giovedì 27 settembre 2012

Charles Baudelaire. Ciò che la bocca si abitua a dire, il cuore si abitua a credere

Dire la parola romanticismo è dire arte moderna – cioè, intimità, spiritualità, colore, aspirazione verso l’infinito, espressa con ogni mezzo artistico a disposizione.
Charles Baudelaire


Il mondo sarà l’America, una vasta gabbia, un grande istituto di computisteria, una barbarie illuminata a gas. Un paese dove regnano milioni di sovrani, un paese senza una capitale e senza un’aristocrazia. Qualcuno, senza vergogna, parlando di Poe ha affermato che per bello che fosse il suo genio, meglio, per lui, sarebbe stato avere solo talento perché il talento si sconta in banca più facilmente del genio. A Poe, il padre diceva:
Fai soldi, figlio mio, onestamente, se puoi, ma fa soldi!” Questa è la mentalità americana!
L’attività materiale negli Stati Uniti è portata sino alle proporzioni di una mania nazionale e non è dato spazio per le cose che non sono di questa terra. D’altra parte il lusso enfatico e costoso degli americani è il sintomo inequivocabile del cattivo gusto caratteristico di ogni arricchito.
Sarebbe inutile spiegare ad un americano che la democrazia, di cui tanto si vanta, ha i suoi inconvenienti, che, malgrado la sua maschera benevola, essa non permette sempre l’espansione della individualità e che, in fondo, negli Stati Uniti, c’è una tirannia ben più crudele ed inesorabile di quella di un monarca: l’opinione pubblica.
Un paese di milioni di sovrani dimostra che dall’amore per la libertà può nascere una nuova tirannia. L’americano, d’altra parte, è un essere positivo, vanitoso della sua forza industriale e un po’ geloso del vecchio continente. E’ così fiero della sua giovane grandezza, ha una fede così ingenua nell’onnipotenza dell’industria, è talmente convinto che questa riuscirà a vincere il Diavolo, che si limita a dire: “Avanti, avanti e lasciamo perdere i caduti.”
Volentieri egli calpesterebbe le anime libere e solitarie e le calpesterebbe con la stessa noncuranza con cui si muove sulle sue strade ferrate o su i suoi mostruosi battelli. Ha così fretta di arrivare. 
Veloce, veloce. Corri uomo: il tempo ed il denaro sono tutto!
Charles Baudelaire, Il compleanno



Tutti gli imbecilli della Borghesia che pronunciano continuamente le parole:
immorale, immoralità, moralità nell’arte e altre bestialità mi fanno pensare a Louise Villedieu, puttana da cinque franchi, che accompagnandomi una volta al Louvre, dove non era mai stata, si mise ad arrossire, a coprirsi la faccia, e tirandomi a ogni momento per la manica, mi domandava davanti alle statue e ai quadri immortali come si potesse esporre pubblicamente simili indecenze.
CHARLES BAUDELAIRE, DIARI INTIMI


Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? Tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello. I tuoi amici? Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto. La patria? Non so sotto quale latitudine si trovi. La bellezza? L'amerei volentieri, ma dea e immortale. L'oro? Lo odio come voi odiate Dio. Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero? Amo le nuvole... Le nuvole che passano... laggiù... Le meravigliose nuvole!
Charles Baudelaire


... e la Luna continuava a riempire tutta la stanza di un'atmosfera fosforescente, di un veleno luminoso; e tutta quella viva luce pensava e diceva: «Subirai eternamente l'influsso del mio bacio. Sarai bella a modo mio. Amerai ciò che io amo e ciò che mi ama: l'acqua, le nuvole, il silenzio e la notte; il mare immenso e verde; l'acqua informe e multiforme; il luogo in cui non sei; l'amante che non conosci; i fiori mostruosi; i profumi che fanno delirare; i gatti che si beano sui pianoforti e che gemono come donne, con voce roca e dolce.«E sarai amata dai miei amanti, corteggiata da chi mi fa la corte. Sarai la regina di chi ha gli occhi verdi, di coloro a cui ho stretto la gola con le mie carezze notturne; di coloro che amano il mare, il mare immenso, tumultuoso e verde, l'acqua informe e multiforme, il luogo in cui non sono, la donna che non conoscono, i fiori sinistri che somigliano ai turiboli di una religione ignota, i profumi che turbano la volontà, e gli animali selvaggi e voluttuosi che sono gli emblemi della loro follia...
Charles Baudelaire,  i Benefici della luna



Charles Baudelaire, A una passante
La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna
agile e nobile con la sua gamba di statua.
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano.
Un lampo, poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m'ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell'eternità?
Altrove, assai lontano di quì! Troppo tardi! Forse mai!
Perchè ignoro dove fuggi, né tu sai dove io vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!


"Non bisogna credere che il Diavolo tenti solo gli uomini di genio.
Esso disprezza senza dubbio gli imbecilli, ma non ne disdegna l’aiuto.
Al contrario, fonda grandi speranze su loro"
Baudelaire, "Diari intimi"


Ciò che la bocca si abitua a dire, 
il cuore si abitua a credere.
Charles Baudelaire


Questa vita è un ospedale in cui ogni ammalato è posseduto dal desiderio di cambiare letto.
Charles Baudelaire


La Natura è un tempio ove pilastri viventi lasciano sfuggire a tratti confuse parole;
l’uomo vi attraversa foreste di simboli, che l’osservano con sguardi familiari.
Charles Baudelaire


La Natura è un tempio dove incerte parole
mormorano pilastri che sono vivi,
una foresta di simboli che l'uomo
attraversa nei raggi dei loro sguardi familiari.

Come echi che a lungo e da lontano
tendono a un'unità profonda e buia
grande come le tenebre o la luce
i suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi.

Profumi freschi come la pelle d'un bambino 
vellutati come l'oboe e verdi come i prati,
altri d'una corrotta, trionfante ricchezza

che tende a propagarsi senza fine- così
l'ambra e il muschio, l'incenso e il benzoino
a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi.

Corrispondenze, Da I fiori del male, Les Fleurs Du Mal, 1857

LA BELLA NAVE
Voglio raccontarti, o molle incantatrice, le bellezze diverse che ornano la tua gioventù;
voglio dipingere per te la tua bellezza, in cui l'infanzia s'allea alla maturità.
Quando vai spazzando l'aria con la tua larga gonna, sembri una bella nave che prende il largo,
carica di tele, e il suo rullìo segue un ritmo pigro, dolce e lento.
Sul tuo collo ampio e tondo e sulle tue spalle piene il tuo capo si pavoneggia con strane grazie,
 e tu avanzi per la tua strada con aria placida e trionfante, maestosa fanciulla.
Voglio raccontarti, o molle incantatrice, le bellezze diverse che ornano la tua gioventù; voglio dipingere per te la tua bellezza, in cui l'infanzia s'allea alla maturità.
Il tuo seno che avanza e che spinge la seta, il tuo seno trionfante è un bell'armadio i cui pannelli curvi e luminosi come scudi mandano lampi;
scudi provocanti, armati di punte rosa! Armadio dai dolci segreti, pieno di cose buone, di vini, di profumi, di liquori, delirio di cervelli e di cuori!
Quando vai spazzando l'aria con la tua larga gonna, sembri una bella nave che prende il largo, carica di tele, e il suo rullìo segue un ritmo pigro, dolce e lento.
Le tue nobili gambe, sotto i volani che sempre respingono, tormentano i desideri oscuri e li provocano, simili a due streghe che fanno girare un filtro nero in un vaso profondo.
Le tue braccia, che si prenderebbero gioco di ercoli precoci sono, solidi emuli dei lucidi boa, fatte per serrare ostinatamente - come a volerlo imprimere nel tuo cuore - il tuo amante.
Sul tuo collo ampio e tondo, sulle tue spalle piene, il tuo capo si pavoneggia con strane grazie, e tu avanzi per la tua strada con aria placida e trionfante, maestosa fanciulla.
Charles Baudelaire, I fiori del male


Campagna è quello strano posto in cui le galline vanno in giro crude.
Charles Baudelaire

Quel che non è leggermente difforme ha un aspetto insensibile − ne deriva che l'irregolarità, ossia l'imprevisto, la sorpresa, lo stupore sono una parte essenziale e la caratteristica della bellezza.
Charles Baudelaire


Il progresso, la più ingegnosa e più crudele tortura dell'umanità.
Charles Baudelaire
I fiori del male



Niente è più assurdo del Progresso, poiché l’uomo come è provato dalla quotidianità, è sempre simile e uguale all’uomo, cioè sempre allo stato selvaggio. Cosa sono i pericoli della foresta e della prateria a confronto degli choc e dei conflitti quotidiani della civilizzazione? Che l’uomo prenda al laccio il suo babbeo sul boulevard, o trafigga la sua preda nelle foreste sconosciute, non è l’uomo eterno, cioè l’animale da preda più perfetto?
CHARLES BAUDELAIRE DIARI INTIMI


Charles Baudelaire. I paradisi artificiali
L'orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;
il Piacere vaporoso fuggirà nell'orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.
Tremilaseicento volte l'ora, il Secondo
mormora: Ricordati! - Rapido con voce
da insetto, l'Adesso dice: Sono l'Allora
e ho succhiato la tua vita con l'immondo succhiatoio!
Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!
Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L'abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.
Presto suonerà l'ora in cui il divino Caso,
l'augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l'ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!
Charles Baudelaire


"La musica, altra lingua cara agli ignavi o alle menti profonde che cercano lo svago nella varietà del lavoro, vi parla di voi stessi e vi racconta il poema della vostra vita: s'incarna in voi, e voi vi infondete con lei. Essa parla della vostra passione, e non in modo vago e indefinito, come fa nelle serate svogliate quando ascoltate l'opera, ma in modo circostanziato, preciso: ogni movimento del ritmo evidenzia un movimento conosciuto della vostra anima, ogni nota si trasforma in una parola, e l'intero poema entra nel vostro cervello come un dizionario dotato di vita."
 Charles Baudelaire, Paradisi artificiali



"Oh gioie profonde del vino, chi non vi ha conosciute?
Chiunque abbia avuto un rimorso da placare, un ricordo da evocare, un dolore da annegare, o abbia fatto castelli in aria, tutti hanno finito per invocarti, o dio misterioso celato nelle fibre della vite. Quanto sono grandiosi gli spettacoli del vino, illuminati dal sole interiore! Quanto vera e ardente quella seconda giovinezza che l'uomo attinge da lui! Ma quanto temibili anche sono le sue folgoranti voluttà, e i suoi snervanti incantesimi. [...] Il vino assomiglia all'uomo: non si saprà mai fino a qual punto lo si possa stimare o disprezzare, amare o odiare, né di quali azioni sublimi o di quali mostruosi misfatti sia capace."
 Charles Baudelaire, Paradisi artificiali


Bisogna essere sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema. 
Per non sentire l'orribile fardello del tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra bisogna che vi ubriacate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma ubriacatevi. E se qualche volta sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera, vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio vi risponderanno: è l'ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.
Charles Baudelaire


Charles Baudelaire a Jeanne Duval
Lasciami respirare a lungo, a lungo, l’odore dei tuoi capelli. affondarvi tutta la faccia, come un assetato nell’acqua di una sorgente, e agitarli con la mano come un fazzoletto odoroso, per scuotere dei ricordi nell’aria.
Se tu sapessi tutto quello che vedo! tutto quello che sento! tutto quello che intendo nei tuoi capelli! La mia anima viaggia sul profumo come l'anima degli altri viaggia sulla musica.
I tuoi capelli contengono tutto un sogno, pieno di vele e di alberature: contengono grandi mari, i cui monsoni mi portano verso climi incantevoli, dove lo spazio è più bello e più profondo, dove l’atmosfera è profumata dai frutti. dalle foglie e dalla pelle umana.
Nell’oceano della tua capigliatura, intravedo un porto brulicante di canti malinconici, di uomini vigorosi di ogni nazione e di navi di ogni forma, che intagliano le loro architetture fini e complicate su un cielo immenso dove si abbandona il calore eterno.
Nelle carezze della tua capigliatura, io ritrovo i languori delle lunghe ore passate su un divano, nella camera di una bella nave, cullate dal rullio impercettibile del porto, tra i vasi da fiori e gli orcioli che rinfrescano.
Nell’ardente focolare della tua capigliatura, respiro l’odore del tabacco, confuso a quello dell’oppio e dello zucchero: nella notte della tua capigliatura, vedo risplendere l’infinito dell'azzurro tropicale; sulle rive lanuginose della tua capigliatura, mi inebrio degli odori combinati del catrame, del muschio e dell’olio di cocco.
Lasciami mordere a lungo le tue trecce pesanti e nere. Quando mordicchio i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare dei ricordi.


LO STRANIERO
-Dimmi, chi ami di più, tu, uomo enigmatico? Tuo padre, tua sorella o tuo fratello?
-Non ho padre, né madre, né sorella o fratello.
-I tuoi amici?
-Ti servi di una parola il cui senso mi è rimasto sconosciuto fino ad ora.
-La tua patria?
-Ignoro sotto quale latitudine essa sia situata.
-La bellezza?
-L'amerei volentieri, dea e immortale.
-L'oro?
-Lo odio, come tu odi Dio.
-Eh! Che ami tu dunque, straordinario straniero?
-Amo le nuvole... le nuvole che passano... laggiù... laggiù... le nuvole meravigliose!
Charles Baudelaire


Ma i veri viaggiatori sono solo quelli
che partono per partire;
cuori leggeri come mongolfiere
non sfuggono mai al destino,
e senza sapere perché,
dicono sempre: Andiamo!
Charles Baudelaire, Il viaggio



Dimmi, qualche volta non ti vola via il cuore,
via dall'oceano nero dell'immonda città,
verso un diverso oceano acceso di splendore,
più chiaro, azzurro e fondo…
Baudelaire da “Moesta et errabonda”


Uomo libero, sempre tu amerai il mare!
Il mare è il tuo specchio; tu miri, nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima.
Il tuo spirito non è abisso meno amaro.
Ti compiaci a tuffarti entro la tua propria immagine; tu l'abbracci con gli occhi e con le braccia, e il tuo cuore si distrae alle volte dal suo battito, al rumore di questo lamento indomabile e selvaggio.
Siete entrambi a un tempo tenebrosi e discreti: uomo, nessuno ha mai misurato la profondità dei tuoi abissi; mare, nessuno conosce le tue ricchezze segrete, tanto siete gelosi di conservare il vostro mistero.
E tuttavia sono innumerevoli secoli che vi combattete senza pietà né rimorsi, talmente amate la carneficina e la morte, eterni lottatori, fratelli.
Charles Baudelaire. L’uomo e il mare


I suoni hanno un colore, i colori una musica.
Le note musicali sono numeri e risolvete con rapidità fulminea via via che la musica fluisce nel vostro orecchio calcoli aritmetici che hanno del prodigio. Siete seduti e fumate; credete di essere seduti sulla vostra pipa, e siete voi che la vostra pipa fuma; siete voi che vi esalate sotto forma di nuvole azzurrognole. Vi trovate bene, una sola cosa vi preoccupa e vi inquieta. Come farete ad uscire dalla vostra pipa? Questa fantasia dura un'eternità. Con grande sforzo un intervallo di lucidità vi permette di guardare il pendolo. L'eternità è durata un minuto. Siete presi in un'altra corrente di idee; sarete presi per un minuto nel suo vivente gorgo, e questo minuto sarà ancora una eternità. Le proporzioni del tempo e dell'essere sono disturbate dall'innumerevole moltitudine e dall'intensità delle sensazioni e delle idee. Si vivono parecchie vite d'uomo nello spazio di un'ora. Allo stesso modo l'uccello che si libra in fondo all'azzurro rappresenta prima l'immortale desiderio di librarsi sopra le cose umane, ma poi già siete l'uccello stesso. Vi penso seduti a fumare. La vostra attenzione planerà un po' troppo a lungo sulle volute azzurrine che si innalzano dalla vostra pipa. L'idea di un'evaporazione lenta, successiva, eterna, diverrà padrona della vostra mente e applicherete presto quest'idea ai vostri pensieri e alla vostra materia pensante. Per uno strano equivoco, per una specie di trasposizione o qui-pro-quo dell'intelletto, vi sentirete divenir voi stessi fumo.

Chi non sa popolare la propria solitudine, nemmeno sa esser solo in mezzo alla folla affaccendata.
Charles Baudelaire

Non sapranno mai, queste bellezze da vignette, questi prodotti avariati, nati da un secolo cialtrone, questi piedi da stivaletti, queste dita da nacchere, soddisfare un cuore come il mio.
Charles Baudelaire


Troneggio nell'azzurro quale Sfinge incompresa, unisco un cuore di neve alla bianchezza dei cigni, odio il movimento che scompone le linee e mai piango, e mai rido.
I poeti, di fronte alle mie grandi pose, che ho l'aria di imitare dai più fieri monumenti, consumeranno i giorni in studi severi, perché, onde affascinare quei docili amanti, ho degli specchi puri che fanno più bella ogni cosa: sono i miei occhi, i miei grandi occhi dalla luce immortale.
Bellezza (Charles Baudelaire: estratto )


INNO ALLA BELLEZZA (ancora Baudelaire)
Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, Beltà? Il tuo sguardo, infernale e divino, versa, mischiandoli, beneficio e delitto: per questo ti si può comparare al vino.
Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora, diffondi profumi come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro, la tua bocca un'anfora, che rendono audace il fanciullo, l'eroe vile.
Sorgi dal nero abisso o discendi dagli astri? Il Destino incantato segue le tue gonne come un cane: tu semini a casaccio la gioia e i disastri, Imperi su tutto, non rispondi di nulla.
Cammini sopra i morti, Beltà, e ti ridi di essi, fra i tuoi gioielli l'Orrore non è il meno affascinante e il Delitto, che sta fra i tuoi gingilli più cari, sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.
La farfalla abbagliata vola verso di te, o candela, e crepita, fiammeggia e dice: «Benediciamo questa fiaccola!»
L'innamorato palpitante chinato sulla bella sembra un morente che carezza la propria tomba.
Venga tu dal cielo o dall'inferno, che importa, o Beltà, mostro enorme, pauroso, ingenuo; se il tuo occhio, e sorriso, se il tuo piede, aprono per me la porta d'un Infinito adorato che non ho conosciuto?


Dimmi, chi ami di più, tu uomo enigmatico?
Tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
- Non ho padre, né madre, né sorella o fratello.
I tuoi amici?
- Ti servi di una parola il cui senso m’è rimasto fino a questo momento sconosciuto.
La tua patria?
- Ignoro sotto quale latitudine essa sia situata.
La bellezza?
- L’amerei volentieri, dea e immortale.
L’oro?
- Lo odio, come tu odi Dio
Eh! Che ami dunque, straordinario straniero?
- Amo le nuvole.. le nuvole che passano.. laggiù.. laggiù.. le nuvole meravigliose."
Charles Baudelaire, “Lo spleen di Parigi”


SPLEEN (Charles Baudelaire):
Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
Una luce diurna più triste della notte;
Quando la terra è trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;

Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati

E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
Piange e l'atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo
Charles Baudelaire.


Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli, delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari, oltre il sole e l'etere, al di là dei confini delle sfere stellate,spirito mio tu ti muovi con destrezza e, come un bravo nuotatore che si crogiola sulle onde, spartisci gaiamente, con maschio, indicibile piacere, le profonde immensità.
Fuggi lontano da questi miasmi pestiferi, va' a purificarti nell'aria superiore, bevi come un liquido puro e divino il fuoco chiaro che riempie gli spazi limpidi. Felice chi, lasciatisi alle spalle gli affanni e i dolori che pesano con il loro carico sulla nebbiosa esistenza, può con ala vigorosa slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;colui i cui pensieri, come allodole, saettano liberamente verso il cielo del mattino; colui che vola sulla vita e comprende agevolmente il linguaggio dei fiori e delle cose mute. 
Charles Baudelaire, "Spleen e Ideale"




Questa vita è un ospedale in cui ogni malato è posseduto dal desiderio di cambiare letto.
Questo vorrebbe soffrire di fronte alla stufa, quello crede che guarirebbe accanto alla finestra.
A me sembra che starei sempre bene là dove non sono, e di questa questione di trasloco discuto di continuo con l’anima mia.
«Dimmi, anima mia, povera anima infreddolita, cosa ne diresti di andare ad abitare a Lisbona?
Là deve fare caldo e tu ringagliardiresti come una lucertola. Quella città è in riva all'acqua; si dice sia costruita in marmo, e che la popolazione odia talmente i vegetali, che ha sradicato tutti gli alberi.
Ecco un paesaggio di tuo gusto; un paesaggio fatto di luce e minerali, e acqua per rispecchiarli!». L'anima non risponde.
«Visto che ami tanto la quiete, con lo spettacolo del moto, vuoi venire ad abitare in Olanda, terra beatificante? Forse ti divertiresti in quelle contrade che hai spesso ammirato in immagine nei musei. Che ne diresti di Rotterdam, tu che ami le foreste di alberi di nave, e i piroscafi ormeggiati ai piedi delle case?».
L’anima resta muta.
«Forse ti sorriderebbe di più Batavia? Vi troveremmo, fra l’altro, lo spirito d’Europa sposato con la bellezza tropicale».
Nemmeno una parola. Che la mia anima sia morta?
«Sei dunque giunta a tal punto di intorpidimento da compiacerti solo del tuo male? Se è così, fuggiamo verso i paesi analogie della Morte. - Ho quel che ci serve, povera anima mia! Faremo le valigie per Torneo. Andiamo ancora più lontano, all’estremo capo del Baltico; o ancora più lontano dalla vita, se possibile; installiamoci al polo. Là il sole sfiora solo obliquamente la terra, e le lente alternative della luce e della notte sopprimono la varietà e accrescono la monotonia, questa metà del nulla. Là potremo fare lunghi bagni di tenebre, mentre, per divertirci, le aurore boreali ci invieranno ogni tanto i loro rosei fasci, come riflessi di fuochi d’artificio dell'Inferno!».
Finalmente l'anima mia esplode, e saggiamente mi grida: «Non importa dove! non importa dove! purché sia fuori di questo mondo!».

Charles Baudelaire, Piccoli poemi in prosa




Angeline de l'Eau
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l'agata si mescola al metallo. Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato, vedo in ispirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno.
 Charles Baudelaire. Il gatto




Il gatto - CHARLES BAUDELAIRE
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
trattieni le unghie della zampa,
e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati
di metallo e d’agata.
Quando le dita indugiano ad accarezzare
la tua testa e il dorso elastico
e la mano s’inebria del piacere di palpare
il tuo corpo elettrico,
vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo
come il tuo, amabile bestia,
profondo e freddo, taglia e fende come un dardo,
e, dai piedi fino alla testa,
un’aria sottile, un minaccioso profumo
circolano attorno al suo corpo bruno.
Il gatto. da I fiori del male, 1857


Il gatto
Che dolce profumo esala da quel pelo
Biondo e bruno!
Com’ero tutto profumato
Una sera che l’accarezzai
Una volta, una soltanto!
E’ lui il mio genio tutelare!
Giudica, governa e ispira
Ogni cosa nel suo impero;
E’ una fata?
O forse un dio?
Quando i miei occhi, attratti
Come da calamita, dolci si volgono
A quel gatto che amo
E guardo poi in me stesso,
Che meraviglia il fuoco
Di quelle pallide pupille,
Di quei chiari fanali,
Di quei viventi opali
Che fissi mi contemplano!
Charles Pierre Baudelaire
Parigi, 9 aprile 1821 - Parigi, 31 agosto 1867


Charles Baudelaire.
- La vita, dolore che non ha mistero. La morte ci tiene -
“ «Dove nasce», dicevi, «questa strana tristezza
che sale come il mare sulla nera e nuda roccia?»
- Quando il cuore ha già fatto vendemmia,
è un male vivere. È un segreto noto a tutti,
un dolore semplicissimo che non ha mistero
e, come la tua gioia, aperto a tutti.
E allora che domandi, curiosona? Finiscila!
Non fare quella voce dolce! Zitta!
Zitta, ignorante! Anima sempre in estasi!
Bocca dal riso di bambina! Più che la Vita
È la morte che ci tiene spesso con sottili nodi!
E allora, lascia che il mio cuore s’inebri d’una menzogna,
s’immerga in quegli occhi belli come un sogno bello,
e dorma a lungo all’ombra di quelle tue ciglia!
CHARLES BAUDELAIRE (1821 - 1867), “Semper eadem”,
da “I fiori del male – Spleen e ideale” (15 maggio 1860), in Id., “Tutte le poesie”, edizione integrale, a cura di Massimo Colesanti, trad. di Claudio Rendina, Newton Compton, Roma 1998 (I ed.), XL, p. 131.

“ «D’où vous vient, disiez-vous, cette tristesse étrange,
Montant comme la mer sur le roc noir et nu?»
– Quand notre cœur a fait une fois sa vendange
Vivre est un mal. C’est un secret de tous connu,
Une douleur très simple et non mystérieuse
Et, comme votre joie, éclatante pour tous.
Cessez donc de chercher, ô belle curieuse!
Et, bien que votre voix soit douce, taisez-vous!
Taisez-vous, ignorante! âme toujours ravie!
Bouche au rire enfantin! Plus encor que la Vie,
La Mort nous tient souvent par des liens subtils.
Laissez, laissez mon cœur s’enivrer d’un mensonge,
Plonger dans vos beaux yeux comme dans un beau songe
Et sommeiller longtemps à l’ombre de vos cils!”
CHARLES BAUDELAIRE, “Semper eadem” (I ed. in ‘Revue contemporaine’, Bureuax de la Revue Contemporaine’, Paris 15 maggio 1860), in “Le fleurs du mal-Spleen et idéal”, in op. cit., XL, p. 130.



Baudelaire scriveva "Brulicante città, città piena di sogni, dove in pieno giorno gli spettri adescano i passanti".






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