mercoledì 21 marzo 2012

Philip Roth, Pastorale americana. American Pastoral è la storia di Seymour Levov detto "lo Svedese", un uomo che dalla vita ha avuto tutto: bellezza, carriera, soldi, una moglie ex Miss New Jersey e una bambina a lungo desiderata, ma il cui mondo pian piano va in pezzi quando pare che la figlia ormai adolescente abbia compiuto un attacco terroristico che provoca una vittima. Come è possibile che una tragedia di questo tipo sia accaduta proprio allo Svedese, la persona che per tutta la sua vita ha incarnato il Sogno Americano? Dove ha sbagliato?

Coetaneo di "Nello splendore dei gigli" del 1996, con il quale condivide molte delle tematiche trattate, Pastorale americana è a mio parere inferiore al riuscitissimo romanzo di John Updike, ma ha avuto maggior successo di pubblico e di critica per motivi che mi sfuggono - forse per una sua maggiore classicità.


Uno dei più bei libri della letteratura americana contemporanea, per me,
un grande romanzo di oltre 400 pagine che ci lascia con molti punti di domanda,
e questa è anche la sua grandezza.
Il mitico PHILIP ROTH ci apre una finestra sul mondo americano degli anni 50 
con questa sua PASTORALE AMERICANA



- AMERICAN PASTORAL - regia di Ewan McGregor - drammatico - 126 ' -
Tratto dal libro capolavoro di Philip Roth vincitore del Premio Pulitzer,
American Pastoral è la storia di Seymour Levov detto "lo Svedese", 
un uomo che dalla vita ha avuto tutto: 
bellezza, carriera, soldi, una moglie ex Miss New Jersey 
e una bambina a lungo desiderata
ma il cui mondo pian piano va in pezzi quando pare che la figlia ormai adolescente 
abbia compiuto un attacco terroristico che provoca una vittima.
Come è possibile che una tragedia di questo tipo sia accaduta proprio allo Svedese, 
la persona che per tutta la sua vita ha incarnato il Sogno Americano? 
Dove ha sbagliato?
Come sempre, se si è prima letto il romanzo, tutto pare scarnificato,
ma io trovo ovvio questo passaggio dal libro alla sceneggiatura
non mi stupisce più, vado al cinema preparata.
Immergetevi in un film che per due ore non abbasserà mai la vostra attenzione,
che porta il bel mondo degli anni Cinquanta, che ha una fotografia straordinaria,
che a volte pare entrare nei quadri di HOPPER,
con una bravura indiscussa di recitazione e un mare di idee che ci lascia aperte al giudizio.
Io ho trovato il film bellissimo e che ha colto l'essenziale e non concordo minimamente con le critiche della stampa in generale. Non perdetevelo!


 topkapi ha scritto il  11 mag 2015 11:01
"La storia è l'arrovellarsi di un padre che vorrebbe capire cosa ha portato la figlia Merry, una ragazza dell'alta borghesia americana, ben educata, ricca e amata, a diventare una terrorista che uccide le persone con le bombe, a darsi alla latitanza - periodo nel quale ne passa di tutti i colori - e a divenire, infine, una specie di guru, che non mangia, non si lava, quasi non respira per non uccidere nessun essere vivente. Il padre, conosciuto come “lo Svedese”, non troverà le risposte che cerca. Ci sono persone che, pur cercando, non trovano mai una loro collocazione nella vita, si appassionano a tante cose, anche diversissime tra loro, a volte mettendosi in guai molto seri, senza mai riuscire a trovare la loro vera ragione di vita, senza mai riuscire a dare un senso a ciò che sono e a ciò che fanno e, per questo, alla fine soccombono".



Una bambina balbuziente che diventa terrorista,un paese dilaniato,un padre massacrato dall'amore genitoriale apparentemente chiuso nel suo egoismo,la dolciastra esistenza della Famiglia,il suo sgretolarsi, la ribellione,il rimpianto,lo struggente reincontrarsi, la perdita.Magistrale, un libro da rileggere, commovente, intensissimo.
 lighea ha scritto il  20 gen 2013 17:06


La domanda è perché? Perché Seymour non reagisce, perché non la protegge, non la salva, non la vendica, non la uccide? La radice della nevrosi, della balbuzie, è la stessa radice della famiglia perfetta. Nascere per occupare una casella nella scheda punti di una coppia perfetta, che a sua volta occupa una casella nella società perfetta dell'America del dopoguerra. Un gigante dai piedi d'argilla. Come Seymour.
 Rosa ha scritto il  8 gen 2011 09:33


Meredith "Merry" Levov è una bella, bionda e intelligente bambina americana:
ha come genitori Seymour Levov, campione sportivo del liceo, uomo dolce gentile e di successo che ha rilevato la fabbrica di guanti di suo padre, e Dawn Dwyer, miss New Jersey e mancata miss America, una donna forte e gentile che si mette ad allevare vacche per dimostrare che non è solo un corpo dietro un sorriso da passerella. Seymour e Dawn, belli, biondi e perfetti,la realizzazione del sogno americano.
E allora come mai la piccola Merry, afflitta da un'inguaribile balbuzie, diviene un'adolescente grassa, inquieta e arrabbiata, al punto da compiere un atto terroristico ridicolo, se non fosse tragico, che fa saltare l'ufficio postale della sua piccola cittadina (come il chiosco di giornali del bombarolo di De André...)?
Perché il padre, la cui anima appare anch'essa un cumulo di macerie dietro la facciata apparentemente intatta, la ritrova dopo cinque anni e altre cinque vittime, che vive nella sporcizia e nel degrado più totale, che non mangia e non si lava perché la religione giaina le impone "di non fare del male all'acqua"?
Seymour Levov muore senza trovarle, le risposte.
E sì che gliele aveva vomitate in faccia il suo rabbioso, collerico, geniale fratello Jerry:
la tragedia nasce dal senso di inadeguatezza e di inappartenenza della piccola, la figlia imperfetta e balbuziente di Barbie e Ken. E diventa simbolo del motivo recondito e inconfessabile di tutte le rivoluzioni, mascherate da ansia di giustizia sociale, pacifismo e altri nobili ideali del genere: la volontà cieca di distruggere - per troppo amore?- quello che in fondo, lo sappiamo, non potrà mai veramente appartenerci.
 Dragoval ha scritto il  9 ott 2011 21:33



 "scala antincendio arrugginita all'immensa solitudine nella vita degli esseri umani.
Si, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre,
c'è uno strato di solitudine ancora più profondo.
Non c'è nulla che possiamo fare per liberarcene...".




"I fuorilegge sono dappertutto. Hanno varcato la soglia."
"Non sei tenuto a venerare la tua famiglia, non sei tenuto a venerare il tuo paese, non sei tenuto a venerare il posto in cui vivi, ma devi sapere che li hai, devi sapere che sei parte di loro. Perché chi non lo sa, è la fuori da solo, e mi fa pena."
"Tutti abbiamo una casa. E' lì che va sempre tutto storto."
Philip Roth, Pastorale americana.



"Mai in tutta la sua vita aveva avuto l'occasione di chiedersi: 
- perché le cose sono come sono? - ; 
perché avrebbe dovuto farlo, se per lui erano state sempre perfette? 
Perché le cose sono come sono? 
Una domanda senza risposta, 
e fino a quel momento era stato così fortunato 
da ignorare addirittura che esistesse la domanda".
Philip Roth, Pastorale americana.


[...] Come penetrare nell'intimo della gente
Era una dote o una capacità che non possedeva. 
Non aveva semplicemente la combinazione di quella serratura. 
Prendeva per intelligente chi lanciava i segnali dell'intelligenza. 
E fino a quel momento non era riuscito a vedere dentro sua figlia, 
non era riuscito a vedere dentro sua moglie, 
non era riuscito a vedere dentro la sua unica amante: 
forse non aveva neppure cominciato a vedere dentro di sé.


"la figlia che lo sbalza dalla tanto desiderata pastorale americana 
e lo proietta in tutto ciò che è la sua antitesi e il suo nemico, 
nel furore, nella violenza e nella disperazione della contropastorale: 
nell'innata rabbia cieca dell'America".


 "Ma cos'ha la loro vita che non va?
Cosa diavolo c'è di meno riprovevole della vita dei Levov?"



Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c'è un senso
E quando capita una cosa simile, la felicità non è più spontanea. 
È artificiale e, anche allora, comprata 
al prezzo di un ostinato estraniamento 
da se stessi e dalla propria storia.
Philip Roth, Pastorale americana.


Ci sono cento diversi modi di tenere la mano di una persona. 
Ci sono i modi in cui tieni la mano di un bambino, 
i modi in cui tieni la mano di un amico, 
i modi in cui tieni la mano di un anziano genitore, 
i modi in cui tieni le mani dei parenti, dei morenti, dei defunti. 
Lui tenne la mano di Dawn 
come un uomo tiene la mano della donna che adora, 
con tutta l’emozione che si riversa nella sua stretta, 
come se la pressione sul palmo della mano 
producesse uno scambio spirituale, 
come se l’intrecciarsi delle dita 
simboleggiasse ogni intimità.
Philip Roth, Pastorale americana.




Un uomo che si ritrova in mano le carte sbagliate per la partita da giocare.
Assolutamente impreparato a ciò che sta per abbattersi su di lui.
Come avrebbe potuto sapere, con tutta la sua bontà così accuratamente calibrata, 
che il prezzo di una vita obbediente era tanto alto?
Ci si rassegna all’obbedienza per abbassare il prezzo.
Una bella moglie. Una bella casa. Un’azienda magistralmente gestita.
Un padre difficile trattato abbastanza bene.
L’aveva realizzata per davvero, la sua versione del paradiso.
Così vivono gli uomini di successo.
Sono buoni cittadini. sono fortunati.
Sono riconoscenti. Dio sorride loro.
Se ci sono problemi, si adattano.
E poi tutto cambia e diventa impossibile. 
Più nulla e nessuno che sorrida loro.
E allora chi riesce ad adattarsi?
Ecco un uomo che non è stato programmato per avere sfortuna,
e ancora meno per l’impossibile.
Ma chi è pronto ad affrontare l’impossibile che sta per verificarsi? 
Chi è pronto ad affrontare la tragedia e l’incomprensibilità del dolore? 
Nessuno.
La tragedia dell’uomo impreparato alla tragedia:
cioè la tragedia di tutti.”
Philip Roth, Pastorale americana



"La vita di Levov lo Svedese, per quanto ne sapevo io, 
era stata molto semplice e molto comune, 
e perciò bellissima, perfettamente americana."

Seymour Irving Levov, lo Svedese, 
"...un vecchio nomignolo americano, 
trovato da un professore di ginnastica, 
dato in una palestra, un nome che lo rese mitico ...", 
aveva tutto quello che serviva per essere ricordato non solo nel suo quartiere di Newark.

Bello come pochi, 
"nessuno aveva nulla che somigliasse anche lontanamente 
alla mascella quadrata e all'inespressiva maschera vichinga 
di questo biondino dagli occhi celesti
che "brillava come estremo nel football, 
pivot nel basket e prima base nel baseball" 
che dopo i tanti successi sportivi che lo hanno reso famoso 
sposa la bellissima Dawn Dwyer , reginetta di bellezza del New Yersey .
E ciò riuscendo ad imporsi, per la prima volta in vita sua, 
al proprio padre Lou che da buon ebreo 
non approvava un matrimonio con una "shiksa", 
una ragazza irlandese e per di più cattolica.

E poi l'arrivo dell'adorata figlia Merry, 
il crescente successo a capo della Newark Maid, 
la più famosa industria di guanti della zona creata dal padre, 
segna un periodo d' ascesa e di grande benessere 
fino a che qualcosa di irreparabile 
non viene a sconvolgere irrimediabilmente la sua vita 
e quella della sua famiglia mandando in frantumi tutte le certezze 
sulla quali aveva basato la propria esistenza .

Di colpo la perfezione, 
la bellezza che appariva ai suoi occhi di sognatore 
ogni giorno trascorso a Old Rimrock 
" ...passando davanti alle bianche staccionate dei pascoli che amava, 
agli ondulati campi di fieno che amava, ai campi di granturco, 
ai campi di rape , alle stalle, ai cavalli , alle vacche, agli stagni, 
alle sorgenti, alle cascate, alle piante di crescione, alle code cavalline, 
ai prati, agli ettari ed ettari di bosco che amava 
con tutto l'infantile amore per la natura 
di un nuovo abitante della campagna, 
finché raggiungeva gli aceri centenari che amava 
e la vecchia e massiccia casa di pietra che amava..." 
viene a svanire per sempre.
[...]
  Jimmy ha scritto il  16 ott 2016 17:59 8 1



"...La sua faccia era vuota di tutto 
tranne che dello sforzo per trattenere le lacrime. 
Sembrava incapace di impedire persino questo. 
Non poteva impedire più nulla. 
Non aveva mai potuto farlo, anche se soltanto adesso sembrava pronto a credere che fabbricare superbi guanti da donna di ogni misura non garantisse la costruzione di una vita tale da andare a pennello a tutti coloro che amava. Tutt'altro
Credi di poter proteggere una famiglia e non riesci a proteggere nemmeno te stesso
Si aveva l'impressione che non fosse rimasto nulla di colui che non poteva essere distolto dal suo compito, che non trascurava nessuno nella sua crociata contro il disordine
contro l'eterno problema dell'errore e dell'insufficienza dell'uomo
non si vedeva più nulla, lì dove si trovava, del portamento rigido e inflessibile di colui che, 
solo trenta minuti prima, sarebbe stato pronto ad abbassare la testa per caricare anche i suoi alleati. 
Il combattente aveva subito la più grande delle disfatte. 
Nulla di solido rimaneva in lui con cui ammazzare di botte la devianza. 
Ciò che avrebbe dovuto essere non era. 
La devianza aveva avuto la meglio. Impossibile fermarla. 
In un modo assolutamente inverosimile, 
ciò che non avrebbe dovuto accadere era accaduto 
e ciò che avrebbe dovuto accadere non era accaduto.
Il vecchio sistema per mantenere l'ordine non funziona più. 
Tutto quello che restava erano la sua paura e il suo sbalordimento, 
non più celati da nessuno schermo"
Philip Roth, Pastorale americana



“Sua figlia era una folle assassina 
che si nascondeva sul pavimento di una stanza di Newark, 
sua moglie aveva un amante che fingeva di scoparla sopra il lavandino della cucina, 
la sua ex amante aveva portato coscientemente la sua famiglia al disastro 
e lui stava cercando di ingraziarsi suo padre spaccando il capello in quattro”.


"Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, 
per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, 
senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, 
nel modo meno simile a quello di un carro armato, 
senza cannoni, mitragliatrici e corazze d'acciaio spesse quindici centimetri; 
offri alla gente il tuo volto più bonario, 
camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, 
e l'affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, 
come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. 
Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato."



"Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. 
Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, 
dopo un attento riesame, ancora male. 
Ecco come sappiamo di essere vivi: 
sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe 
dimenticarsi di aver ragione o torto sulla gente 
e godersi semplicemente la gita. 
Ma se ci riuscite...Beh, siete fortunati".


Il diritto di lasciare
Non c'è nulla di male nell'essere deboli come Seymour Levov, 
Lo Svedese. Ragione e passione lo insegnano. 
La storia che Roth racconta ha un valore simbolico e estremo, 
le parole dicono qualcosa in più rispetto al loro significato, 
si spingono forse in un territorio che è oltre la credibilità, 
un'area di preghiera e alterità, dove il riconoscimento e il fallimento giocano ruoli ambigui e mutevoli. Così Levov ha trovato molte risposte, e il tempo ora pone solo domande, e sono solitarie e inconsapevoli, prive di immaginazione. Sono come aleatorie istruzioni, come selvagge coercizioni: quella bomba che esplode nel corpo sociale, senza perdono, alle spalle di tutti. 
E nessuno ha il coraggio di disinnescarla. Roth parla di un uomo indifeso e vulnerabile alla fatalità della storia, al tradimento della speranza; il suo mondo, il suo sistema di valori [...].
Il trauma di Merry, la ragazza infelice che non riesce a parlare, non può dare voce a ciò che pensa, c'è una frattura nel suo io interiore, una distorsione espressiva: [...]
La tragedia resta nascosta dietro la visibile normalità di un'esistere progettato per il successo. 
Padre razionale e figlia passionale sono figure contrapposte e indivisibili
in un'America amara e triste e enigmatica, testimonianza della folle connessione tra prima e dopo, 
tra dentro e fuori, tra materiale e ideale.  [...]
  CosimoColbi ha scritto il  5 ott 2016 16:36



paolo 14/08/2015 14.42.51
[...] è un grande grande romanzo, e forse l'unica vera remora e' propria la sua perfezione che talvolta (ad esempio nelle descrizioni della produzione guantaria) sembra cercata con ostinazione dal magnifico Philip. Secondo me il tema principale (tra i molti toccati, e tutti con acutezza e profondità, senza la sciatteria commerciale e cialtrona che purtroppo spesso si trova nella letteratura recente, che Roth non è certo tipo da trattare qualche casa che gli sta a cuore con superficialità) e' la sopportazione. La morale ebraica, innestata sul sogno e sul moralismo americano, quanti colpi può far reggere all'uomo perfetto Seymour Levov, venuto al mondo con le migliori carte in mano, dotatissimo di tutto e in tutto, e che per ripagare queste fortune rifiuta ostinatamente ogni comportamento che possa spiacere anche vagamente al prossimo. Una figlia prima assassina e poi derelitta, un padre e un fratello opprimenti, una moglie traditrice, dipendenti senza riconoscenza, un ambiente sociale che oscilla tra irrisione e indifferenza. Quanti colpi dove ancora sopportare il modo di vivere americano per risvegliarsi dal sogno di una perfezione senza fine?
https://www.ibs.it/pastorale-americana-libro-philip-roth/e/9788806174118


“L’ultima domanda assegnata alla scolaresca era “cosa è la vita?”.
Secondo Merry, mentre gli altri scolari si arrovellavano intorno alle loro profonde (e fasulle) riflessioni, lei, dopo un’ora di riflessioni nel suo banco, aveva scritto una sola semplice e non banale affermazione: “la vita è solo un breve periodo di tempo nel quale sei vivo”.
La maestra non fu d’accordo, e accanto alla risposta di Merry scrisse: “Tutto qui?”.
Sì, pensava adesso lo Svedese, è tutto qui. 
Grazie a Dio è tutto qui; ed è insopportabile anche questo.”
Philip Roth, Pastorale americana


Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c’è un senso.
E quando capita una cosa simile, la felicità non è più spontanea. E’ artificiale e, anche allora, comprata al prezzo di un ostinato estraniamento da se stessi e dalla propria storia. L’uomo bello e buono col suo modo indulgente di affrontare il conflitto e la contraddizione, l’ex atleta sicuro di sé e ragionevole e pieno di risorse in ogni lotta con un avversario leale, si trova a doversi misurare con un avversario che leale non è, il male inestirpabile delle relazioni umane, ed è spacciato
Philip Roth, Pastorale americana





Che gli uomini fossero creature multiformi, non era una novità per lo Svedese, anche se era sempre un pò uno choc doverlo constatare nuovamente ogni volta che qualcuno ti dava una delusione.
Ciò che lui trovava stupefacente era il modo in cui gli uomini sembravano esaurire la propria essenza – esaurire la materia, qualunque fosse, che li rendeva quello che erano – e, svuotati di sé stessi, trasformarsi nelle persone di cui un tempo avrebbero avuto pietà. Era come se, mentre la loro vita era ricca e piena, essi fossero, in segreto, stufi di sé stessi e non vedessero l’ora di liberarsi del loro discernimento, della loro salute e di ogni senso delle proporzioni per passare all’altro io, il vero io: che era uno stronzo detestabile e completamente illuso. Era come se trovarsi in sintonia con la vita fosse qualcosa di accidentale che poteva capitare, certe volte, ai giovani fortunati; mentre, per il resto, era una cosa con la quale gli essere umani non riuscivano a rapportarsi. Che strano. E che strano pensare che lui, che era sempre stato felice di far parte della schiera infinita e indifesa dei “normali”, poteva, in realtà, costituire l’anormalità, essere estraneo alla vita reale proprio a causa delle sue radici, così grosse.”
(Philip Roth, “Pastorale americana”, ed. Einaudi)


E poiché non dimentichiamo le cose solo perché non contano,
ma le dimentichiamo anche perché contano troppo
(perché ciascuno di noi ricorda e dimentica 
secondo uno schema labirintico 
che rappresenta un segno di riconoscimento 
non meno caratteristico di un’impronta digitale),
non c’è da meravigliarsi se le schegge di realtà
che una persona terrà in gran conto come parti della propria biografia
potranno sembrare a qualcun altro che,
diciamo, ha per caso consumato diecimila cene
allo stesso tavolo di cucina,
una deliberata escursione nella mitomania.
Philip Roth, Pastorale americana


"...Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere.
Vivere è capirla male, capirla male e male e poi ancora male.
Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando.
Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare
di avere ragione o torto sulla gente
e godersi semplicemente la gita.
Ma se ci riuscite... Beh, siete fortunati."


Philip Roth, Pastorale americana



Intanto era giunta alla conclusione che in America non avrebbe mai potuto scoppiare una rivoluzione per sradicare le forze del razzismo, della reazione e dell'avidità furiosa. La guerriglia urbana era inutile contro una superpotenza termonucleare che non si sarebbe fermata davanti a niente per difendere il principio del profitto.
Philip Roth, Pastorale americana


Arrivai ad abitare nel posto più bello del mondo. Odiare l'America?
Ma se in America ci stava come dentro la propria pelle!
Tutte le gioie dei suoi anni più giovani erano gioie americane,
tutti quei successi e tutta quella felicità erano americani,
e non doveva più tenere la bocca chiusa
solo per disinnescare l'odio ignorante di sua figlia.
Avrebbe sofferto di solitudine, da uomo,
senza i suoi sentimenti americani.
Avrebbe sofferto di nostalgia,
se avesse dovuto vivere in un altro paese.
Sì, tutto ciò che conferiva un significato
alle sue imprese era americano.
Tutto quello che amava era lì.
Philip Roth, Pastorale americana


Ed era solo una volta l'anno che si trovavano tutti insieme, e per giunta sul terreno neutrale e sconsacrato della festa del Ringraziamento, quando tutti mangiano le stesse cose e nessuno si allontana per andare a rimpinzarsi di nascosto di qualche cibo stravagante: né Kugel, né pesce gefilte, né insalata di rafano e lattuga romana, ma solo un tacchino colossale per duecentocinquanta milioni di persone; un tacchino colossale che le sazia tutte. Una moratoria sui cibi stravaganti e sulle curiose abitudini e sulle esclusività religiose, una moratoria sulla nostalgia trimillenaria degli ebrei, una moratoria su Cristo e la croce e la crocifissione per i cristiani, quando tutti, nel New Jersey come altrove, possono essere, quanto alla propria irrazionalità, più passivi che nel resto dell'anno. 
Una moratoria su ogni doglianza e su ogni risentimento, e non soltanto per i Dwyer e i Levov, ma per tutti coloro che, in America, diffidano uno dell'altro. 
È la pastorale americana per eccellenza e dura ventiquattr'ore.
Philip Roth, Pastorale americana


"[...] lo Svedese scoprì che siamo tutti in balia di qualcosa d'impazzito". 

"Ciò che lui trovava stupefacente era il modo in cui gli uomini sembravano esaurire la propria essenza - esaurire la materia, qualunque fosse, che li rendeva quello che erano - e, svuotati di se stessi, trasformarsi nelle persone di cui un tempo avrebbero avuto pietà. Era come se, mentre la loro vita era ricca e piena, essi fossero, in segreto, stufi di se stessi e non vedessero l'ora di liberarsi del loro discernimento, della loro salute e di ogni senso delle proporzioni per passare all'altro io, il vero io: che era uno stronzo detestabile e completamente illuso".

"Il cervello di tutti era dunque infido così infido? 
O era lui l'unico incapace di vedere cosa stava macchinando la gente? 
Sgattaiolavano tutti qua e là, dentro e fuori, 
dentro e fuori, cambiando cento volte al giorno, 
ora intelligente, ora abbastanza intelligente, ora stupido come tutti gli altri, 
ora il più stupido bastardo che fosse mai esistito? 
Era forse la stupidità a travisarlo, 
figlio sempliciotto di un padre sempliciotto, 
o la vita era solo un grande inganno di cui tutti 
erano a conoscenza tranne lui?".

"... essere inconoscibili, questo è l'obiettivo. 
Così puoi attraversare strumentalmente la vita, 
appropriandoti delle mogli più belle".




Una volta presi il traghetto per Shelbyville, 
mi occorreva un nuovo tacco per la scarpa; 
così decisi di andare a Morganville, 
che era il nome con cui veniva chiamata Shelbyville a quel tempo.
Perciò mi legai una cipolla alla cintura come era di moda in quegli anni.
Ora, prendere il traghetto costava un nichelino, 
e a quei tempi su tutti i nichelini erano incise delle api: si diceva 
'dammi cinque api per un quarto di dollaro'.
Allora, dove eravamo... Ah, si.
La cosa importante era che avevo una cipolla alla cintura 
come andava di moda quel tempo.
Le cipolle bianche non c'erano, a causa della guerra, 
le uniche in circolazione erano quelle grosse e gialle...






Philip Roth - Pastorale americana - Einaudi, Torino 2002 - trad. di V.Mantovani

Pastorale americana di Philip Roth è un remake, un modo di creazione artistica molto antico, oggi purtroppo quasi interamente soppiantato dal feticcio dell'originalità a tutti i costi. Letteralmente il remake consiste nel rifare un'opera d'arte. Fare di nuovo, fare una seconda volta qualcosa che già c'era. Copiare, insomma. Philip Roth copia a mani basse e, per via del feticcio di cui sopra, è bene dire subito che in letteratura non c'è nulla di disdicevole nel copiare, a patto che la copia sia fatta alla luce del sole e che tradisca profondamente l'originale, pur mantenendone intatte le grandi linee. Philip Roth mostra apertamente l'originale: "La vita di Ivan Il'ic, scrive Tolstoj, (...)  era stata molto semplice e molto comune, e perciò terribile . Forse. Forse nella Russia del 1886. Ma a Old Rimrock, New Jersey, nel 1995, quando tutti gli Ivan Il'ic vanno a frotte a mangiare al club dopo le buche del golf mattutino e, esultanti, si mettono a cantare: «Non potrebbe andar meglio di così», forse sono assai più vicini alla verità di quanto lo sia mai stato Lev Tolstoj.  La vita di Levov lo Svedese, per quanto ne sapevo io, era stata molto semplice e molto comune, e perciò bellissima, perfettamente in linea con i valori dell'America ." [ pag. 33].

 Roth dichiara il suo modello e subito lo rinnega, attribuendo ironicamente a Tolstoj l'incapacità di cogliere la verità. La vita di Ivan Il'ic, forse, non era stata così insensata come l'ha dipinta l'autore. E anche la vita di Seymour Levov, l'erede americano di Ivan, ha un senso agli occhi dello scrittore che si appresta a raccontarla. Abile e ricco industriale, un passato di gloria sportiva nei tre capisaldi dello sport americano - football, baseball e basketball-, alto, biondo, bello e sposato a miss New Jersey 1949, Seymour Levov, detto lo Svedese, è l'incarnazione del desiderio degli ebrei americani di essere finalmente, totalmente parte del grande show dell'America vincente, lustra, ricca e moralmente ineccepibile. Interamente americano e felice di esserlo, questo è il Seymour Levov che appare ad un primo sguardo superficiale. E interamente russo e felice di esserlo doveva apparire Ivan Il'ic allo stesso sguardo. 

Vite integre, di successo, prive di scandali: semplici e molto comuni, e perciò bellissime. Fino a quando la malattia di Ivan e la tragedia familiare di Seymour - una figlia rivoluzionaria e bombarola che si perde nei meandri della contestazione del sessantotto - si incaricano di rivelare l'inganno, provocando un risveglio amaro e denso di domande alle quali è impossibile rispondere, tanto per Seymour Levov: " Mai, in tutta la sua vita, aveva avuto occasione di chiedersi: «Perché le cose sono come sono?» Perché avrebbe dovuto farlo se per lui erano sempre state perfette? Perché le cose sono come sono? Una domanda senza risposta, e fino a quel momento era stato così fortunato da ignorare addirittura che esistesse la domanda." [ pag 89] quanto per Ivan Il'ic: "Ma come mai? Perché? Non era possibile. Non poteva essere che la vita fosse così assurda, ripugnante. E se invece era davvero così disgustosa e insensata, perché morire e con tali sofferenze? (...) Ma per quanto pensasse non trovava risposta. E quando gli tornava in mente, cosa che accadeva spesso, il sospetto che tutto succedeva perché non aveva vissuto come doveva, subito rammentava l'irreprensibilità, la correttezza della sua vita e scacciava quello strano pensiero." [L.Tolstoj, La morte di Ivan Il'ic, BUR 1999, trad. di Erica Kein, pag 141] Gli stessi temi, la stessa angoscia, perfino gli stessi artifici narrativi, come quello di iniziare il racconto dopo aver annunciato la morte del protagonista. Le somiglianze fra Pastorale americana e La morte di Ivan Il'ic sono talmente tante da rendere quasi obbligatorio il confronto. È come se Roth invitasse esplicitamente il lettore a leggere la caduta dello Svedese tenendo bene a mente quella di Ivan. Ma perché? si domanda l'incredulo lettore. Perché Roth si sarebbe preso la briga di riscrivere un classico della letteratura? Mania di grandezza? Desiderio di competere ai massimi livelli? Epigonismo di maniera? Il remake, dicevo all'inizio, ha senso solo se l'originale, pur restando riconoscibile, viene profondamente tradito, e Roth tradisce Tolstoj in un punto fondamentale: manca in Pastorale americana il moto di pietà che consente a Ivan Il'ic di comprendere solo in punto di morte che tutta la sua vita è stata un lungo gigantesco inganno. Ivan Il'ic può gioire almeno di questa consapevolezza estrema. Seymour Levov no. Dopo aver scoperchiato l'abisso di insensatezza e di menzogna che segna la sua vita e quella della tanto amata America, Seymour rimette il coperchio e vive per altri vent'anni tenendolo ben calcato sulla verità. Nella Russia del 1886 poteva ancora esserci spazio per una redenzione in extremis. Negli USA del 1995 gli Ivan Il'ic sono condannati a cantare «Non potrebbe andar meglio di così» anche quando sanno di essere già morti da tempo. 

Tutto il romanzo di Roth è percorso da un'intonazione alta, drammatica, punteggiata da dubbi e domande esistenziali. Gli stessi «Perché?», gli stessi «Dove ho sbagliato?» del racconto di Tolstoj. Ma mentre Tolstoj chiude l'angoscia di Ivan nello stesso istante in cui gli chiude gli occhi, Roth nega questo sollievo a Seymour Levov, lasciando aperte tutte le domande e tutte le piaghe. Non tocca a me dire se la copia superi l'originale, ma una cosa è certa: oggi, presso un qualche sperduto crocicchio del Connecticut, abita uno scrittore che è in grado di competere ad armi pari con niente po' po' di meno del grande Lev Nikolaevic Tolstoj. 
Luca Tassinari
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