giovedì 19 gennaio 2012

James Hillman. Plotino, Ficino e Vico, precursori, della psicologia junghiana

Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico.
Martin Buber

Ogni persona ha una unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta.
James Hillman

La trasformazione inizia nel punto dove non c'è speranza.
James Hillman, Il suicidio e l'anima

Trovare le parole è magnifico. Trovare la parola giusta è così importante.
Le parole sono come cuscini: quando sono disposte nel modo giusto alleviano il dolore.
James Hillman

Possiamo immaginare le nostre ferite profonde non semplicemente come lacerazioni da rimarginare, ma come cave di sale dalle quali ricavare un'essenza preziosa e senza le quali l'anima non può vivere.
Hillman, J., Psicologia alchemica, p. 72

Verso una 'threràpeia' dell'immaginazione...
"Primario è il disturbo dell'immaginazione, l'incapacità dell'immaginazione a circoscrivere il passato con i suoi traumi. L'impedimento dell'immaginazione si manifesta come emozione eccessiva. Infatti, quando l'emozione non è contenuta ENTRO la propria immagine, quando le immagini sono state ridotte in qualità, catturate dal commercialismo collettivo, utilizzate fino allo sfruttamento, svuotate dal razionalismo, allora l'emozione dilaga incontrollata e dobbiamo curarla con i farmaci o esorcizzarla con terapie della liberazione o dell'espressione. Io invece sostengo che la cura fondamentale per l'emozione disturbata è il recupero dell'immaginazione [azione delle immagini], e soprattutto di quell'immaginazione che accoglie e dà spazio alle potenze che un tempo erano chiamate 'Dei' ".
James Hillman. Politica della Bellezza.

Che cos'è dunque la riflessione, se non c'è nessun oggetto riflesso - nè emozione nè oggetto esterno? Nessun "fatto"? L'idea stessa di riflessione è trasmutata da una attestazione di un fenomeno, rispecchiamento di qualcos'altro, a risonanza emessa dal fenomeno stesso, a metafora senza referente o, per meglio dire, a immagine. E queste immagini, o corpi sottili, non riflettono una luce altrui, più tardivamente, più fiocamente, dopo. L'argento non viene dopo l'oro, bensì lo precede. Dunque le immagini hanno una durezza propria, un proprio innato splendore e suono. Non sono riflessi del mondo, bensì la luce grazie alla quale vediamo il mondo.
James Hillman, Psicologia alchemica, pag.165




Plotino, Ficino e Vico, precursori, della psicologia junghiana
James Hillman, Zurigo

A pagina 158 dell'edizione americana di Ricordi, Sogni e Riflessioni, (1) Jung racconta il sogno da lui fatto ne! corso del suo viaggio con Freud verso gli Stati Uniti, nel 1909. E' -il sogno dei due teschi», quello— ricorderete — che preannunciava la sua separazione da Freud. Il sogno presenta a Jung -la sua casa», una casa a due piani. Il piano superiore dove No di Jung si trova dapprima, è arredato con antichi quadri di valere e in stile rococò. Scendendo al piano terreno il sognatore trova un misto di Rinascimento e Medioevo; al livello inferiore c'è una cantina romana e— ancora più in profondità— in una specie di caverna profonda e oscura — giacciono dei resti archeologici primitivi e i due teschi. Per Jung (p. 161 ), il sogno:


presupposto di natura affatto impersonale... e il sogno divenne per me un'immagine-guida ... fu la prima intuizione dell'esistenza, nella psiche personale, di un a-priori collettivo... delle forme istintive, cioè degli archetipi.

Jung racconta che il sogno della casa nel 1909 «risvegliò il mio antico interesse per l'archeologia», (sappiamo che negli anni in cui era studente il suo primo amore era stata l'archeologia mentre la psichiatria veniva seconda, faute de mieux) inducendolo a riprendere in mano dei libri sugli scavi archeologici e sui miti. Aggiunge poi.
Nel corso di queste letture mi capitò tra le mani l'opera di Friedrich Creuzer Symbolik und Mythologie der Alten Vòlker che mi accese d'entusiasmo. Lessi come un folle e lavorai con un interesse febbrile in mezzo a una montagna di materiale mitologico e poi anche di scritti gnostici e finii in una totale confusione. Era come se mi trovassi in un fantastico manicomio e cominciassi a «trattare» e ad anaizzare tutti i centauri, le ninfe, gli dei e le dee del libro di Creuzer. come se fossero i miei pazienti.

(1) C.G. Jung (edito da Aniela Jaffè).  Ricordi, Sogni e Riflessioni. Milano, il Saffiatore, 1965.

(2) Jung (R.S.R. p.190) dice che le fantasie di Miss Miller «agirono come un catalizzatore sulle idee che disordinatamerte si erano andate ammucchiando in me.
Gradualmente, da esse e dalle conoscenza dei miti che oramai avevo acquisita, nacque il mio libro... «Evidentemente Wandlugen und Symbole der Libido riflette il confluire di due fonti principali, la patologia di Miss Miller e la mitologia di Friedrich Creuzer. Creuzer viene, menzionato in CW 5, par. 354-355. Vi è un ulteriore riferimento a Creuzer nella: prima edzione di Wandlungen und Symbo-I» (Jahrbuch f. psychoan. u psychopath. Forschungen III, 1. 1911. p. 146) che riguarda delle pratiche sessuali in Egitto (ricordate da Erodoto). Il paragrafo con il riferimen




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