lunedì 3 settembre 2012

James Hillman. Fuochi blu. La scritta "Cucina casalinga" potrà forse servire ad attirare clienti in trattoria, ma per molti il desco familiare é stato il luogo del trauma. Studi condotti su famiglie con problemi individuano nel pasto comune il più importante punto di concentrazione delle tensioni familiari. E' a tavola che tendono a scoppiare le liti su questioni di danaro, di politica o di morale.

"Invece la mia visione del mondo si fonda sull' "attaccamento": viviamo in una "Gemeinschaft", non siamo monadi. Coloro che scelgono l'altra via, la via del distacco, che se ne vadano sul Monte Athos o in Tibet, dove non c'é bisogno di essere coinvolti nelle miserie della vita quotidiana. L'attaccamento al mondo, la continuità con il mondo sono invece molto importanti e, secondo me, le discipline spirituali sono parte del dissesto del mondo. Lo abbandonano al suo inquinamento, ai suoi veleni, alla sua corruzione e se ne stanno al sicuro nelle loro posizioni, protette dalla loro filosofia difensiva."
James Hillman, Fuochi blu


James Hillman si mette a conversare con i mitografi della Grecia arcaica, con il presocratico Eraclito, con il magus rinascimentale Marsilio Ficino, con i filosofi moderni Karl Jasper e A. N. Withehead e, incessantemente, con Freud e Jung e, in questa comunità di sapienti scomparsi, scopre una continua e vitale re-visione della psicologia. Per questa ragione gli psicologi lo trovano più difficile che non i letterati, gli artisti o chi si occupa di teatro, cinema e danza; costoro possiedono l'orecchio metaforico e la sensibilità per la forma necessari ad intenderlo.
Thomas Moore in "Fuochi blu"


"Come mai stiamo diventando una nazione di analfabeti? Diamo la colpa alla televisione e al computer, ma essi non sono cause, bensì effetti di una condizione preesistente che li ha sollecitati. Televisione e computer sono arrivati per colmare un vuoto. Il leggere non dipende soltanto dal saper disporre in ordine le parole o le lettere all'interno delle parole. Il leggere dipende dalla capacità della psiche di entrare nell'immaginario".
James Hillman, Fuochi blu

Da un punto di vista archetipico ciò che conta non é tanto il fatto di sentirsi colpevoli, quanto, piuttosto, "verso chi" ci sentiamo colpevoli: a quale persona della psiche appartiene la mia afflizione, entro quale mito si colloca, e rivela forse un obbligo? Quali figure, e in quali complessi, avanzano in quel momento le loro rivendicazioni?
James Hillman, Fuochi blu


Si é anche al servizio di un'altra, invisibile, famiglia una sorta di forza archetipica. Col passare del tempo cresce dentro la nostra psiche il senso del suo potere, come se avvertissimo muoversi nella nostra carne la sua struttura ossificata, un potere che ci mantiene asserviti a schemi rinchiusi nei nostri atteggiamenti e abitudini più intimi. Da questa famiglia interiore non siamo mai liberi.
James Hillman, Fuochi blu


L'orizzonte della psiche, oggigiorno, si é contratto, si é ridotto al personale e la nuova psicologia dell'umanesimo incoraggia l'omuncolo presuntuoso in riva al grande oceano, che si rivolge a se stesso per domandarsi come si sente oggi e riempie il suo questionario, calcola il suo test della personalità. Egli ha abbandonato l'intelletto e ha interpretato l'immaginazione per potersi identificare tutto con le sue "esperienze viscerali" e i suoi "problemi emotivi"; la sua anima ha finito per assimilarsi ad essi.
James Hillman, Fuochi blu

Mentre ammettiamo che l'illuminazione, la segnaletica e la manutenzione stradali possano riguardare la vita della collettività e vadano finanziati con le tasse, opponiamo resistenza all'idea di pagare per essere trasportati lungo quelle medesime strade pubbliche. Il trasporto pubblico sembra violare la nostra identità di individui semoventi, al punto che, mentre per la "fantasia automobilistica", paghiamo senza protestare ogni sorta di imposta, siamo riluttanti a promuovere e spendere per il trasporto pubblico perché questo ci toglierebbe di mano il volante, la ruota del destino.
James Hillman, Fuochi blu


Gli psicopatici sono bravissimi nel valutare le situazioni e nell'accattivarsi il prossimo. Percepiscono, valutano, connettono, sfruttando tutte le occasioni.
Di qui il loro successo nel manipolare gli altri.
Dove lo psicopatico é molto meno versato é nell'immaginare l'altro al di fuori di una fantasia di utilità: nell'immaginare l'altro come autentica interiorità, con bisogni, intenzioni e sentimenti propri.
Una educazione che, in qualunque modo, trascuri l'immaginazione é una educazione alla psicopatia.
E' una educazione che dà come risultato una società sociopatica di sfruttamento dell'altro.
Impariamo come gestire gli altri e diventiamo una società di manipolatori.
James Hillman, Fuochi blu


La scritta "Cucina casalinga" potrà forse servire ad attirare clienti in trattoria, ma per molti il desco familiare é stato il luogo del trauma. Studi condotti su famiglie con problemi individuano nel pasto comune il più importante punto di concentrazione delle tensioni familiari. E' a tavola che tendono a scoppiare le liti su questioni di danaro, di politica o di morale.
James Hillman, Fuochi blu

Le grandi riunioni di famiglia, più che assomigliare a un raduno, sono in realtà uno spettacolo di una comicità irresistibile, che servono anche a far uscire allo scoperto le nostre personali bizzarrie. Anche noi, dopotutto, sembriamo, e siamo, piuttosto strani agli occhi dei parenti.
James Hillman, Fuochi blu


Ermes-Mercurio oggi è dovunque. Vola per l'etere, viaggia, telefona, è nei mercati, e gioca in borsa, va in banca, commercia, vende, acquista, e naviga in Rete. Seduto davanti al computer, te ne puoi stare nudo, mangiare pizza tutto il giorno, non lavarti mai, non spazzare per terra, non incontrare mai nessuno, e tutto questo continuando a essere connesso via Internet. Questa è Intossicazione Ermetica.
James Hillman



"Se il problema contiene un terzo elemento misterioso, irresistibile, affascinante, questo non può che essere un oggetto d'amore o un punto dove si nasconde l'amore stesso: proprio lì in quel problema. Ciò significa che i problemi sono, contro ogni apparenza, una cosa buona, o, si potrebbe dire, più che problemi sono emblemi, come gli emblemata rinascimentali...I problemi ci tengono in vita, forse per questo non se ne vanno mai. Che cosa sarebbe la vita senza di essi? Totalmente sedata e senza amore. Dentro ciascun problema è nascosto un amore segreto".
James Hillman


"Esse est percipi"
Noi siamo fenomeni offerti alla vista. Essere è in primo luogo essere visibili. Il lasciarsi passivamente vedere apre una possibilità di benedizione. Perciò noi cerchiamo amanti e mentori e amici, affinchè possiamo essere visti, ed essere benedetti.
James Hillman


«La parola “idea” trae, probabilmente, origine dalla parola greca eidos, che significa qualcosa visto come una forma, ma anche un modo di vedere, come un punto di vista, una prospettiva. Dunque le idee non sono soltanto delle cose che puoi prendere e ponderare; ti danno anche dei punti di vista, dei nuovi modi di vedere le cose. Le idee sono già operanti nelle nostre prospettive, nel modo in cui guardiamo le cose. Noi diamo per scontate le nostre idee consuete, e quindi non siamo noi ad avere le idee ma le idee hanno noi»
James Hillman, 1992/1998


"La moderna visione del mondo limita l’idea della soggettività alle persone umane. Essa poggia sull’idea cristiana della persona umana come vero centro focale del divino e sola portatrice d’anima. Un altro fondamento dell’idea moderna di persona è la psicologia di Descartes che immagina un universo suddiviso in soggetti viventi e oggetti morti, senza uno spazio per alcunché di intermedio, di ambiguo e di metaforico. L’uomo è in primo luogo un artefice di immagini e la nostra sostanza psichica è formata di (da) immagini; il nostro essere è un essere immaginale, un’esistenza nell’immaginazione. Siamo davvero fatti della sostanza di cui son fatti i sogni". 
James Hillman


".... considerare l’anima come un’intelligenza attiva, che conforma il destino di ciascuna persona e ne traccia la trama, è un’idea utile. I traduttori del greco antico rendono a volte con “trama” la parola mythos.
Le trame che ingarbugliano la nostra anima e fanno uscire allo scoperto il nostro carattere sono i grandi miti."
James Hillman, La forza del carattere


"La più gran conquista in assoluto è la padronanza della metafora. Si tratta di qualcosa che non può essere appresa dagli altri ed è anche un segno di genialità, giacché una buona metafora implica la percezione intuitiva delle somiglianze tra oggetti dissimili."
Aristotele
(citato in "Il cervello quantico" di Jeffrey Satinover)


In quel giardino io ero nella Psiche, mi accorgevo che tutto era psicologia intorno a me, tutto parlava psicologicamente. Il mondo è come un giardino in quanto si manifesta; è un mondo di cose come alberi, sentieri, ponti; è anche un mondo di intuizioni, di metafore, di insegnamenti - a disposizione di ogni anima che passa - dati con la facilità dei riflessi sul lago: il giardino rende più intellegibile e più bella l'interiorità dell'anima."
James Hillman


“Chi ho avuto come insegnante? Parigi o Dublino! Sono convinto, veramente, assolutamente, che ciascuno di noi sia plasmato dai luoghi, dalla cultura, dalle atmosfere, dall’Anima del Mondo in cui mangia e dorme, dalle conversazioni, dagli amori: tutti sono collocati, appartengono a un luogo. Parigi nel 1947-48, Dublino nel 1949-50. Grandi insegnanti. Quando ripenso a quel periodo dopo la guerra e a quelle città e a quelle persone sono portato a credere che sia stato allora che per la prima volta ho sentito i piaceri del pensiero. Nelle scuole e nelle università in cui ero stato prima, c’era apprendimento, ma non c’era molto piacere e non c’era neppure pensiero”.
James Hillman


“[…] quando tutte le anime si erano scelte la vita, secondo che era loro toccato,si presentavano a Lachesi. A ciascuno ella dava come compagno il genio (daimon) che quella si era assunto, perché le facesse da guardiano durante la vita e adempisse il destino da lei scelto. E il daimon guidava l'anima anzitutto da Cloto: sotto la sua mano e il volgere del suo fuso, il destino prescelto è ratificato. Dopo il contatto con Cloto, il daimon conduceva l'anima alla filatura di Atropo per rendere irreversibile la trama del suo destino. Di li', senza voltarsi, l'anima passava ai piedi del trono di Necessità”.
James Hillman



James Hillman, Il gioco della guerra
“ Forse il problema non è tanto il realismo pervasivo dei videogiochi o delle playstations; più importante è l’apprendimento di abilità che essi favoriscono. Quei giochi sono dei maestri migliorano la capacità di controllare più punti contemporaneamente, affinano la coordinazione dito-occhio, ampliano la coscienza periferica e altri aspetti dell’acuità visiva. E la prontezza di riflessi è una qualità indispensabile in combattimento, tanto più quando la guerra vera, sulle corazzate, sui bombardieri, con i lanciamissili o alla guida di carri armati, è condotta con strumenti analoghi. Mettere al bando le armi giocattolo, proibire i programmi violenti non renderà i ragazzi meno preparati per fare la guerra, fintanto che essi avranno accesso alla loro attrezzatura digitale. Lo smanettone fanatico, che passa tutto il tempo libero nella sua cameretta davanti al computer, la punta delle dita guizzante come la lingua di un serpente, si trova al centro addestramento reclute e, benché non scenda mai «in strada» o non abbia mai visto una ferita sanguinante, ha un enorme vantaggio sui ragazzini dei paesi disperati che si addestrano nella loro particolare marca di terrorismo tirando pietre o appostandosi dietro i muri con un bazooka sulle gracili spalle. La guerra vera è condotta virtualmente e la Pax americana sarà garantita da smanettoni diventati adulti.
Le menti portate alla censura non prestano attenzione alla strumentalizzazione; vedono solamente il «che cosa» e non il «come». Per esempio, la tesi di coloro che si schierano contro la violenza nei videogiochi e alla televisione dice che, presentando alle anime impressionabili dei bambini gli orrori della guerra come se fossero un gioco, uno spettacolo, li prepariamo alla guerra. La guerra viene in tal modo resa familiare, eccitante, interattiva e innocua. Perfino se il programma è proposto con l’intento esplicito di scoraggiare la violenza, ciò che vedi è la violenza ed è questa che passa, e che agirai. La violenza, dicono, genera violenza.
Forse è vero che la violenza genera violenza; quello che è certo è che la violenza innocua, in cui nessuno si fa del male, genera innocenza, che letteralmente significa «inoffensività».
Il maggior danno procurato dalle immagini televisive violente consiste nel fatto che esse contribuiscono alla violenza americana ‹indirettamente›, vale a dire mantenendo intatta la nostra endemica malattia nazionale: l’ignoranza del lato d’ombra della vita, anzi il rifiuto ossessivo di conoscerlo, l’innocenza come droga. (Ben diverso è il modo in cui prendono coscienza della violenza i bambini della Palestina, della Cambogia, della Bosnia, dell’Africa o anche del South Central a Los Angeles!). È perché incoraggia l’innocenza che la violenza televisiva contribuisce alla violenza americana. L’americano innocente è l’americano violento (il che è come ci percepiscono di solito le altre nazioni).”
JAMES HILLMAN (1926 – 2011), “Un terribile amore per la guerra”, trad. di Adriana Bottini, Adelphi, Milano 2005 (I ed.), 3. ‘La guerra è sublime’, pp. 162 – 164.


Opera: "Dio Architetto dell'Universo". 
Illustrazione tratta da una Bibbia Francese del XIII secolo
 raffigurante il creatore del mondo come un Architetto 
che con il compasso definisce il cerchio della terra.






http://vimeo.com/58783215

Errata Corrige : Non è chiaramente il neuroscienziato 
Gerard Edelman che parla bensì James Hillman:









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