lunedì 3 settembre 2012

Carl Gustav Jung. Le diagnosi cliniche sono importanti perché consentono al medico di orientarsi in qualche modo, ma non servono ad aiutare il paziente. Il fatto decisivo è il problema della sua “storia”, perché essa sola mostra lo sfondo umano e l’umana sofferenza: e solo allora la terapia medica può mettersi all’opera

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Il senso della mia esistenza è che la vita mi pone una domanda. Oppure, all'opposto, sono io stesso una domanda posta al mondo e devo fornire la mia risposta, altrimenti devo accontentarmi della risposta che mi dà il mondo.
Carl Gustav Jung


Tutte le persone incontrate nella vita che hanno un potere di fascinazione su di noi sono in realtà parti scisse di noi stessi che abbiamo rimosso e che ci sono riportate indietro.
Carl Gustav Jung





"Jung, uno psichiatra del '900, contemporaneo e formalizzatore assieme a Freud della teoria dell'inconscio, sosteneva una tesi oggi riconosciuta valida dalla psichiatria moderna: noi ci riteniamo equilibrati e sufficientemente ragionevoli, ma in realtà ciò che ci individua non è la normalità ma la follia. "Ciascuno di noi è folle e si produce giornalmente in termini razionali". Questo è il grande messaggio di Jung. Ciò che ci individua non è la razionalità ma la schizofrenia: il nostro inconscio è abitato da un insieme di personalità potenzialmente espressive, un teatro di demoni, di figure antropologiche, una delle quali prende il sopravvento e risale al conscio. Ciò che ci caratterizza però, non è la normalità, ma la follia. Del resto durante la notte, nei sogni, terreno dell'inconscio, non vale nessun tipo di regola. La mattina quando ci risvegliamo, dobbiamo recuperare l'ordine della ragione, l'ordine egoico, per riemergere dalla follia dei sogni e riprodurci normali. Infatti la mattina è il momento più rituale proprio perchè dobbiamo ritrovare la ragione. La follia, un insieme di personalità contenute nell'inconscio, tra le quali una prende il sopravvento." 
di Michele Calzini



Carl Gustav Jung psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero.
La sua tecnica e teoria, di derivazione psicoanalitica, è chiamata "psicologia analitica" o "psicologia del profondo", raramente "psicologia complessa". Inizialmente vicino alle concezioni di Sigmund Freud, se ne allontanò esponendo il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia del singolo alla storia della collettività umana. C'è un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi, oltre ad un inconscio individuale. La vita dell'individuo è vista come un percorso, chiamato processo d’individuazione, di realizzazione del sé personale a confronto con l'inconscio individuale e collettivo.
(Nefer Titi)


«A differenza di diverse altre scuole di psicologia, Jung non si è mai lasciato indurre a “spiegare” l’inconscio con una teoria o una dottrina religiosa: per lui rimase sempre un’entità sconosciuta di profondità e ampiezza sconfinate.»
Marie Louise Von Franz,  Sguardo dal Sogno, Raffaello Cortina Editore p.27


“..in sostanza Jung sostituì all’idea di guarigione quella di individuazione”, un idea fondamentale, fondativa, direi, che “divenne così centrale nel pensiero di Jung che, in un certo senso, l’intera sua opera successiva consistette in un passaggio dal modello medico a quello di un radicale umanesimo individuativo (del diventare sé stessi)”
Luigi Zoja, La psicologia del profondo nel suo secondo secolo




Le diagnosi cliniche sono importanti perché consentono al medico di orientarsi in qualche modo, ma non servono ad aiutare il pazienteIl fatto decisivo è il problema della sua “storia”, perché essa sola mostra lo sfondo umano e l’umana sofferenza: e solo allora la terapia medica può mettersi all’opera”.
Carl Gustav Jung, Sogni, ricordi, riflessioni, p. 162



Ciò che noi dal nostro punto di vista chiamiamo colonizzazione, missioni per la conversione dei pagani, diffusione della civiltà e via dicendo, ha anche un'altra faccia, la faccia di un uccello da preda, crudelmente intento a spiare una preda lontana, una faccia degna di una razza di pirati e di predoni. Tutte le aquile e le altre fiere che adornano i nostri stemmi mi parvero gli adatti rappresentanti psicologici della nostra vera natura.
Carl Gustav Jung, Sogni, ricordi, riflessioni


«Dov'è il pericolo, c'è anche la salvezza»; queste parole di Holderlin mi vennero spesso in mente .... La salvezza sta nella nostra capacità di portare i bisogni inconsci alla coscienza, con l'aiuto degli avvertimenti datici dai sogni. Questi mostrano che c'è in noi qualche cosa che non si limita a soggiacere passivamente all'influenza dell'inconscio, ma che anzi tende ansiosamente a incontrarlo, identificandosi con l'ombra ..... Nella struttura psichica vivente nulla ha luogo in modo meccanico, ma secondo l'economa dell'intero e si adatta ad esso; vale a dire che tutto ha un fine e un significato, significato che la coscienza -non avendo una visione dell'insieme- di solito non riesce a comprendere. Perciò dobbiamo per prima cosa contentarci di constatare il fatto, e poi sperare che il futuro e le ulteriori ricerche trovino la risposta e ci dicano che significhi questo scontro con l'«ombra del Sé».
Carl Gustav Jung,  Ricordi, sogni, riflessioni



Mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunità di destino che mi collega ai miei avi. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o di problemi che furono lasciati incompiuti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni e dai miei antenati.
Mi sembra che spesso ci sia in una famiglia un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli. Ho sempre pensato che anche io dovevo rispondere a delle domande che il destino aveva già posto ai miei antenati e alle quali non si era riuscito a trovare nessuna risposta, o anche che dovevo risolvere o semplicemente continuare ad occuparmi di problemi che le epoche anteriori lasciarono in sospeso. La psicoterapia non ha ancora tenuto abbastanza conto di questa circostanza.»
Mi è sempre sembrato di dover rispondere a problemi che il destino aveva posto ai miei antenati, e che non avevano ancora avuto risposta; o di dover portare a compimento, o anche soltanto continuare, cose che le età precedenti avevano lasciate incompiute
Carl Gustave Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni


Se il medico si rinchiude nell'abito professionale come in una corazza, non ha efficacia.
Carl Gustav Jung, Sogni, ricordi, riflessioni


Non cerco mai di convertire i miei pazienti a qualcosa, e non esercito mai alcuna pressione. A me interessa soprattutto che il paziente possa realizzare la sua personale visione delle cose. Grazie al mio trattamento un pagano diventa pagano, un ebreo ebreo, un cristiano cristiano, secondo ciò che il suo destino comporta.
Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, e riflessioni


Io prendo i miei pazienti sul serio; forse sono posto di fronte a un problema come loro.
Spesso accade che il paziente sia proprio il medicamento adatto per il punto debole del medico; quindi situazioni difficili possono presentarsi anche per il medico, o piuttosto proprio per lui."
Carl Gustav Jung, a cura di A. Jaffè "Ricordi sogni riflessioni"


Ho spesso visto persone diventare nevrotiche per essersi appagate di risposte inadeguate o sbagliate ai problemi della vita. Cercano la posizione, il matrimonio, la reputazione, il successo esteriore o il denaro, e rimangono infelici e nevrotiche anche quando hanno ottenuto ciò che cercavano. Persone del genere di solito sono confinate in un orizzonte spirituale troppo angusto. La loro vita non ha un contenuto sufficiente, non ha significato. Se riescono ad acquistare una personalità più ampia, generalmente la loro nevrosi scompare
Carl Gustav Jung, Sogni, ricordi, riflessioni, p. 180



La psiche primitiva dell'uomo confina con la vita dell'anima animale, così come le caverne dei tempi preistorici erano di solito abitate da animali prima che gli uomini le rivendicassero per sé.
Carl Gustav Jung. Ricordi, sogni, riflessioni




“I miei interessi e le ricerche erano dominati dallo scottante problema: che accade realmente nei malati di mente? Era qualcosa che allora non riuscivo ancora a capire, e nessuno dei miei colleghi si era mai tormentato circa tale problema. Gli insegnanti di psichiatria si interessavano non di quel che il paziente potesse avere da dire, ma piuttosto della diagnosi, dell’analisi dei sintomi, di statistiche. Il paziente era catalogato, bollato con una diagnosi, e, per lo più, la faccenda finiva così....
In molti casi psichiatrici, il paziente ha una storia, che non è stata raccontata a nessuno, e che di solito nessuno conosce. Secondo me, la terapia comincia veramente solo dopo aver indagato su questa storia personaleÈ il segreto del paziente, la causa della sua rovina, che rappresenta però anche la chiave del suo trattamentoIl medico deve solo sapere come apprenderla. Egli deve porre quelle domande che colpiscono tutto l’uomo, e non solo i suoi sintomi.
Le diagnosi cliniche sono importanti perché consentono al medico di orientarsi in qualche modo, ma non servono ad aiutare il paziente. Il fatto decisivo è il problema della sua “storia”, perché essa sola mostra lo sfondo umano e l’umana sofferenza: e solo allora la terapia medica può mettersi all’opera..
Grazie al mio lavoro con i pazienti mi resi conto che le idee ossessive e le allucinazioni contengono un nocciolo significativo. Nascondono una personalità, la storia di una vita, speranze e desideri. È solo colpa nostra se non riusciamo a capirne il significato. Mi fu chiaro allora per la prima volta che una psicologia generale della personalità è implicata nella psicosi, e che anche in questa si ritrovano i vecchi conflitti dell’umanità.
[…] presi a considerare i malati in una luce diversa, poiché avevo finalmente capito la ricchezza e l’importanza della loro vita interiore […] Spesso mi vengono chiesti chiarimenti circa il mio metodo analitico o psicoterapeutico. Non posso rispondere in modo univoco: la terapia è diversa per ogni casoQuando un medico mi dice che segue rigorosamente questo o quel metodo, ho i miei dubbi sull’efficacia della sua terapia. E stato scritto tanto sulla resistenza che oppone il malato, da far sembrare quasi che il medico voglia tentare di imporgli qualcosa, mentre la cura dovrebbe provenire spontaneamente dal malato stesso […] L’importante è che io mi ponga dinanzi al paziente come un essere umano di fronte a un altro essere umano”.
Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni


“In molti casi psichiatrici, il paziente ha una storia, che non è stata raccontata a nessuno, e che di solito nessuno conosce. Secondo me, la terapia comincia veramente solo dopo aver indagato su questa storia personale. È il segreto del paziente, la causa della sua rovina, che rappresenta però anche la chiave del suo trattamento. Il medico deve solo sapere come apprenderla. Egli deve porre quelle domande che colpiscono tutto l’uomo, e non solo i suoi sintomi”, 
Carl Gustav Jung, Sogni, ricordi, riflessioni,  pag. 155



Nel grande affresco che Jung traccia della psiche, il tema del  e quello dell’individuazione mutano completamente l’approccio alla patologiaConsiderare la malattia, la sofferenza psichica, come un messaggio inviato all’io per stimolarlo a “realizzarsi”, ha delle inevitabili ripercussioni anche sul rapporto terapeuta-paziente. Non più depositario di un sapere sconosciuto al malato, né detentore di un potere taumaturgico da elargire a chi soffre, il ruolo del terapeuta si allontana considerevolmente dal modello medico occidentale per accostarsi alle scienze umane, nutrendo la sua posizione dialogante verso il paziente sia dei fermenti della filosofia esistenzialista, sia dell’eredità culturale dell’Oriente.
Aldo Carotenuto, Jung e la cultura del XX secolo



"La causa della nevrosi è la discrepanza fra la tendenza dell'Io e la tendenza della psiche inconscia. Questa dissociazione può essere sanata solo mediante l'assimilazione dei contenuti della psiche inconscia.."...
« Nevrosi è una dissociazione della personalità... un essere in conflitto con sé medesimo...
Il conflitto può essere fra l'uomo spirituale e l'uomo sensuale... che è quanto Faust intende quando dice: "Aimè, due anime abitano insieme e separate entro il mio petto"
Carl Gustav Jung



Datemi un uomo normale ed io lo guarirò
Carl Gustav Jung


La forza risanatrice è insita nel soggetto.
Il terapeuta (“therapeuien”: “servire gli dei”) stimola questa forza, la sollecita ad agire.
P. Santagostino, Riza Scienze, 1987, n. 17


La terapia inizia sostanzialmente e realmente soltanto nel momento in cui il paziente vede che non sono più il padre e la madre a intralciarlo, ma è lui stesso, ossia una parte inconscia della sua personalità, che ha assunto e continua a interpretare il ruolo di padre e madre
Carl Gustav Jung


"E' come se, al momento culminante della malattia, l'elemento distruttivo si tramutasse in elemento guaritore."
 C. G. Jung, "Psicoterapia e cura d'anime" in "Psicologia e religione"

Nel nostro inconscio niente è da rifiutare, ma semplicemente da risintonizzare e trasmutare.
Carl Gustav Jung


Chi evita l'errore elude la vita
Carl Gustav Jung


La guarigione psichica per ‪‎Jung‬ coincide con la trasformazione della persona in un individuo responsabile, capace di accettare la sofferenza della nevrosi.
Aldo Carotenuto


Si direbbe che tu voglia fuggire da te stesso, per non dover vivere ciò che finora non hai vissuto.  Ma non puoi fuggire da te stesso. Ciò che non hai vissuto resta con te in ogni istante e chiede soddisfazione. Se ti fai cieco di fronte a questa esigenza, sarai cieco e sordo verso te stesso. In tal modo non raggiungerai mai il sapere del cuore.
Jung, Libro Rosso, p. 234


“Ogni vita non vissuta rappresenta un potere distruttore e irresistibile che opera in modo silenzioso ma spietato”
Carl Gustav Jung


Ogni vita non vissuta accumula rancore verso di noi, dentro di noi: moltiplica le presenze ostili. Così diventiamo spietati con noi stessi e con gli altri. Intorno a noi non vediamo che lotta, cediamo e soccombiamo alle perfide lusinghe dell’invidia. Si dice bene che l’invidia accechi, il nostro sguardo è saturo delle vite degli altri, noi scompariamo dal nostro orizzonte. La vita che è stata perduta, all’ultimo, mi si rivolterà contro.”
Carl Gustav Jun


Il senso della mia vita è che la vita mi pone una domanda. O viceversa, sono io stesso una domanda per il mondo e devo fornire la mia risposta, altrimenti mi ridurrò alla risposta che mi darà il mondo.
Carl Gustav Jung


Il problema è: che fare quando si è in un vicolo cieco, in una situazione impossibile?
Allora il sogno dice: nel calderone le cose sono cotte insieme, e da cose estranee l'una all'altra, da cose inconciliabili, nasce qualcosa di nuovo. Questo, naturalmente, è la risposta al paradosso, all'impossibile vicolo cieco".
C.G.Jung, Analisi dei sogni. Seminario tenuto nel 1928-30, p.342




In ognuno di noi c’è un altro che non conosciamo. Egli ci parla attraverso il sogno e ci comunica in che modo ci vede diversi da come noi ci vediamo. Se noi, quindi, ci troviamo in una situazione insolubile, questo sconosciuto può farci un po’ di luce, in una maniera adattissima a modificare il nostro atteggiamento, proprio quello che ci ha portato a quella difficile situazione”.
Carl Gustav Jung


Tutto sommato, la Persona non è nulla di “reale”, è un compromesso fra l’individuo e la società su “ciò che uno appare”. L’individuo prende un nome, acquista un titolo, occupa un impiego, ed è questa o quella cosa. In un certo senso ciò è reale, ma in rapporto all’individualità del soggetto in questione è come una realtà secondaria, un mero compromesso, a cui talvolta altri partecipano ancor più di lui. Poichè la nostra coscienza – conformemente allo stile occidentale – guarda soprattutto all’esterno, così le cose interiori restano al buio. Quanto più il mondo alletta l’individuo a identificarsi con la maschera, tanto più l’individuo è dato in preda alle influenze interiori. Le due “realtà”, il mondo della coscienza e il mondo dell’inconscio, non si contestano il primato, ma si rendono reciprocamente relative. Che la realtà dell’inconscio sia assai relativa, è cosa che non susciterà molte obiezioni, ma che la realtà del mondo della coscienza possa essere tratta in dubbio, è cosa che pochi tollerano. Eppure, entrambe le “realtà” sono esperienza psichica, apparenza psichica, sopra sfondi irriconoscibilmente oscuri. Di fronte a un’indagine critica, nulla resta di una realtà assoluta.”
Carl Gustav Jung




Il passato è terribilmente reale e presente e afferra chiunque non sappia riscattarsi con una risposta soddisfacente
Carl Gustav Jung


Quello che neghi ritorna sempre anche sotto forma di nevrosi o disturbi psicosomatici, affrontare è meglio anche se ci vuole coraggio, conseguenziale il cambiamento. Conoscere le proprie paure è un modo per vivere meglio per se stessi e con gli altri.
Carl Gustav Jung


[La nevrosi] è in ultima analisi una sofferenza della psiche che non ha trovato il proprio significato”, Carl Gustav Jung, Opere XI, p. 314


Una psiconevrosi deve essere considerata, in ultima analisi, come la sofferenza di un'anima che non ha scoperto il proprio senso... Noi non possiamo tollerare la mancanza di un senso.
Carl Gustav Jung


Chiunque cerchi di riuscire in tutte e due le cose, adattarsi al gruppo e nello stesso tempo seguire il suo fine individuale, diventa nevrotico.
Carl Gustav Jung


“[...] non dobbiamo cercare di liberarci di una nevrosi, ma piuttosto fare esperienza di quello che ci insegna. Dobbiamo addirittura imparare ad esserle riconoscenti. Senza di essa avremmo potuto perdere l’occasione di apprendere chi siamo in realtà: non siamo noi a guarirla, è lei che ci guarisce”
Carl Gustav Jung


“La causa ultima delle nevrosi è qualcosa di positivo che ha bisogno di essere salvaguardato per il paziente stesso; altrimenti egli soffre di una perdita psichica”
Carl Gustav Jung, La Psicologia del Kundalini Yoga, Seminario tenuto nel 1932, Bollati Boringhieri, p.174).


“Nella psicosi, invece, il presente e il futuro risultano azzerati e sormontati dalla supremazia d'un passato vanamente inseguito, impossibile a possedersi, eppur capace di unificare ogni intento di coerenza e ogni aspirazione del soggetto a delimitare un'esperienza vissuta in confini abbastanza sicuri. Così, ciò che domina non è tanto il nulla, ma piuttosto un tempo arcaico, che resiste ad ogni traduzione attualizzante, tenace e illusorio, attraente e inconsistente, come un astro lontano, che osserviamo nel cosmo, consapevoli (se non siamo imbrigliati dalla psicosi) che esso può aver terminato la sua vita da tempo. Penetrare la psicosi è quasi agganciare con umile pazienza i margini d'un mondo lontano, donde un'esile luce «parla» ancora a noi e al nostro sguardo interno. Sentire il tempo è invece sentire un vuoto fluente, in un clima di attesa comune e distinta rispetto all'altro.”
(Antonio Vitolo - dall’articolo pubblicato sulla rivista di psicologia analitica Vol.40, 1989, Note sul sentimento junghiano del tempo)



Per quanto mi riguarda, devo confessare che l’esperienza mi ha insegnato a tenermi lontano sia dai “metodi” che dalle diagnosi. La variabilità enorme degli individui e delle loro nevrosi mi ha proposto l’ideale di avvicinarmi a ogni caso con il minimo possibile di ipotesi preliminari. L’idea sarebbe, naturalmente, non avere alcuna ipotesi. Ma anche se si esercita l’autocritica più rigorosa, questo è impossibile; ciascuno, infatti, è lui stesso la propria ipotesi principale, quella che ha le conseguenze più gravi. Per quanto si possa tentare di non avere ipotesi e di non usare metodi preconfezionati, l’ipotesi che io stesso sono determinerà il mio metodo: agirò per quello che sono
Carl Gustave Jung, La Psicologia del Kundalini Yoga, Seminario tenuto nel 1932



Consiglio perciò alle persone che hanno una nevrosi: 
adesso entraci dentro, vivila, così sei tu ad averla in mano e non è più lei a possederti
Carl Gustav Jung, La Psicologia del Kundalini Yoga, Seminario tenuto nel 1932, Bollati Boringhieri, p. 138)(Spigolature junghiane sulla nevrosi )


Tra i cosiddetti nevrotici dei nostri tempi ve ne sono molti che in altre epoche non lo sarebbero stati, non sarebbero stati cioè in discordia con se stessi. Se fossero vissuti in un'epoca e in un ambiente nel quale l'uomo ancora dipendeva, grazie ai miti, dal mondo ancestrale, e quindi dalla natura sperimentata realmente e non vista solo dall'esterno, si sarebbero risparmiata questa frattura con se stessi. Parlo di coloro che non possono tollerare la perdita del mito, che non riescono a trovare la via di accesso verso un mondo soltanto esteriore, un mondo com'è visto dalla scienza, e non si soddisfano con intellettualistici giochetti di parole, che non hanno nulla a che vedere con la saggezza.
Carl Gustav Jung


La nevrosi è un tentativo, talvolta pagato a caro prezzo, di sfuggire alla voce interiore e quindi alla propria vocazione… dietro la perversione nevrotica si cela la vocazione dell’individuo, il suo destino, che è crescita della personalità, piena restaurazione della volontà di vivere, che è nata con l’individuo. Nevrotico è l’uomo che ha perso l’amor fati; colui, invero, che ha fallito la sua vocazione… ha mancato di realizzare il significato della sua vita.
Carl Gustav Jung, "The development of personality"


Non cerco mai di convertire i miei pazienti a qualcosa, e non esercito mai alcuna pressione.
A me interessa soprattutto che il paziente possa realizzare la sua personale visione delle cose.
Grazie al mio trattamento un pagano diventa pagano, un ebreo ebreo, un cristiano cristiano, secondo ciò che il suo destino comporta.
Carl Gustav Jung, Sogni, ricordi e riflessioni


Poco prima di morire, Jung raccontò a Hans Bender una guarigione lampo, fatta in una sola ora di trattamento, ad una maestrina elementare affetta da insonnia. Quando le fu vicino, Jung ebbe una allucinazione auditiva, sentì la voce di sua madre, defunta da tempo, che cantava la canzoncina di una ragazzina che si rilassava attraversando il Reno su una piccola barca che andava pian piano sull’acqua, allora egli si mise a cantare sottovoce alla giovane la stessa canzone e lei si addormentò. Quattro anni dopo incontrò il suo medico e seppe che da quel giorno lei era completamente guarita. Jung aveva avuto pena per quella povera ragazza isolata in un brutto paese e per di più insonne. Il suo affetto fu così forte che la giovane abbassò la sua tensione e la guardia mentale, cosa che favorì la suggestione. Jung attivò un campo affettivo, attraverso la compassione, in esso entrambi si trovarono uniti, come accade a chi partecipa di una stessa emozione. Jung attivò l’archetipo della madre accogliente, si identificò nel grande amore arcaico e imperscrutabile e ne assunse la forza. Cantare la canzoncina fu come riportare la giovane in seno alla propria madre, si produsse una risonanza che mosse l’energia.
Quando emerge un richiamo archetipico, dice Jung, è “come se il soggetto entri in un ordine magico del mondo in cui avvengono corrispondenze significative come nel mondo dei primitivi, natura e psiche entrano in sintonia e ogni miracolo può avvenire”.



Il medico che voleva comprendere realmente i “pazzi” e “guarirli”.
La rivoluzione partita dall’interno del “Burgholzli”.
“Uno dei principali interessi di Jung fu la ricerca del significato delle verbalizzazioni dei pazienti.
Non accettava, ancora una volta, che ciò che i pazienti dicevano fosse privo di senso perché proveniva da persone folli; non lo voleva liquidare semplicemente come un discorso di individui in preda alla pazzia. Jung tentava invece di scoprire l’unicità del suo significato. Anche con i pazienti cronici, che erano “completamente dementi e dicevano cose assolutamente incomprensibili” (RSR, p.164), Jung scoprì un senso in ciò che andavano dicendo, “che fino ad allora era stato considerato privo di significato” (Ibidem). Una paziente, per esempio, soleva urlare: “Sono la rappresentante di Socrate”, e Jung scoprì (indagando attentamente la sua personalità e le circostanze) che «voleva dire: “Sono accusata ingiustamente come Socrate”» (RSR, p.165). Lavorando attivamente a favore dell’evoluzione dell’interpretazione del loro linguaggio, a volte Jung riuscì a provocare nei pazienti dei notevoli mutamenti positivi e persino a “guarirli”, come successe con una vecchia schizofrenica che udiva una voce che definiva “voce di Dio”, cui Jung disse: «Dobbiamo avere fiducia in quella voce» (RSR, p.165). Mettendosi in rapporto con lei in un modo che non soltanto le offriva una conferma, ma che attribuiva un significato alla mancanza di senso delle sue voci “folli”, Jung riuscì a conseguire un “successo inatteso” del trattamento (RSR, p.166).
E’ importante riconoscere che l’accento posto sul significato non fu un’invenzione di Jung, ma faceva parte dell’ethos e dell’approccio generale sviluppati da Bleuler. E’ tipico che A.A.Brill (lo psicanalista americano facente anch’egli parte del gruppo di ricerca del Burgholzli) scrivesse che, all’epoca, gli psichiatri di quell’istituzione «non s’interessavano di ciò che i pazienti dicevano, ma del suo significato» (Brill 1946, p.12). Ciò non invalida il contributo di Jung, bensì ne fornisce il contesto; riuscì a collegare quella filosofia al proprio approccio e, cosa estremamente importante, a svilupparla ulteriormente e a raggiungere le sue posizioni epistemologiche uniche.”
(Renos K. Papadopoulos – L’espitemologia e la metodologia di Jung – Tratto dal “Manuale di psicologia Junghiana” a cura di Renos K.Papadopoulos, Edizioni Moretti & Vitali, p.58)




Non c'è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell'assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima. Non si raggiunge l'illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l'oscurità interiore. Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia.
Carl Gustav Jung



"La malattia è la dolorosa testimonianza di qualche conflitto in atto nel corpo e nell'anima. Io cerco di scoprire che cosa i miei pazienti stiano nascondendo a se stessi; perciò, quando si rivolgono a me, mi limito al ruolo dell'ascoltatore. Faccio il vuoto nella mia mente, la rendo cioè ricettiva. Devo liberarmi di ogni preconcetto, evitare di dare giudizi sullo stato morale o spirituale che essi mi svelano."
Carl Gustav Jung, Da un intervista del New York Times a Jung, fatta nel Settembre 1912, in cui egli parla della psicologia dell'americano.



«Nessuno sviluppa la propria personalità perché qualcuno glielo ha detto che sarebbe utile farlo. [...] Senza necessità nulla si cambia, meno che mai la personalità umana. Essa è tremendamente conservatrice, per non dire inerte. Solo la necessità più acuta può stanarla. Allo stesso modo anche lo sviluppo della personalità non ubbidisce ad alcun desiderio, ad alcun ordine né ad alcuna comprensione profonda, ma solo alla necessità. Ha bisogno della costrizione motivante di interni o esterni destini.»
Carl Gustav Jung



Aprire l’inconscio non vuol dire aprire la gabbia dello zoo ma far emergere contenuti che vanno guardati e rispettati, significa entrare in contatto con il Grande Uomo; un maskapi capirebbe subito quello che voglio dire… Il Grande Uomo appare quando arriviamo al punto di crisi, quando siamo soli, nella situazione disperata e irrisolvibile, soli davanti alle più alte scelte… L’inconscio collettivo possiede una sorta di conoscenza assoluta”.
Carl Gustav Jung




 È facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare. È questa la domanda – sei capace d’amare te stesso?  – e sarà questa la prova. […]
Carl Gustav Jung, dai seminari su "Così parlò Zarathustra" di Nietzsche


Confessare a se stessi e vivere il proprio desiderio. 
Troppi non vogliono sapere a che cosa anelano
Carl Gustav Jung




"Ogni cosa invecchia, ogni bellezza appassisce, ogni colore si raffredda, ogni luminosità si affievolisce, e ogni verità diventa stantia e banale. Perché tutte queste cose hanno assunto una forma, e tutte le forme si logorano con l’usura del tempo; invecchiano, si ammalano, si frantumano e diventano polvere.  A meno che non cambino".
Carl Gustav Jung


Conoscere le nostre paure è il miglior metodo per occuparsi delle paure degli altri.
Carl Gustav Jung


L'uomo sano non tortura gli altri, in genere è chi è stato torturato che diventa torturatore.
Carl Gustav Jung


"Ritengo che il nostro inconscio personale, come l’inconscio collettivo, sia formato da un numero indefinito, perché sconosciuto, di complessi o personalità parziali. Questa idea spiega parecchie cose. Spiega per esempio il semplice fatto che un poeta abbia la capacità di drammatizzare e personificare i suoi contenuti psichici. Quando crea un personaggio sul palcoscenico, in una poesia, in un dramma o in un romanzo, crede che si tratti semplicemente di un prodotto della sua immaginazione, mentre, per qualche via misteriosa,quel personaggio si è creato da solo. Ogni romanziere o scrittore negherà che i suoi personaggi abbiano un significato psicologico, ma in realtà voi sapete bene che ce l’hanno.
Perciò, studiando i personaggi che crea, si può leggere nella mente di uno scrittore."
Carl Gustav Jung,  Terza Conferenza alla Tavistock Clinic di Londra


"Quando ho in analisi un individuo, devo stare estremamente attento a non travolgerlo con le mie convinzioni o con la mia personalità, poiché egli deve combattere la sua battaglia solitaria nella vita e deve poter aver fiducia nelle proprie armi, siano anche rozze e incomplete e nella sua meta, anche se fosse molto lontana dalla perfezione. Se gli dico “questo non va bene e bisognerebbe migliorare”, lo privo del suo coraggio. Deve arare il suo campo con un aratro che forse non è del tutto adeguato; il mio potrebbe essere migliore del suo, ma a che gli servirebbe? Lui non ha il mio aratro, ce l’ho io, e non può chiedermelo in prestito. Deve usare i propri utensili, per quanto incompleti, e deve lavorare con le capacità che ha ereditato, per quanto carenti".
C. G. Jung, Quarta conferenza alla Tavistock Clinic



"La pazzia è un concetto assai relativo. Se per esempio un negro si comporta in un certo modo allora diciamo “non è altro che un negro”; se invece un bianco si comporta allo stesso modo diciamo: “quell’uomo è pazzo” perché un bianco non può agire in quel modo … “Essere pazzi” è una figura sociale; noi usiamo restrizioni e definizioni sociali per determinare i disturbi mentali e psichici. Di un uomo si può dire ch’èstrano che agisce in modo diverso da quanto ci si aspetti e che ha idee singolari; se vivesse in una cittadina della Francia o della Svizzera forse si direbbe: “E’ un originale, uno dei più originali di questo piccolo paese”. Se invece mettete quest’uomo nel bel mezzo di Harley Street subito non si tratterà che di un povero pazzo … Ma tutte queste sono semplicemente delle considerazioni sociali. La stessa cosa si può osservare nei manicomi che crescono in modo mostruoso non perché le malattie mentali aumentino di numero in senso assoluto ma perché non siamo più in grado di tollerare individui anormali cosicchè sembra quasi che ci siano molti più pazzi di prima"
Carl Gustav Jung, brano tratto da Psicologia Analitica: le conferenze alla Clinica Tavistock




"Da ogni trattamento psichico efficace ci si deve aspettare che il terapeuta eserciti la sua influenza sul paziente, ma quest’influenza può verificarsi soltanto se il paziente lo influenza a sua volta. Influenzare significa essere influenzati."
Jung, 1929


Ancora sulla nevrosi, un grande.. illuminante Jung
"Il malato non deve imparare come ci si liberi da una nevrosi, quanto piuttosto come la si possa reggere”
Carl Gustav Jung

."La nevrosi è un tentativo, talvolta pagato a caro prezzo, di sfuggire alla voce interiore e quindi alla propria vocazione [...]. Dietro la perversione nevrotica si cela la vocazione dell’individuo, il suo destino, che è crescita della personalità, piena restaurazione della volontà di vivere, che è nata con l’individuo. Nevrotico è l’uomo che ha perso l’amor fati; colui, invero, che ha fallito la sua vocazione [...] ha mancato di realizzare il significato della sua vita”
Carl Gustav Jung, Lo sviluppo della personalità,1932, XVII, pp. 183-184


“La diagnosi è una cosa del tutto irrilevante. [...]. Nel corso degli anni mi sono abituato a trascurare totalmente la diagnosi di specifiche nevrosi. [...] Ciò che veramente conta è il quadro psicologico, che può essere disvelato nel corso della cura oltre il velame dei sintomi patologici”
Carl Gustav Jung



Le diagnosi cliniche sono importanti perché consentono al medico di orientarsi in qualche modo, ma non servono ad aiutare il pazienteIl fatto decisivo è il problema della sua “storia”, perché essa sola mostra lo sfondo umano e l’umana sofferenza: e solo allora la terapia medica può mettersi all’opera”.
Carl Gustav Jung, Sogni, ricordi, riflessioni, p. 162



“Le teorie di Freud e di Adler non danno un sufficiente significato alla vita. Mentre è solo il significato che libera [...]. Essi non sanno dare risposta al problema e al profondo significato della sofferenza dell’anima. Una psiconevrosi deve invece, in ultima analisi, essere intesa come la sofferenza di un’anima che non ha scoperto il senso del suo esistere”
Carl Gustav Jung



“La nevrosi è una frattura con se stessi. La causa di questa frattura deriva, nella maggior parte degli uomini, dal fatto che la coscienza vorrebbe tener fede al suo ideale morale, mentre l’inconscio tende a un proprio ideale immorale…che la coscienza vorrebbe rinnegare”
Carl Gustav Jung, Due testi di psicologia analitica


“La teoria delle nevrosi di Freud si attaglia mirabilmente alla natura dei nevrotici, ma l’autore la rende troppo dipendente dalle idee nevrotiche a causa delle quali precisamente la gente è ammalata. Di qui nasce l’impressione (che, sia detto di volo, soddisfa pienamente il nevrotico) che la causa efficiens delle nevrosi risieda in un lontano passato. In realtà la nevrosi si fabbrica da capo ogni giorno, e precisamente attraverso un falso atteggiamento che consiste proprio nel fatto che il nevrotico pensa e sente da nevrotico, pronto poi a trovare una giustificazione nella sua teoria delle nevrosi”,
Jung, Simboli della trasformazione


“Freud ha una ‘teoria.’ Io non ho nessuna ‘teoria’ ma descrivo dei fatti. Non teorizzo sull’origine delle nevrosi, descrivo il contenuto delle nevrosi. Devo sottolineare ciò perché la gente manca sempre di vedere che io parlo di fatti e designo dei fatti, e che i miei concetti sono semplici nomi e non termini filosofici”
Lettera di Jung a J. Jacobi, 14 Marzo, 1956


“[...] il trattamento delle nevrosi non è l’equivalente psicologico di una cura termale, ma un rinnovamento della personalità che, come tale, coinvolge tutti gli aspetti e i settori della vita”
Carl Gustav Jung, La funzione trascendente, Vol. VIII, p.104


“La nevrosi non è un’entità separabile, ma è la totalità della psiche patologicamente turbata. La sconvolgente scoperta di Freud fu proprio che la nevrosi non è un mero insieme di sintomi, bensì un funzionamento difettoso che coinvolge l’anima intera. Quello che importa non è più la nevrosi, ma colui che ne soffre. Dobbiamo fondare il nostro lavoro sull’uomo”
Carl Gustav Jung, 1943, pp. 93-94



“Nella malinconia si cela una parte molto importante della personalità, un prezioso frammento della psiche, da cui può scaturire la creatività, conferendogli un significato di alta spiritualità catartica. Non dobbiamo cercare di liberarci di una nevrosi, ma piuttosto di fare esperienza di quello che significa per noi e di quello che ci insegna. Dobbiamo addirittura imparare ad esserle riconoscenti. Senza di lei avremmo potuto perdere l’occasione di apprendere chi siamo in realtà: non siamo noi a guarirla, è lei che ci guarisce”
Carl Gustav Jung


“Mi sembra che le nevrosi siano considerevolmente aumentate parallelamente alla decadenza della vita religiosa… lo stato generale spirituale dell’uomo europeo presenta quasi dovunque una grande mancanza di equilibrio. «La nevrosi è scissione interiore, sdoppiamento di sé. Tutto ciò che favorisce questo sdoppiamento la fa peggiorare; tutto ciò che lo attenua la fa migliorare. Il problema della guarigione è un problema religioso. Chi dice (al nevrotico) che è troppo egoista lo spinge sempre più addentro alla nevrosi. E’ proprio l’egoismo dei malati che mi costringe, onde guarirli, a riconoscere il profondo significato dell’egoismo, il quale rappresenta – dovrei essere cieco per non vederlo – un’autentica volontà di Dio. Cioè se il malato riesce – e in ciò devo aiutarlo – a far prevalere il suo egoismo, si estrania dagli altri e li respinge facendoli ritornare in sè. E’ proprio quel che meritano, dato che volevano sottrargli il suo “sacro egoismo”, che deve essergli lasciato perchè è la sua forza più potente e più sana, è, come ho già detto una vera volontà di Dio che lo spinge verso un isolamento spesso totale. Questo stato, seppure quanto mai miserabile, è nel contempo molto utile: poichè soltanto in esso il malato può riconoscersi, può imparare a misurare quale bene inestimabile sia l’amore degli altri uomini; e perchè soltanto nell’abbandono e nella più profonda solitudine si possono incontrare le proprie forze soccorritrici. Il più che diabolico egoismo è la via regia verso il silenzio che l’esperienza religiosa più profonda richiede. E’ la grande legge dell’enantiodromia, del rovesciamento verso l’opposto che rende possibile la congiunzione delle metà nemiche di cui è fatta la personalità, mettendo fine alla guerra civile. E’ come se, al momento culminante della malattia, l’elemento distruttivo si tramutasse in elemento guaritore. Il grande rivolgimento accade cioè nell’istante in cui compaiono nei sogni o nelle fantasie motivi che non si può dimostrare abbiano origine nella coscienza. Il fatto che dall’oscuro regno della psiche si faccia incontro al malato qualcosa di estraneo, che non lo si trova perciò al di là dell’arbitrio personale di questo, agisce come una grande illuminazione. Ritrovato l’accesso alle fonti della vita psichica, il malato comincia a guarire ”
Carl Gustav Jung



Tu non devi intervenire sull’altro, ma su di te, a meno che l’altro richieda il tuo aiuto o la tua opinione. Comprendi tu quello che l’altro fa? Da dove ti viene il diritto di avere opinioni sugli altri o di agire su di loro? Tu hai trascurato te stesso, il tuo giardino è pieno di erbacce, e tu vuoi insegnare al tuo vicino l’ordine e fargli notare i suoi difetti! Tu stesso sei forse perfetto? Tu stesso hai anzitutto bisogno del tuo aiuto; devi tener per te stesso opinioni e buoni consigli anzichè correre dagli altri, come una sgualdrina, a offrire comprensione e a voler dare aiuto. Non hai bisogno di atteggiarti a Dio. È crudeltà abbandonare a se stesso il proprio simile accecato? Sarebbe crudele se tu potessi aprirgli gli occhi. Ma tu potresti aprirgli gli occhi soltanto se lui ti richiedesse la tua opinione e il tuo aiuto. Se però non richiede il tuo aiuto, allora non ne ha bisogno. Se tu, malgrado questo, imponi a lui la tua opinione, allora per lui tu sei un demone e aumenti il suo accecamento, poichè gli dai un cattivo esempio.”
Carl Gustav Jung



"Ho sempre lavorato nella convinzione che non ci sono problemi insolubili, l'esperienza mi ha dato ragione, perchè spesso ho visto individui superare dei problemi grazie ad un innalzamento del livello di coscienza. Quando cioè nell'orizzonte del paziente compariva un qualsiasi interesse più elevato e più ampio, il problema insolubile perdeva tutta la sua urgenza grazie a questo ampliamento delle sue vedute. Non veniva dunque risolto in modo logico, per sè stesso, ma sbiadiva di fronte a un nuovo e più forte orientamento dell'esistenzaNon veniva rimosso e reso inconscio, ma appariva semplicemente sotto un'altra luce, e diventava così realmente diverso. Ciò che ad un livello inferiore avrebbe dato adito ai conflitti più selvaggi e a paurose tempeste affettiveappariva ora, considerato dal livello più elevato della personalità, come un temporale nella valle visto dall'alto della cima di un monte.... I problemi più grandi ed importanti della vita sono, in fondo, tutti insolubili; e non possono non esserlo perchè esprimono la necessaria polarità inerente ad ogni sistema di autoregolazioneEssi dunque non potranno mai essere risolti, ma soltanto superati".
Carl Gustav Jung, 'Il segreto del fiore d'oro'



"Non dovete considerare il paziente un essere inferiore, da far sdraiare sul divano, per poi sedervi dietro di lui come un dio, lasciando cadere una parola di quando in quando.… Perciò dico ai giovani terapeuti: imparate quanto vi è di meglio, sappiate quanto è di meglio, ma poi, quando incontrate i pazienti dimenticate tutto"
Carl Gustav Jung



Ogni psicoterapeuta non ha soltanto il suo metodo: è egli stesso quel metodo
In psicoterapia, il grande fattore di guarigione è la personalità dello psicoterapeuta: ed essa non è data a priori, non è uno schema dottrinario, ma rappresenta il massimo risultato da lui raggiunto. 
Le teorie sono inevitabili, ma come meri sussidi.
Carl Gustav Jung


Lo scopo principale della psicoterapia non è quello di portare il paziente ad un impossibile stato di felicità, bensì insegnargli a raggiungere pazienza filosofica nel sopportare il dolore. Spesso dietro le nevrosi si nasconde tutto il dolore naturale e necessario che non siamo disposti a tollerare”
Carl Gustav Jung, 1943



"Ogni trattamento destinato a penetrare nel profondo consiste almeno per metà nell’autoesame del terapeuta: egli può infatti sistemare e riordinare nel paziente soltanto quello che riordina in séNon è un male se si sente colpito o colto in fallo dal pazientepuò guarire gli altri nella misura in cui è ferito egli stesso. Questo e non altro significa il mitologema greco del medico ferito" 
Carl Gustav Jung, Questioni fondamentali di psicoterapia, 1951



Dobbiamo anzitutto accompagnare il paziente lungo la via della sua malattia, la via del suo errore, che acuisce ancor più i suoi conflitti e accresce il suo isolamento fino a renderlo insopportabile, nella speranza che dal profondo della psiche, dalla quale proviene la devastazione, spunti anche il rimedio che lo salverà.  ... E’ come se, al momento culminante della malattia, l’elemento distruttivo si tramutasse in elemento guaritore. Questo è dovuto al fatto che i cosiddetti archetipi si sono risvegliati a vita autonoma prendendo su di sé la guida della personalità psichica in luogo dell’Io prigioniero delle sue impotenti voglie e tendenze. … Ritrovato l’accesso alle fonti della vita psichica, il malato comincia a guarire.
Carl Gustav Jung, Opere Vol.11


"Mediante il transfert sul medico al paziente viene gettato un ponte attraverso il quale egli può uscire dal nucleo familiare per entrare nella realtà; in altre parole: passare dall’ambiente infantile al mondo degli adulti (…) Il medico analista conosce troppo bene la propria personale insufficienza per credere ancora di poter fare da padre o da guida. La sua aspirazione può consistere al massimo nell’educare i suoi pazienti ad acquisire una personalità autonoma, liberandolo dall’inconscia sottomissione a restrizioni infantili. La psicoanalisi deve perciò analizzare il transfert … con l’analisi del transfert si mira a distruggere la sottomissione inconscia ( e conscia!) al medico e a rendere autonomo il paziente … Nel migliore dei casi il malato esce dall’analisi com’è veramente, cioè in armonia con se stesso … Quanto più il paziente riuscirà a vedere nel medico un qualsiasi altro uomo, a riconoscerlo obiettivamente, tanto maggiore sarà per lui il vantaggio del transfert" .........."La passata coazione si trasforma in intenzione e scopo, cioè in
“lavoro”. Sostenuto dal suo medico, il paziente si occupa ora delle sue fantasie, non per perdervisi, ma per scoprirle pezzo per pezzo e portarle alla luce. ....Con ciò egli acquista una visione obbiettiva della propria vita
interiore"...... "e può iniziare a ricercare nuove vie di adattamento".
Carl Gustav Jung C.G,1951, Questioni fondamentali di psicoterapia. Opere


In ogni caos c'è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto
Carl Gustav Jung

Chiunque avanzi sul cammino dall'autorealizzazione deve inevitabilmente riportare alla coscienza i contenuti del suo inconscio personale, allargando in tal modo in grande misura il campo della sua personalità.
Carl Gustav Jung. La psicologia dell'inconscio


Tutti i ricordi rimasti vivi in me riguardano esperienze emotive.
Ogni fatto esterno è contingente, e solo gli eventi interiori risultano essenziali e decisivi.
Carl Gustav Jung


Fino a quando non farai diventare conscio l'inconscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai fato.
Carl Gustav Jung


Non credere mai a tutto quello che ti racconti
Carl Gustav Jung


Dentro ciascuno di noi c'è un'altra persona che non conosciamo. Ci parla dei sogni e ci dice quanto ci vede diversi da come noi ci vediamo. Quando ci troviamo in una situazione che appare insolubile, questo straniero che vive in noi può a volte mostrarci la via più di qualsiasi altra adatta a cambiare alla radice il nostro atteggiamento; proprio quell'atteggiamento che ci aveva condotto in quella situazione difficile.
Carl Gustav Jung



Quando analizziamo la persona le strappiamo la maschera e scopriamo che quello che sembrava individuale, alla base è collettivo.
Carl Gustav Jung



Di solito le grandi decisioni della vita umana hanno a che fare più con gli istinti che con la volontà cosciente e la ragionevolezza
Carl Gustav Jung


Fino a quando non rendiamo cosciente l'inconscio, esso guiderà la nostra vita e noi lo chiameremo fato
Carl Gustav Jung


Il razionalismo e il dottrinarismo sono malattie del nostro tempo
pretendono di sapere tutto. Invece ancora molto sarà scoperto di ciò che oggi, dal nostro limitato punto di vista, riterremmo impossibile. I nostri concetti di spazio e tempo hanno solo validità approssimativa, e lasciano perciò vasto campo a discordanze relative o assolute. Noi viviamo ben oltre i confini della nostra coscienza; la vita dell'inconscio procede con noi, senza che ne siamo consapevoli. Quanto più domina la ragione critica, tanto più la vita si impoverisce; quanto più dell'inconscio e del mito siamo capaci di portare alla coscienza, tanto più rendiamo completa la nostra vita. L'uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili. L'inatteso e l'inaudito appartengono a questo mondo. Solo allora la vita è completa. Per quanto ci è dato conoscere, l'unico significato dell'esistenza umana è di accendere una luce nelle tenebre del puro essere.
Carl Gustav Jung

Il nostro atteggiamento razionalistico ci porta a credere di poter operare meraviglie con organizzazioni internazionali, legislazioni e altri sistemi ben congegnati. Ma in realtà solo un cambiamento dell'atteggiamento individuale potrà portare con sé un rinnovamento dello spirito delle nazioni. Tutto comincia con l'individuo.
Carl Gustav Jung

La società è organizzata non tanto dalla legge quanto dalla tendenza all'imitazione
Carl Gustav Jung. La struttura dell'inconscio


Quando vi ritrovate con le spalle al muro, rimanete immobili e mettete le radici come gli alberi, finchè da una fonte più profonda non arriva la chiarezza che vi permette di vedere oltre quel muro.
Carl Gustav Jung


Nel mondo interiore non puoi eliminare nulla con le tue spiegazioni, così come non potresti far sparire il mare nel mondo esterno. Devi comprendere una buona volta quale sia l'intento delle tue spiegazioni: il tentativo di cercare protezione. Accettai il caos, e la notte seguente l'anima mia mi visitò. 
Carl Gustav Jung, Libro Rosso, p.197


Noi non possiamo cambiare nulla finché non lo accettiamo. 
Il rifiuto opprime, non libera.
Carl Gustav Jung


Come vorrai diventare nuovo se prima non sei diventato cenere?
Nietzsche 

La vita si ricompone dai frantumi
Carl Gustav Jung. Simboli della Trasformazione, Edizioni Bollati Boringhieri, p.350

L'uomo farebbe qualsiasi cosa pur di sfuggire alla propria anima.
Carl Gustav Jung

La psiche inconscia ha questo di caratteristico:
che basta a se stessa e non conosce rispetti umani.
Ciò che è caduto una volta nell'inconscio vi viene trattenuto,
ne soffra o non ne soffra la coscienza.
Carl Gustav Jung


Quello che neghi ti sottomette, tutto quello che accetti ti trasforma.
Conoscere le nostre paure è il miglior modo per occuparsi delle paure degli altri.
Carl Gustav Jung


Una menzogna non avrebbe senso se a qualcuno la verità non sembrasse pericolosa
Carl Gustav Jung

Un uomo che non è passato attraverso l'inferno delle sue passioni non le ha superate.
Carl Gustav Jung


Chi evita l'errore elude la vita
Carl Gustav Jung



L'inconscio è, in primo luogo e prima di ogni altra cosa, il mondo del passato,
riattivato dalla limitatezza dell'atteggiamento cosciente
Carl Gustav Jung




La coscienza dell'Io sembra essere dipendente da due fattori: primo, dalle condizioni della coscienza collettiva o sociale, secondo dalle dominanti dell'inconscio collettivo o archetipi. Questi ultimi si scindono, dal punto di vista fenomenologico, in due categorie: da un lato nella sfera pulsionale e dall'altro nella sfera archetipica. La prima rappresenta gli impulsi naturali, la seconda quelle dominanti che entrano nella coscienza come idee universali. Tra la coscienza collettiva e l'inconscio collettivo c'è un contrasto quasi insuperabile, nel quale il soggetto si vede incuneato.
Carl Gustv Jung, Lo spirito della psicologia. Si trova in:
«Questa è la mia filosofia» opera collettiva a cura di W. Burnett, Bompiani




Sulla Schizofrenia (Carl Gustav Jung):
«...Perchè, come sappiamo già, QUESTA MALATTIA HA DUE ASPETTI DI GRANDE IMPORTANZA, QUELLO BIOCHIMICO E QUELLO PSICOLOGICO. E’ un fatto noto, che con mia grande soddisfazione ho potuto dimostrare io stesso cinquant’anni fa, che LA MALATTIA, ANCHE SE SOLO IN MISURA LIMITATA, SI PUÒ CURARE CON LA PSICOTERAPIA. Non appena si intraprende il trattamento psicologico, inizia il PROBLEMA DEI CONTENUTI PSICOTICI E DEL LORO SIGNIFICATO. Sappiamo già che in molti casi abbiamo a che fare con un materiale psicologico paragonabile a quello delle NEVROSI o dei sogni e comprensibile dal punto di vista personalistico. Ma, A DIFFERENZA DEI CONTENUTI DI UNA NEVROSI, CHE POSSONO VENIRE SPIEGATI IN MISURA SODDISFACENTE ATTRAVERSO DATI BIOGRAFICI, I CONTENUTI PSICOTICI PRESENTANO PARTICOLARITÀ CHE SFUGGONO A UNA RIDUZIONE A CIRCOSTANZE BIOGRAFICHE INDIVIDUALI, proprio come esistono anche sogni il cui simbolismo non si può spiegare soddisfacentemente sulla base di dati personali. Con questo voglio dire che I CONTENUTI NEVROTICI POSSONO ESSERE CONFRONTATI CON I CONTENUTI DEI COMPLESSI NORMALI, mentre i CONTENUTI PSICOTICI, specialmente nei CASI PARANOIDI, presentano una stretta analogia con quel tipo di sogno che il primitive definisce appropriatamente “grande sogno”. Al contrario dei sogni abituali, un simile sogno è profondamente impressionante, numinoso, e le sue immagini si servono spesso di motivi che sono analoghi o addirittura identici a quelli dei miti. Queste strutture io le chiamo col nome di “ARCHETIPI”, perchè funzionano in modo simile ai modi di comportamento istintivi. Inoltre perlopiù si possono incontrare dappertutto e in tutti i tempi: nel folklore delle popolazioni primitive, nei miti greci, egiziani e dell’antico Messico così come nei sogni, nelle visioni e nelle rappresentazioni deliranti degli uomini di oggi, che nulla sanno di queste tradizioni. In questi casi si cerca invano una causalità personalistica per trovare una spiegazione della loro STRANA FORMA ARCAICA E DEL LORO SIGNIFICATO. […] CONSIDERO QUESTE STRUTTURE ARCHETIPICHE COME LA MATRICE DI TUTTE LE COSTRUZIONI MITOLOGICHE. Esse non solo COMPAIONO IN CONDIZIONI FORTEMENTE EMOTIVE, ma molto spesso sembrano anche esserne la causa. Sarebbe un errore ritenerle rappresentazioni ereditarie, perché sono solo condizioni per la formazione di rappresentazioni, come gli istinti sono I presupposti dinamici dei più diversi modi di comportamento. Anzi probabilmente gli archetipi sono l’espressione o manifestazione psichica dell’istinto.»
Carl Gustav Jung, Nuove considerazioni sulla Schizofrenia


«...se l’etiologia fosse tossica primariamente o secondariamente, dopo una lunga esperienza pratica sono arrivato alla convinzione che l’origine psicogena della malattia è più probabile di quella tossica. Esistono casi numerosi di schizofrenie, leggere e transitorie ma indubbie – a prescindere completamente dalle psicosi latenti ancora più numerose – che hanno un punto di partenza puramente psicogeno, e un decorso altrettanto psicologico – se non si tiene conto di certe sfumature presumibilmente tossiche – e che possono per così dire venire restituiti ad integrum mediante un procedimento puramente psicoterapeutico. Lo stesso ho osservato anche in casi gravi.»
Carl Gustav Jung, La Schizofrenia, 1958


«Alla psicoterapia dei casi gravi si pongono tuttavia dei limiti relativamente stretti. Sarebbe un errore pensare che esistano metodi di trattamento più o meno adatti. I presupposti teorici a questo riguardo non hanno praticamente alcun significato. SI EVITI DUNQUE DI PARLARE IN GENERALE DI “METODO”. CIÒ CHE IMPORTA SOPRATTUTTO NEL TRATTAMENTO È L’IMPEGNO PERSONALE, il serio proposito e la dedizione, anzi il SACRIFICIO DEL TERAPEUTA. Ho visto RISULTATI VERAMENTE MIRACOLOSI IN CUI SEMPLICI INFERMIERI E PROFANE SONO RIUSCITI, CON LA LORO COMPRENSIONE, IL CORAGGIO PERSONALE E LA PAZIENTE DEDIZIONE, A RISTABILIRE IL RAPPORTO PSICHICO COL MALATO E IN TAL MODO A OTTENERE SORPRENDENTI GUARIGIONI. Naturalmente solo pochi medici in un numero molto limitato di casi possono affrontare un compito così difficile. In effetti anche le schizofrenie gravi si possono considerevolmente migliorare o persino guarire con il trattamento psichico, NELLA MISURA IN CUI “LA PROPRIA COSTITUZIONE RESISTE”. Questo problema è da prendere in seria considerazione, in quanto il trattamento talvolta non solo richiede sforzi insoliti, ma può anche provocare, nel terapeuta che abbia egli stesso una qualche disposizione all’instabilità, un’infezione psichica. Nell’ambito della mia esperienza ho visto non meno di tre casi di psicosi indotta in trattamenti di questo genere.»
C.G.Jung, La Schizofrenia, 1958









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