venerdì 28 settembre 2012

Lorenzo il Magnifico. Quant’è bella la giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non v’è certezza




Quant’è bella la giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non v’è certezza
Lorenzo il Magnifico


«Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or, da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.»
Lorenzo il Magnifico: Trionfo di Bacco e Arianna (strofa III)


Canzone di Bacco
Lorenzo de Medici

Quant’è bella giovinezza 
che si fugge tuttavia! 
Chi vuole esser lieto, sia, 
di doman non c’è certezza
5 Quest’è Bacco e Arïanna, 
belli, e l’un dell’altro ardenti; 
perché ’l tempo fugge e inganna
sempre insieme stan contenti. 
Queste ninfe e altre genti 
10 sono allegri tuttavia. 
Chi vuole esser lieto, sia, 
di doman non c’è certezza. 
Questi lieti satiretti, 
delle ninfe innamorati, 
15 per caverne e per boschetti 
han lor posto cento agguati; 
or da Bacco riscaldati, 
ballon, salton tuttavia. 
Chi vuole esser lieto, sia: 
20 di doman non c’è certezza. 
Queste ninfe anche hanno caro 
da lor essere ingannate: 
non può fare a Amor riparo, 
se non gente rozze e ingrate; 
25 ora insieme mescolate 
suonon, canton tuttavia. 
Chi vuole esser lieto, sia: 
di doman non c’è certezza. 
Questa soma, che vien drieto 
30 sopra l’asino, è Sileno: 
così vecchio è ebbro e lieto, 
già di carne e d’anni pieno; 
se non può star ritto, almeno 
ride e gode tuttavia. 
35 Chi vuole esser lieto, sia: 
di doman non c’è certezza. 
Mida vien drieto a costoro: 
ciò che tocca, oro diventa. 
E che giova aver tesoro, 
40 s’altri poi non si contenta? 
Che dolcezza vuoi che senta 
chi ha sete tuttavia? 
Chi vuole esser lieto, sia: 
di doman non c’è certezza. 
45 Ciascun apra ben gli orecchi, 
di doman nessun si paschi, 
oggi sìan, giovani e vecchi, 
lieti ognun, femmine e maschi. 
Ogni tristo pensier caschi: 
50 facciam festa tuttavia. 
Chi vuol esser lieto, sia: 
di doman non c’è certezza. 
Ciascun suoni, balli e canti, 
arda di dolcezza il core: 
55 non fatica, non dolore! 
Ciò che ha esser, convien sia. 
Chi vuole esser lieto, sia: 
di doman non c’è certezza. 


PARAFRASI
Com’è bella la giovinezza, che fugge senza sosta! Chi vuole essere lieto, lo sia (adesso): sul domani non c’è nulla di sicuro. Questi sono Bacco e Arianna (la figlia di Minosse re di Creta, che aiutò Teseo a uscire dal labirinto e, da lui abbandonata a Nasso, fu salvata da Bacco), belli e reciprocamente innamorati: giacché il tempo passa e illude, stanno felici sempre insieme. Queste ninfe (le baccanti) e altre divinità (del corteo bacchico) sono in perpetua allegria: Chi vuole esser lieto ... Questi allegri satiretti, innamorati delle ninfe, le insidiano di continuo nelle caverne e nei boschi; adesso, eccitati da Bacco, ridono e ballano senza sosta. Chi vuole ... A queste ninfe piace anche essere sedotte: ad Amore non possono resistere se non le persone rozze e incomprensive; ora, tutte insieme, non fanno che suonare e cantare. Chi vuole ... Questo peso, che segue su un asino, è Sileno (il satiro figlio del dio Pan): benché vecchio, è ubriaco e allegro, pur essendo grasso e in età; se non riesce a stare ritto, almeno continua a ridere e a godere. Chi vuole ... Dopo di loro viene Mida (il re della Frigia): tutto ciò che tocca si trasforma in oro. Ma a che serve la ricchezza se uno non è contento? Che dolcezza può sentire chi ha sempre sete? Chi vuole ... Aprite tutti bene gli orecchi, nessuno si accontenti del domani, tutti, oggi, giovani e vecchi, femmine e maschi, stiano allegri. Lasciamo perdere tutte le preoccupazioni, continuiamo a festeggiare. Chi vuole ... Donne e giovani innamorati, evviva Bacco ed evviva Amore! Ciascuno suoni, balli e canti, il cuore si accenda di dolcezza: non più fatica, non più dolore! Accada pure quello che deve accadere. Chi vuole essere lieto, lo sia (adesso): sul domani non c’è nulla di sicuro.

COMMENTO
La Canzona di Bacco è il più famoso dei Canti carnascialeschi, ideati dallo stesso Lorenzo e composti per essere eseguiti con musica e in forma corale durante le feste del Carnevale, descrivendo e accompagnando lo sfilare di carri mascherati di argomento mitologico. La ballata risale probabilmente al 1490 - due anni prima della morte dell’autore - e tratta del tema laurenziano per eccellenza: l’esortazione a godere pienamente delle gioie della vita (i sensi, la bellezza, l’amore) nella consapevolezza della loro fugacità. Rimane nella memoria il suo ritornello ritmato, intenso, ossessivo, quasi una formula magica e salvifica per compiere il miracolo di fermare il tempo e la luce della giovinezza.
Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

http://www.treccani.it/magazine/strumenti/una_poesia_al_giorno/07_22_Medici_Lorenzo_de.html


Sette pianeti siam, che l’alte sede
lasciam per far del cielo in terra fede
Da noi son tutti i beni e tutti i mali,
quel che v’affligge miseri, e vi giova;
ciò ch’agli uomini avviene, agli animali
e piante e pietre, convien da noi muova:
sforziam chi tenta contro a noi far pruova;
conduciam dolcemente chi ci crede.
Maninconici, miseri e sottili;
ricchi, onorati, buon’ prelati e gravi;
sùbiti, impazïenti, fèr’, virili;
pomposi re, musici illustri, e savi;
astuti parlator’, bugiardi e pravi;
ogni vil opra alfin da noi procede.
Venere grazïosa, chiara e bella
muove nel core amore e gentilezza:
chi tocca il foco della dolce stella,
convien sempre arda dell’altrui bellezza:
fère, uccelli e pesci hanno dolcezza:
20per questa il mondo rinnovar si vede.
Orsù! seguiam questa stella benigna,
o donne vaghe, o giovinetti adorni:
tutti vi chiama la bella Ciprigna
a spender lietamente i vostri giorni,
25senz’aspettar che ’l dolce tempo torni,
ché, come fugge un tratto, mai non riede.
Il dolce tempo ancor tutti c’invita
lasciare i pensier’ tristi e’ van’ dolori:
mentre che dura questa brieve vita,
30ciascun s’allegri, ciascun s’innamori.
Contentisi chi può: ricchezze e onori
per chi non si contenta, invan si chiede. 
Lorenzo De' Medici, Canti Carnascialeschi,VIII. Canzona de' sette pianeti



 


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