domenica 4 marzo 2012

Platone. Sii gentile con tutti, ogni persona che incontri sta combattendo una dura battaglia

Tutti gli uomini nascono aristotelici o platonici, cioè razionali o irrazionali:
le opinioni e le interpretazioni difficilmente interesseranno i primi,
i fatti e le dimostrazioni non convinceranno mai i secondi.
Samuel Taylor Coleridge


"Amicus Plato, sed magis amica veritas."
Locuzioine latina citata da Ammonio che, nella Vita di Aristotele, la attribuiva a Platone con riferimento al suo maestro Socrate: la forma di Ammonio era "amicus Socrates, sed magis amica veritas "


Si dice che i cigni, appena prima di morire, innalzino un canto meraviglioso che è il più bello e splendente della loro vita… perché, pieni di gioia, sanno che presto raggiungeranno il Dio.
Platone


L'anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di sè non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l'ha riguardato, invasa dall'onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere. […] Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l'unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell'anima, mio bell'amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore.
Platone, Fedro


Non sarà il demone a scegliervi, sarete voi a scegliere il vostro demone.
La virtù non ha padrone e ognuno ne avrà in misura maggiore o minore a seconda che la onori o la disprezzi. La responsabilità è di chi sceglie, il demone è senza colpa.
Platone


Tu guardi le stelle
stella mia, ed io vorrei
essere il cielo per guardare
te con mille occhi…
Platone


Così neppure si deve cominciare a sanare il corpo senza tener conto dell’anima.
Platone


L’anima è fatta di un’essenza indivisibile che viene dall’alto e di una che si smembra nei corpi.
Platone, Timeo 35A 1,3

Secondo la mitologia greca, gli umani originariamente furono creati con quattro braccia, quattro gambe e una testa con due facce. Temendo il loro potere, Zeus li divise in due parti separate, condannandoli a trascorrere le loro vite a cercare l’altra metà.
Platone

In principio non esisteva nè l'uomo nè la donna; esistevano, invece, esseri androgini, femminili e maschili insieme, che vivevano armonicamente tra loro. Ma Zeus, adirato con loro, li punì, separandoli. Rimasero allora le due parti divise, uomo e donna, che costantemente vanno alla ricerca dell'altra metà.
Platone, Il mito degli androgini.

Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v'era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all'antica perfezione. Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all'altra. Si abbracciavano, si stringevano l'un l'altra, desiderando null'altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d'inazione, perché ciascuna parte non voleva far nulla senza l'altra. E quando una delle due metà moriva, e l'altra sopravviveva, quest'ultima ne cercava un'altra e le si stringeva addosso - sia che incontrasse l'altra metà di genere femminile, cioè quella che noi oggi chiamiamo una donna, sia che ne incontrasse una di genere maschile. E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d'amore gli uni per gli altri, per riformare l'unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell'uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell'essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un'altra che le è complementare, perché quell'unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare.
Platone, Il mito dell'androgino.


Chi ama cerca la parte mancante di sé.
Platone



«L’artefice fece il mondo perfettamente liscio tutt’intorno per molte ragioni. Infatti non aveva bisogno d’occhi, non essendovi niente da vedere al di fuori, né d’orecchi, non essendovi niente da udire… E non essendovi bisogno di piedi per la sua rotazione, lo generò senza gambe né piedi».
Platone, Timeo, VII


Lui (Dio) ha generato un’immagine “mobile” di eternità …che è precisamente quello che noi chiamiamo Tempo… Ha generato i giorni e le notti, i mesi e gli anni che non esistevano prima… quando ha creato il cielo, il sole, la luna e le altre cinque stelle, allora il tempo potè iniziare.
Platone, Timeo


Ed è ignobile quell'amante volgare che si innamora piuttosto del corpo che dell'anima; e del resto non può essere nemmeno costante, giacché è innamorato di qualcosa che costante non è. Non appena appassisce il fiore del corpo, di cui era innamorato, s'invola lontano, smentendo tanti discorsi e tante promesse, ma chi si innamora di un nobile carattere, ne resta amante per tutta la vita, in quanto si fonde a cosa che resta.
Platone, Simposio


È questo l'aspetto propriamente negativo dell'ignoranza:
che chi non è né bello, né buono, né saggio,
si crede invece di esserlo a sufficienza.
E chi non è consapevole di ciò che gli manca,
non desidera ciò di cui non ritiene di avere bisogno.
Platone, Simposio



Un giorno fu organizzato un banchetto tra gli Dei, a cui parteciparono anche divinità minori, tra cui Poros, dio dell’abbondanza e della ricchezza, e Penia, dea della mancanza e della miseria.
 I due si innamorarono e dalla loro unione nacque Eros, il dio dell’Amore.
 Egli ereditò dal padre il desiderio di abbondanza, e dalla madre la sensazione di vuoto.
 Ecco spiegato perché l’amore è quindi un’esperienza ricca e piacevole, ma nasce dalla mancanza, dal vuoto che abbiamo dentro di noi. — Platone, Simposio



Amore non è né bello, né delicato, come pensano molti, ma al contrario, a somiglianza della madre, è duro, scalzo, vagabondo, uso a dormir nudo e sulla nuda terra, sui pianerottoli delle case e per le strade, abituato a trascorrere le notti all'addiaccio e sempre in compagnia della miseria. Inoltre, come suo padre, è anche insidiatore dei belli e dei nobili, sempre pronto a escogitare  trucchi di ogni tipo, curiosissimo di apprendere, inventare trappole, dedito a filosofare, terribile ciurmatore, stregone, sofista…
Socrate, Simposio


Che cosa strana sembra essere questa che dagli uomini viene chiamata piacere; e come sorprendentemente essa, per sua natura, si trova con quello che sembra il suo contrario: il dolore.
Ed essi, tutti e due insieme, non vogliono coesistere nell’uomo, ma se poi qualcuno insegue l’uno di questi e l’afferra, egli, in un certo modo, è obbligato a prendere anche l’altro, come fossero attaccati ad un sol apice, pur essendo due.
Platone, Simposio


Sei ridicolo, Ippotale, ti componi e ti canti l'encomio prima di aver vinto? (…)
Se conquisti un tale amato, le tue parole e i tuoi canti faranno onore a te e saranno encomi ad un vincitore (…) Ma se ti sfugge, quanto più ampi sono stati i tuoi elogi dell'amato, tanto più apparirai ridicolo, privato di una così bella conquista. Chi è sapiente in amore, mio caro, non loda l'amato prima di averlo conquistato, perché teme il futuro, come andrà a finire. Inoltre i belli, quando sono lodati e celebrati da qualcuno, si colmano di superbia e di orgoglio, e più sono orgogliosi, più sono difficili da conquistare. Non ti sembrerebbe un inetto il cacciatore, che a caccia spaventasse la selvaggina e ne rendesse più difficile la cattura?
Platone, Liside, 205d-206b


Si dice che le cicale un tempo fossero uomini, di quelli che vissero prima che nascessero le Muse.
Ma una volta che nacquero le Muse e comparve il canto, alcuni degli uomini di quel tempo, furono colpiti dal piacere al tal punto che, continuando a cantare, trascuravano cibi e bevande, e senza accorgersene morivano. Da loro nacque, in seguito a questo, la stirpe delle cicale, che dalle Muse ricevette il dono di non aver bisogno di cibo fin dalla nascita, ma di cominciare subito a cantare senza cibo e senza bevanda, e così fino alla morte e, dopo, di andare dalle Muse ad annunciare chi degli uomini di quaggiù le onori e quale di loro onori… Alla più anziana, Calliope, e a quella che viene dopo di lei, Urania, portano notizia di quelli che trascorrono la vita nella filosofia e rendono onore alla musica che è loro propria. Sono queste che, più di tutte le Muse, avendo cura del cielo e dei discorsi divini ed umani, mandano un bellissimo suono di voce.
Dunque, per molte ragioni, nel mezzogiorno bisogna parlare e non dormire.
Platone, dal Fedro


Ma badate bene, cittadini, che non sia questa la cosa più difficile, ossia sfuggire alla morte, ma che molto più difficile sia sfuggire alla malvagità. Infatti, la malvagità corre molto più veloce della morte.
Platone

Queste, allora, saranno alcune delle caratteristiche della democrazia…
essa sarà, con tutta probabilità, una comunità piacevole, senza legge, variegata, che tratta tutti allo stesso modo in un rapporto di uguaglianza, che essi siano veramente uguali oppure no.
Platone
La Repubblica


"Nel governo della città, non c'è alcuna funzione che sia riservata alla donna in quanto donna, o all'uomo in quanto uomo, ma fra i due sessi la natura ha distribuito equamente le attitudini, cosicché la donna, appunto secondo natura, può svolgere tutti gli stessi compiti che svolge l'uomo, solo che in ciascuno di questi la donna si rivela più debole dell'uomo".
Platone (Repubblica, V, 455 D)


La Repubblica di Platone (427 - 347 a.C.) è considerato da molti il più importante dei suoi dialoghi, sia per l'ampiezza della trattazione, che per la complessità dei temi trattati. Tra tutte le idee innovative e anticipatrici che sono contenute nel capolavoro di Platone, troviamo anche la chiara affermazione dell'uguaglianza tra uomo e donna nell'organizzazione statale ideale delineata dal filosofo ateniese. Un concetto sorprendente per un'epoca in cui, invece, alla figura femminile veniva riservato solo il compito, del tutto subalterno, di amministrare la casa e allevare i figli.



D'altro canto, nemmeno gli ignoranti amano la sapienza, né desiderano diventare sapienti. Proprio in questo, difatti, l'ignoranza è insopportabile, nel credere da parte di chi non è né bello né eccellente, e neppure saggio, di essere adeguatamente dotato. Chi non ritiene di essere privo, dunque, non desidera ciò di cui non crede di aver bisogno.
Platone


L'anima è paragonata a un cocchio trainato da due cavalli alati.
Il primo, nero, rappresenta la cosiddetta ‘anima concupiscente’,
ovverosia le passioni fisiche che ci tengono legati al corpo.
Questo cavallo spinge verso il basso,
e alla morte del corpo ci dirige verso la terra per reincarnarsi
e imprigionarci di nuovo nel mondo della materia.
Il secondo cavallo, bianco, rappresenta ‘l'anima irascibile’,
cioè le passioni disinteressate come l'amore per il sapere,
la quale invece tende verso l'alto, verso il mondo delle Idee,
che si trova al di là dei cieli.
L'Intelletto è l'auriga che regge le redini del cocchio.
Il suo compito è quello di controllare i cavalli, quindi le passioni.
Chi, nel corso della vita, sarà riuscito in questa impresa
potrà ascendere ala contemplazione delle verità eterne.
Gli altri saranno costretti a reincarnarsi
fino a quando la loro anima avrà imparato a controllarsi.
Platone, Mito dell'Auriga



L'anima, o caro, si cura con certi incantesimi,
e questi incantesimi sono i discorsi belli.
Platone, Carmide


Il senso della filosofia, più che nella risposta alle domande,
sta nelle domande stesse e nel percorso di ricerca che ne deriva
Platone

Non conosco una via infallibile per la felicità, ma solo una per l’infelicità:
voler accontentare tutti.
Platone

Sii gentile con tutti, ogni persona che incontri sta combattendo una dura battaglia
Platone


I sapienti dicono, o Callicle, che cielo, terra, Dei e uomini, sono tenuti insieme dalla comunanza, dall'amicizia, dall'ordine, dalla saggezza e dalla rettitudine: ed è proprio per tale ragione, o amico, che essi chiamano questo tutto cosmo, e non invece disordine o sregolatezza. Ora mi sembra che tu non ponga mente a queste cose, pur essendo tanto sapiente, e mi sembra che ti sia sfuggito che l'uguaglianza geometrica ha grande potere fra gli Dei e fra gli uomini.
Platone, Gorgia, 507 E 6 - 508 A 7

Gli uomini si associano tra loro per le varie necessità di cui hanno bisogno; e quando hanno raccolto in un'unica sede molte persone per ricevere aiuto dalla comunanza reciproca, nasce quella coabitazione cui diamo il nome di città.
Platone


Platone, I più onesti dei filosofi sono inutili alla maggioranza.
“[Socrate e Adimanto] Dici il vero, quando affermi che i più onesti dei filosofi sono inutili alla maggioranza; però invitalo a incolpare dell’inutilità coloro che ad essi non ricorrono, non le persone oneste. Non è naturale che sia il pilota a chiedere ai marinai di essere governati da lui né che siano i sapienti a recarsi alle porte dei ricchi. Chi si è vantato di questo motto di spirito si è ingannato; la verità è invece che, se è ammalato un ricco come se lo è un povero, è lui che deve andare alle porte dei medici; e che chiunque ha bisogno di essere governato, deve lui stesso a quelle di chi è capace di governare, non che sia l’uomo di governo a chiedere ai governanti di essere governati, se c’è veramente qualche bisogno di lui. Ma non sbaglierei se paragonerai gli odierni governanti degli stati a quei marinai che poco fa dicevamo, e ai veri piloti coloro che da questi marinai sono detti gente inutile e cianciante in aria. –Benissimo, disse. – Per questi motivi e in queste condizioni non è facile che la più alta professione sia molto apprezzata da chi coltiva quelle opposte. Di gran lunga la più grave e violenta accusa mossa alla filosofia viene da coloro che affermano di occuparsi di questioni filosofiche: sono appunto quelli che, come dici, fanno dire all’avversario della filosofia che la maggioranza di coloro che la praticano è gente pessima e che i più onesti sono gente inutile; e io ho riconosciuto che dicevi la verità. Non è così? – Sì.”
PLATONE (428/427 – 347 a.C.), “La repubblica”, trad. di Franco Sartori, in ID., “Opere”, Laterza, Bari 1966, 2 voll., vol. II, VI, IV, 489[b] – 489[d], pp. 312 – 313.

Quando un popolo divorato dalla sete della libertà si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta se ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti e la stessa considerazione dei vecchi; e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani (…) In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia”.
{IV secolo a.C.} Platone, libro VIII de “La Repubblica"



Vidi dunque che mai sarebbero cessate le sciagure delle generazioni umane, se prima al potere politico non fossero pervenuti uomini veramente e schiettamente filosofi, o i capi politici delle città non fossero divenuti, per qualche sorte divina, veri filosofi. 
Platone

Se nelle città i filosofi non diventeranno re o quelli che ora sono detti re e sovrani non praticheranno la filosofia in modo genuino e adeguato, e potere politico e filosofia non verranno a coincidere, con la necessaria esclusione di quelli che in gran numero ora si dedicano separatamente all'una o all'altra attività, le città non avranno tregua dai mali.
Platone

I sapienti dicono, o Callicle, che cielo, terra, Dei e uomini, sono tenuti insieme dalla comunanza, dall'amicizia, dall'ordine, dalla saggezza e dalla rettitudine: ed è proprio per tale ragione, o amico, che essi chiamano questo tutto cosmo, e non invece disordine o sregolatezza. Ora mi sembra che tu non ponga mente a queste cose, pur essendo tanto sapiente, e mi sembra che ti sia sfuggito che l'uguaglianza geometrica ha grande potere fra gli Dei e fra gli uomini.
Platone, Gorgia


Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri. 
Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. 
L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi. Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice. Così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo.
Platone


La democrazia trapassa in nepotismo.
Platone


Oligarchia è un governo basato sul valore della proprietà,
nel quale i ricchi detengono il potere e i poveri ne sono privati.
Platone


La pena che i buoni devono scontare per l'indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi.
Platone


Quando una città retta da democrazia si ubriaca, con l’aiuto di cattivi coppieri, di libertà confondendola con la licenza, salvo a darne poi colpa ai capi accusandoli di essere loro i responsabili degli abusi e costringendoli a comprarsi l’impunità con dosi sempre più massicce d’indulgenza verso ogni sorta d’illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per poter continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio, quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi dal rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua avidità; quando il cittadino accetta che, da dovunque venga, chiunque gli capiti in casa possa acquistarsi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e c’è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private?
In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarne tutti i vizi; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo sulle gambe di chi le ha più corte; in un ambiente siffatto, diciamo, pensate voi che il cittadino accorrerebbe in armi a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?
Ecco, secondo noi, come nascono e donde nascono le tirannidi. Esse hanno due madri. Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi. Allora la gente si separa da coloro cui fa colpa di averla condotta a tanto disastro e si prepara a rinnegarla prima con sarcasmi, poi con la violenza, che della tirannide è pronuba e levatrice. Così muore la democrazia: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo.
Platone




Il tempo cambierà e persino capovolgerà molti dei tuoi convincimenti attuali. 
Trattieniti perciò, nel frattempo, dall'erigerti giudice delle più ardue questioni
Platone


Prima di pensare a cambiare il mondo, fare le rivoluzioni, meditare nuove costituzioni, stabilire un nuovo ordine, scendete prima di tutto nel vostro Cuore, fatevi regnare l'ordine, l'armonia e la pace. Soltanto dopo, cercate delle Anime che vi assomigliano e passate all'azione.
Platone


Le parole false non sono solo male in se stesse, ma infettano l'anima con il male
Platone


Ogni problema ha tre soluzioni:
la mia soluzione, la tua soluzione, e la soluzione giusta.
Platone.


Un discorso chiaro e perfetto è determinato da quattro cose: da ciò che bisogna dire, da quanto bisogna dire, dalle persone a cui bisogna rivolgersi e dal tempo in cui bisogna dirlo. Quello che bisogna dire deve essere utile a chi parla o ascolta, quanto bisogna dire deve essere nè più nè meno di ciò che è sufficiente per farsi capire, quanto alle persone cui ci si rivolge, bisogna tener conto se ci si rivolge a persone anziane o persone giovani, quanto al tempo, bisogna parlare nel momento opportuno, nè prima nè dopo.
Diversamente non si parlerà bene e si andrà incontro a un insuccesso.
Platone


La musica è la parte principale dell’educazione perché il ritmo e l’armonia
sono particolarmente adatte a penetrare l’anima.
Platone


‎L'inizio è la metà del tutto
PLATONE (427 - 347 a.C.)
Diogene Laerzio Vite dei filosofi


Se la natura non avesse voluto donne e schiavi,
avrebbe dato alle spole la qualità di filare da sole
Platone


Si può scoprire di più su una persona, in un'ora di gioco, che in un anno di conversazione
Platone



Epimèleia heautoù - “cura di sè” 
Socrate:
"Ebbene, che cosa significa prendersi cura di sè (epimèleia heautoù), perché spesso, senza accorgercene, non ci succeda di trascurare noi stessi, pur credendo di farlo?
quando un uomo si prende cura di se stesso?
Forse, quando si prende cura di ciò che è suo, allora si occupa anche di sé?"
(Platone, Alcibiade primo, 127E-128A, trad. it. di M. L. Gatti)

“Ebbene, o caro Alcibiade, anche l’anima se vuole conoscere se stessa deve guardare in un’altra anima e precisamente in quella parte di essa nella quale risiede la virtù dell’anima, la sapienza, o in altro a cui questa parte dell’anima sia simile”
Platone, Alcibiade


Socrate: Non hai notato che il volto di chi guarda nell'occhio appare riflesso, come in uno specchio, nella parte dell'occhio di chi si trova di fronte, che chiamiamo anche pupilla, dato che e` un'immagine di colui che osserva?
Alcibiade: Cio` che dici e` vero.
Socrate: Pertanto, se un occhio ne contempla un altro e guarda dentro la sua parte migliore, con cui anche vede, puo` osservare se stesso?
Alcibiade: Mi sembra di si.
(Platone, Alcibiade maggiore, 133 A)




«Ho qui chiamati SERVITORI DELLE LEGGI quelli che ordinariamente si chiamano GOVERNANTI, non per amore di nuove denominazioni, ma perché ritengo che data questa qualità dipenda soprattutto la salvezza o la rovina della città. Difatti DOVE LA LEGGE È SOTTOMESSA AI GOVERNANTI ED È PRIVA DI AUTORITÀ, IO VEDO PRONTA LA ROVINA DELLA CITTÀ; DOVE INVECE È SIGNORA DEI GOVERNANTI E I GOVERNANTI SONO I SUOI SCHIAVI, IO VEDO LA SALVEZZA DELLA CITTÀ e accumularsi su di essa tutti i beni che gli dèi sogliono largire alle città».
PLATONE, "Leggi", 715b


«È PIÙ UTILE ESSERE GOVERNATI DAL MIGLIORE DEGLI UOMINI O DALLE LEGGI MIGLIORI? Coloro che sostengono il POTERE REGIO asseriscono che LE LEGGI POSSONO SOLO DARE DELLE PRESCRIZIONI GENERALI, MA NON PROVVEDONO AI CASI CHE VIA VIA SI PRESENTANO, sicché in qualunque arte sarebbe ingenuo regolarsi secondo norme scritte. Tuttavia AI GOVERNANTI È NECESSARIA ANCHE LA LEGGE CHE DÀ PRESCRIZIONI UNIVERSALI, perché MIGLIORE È L’ELEMENTO CUI NON È POSSIBILE ESSER SOGGETTO DI PASSIONI che quello cui le passioni sono connaturate. Ora LA LEGGE NON HA PASSIONI CHE INVECE NECESSARIAMENTE SI RISCONTRANO IN OGNI ANIMA».
ARISTOTELE, "Politica", 1286a


Platone. I poeti, lo stato e i suoi magistrati.
Quanto ai nostri poeti ‘seri’, come si dice, quelli delle tragedie, se alcuni di questi venuti da noi ci interrogassero press’a poco così: «Ospiti, possiamo frequentare la vostra città e la vostra regione o no? Possiamo portarvi ed introdurvi le nostre opere o come avete deciso di fare per questa materia?», se ci interrogassero così che cosa mai dunque potremmo correttamente rispondere a questi uomini divini, a queste domande? A me infatti sembra che potremmo dir così: «Ospiti illustrissimi, noi stessi siamo poeti di una tragedia e, per quanto si possa, della migliore, della più bella; tutta la nostra costituzione è stata organizzata come imitazione della vita più nobile e più elevata e diciamo che questa è in realtà la tragedia più vicina alla natura della verità. Poeti siete voi, poeti siamo anche noi delle stesse cose, vostri rivali nell’arte e nella rappresentazione del dramma più bello che solo la vera legge, per natura, può realizzare, come è la nostra speranza ora. Non pensate che così facilmente vi permettiamo di piantare le vostre scene nelle nostre piazze e di introdurvi attori dalla bella voce, che grideranno più di noi, non pensate che vi permetteremo di arringare i giovani e le donne e tutta la turba del popolo, che vi lasciamo parlare sugli stessi costumi in modo diverso dal nostro, e che vi lasciamo dire in maggior numero, e per lo più, cose contrarie rispetto a quelle che diciamo noi. Saremmo diventati quasi completamente pazzi, noi e tutto lo stato, qualsiasi stato vi lasciasse fare le cose dette ora prima che i magistrati abbiano giudicato se quello che voi avete composto può esser detto ed è meritevole di essere divulgato fra i cittadini o non lo è affatto. Ora voi, figli delle dodici Muse, mostrate dunque ai magistrati i vostri carmi, prima di tutto, accanto ai nostri, e se risulterà che voi dite le stesse cose che noi diciamo, o anche se le direte migliori, noi vi apriremo i teatri, ma se non è così, amici, noi proprio mai potremmo farlo».
PLATONE (428/427 – 347 a.C. ), “Leggi”, trad. di Attilio Zadro, in ID., “Opere”, Laterza, Bari 1966, 2 voll., vol. II, VII, XIX, 817a – 818e, pp. 822 – 823.


Tutto quello che c’è da sapere su: Platone
Perché comprendere è importante ma anche solo sapere quelle quattro o cinque cose che vi faranno fare bella figura in società.

Platone (Atene, 428/427 a.C. – Atene, 348/347 a.C.) era il suo soprannome (che come ben sapete significa “largo di spalle”), il suo vero nome era Aristocle, come il nonno. Il padre Aristone si diceva fosse discendente di Kodro, l’ultimo re di Atene, la madre Periktione che fosse discendente di Solone (e già dal pedigree avete capito con chi avete a che fare). Che scrisse dei dialoghi lo sapete, che ebbero come protagonista principale Socrate pure, potete accennare qualcosa sulla maieutica, cioè l’arte di trarre dall’interlocutore la verità per sfinimento, caratteristica che di solito è attribuita al sileno, precisatelo.

Idee iperuraniche (Fedro). Siccome ogni cosa nel mondo sensibile è caratterizzata dalla molteplicità (vale a dire che difficilmente in natura troverete un ente uguale all’altro), per ogni ente che esiste ci dev’essere da qualche parte un suo corrispettivo ideale e perfettissimo, questa gipsoteca cosmica di enti perfettissimi si trova nell’Iperuranio (cioè nella zona al di là della volta celeste). Lassù vi troverete l’uomo ideale, ideale nella forma e nello spirito, il maschio coraggioso con gli addominali scolpiti, la donna servizievole con le belle natiche e le puppe a pera (i cavalli perfettissimi, come quelli di David e Géricault).

Demiurgo (Timeo). Il Demiurgo, cioè l’artifex supremo, è l’entità che prende come modello le idee (forme) dell’Iperuranio per plasmare le cose del mondo, per farlo utilizza la materia madre indistruttibile, ovviamente i prodotti di questo processo di creazione saranno tutti manchevoli e imperfetti (quindi non datevi pena se siete pieni di difetti, è destino ineluttabile dei mortali).

Metempsicosi, reminiscenza (Fedro). Dopo morti le anime degli uomini fuggono verso l’Iperuranio, alcune di loro, le più dotate, intravedono il mondo delle idee oltre la coltre di nubi, ma sono presto richiamate in basso, a far da cocchiere ai nuovi corpi (metempsicosi, trasferimento delle anime), incarnandosi si dimenticano quel che hanno visto. Conoscere sarà dunque per gli uomini un ricordare ciò che le loro anime hanno intravisto nelle loro occasionali scampagnate fuori porta (il corpo come gabbia che impedisce la vera conoscenza, la morte come liberazione).

I prodromi del cristianesimo. Per mostrare a tutti che la sapete lunga paragonate l’impostazione metafisica di Platone a quella del cristianesimo: il mondo oltre il mondo, la distinzione fra una dimensione celeste eterna e perfettissima e il mondo sottostante corruttibile, il dio creatore, le anime svolazzanti, ecc. Se siete atei potete pure giocarvi una velenosissima “i cristiani hanno copiato tutto da Platone!”, ma loro vi risponderanno retroattivamente “al contrario, è Platone che già partecipava alla verità del cristianesimo” (ne hanno sempre pronta una).

Il mito della caverna (La Repubblica). Per il mito della caverna vi serve: una caverna, un gruppo di uomini in fondo alla suddetta caverna incatenati mani e piedi e costretti con la testa rivolta in avanti, un fuoco all’imbocco della caverna, un muretto di rialzo fra il fuoco e gli uomini con una serie di persone intente a trasportare oggetti, la loro ombre (cinesi) proiettate sul fondo, gli uomini incatenati che le scambiano per persone in carne e ossa. Supponiamo a questo punto che uno dei prigionieri venga liberato, egli, sulle prime, non riuscirebbe a sostenere lo sguardo del fuoco e ne rimarrebbe abbagliato (shock intellettuale), ma una volta abituato alla verità vorrebbe rientrare nella caverna per rendere i suoi compari partecipi di quella. Spiegazione: la verità abbaglia i dormienti, la filosofia li libera e innesca il desiderio di diffonderla.

Platonico. Per “platonico” dunque s’intende: riferito a un mondo spirituale chiuso nella sua estatica perfezione, distinto da un mondo sensibile gravato dall’imperfezione; teorizzazione di un mondo oltre il mondo; tutto ciò che rimane solo nell’idea e non viene esperito (sperimentato) nella pratica.

Seguirà la parte della teorizzazione dello Stato filosofico.

Forma Mentis, Tumbir




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