domenica 4 marzo 2012

Platone. Sii gentile con tutti, ogni persona che incontri sta combattendo una dura battaglia


"Amicus Plato, sed magis amica veritas."
Locuzioine latina citata da Ammonio che, nella Vita di Aristotele, la attribuiva a Platone con riferimento al suo maestro Socrate: la forma di Ammonio era "amicus Socrates, sed magis amica veritas "


L’anima è fatta di un’essenza indivisibile che viene dall’alto e di una che si smembra nei corpi.
Platone, Timeo 35A 1,3


«L’artefice fece il mondo perfettamente liscio tutt’intorno per molte ragioni. Infatti non aveva bisogno d’occhi, non essendovi niente da vedere al di fuori, né d’orecchi, non essendovi niente da udire… E non essendovi bisogno di piedi per la sua rotazione, lo generò senza gambe né piedi».
Platone, Timeo, VII


Lui (Dio) ha generato un’immagine “mobile” di eternità …che è precisamente quello che noi chiamiamo Tempo… Ha generato i giorni e le notti, i mesi e gli anni che non esistevano prima… quando ha creato il cielo, il sole, la luna e le altre cinque stelle, allora il tempo potè iniziare.
Platone, Timeo


"E’ dell’uomo assennato il ricordare e considerare le cose dette in sogno o nella veglia dalla natura divinatrice o ispirata, e il discernere col ragionamento tutte le immagini vedute..."
Platone, Timeo




D'altro canto, nemmeno gli ignoranti amano la sapienza, né desiderano diventare sapienti. Proprio in questo, difatti, l'ignoranza è insopportabile, nel credere da parte di chi non è né bello né eccellente, e neppure saggio, di essere adeguatamente dotato. Chi non ritiene di essere privo, dunque, non desidera ciò di cui non crede di aver bisogno.
Platone


Il senso della filosofia, più che nella risposta alle domande,
sta nelle domande stesse e nel percorso di ricerca che ne deriva
Platone

Non conosco una via infallibile per la felicità, ma solo una per l’infelicità: voler accontentare tutti.
Platone

Sii gentile con tutti, ogni persona che incontri sta combattendo una dura battaglia
Platone


I sapienti dicono, o Callicle, che cielo, terra, Dei e uomini, sono tenuti insieme dalla comunanza, dall'amicizia, dall'ordine, dalla saggezza e dalla rettitudine: ed è proprio per tale ragione, o amico, che essi chiamano questo tutto cosmo, e non invece disordine o sregolatezza. Ora mi sembra che tu non ponga mente a queste cose, pur essendo tanto sapiente, e mi sembra che ti sia sfuggito che l'uguaglianza geometrica ha grande potere fra gli Dei e fra gli uomini.
Platone, Gorgia, 507 E 6 - 508 A 7

Gli uomini si associano tra loro per le varie necessità di cui hanno bisogno; e quando hanno raccolto in un'unica sede molte persone per ricevere aiuto dalla comunanza reciproca, nasce quella coabitazione cui diamo il nome di città.
Platone


Platone, I più onesti dei filosofi sono inutili alla maggioranza.
“[Socrate e Adimanto] Dici il vero, quando affermi che i più onesti dei filosofi sono inutili alla maggioranza; però invitalo a incolpare dell’inutilità coloro che ad essi non ricorrono, non le persone oneste. Non è naturale che sia il pilota a chiedere ai marinai di essere governati da lui né che siano i sapienti a recarsi alle porte dei ricchi. Chi si è vantato di questo motto di spirito si è ingannato; la verità è invece che, se è ammalato un ricco come se lo è un povero, è lui che deve andare alle porte dei medici; e che chiunque ha bisogno di essere governato, deve lui stesso a quelle di chi è capace di governare, non che sia l’uomo di governo a chiedere ai governanti di essere governati, se c’è veramente qualche bisogno di lui. Ma non sbaglierei se paragonerai gli odierni governanti degli stati a quei marinai che poco fa dicevamo, e ai veri piloti coloro che da questi marinai sono detti gente inutile e cianciante in aria. –Benissimo, disse. – Per questi motivi e in queste condizioni non è facile che la più alta professione sia molto apprezzata da chi coltiva quelle opposte. Di gran lunga la più grave e violenta accusa mossa alla filosofia viene da coloro che affermano di occuparsi di questioni filosofiche: sono appunto quelli che, come dici, fanno dire all’avversario della filosofia che la maggioranza di coloro che la praticano è gente pessima e che i più onesti sono gente inutile; e io ho riconosciuto che dicevi la verità. Non è così? – Sì.”
PLATONE (428/427 – 347 a.C.), “La repubblica”, trad. di Franco Sartori, in ID., “Opere”, Laterza, Bari 1966, 2 voll., vol. II, VI, IV, 489[b] – 489[d], pp. 312 – 313.

Quando un popolo divorato dalla sete della libertà si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta se ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti e la stessa considerazione dei vecchi; e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani (…) In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia”.
{IV secolo a.C.} Platone, libro VIII de “La Repubblica"



Vidi dunque che mai sarebbero cessate le sciagure delle generazioni umane, se prima al potere politico non fossero pervenuti uomini veramente e schiettamente filosofi, o i capi politici delle città non fossero divenuti, per qualche sorte divina, veri filosofi. 
Platone

Se nelle città i filosofi non diventeranno re o quelli che ora sono detti re e sovrani non praticheranno la filosofia in modo genuino e adeguato, e potere politico e filosofia non verranno a coincidere, con la necessaria esclusione di quelli che in gran numero ora si dedicano separatamente all'una o all'altra attività, le città non avranno tregua dai mali.
Platone

I sapienti dicono, o Callicle, che cielo, terra, Dei e uomini, sono tenuti insieme dalla comunanza, dall'amicizia, dall'ordine, dalla saggezza e dalla rettitudine: ed è proprio per tale ragione, o amico, che essi chiamano questo tutto cosmo, e non invece disordine o sregolatezza. Ora mi sembra che tu non ponga mente a queste cose, pur essendo tanto sapiente, e mi sembra che ti sia sfuggito che l'uguaglianza geometrica ha grande potere fra gli Dei e fra gli uomini.
Platone, Gorgia

Accade invece che, quando ci si trovi in disaccordo su qualche punto, e quando l'uno non riconosca che l'altro parli bene e con chiarezza, ci si infuria, e ciascuno pensa che l'altro parli per invidia nei propri confronti, facendo a gara per avere la meglio e rinunciando alla ricerca sull'argomento proposto nella discussione.
Platone, Gorgia


Le parole false non sono solo male in se stesse, ma infettano l'anima con il male
Platone


Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri. Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi. Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice. Così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo.
Platone


La democrazia trapassa in nepotismo.
Platone


Oligarchia è un governo basato sul valore della proprietà,
nel quale i ricchi detengono il potere e i poveri ne sono privati.
Platone


La pena che i buoni devono scontare per l'indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi.
Platone


Il tempo cambierà e persino capovolgerà molti dei tuoi convincimenti attuali. 
Trattieniti perciò, nel frattempo, dall'erigerti giudice delle più ardue questioni
Platone


Prima di pensare a cambiare il mondo, fare le rivoluzioni, meditare nuove costituzioni, stabilire un nuovo ordine, scendete prima di tutto nel vostro Cuore, fatevi regnare l'ordine, l'armonia e la pace. Soltanto dopo, cercate delle Anime che vi assomigliano e passate all'azione.
Platone


Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione, e la soluzione giusta.
Platone.


Un discorso chiaro e perfetto è determinato da quattro cose: da ciò che bisogna dire, da quanto bisogna dire, dalle persone a cui bisogna rivolgersi e dal tempo in cui bisogna dirlo. Quello che bisogna dire deve essere utile a chi parla o ascolta, quanto bisogna dire deve essere nè più nè meno di ciò che è sufficiente per farsi capire, quanto alle persone cui ci si rivolge, bisogna tener conto se ci si rivolge a persone anziane o persone giovani, quanto al tempo, bisogna parlare nel momento opportuno, nè prima nè dopo.
Diversamente non si parlerà bene e si andrà incontro a un insuccesso.
Platone

La libertà consiste nell'essere padrone della propria vita e nel fare poco conto delle ricchezze
Platone

Il pensare è l' anima che parla a se stessa.
Platone


La musica è la parte principale dell’educazione perché il ritmo e l’armonia
sono particolarmente adatte a penetrare l’anima.
Platone


‎L'inizio è la metà del tutto
PLATONE (427 - 347 a.C.)
Diogene Laerzio Vite dei filosofi


Mai temerò e fuggirò quelle cose che io non so se siano buone,
per altre che, invece, so e riconosco cattive.
Platone, Apologia di Socrate


Se la natura non avesse voluto donne e schiavi,
avrebbe dato alle spole la qualità di filare da sole
Platone


Difficilmente ho mai incontrato un matematico in grado di ragionare
Platone


Occorre fondare la conoscenza sul brivido che la bellezza desta nel cuore
Platone


Si può scoprire di più su una persona, in un'ora di gioco, che in un anno di conversazione
Platone



Epimèleia heautoù - “cura di sè” 
Socrate:
"Ebbene, che cosa significa prendersi cura di sè (epimèleia heautoù), perché spesso, senza accorgercene, non ci succeda di trascurare noi stessi, pur credendo di farlo?
quando un uomo si prende cura di se stesso?
Forse, quando si prende cura di ciò che è suo, allora si occupa anche di sé?"
(Platone, Alcibiade primo, 127E-128A, trad. it. di M. L. Gatti)

“Ebbene, o caro Alcibiade, anche l’anima se vuole conoscere se stessa deve guardare in un’altra anima e precisamente in quella parte di essa nella quale risiede la virtù dell’anima, la sapienza, o in altro a cui questa parte dell’anima sia simile”
Platone, Alcibiade


Socrate: Non hai notato che il volto di chi guarda nell'occhio appare riflesso, come in uno specchio, nella parte dell'occhio di chi si trova di fronte, che chiamiamo anche pupilla, dato che e` un'immagine di colui che osserva?
Alcibiade: Cio` che dici e` vero.
Socrate: Pertanto, se un occhio ne contempla un altro e guarda dentro la sua parte migliore, con cui anche vede, puo` osservare se stesso?
Alcibiade: Mi sembra di si.
(Platone, Alcibiade maggiore, 133 A)




«Ho qui chiamati SERVITORI DELLE LEGGI quelli che ordinariamente si chiamano GOVERNANTI, non per amore di nuove denominazioni, ma perché ritengo che data questa qualità dipenda soprattutto la salvezza o la rovina della città. Difatti DOVE LA LEGGE È SOTTOMESSA AI GOVERNANTI ED È PRIVA DI AUTORITÀ, IO VEDO PRONTA LA ROVINA DELLA CITTÀ; DOVE INVECE È SIGNORA DEI GOVERNANTI E I GOVERNANTI SONO I SUOI SCHIAVI, IO VEDO LA SALVEZZA DELLA CITTÀ e accumularsi su di essa tutti i beni che gli dèi sogliono largire alle città».
PLATONE, "Leggi", 715b


«È PIÙ UTILE ESSERE GOVERNATI DAL MIGLIORE DEGLI UOMINI O DALLE LEGGI MIGLIORI? Coloro che sostengono il POTERE REGIO asseriscono che LE LEGGI POSSONO SOLO DARE DELLE PRESCRIZIONI GENERALI, MA NON PROVVEDONO AI CASI CHE VIA VIA SI PRESENTANO, sicché in qualunque arte sarebbe ingenuo regolarsi secondo norme scritte. Tuttavia AI GOVERNANTI È NECESSARIA ANCHE LA LEGGE CHE DÀ PRESCRIZIONI UNIVERSALI, perché MIGLIORE È L’ELEMENTO CUI NON È POSSIBILE ESSER SOGGETTO DI PASSIONI che quello cui le passioni sono connaturate. Ora LA LEGGE NON HA PASSIONI CHE INVECE NECESSARIAMENTE SI RISCONTRANO IN OGNI ANIMA».
ARISTOTELE, "Politica", 1286a


Platone. I poeti, lo stato e i suoi magistrati.
Quanto ai nostri poeti ‘seri’, come si dice, quelli delle tragedie, se alcuni di questi venuti da noi ci interrogassero press’a poco così: «Ospiti, possiamo frequentare la vostra città e la vostra regione o no? Possiamo portarvi ed introdurvi le nostre opere o come avete deciso di fare per questa materia?», se ci interrogassero così che cosa mai dunque potremmo correttamente rispondere a questi uomini divini, a queste domande? A me infatti sembra che potremmo dir così: «Ospiti illustrissimi, noi stessi siamo poeti di una tragedia e, per quanto si possa, della migliore, della più bella; tutta la nostra costituzione è stata organizzata come imitazione della vita più nobile e più elevata e diciamo che questa è in realtà la tragedia più vicina alla natura della verità. Poeti siete voi, poeti siamo anche noi delle stesse cose, vostri rivali nell’arte e nella rappresentazione del dramma più bello che solo la vera legge, per natura, può realizzare, come è la nostra speranza ora. Non pensate che così facilmente vi permettiamo di piantare le vostre scene nelle nostre piazze e di introdurvi attori dalla bella voce, che grideranno più di noi, non pensate che vi permetteremo di arringare i giovani e le donne e tutta la turba del popolo, che vi lasciamo parlare sugli stessi costumi in modo diverso dal nostro, e che vi lasciamo dire in maggior numero, e per lo più, cose contrarie rispetto a quelle che diciamo noi. Saremmo diventati quasi completamente pazzi, noi e tutto lo stato, qualsiasi stato vi lasciasse fare le cose dette ora prima che i magistrati abbiano giudicato se quello che voi avete composto può esser detto ed è meritevole di essere divulgato fra i cittadini o non lo è affatto. Ora voi, figli delle dodici Muse, mostrate dunque ai magistrati i vostri carmi, prima di tutto, accanto ai nostri, e se risulterà che voi dite le stesse cose che noi diciamo, o anche se le direte migliori, noi vi apriremo i teatri, ma se non è così, amici, noi proprio mai potremmo farlo».
PLATONE (428/427 – 347 a.C. ), “Leggi”, trad. di Attilio Zadro, in ID., “Opere”, Laterza, Bari 1966, 2 voll., vol. II, VII, XIX, 817a – 818e, pp. 822 – 823.






“τῶν δὲ σπουδαίων, ὥς φασι, τῶν περὶ τραγῳδίαν ἡμῖν ποιητῶν, ἐάν ποτέ τινες αὐτῶν ἡμᾶς ἐλθόντες ἐπανερωτήσωσιν οὑτωσί πως: ‘ὦ ξένοι, πότερον φοιτῶμεν ὑμῖν εἰς τὴν πόλιν τε καὶ χώραν ἢ μή, καὶ τὴν ποίησιν φέρωμέν τε καὶ ἄγωμεν, ἢ πῶς ὑμῖν δέδοκται περὶ τὰ τοιαῦτα δρᾶν;’ - τί οὖν ἂν πρὸς ταῦτα ὀρθῶς ἀποκριναίμεθα τοῖς θείοις ἀνδράσιν; ἐμοὶ μὲν γὰρ δοκεῖ τάδε: ‘ὦ ἄριστοι,’ φάναι,‘τῶν ξένων, ἡμεῖς ἐσμὲν τραγῳδίας αὐτοὶ ποιηταὶ κατὰ δύναμιν ὅτι καλλίστης ἅμα καὶ ἀρίστης: πᾶσα οὖν ἡμῖν ἡ πολιτεία συνέστηκε μίμησις τοῦ καλλίστου καὶ ἀρίστου βίου, ὃ δή φαμεν ἡμεῖς γεὄντως εἶναι τραγῳδίαν τὴν ἀληθεστάτην. ποιηταὶ μὲν οὖν ὑμεῖς, ποιηταὶ δὲ καὶ ἡμεῖς ἐσμὲν τῶν αὐτῶν, ὑμῖν ἀντίτεχνοί τε καὶ ἀνταγωνισταὶ τοῦ καλλίστου δράματος, ὃ δὴ νόμος ἀληθὴς μόνος ἀποτελεῖν πέφυκεν, ὡς ἡ παρ᾽ ἡμῶν ἐστιν ἐλπίς: μὴ δὴ δόξητε ἡμᾶς ῥᾳδίως γε οὕτως ὑμᾶς ποτε παρ᾽ ἡμῖν ἐάσειν σκηνάς τε πήξαντας κατ᾽ἀγορὰν καὶ καλλιφώνους ὑποκριτὰς εἰσαγαγομένους, μεῖζον φθεγγομένους ἡμῶν, ἐπιτρέψειν ὑμῖν δημηγορεῖν πρὸς παῖδάς τε καὶ γυναῖκας καὶ τὸν πάντα ὄχλον, τῶν αὐτῶν λέγοντας ἐπιτηδευμάτων πέρι μὴ τὰ αὐτὰ ἅπερ ἡμεῖς, ἀλλ᾽ὡς τὸ πολὺ καὶ ἐναντία τὰ πλεῖστα. σχεδὸν γάρ τοι κἂν μαινοίμεθα τελέως ἡμεῖς τεκαὶ ἅπασα ἡ πόλις, ἡτισοῦν ὑμῖν ἐπιτρέποι δρᾶν τὰ νῦν λεγόμενα, πρὶν κρῖναι τὰς ἀρχὰς εἴτε ῥητὰ καὶ ἐπιτήδεια πεποιήκατε λέγειν εἰς τὸ μέσον εἴτε μή. νῦν οὖν, ὦ παῖδες μαλακῶν Μουσῶν ἔκγονοι, ἐπιδείξαντες τοῖς ἄρχουσι πρῶτον τὰς ὑμετέρας παρὰ τὰς ἡμετέρας ᾠδάς, ἂν μὲν τὰ αὐτά γε ἢ καὶ βελτίω τὰ παρ᾽ ὑμῶν φαίνηται λεγόμενα, δώσομεν ὑμῖν χορόν, εἰ δὲ μή, ὦ φίλοι, οὐκ ἄν ποτε δυναίμεθα.’”


ΠΛΑΤΩΝΟΣ “Νόμοι”, in “Platonis Opera”, ed. John Burnet, Oxford University Press, Oxford 1903, VII, 817α- 817ε.




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