NELL'INCOSCIENZA; E IL GESTO RESTA SOSPESO. CI PARE STRANO CHE L'ABBIAMO FATTO NOI. CI VEDIAMO VIVERE. In certi momenti di silenzio interiore, in cui l'anima nostra si spoglia di tutte le finzioni abituali, e gli occhi nostri diventano più acuti e più penetranti, NOI VEDIAMO NOI STESSI NELLA VITA, e in sé stessa la vita, quasi in una nudità arida, inquietante; CI SENTIAMO ASSALTARE DA UNA STRANA IMPRESSIONE, COME SE, IN UN BALENO, CI SI CHIARISSE UNA REALTÀ DIVERSA DA QUELLA CHE NORMALMENTE PERCEPIAMO, UNA REALTÀ VIVENTE OLTRE LA VISTA UMANA, fuori dalle forme dell'umana ragione. Oggi siamo, domani no. Che faccia ci hanno dato per rappresentare la parte del vivo? UN BRUTTO NASO? CHE PENA DOVERSI PORTARE A SPASSO UN BRUTTO NASO PER TUTTA LA VITA. FORTUNA CHE, A LUNGO ANDARE, NON CE N'ACCORGIAMO PIÙ. SE NE ACCORGONO GLI ALTRI, È VERO, QUANDO NOI SIAMO FINANCHE ARRIVATI A CREDERE D'AVERE UN BEL NASO; e allora non sappiamo più spiegarci perché gli altri ridano, guardandoci. Sono tanti sciocchi! CONSOLIAMOCI GUARDANDO GLI ORECCHI CHE HA QUELLO E CHE LABBRA HA QUELL'ALTRO; i quali non se n'accorgono nemmeno e hanno il coraggio di ridere di noi. Maschere, maschere, un soffio e passano, per dar posto ad altre. Quel povero zoppetto là, chi è? Correre alla morte con la stampella. La vita, qua, schiaccia il piede a uno; cava là un occhio a un altro. Gamba di legno, occhio di vetro, e avanti! CIASCUNO SI RACCONCIA LA MASCHERA COME PUÒ - LA MASCHERA ESTERIORE. PERCHÉ DENTRO DI NOI C'È L'ALTRA, CHE SPESSO NON S'ACCORDA CON QUELLA DI FUORI. E niente è vero! Vero il mare, si, vera la montagna; vero il sasso; vero un filo d'erba; ma l'uomo? Sempre mascherato, senza volerlo, senza saperlo, di quella tal cosa ch'egli in buona fede si figura d'essere. L'uomo non ha della vita un'idea, una nozione assoluta, bensì un sentimento mutabile e vario, secondo i tempi, i casi, la fortuna. L'albero vive e non si sente: per lui la terra, il sole, l'aria, la luce, il vento, la pioggia, non sono cose che esso non sia.
ALL'UOMO, INVECE, NASCENDO È TOCCATO QUESTO TRISTE PRIVILEGIO DI SENTIRSI VIVERE, CON LA BELLA ILLUSIONE CHE NE RISULTA: DI PRENDERE CIOÈ COME UNA REALTÀ FUORI DI SÉ QUESTO SUO INTERNO SENTIMENTO DELLA VITA, MUTABILE E VARIO.
Luigi Pirandello


- Perché sta a Roma lei, signor Meis?
Mi strinsi ne le spalle e gli risposi:
- Perché mi piace di starci...
- Eppure è una città triste, - osservò egli, scotendo il capo. - Molti si meravigliano che nessuna impresa vi riesca, che nessuna idea viva vi attecchisca. Ma questi tali si meravigliano perché non vogliono riconoscere che Roma è morta.
- Morta anche Roma? - esclamai, costernato.
- Da gran tempo, signor Meis! Ed è vano, creda, ogni sforzo per farla rivivere. Chiusa nel sogno del suo maestoso passato, non ne vuol più sapere di questa vita meschina che si ostina a formicolarle intorno. Quando una città ha avuto una vita come quella di Roma, con caratteri cosi spiccati e particolari, non può diventare una città moderna, cioè una città come un'altra. Roma giace là, col suo gran cuore frantumato, a le spalle del Campidoglio. Son forse di Roma queste nuove case? Guardi, signor Meis. Mia figlia Adriana mi ha detto dell'acquasantiera, che stava in camera sua, si ricorda? Adriana gliela tolse dalla camera, quell'acquasantiera; ma, l'altro giorno, le cadde di mano e si ruppe: ne rimase soltanto la conchetta, e questa, ora, è in camera mia, su la mia scrivania, adibita all'uso che lei per primo, distrattamente, ne aveva fatto. Ebbene, signor Meis, il destino di Roma è l'identico. I papi ne avevano fatto - a modo loro, s'intende - un'acquasantiera; noi italiani ne abbiamo fatto, a modo nostro, un portacenere. D'ogni paese siamo venuti qua a scuotervi la cenere del nostro sigaro, che è poi il simbolo della frivolezza di questa miserrima vita nostra e dell'amaro e velenoso piacere che essa ci dà.
Il fu Mattia Pascal, Luigi Pirandello


C’è in tutta la casa quell’odore che cova nei luoghi che hanno preso la polvere, dove la vita è appassita da tempo, e quel senso d’uggiosa stanchezza che per sostenersi ha bisogno di ben regolate e utili abitudini.
Luigi Pirandello



Hai mai pensato di andare via e non tornare mai più? Scappare e far perdere ogni tua traccia, per andare in un posto lontano e ricominciare a vivere, vivere una vita nuova, solo tua, vivere davvero? 
Ci hai mai pensato?
Luigi Pirandello





Si una vita nuova! Però In Pirandello tutto è' un "paradosso".
Quelle valigie contengono anche il passato e come in Il fu Mattia Pascal, deluso, vuole riappropriarsi di quello che fu non gli resta che visitare la propria tomba. Bisognerebbe partire senza valigie!



io scapperei domani stesso pur di ritrovare me stessa..magari non devo nemmeno andare tanto lontano...


fuggire da un luogo per portare i nostri pensieri altrove???analisi già fatta parecchi secoli fa! meglio restare ed affrontare la vita con fantasia e voglia di vivere: si vince si vince si vince sul campo di battaglia non dandosi alla fuga e portandosi dietro le ferite dell'animo. Comunque è solo un mio pensiero e non vuole distruggere i vostri sogni



a volte vogliamo fuggire dai sogni e progetti che ci siamo fatte nelle nostre testoluccie, senza tenerne conto di quelli suoi , del nostro ipotetico, LUI. ECCO PERCHE NON BISOGNA FUGGIRE , ma semplicemente fuggire da chi e da cosa ci ha fatto male e rimanere ancorate alle nostre abitudine, al nostro essere quotidiano , è la maggiore sfida che possiamo affrontare. E li che butti fuori e rafforzi il proprio carattere. Forza che ce la facciamo!




Ci ho pensato 2 mesi poi ho venduto tutto e me ne sono andato . In 5 mesi mi sono completamente riorganizzato e tra una settimana apro un locale tutto mio. Il tutto con al seguito la mia compagna mia figlia e 2 cani. Volere e potere. Se i colossi industriali scappano fuori Italia è perché sanno cose che noi non sappiamo. Prevenire è meglio che preandare. Bye bye.....




si,ci ho pensato 14 anni fa...son venuta a Sharm El Sheikh...ma ormai...vivere davvero,per me è andare in un isola deserta, con cani, gatti, capre, mucche ecc.. nel mondo ormai è tutto uguale...non ti permettono più di poter scegliere




all'eta' di anni 30 io e mio marito abbiamo abbandonato l'Italia e siamo andati alla ricerca della libertà: Messico, Guatemala, Panama, Belize, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, California, Russia,siamo ritornati in Italia dopo un lungo girovagare. E' DIFFICILE ADEGUARSI, LA CULTURA EUROPEA TI RIMANE PER SEMPRE APPICCICATA.






Vi sono anime irrequiete, quasi in uno stato di fusione continua, che sdegnano di rapprendersi, d’irrigidirsi in questa o in quella forma di personalità. Ma anche per quelle più quiete, che si sono adagiate in una o in un’altra forma, la fusione è sempre possibile: il flusso della vita è in tutti. E per tutti però può rappresentare talvolta una tortura, rispetto all’anima che si muove e si fonde, il nostro stesso corpo fissato per sempre in fattezze immutabili. Oh perché dobbiamo essere così, noi? – ci domandiamo talvolta allo specchio - con questa faccia, con questo corpo? – alziamo una mano, nell’incoscienza; e il gesto ci resta sospeso. Ci pare strano che l’abbiamo fatto noi. CI VEDIAMO VIVERE. […] In certi momenti di silenzio interiore, in cui l’anima nostra si spoglia di tutte le funzioni abituali, e gli occhi nostri diventano più acuti e più penetranti, noi vediamo noi stessi nella vita, e in se stessa la vita, quasi in una modalità arida, inquietante; ci sentiamo assaltare da una strana impressione, come se, in un baleno, ci si chiarisse una realtà diversa da quella che normalmente percepiamo, una realtà vivente oltre la vista umana, fuori delle forme dell’umana ragione.
Lucidissimamente allora la compagine dell’esistenza quotidiana quasi sospesa nel vuoto del nostro silenzio interiore, ci appare priva di senso, priva di scopo; e quella realtà diversa ci appare arida nella sua crudezza impassibile e misteriosa, poiché tutte le nostre fittizie relazioni consuete di sentimenti e d’immagini si sono scisse e disgregate in essa. Il vuoto interno si allarga, varca i limiti del nostro corpo, diventa vuoto intorno a noi, un vuoto strano, come un arresto del tempo e della vita, come se il nostro silenzio interiore si sprofondasse negli abissi del mistero. Con uno sforzo supremo cerchiamo allora di riacquistar la coscienza normale delle cose, di riallacciar con esse le consuete relazioni; di riconnetter le idee, di risentirci vivi come per l’innanzi, al modo solito.
Ma a questa coscienza normale, a queste idee riconnesse, a questo sentimento solito della vita non possiamo più prestar fede perché sappiamo ormai che sono un nostro inganno per vivere e che sotto c’è qualcos’altro, a cui l’uomo non può più affacciarsi, se non a costo di morire o di impazzire. E’ stato un attimo; ma dura a lungo in noi impressione di esso, come di vertigine con la quale contrasta la stabilità, pur così umana, delle cose: ambiziose o misere apparenze. La vita allora, che s’aggira piccola, solita, fra queste apparenze ci sembra quasi che non sia più davvero, che sia come una fantasmagorica meccanica.
E come darle importanza? Come portarle rispetto? Oggi siamo, domani no. Che faccia ci hanno dato per rappresentar la parte del vivo? Un brutto naso? Che pena doversi portare appresso un brutto naso per tutta la vita… Fortuna che, non ce n’accorgiamo più. Se ne accorgono gli altri, è vero, quando noi siamo finanche arrivati a credere d’avere un bel naso; e allora non sappiamo più spiegarci perché gli altri ridano guardandoci. Sono tanti sciocchi! Consoliamoci guardando che orecchi ha quello e che labbra quell’altro; i quali non se n’accorgono nemmeno e hanno il coraggio di ridere di noi. Maschere! Maschere… un soffio e passano, per dar posto ad altre.
Luigi Pirandello.


Quando uno è contento di se stesso, ama l'umanità
Luigi Pirandello




per questo esiste l'empatia...per comprenderci quando qualcosa non va. Pirandello è uno dei miei idoli :) ma non dimentichiamo che il suo "uno, nessuno e centomila" è la lotta con se stessi a causa delle maschere che si indossano per sfuggire anche alla verità.



Consuelo Bontade::
‎...Una causa per cui si perviene al mutismo, vero muro che separa dalla comprensione dei propri reciproci sentimenti è proprio quello che ha osservato Luigi Pirandello, vero filosofo e conoscitore dell'intimo umano, è che l'uno vuole sentirsi dall'altro compreso dei proprii...



Maria Pugliano:
Pirandello, da gran conoscitore del pensiero, aveva capito che non è il comunicare con parole giuste o sbagliate, che accomuna gli uomini ma, bensì, il sentire ed il vivere le emozioni nello stesso momento e con la stessa intensità

Maria PuglianoPirandello, da gran conoscitore del pensiero, aveva capito che non è il comunicare con parole giuste o sbagliate, che accomuna gli uomini ma, bensì, il sentire ed il vivere le emozioni nello stesso momento e con la stessa intensità



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