martedì 22 settembre 2015

G. Dionisio. La collaborazione tra famiglia e scuola è vivamente sentita, ma effettivamente manca. I genitori si recano a scuola, chiedono ai maestri del profitto dei propri figlioli, ma al di là non vanno; non sentono, di solito, come non lo sentono spesso i maestri, il problema della collaborazione come interesse sociale.




"La collaborazione tra famiglia e scuola è vivamente sentita, ma effettivamente manca. 
I genitori si recano a scuola, chiedono ai maestri del profitto dei propri figlioli, ma al di là non vanno; non sentono, di solito, come non lo sentono spesso i maestri, il problema della collaborazione come interesse sociale."
G. Dionisio 




Senza voler entrare nel sistema, nella metodologia di fondo della Scuola primaria italiana che ha rinunciato al modo più efficiente per educare.

Circoscrivo al cosiddetto Patto formativo Scuola primaria - Famiglia, espressione che rimanda all'accordo delle parti.

La collaborazione genitori - insegnanti è determinante per la serenità e la crescita del bambino/a, quindi le opinioni, le scelte, le esigenze delle due parti vanno concordate insieme e nel rispetto reciproco.
Nel Patto, come genitore, mi viene dato l'impegno di controllare le attività che il bambino/a svolge a scuola ( e lo faccio con piacere ) e lo svolgimento dei compiti a casa, quindi il compito esecutivo - materiale viene dato pure a me.
Di qui mi permetto di esprimere la mia motivata opinione:

La voce "compiti a casa", mi sembra, non appare nei Programmi ne' come adempimento ne' come obbligo, ma lasciata a libera interpretazione da parte degli addetti ai lavori.

Gli ambiti organizzativi Famiglia - Scuola sono autonomi e diversi.

Non tutti i genitori possono garantire quotidianamente la loro presenza affettiva e fisica, di pomeriggio, per controllare lo svolgimento dei compiti a casa (per lavoro, salute, impegni familiari ed esistenziali...ecc. ecc....).

Molti sono costretti ad affidare ad altri (nonni ottantenni, vicini di casa, centri diurni, ludoteche...) i propri figli già, forse, svantaggiati rispetto a chi ha sempre l'aiutino di mamma e papà.

Il compito svolto da ciascun bambino/a risulta, così, estremamente variabile, forse anche distorto, quindi non fruttuoso per interpretazione, metodologia, qualità, interferenze, paragoni...

Il momento della correzione, spesso anche anacronistico, diventa perciò un inevitabile e dannoso confronto tra i bambini.

L'attenzione e la concentrazione sono al culmine e ottimali per l'inizio di una nuova attività subito dopo l'ingresso a scuola, appena stabilite le relazioni socio - affettive e, invece, vengono disturbate dalla correzione.

Il tempo di assegnare i compiti a casa e della relativa coerente correzione potrebbe essere impiegato per svolgere quell'attività in classe, con il supporto autorevole, credibile, professionale e competente dell'insegnante.

Non esiste una verifica attendibile che dimostri la differenza qualitativa tra scolari/ studenti che hanno fatto compiti a casa e quelli che non ne hanno fatti, neanche nel tempo.

I compiti assegnati il sabato e per le vacanze sono ingiusti e controproducenti:
Il bambino/a ha diritto al riposo, al gioco, a godere dello spazio socio-affettivo della famiglia, degli amici...

Il rinforzo e consolidamento di alcuni apprendimenti trattati a scuola ( che, diciamolo pure, tra tutte le chiavi d'accesso alla Cultura e' la Cenerentola... Manca solo il calamaio! ) e l'educazione al senso di responsabilità non possono essere risolti solo dal compito a casa con libro, quaderno, astuccio di penne e colori, schede di non sempre facile lettura, ma anche dai tempi di assimilazione e interiorizzazione; dai collegamenti con l'esperienza diretta e con il mondo circostante; dal saper leggere la realtà con l'uso di strumenti più attuali e piacevoli che ormai hanno quasi tutti in casa e fuori; con l'aiuto dei grandi (genitori, nonni, esperti...) che possono rappresentare un legame vero, coinvolgente, trainante con la cultura; con la stimolazione a ricercare, a fare, a provare da solo/a ( senza la paura del voto! ); con la gratificazione e l'autostima che saranno la spinta per andare avanti e crescere usando la propria testa, interiorizzando e credendo nei valori grazie anche alla Scuola.
Attivando tutti gli altri canali informativi-formativi che coinvolgono si, anche i genitori, ma opportunamente, senza imposizioni, scadenze e orari che non sempre possono rispettare perché impossibilitati da motivi oggettivi, nonostante il loro amore per i figli e il loro diritto/dovere di educarli!

Sono sicura che la Scuola privilegi sempre, intelligentemente, il bambino/a e non la restaurazione dei riduttivi compiti a casa e dei discutibili voti espressi anche in frazioni...


La collaborazione scuola!-famiglia e alla base della crescita culturale di un ragazzo. 
I contrasti ,perché di questo si tratta vanno sviscerati e risolti cow chiarezza. 
Togliersi gli abiti mentali.e agire nell' interesse del ragazzo 
Il docente come autorità preposta ad un servìzio.
Il discende e la famiglia come fruitrici del suddetto.




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