sabato 15 febbraio 2014

Jack Kerouac. Come mi sentivo terribilmente triste pensando a mia madre mentre dorme nel suo letto che lei morirà un giorno anche se lei stessa dice “la morte non è niente di cui preoccuparsi, da questa vita ci avviamo a un’altra”




Kerouac disse nel 1959: «Di recente Ben Hecht mi chiese qualcosa alla televisione ma in realtà voleva che parlassi contro qualcuno perché questa era la sua idea di libertà. Ma io voglio parlare in favore delle cose, del Crocefisso, della Stella d'Israele, dell'uomo più divino che sia mai vissuto che fu il tedesco Bach, del dolce Maometto, di Buddha, di Lao Tse e di Suzuki. Perché dovrei attaccare quello che amo? Questo è Beat, amare la nostra vita fino a consumarla».
In Fernanda Pivano Album americano.


Ci sono tutte le anime da esplorare! Amare non è poi così necessario, davvero, quanto lo è instaurare dei rapporti profondi con le persone che contano veramente. L'amore e l'odio sono la stessa cosa, vengono catalogati in modo diverso dal proprio orgoglio, o quello che volete… l'orgoglio personale è soltanto la mancanza di personalità. Ci sono tutte le anime da esplorare nell'arco di un’intera esistenza e se potessimo vivere mille vite o avere in noi l'energia di mille vite! Questa è sempre stata una delle mie idee preferite. Ci sono tutte le misteriose Brooklyn da esplorare, le navi, i cielo, e le cose – quelle mie antiche, onnipresenti estasi – e i boschi della terra da esplorare. Un'avventura del cuore, della mente, dell'anima. Dostoevskij dice che avere paura della vita è un peccato; e naturalmente ha ragione. Stanotte, in questo preciso istante, so che mi sforzerò di sistemare tutto ciò che ha bisogno di essere sistemato, non ho più paura di sistemare le cose. E se avessi un migliaio di vite e di energie, e potessi sistemare tutte le varietà che si manifestano nella vita! Ecco… per la prima volta nella mia esistenza mi inginocchio di fronte alla vita e sono pronto a baciarle la mano.
Jack Kerouac, "Un mondo battuto dal vento"


È bello. Voliamo attraverso le strade azzurre parlando con sincerità, come cittadini di Atene. Raphael è Socrate, che esibisce; il taxista è Alcibiade, che compra. Irwin è Zeus che osserva. Simon è Achille intenerito dappertutto. Io sono Priamo, e lamento la mia città bruciata e il figlio ucciso, e la desolazione della storia. Non sono timone d’Atene, sono Creso che piange la verità su un feretro in fiamme.
Jack Kerouac, Angeli di desolazione




Che me ne importava di tutte le ferite brucianti di tutti i torti noiosi del mondo, le ossa umane sono solo vane linee erranti, l’universo intero un vacuo calco di stelle. "Io sono il Bhikku Topo Vuoto!" sognavo.
Che m’importava dello squittio del piccolo io che vaga in ogni dove? I miei interessi erano sparpagliare, isolare, tagliare, espandere, estinguere, spegnere, nientaccadere, andare, andar fuori, spezzare il legame, legame, vano, trac! "La polvere dei miei pensieri raccolta in una sfera in questa solitudine senza tempo" pensai, e sorrisi davvero, perché alla fine vedevo la luce bianca per intero e dappertutto.
Jack Kerouac, "I Vagabondi del Dharma"


Come mi sentivo terribilmente triste pensando a mia madre mentre dorme nel suo letto
che lei morirà un giorno
anche se lei stessa dice “la morte non è niente di cui preoccuparsi,
da questa vita ci avviamo a un’altra
come mi sentivo in ogni caso terribilmente triste
non avere vino per farmi dimenticare i miei denti che vanno in malora è cattivo abbastanza
ma il fatto che il mio corpo intero sta marcendo e il corpo di mia madre si sta disfacendo
verso la morte, è tutto così pazzescamente triste.
Sono uscito fuori nell’alba chiara : ma perché dovrei essere contento per un’alba
che nasce su un altro rumore di guerra,
e perché dovrei essere triste : in definitiva l’aria non è chiara e fresca?
Ho guardato i fiori sul cespuglio : uno era caduto:
un altro era appena sbocciato : nessuno di loro era triste o contento.
All’istante ho capito che semplicemente tutte le cose vengono e vanno compreso
qualche sentimento di tristezza . anche questo se ne andrà .
triste oggi ebbro domani . perchè agitarsi
così tanto?
Ognuno nel mondo ha difetti proprio come me. perché dovrei buttarmi giù?
Questo è un sentimento che viene soltanto per andarsene.
Ogni cosa va e viene.Benissimo!
Le guerre cattive non resteranno per sempre!
Anche le forme piacevoli se ne vanno.
Dal momento che ogni cosa semplicemente viene e va Oh perché essere triste? o contento?
Malato oggi pieno di salute domani.Ma Oh sono così triste proprio lo stesso!
proprio venendo e andando dappertutto per il luogo,
il luogo stesso viene e va.
In ogni caso finiremo tutti su in cielo,insieme in quella
eterna estasi dorata che ho visto.
Oh come è dannatamente triste che non possa scrivere bene su questo.
E’ un tentativo di facile luminosità di poesia ciardiana.
Dovrei veramente usare il mio modo personale.
Ma anche questo se ne andrà,preoccupazioni sullo stile. Sulla tristezza.
Mio piccolo gatto felice che fa le fusa e odia le porte!
E a volte è triste e silenzioso,
naso caldo,singhiozzi,
e un debole miagolio da cuore spezzato.
Là vanno gli uccelli, volando a ovest
per un momento.
Chi conoscerà mai il mondo
prima che se ne vada?
Jack Kerouac



Qual è la tua strada, amico?… la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell’arcobaleno, la strada dell’imbecille, qualsiasi strada. È una strada in tutte le direzioni per tutti gli uomini in tutti i modi.
Jack Kerouac, “Sulla strada”


«Cos'è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? È il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l'Addio. Ma intanto, ci si proietta in avanti verso una nuova, folle avventura sotto il cielo».
Jack Kerouac, “Sulla strada”


A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all'altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione».
Jack Kerouac, “On the Road



A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno «Oooooh!». Come li chiamavano, questi ragazzi, nella Germania di Goethe?”
Jack Kerouac, Sulla strada


Perché per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh!.
Jack Kerouac, “Sulla strada”




(...) Ricerca di mezzi espressivi primordiali, ricerca di intensità di linguaggio, ricerca di valori morali originari: tutte le strade, per questi giovani scrittori, riconducono a uno stesso problema di ripiegamento su se stessi per liberarsi dalle pressioni del mondo contemporaneo. Per questo si può credere nel loro avvenire. I filistei e gli ottusi della nuova generazione, non c’è niente da fare, saranno i critici e i borghesi della generazione nostra; e sarà poco male, se la nuova generazione scriverà una pagina nella storia della letteratura.
Fernanda Pivano, prefazione del libro Sulla Strada di Jack Kerouac, ottobre 1958



La storia di On the Road di Jack Kerouac.
"Tra il 2 e il 22 aprile 1951", racconta Jack Kerouac all'amico Neal Cassady,
"ho scritto un romanzo su una striscia di carta lunga 120 piedi...infilata nella macchina da scrivere e senza paragrafi...fatta srotolare sul pavimento e sembra proprio una strada".
Con questo "rotolo" ha inizio la vicenda di "On the road", composto sotto l'effetto della benzedrina e col sottofondo musicale di Charlie Parker e Dizzy Gillespie, e rifiutato per sei anni dalle case editrici americane. Venne infatti pubblicato, ampiamente rimaneggiato e censurato secondo la morale dell'epoca, nel 1957 e fu subito un grande successo. L'autore ne rimase molto amareggiato: non poteva credere che il suo libro fosse accusato di oscenità e immoralità. La trama narra di due viaggi compiuti da un venticinquenne, Sal Paradise, attraverso gli Stati Uniti alla ricerca del suo mitico amico Dean Moriarty, incontrato di sfuggita a New York nel '46Sal è un reduce di guerra, un sopravvissuto... Fare l'autostop e andare all'avventura non lo spaventa. Parte in autobus. Non vi dico, però, come finisce.
Kerouac, secondo me, non è un Classico. Ohibò! Kerouac è leggenda!
And the beat goes on!


"La prima edizione di «Sulla strada» uscì in Italia nel 1959 tra la diffidenza degli addetti ai lavori. Ora un Meridiano con i romanzi consacra definitivamente quell' irregolare KEROUAC.
Un maledetto nell'olimpo dei classici.
Ieri come oggi l'accademia non l' ha capito, ma i giovani continuano ad amarlo.
Una strada lunga cinquant'anni. È una storia triste e tormentata quella vissuta da Jack Kerouac e dai suoi romanzi per sconfiggere sospetti e pregiudizi. Nel 1951 dopo varie riscritture e ripensamenti Kerouac completa il suo libro più famoso: On the Road. Per vederlo pubblicato dovrà tuttavia attendere sei anni (1957) e incassare molte bocciature. Rifiutato sia dalle accademie sia dai circoli editoriali snob e molto letterari. Oggi, a cinquant' anni esatti da quella data, Jack Kerouac entra con tutti gli onori tra gli autori classici. Mondadori (che in Italia pubblicò On the Road nel 1959, con la traduzione di Magda de Cristofaro) manda infatti in libreria nella sua collana più prestigiosa, «I Meridiani», i Romanzi di Jack Kerouac. Un elegante volume ricco di apparati critici, cronologie, note, glossari, bibliografia. Il corpo centrale del volume, curato da Mario Corona, è composto da cinque titoli. Nell' ordine: Sulla strada, I sotterranei, Angeli della desolazione, I vagabondi del Dharma, Big Sur.
Ai romanzi va ad aggiungersi un' ampia scelta di «Scritti vari»:
si va da «La filosofia della Beat Generation» a «L'inizio del Bop», passando per la gustosa «Presentazione di Kerouac», una breve biografia, con tanto di titoli, occupazioni, hobby, fatta dall'autore stesso. Tutti i testi di Kerouac, compresi i romanzi - e qui sta uno dei pregi principali del volume - sono stati ritradotti. E le nuove traduzioni tengono conto, si misurano, con l' ostacolo più ostico per chi affronta le pagine dell' autore di Sulla strada: restare fedeli, non perdere, il «parlato quotidiano» usato da Kerouac. Una eccezione si è fatta per On the Road, presentato nella bella versione di Marisa Caramella, pubblicata da Leonardo nel ' 92, qui tuttavia ristampata con alcuni ritocchi. La scelta dei titoli farà sicuramente discutere, come è inevitabile che sia. In molti probabilmente avrebbero preferito alcuni dei titoli del Kerouac linguisticamente più innovativo, più coraggioso, più geniale, ma i curatori, per loro stessa ammissione hanno optato per una scelta «più classico-conservatrice». Discutibile, invece, l' apparato critico, ricco di citazioni e riferimenti ma debole, (e a volte con inspiegabili toni di forte antipatia per l' autore) proprio nel momento in cui dovrebbe dare conto del significato e del ruolo della narrativa di Kerouac. Spiegarne la genesi, l' originalità e non ingabbiarla in schemi troppo accademici. Ma forse sono proprio questi i rischi di chi affronta un autore tanto rivoluzionario. Nel 1992, Allen Ginsberg fu salutato al teatro Regio di Torino da un applauso lungo otto minuti. Alla domanda su quale fosse il segreto di tanto successo per gli autori beat, Ginsberg fu colto di sorpresa: «Non so» disse. «Le ragioni sono tante. Ma per me Gregory Corso e Jack Kerouac un motivo su tutti: non essere mai stati amati dagli accademici».
Antonio Troiano Il libro: Jack Kerouac, «Romanzi», a cura di Mario Corona, editore Mondadori, Meridiani, pagine 1626, lire 95.000, euro 49.










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